Mohammed Siad Barre

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Mohammed Siad Barre
محمد سياد بري
Siabar 003.jpg

Presidente della Somalia
Durata mandato 21 ottobre 1969 –
26 gennaio 1991
Vice presidente Muhammad Ali Samatar
Predecessore Mukhtar Mohamed Hussein
Successore Ali Mahdi Muhammad

Presidente dell'Organizzazione dell'Unità Africana
Durata mandato 12 giugno 1974 –
28 luglio 1975
Predecessore Yakubu Gowon
Successore Idi Amin Dada

Presidente del Consiglio Rivoluzionario Supremo della Repubblica Democratica Somala
Durata mandato 21 ottobre 1969 –
1º luglio 1976
Predecessore carica istituita
Successore carica abolita

Presidente del Consiglio dei Segretari di Stato della Repubblica Democratica Somala
Durata mandato 21 ottobre 1969 –
5 luglio 1976
Predecessore carica istituita
Successore carica abolita

Ministro degli Affari esteri della Repubblica Democratica Somala
Durata mandato 5 luglio 1976 –
30 luglio 1977
Predecessore Omar Arte Ghalib
Successore Abdirahman Giama Barre

Durata mandato 1988 –
1989
Predecessore Mohammed Ali Hamoud
Successore Abdirahman Giama Barre

Dati generali
Partito politico Partito Socialista Rivoluzionario Somalo
Mohammed Siad Barre
6 ottobre 1919 – 2 gennaio 1995 (75 anni)
SoprannomeAfweyne
Nato aScilave
Morto aLagos
Cause della morteCrisi cardiaca
Luogo di sepolturaScilave
Dati militari
Paese servitoItalia Regno d'Italia
Italia Italia
Somalia Repubblica Democratica Somala
Forza armataZaptié
Arma dei Carabinieri
Esercito nazionale somalo
ArmaFanteria
Anni di servizio1941-1960
1960-1991
GradoMaggior generale
GuerreGuerra dell'Ogaden
Guerra civile in Somalia
Comandante diEsercito nazionale somalo (Comandante in capo)
DecorazioniOrder of the Somali Star (Somalia) - ribbon bar.gif
Studi militariScuola allievi ufficiali, Firenze
Altre carichePolitico
"fonti nel corpo del testo"
voci di militari presenti su Wikipedia

Mohammed Siad Barre (in somalo: Maxamed Siyaad Barre; in arabo: محمد سياد بري; Scilave, 6 ottobre 1919Lagos, 2 gennaio 1995) è stato un politico e generale somalo, presidente e dittatore[1][2] della Somalia dal 1969 al 1991. Parlava correntemente somalo, arabo, inglese e italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dagli inizi al colpo di Stato[modifica | modifica wikitesto]

Orfano di un pastore dell'Ogaden etiopico[3], senza alcuna istruzione scolastica, nel 1941 entra nel corpo di polizia territoriale della colonia italiana (Zaptié[4]). Negli anni cinquanta frequenta la Scuola allievi sottoufficiali Carabinieri di Firenze e, con il grado di sottotenente dei Carabinieri, fa ritorno in Somalia, dove presta servizio nell'Arma. Con l'indipendenza della Somalia (nel 1960), lascia la polizia per l'esercito, dove fa carriera fino a diventarne comandante in capo.

In occasione di addestramenti congiunti con ufficiali sovietici, ha modo di conoscere le teorie del marxismo e ne abbraccia gli ideali. Nel 1969 viene assassinato il presidente Abdirascid Ali Scermarke e la Somalia si trova sull'orlo della guerra civile. Già nel 1962 il Somaliland richiede a larga maggioranza l'indipendenza. Grazie a un colpo di Stato incruento da lui stesso architettato e portato a compimento, il 21 ottobre 1969 prende il potere, proclamando la Seconda Repubblica e decretando l'uguaglianza di tutti i cittadini, uomini e donne, in una società arcaica e maschilista[5]. Il presidente ad interim Mukhtar Mohamed Hussein viene deposto.

Regime autoritario[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente si presenta come un "tiranno illuminato": crea un sistema a partito unico[6], instaura un sistema di gratuità delle cure mediche e di istruzione scolastica, rendendo obbligatorio l'insegnamento della lingua somala. Questo crea un senso di unità nazionale, ma costituisce un problema di comunicazione per le nuove generazioni, che necessitano di una terminologia scientifica e commerciale. Molte tribù nomadi acquisiscono una residenza stabile, la maggior parte si inurba nei dintorni di Mogadiscio.

Barre istituisce il 10 gennaio 1970 il Servizio di sicurezza nazionale, i primi servizi segreti della Somalia, creati sul modello del KGB sovietico e rivelatisi un efficace strumento di spionaggio all'estero e controllo del paese[7]. Nel 1976 fonda il Partito Socialista Rivoluzionario Somalo. In seguito, si indirizza verso una politica sempre più autoritaria e verso un culto esasperato della personalità. Cercò in ogni modo di reprimere il dissenso interno, come con l'ex-ministro Mohamed Aden Sheikh, incarcerato per due volte a Labatan Girow senza prove.

Alleanze internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli anni della guerra fredda, sia gli Stati Uniti sia l'Unione Sovietica si interessarono alla Somalia, data la sua posizione strategica all'ingresso del Mar Rosso[8][9][10].

Siad Barre creò un'intesa con quest'ultima, ma il patto si ruppe nel 1977, quando la Somalia ingaggiò un conflitto con l'Etiopia per il controllo dell'Ogaden. Gli USA rientrarono allora in scena e sostennero la Somalia con circa 100 milioni di dollari di aiuti economici e militari. Nell'ottobre del 1977 un commando palestinese, con l'aiuto della RAF tedesca, dirottò un aereo della Lufthansa partito da Palma di Maiorca facendolo atterrare a Mogadiscio. Il cancelliere tedesco Helmut Schmidt si trovò a dover negoziare con Siad Barre per far sì che la squadra anti-terrorismo GSG-9 intervenisse sull'aeroporto per liberare gli ostaggi.

Barre incontra Hailé Selassié

Verso la fine degli anni ottanta, a causa di una rapida perdita di consensi, si rafforzò l'opposizione interna e Siad Barre assunse comportamenti sempre più deliranti. Mantenne comunque un ottimo rapporto diplomatico con l'Italia, tanto che nel 1985 il presidente del Consiglio Bettino Craxi - dopo una vista ufficiale nello Stato africano - firmò un accordo col quale concesse al governo di Mogadiscio la cifra record di 550 miliardi di lire dell'epoca[11]. Per i suoi buoni rapporti col leader del garofano (nominò anche suo cognato Paolo Pillitteri console onorario della Somalia a Milano), Barre definì il suo Paese "la ventunesima regione d'Italia"[12].

Incidente d'auto[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 maggio 1986, Barre fu coinvolto in un incidente automobilistico vicino a Mogadiscio nel quale rischiò la vita e che gli produsse molte ferite gravi; durante un forte temporale, l'auto su cui viaggiava tamponò violentemente un autobus[13]. In un ospedale saudita venne curato, per diversi mesi, dalle ferite alla testa, dalle costole rotte e dallo shock[14][15] Il vicepresidente dell'epoca, il tenente generale Mohamed Ali Samatar, durante la degenza di Barre servì come Capo di Stato de facto. Sebbene Barre fosse riuscito a recuperare abbastanza per presentarsi come candidato-unico alle elezioni presidenziali del 23 dicembre 1986, alla fine del settennato, la sua debole salute e la sua età avanzata produssero delle speculazioni su chi sarebbe stato il suo successore al potere. Tra i possibili contendenti figurava il generale Ahmed Suleiman Abdile (nonché genero di Barre), all'epoca Ministro dell'Interno, in aggiunta al generale Muhammad Ali Samatar.[16]

Ribellione interna e caduta[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni presidenziali del 1986, indette al fine di legittimare un potere ormai in crisi, si svolsero senza sfidanti, in forma plebiscitaria. Nel luglio del 1990, in occasione di una partita di calcio allo stadio della Capitale, Barre fece aprire il fuoco sugli spettatori perché questi avevano manifestato rumorosamente il loro dissenso verso il dittatore[17]. Nel nord del paese si sviluppò un movimento di liberazione somalo, grazie anche ai finanziamenti dell'Etiopia. La repressione fu spietata e Barre fece strage di civili (più di 50 000 morti fra il 1988 e il 1990, uno dei conflitti più sanguinosi della storia dell'Africa)[18]. Fece intervenire anche l'aviazione per bombardare la città di Hargheisa nel gennaio 1991[19].

Il conflitto degenera rapidamente in una sanguinosa guerra civile. Il 26 gennaio del 1991 Siad Barre viene destituito e ripara nel sud ovest del paese, in una regione controllata da suo genero Mohamed Said Hersi[20]. Da lì tenta due volte di riprendere il potere su Mogadiscio, ma il generale Aidid ne decreta l'esilio nel maggio del 1992. Ripara allora su Nairobi, ma la levata di scudi dell'opposizione al governo keniota inducono Barre a trasferirsi dopo due sole settimane a Lagos in Nigeria. Malgrado i suoi fedeli lo spingano a riprendere il potere, Barre rifiuta da allora di svolgere qualsiasi ruolo politico, affermando – con molta preveggenza – che la Somalia non sarebbe più ritornata governabile.

In Nigeria morirà per una crisi cardiaca il 2 gennaio del 1995[21]: i resti verranno inumati in Somalia nella sua città natale.

La Somalia dopo Siad Barre[modifica | modifica wikitesto]

Dalla caduta di Siad Barre, in Somalia vi sono stati 14 tentativi di ristabilire un governo efficace, ma a tutt'oggi non è stato raggiunto un accordo nelle conferenze di pace e non si è affermato nessun leader nazionale capace di creare una qualsiasi forma di governo.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze somale[modifica | modifica wikitesto]

Gran maestro dell'Ordine della stella di Somalia - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'Ordine della stella di Somalia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ George James "Somalia's Overthrown Dictator, Mohammed Siad Barre, Is Dead" New York Times (1/3/1995)
  2. ^ Immigration and Refugee Board of Canada "The Horn of Africa: Somalis in Djibouti, Ethiopia and Kenya" UNHCR (1/2/1991)
  3. ^ SIAD BARRE, MOHAMMAD, Dizionario di Storia Moderna e Contemporanea
  4. ^ President Siad Barre life (Tedesco) Archiviato il 27 luglio 2011 in Internet Archive.
  5. ^ Hussein Mohamed Adam, Richard Ford, Mending rips in the sky: options for Somali communities in the 21st century, Red Sea Press, 1997, pp. 226, ISBN 1-56902-073-6.
  6. ^ Helen C. (ed.) Metz, Coup d'Etat, in Somalia: A Country Study, Washington, D.C., Library of Congress, 1992. URL consultato il 21 ottobre 2009..
  7. ^ Peter John de la Fosse Wiles, The New Communist Third World: an essay in political economy, (Taylor & Francis: 1982), p.279
  8. ^ The 1994 national census was delayed in the Somali Region until 1997. FDRE States: Basic Information - Somalia Archiviato il 22 maggio 2005 in Internet Archive., Population (accessed 12 March 2006)
  9. ^ Francis Vallat, First report on succession of states in respect of treaties: International Law Commission twenty-sixth session 6 May-26 July 1974, (United Nations: 1974), p.20
  10. ^ Africa Watch Committee, Kenya: Taking Liberties, (Yale University Press: 1991), p.269
  11. ^ Craxi ha firmato l'accordo 550 miliardi alla Somalia, La Repubblica, 24 settembre 1985
  12. ^ Addio Barre, ras delle tangenti, Corriere della Sera, 3 gennaio 1995
  13. ^ World of Information (Firm), Africa review, (World of Information: 1987), p.213.
  14. ^ Arthur S. Banks, Thomas C. Muller, William Overstreet, Political Handbook of the World 2008, (CQ Press: 2008), p.1198.
  15. ^ National Academy of Sciences (U.S.). Committee on Human Rights, Institute of Medicine (U.S.). Committee on Health and Human Rights, Scientists and human rights in Somalia: report of a delegation, (National Academies: 1988), p.9.
  16. ^ Arthur S. Banks, Thomas C. Muller, William Overstreet, Political Handbook of the World 2008, (CQ Press: 2008), p.1198.
  17. ^ archivio.repubblica Strage di Mogadiscio oltre sessante i morti
  18. ^ New People Media Centre, New people, Issues 94–105, (New People Media Centre: Comboni Missionaries, 2005).
  19. ^ archivio.repubblica Ad Hargheisa "città martire" la vita riprende tra le macerie
  20. ^ Nina J. Fitzgerald, Somalia: issues, history, and bibliography, (Nova Publishers: 2002), p. 25.
  21. ^ Siad Barre ‹ʃi-àd ...›, Moḥammed, Enciclopedia Treccani

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Harvey Glickman, Political Leaders of Contemporary Africa South of the Sahara, Westport (Connecticut), Greenwood Press, 2002, ISBN 0-313-26781-2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN77621303 · ISNI (EN0000 0000 5340 6099 · LCCN (ENn80133203 · GND (DE119111217 · BNF (FRcb170752590 (data)
Biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie