Marco Zanuso

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Marco Zanuso (Milano, 14 maggio 1916Milano, 11 luglio 2001) è stato un architetto, designer e urbanista italiano.

È considerato tra i padri fondatori del design industriale italiano. Insieme al gruppo dello studio BBPR, ad Alberto Rosselli, a Franco Albini, a Marcello Nizzoli e ai fratelli Livio, Pier Giacomo e Achille Castiglioni, ha contribuito al dibattito nel dopoguerra sul "movimento moderno" nell'architettura e nel design. Zanuso è stato uno dei primissimi ad interessarsi ai problemi dell'industrializzazione del prodotto e all'applicazione dei nuovi materiali e tecnologie agli oggetti di uso comune.

I suoi oggetti ottennero numerosi riconoscimenti (tra cui sette Compassi d'oro e sei premi della Triennale di Milano) e sono esposti presso il Museum of Modern Art di New York e presso la collezione permanente del design della Triennale (Antropus" ,"Lady). Alla poltrona Fourline venne dedicato un francobollo nella serie sul design delle Poste Italiane. Oltre ad arredi domestici ha elaborato oggetti delle più diverse tipologie come radio, televisori, telefono e macchine per cucire.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Radioricevitore TS 502 di Marco Zanuso e Richard Sapper per Brionvega (1965)

Nato nel 1916 a Milano, si laureò al Politecnico in architettura nel 1939.[1][2]

Durante gli studi universitari viene segnalato al concorso per la sistemazione di piazza del Duomo a Milano (1938, con Gianni Albricci, Alberto Magnaghi, Mario Terzaghi, Pier Italo Trolli) e si aggiudica il primo premio al concorso per i Littoriali dell'architettura con il progetto di un rifugio alpino in Val Malenco (1938, con Gianni Albricci).[2]

Il suo lungo itinerario professionale, che ha inizio soltanto al termine del conflitto, lo vede spaziare senza preclusioni di scala dal disegno del prodotto industriale all'architettura e alla progettazione territoriale. Diverrà presto, come ricorda Guido Canella, "il più problematico tra gli architetti italiani e il più tipico rappresentante di quella generazione 'di mezzo' venuta alla ribalta nell'immediato dopoguerra".[2] Sin dagli esordi è uno dei personaggi-chiave del dibattito architettonico e della ricostruzione della Milano nel periodo postbellico: è caporedattore di Domus (1946-1947) e redattore di Casabella-Continuità (1953-1956), entrambe guidate da Ernesto N. Rogers; è membro del MSA (Movimento di studi per l'architettura) dal 1945 al 1960, dell'INU (Istituto nazionale di urbanistica) dal 1947 al 1949, dei CIAM (Congrès internationaux d'architecture moderne) dal 1956 al 1958, oltre a far parte del Consiglio comunale di Milano tra il 1956 e il 1960.[2]

Nell'immediato dopoguerra stringe un fruttuoso sodalizio con la Arflex che porterà alla produzione di numerose sedute, tra cui merita di essere ricordata, per l'innovativo impiego di materiali come la gommapiuma e il nastrocord, la poltrona Lady (1951). A partire dai primi anni cinquanta ha inizio una lunga attività nel settore del disegno per l'industria che lo vede progettare, spesso con Richard Sapper, che collabora stabilmente con lo studio Zanuso dal 1956 al 1971, una serie di pezzi fortunati e pluripremiati: dalle macchine per cucire Necchi e Borletti ai numerosi oggetti disegnati per la Brionvega o al telefono Grillo (Siemens, 1966), dalla sedia Lambda (Gavina, 1964) alla seggiolina per bimbi K4999 (Kartell, 1964) o al divano Lombrico (C&B, 1967). Con alcuni di questi oggetti Zanuso guadagna il premio Compasso d'oro negli anni 1956, 1962, 1964, 1967, 1979.[2]

Insieme a Alberto Rosselli ha disegnato il Compasso d'oro tridimensionale, su disegno di Albe Steiner. È stato membro della giuria del premio nel 1954, 1955 e 1998.

Nel dicembre 1948 fu incaricato degli arredi per l'opera teatrale in tre atti La famiglia Antropus (di Thornton Wilder), messa in scena presso il Piccolo teatro di Milano. Alla poltrona utilizzata per lo spettacolo, messa in produzione da Arflex nel 1978, Zanuso diede il nome dell'opera teatrale (Antropus).

Curatore della prima mostra sul design italiano, tenutasi a Londra nel 1955 presso l'Istituto italiano di cultura, e tra gli ordinatori della Mostra internazionale dell'industrial design alla IX Triennale di Milano (1957), è fondatore dell'ADI (Associazione per il Disegno Industriale), di cui assume la presidenza tra il 1966 e il 1969.[2]

Dal 1957 inizia la sua collaborazione con Richard Sapper, con il quale realizzerà nel 1962 il televisore Doney (Brionvega), nel 1964 le seggioline K 1340 (Kartell) e nel 1967 il telefono Grillo (Siemens). All'interno della Brionvega la collaborazione dei due designer porta alla produzione, oltre che del televisore Doney, anche del televisore Sirius (1964), del televisore Black (1969) e la radio "cubo".

Gli anni sessanta inaugurano uno dei periodi più prolifici della sua lunga carriera di architetto, durante i quali si cimenta in una varietà di temi che vanno dagli uffici e alle fabbriche, dalla residenza all'edilizia scolastica, dai teatri all'architettura funeraria. Con le commessa per la fabbrica Cedis a Palermo (1954), seguita dagli incarichi per le officine Necchi a Pavia (1961) e per gli stabilimenti Olivetti a Buenos Aires (1961) e a San Paolo del Brasile (1961), Zanuso avvia una ricerca sul tema delle fabbriche, e in particolare su argomenti come struttura, modularità e prefabbricazione, soggetti a successivi momenti di revisione, se non di sintesi costruttiva, nello stabilimento Brionvega a Casella d'Asolo (1967), nelle fabbriche Olivetti di Scarmagno, Crema e Marcianise (1972, con Eduardo Vittoria) e nel complesso IBM a Santa Palomba (1984).[2]

Fino al 1963 ha collaborato con Cini Boeri nel campo dell'architettura di interni.

A partire dai primi anni sessanta Zanuso intraprende la carriera universitaria presso il Politecnico di Milano: dopo essere stato per diversi anni libero docente di Progettazione artistica per l'industria, nel 1965 ottiene l'incarico di Scenografia e tra il 1969 e il 1972 quello di Tecnologia dell'architettura, ricoprendo in quegli stessi anni anche la carica di direttore dell'Istituto di Tecnologia; dal 1979 l'attività didattica si concentra esclusivamente sull'insegnamento dell'industrial design, prima come docente del corso di Trattazione morfologica dei materiali e poi con quello di Disegno industriale, sino alla collocazione fuori ruolo a partire dal 1986.[2]

Nel 1984, su designazione dell'Accademia di San Luca, gli viene conferito il Premio per l'Architettura del Presidente della Repubblica. Nel 1985 riceve il Compasso d'Oro alla carriera e nel 1999 la laurea honoris causa in Disegno industriale al Politecnico di Milano. Molti dei suoi oggetti sono ospitati nelle principali collezioni di design del mondo.[2]

È morto nel 2001 nella sua casa di Piazza Castello a Milano[3].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Macchina da cucire superautomatica modello 1102 (Fratelli Borletti). Foto di Paolo Monti, 1956
Allestimento di negozio in una foto di Paolo Monti, 1957. Fondazione BEIC
Ariante Fan Vortice di Marco Zanuso

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Industrial design[modifica | modifica wikitesto]

Poltrona Martingala (Arflex). Foto di Paolo Monti, 1975.

Architettura e allestimenti[modifica | modifica wikitesto]

Negozio Cedit, Milano, 1957. Foto di Paolo Monti.
Fabbrica ceramiche CEDIS, Palermo. Foto di Paolo Monti.
Mostra dei pionieri dell'aviazione civile, Palazzo Reale, Milano. Foto di Paolo Monti, 1960.

Nelle collezioni dei musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Sedia Lambda al Museum of Modern Art di New York
  • Sedia 4999 al Museum of Modern Art di New York
  • Telefono Grillo al Museum of Modern Art di New York
  • Televisione Black 201 al Museum of Modern Art di New York
  • Ariante al Museum of Modern Art di New York

Archivio[modifica | modifica wikitesto]

Il fondo Marzo Zanuso[4] è conservato presso l'Archivio del Moderno, Mendrisio (Svizzera). Donato dallo stesso Marco Zanuso nel 2000, l'archivio è pervenuto all'Archivio del Moderno in buono stato di conservazione, pur avendo ha perduto la maggior parte degli elaborati grafici prodotti durante i primi trent'anni di attività, oggetto di una massiccia operazione di scarto nella seconda metà degli anni settanta. La microfilmatura di molte tavole di progetto dal 1944 al 1975 ha tuttavia colmato le lacune derivanti dalla dispersione di tali materiali.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marco Zanuso, su SAN - Portale degli archivi degli architetti. URL consultato il 15 febbraio 2018.
  2. ^ a b c d e f g h i j Marco Zanuso, su Sistema informativo unificato per le Soprintendenze archivistiche. URL consultato il 12 febbraio 2018.
  3. ^ la Repubblica 12 luglio 2001
  4. ^ Fondo Marco Zanuso, su Sistema informativo unificato per le Soprintendenze archivistiche. URL consultato il 12 febbraio 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aldo Colonnetti (a cura di) Grafica e Design a Milano 1933-2000, Editore Collana AIM - Abitare Segesta Cataloghi, Milano 2001.
  • Manolo De Giorgi (a cura di), Liliana Grassi architetto: il pensiero, i restauri, i progetti: 15-28 settembre 1986, Milano, Skira, 1999, ISBN 88-8118-493-1.
  • François Burkhardt, Marco Zanuso. Design, Federico Motta Editore, 1994, ISBN 88-7179-082-0
  • Il design in Italia (dellarredamento domestico) Giuliana Gramigna- Paola Biondi - Editore Umberto Alemandi pp. 469-475.

Fonti sulle opere e l'attività di Marco Zanuso si trovano inoltre nell'archivio storico della Arflex e nell'archivio della collezione permanente del design della Triennale di Milano.

  • Paolo Fossati, "Il design in Italia (1945-1972)", 1970
  • Gillo Dorfles, "Marco Zanuso designer", 1974

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Zanuso, su SAN - Portale degli archivi degli architetti. (fonte utilizzata)
  • Marco Zanuso, su Sistema informativo unificato per le Soprintendenze archivistiche. (fonte utilizzata)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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