Claudio Rinaldi

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Claudio Rinaldi (Roma, 9 aprile 1946Roma, 4 luglio 2007) è stato un giornalista italiano.

Il suo nome completo era Claudio Rinaldi Tufi, ma rinunciò ad usare il secondo cognome (che sembrava rivelare una origine nobiliare, ma in realtà era stato aggiunto in onore di un illustre antenato, il nonno materno Francesco Tufi). Quando Sechi diresse Panorama infatti, egli abolì nella rivista i doppi cognomi "storici" (es. Sabelli Fioretti[1]).

È stato l'unico ad avere diretto i tre grandi settimanali italiani d'informazione del dopoguerra: L'Europeo, Panorama e L'Espresso.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studia Lettere all'Università Cattolica di Milano[2], dove è eletto Presidente dell'organismo rappresentativo degli studenti[3] che trasforma in uno strumento assembleare, in un momento caratterizzato da ripetute occupazioni dell'Università. È, in seguito, fra i principali esponenti di Lotta continua.[4]

Inizia la carriera giornalistica nel quotidiano ufficiale “Lotta Continu”.[5] Poi comincia a collaborare a “Espansione”, dove lo nota Lamberto Sechi che nel 1974 lo chiama a “Panorama”, settimanale da lui diretto, per scrivere di economia. Rinaldi assume dunque la carica di capo servizio per il settore economico e, successivamente, quella di responsabile della redazione romana. Nel corso degli anni ’70 collabora anche attivamente con le pagine di economia e società di “Cronache dal mondo”.

Nel 1980 passa all’Europeo, dove per la prima volta assume la carica di direttore. Nel 1985 torna a Panorama ma nella veste di direttore.

Nel febbraio 1990, in seguito all'acquisto da parte di Silvio Berlusconi del gruppo Mondadori, e dunque anche di Panorama, lascia la direzione. Rimane fermo un anno, fino a quando nel 1991 diviene direttore de L'Espresso.[6] Lascia l'incarico nel 1999,[7] rimanendo però editorialista sia de L’Espresso sia del quotidiano La Repubblica. Politicamente di sinistra, ha caratterizzato i giornali in cui ha lavorato per la verve polemica, che lo ha contrapposto prima al craxismo poi a Berlusconi. Non ha mai risparmiato tuttavia critiche, talvolta anche feroci, agli esponenti e ai leader dei partiti della sinistra.

Nel 1986 scopre di essere affetto da sclerosi multipla,[8] ha continuato tuttavia la sua attività di giornalista fino alla fine con due rubriche nell’edizione cartacea dell’Espresso ("Non ci posso credere" settimanalmente e"Contropiede" ogni 3 settimane) e con il blog "Italia Loro" nel sito online. Negli ultimi anni interviene più volte nel dibattito politico e culturale con lunghi interventi sul mensile MicroMega e con la pubblicazione nel 2006 di una raccolta di articoli intitolata "I sinistrati".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per la cronaca, in prosieguo di tempo, Fioretti fu recuperato, Tufi no.
  2. ^ Addio al giornalista Claudio Rinaldi grande innovatore di settimanali, Repubblica.it, 4 luglio 2007. URL consultato il 16 gennaio 2014.
  3. ^ Famiglia oggi n.10 ottobre 1998 - L'università si è trasformata - La contestazione studentesca
  4. ^ Copia archiviata, su melba.it. URL consultato il 22 settembre 2010 (archiviato dall'url originale il 25 ottobre 2007).
  5. ^ 200 errore
  6. ^ Gruppo Espresso: Rewrite Page Archiviato il 26 aprile 2009 in Internet Archive.
  7. ^ Chiara Beria d'Argentine, Rinaldi, un giornalista contro gli "inciuci", LASTAMPA.it, 5 luglio 2007. URL consultato il 16 gennaio 2014 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2014).
  8. ^ È morto Claudio Rinaldi, Corriere della Sera, 4 luglio 2007. URL consultato il 16 gennaio 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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