Scontrino fiscale

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Lo scontrino fiscale è il documento, emesso da esercenti del commercio al dettaglio e assimilati, che attesta l'effettuazione di una spesa o consumo effettuati[1].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Lo scontrino fiscale contiene il corrispettivo totale di spesa (importo complessivo, IVA compresa), quantità e descrizione di quanto acquistato/consumato, gli elementi temporali della transazione nonché i riferimenti dell'esercente. Insieme ad altri dettagli, ad esempio il numero progressivo giornaliero di scontrini emessi, deve contenere il logotipo fiscale[2] ovvero la sigla "MF" seguita da una serie di lettere e numeri[3].

Non è obbligatorio che i diversi articoli siano identificati (in questi casi compare una dicitura generica tipo "Reparto 1") ovvero la natura, qualità e quantità di ogni bene venduto o somministrato. Quando la cassa contiene la lista dei codici/articoli per scelta dell'esercente (come il tagliando rilasciato dal supermercato) oppure per disposizione di legge (ad esempio lo scontrino rilasciato dalla farmacia), allora si parla di scontrino parlante[4]. Pertanto, gli importi parziali (ovvero per singolo articolo) non devono essere obbligatoriamente presenti[5], sebbene ciò sia raro (in quelli analitici ovviamente la presenza dei subtotali è elemento qualificante).

Non sempre lo scontrino fiscale è rilasciato a fronte del relativo pagamento: ad esempio nel caso di cessioni a titolo gratuito, campionatura o simili. Oppure quando vi sono prestazioni continuative a cui segue una fattura riepilogativa. Ma pure se, per qualsiasi motivo, non si è potuto eseguire il pagamento da parte del cliente. Soprattutto in questo ultimo caso, stando alla legislazione vigente (Legge 26/01/1983 n. 18 che ha introdotto lo strumento in oggetto) lo scontrino va emesso al momento della consegna dei beni e non c'è un obbligo legale di emetterlo con dicitura "importo non pagato". La circolare 10 giugno 1983 n. 60 prevede questa dicitura come opzione nel caso in cui il cedente decida di annotare l'operazione al momento del pagamento e non alla consegna dei beni.

Lo scontrino è generato attraverso un registratore di cassa e può essere rilasciato, quando previsto dalle norme, al posto della ricevuta fiscale. Lo scontrino deve riportare anche il numero della specifica cassa dell'esercizio usata. Se è esplicitamente richiesta dal cliente, l'esercente deve emettere la fattura. Specie nei punti di cassa evoluti, lo scontrino comprende (generalmente in fondo) anche la parte dell'eventuale pagamento tramite POS: in questo modo non c'è bisogno di stampare un secondo tagliando separato.

La legge permette all'esercente di scegliere tra emissione di scontrino o ricevuta o entrambi[5].

Preconto[modifica | modifica wikitesto]

Negli esercizi dove si somministrano alimenti e bevande è spesso utilizzato il preconto. Il preconto è la ricevuta consegnata al cliente prima dell'emissione dello scontrino fiscale al fine di agevolare la successiva fase di pagamento. Il preconto, similmente alla cosiddetta "comanda"[6], non è un documento fiscale ma ha un'utilità gestionale interna all'esercizio nonché serve al cliente per sapere a quanto ammonta la spesa. Quando è utilizzato il preconto, esso deve riportare obbligatoriamente la dicitura "documento non fiscale" o simili. In altri settori (es. rivendita di materiali) il "buono di magazzino" svolge la stessa funzione del preconto.

A volte viene fraudolentemente fornito un preconto al posto dello scontrino fiscale definitivo[7]. Né comanda né preconto né buono di magazzino riportano il logotipo MF. Anche "strisciate" di calcolatrici o di bilance sono a volte fatte furbescamente scambiate per scontrini fiscali[7], sebbene la legge obblighi a riportare esplicitamente sul documento la non validità fiscale o diciture equivalenti. Quando l'esercizio o il libero professionista è in contabilità semplificata, il pagamento elettronico (a fronte di questi "tagliandi") non significa nulla in quanto non vi è obbligo di registrazione contabile della liquidità.

Legislazione[modifica | modifica wikitesto]

In Italia, dal 1º gennaio 2017, per i commercianti e artigiani che hanno scelto questa opzione, è possibile non rilasciare più lo scontrino fiscale cartaceo qualora si siano dotati di casse che permettono di inviare i dati per via telematica all'Agenzia delle entrate di competenza[8]. Il provvedimento dell'ottobre 2016 fa capo al D. Lgs. n. 127/2015. Qualora il cliente richieda esplicitamente il documento cartaceo, l'esercente è tenuto a fornirlo.

Dal 2006 i soggetti della GDO possono emettere legittimamente ed esplicitamente "scontrini non fiscali" (ai sensi dell’art. 1, co. 429 della L. 311/2004) validi comunque come prova di acquisto per i diritti sulla garanzia[9]. Anche in questo caso il provvedimento è stato possibile grazie all'invio telematico dei corrispettivi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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