Filippo Panseca

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«Filippo Panseca è il maestro del riciclaggio planetario della comunicazione.»

(Pierre Restany, Parigi 2001)

Filippo Panseca (Palermo, 5 marzo 1940) è un artista italiano.

Mimmo Rotella, Pierre Restany, Filippo Panseca
Hans Richter, Filippo Panseca alla personale di Panseca alla Galleria del Naviglio, Milano 1972

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Artista poliedrico e ricercatore, insieme a Laurence Gartel è considerato uno dei due padri della computer art. Fondatore in Italia della prima cattedra di Computer Art presso l'Accademia di Belle Arti di Brera nel 1991.

Panseca è da sempre attento a qualsiasi innovazione tecnologica. Dalla fotografia al film e al video, da elementi meccanici, opere cinetiche, elettronici, luci e suoni, all'Arte biodegradabile, dai minerali - come fosforo e fluoro - alle opere immateriali da inviare attraverso satelliti, alle plastiche fotosensibili e al computer.

Docente di figura ed ornato modellato al liceo artistico di Palermo dal 1964 al 1967, fondò nel 1965 il Gruppo Tempo Sud. Nel 1965, Filippo Panseca e Renato Guttuso sono gli unici siciliani inviati alla Quadriennale di Roma[1]. Nel 1968 si trasferisce a Milano e con Jacopo Gardella, il gruppo MID (Antonio Barrese, Alfonso Grassi, Gianfranco Laminarca e Alberto Marangoni) e Studio DIPPI (Sandra Delfino, Filippo Panseca, Michele Platania) vincono il concorso per l'allestimento del Padiglione Italia della Triennale di Milano.[2]

Nel 1969 espone nella galleria di Lucio Amelio e nella galleria L'Obelisco con la mostra Fluidi Itineranti[3], curata da Gillo Dorfles e nel 1970 realizza Lili[4] che presenta alla galleria Apollinaire di Milano: un modulo componibile all'infinito, a duplice accensione intermittente, e di una durata di vita di tre anni.

Partecipa nel 1971 a Videobelisco[5], una rassegna dei primi esempi di videoarte italiana alla Galleria l'Obelisco di Roma con Vincenzo Agnetti, Gianni Colombo, Balla-Strawinski-Diaghilev, Franco Berdini, Cristoforo, Luca Maria Patella, Attilio Pirelli, Giovanni Valentini, Renato Roccamo curata da Francesco Carlo Crispolti.

Nel 1970 dà inizio all'Arte biodegradabile, critici di questo nuovo movimento artistico sono Pierre Restany e Guido Ballo. Dal 1972 espone presso le gallerie di Leo Castelli a New York, di Lara Vincy a Parigi, alla galleria del Naviglio di Renato Cardazzo a Milano, Renato Roccamo alla Galleria Studio la Città di Verona e alla galleria dell'Obelisco di Roma.

Nel 1973 espone alla XV Triennale di Milano per la mostra a tema “Habitat”[6] alcuni moduli abitativi con applicazioni di plastiche fotosensibili.

Nel 1975 riesce l'esperimento di produrre opere da trasmettere via satellite contemporaneamente in ogni parte del mondo eseguendo un esperimento a Milano con Pierre Restany presso la Rank Xerox. Il 17 e il 18 gennaio 1976 il quotidiano La Repubblica offre ai lettori a £.150 mila lire una sua opera tirata in 330.000 copie che ripeterà con il settimanale ABC e il mensile Prova Radicale. Lo stesso anno si auto espone ad Art Basel presso le più gallerie importanti partecipanti e lo stesso gesto l'anno dopo viene ripetuto in tutti i Padiglioni dei Paesi partecipanti alla Biennale di Venezia.

Nel 1979 a San Francisco elabora e stampa le prime immagini con un computer. A Milano nel 1980 con un computer monocromatico, una telecamera e un digitalizzatore, elabora una serie di immagini che, stampate, sono presentate alla galleria d'arte del Naviglio di Milano.

Nel 1981 realizza l'installazione di una Vittoria Alata effimera biodegradabile in 30 giorni sulla mano del Napoleone di Canova nel Cortile dell'Accademia di belle arti di Brera. Nel 1982 invitato alla XL Biennale di Venezia al Padiglione Italia espone una sfera biodegradabile in 60 giorni e venti opere su "Fotodegradabilità o Inquinamento Estetico?"[7] con testo critico di Tommaso Trini[8]. Lo stesso anno invitato ad Art Basel 6 proietta il film "Degradable sphere".

Nel 1986 viene invitato da Tommaso Trini ad esporre il video "Immagini Digitali Fotodegradabili" alla Biennale di Venezia e partecipa alla Triennale di Milano presentando “Il Luogo del lavoro di Filippo Panseca”[9], una valigia contenitore di tutto di sogni e strumenti per attuarli; è la casa e lo studio, la cucina e la biblioteca, unendo l'arte con la scienza e la vita, il sogno e la realtà.

Diviene noto negli anni Ottanta come realizzatore di innovative scenografie per i congressi[10] del Partito Socialista Italiano, inventore del garofano rosso nel simbolo elettorale[11]. Celebre il tempio di Rimini e la piramide telematica eretta nel 1989 nell'area Ansaldo di Milano[12]. Ha inoltre collaborato come scenografo con La Scala di Milano con la Rai, Mediaset e Rete A[13] e come designer per Kartell[14], Onlywood, Martini, Arteluce, Fiorucci[15] e Baghetti.

La "piramide multimediale" di Panseca durante un discorso di Bettino Craxi

Nel 1988 è tra i fondatori del movimento Arte Ricca a Torino e partecipa a tutte le mostre del gruppo in Italia e all'estero. Nei primi anni novanta, brevetta e realizza Swart Art O Mat[16], un distributore automatico di opere d'arte programmabile a distanza e utilizzabile attraverso banconote o carta di credito. Il fruitore viene invitato a scegliere un'opera che, dopo aver inserito una banconota di 50 mila lire o una carta di credito, viene automaticamente stampata dalla macchina con la firma digitale dell'autore e un numero progressivo. L'opera, inoltre, viene automaticamente incorniciata con blister trasparente. Esempio massimo di automatizzazione del fare artistico.

Sempre più forte interesse dell'artista nel rapporto tra arte, tecnologia e ambiente. Nel 2002 realizza in Cina una city car elettrica "2be[17]" un'auto che ha una autonomia di 60 chilometri e funziona attraverso pannelli fotovoltaici e un piccolo motore ausiliario a scoppio. Segue anche la realizzazione di Solaria: una scultura in acciaio inox, turbine, pannelli fotovoltaici, fibre ottiche e led che produce energia elettrica.[18]

Nel 2009, prosegue il suo percorso con una serie di opere Cronache Mitologiche Digitali che rappresentano la vita di personaggi noti dalla politica all'industria rappresentati in veste di divinità con i loro pregi e difetti, vizi e virtù, le opere sono state esposte a Savona al Castello di Priamar e successivamente alla galleria Battaglia di Milano.[19]

Esegue per la prima volta la “Trasmissione di un'opera attraverso il pensiero” presso la Galleria Rizzuto di Palermo nel giugno 2012. L'artista dal 1980 produce a Pantelleria l'opera da bere "Panseca Passum deorum Divina Proportione"[20] in una tiratura di 3.000 bottiglie numerate e firmate ogni 10 anni.[21]

Dal 2015 l'artista con una tecnica innovativa realizza le opere fotocatalitiche che sono state presentate a giugno per la prima volta presso la Galleria Adalberto Catanzaro[22] di Bagheria (Palermo) e successivamente al Museo di Palazzo Riso di Palermo. Si tratta di opere depuratori d'aria naturali attraverso applicazioni di nanotecnologie che con la luce, riducono gli inquinanti nell'aria, eliminano gli odori, e distruggono gli agenti patogeni dannosi, rendendo gli ambienti più igienici e confortevoli.[23]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scheda Quadriennale, Quadriennale di Roma.org.
  2. ^ Archivio Triennale 1968, Triennaledimilano.org.
  3. ^ Archivio Storico Istituto Luce - video, su www.archivioluce.com. URL consultato il 23 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2015).
  4. ^ Fondazione Giorgio De Marchis, Chi è Lili?, Manifesto di Filippo Panseca.
  5. ^ Page 104 - Vol I, su www.gnamdrive.beniculturali.it. URL consultato il 21 agosto 2015.
  6. ^ Triennale di Milano - Archivi [collegamento interrotto], su www.triennale.org. URL consultato il 21 agosto 2015.
  7. ^ ASAC Dati: Ricerca avanzata mediateca, su asac.labiennale.org. URL consultato il 21 agosto 2015.
  8. ^ Filippo Panseca L'arte segna il tempo il tempo segna l'arte, Artribune.com.
  9. ^ Triennale di Milano - I cantieri della Triennale e i luoghi del lavoro nelle immagini e nei documenti dagli Archivi Storici [collegamento interrotto], su www.triennale.org. URL consultato il 21 agosto 2015.
  10. ^ UN DUOMO TELEMATICO PER IL CULTO DI SAN BETTINO - la Repubblica.it, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 22 agosto 2015.
  11. ^ Creavo per Bettino, mi hanno ucciso, Corriere.it. URL consultato il 23-08-2010.
  12. ^ Dai palchi di Craxi al nuovo Pd La sindrome Torre di Babilonia che esalta le manie di grandezza, su LaStampa.it. URL consultato il 21 agosto 2015.
  13. ^ Filippo Panseca: "Così inventai il garofano per il mio amico Bettino Craxi", su palermo.repubblica.it. URL consultato il 21 agosto 2015.
  14. ^ Modello 4043 - Nero Design, su nero-design.it. URL consultato il 22 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2016).
  15. ^ Fiorucci «artista»? Esagerazioni post-lutto, su lettera43.it. URL consultato il 21 agosto 2015.
  16. ^ ’Io Panseca l’artista orfano del garofano’, Repubblica.it. URL consultato l'11-08-1993.
  17. ^ «Creavo per Bettino, mi hanno ucciso» - Corriere della Sera, su www.corriere.it. URL consultato il 21 agosto 2015.
  18. ^ 2be, l'auto ideata da Filippo Panseca per l'Isola di Pantelleria, Pantelleria.com. URL consultato il 30-09-2005.
  19. ^ Le opere di panseca polemiche a savona, Corriere.it. URL consultato il 19-04-2009.
  20. ^ Francesca Cancio, Appunti di degustazione il passito di pantelleria, Gambero Rosso, 3-12-2014.
  21. ^ L'arte di filippo panseca e le sue sculture impossibili, Siciliainformazioni.com. URL consultato il 29-05-2012.
  22. ^ leone12, Il tempo di Filippo Panseca - di Giusi Buttitta, su bagherianews.com. URL consultato il 21 agosto 2015.
  23. ^ incontro su arte e nanotenologie, Ansa.it.
Controllo di autoritàVIAF (EN262137773 · ISNI (EN0000 0003 8180 9196 · SBN IT\ICCU\LO1V\189290 · LCCN (ENnr2004020543
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