Kartell

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Kartell s.p.a.
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StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Fondazione1949 a Milano
Fondata daGiulio Castelli
Sede principaleNoviglio
Persone chiaveClaudio Luti, presidente
Settoredesign
NoteCompasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 1955

Compasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 1957
Compasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 1959
Compasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 1960
Compasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 1964
Compasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 1987

Compasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 2001
Sito web

Kartell è un'azienda italiana fondata nel 1949 a Noviglio, nella città metropolitana di Milano, nella frazione di S.Corinna che produce mobili e oggetti di disegno industriale ricercato in plastica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'azienda è fondata da Giulio Castelli, un ingegnere chimico che comincia la propria attività producendo accessori per le auto e casalinghi in plastica. Il successo del marchio si consolida negli anni sessanta, con il particolare contributo di Anna Castelli Ferrieri, moglie del fondatore. Quello è un periodo particolarmente positivo per il design italiano. La consacrazione a livello internazionale arriva nel 1972 con la partecipazione ad una mostra presso il Museum of Modern Art di New York dedicata all'arredamento made in Italy, e i pezzi presentati in quell'occasione, disegnati da Gae Aulenti, Ettore Sottsass, Marco Zanuso e Richard Sapper fanno tuttora parte della collezione permanente del museo.

Showroom Kartell in Via Turati a Milano.

Negli anni anni ottanta il gusto del pubblico torna verso i mobili di costruzione artigianale e la Kartell incontra un periodo di crisi. Nel 1988 l'azienda è rilevata dal genero di Castelli, Claudio Luti, che ha da poco lasciato dopo 11 anni Gianni Versace.[1]

Negli anni novanta inizia una collaborazione duratura con diversi designer di fama internazionale, tra cui Antonio Citterio, Ron Arad, Vico Magistretti, Philippe Starck, Piero Lissoni e molti altri.

Nel 1999 Kartell fonda l'omonimo museo, che raccoglie ed espone più di 1000 creazioni.[2] E nel 2014, in occasione dei suoi primi 15 anni di vita, il museo viene riprogettato e riallestito.

Nel 2003 entra in azienda Lorenza, esponente della seconda generazione Luti.[3] Nel 2006 si amplia il team di designer: Patrick Jouin, Marcel Wanders, Patricia Urquiola, Erwan e Ronan Bouroullec, Tokujin Yoshioka.

Nel dicembre 2017 Kartell acquisisce con un investimento di 10 milioni di euro il 2% di Bio-On, la società specializzata nel mercato chimico ecosostenibile.[4]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

A diversi prodotti Kartell sono stati conferiti premi internazionali, tra cui il Compasso d'Oro, il premio assegnato annualmente dall'ADI (Associazione per il Disegno Industriale), considerato il più importante premio al mondo nel settore.

La particolarità di Kartell è l'utilizzo della plastica in arredamento in un modo del tutto originale e con l'uso di tecnologie di lavorazione tradizionalmente usate in altri settori industriali. I prodotti Kartell sono totalmente prodotti in Italia, anche se il maggiore mercato di vendita è costituito dagli Stati Uniti.

Tra i prodotti più famosi e di maggior successo ci sono le serie di sedute Maui di Magistretti, la sedia trasparente in soli due pezzi La Marie, le poltroncine Eros e la serie di sedie monopezzo a stampaggio rotazionale "Ghost" e Bubble di Starck, la libreria Bookworm di Ron Arad.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal 1949 le due vite di Kartell (per ora), su design.repubblica.it. URL consultato il 26 dicembre 2017.
  2. ^ Il museo Kartelli, su turismo.milano.it. URL consultato il 26 dicembre 2017.
  3. ^ Lorenza Luti: "La Kartell è un'impresa familiare", su grazia.it. URL consultato il 26 dicembre 2017.
  4. ^ Kartell compra il 2% di Bio-On e punta sulle plastiche biodegradabili, su repubblica.it. URL consultato il 26 dicembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Elisa Storace, Hans Werner Holzwarth (a cura di), Kartell, the culture of plastics, Colonia, Taschen, 2012

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN123070050 · ISNI (EN0000 0001 1481 0336 · LCCN (ENno2001079240 · BNF (FRcb137495543 (data) · ULAN (EN500274620