Craxismo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bettino Craxi.
Bettino Craxi pronuncia un discorso

Craxismo è un termine politico e giornalistico, talora utilizzato in senso dispregiativo, riconducibile all'azione dell'ex segretario del Partito Socialista Italiano Bettino Craxi.[1][2]

Esso affonda le sue radici nel governo Craxi, in un periodo caratterizzato anche dalla popolarità di Sandro Pertini, 7º Presidente della Repubblica Italiana.

Politiche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governo Craxi I.

Politica economica e interna[modifica | modifica wikitesto]

Tale esecutivo varò significative riforme economiche e sociali.

Fra i progetti lungamente accarezzati e non realizzati vi fu la mancata riforma delle istituzioni. Come ricordò anni dopo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, "il discorso sulle riforme istituzionali che aveva rappresentato, già prima dell'assunzione della Presidenza del Consiglio, l'elemento maggiormente innovativo della riflessione e della strategia politica dell'on. Craxi (...) non si tradusse in risultati effettivi di avvio di una revisione della Costituzione repubblicana.

La consapevolezza della necessità di una revisione apparve condivisa (...) ma (...) non seguì alcuna iniziativa concreta, di sufficiente respiro, in sede parlamentare. Si preparò piuttosto il terreno per provvedimenti che avrebbero visto la luce più tardi, come la legge ordinatrice della Presidenza del Consiglio e, su un diverso piano, significative misure di riforma dei regolamenti parlamentari"[3]. Rimase quindi "un inutile abbaiare alla luna" - come lo definì Craxi stesso con amarezza - il progetto di una "grande riforma" costituzionale in senso presidenzialista, che desse maggiore efficienza in senso decisionista ai poteri pubblici italiani; non si raggiunse mai in Parlamento la maggioranza necessaria anche solo per affacciare l'ipotesi di approvazione di un testo, sul quale peraltro vi erano forti oscillazioni nello stesso entourage craxiano (vi era chi optava per il presidenzialismo all'americana e chi per quello alla francese).

Nel 1992 un'autorità in tema di scienza politica come Norberto Bobbio osservò che, rispetto alle riforme costituzionali, "non si poteva negare che Craxi fosse stato un precursore".[4]

Tra le riforme attuate, invece, ci furono:

  • Il nuovo concordato con la Santa Sede, detto Accordi di Villa Madama perché firmato nel 1984 a Villa Madama con il cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato vaticano; il cattolicesimo abbandonava la nozione di "religione di Stato" e veniva abolita la "congrua". Veniva istituito il contributo dell'8 per mille per i finanziamenti alla Chiesa cattolica e alle altre religioni e l'insegnamento facoltativo della religione cattolica nelle scuole[5]. Questa riforma fu molto applaudita dai laicisti, ma a lungo termine emerse da allora una realtà “politica” imprevista "destinata a permanere e ad incidere sul cammino dell’Italia civile, ma anche – pur se indirettamente – nella vita della stessa Chiesa universale"[6].
  • Il taglio di tre punti della Scala mobile, a seguito del cosiddetto "decreto di San Valentino", ottenuto con la concertazione della CISL e della UIL, ma contestato dal PCI e dalla CGIL.

Quest'ultima abbandonò le trattative e diede vita a massicce manifestazioni di massa, con la collaborazione del PCI, che nel frattempo scatenò in Parlamento un ostruzionismo durissimo. Il decreto passò con la fiducia e in seguito venne avviata una raccolta di firme che portò ad un referendum abrogativo. Al referendum, che si tenne nella primavera del 1985, Craxi partecipò attivamente alla campagna elettorale a sostegno della sua riforma, riuscendo ad ottenere, a sorpresa, la sconfitta degli abrogazionisti[7].

  • Una politica economica di cui rivendicò i successi,[8] l'inflazione, dal 1983 al 1987, scese dal 12,30% al 5,20%, e lo sviluppo dell'economia italiana registrò una crescita dei salari (in quattro anni, di due punti al di sopra dell'inflazione) diventando il quinto paese industriale avanzato del mondo[9].

D'altro lato però, in quegli stessi anni il debito pubblico passò da 234 a 522 miliardi di euro (dati valuta 2006) e il rapporto fra debito pubblico e PIL passò dal 70% al 90%[10]. Ciò ha fatto dire che la sua gestione del bilancio - sul punto non correttiva degli squilibri accumulatisi nei conti pubblici già nel decennio precedente - ha contribuito a provocare allo Stato l'enorme debito pubblico, decisamente superiore alla media europea,[11][12][13]

Silvio Berlusconi e Bettino Craxi nel 1984

Un altro ambizioso obiettivo riguardò – sulla scorta di analoghe operazioni effettivamente realizzate negli anni settanta in Grecia e, negli anni cinquanta, nella Germania di Konrad Adenauer – la "lira pesante", un progetto per la parità uno a mille della valuta, si disse con la possibile coniazione di una moneta con l'effigie di Garibaldi; l'operazione non ebbe alcun seguito[18].

Con i potentati economici del Nord il rapporto fu sempre all'insegna della dialettica civile e talvolta aspra: al congresso della CGIL del 1986 accusò gli industriali di voler "lucrare senza pagare", ricevendo dalla platea sindacale un caloroso applauso[19] e dando in tal modo l'impressione di un'efficacia redistributiva maggiore di quella che – dopo la marcia dei quarantamila, che aveva visto spuntarsi le armi del sindacalismo confederale – era promessa dal massimalismo del PCI.

Di contro la Confindustria evidenziò polemicamente che da un lato si chiedeva agli industriali un contributo al benessere della collettività, ma a ciò non corrispondeva una buona condotta della politica nella gestione del denaro pubblico. Infatti, dagli anni settanta la spesa pubblica decollò e il sistema partitico non fece nulla per porvi un freno[20].

Decisamente criticati, in quanto all'interno di una nozione di ingerenza dello Stato nell'economia, furono gli interventi del per giungere ad una rimozione del mandato di Enrico Cuccia quale presidente di Mediobanca (elusa dal consiglio di amministrazione con la sua nomina a presidente onorario) e l'opposizione alla vendita del complesso alimentare dell'IRI – la SME – negoziata direttamente dal suo presidente Romano Prodi e smentita da una direttiva del Governo[21].

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Nella politica estera, il governo Craxi e il personale intervento del Presidente del Consiglio[22] "si caratterizzarono per scelte coraggiose volte a sollecitare e portare avanti il processo d'integrazione europea, come apparve evidente nel semestre di presidenza italiana (1985) del Consiglio Europeo"[3]. Si tratta di un indirizzo che proseguì anche nei successivi governi a partecipazione socialista e che portò al deciso avallo del trattato di Maastricht nel 1992[23], che in seguito criticò per via delle sue imperfezioni, che anziché unire l'Europa l'avrebbe resa una comunità burocratica opposta ai suoi stessi principi[24].

Craxi proseguì inoltre la scelta inequivocabilmente atlantista dei suoi predecessori, ai quali aveva dato l'appoggio del suo partito per l'installazione in Sicilia degli "euromissili" posizionati contro l'URSS; secondo Zbigniew Brzezinski, l'ex segretario di Stato di Carter, ”senza i missili Pershing e Cruise in Europa la guerra fredda non sarebbe stata vinta; senza la decisione di installarli in Italia, quei missili in Europa non ci sarebbero stati; senza il PSI di Craxi la decisione dell'Italia non sarebbe stata presa. Il Partito Socialista italiano è stato dunque un protagonista non irrilevante, ma assolutamente determinante, in un momento decisivo”[25].

Nel contempo, però, Craxi mantenne una linea di attenzione ad alcune cause terzomondiste, come già lasciava prevedere - prima del suo arrivo alla guida del Governo - il sostegno dato all'Argentina nella Guerra delle Falkland, senza però interferire in alcun modo nel conflitto. Stipulò accordi con i governi della Jugoslavia e della Turchia; sostenne anche il dittatore somalo Mohammed Siad Barre, già segretario del Partito Socialista Rivoluzionario Somalo.

Convinto filo-arabo, fornì un appoggio convinto alla causa palestinese e intrecciò relazioni diplomatiche con l'OLP e con il suo leader Yasser Arafat, di cui divenne amico personale, sostenendone le iniziative. Il principale motivo del "filoarabismo" di Craxi (che divenne estremamente visibile nella crisi di Sigonella con gli Stati Uniti) era a scopo di rafforzare la Comunità Europea a patto che questa prestasse molte attenzioni alle nazioni del Mar Mediterraneo, quali Grecia, Spagna, oltre che Italia, che strinse anche accordi con altre nazioni mediterranee quali Tunisia, Algeria, Egitto e Libia; con quest'ultima ruppe i rapporti in seguito al bombardamento di Lampedusa, venendo criticato duramente da Giulio Andreotti, che in seguito ricucirà i rapporti con la Libia, e Alessandro Natta, leader del PCI e sostenitore di Gheddafi.

Critiche al mix tra rivoluzione estetica e modernismo[modifica | modifica wikitesto]

Spesso il craxismo, come la figura di Craxi in prima persona[26], viene dipinto come corrotto[27] e accusato di aver aumentato il debito pubblico[28][29], che effettivamente aumentò durante il suo mandato, anche a causa degli effetti di precedenti governi. Non bisogna però dimenticare gli effetti positivi delle politiche di Craxi sull'economia italiana[30][31][32]: infatti, fu proprio sotto il suo governo che l'Italia entrò nel G7 delle nazioni più industrializzate e l'economia crebbe.

Simbolo del PSI (1971-1978)
Simbolo del PSI (1985-1990)

Si è anche sostenuto che il craxismo sia stato vittima di "un'analisi fenomenologica approssimativa, e orientata oltretutto da categorie (...) deformanti come l'edonismo individualistico e la spettacolarizzazione della politica, con annesso corollario del socialismo craxiano come prima espressione della «nuova politica» postmoderna, testimoniata appunto dal Cavaliere dopo il 1994. Una sorta di lettura copernicana di un più complesso universo tolemaico, come ha ben evidenziato Orsina più di recente. Più che un'analisi storica, un sillogismo sofistico"[33].

Il governo Craxi, in realtà, fu forse il primo governo davvero riformista dopo anni di predominio della Democrazia Cristiana, non solo per le politiche attuate dal suo governo, ma anche per la sua capacità di attirare consensi. La sua corporatura robusta e la sua altezza davano un segno di autorità, così come il suo timbro vocale e la sua decisione nei dibattiti (il vignettista Giorgio Forattini era solito disegnarlo vestito da Mussolini, che indicava il carattere del leader socialista). Benché attribuita a Berlusconi, Craxi fu il primo a credere che l'aspetto fisico fosse importante per attirare consensi, tanto che la sua personalità risaltava in ogni discussione.

La "piramide multimediale" di Filippo Panseca durante un discorso di Bettino Craxi (1989)

Fu anche il primo leader ad utilizzare le comunicazioni e le modernità come mezzi di divulgazione: più volte il TG2, gestito principalmente da socialisti, ne appoggiò le politiche; durante il congresso del PSI nel 1983, Filippo Panseca creò un televisore triangolare dove veniva proiettata l'immagine di Craxi, intento a fare un discorso. Questa piramide venne riproposta in successivi congressi del PSI, come allo spazio Ansaldo di Milano nel 1989.

Craxi rivoluzionò anche esteticamente il simbolo del PSI: inizialmente, nel 1978, in una fase di revisionismo, cambiò i simboli del Partito Socialista Italiano, che sostituì dall'originale simbolo il sole nascente della Seconda Internazionale, posizionando al suo posto un garofano rosso, simbolo dell'omonima rivoluzione portoghese contro la dittatura dell'Unione Nazionale, oltre che fiore usato storicamente dal movimento operaio.

Successivamente, nel 1985, tolse anche la falce ed il martello, lasciando solo un garofano con nel contorno il logo "Partito Socialista - PSI". Nel 1990, con la caduta del Muro di Berlino, Craxi cambiò ancora la scritta del cerchio che contornava il logo, che passò da "Partito Socialista - PSI" a "Unità Socialista - PSI" che durerà fino al 1994 quando, dopo le dimissioni di Craxi da segretario del partito, a causa degli scandali di Tangentopoli che avevano colpito il PSI e lo stesso Craxi, il logo verrà modificato di nuovo, sostituendo al garofano una rosa.

Accertamenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 dicembre 2002 la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha emesso una sentenza che condanna la giustizia italiana per la violazione dell'articolo 6 paragrafo 1 e paragrafo 3 lettera d (diritto di interrogare o fare interrogare i testimoni) della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo in ragione dell'impossibilità di «contestare le dichiarazioni che hanno costituito la base legale della condanna», condanna formulata «esclusivamente sulla base delle dichiarazioni pronunciate prima del processo da coimputati (Cusani, Molino e Ligresti) che si sono astenuti dal testimoniare e di una persona poi morta (Cagliari)». Tuttavia, la Corte ha rilevato anche che i giudici, obbligati ad acquisire le dichiarazioni di questi testimoni dal codice di procedura penale, si sono comportati in conformità al diritto italiano. Per quanto riguarda gli altri ricorsi valutati (diritto ad un equo processo, diritto di disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie alla difesa) la corte non ha rilevato violazioni. Per la violazione riscontrata la corte non ha comminato nessuna pena, in quanto ha stabilito che «la sola constatazione della violazione comporta di per sé un'equa soddisfazione sufficiente, sia per il danno morale che materiale».[34]

La Corte ha emesso una seconda sentenza il 17 luglio 2003, questa volta riguardante la violazione dell'articolo 8 della Convenzione (diritto al rispetto della vita privata). La Corte ha rilevato infatti che «lo Stato italiano non ha assicurato la custodia dei verbali delle conversazioni telefoniche né condotto in seguito una indagine effettiva sulla maniera in cui queste comunicazioni private sono state rese pubbliche sulla stampa» e che «le autorità italiane non hanno rispettato le procedure legali prima della lettura dei verbali delle conversazioni telefoniche intercettate». Come equa soddisfazione per il danno morale, la Corte ha elargito un risarcimento di 2000 € per ogni erede di Bettino Craxi.[35]

Eredi politici del craxismo[modifica | modifica wikitesto]

I suoi eredi politici, in seguito allo scioglimento del partito nel 1994, scelsero percorsi totalmente differenti[36]:

Attualmente questi esponenti trovano spazio nella rinata Forza Italia, nel Nuovo PSI, in Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale e nella fondazione Riformismo e Libertà, mentre una dinamica minoranza ha aderito al PSI di Riccardo Nencini.

I craxiani di destra continuano ad apprezzarne il riformismo in economia e i sentimenti autenticamente legati all'identità nazionale; i craxiani di sinistra sottolineano invece la sua costante attenzione rivolta alle fasce sociali maggiormente deboli.

Ambedue condividono l'opinione che Craxi, nella delicata fase di Tangentopoli, abbia pagato colpe non sue.

Queste posizioni sono state tuttavia rigettate dai suoi avversari; citiamo a tal proposito Achille Occhetto, Massimo D'Alema, Antonio Di Pietro, Armando Cossutta e Fausto Bertinotti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Craxismo | Doppiozero
  2. ^ Giolitti: ' Vi Racconto Che Cos' È Il Craxismo' - La Repubblica.It
  3. ^ a b Lettera del Presidente Napolitano alla signora Craxi nel 10º anniversario della scomparsa di Bettino Craxi, su ((http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Comunicato&key=9612)).
  4. ^ Testimonianza del Presidente Napolitano alla cerimonia in occasione del centenario della nascita di Norberto Bobbio, Torino, 15/10/2009, consultabile su ((http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=1662)).
  5. ^ «Corriere della Sera» (23 ottobre 2007. p. 15): "Nel 1984 il patto di Craxi con la Chiesa"
  6. ^ Gennaro Acquaviva, Il coraggio di decidere, Mondoperaio, n. 1/2014, p. 31.
  7. ^ "Lo strenuo braccio di ferro, che il Pci gli impose intorno al decreto sul costo del lavoro, rivelò al dunque, cioè quando si giunse al referendum del giugno 1985, che Craxi era stato capito dal Paese e che la maggioranza dei lavoratori lo aveva seguito. Fu l'apogeo della sua fortuna politica": cfr. Lucio Colletti, "Craxi, da leader a grande accusato", su «Corriere della Sera» (12 febbraio 1993. p. 4).
  8. ^ Cfr. intervista a Bettino Craxi su La Stampa del 2 giugno 1985.
  9. ^ «Il maggior successo repubblicano è stato probabilmente l'annuncio, nel gennaio '87, sotto il governo Craxi, del quinto posto raggiunto tra i Paesi industrializzati del mondo, davanti alla Gran Bretagna»: così Giano Accame, "La storia della Repubblica vista da destra", su «Corriere della Sera», 25 ottobre 2000
  10. ^ Evoluzione del debito pubblico - Studio Ambrosetti
  11. ^ Marco Travaglio, Bettino nostro che sei nei cieli, dal Passaparola del 5 gennaio 2009
  12. ^ Sandro Brusco, Le conseguenze economiche di Bettino Craxi, su noiseFromAmeriKa.org, 20 gennaio 2010.
  13. ^ Storia economica dell'Italia contemporanea, Giulio Sapelli, Curatori G. Maifreda, L. Vergallo, Bruno Mondadori, 2012, ISBN 88-6159-568-5
  14. ^ DECRETO-LEGGE 19 DICEMBRE 1984, n. 853, su ((http://www.italgiure.giustizia.it/nir/1984/lexs_107032.html))
  15. ^ DECRETO-LEGGE 23 APRILE 1985, n. 146, su (( Copia archiviata, su italgiure.giustizia.it. URL consultato il 16 gennaio 2009 (archiviato dall'url originale il 21 luglio 2010).))
  16. ^ Oltre alle piccole emittenti, si segnalarono interventi di autorevoli costituzionalisti (Branca, Bonifacio, Beria d'Argentine, Roppa).
  17. ^ Atti parlamentari, Camera dei deputati, seduta del 31 gennaio 1985.
  18. ^ Cecchini Marco, "Lira pesante. piaceva a Craxi e Amato, finì nel cestino", in «Corriere della sera», 21 marzo 1993, p. 18.
  19. ^ così Alfredo Pieroni, Dizionario degli italiani che contano, Milano, Sperling & Kupfer, 1986, dove si ricorda anche la fredda reazione della platea nel congresso precedente
  20. ^ Così il vicepresidente degli imprenditori Franco Matteri, che sosteneva che la favorevole congiuntura economica in cui s'era collocato il governo Craxi dopo il decreto di San Valentino era "un'occasione che deve essere assolutamente utilizzata dal governo per un programma di politica economica di medio e di lungo periodo. Un programma vero, capace di correzioni profonde e di interventi strutturali, capace di forzare lo sviluppo e di ridare competitività all'azienda Italia che invece mostra segni inequivocabili di degrado. A partire dalla spaventosa situazione del deficit pubblico, dall'ennesimo buco nei conti dell'Inps, dell'alto costo del denaro per le imprese, dal peggioramento della bilancia commerciale" ("La Confindustria a Craxi 'bisogna governare l'economia'", su «La Repubblica», 11 luglio 1985, p. 37).
  21. ^ Massimo Pini, I giorni dell'Iri, Mondadori, 2000, pp. 51 e segg.
  22. ^ "Consulto tra Craxi e Delors sui grandi mali dell'Europa", su «La Repubblica», 12 gennaio 1985, p. 8.
  23. ^ Nonostante questo trattato contenesse "in nuce" la fine della politica economica di debito pubblico su cui si era fondata la Prima repubblica, compreso il quindicennio di governi a partecipazione socialista: cfr. p. 17 de «Il Corriere della Sera» di giovedì 14 gennaio 2010, in cui Salvatore Bragantini ricorda che “tutti i Paesi dell'Eurozone a alto debito sono condizionati dai vincoli di Maastricht, svuotare i quali vorrebbe dire silurare l'Euro. Non è loro preclusa solo la leva della politica monetaria, anche lo spazio per quella fiscale si fa impervio, non c'è una lira, i soldi (pochi) vengono spessi per pagare gli interessi sul debito e quindi non c'è trippa per tagliare le tasse. Si può giostrare solo a parità di gettito e la manovra è limitata dalle norme dell'Unione Europea, per esempio per l'Iva. In questo frangente, cosa fare in concreto per restare un grande Paese, senza farsi pian piano relegare nella serie inferiore? Un'opinione pubblica disinformata potrebbe reagire prendendosela con l'Europa, mentre in realtà ce la dobbiamo prendere con noi stessi e, soprattutto, con chi oggi celebra Craxi.”
  24. ^ Intervista Bettino Craxi 1997 - Europa e Trattato di Maastricht - YouTube
  25. ^
    "L'occasione mancata della sinistra italiana" di Ugo Intini, consultato il 4/11/2009 su ((http://www.partitosocialista-mc.org/2009/11/loccasione-mancata-della-sinistra.html)); lo stesso Intini spiega anche che "i tedeschi, con accanto il muro di Berlino e una opinione pubblica in parte attratta dallo slogan “meglio rossi che morti”, chiarirono che, se un solo grande Paese avesse vacillato e negato l'installazione dei missili, la Germania si sarebbe tirata indietro e quindi non se ne sarebbe fatto nulla. (...) L'Italia fu subito vista come l'anello debole, il “grande Paese europeo” che avrebbe potuto dire di no (...) L'anello debole dell'Alleanza Atlantica, l'Italia, era vicino a spezzarsi e si sarebbe spezzato senza la resistenza imprevista, testarda e durissima condotta dal Partito Socialista di Craxi. L'Italia alla fine installò i missili e così fecero pertanto tutti i Paesi europei.". Sull'importanza - anche a livello interno - della vicenda, v. Mammì, Oscar e Antonio Carioti, "Resta fondamentale lo strappo con l'URSS", Ventunesimo Secolo 1 (March 2002), n. 1, pp. 215-220.
  26. ^ Lo statunitense Steve Pieczenick, in un'intervista del 2013, "si lascia scappare un'altra inquietante testimonianza che prova molte ipotesi manifestate su Tangentopoli e il ruolo americano che facilitò la vicenda di Mani Pulite": «Non mi preoccupai sul possibile ruolo di Craxi, era stato già neutralizzato, gli stavamo dietro da tempo. Avevamo il coltello dalla parte del manico, sapevamo qualcosa su di lui. Craxi era comunque compromesso, si era compromesso da solo» (v. http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=4009&categoria=&sezione=&rubrica=).
  27. ^ Tutto Craxi, tangente per tangente - Il Fatto Quotidiano
  28. ^ Corriere Della Sera - Storia Del Debito Pubblico Gli Imputati, Il Colpevole
  29. ^ I "fatti" di Craxi sul debito pubblico - Giornalettismo
  30. ^ Socialismo, craxismo e modernità
  31. ^ ^ Cfr. intervista a Bettino Craxi su La Stampa del 2 giugno 1985.
  32. ^ ^ «Il maggior successo repubblicano è stato probabilmente l'annuncio, nel gennaio '87, sotto il governo Craxi, del quinto posto raggiunto tra i Paesi industrializzati del mondo, davanti alla Gran Bretagna»: così Giano Accame, "La storia della Repubblica vista da destra", su «Corriere della Sera», 25 ottobre 2000
  33. ^ Livio Karrer, I riti mancati, Mondoperaio, n. 6-7/2016, p. 65.
  34. ^ Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Strasburgo) CASO CRAXI contro ITALIA (n. 2) (op. cit.)
  35. ^ Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Strasburgo) CASO CRAXI contro ITALIA (n.1) (op. cit.)
  36. ^ Chi sono gli eredi di Craxi? - di Alessandro Guidi

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]