Giampaolo Pansa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giampaolo Pansa in un'immagine del 2010

Giampaolo Pansa (Casale Monferrato, 1º ottobre 1935) è un giornalista, saggista e scrittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Allievo di Alessandro Galante Garrone all'Università di Torino si laureò in Scienze politiche con una tesi intitolata Guerra partigiana tra Genova e il Po[1].

Sposato con Lidia, nel 1962 ha avuto un figlio, Alessandro, ex amministratore delegato di Finmeccanica.

Carriera giornalistica[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi degli anni sessanta entrò nel quotidiano torinese La Stampa. L'elenco delle sue collaborazioni è il seguente:

con quotidiani
con settimanali

Nella carriera di Pansa hanno avuto un ruolo preponderante i giornali del Gruppo L'Espresso (la Repubblica e L'Espresso), con i quali Pansa ha collaborato ininterrottamente dal 1977 al 2008. Negli anni della sua collaborazione alla Repubblica, Pansa è stato tra i rappresentanti della linea editoriale vicina alla sinistra di opposizione, senza risparmiare critiche anche al Partito Comunista Italiano.
Sono note inoltre alcune sarcastiche definizioni che Pansa ha dedicato a politici italiani, come quella di "Parolaio rosso", per Fausto Bertinotti o quella di "Dalemoni", allusiva al cosiddetto "inciucio" tra Massimo D'Alema e Silvio Berlusconi ai tempi della Bicamerale. Pansa non fu tenero neanche con i colleghi giornalisti: nel 1980 scrisse su la Repubblica un articolo intitolato «Il giornalista dimezzato», in cui stigmatizzava il comportamento, da lui giudicato ipocrita, dei colleghi che, a suo dire: "cedeva[no] metà della propria professionalità al partito, all'ideologia che gli era cara e che voleva[no] comunque servire anche facendo il [proprio] mestiere"[5].

Il 1º ottobre 2008, trovandosi in contrasto con la linea editoriale, lasciò il Gruppo Editoriale L'Espresso[6]. Da allora ha scritto sui seguenti giornali:

Romanzi e saggi storici[modifica | modifica wikitesto]

La sua attività ha avuto come principale interesse la Resistenza italiana, già oggetto della sua tesi di laurea (pubblicata da Laterza nel 1967 con il titolo Guerra partigiana tra Genova e il Po). Nel 2001 Pansa pubblica Le notti dei fuochi, sulla guerra civile italiana combattuta tra il 1919 e il 1922, conclusa con la presa del potere da parte del fascismo. Nel 2002 esce I figli dell'Aquila, racconto della storia di un soldato volontario dell'esercito della Repubblica sociale italiana. Con questo libro comincia il ciclo «dei vinti», cioè una serie libri sulle violenze compiute da partigiani nei confronti di fascisti durante e dopo la seconda guerra mondiale. Escono successivamente Il sangue dei vinti (vincitore del Premio Cimitile 2005), Sconosciuto 1945 e La Grande Bugia. Nel 2011 esce Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri, in cui ritrae l'Italia degli umili tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX attraverso la storia dei propri nonni e genitori.

Le polemiche[modifica | modifica wikitesto]

In particolare per Il sangue dei vinti, Pansa è stato oggetto di critiche in quanto avrebbe "infangato" la Resistenza[7][8] utilizzando, a detta dei detrattori, quasi esclusivamente fonti revisioniste di parte fascista[7] accuse che Pansa ha sempre respinto con decisione[9], sostenendo di aver utilizzato fonti di diverso colore politico e di aver spesso descritto i crimini che certi esponenti fascisti avevano commesso ai danni dei partigiani prima di essere a loro volta uccisi. Durante la presentazione dei suoi libri in alcune occasioni Pansa è stato oggetto di contestazione da parte di centri sociali di estrema sinistra che accusano l'autore di revisionismo. In un caso ci sono stati tafferugli tra gruppi di sinistra e di destra, entrambi presenti all'evento[10]. Tali episodi sono stati condannati dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal presidente del Senato Franco Marini[11]. Vi è stato anche chi, come Galli della Loggia, ha giudicato positivamente il lavoro di Pansa, chiedendosi però come mai l'Italia si permetta di far luce sui crimini ignorati della sua storia solo quando sono gli intellettuali di sinistra a renderli noti al grande pubblico[12]. Anche lo storico Sergio Luzzatto, dopo una iniziale perplessità su Il sangue dei vinti, che comportò da parte sua anche dure prese di posizione[13], dichiarò in seguito che nelle sue opere «nulla si inventa» e c'è «rispetto per la storia»[13].

Il libro successivo, La Grande Bugia, è dedicato proprio alle reazioni suscitate da Il sangue dei vinti. Anche quest'opera è stata oggetto di critiche[14]. I gendarmi della memoria ha chiuso il trittico aperto da Il sangue dei vinti: è un atto di accusa contro quanti, a suo avviso, non accettano alcuna forma di ripensamento o di autocritica su quel periodo[15].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— 27 marzo 2003. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.[16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La tesi fu pubblicata da Laterza nel 1967.
  2. ^ Dal gennaio 1961 al giugno 1962 Pansa fece il praticantato.
  3. ^ Pansa scrisse un reportage da Longarone che iniziava con la frase «Scrivo da un paese che non esiste più».
  4. ^ Giampaolo Pansa, La Repubblica di Barbapapà, Milano, Rizzoli, 2013. Pag. 149.
  5. ^ Gabriele Marconi, Io, antifascista, dico che…, Area, 24 gennaio 2004. URL consultato il 6 agosto 2010.
  6. ^ Giampaolo Pansa, Carta straccia, 2011 (pp. 299-300).
  7. ^ a b Angelo d'Orsi, Dal revisionismo al rovescismo. La Resistenza (e la Costituzione) sotto attacco, Micromega, 18 gennaio 2010. URL consultato il 22 febbraio 2012.
  8. ^ Mauro Baudino, IL GIORNALISTA: L'UNICA DISCUSSIONE SERIA SAREBBE CHIEDERSI COME MAI QUESTO PAESE ABBIA UN TALE RIGURGITO DI FILO-FASCISMO Bocca: «Ci vuole una legge come per gli armeni», La Stampa, 18 ottobre 2006. URL consultato il 22 febbraio 2012.
  9. ^ Vedi Il Revisionista, pagg. 375-388. Nel capitolo intitolato «Maledetto Pansa!» l'autore elenca le cinque "verità" in cui ha sempre creduto:
    1 In tutte le guerre le parti coinvolte sono sempre due: i vincitori e i vinti.
    2 Nessuna guerra si può raccontare senza tener conto del punto di vista di entrambi i contendenti.
    3 Ascoltare e riferire le ragioni dei vincitori e degli sconfitti non significa condividerle.
    4 La quarta verità riguarda la sorte dei fascisti sconfitti. Anche volendolo, è impossibile costringere al silenzio le migliaia e migliaia di persone che hanno messo in gioco la loro esistenza e quella dei loro familiari. Ma il silenzio obbligato di chi ha partecipato a una guerra genera soltanto una storiografia faziosa e dunque falsa.
    5 In una società democratica, nata dalla vittoria contro una dittatura, tappare la bocca a chi ha perso significa contraddire un principio che tutti dovremmo aver caro: la superiorità del sistema liberale rispetto a qualunque regime autoritario, nero o rosso che sia.
  10. ^ Aldo Cazzullo, Skinhead di sinistra e partigiani, rissa per Pansa, Corriere della Sera, 17 ottobre 2006. URL consultato il 22 febbraio 2012.
  11. ^ Marini solidale con Pansa: "Aggressione da rifiutare", Repubblica.it, 18 ottobre 2006. URL consultato il 22 febbraio 2012.
  12. ^ Ernesto Galli della Loggia, I padroni della memoria, in Corriere della Sera, 1º novembre 2003, p. 1
  13. ^ a b http://www.corriere.it/cultura/13_aprile_16/I-compagni-dimenticati-del-partigiano-Primo-Levi_f7dd888c-a676-11e2-bce2-5ecd696f115c.shtml
  14. ^ Durante la presentazione del libro in un hotel di Reggio Emilia il 16 ottobre 2006, il giornalista è stato apertamente contestato da alcuni giovani dei centri sociali (Skinhead di sinistra e partigiani, rissa per Pansa - Corriere della Sera). In seguito ad altri analoghi episodi, Pansa ha annullato le successive tappe del tour promozionale.
  15. ^ In particolare, il capitolo dedicato alla figura di Riccardo Fedel, comandante partigiano "liquidato" - sostiene Pansa - da una cospirazione stalinista, ha scatenato, poco dopo la pubblicazione, la reazione di alcuni "gendarmi" che, rivendicando - orgogliosamente - di essere tali, hanno attaccato la ricostruzione ad opera di Pansa: la rivista Il Calendario del Popolo, nella persona di Davide Spagnoli. Dopo l'uscita del libro si è rotta l'amicizia con il concittadino Davide Sandalo («Gendarmi della memoria» e fine di un'amicizia - Botta e risposta Pansa-Sandalo)
  16. ^ Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana Pansa Dott. Giampaolo, quirinale.it. URL consultato il 22 febbraio 2012.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 84503806 · LCCN: n80132052 · SBN: IT\ICCU\CFIV\023441 · GND: 11887585X · BNF: cb120975471 (data)