Filippo Panseca

Filippo Panseca (Palermo, 5 marzo 1940 – Pantelleria, 24 novembre 2024[1]) è stato un artista, designer e scenografo italiano.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Artista poliedrico e ricercatore, insieme a Laurence Gartel venne considerato uno dei due padri della computer art. Fu fondatore in Italia della prima cattedra di Computer Art presso l'Accademia di Belle Arti di Brera nel 1991.
Panseca fu sempre attento a qualsiasi innovazione tecnologica, dalla fotografia al film e al video, da elementi meccanici, opere cinetiche, elettronici, luci e suoni, all'Arte biodegradabile, dai minerali - come fosforo e fluoro - alle opere immateriali da inviare attraverso satelliti, alle plastiche fotosensibili e al computer.
Docente di figura ed ornato modellato al liceo artistico di Palermo dal 1964 al 1967, fondò nel 1965 il Gruppo Tempo Sud. Nel 1965, Filippo Panseca e Renato Guttuso furono gli unici siciliani inviati alla Quadriennale di Roma.[2] Nel 1968 si trasferì a Milano e con Jacopo Gardella, il gruppo MID (Antonio Barrese, Alfonso Grassi, Gianfranco Laminarca e Alberto Marangoni) e Studio DIPPI (Sandra Delfino, Filippo Panseca, Michele Platania) vinse il concorso per l'allestimento del Padiglione Italia della Triennale di Milano.[3]
Nel 1969 espose nella galleria di Lucio Amelio e nella galleria L'Obelisco con la mostra Fluidi Itineranti[4] curata da Gillo Dorfles e nel 1970 realizzò Lili,[5] presentata alla galleria Apollinaire di Milano: un modulo componibile all'infinito, a duplice accensione intermittente, e di una durata di vita di tre anni.
Partecipò nel 1971 a Videobelisco,[6] una rassegna dei primi esempi di videoarte italiana alla Galleria l'Obelisco di Roma con Vincenzo Agnetti, Gianni Colombo, Balla-Strawinski-Diaghilev, Franco Berdini, Cristoforo, Luca Maria Patella, Attilio Pirelli, Giovanni Valentini e Renato Roccamo, curata da Francesco Carlo Crispolti.
Nel 1970 dette inizio all'Arte biodegradabile: i teorici di questo nuovo movimento artistico furono Pierre Restany e Guido Ballo. Dal 1972 espose presso le gallerie di Leo Castelli a New York, di Lara Vincy a Parigi, alla galleria del Naviglio di Renato Cardazzo a Milano, Renato Roccamo alla Galleria Studio la Città di Verona e alla galleria dell'Obelisco di Roma.
Nel 1973 espose alla XV Triennale di Milano per la mostra a tema Habitat[7] alcuni moduli abitativi con applicazioni di plastiche fotosensibili.
Nel 1975 riuscì a produrre opere da trasmettere via satellite contemporaneamente in ogni parte del mondo eseguendo un esperimento a Milano con Pierre Restany presso la Rank Xerox. Il 17 e il 18 gennaio 1976 il quotidiano La Repubblica offrì ai lettori a 150.000 lire una sua opera tirata in 330.000 copie, poi ripetuta con il settimanale ABC e il mensile Prova Radicale. Lo stesso anno si auto-espose ad Art Basel presso le gallerie più importanti partecipanti: tale gesto l'anno dopo venne ripetuto in tutti i Padiglioni dei Paesi partecipanti alla Biennale di Venezia.
Nel 1979 a San Francisco elaborò e stampò le prime immagini con un computer. A Milano nel 1980 con un computer monocromatico, una telecamera e un digitalizzatore, elaborò una serie di immagini che, una volta stampate, vennero presentate alla galleria d'arte del Naviglio di Milano.
Nel 1981 realizzò l'installazione di una Vittoria Alata effimera biodegradabile in 30 giorni sulla mano del Napoleone di Canova nel Cortile dell'Accademia di belle arti di Brera. Nel 1982, invitato alla XL Biennale di Venezia al Padiglione Italia, espose una sfera biodegradabile in 60 giorni e venti opere su "Fotodegradabilità o Inquinamento Estetico?"[8] con testo critico di Tommaso Trini.[9] Lo stesso anno, invitato ad Art Basel 6, proiettò il film "Degradable sphere".
Nel 1986 venne invitato da Tommaso Trini ad esporre il video "Immagini Digitali Fotodegradabili" alla Biennale di Venezia e partecipò alla Triennale di Milano presentando Il Luogo del lavoro di Filippo Panseca,[10] una valigia-contenitore di tutto, di sogni e strumenti per attuarli; la casa e lo studio, la cucina e la biblioteca, unendo l'arte con la scienza e la vita, il sogno e la realtà.

Divenne noto negli anni Ottanta come realizzatore di innovative scenografie per i congressi[11] del Partito Socialista Italiano e come inventore del garofano rosso nel simbolo elettorale:[12] celebri furono il tempio di Rimini e la piramide telematica eretta nel 1989 nell'area Ansaldo di Milano.[13]
Collaborò come scenografo con La Scala di Milano con la Rai, Mediaset e Rete A[14] e come designer per Kartell[15], Onlywood, Martini, Arteluce, Fiorucci[16] e Baghetti.
Nel 1988 fu tra i fondatori del movimento Arte Ricca a Torino e partecipò a tutte le mostre del gruppo in Italia e all'estero. Nei primi anni Novanta, brevettò e realizzò Swart Art O Mat,[17] un distributore automatico di opere d'arte programmabile a distanza e utilizzabile attraverso banconote o carta di credito. La macchina fu progettata per stampare, con tanto di firma digitale dell'autore e un numero progressivo, un'opera scelta dal fruitore dopo aver inserito una banconota di 50.000 lire o una carta di credito, automaticamente già incorniciata con blister trasparente, esempio massimo di automatizzazione del fare artistico.
Sempre forte fu l'interesse dell'artista nel rapporto tra arte, tecnologia e ambiente. Nel 2002 realizzò in Cina la city car elettrica 2be[18] un'auto avente autonomia di 60 chilometri e con funzionamento tramite pannelli fotovoltaici e un piccolo motore ausiliario a scoppio. Seguì la realizzazione di Solaria, una scultura in acciaio inox, turbine, pannelli fotovoltaici, fibre ottiche e led capace di produrre energia elettrica.[19]
Nel 2009 proseguì il suo percorso con una serie di opere Cronache Mitologiche Digitali rappresentanti la vita di personaggi noti dalla politica all'industria raffigurati in veste di divinità con i loro pregi e difetti, vizi e virtù: le opere vennero esposte a Savona al Castello di Priamar e successivamente alla galleria Battaglia di Milano.[20]
Eseguì per la prima volta la Trasmissione di un'opera attraverso il pensiero presso la Galleria Rizzuto di Palermo nel giugno 2012. L'artista dal 1980 produsse a Pantelleria l'opera da bere Panseca Passum deorum Divina Proportione[21] in una tiratura di 3.000 bottiglie numerate e firmate ogni 10 anni.[22]
Dal 2015 l'artista con una tecnica innovativa realizzò le opere fotocatalitiche, depuratori d'aria naturali per rendere gli ambienti più igienici e confortevoli attraverso la riduzione di inquinanti nell'aria, l'eliminazione degli odori e la distruzione degli agenti patogeni dannosi grazie all'applicazione di nanotecnologie sfruttanti la luce[23], presentate poi a giugno per la prima volta presso la Galleria Adalberto Catanzaro[24] di Bagheria (Palermo) e successivamente al Museo di Palazzo Riso di Palermo.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Pantelleria, morto Filippo Panseca, l'inventore del garofano simbolo del Psi di Craxi, su palermo.repubblica.it, 24 novembre 2024. URL consultato il 24 novembre 2024.
- ↑ Scheda Quadriennale, su quadriennalediroma.orG, Quadriennale di Roma.org.
- ↑ Archivio Triennale 1968, su triennale.org, Triennaledimilano.org. URL consultato il 6 giugno 2015 (archiviato dall'url originale il 7 giugno 2015).
- ↑ Archivio Storico Istituto Luce - video, su archivioluce.com. URL consultato il 23 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2015).
- ↑ Fondazione Giorgio De Marchis, Chi è Lili?, su fondazionedemarchis.it, Manifesto di Filippo Panseca.
- ↑ Page 104 - Vol I, su gnamdrive.beniculturali.it. URL consultato il 21 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
- ↑ Triennale di Milano - Archivi, su triennale.org. URL consultato il 21 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
- ↑ ASAC Dati: Ricerca avanzata mediateca, su asac.labiennale.org. URL consultato il 21 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
- ↑ Filippo Panseca L'arte segna il tempo il tempo segna l'arte, su artribune.com.
- ↑ Triennale di Milano - I cantieri della Triennale e i luoghi del lavoro nelle immagini e nei documenti dagli Archivi Storici, su triennale.org. URL consultato il 21 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
- ↑ UN DUOMO TELEMATICO PER IL CULTO DI SAN BETTINO - la Repubblica.it, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 22 agosto 2015.
- ↑ Creavo per Bettino, mi hanno ucciso, su corriere.it. URL consultato il 23 agosto 2010.
- ↑ Dai palchi di Craxi al nuovo Pd La sindrome Torre di Babilonia che esalta le manie di grandezza, su LaStampa.it. URL consultato il 21 agosto 2015.
- ↑ Filippo Panseca: "Così inventai il garofano per il mio amico Bettino Craxi", su palermo.repubblica.it. URL consultato il 21 agosto 2015.
- ↑ Modello 4043 - Nero Design, su nero-design.it. URL consultato il 22 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2016).
- ↑ Fiorucci «artista»? Esagerazioni post-lutto, su lettera43.it. URL consultato il 21 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 14 agosto 2015).
- ↑ 'Io, Panseca, l'artista orfano del garofano', su ricerca.repubblica.it, Repubblica.it. URL consultato l'11 agosto 1993.
- ↑ «Creavo per Bettino, mi hanno ucciso» - Corriere della Sera, su corriere.it. URL consultato il 21 agosto 2015.
- ↑ 2be, l'auto ideata da Filippo Panseca per l'Isola di Pantelleria, su pantelleria.com. URL consultato il 30 settembre 2005.
- ↑ Le opere di panseca polemiche a savona, su corriere.it. URL consultato il 19 aprile 2009.
- ↑ Francesca Cancio, Appunti di degustazione il passito di pantelleria, su gamberorosso.it, Gambero Rosso, 3 dicembre 2014.
- ↑ L'arte di filippo panseca e le sue sculture impossibili, su siciliainformazioni.com. URL consultato il 29 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015).
- ↑ incontro su arte e nanotenologie, su ansa.it.
- ↑ leone12, Il tempo di Filippo Panseca - di Giusi Buttitta, su bagherianews.com. URL consultato il 21 agosto 2015.
Altri progetti
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