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Hailé Selassié

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Hailé Selassié
Haile Selassie in full dress.jpg
Imperatore d'Etiopia
Stemma
In carica 2 novembre 1930 - 5 maggio 1936 e 12 settembre 1941 - 12 settembre 1974
Predecessore Zauditù
Altri titoli Leone conquistatore della tribù di Giuda, signore dei signori, re dei re, luce del mondo, eletto di Dio, difensore della fede
Nascita Egersa Goro, 23 luglio 1892
Morte Addis Abeba, 27 agosto 1975
Sepoltura cattedrale della Santissima Trinità (Addis Abeba)
Dinastia Salomonide
Padre Ras Mäkonnen Wäldä-Mika'él Guddisa
Madre Woizero Yeshimebet Ali Abba Jifar
Consorte Menen Asfaw
Figli Principessa Romanework
Principessa Tenagnework
Asfaw Wossen
Principessa Zenebework
Principessa Tsehai
Principe Makonnen
Principe Sahle Selassie
Religione Chiesa ortodossa etiope
Hailé Selassié

Presidente dell'Organizzazione dell'Unità Africana
Durata mandato 5 novembre 1966 –
11 settembre 1967
Predecessore Joseph Arthur Ankrah
Successore Mobutu Sese Seko

Durata mandato 25 maggio 1963 –
17 luglio 1964
Predecessore -
Successore Gamal Abd el-Nasser

Hailé Selassié (ge'ez: ኃይለ፡ ሥላሴ, "Potenza della Trinità"), al secolo Tafari Makonnen Woldemikael (Egersa Goro, 23 luglio 1892Addis Abeba, 27 agosto 1975) è stato negus neghesti e ultimo imperatore d'Etiopia dal 1930 al 1936, e dal 1941 al 1974. Era l'erede della Dinastia Salomonide, che secondo la tradizione ebbe origine dal re Salomone e dalla regina di Saba. Quando l'Impero d'Etiopia fu invaso e conquistato dall'Italia fascista nel 1936, scelse l'esilio volontario, fino al 1941, quando il Regno Unito conquistò l'Africa Orientale Italiana e riconsegnò il trono al negus. Verrà nuovamente detronizzato nel 1974, quando Menghistu Hailè Mariàm rovesciò l'impero e trasformò l'Etiopia in uno Stato socialista.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Hailé Selassié sulla copertina del TIME del 3 novembre 1930.

Secondo la tradizione etiope ras Tafarì Maconnèn, incoronato imperatore col nuovo nome di Hailé Selassié I, è il duecentoventicinquesimo discendente della dinastia Salomonide, attraverso la linea di David, appartenente alla Tribù di Giuda.

Nell'antico testo sacro etiope Kebra Nagast ("Gloria dei re"), la Regina di Saba (ovvero d'Etiopia) chiamata Machedà incontrò re Salomone (evento descritto anche nella Bibbia, 1 Re 10; 2 Cr 9), ed ebbero assieme un figlio, il primogenito, incoronato re col titolo di Menelik I. Da questo sovrano, attraverso 224 generazioni discenderebbe Hailé Selassié. Secondo la tradizione etiope, seguendo la linea monarchica di discendenza diretta, il duecentoventicinquesimo erede del trono è l'ultimo re dei re.

Figlio di ras Maconnèn Uoldemicaèl e cugino del negus Menelik II d'Etiopia, Hailé Selassié cresce tra la corte imperiale e quella paterna, diventando amministratore e governatorato di Harar all'età di 13 anni. Inoltre, dall'età di 6 anni, ricevette una educazione mista, sia da parte del clero copto, che da un missionario gesuita francese, imparando a padroneggiare bene diverse lingue straniere (in particolare il francese e l'arabo). Divenne anche un lettore compulsivo, dagli ampi interessi. Nel 1906 si sposa con Menen Asfaw.

Inizialmente è considerato come il possibile successore di suo cugino Menelik, ma il trono va al presunto musulmano ligg Iasù V. (la conversione all'islam di Iasù fu sempre negata però dall'interessato, che ha accusato l'imperatrice Zauditù di aver ordito una congiura ai suoi danni usando come scusa le origini islamiche della sua famiglai). Selassié, nel 1916, partecipa ad un colpo di stato, ordito con il pretesto di impedire ad un mussulmano di regnare sul cristianissimo regno di Etiopia, e lo fa deporre, diventando reggente durante il regno dell'imperatrice Zauditù. Il colpo ebbe l'appoggio entusiasta di Francia, Italia e Regno Unito, perché, durante la grande guerra, Iasù aveva dimostrato diversi contatti con l'Austria Ungheria e la Turchia; ma fu ben accolto anche dalla popolazione, poiché il precedente imperatore aveva una fama di persona incline alla crudeltà ed ad una vita di eccessi sessuali, ben poco consona con la tradizione delle élite aristocratiche etiopiche. Il successo del colpo di stato ad Asmara fece riscontro ad una guerra nelle campagne, particolarmente acuta nel 1916-1917, ma che continuò, con alti e bassi, fino al 1924.

Durante la reggenza promuove la modernizzazione del Paese e nel 1923 ottiene l'ingresso dell'Etiopia nella Società delle Nazioni, primo Paese africano a farne parte. Nel 1924 è in visita ufficiale in Italia e in Vaticano, oltre che in diversi altri paesi europei (Francia, Svezia e Gran Bretagna gli tributeranno grandi onori). Viene dapprima incoronato negus neghesti (re dei re) nel 1928 e, alla morte dell'imperatrice, diventa imperatore il 2 novembre 1930 assumendo il nome di Hailé Selassié, che significa "Potenza della Trinità". Nel 1930 vara la prima costituzione etiopica (che stabilisce per l'imperatore ampissimi poteri, ma si ispira per molti versi alla costituzione giapponese del 1889) nel 1931 crea un primo senato di notabili e successivamente fonda l'Università di Addis Abeba. Tutto il pediodo tra il 1916 e il 1930 venne utilizzato per modernizzare il paese in senso accentratore e occidentalizzante, anche se con grandissima cautela (per evitare le rotture con l'aristocrazia e il clero tradizionalisti), cercando di sostituire il fedualesimo e il sistema schiavista in vigore con una forma più moderna e liberale di governo, oltre ad adeguare il sistema economico all'industrializzazione. I risultati (soprattutto economici), anche per la scarsità di capitali, non furono esaltanti, ma l'amministrazione pubblica nel 1930 era decisamente più efficente, scelta anche in base al merito e non solo alla nascita, e dotata di funzionari e diplomatici di riprovata capacità e cultura. Inoltre la situazione internazionale del regno era enormemente migliorata, ed erano state in buona parte rintuzzate le mire imperialistiche della Gran Bretagna sulla regione del lago Tana. Più tesa era la situazione con l'Italia fascista, che non vedeva affatto di buon occhio la modernizzazione dell'Etiopia, cercava di ostacolarla finanziando le cogiure ed i maneggi della grande aristocrazia feudale e, nel 1930, provò anche a favorire l'evasione di Iasù (presto ricondotto in carcere). Ottimi, anche in chiave anti-italiana, erano invece i rapporti con la Francia, specie negli anni '20, che non valsero però a far ottenere all'Etiopia l'agognato sbocco al mare. Dopo il 1930 il programma di modernizzazione del paese dovette, visto che lo spionaggio etiopico confermava la presenza in Italia di un fortissimo partito della guerra e di imponenti opere di preparazione all'invasione, concentrarsi sul riarmo e la modernizzazione dell'esercito (anche con la creazione di un'accademia militare, e con l'importazione di numerosi consiglieri militari dal Belgio, uniti ad alcuni esuli russi bianchi che si erano stabiliti nell'impero), che da quel momento in avanti divenne la principale voce di spesa per lo stato. Venne anche fondata una piccola aviazione, che però rimase embrionale e priva di capacità militari reali.

Uno dei problemi emersi negli anni '20 era quello della scarsità di entrate certe per lo stato, unito alla debolezza della riserve di valuta straniera forte, per questo la tassazione venne più volte alzata, ad un livello così elevato che creò anche alcune rivolte, ben domate però dal rinnovato esercito etiopico, e da un corpo di polizia occidentalizzato e addestrato da funzionari fatti venire apposta dalla Svizzera.

L'abolizione della schiavitù fu più volte tentata, e più volte rimandata, furono però abolite la tratta e la compravendita degli schiavi, promulgate norme per favorire il concetto di "ventre libero" (ovvero il figlio di uno schiavo non sarebbe stato schiavo) e per rendere conveniente la liberazione degli schiavi nel diritto ereditario. Il numero di schiavi si ridusse così lentamente, da circa 6-700.000 a quasi 500.000 nel 1932, in un processo graduale che avrebbe dovuto comportare, nelle intenzioni dell'imperatore, alla completa sopressione di questa pratica entro il 1940. Come in tutte le opere di modernizzazione di Selassié si verificò anche in questo la sua abituale pridenza, volta a far uscire il suo paese dalla dimensione "medioevale" senza rotture o traumi, come invece faceva in quegli anni Ataturk, puntando di più sull'educazione e la modernizzazione delle coscienze, limitando gli interventi dall'alto al mantenimento di un rigido ordine pubblico e alla sopressione delle rivolte centripete.

L'imperatore era famoso anche per il suo carattere tranquillo e paziente, per la sua capacità di gestire le congiure di corte in modo indolore, sopravvivendo a qualunque avversità, per l'amore verso la cultura, sia tradizionale che occidentale, la passione per i cani, le ottime capacità propagandistiche, l'attenzione verso la stampa e i media, il gusto per lo sfarzo del cerimoniale di corte (da lui reso più "occidentale").

Il conflitto con l'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'incidente di Ual Ual e l'inizio della crisi diplomatica con l'Italia, si reca spesso alle conferenze della Società delle Nazioni per perorare la causa etiope: è del 2 gennaio 1935 il suo più preoccupato intervento per la tutela dei confini abissini. Il 2 ottobre 1935 Mussolini annuncia la guerra contro l'Etiopia; il giorno seguente Hailé Selassié I chiama a raccolta i suoi soldati con parole dure e toccanti mentre il 19 ottobre consiglia al comandante militare ras Cassa Darghiè di utilizzare la tattica della guerriglia e di puntare molto sulla contraerea. Nel frattempo, il 18 novembre il'Italia è colpita dalle sanzioni economiche (sanzioni economiche all'Italia fascista), approvate da 50 stati appartenenti alla Società delle Nazioni, con il solo voto contrario dell'Italia e l'astensione di Austria, Ungheria e Albania[1]

Dopo gli iniziali successi italiani, in dicembre prova a ribaltare la situazione lanciando l'offensiva di Natale, che però si esaurisce nel gennaio 1936 senza ottenere risultati di rilievo. Qualche settimana dopo la sconfitta di ras Immirù, Selassié raduna la propria guardia imperiale e muove verso nord, incontro all'esercito italiano. Le due armate si scontrano nella conca di Mai Ceu. All'alba del 31 marzo gli abissini attaccarono gli alpini ma vengono bloccati e infine respinti. La battaglia termina con gravi perdite in entrambi gli schieramenti ma era chiaro che per Hailé Selassié si trattasse di una grave sconfitta: a conferma di ciò egli ordinò la ritirata verso Dessiè. Badoglio valutò le perdie etiopiche in circa 8.000 caduti (in parte durante il successivo inseguimento, in cui si distinse particolarmente la Regia Areonautica, con bombardamenti convenzionali, mitragliamenti ed attacchi con l'Iprite), mentre quelle italiane ammontavano a 68 ufficiali, 332 soldati nazionali e 873 ascari eritrei.

Quella di Mai Ceu fu l'ultima grande battaglia in cui un imperatore in carica condusse e guidò di prima persona il suo esercito, mentre nei giorni precedenti (il 15 febbraio 1935) Hailé Selassié fu il primo (e unico) imperatore ad abbattere un aereo (manvrando un cannoncino contraereo Oerlikon da 20 mm) cfr. Angelo del Boca, Il negus, Laterza, Bari, 1995-2007, pp. 143. In verità Selassiè condusse di persona il suo esercito in altre occasioni, sia in precedenza (come ad Anchem, contro i partigiani del precedente imperatore e contro alcuni ribelli), sia in seguito durante le operazioni di riconquista dell'Etiopia nella seconda guerra mondiale, non ebbe però la fama di grande guerriero, come i suoi avi (in particolare Menelik e Jhoannes IV) perché non vinse mai una battaglia risolutiva contro gli invasori o i colonialisti stranieri, anche se dimostrò spesso grande coraggio personale e fermezza morale.

La difesa di Adiss Abeba e del sud del paese si presentava allora molto critica, anche perché il grosso dell'esercito etiopico era stato colpito duramente, soprattutto dall'aviazione e dall'artiglieria italiana, con l'uso di gas (Iprite, Mostarda e Foxgene) contro cui gli etiopi non potevano opporre che alcune centinaia di vecchie maschere anti gas, per altro non sempre funzionanti. si decise di non difendere la capitale e di far fuggire l'imperatore dal paese anche per timore di vedre al città completamente distrutta dall'aviazione.

Poco prima del termine della conquista italiana Hailé Selassié sceglie l'esilio volontario dal suo Paese e si reca a Bath, in Gran Bretagna, dopo essere stato per qualche giorno a Gerusalemme. Quando, il 12 maggio, la Società delle Nazioni gli concesse la possibilità di tenere un discorso all'assemblea, l'Italia ritirò la propria delegazione.[2] L'Imperatore etiopico, nel suo discorso tenuto in amarico (nonostante conoscesse il francese) denunciò l'uso da parte dell'esercito italiano di armi chimiche contro la popolazione etiope[3]:

« […] È mio dovere informare i governi riuniti a Ginevra, in quanto responsabili della vita di milioni di uomini, donne e bambini, del mortale pericolo che li minaccia descrivendo il destino che ha colpito l'Etiopia. Il governo italiano non ha fatto la guerra soltanto contro i combattenti: esso ha attaccato soprattutto popolazioni molto lontane dal fronte, al fine di sterminarle e di terrorizzarle. […] Sugli aeroplani vennero installati degli irroratori, che potessero spargere su vasti territori una fine e mortale pioggia. Stormi di nove, quindici, diciotto aeroplani si susseguivano in modo che la nebbia che usciva da essi formasse un lenzuolo continuo. Fu così che, dalla fine di gennaio del 1936, soldati, donne, bambini, armenti, fiumi, laghi e campi furono irrorati di questa mortale pioggia. Al fine di sterminare sistematicamente tutte le creature viventi, per avere la completa sicurezza di avvelenare le acque e i pascoli, il Comando italiano fece passare i suoi aerei più e più volte. Questo fu il principale metodo di guerra. […] A parte il Regno di Dio, non c'è sulla terra nazione che sia superiore alle altre. Se un governo forte acquista consapevolezza che esso può distruggere impunemente un popolo debole, quest'ultimo ha il diritto in quel momento di appellarsi alla Lega delle Nazioni per ottenere il giudizio in piena libertà. Dio e la storia ricorderanno il vostro giudizio. […] »
(Estratto del discorso di Hailé Selassié alla Società delle Nazioni, 30 giugno 1936[4].)
Soldati etiopi (Arbegnoch) ad Addis Abeba, armati con armi confiscate agli italiani, che ascoltano il proclama che annuncia il ritorno nella capitale dell'imperatore Haile Selassie (maggio 1941)

Il ritorno in patria e il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Hailé Selassié nel 1941 con l'Abuna della chiesa Chiesa ortodossa etiope Gabre Guirguis.

L'Etiopia non fu mai completamente pacificata dalla conquista italiana, bande armate di partigiani dell'imperatore, e gruppi legati sia a movimenti locali (anche repubblicani o legati alla minoranza tigrina) o aristocratici condussero una guerriglia continua, con successi temporanei ed insuccessi. Alla resistenza etiopica risposero feroci repressioni e fucilazioni di massa, oltre all'uso dei gas asfosianti. Secondo i dati ufficiali presentati dal governo etiopico nel 1945 (Cfr. Del Boca, op. cit. p. 205) nel corso dell'invasione e della "pacificazione" erano deceduti 275.000 tra civili e soldati durante le campagne del 1935-1936, a cui vanno aggiunti 75.000 resistenti uccisi in azione tra il 1936 e il 1941, 17.800 civili erano periti nello stesso periodo prevalentemente vittime di bombardamenti aerei e d'artiglieria (anche con i gas, soprattutto nel triennio 1936-1939), 30.000 civili erano stati passati per le armi (soprattutto dopo l'attentato falliti al governatore Graziani, che ordinò massiccie rappresaglie anche contro il clero copto), 24.000 prigionieri erano stati fucilati e 35.000 erano morti in prigionia (inclusi membri della famiglia imepriale, dell'alta aristocrazia e dell'intelighenzia nazionale, deportati in Eritrea, Libia ed Italia), infine le precarie codnizioni economiche causate dalla guerra, che avevano comportato migrazioni forzate, flussi di profughi, diffusione di malattie e carestie, erano morti principlamente per fame e dissenteria circa 300.000 persone, svuotando di fatto diversi villaggi. Inoltre vi erano state delle perdite considerevoli anche tra i gruppi etnici (come i Galla) e gli aristocratici che avevano scelto di appoggiare il colonialismo italiano e di assumere posizioni collaborazioniste. Il contributo dell'imperatore alla guerra di guerriglia fu scostante e ostacolato dal governo britannico, intenzionato a chiudere la pagina delle sanzioni e a recuperare in chiave antitedesca l'Italia. Dopo il 1938 però l'imperatore iniziò a riorganizzare i propri seguaci nel paese e a preparare il suo ritorno, cercando di tenere un disagevole contatto dall'esilio con il movimento di resistenza.

Hailé Selassié.

Selassié fece ritorno in patria il 20 gennaio del 1941, contribunedo alla sconfitta dell'Italia fascista e caduta dell'Africa Orientale Italiana per mano britannica, con la collaborazione della resistenza etiope guidata dal gruppo Arbegnoch o Black Lions[senza fonte] [5]. In particolare l'imperatore riuscì a convincere il governo britannico ad inviarlo in Sudan (via aerea con tappa a Malta) per partecipare all'invasione del fronte sud (che i britannici consideravano il meno importante) della colonia, alla guida della Gideon Force, guidata dal maggiore britannico Orde Charles Wingate e formata da truppe britanniche, sudanesi e da due battaglioni della ricostituita guardia imperiale abissina. I rapporti tra l'imperatore e Wingate furono franchi e cordiali, molto più tesi quelli con il governo britannico, che voleva sostituirsi agli italiani nella gestione dell'Africa Orientale.

Gli appelli dell'imperatore, sia prima del suo rientro in patria, sia durante la campagnia, riuscirono a favorire alcune sollevazioni popolari contro gli italiani, ricompattarono in senso monarchico il movimento di guerriglia, costrinsero diversi aristocratici collaborazionisti (come ras Sejum Mangascià, Chebbedé Mangascià, Ghettaciù Abate e il degiac Ajaleu Burrù) a riconsiderare le loro posizioni ed ad abbandonare l'appoggio al governo coloniale. Particolaremente significativo fu il decreto di San Michele, rilasciato il 20 gennaio 1941 contestualmente all'ingresso in territorio etiopico dell'imperatore, in cui veniva concessa l'amnistia a tutti gli etiopici che avevano collaborato con gli italiani, e si faceva appello alla popolazione perché, malgrado i numerosi lutti si agisse con cavalleria e rispetto verso i prigionieri italiani: "Io (Sallasié) vi raccomando di accogliere in maniera conveniente e di prendere in custodia tutti gli italiani che si arrenderanno, con o senza armi. Non rinfacciate loro le atrocità che hanno fatto subire al nostro popolo. Mostrate loro che siete dei soldati che possiedono il senso dell'onore ed un cuore umano. Vi raccomando particolarmente di rispettare la vita dei bambini, delle donne e del vecchi. Non saccheggiate i beni altrui anche se appartengono al nemico. Non incendiate le case." Questo proclama servì per attenuare le vendette in corso, e fu rispettato dalle truppe agli ordini diretti dell'imperatore e dalla resistenza popolare monarchica (con relativamente poche eccezioni), anche perché l'intento dell'imperatore era conservarre tutte le strutture e i quadri dirigenti portati dal colonialismo italiano e utilizzarli nella gestione del potere imperiale per la ricostruzione del paese, anche in sostituzione di quanto faticosamente aveva costruito tra il 1916 e il 1936, ed era andato distrutto durante la guerra.

La Gideon Force proseguì la sua offensiva da sud-ovest rapidamente, anche perché gli italiani concentravano la maggior parte dei loro presidi nello Scioà e contro le truppe anglo-indiane in Eritrea e anglo-sudafricane in Somalia. Un primo contatto con il nemico, in ritirata, avveniva il 6 marzo sulle rive del fiume Bir, contro le truppe del colonello Natale, che riuscì ad arrestare la carica del II battaglione della guardia imperiale, questa scaramuccia sanguinosa (per entrambi) fu una vittoria tattica italiana, ma strategica etiopica, visto che il Regio Esercito, conscio delle difficoltà dell'impresa e della presenza di reparti regolari ed irregolari, dovette ritirarsi rapidamente verso Debrà Marcos, abbandonando la resistenza sulla linea del Bir e, subito dopo, anche quella dei forti di Dembaccià. La ritirata prosegui: Debrà Marcos veniva abbandonata ai collaborazionisti di Ras Hailù, che si arrendevano immediatamente (con promessa di perdono) alle truppe anglo-etiopiche dalla Gideon Force il 4 aprile 1941, era il primo capoluogo di provincia a tornare nelle mani dell'imperatore. Rinforzati dall'arrivo di numerosi guerriglieri i 3.000 uomini della Gideon Force originaria marciavano verso la capitale, mentre altri reparti regolari etiopici sconfiggevano i presidi italiani rimasti a Mota nel Goggiam, e inseguivano il generale Maravetano che era costretto alla resa con 10.000 uomini (per lo più coloniali) nella piana di Agibar, senza riuscire a congiungersi con Amedeo di Savoia sull'Amba Alagi.

Rientra trionfalmente ad Addis Abeba, il 5 maggio 1941, a 5 anni esatti dall'occupazione italiana, riassumendo ufficialmente il titolo di imperatore. Anche in questa occasione si verificò l'atteggiamento cavalleresco dell'imperatore verso i civili italiani (circa 35.000) concentrati nella capitale, furono impedite rappresaglie e vendette, fu emanato un editto di perdono, in cui tra l'altro si diceva: "Poiché oggi è un giorno di felicità per tutti noi, dal momento che abbiamo battuto il nemico, rallegriamoci dello spirito di Cristo. Non ripagate dunque il male con il male. (...) Prenderemo le armi al nemico e lo lasceremo andare a casa per la stessa via dalla quale è venuto" (cfr. Angelo del Boca, op cit., p. 201).

Nel dopoguerra Hailé Selassié I continua nella sua opera di modernizzazione del Paese, sopprimendo il potere dell'aristocrazia terriera, riformando l'esercito e promulgando la seconda Costituzione nel 1955. Il programma riformista di Selassié dopo la guerra risultò, però, in parte contraddittorio. Da un lato il sovrano continuò ad accentrare il potere e rinforzare il potere centrale dello stato, sopprimendo le forze centrifughe dell'Etiopia e della sua riottosa nobiltà, proibendo gli eserciti privati, pacificando i confini e le popolazioni locali, avviando una massiccia opera di alfabetizzazione di base, diffondendo l'istruzione superiore; già nel 1942 riorganizzò il paese in 12 province e il distretto di Adis Abeba, con governatori di nomina imperiale e burocratica, invece che feudale ed ereditaria. Dall'altro rimase un sovrano accentratore, monocratico, aprì i ruoli di governo per merito e non per nascita, ma agli aristocratici tradizionalisti sostituì un'aristocrazia di fedelissimi, in cui il merito era costituito, generalmente, dalla fedeltà alla causa monarchica ed alla figura del sovrano, più che dall'onestà e dall'abilità, inoltre, ridotto il peso politico delle vecchie aristocrazie e del clero, non né attaccò con uguale forza i privilegi economici, riducendo lentamente il peso della servitù della gleba (fino ad eliminarla del tutto, ma con un gradualismo ventennale), non attaccando minimamente i latifondi e praticando dosi omoepatiche di riforma agraria. Il personale politico, tolta la diplomazia (di altissimo livello) e il grosso delle forze armate (le più efficienti dopo quelle Sud Africane ed Egiziane dell'intero continente), tendeva ad essere piuttosto corrotto ed inefficiente, mentre i giovani riformatori venivano sovente limitati o cacciati dalla burocrazia più tradizionalista. Inoltre la seconda costituzione etiopica, sia pure più liberale della precedente, rimaneva una costituzione autocratica, il modello non era più quella imperiale giapponese del 1889 o quella prussiana, ma il potere imperiale rimaneva altissimo e la maggior parte delle aperture democratiche previste inizialmente (libertà sindacali, civili, multipartitismo ecc.) furono cassate prima ancora della promulgazione per l'ostilità dei nobili e della chiesa, con cui Selassié voleva evitare la rottura.

Questo cauto riformismo, che riusciva in effetti a far progredire il paese senza però soddisfare le aspirazioni dei suoi intellettuali, iniziò a creare dei problemi al sovrano. Se fino al 1941 tutte le congiure e le insurrezioni che Selassié aveva dovuto affrontare erano di segno reazionario (sovente finanziate dal governo fascista per destabilizzare l'impero), dopo tale data il governo conobbe delle crisi laceranti con la sua intelighenzjia, e diversi piani di rivoluzione o congiure di palazzo (come il tentato golpe del 1960) "di sinistra" o comunque portati avanti dalle opposizioni democratiche, progressiste, socialiste e/o comuniste, o da altre forze che talvolta erano schiettamente repubblicane o chiedevano una monarchia costituzionale di tipo britannico.

Più indiscutibili furono invece i successi in campo internazionale, negli anni '40 la Gran Bretagna cercò, fallendo, di mettere sotto tutela l'Etiopia, e l'Italia dovette rassegnarsi a cedere all'impero anche l'Eritrea, che divenne (con una propria costituzione) un regno unito dinasticamente all'Etiopia, garantendo all'impero lo sbocco al mare. la federazione con l'Eritrea giunse dopo un voto ONU nel 1950, (46 si, 10 no, 1 astensione, l'Italia fece campagna per il no), e si formalizzò definitivamente con la ritirata dei britannici nel 1952. Tra il 1941 e il 1952 l'Etiopia aveva costituito all'interno dell'Eritrea un partito unionista (opposto a quello indipendentista finanziato dall'Italia) e portato avanti una guerra per procura con circa 2000 guerriglieri. L'impero raggiunse dunque la sua massima estensione territoriale, non solo ma Selassié riuscì, con un abile gioco diplomatico ad impedire i progetti (Italiani e britannici) di costruire a sue spese (e a spese di Kenya e Gibuti) una grande Somalia, che avrebbe ridiscusso tutti i confini della regione. Inoltre l'Etiopia fu un membro fondatore delle Nazioni Unite, e riuscì a conquistare in tale ambito notevole visibilità e autorevolezza.

Inoltre cercò di non legarsi all'impero britannico, che pure tanto lo aveva aiutato nella guerra, mantenendo un governo indipendente, spesso anzi durante gli anni quaranta in forte frizione con le autorità coloniali britanniche. Per farlo cercò di riallacciare i rapporti con l'Italia democratica, e, nel 1953, si alleò militarmente ed economicamente, agli USA. Questa alleanza giovò sia dal punto di vista economico che da quello militare, permettendo all'Etiopia di ricevere numerosi aiuti (ed in pratica quasi gratuitamente una moderna aviazione e diverse unità navali). In cambio gli USA ottennero una grande base aereo-navale nel Mar Rosso.

Fu però un diplomatico troppo abile per unirsi all'America senza contropartite e senza mantenere la propria indipendenza, infatti, anche se solidamente inserito nel campo occidentale fu ben lungi dal diventare una marionetta americana, mantenne contatti diplomatici formali e proficui con l'URSS (anche a livello di accordi commerciali e prestiti agevolati), informali con la Cina e partecipò al movimento dei non allineati ed alle conferenza afro-asiatiche.

Hailé Selassié I assume particolare notorietà a livello internazionale quando l'Etiopia diventa guida dell'Organizzazione Unita Africana (OUA, oggi Unione Africana), ponendosi, tardivamente ma con forza, alla guida del movimento di decolonizzazione.

Più complessi furono i rapporti con l'Italia, i rapporti diplomatici furono ripresi nel 1951 (e regolari dal 1952), dopo che per molti anni l'Italia aveva sperato di ricevere ancora il mandato coloniale sull'Eritrea e aveva continuato a pensare ad un'espansione della colonia Somala verso l'interno. I rapporti furono complicati dalla scarsa simpatia che i partiti giunti al potere dopo la guerra (ed in particolare la DC) avevano per la sua persona, il risentimento verso Adua, ancora vivo nell'oppinione pubblica italiana, il senso di superiorità del colonizzatore. Selassiè al contrario voleva usare l'Italia per equilibrare il peso dei britannici nelle questioni dell'Africa Orientale, e mantenere quanto più possibile la presenza degli ex coloni italiani nell'impero, anche perché si erano inseriti particolarmente bene in alcuni settori economici fondamentali (trasporti, piccola industria alimentare, import-export, ingegneria, ecc.), tanto da favorire in diverse occasioni gli italiani, anche contro il parere dei gruppi più nazionalistici.

Il governo italiano, in cui il ministero delle colonie (attivo fino al 1961) e il personale burocratico legato all'esperienza coloniale avevano un peso enorme nelle questioni africane, fu particolarmente lento a cogliere la dimensione post-coloniale della storia etiopica, oltra a non voler riconoscere la realtà della sconfitta, sentita come umiliante, del colonialismo italiano. In particolare fu molto difficile applicare il trattato di pace tra le due potenze, pur firmato nel 1947, fu applicato da parte italiana solo dal 1956. Dei 25 milioni di dollari (cifra che Selassié aveva voluto tenere artificialmente bassa per non umiliare l'Italia, e che partiva da una valutazione iniziale superiore ai 185 milioni di sterline-oro) di danni di guerra ottenuti dall'Etiopia l'Italia ne pagò solo 16, e non con la definizione di "riparazioni ai danni di guerra" (come invece fatto nei cofnronti delle altre potenze vincitrici della seconda guerra mondiale), ma come "assistenza tecnica e finanziaria". Inoltre fu molto difficile, e fonte di grande irritazione per l'imperatore, ottenere la restituzione delle riserve auree della banca d'Etiopia (occupata nel 1936), del tesoro reale (incluse le corone e i gioielli della corona), della biblioteca privata della famiglia imperiale e dell'archivio diplomatico (cui Selassié teneva moltissimo), delle opere d'arte razziate (come la statua del lone di Giuda e l'obelisco di Axuam). Alcune di queste restituzioni avvennero ben dopo la morte di Selassié, pesando nei rapporti tra i due paesi per molti anni.

Per l'opinione pubblica italiana la guerra d'Etiopia si era conclusa nel 1936, con la vittoria italiana, e l'Etiopia non era un "vincitore" della seconda guerra mondiale, non alla pari degli altri, permanendo un certo razzismo che anzi era più forte nel mondo della politica e del governo. Per questo l'imperatore non fu mai invitato in Italia negli anni '50 e '60, malgrado abbia visitato buona parte dei paesi occidentali, e molti anche del blocco orientale, o presenziato spesso all'ONU.

Nel 1970 fu ospite in Italia del Presidente Giuseppe Saragat e in questa occasione incontrò importanti esponenti del mondo politico ed economico italiano. A Milano ebbe un incontro con Giordano Dell'Amore nel quale fu discusso un programma di assistenza tecnica sulla mobilitazione del risparmio per il finanziamento dell'edilizia abitativa in Etiopia. Erano presenti all'incontro il ministro delle finanze etiopi Mammo Tadesse e Arnaldo Mauri.

Negli ultimi anni della sua vita, Hailé Selassié diventa fortemente sospettoso verso i suoi più stretti collaboratori a causa dei tradimenti che si susseguono nei suoi confronti. Nel 1974 scoppia una dura rivolta dell'esercito, guidato da una giunta militare, il Derg facente capo a Menghistu Haile Mariam, che costringe Hailé Selassié ad operare numerose concessioni in favore delle forze armate. Una volta preso il potere, Menghistu Haile Mariam scatenerà una violenta persecuzione contro i rivali, conosciuta come "Terrore rosso" (Menghistu e il Derg erano di ideologia marxista). Hailé Selassié scomparirà il 27 agosto 1975 in circostanze mai chiarite.

Il culto di Hailé Selassié nel rastafarianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Hailé Selassié, nella cattedrale della SS. Trinità ad Addis Abeba

L'ultimo negus è considerato dagli aderenti al rastafarianesimo il nuovo Messia e la seconda incarnazione di Gesù. Il rastafarianesimo accetta tutti i dogmi del cristianesimo ortodosso etiope, il credo che il negus ha sempre praticato nella sua vita. È una delle religioni praticate soprattutto nelle isole caraibiche ed in particolare in Giamaica (dove comunque non arriva al 5% sul totale della popolazione) ed è famosa per essere stata veicolata nella musica reggae (e il suo maggior esponente, Bob Marley), l'uso della marijuana per uso medico e meditativo, i dreadlocks e l'uso dei colori della bandiera etiope (rosso, giallo, verde) nell'abbigliamento.

Tra i seguaci di questa religione, Hailé Selassié è considerato Gesù Cristo stesso ritornato in gloria per regnare con un Nome Nuovo, l'incarnazione di Jah, il Dio supremo, venuto sulla terra per liberare le nazioni dal male nazifascista ed in primis la popolazione nera, come profetizzato da Marcus Garvey. Il nome del movimento Rastafari deriva dal nome di battesimo dell'Imperatore Ras Tafarì, che in amarico significa "Capo da temere". Selassié concesse delle terre (le terre di Sciasciamanna) per il rimpatrio dei giamaicani Rastafari.

Considerato il Messia dalla religione Rastafari, Selassié rimase tuttavia sempre devoto alla Chiesa ortodossa etiopica, chiesa cristiana antichissima nella quale si identificarono diversi etiopici e rastafariani poiché essa considerava il Re dei re Hailé Selassié come il Leone di Giuda dell'Apocalisse (l'Etiopia fu una tra le prime monarchie ad adottare il Cristianesimo, monofisita e autocefala dal 1959, anno in cui il patriarca Basilio la sottrasse all'autorità del Patriarca copto di Alessandria d'Egitto).

Albero genealogico[modifica | modifica wikitesto]

Hailé Selassié Padre:
Ras Mäkonnen Wäldä-Mika'él Guddisa
Nonno paterno:
Dejazmach Wolde Mikael Gudessa
Bisnonno paterno:
Dejazmach Wolde Malakot Yamana Krestos
Trisavolo paterno:
?
Trisavola paterna:
?
Bisnonna paterna:
Woizero Kalama Worq
Trisavolo paterno:
?
Trisavola paterna:
?
Nonna paterna:
Principessa Tenagnework Sahle Selassie
Bisnonno paterno:
Meridazmach Sahle Selassie
Trisavolo paterno:
Meridazmach Wossen Seged
Trisavola paterna:
Woizero Zenebework
Bisnonna paterna:
Woizero Yimegnushal Ayele
Trisavolo paterno:
Bunigne
Trisavola paterna:
Etalemahu
Madre:
Woizero Yeshimebet Ali Abba Jifar
Nonno materno:
Dejazmach Ali Abba Jifar di Woreilu
Bisnonno materno:
?
Trisavolo materno:
?
Trisavola materna:
?
Bisnonna materna:
?
Trisavolo materno:
?
Trisavola materna:
?
Nonna materna:
Immabet-Hoy Walatta Ihata Giyorgis Yimeru
Bisnonno materno:
Ato Yimeru dell'etnia guraghé
Trisavolo materno:
?
Trisavola materna:
?
Bisnonna materna:
Woizero Araza-Aregai
Trisavolo materno:
?
Trisavola materna:
?

Onorificenze[6][modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze etiopi[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro e Cavaliere dell'Ordine di Salomone - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere dell'Ordine di Salomone
— 11 febbraio 1917
Gran Maestro dell'Ordine del Sigillo di Salomone - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del Sigillo di Salomone
Gran Maestro e Commendatore dell'Ordine della Stella d'Etiopia - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Commendatore dell'Ordine della Stella d'Etiopia
— 1909
Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Antonio - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Antonio
Medaglia di guerra di San Giorgio con due rami di palma - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di guerra di San Giorgio con due rami di palma
— 1941
Medaglia di guerra di Hailé Selassié con tre rami di palma - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di guerra di Hailé Selassié con tre rami di palma
— 1941
Medaglia militare di Menelik II in oro - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia militare di Menelik II in oro
Medaglia d'argento di Hailé Selassié per il servizio nazionale - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento di Hailé Selassié per il servizio nazionale
Medaglia al patriota con sei torce - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al patriota con sei torce
— 1944
Medaglia al patriota dell'interno - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al patriota dell'interno
— 1944
Medaglia al patriota rifugiato con quattro torce - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al patriota rifugiato con quattro torce
Stella della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Stella della vittoria
— 1944
Medaglia alla cultura di I classe - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia alla cultura di I classe
— 1959
Medaglia del giubileo del 1955 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia del giubileo del 1955
— 1955
Medaglia di Hailé Selassié per il servizio nazionale - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di Hailé Selassié per il servizio nazionale
— 1955
Medaglia d'Eritrea di I Classe - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Eritrea di I Classe
— 1952
Medaglia del giubileo del 1966 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia del giubileo del 1966
— 1966

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito dell'Alto Volta (Alto Volta) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito dell'Alto Volta (Alto Volta)
Membro di I Classe dell'Ordine del re Abd al-Aziz (Arabia Saudita) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine del re Abd al-Aziz (Arabia Saudita)
— 16 luglio 1957
Collare dell'Ordine del liberatore San Martín (Argentina) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine del liberatore San Martín (Argentina)
Grande stella dell'Ordine al merito della Repubblica austriaca (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria Grande stella dell'Ordine al merito della Repubblica austriaca (Austria)
— 1954
Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)
— 22 maggio 1924
Collare dell'Ordine della Verità (Birmania) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine della Verità (Birmania)
— 1958
Cavaliere Gran Croce dell'Ordine Nazionale del Condor delle Ande (Bolivia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere Gran Croce dell'Ordine Nazionale del Condor delle Ande (Bolivia)
Gran Collare dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile)
— 4 luglio 1958
immagine del nastrino non ancora presente Comandante dell'Ordine dello Scudo e delle Lance (Buganda)
— 17 giugno 1964
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Valore (Camerun) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Valore (Camerun)
Stella d'Oro dell'Ordine Militare del Leone Bianco (Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Stella d'Oro dell'Ordine Militare del Leone Bianco (Cecoslovacchia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine nazionale del Ciad (Ciad) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine nazionale del Ciad (Ciad)
Collare dell'Ordine al Merito (Cile) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine al Merito (Cile)
Medaglia di Servizio della Guerra di Corea (Corea del Sud) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di Servizio della Guerra di Corea (Corea del Sud)
— 1959
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale del Dahomey (Dahomey) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale del Dahomey (Dahomey)
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca)
— 21 novembre 1954[7]
Collare dell'Ordine del Nilo (Egitto) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine del Nilo (Egitto)
— 22 maggio 1963
Gran Collare dell'Ordine di Sikatuna (Filippine) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine di Sikatuna (Filippine)
— 1958
Comandante di Gran Croce con Collare dell'Ordine della Rosa bianca (Finlandia) - nastrino per uniforme ordinaria Comandante di Gran Croce con Collare dell'Ordine della Rosa bianca (Finlandia)
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
— 1918
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
— 16 maggio 1924
Médaille militaire (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Médaille militaire (Francia)
— 28 ottobre 1954
Croix de guerre 1939-1945 con palma (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Croix de guerre 1939-1945 con palma (Francia)
— 1945
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella equatoriale (Gabon) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella equatoriale (Gabon)
Compagno dell'Ordine della Stella del Ghana (Ghana) - nastrino per uniforme ordinaria Compagno dell'Ordine della Stella del Ghana (Ghana)
— 1970
Gran Cordone dell'Ordine del Crisantemo (Giappone) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine del Crisantemo (Giappone)
— 30 ottobre 1930
Collare dell'Ordine del Crisantemo (Giappone) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine del Crisantemo (Giappone)
— 19 novembre 1956
Collare dell'Ordine di Hussein ibn' Ali (Giordania) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Hussein ibn' Ali (Giordania)
— 1960
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale al Merito (Guinea) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale al Merito (Guinea)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale dell'Onore e del Merito (Haiti) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale dell'Onore e del Merito (Haiti)
— 24 aprile 1966
Gran Collare dell'Ordine dei Pahlavi (Impero d'Iran) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine dei Pahlavi (Impero d'Iran)
— 14 settembre 1964
Medaglia commemorativa per il 2500º anniversario dell'impero persiano (Impero d'Iran) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa per il 2500º anniversario dell'impero persiano (Impero d'Iran)
— 14 ottobre 1971[8][9]
Cavaliere di I Classe dell'Ordine della Stella di Adipurna (Indonesia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine della Stella di Adipurna (Indonesia)
— 1958
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia)
— 21 ottobre 1955[10]
Cavaliere di Gran Stella dell'Ordine della Grande Stella di Jugoslavia (Jugoslavia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Stella dell'Ordine della Grande Stella di Jugoslavia (Jugoslavia)
— 21 luglio 1954
Capo dell'Ordine del Cuore d'oro (Kenya) - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine del Cuore d'oro (Kenya)
— 1966
Membro di Classe Eccezionale dell'Ordine al Merito (Libano) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di Classe Eccezionale dell'Ordine al Merito (Libano)
— 15 aprile 1950
Gran Cordone dell'Ordine dei Pionieri della Liberia (Liberia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine dei Pionieri della Liberia (Liberia)
Cavaliere dell'Ordine del Leone d'oro di Nassau (Lussemburgo) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Leone d'oro di Nassau (Lussemburgo)
— 25 maggio 1924
Gran Cordone dell'Ordine Nazionale del Madagascar (Madagascar) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine Nazionale del Madagascar (Madagascar)
Gran Comandante dell'Ordine del Leone (Malawi) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Comandante dell'Ordine del Leone (Malawi)
Cavaliere dell'ordine della Corona del Reame (Malesia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'ordine della Corona del Reame (Malesia)
— 21 maggio 1968
Cavaliere di Gran Croce con Collare dell'Ordine nazionale del Mali (Mali) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce con Collare dell'Ordine nazionale del Mali (Mali)
Membro di Classe Eccezionale dell'Ordine della Sovranità (Marocco) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di Classe Eccezionale dell'Ordine della Sovranità (Marocco)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale al Merito (Mauritania) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale al Merito (Mauritania)
Collare dell'Ordine dell'Aquila azteca (Messico) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine dell'Aquila azteca (Messico)
— 1954
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale del Niger (Niger) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale del Niger (Niger)
Gran Comandante dell'Ordine della Repubblica Federale di Nigeria (Nigeria) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Comandante dell'Ordine della Repubblica Federale di Nigeria (Nigeria)
Cavaliere di Gran Croce con Collare dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav (Norvegia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce con Collare dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav (Norvegia)
— 22 marzo 1949
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi)
— 7 ottobre 1930
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Guglielmo (Paesi Bassi) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Guglielmo (Paesi Bassi)
— 3 novembre 1954
Cavaliere di I classe dell'Ordine del Pakistan (Pakistan) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I classe dell'Ordine del Pakistan (Pakistan)
— 1958
Ordine di San Vladimiro di I classe (Patriarcato di Russia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di San Vladimiro di I classe (Patriarcato di Russia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Sole del Perù (Perù) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Sole del Perù (Perù)
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila bianca (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila bianca (Polonia)
— 30 ottobre 1930
Cavaliere du Gran Croce dell'Ordine della Polonia Restituta (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere du Gran Croce dell'Ordine della Polonia Restituta (Polonia)
— 1967
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Torre e della spada (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Torre e della spada (Portogallo)
— 28 ottobre 1925
Fascia dei Tre Ordini (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Fascia dei Tre Ordini (Portogallo)
— 31 agosto 1959
Gran Cordone dell'Ordine di Mohammed Ali (Regno d'Egitto) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine di Mohammed Ali (Regno d'Egitto)
— 3 maggio 1924
Collare dell'Ordine di Mohammed Ali (Regno d'Egitto) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Mohammed Ali (Regno d'Egitto)
— 30 ottobre 1930
Gran Collare dell'Ordine degli Hashemiti (Regno dell'Iraq) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine degli Hashemiti (Regno dell'Iraq)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Regno di Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
— 19 agosto 1924
Medaglia d'oro al merito militare (Regno di Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito militare (Regno di Grecia)
Gran Collare dell'Ordine di Idris I (Regno di Libia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine di Idris I (Regno di Libia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia (Regno d'Italia)
— 1917
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia)
— 18 maggio 1924
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia)
— 1928
Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera (Regno Unito)
— 14 ottobre 1954
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno (Regno Unito)
— 8 luglio 1924
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Michele e Giorgio (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Michele e Giorgio (Regno Unito)
— 24 aprile 1917
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano (Regno Unito)
— 30 ottobre 1930
Royal Victorian Chain (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Royal Victorian Chain (Regno Unito)
— 30 ottobre 1930
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito (Repubblica Centrafricana) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito (Repubblica Centrafricana)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito del Congo (Repubblica del Congo) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito del Congo (Repubblica del Congo)
Classe speciale della gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica Federale Tedesca (Repubblica Federale Tedesca) - nastrino per uniforme ordinaria Classe speciale della gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica Federale Tedesca (Repubblica Federale Tedesca)
— 6 novembre 1954
Ordine della Stella di Romania di I classe (Repubblica Socialista di Romania) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Stella di Romania di I classe (Repubblica Socialista di Romania)
— 1964
Cavaliere di Collare dell'Ordine piano (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Collare dell'Ordine piano (Santa Sede)
— 1970
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone (Senegal) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone (Senegal)
Membro di I Classe dell'Ordine degli Omayyadi (Siria) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine degli Omayyadi (Siria)
immagine del nastrino non ancora presente Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leopardo (Somalia)
— 1960
Collare dell'Ordine di Carlo III (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Carlo III (Spagna)
— 27 aprile 1971[11]
Comandante in capo della Legion of Merit (Stati Uniti) - nastrino per uniforme ordinaria Comandante in capo della Legion of Merit (Stati Uniti)
— 1945
Collare d'Onore (Sudan) - nastrino per uniforme ordinaria Collare d'Onore (Sudan)
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia)
— 10 giugno 1924
Cavaliere con Collare dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere con Collare dell'Ordine dei Serafini (Svezia)
— 15 novembre 1954
Cavaliere di Classe Speciale dell'Ordine delle Nuvole propizie (Taiwan) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Classe Speciale dell'Ordine delle Nuvole propizie (Taiwan)
Cavaliere dell'Ordine della Casata Reale di Chakri (Thailandia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Casata Reale di Chakri (Thailandia)
— 1958
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Mono (Togo) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Mono (Togo)
Collare dell'Ordine dell'Indipendenza (Tunisia) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine dell'Indipendenza (Tunisia)
Ordine della Bandiera della Repubblica Popolare Ungherese di I Classe con Diamanti (Ungheria) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Bandiera della Repubblica Popolare Ungherese di I Classe con Diamanti (Ungheria)
— 1964
Gran Comandante dell'Ordine della Sorgente del Nilo (Uganda) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Comandante dell'Ordine della Sorgente del Nilo (Uganda)
— 1972
Ordine di Suvorov di I Classe (URSS) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Suvorov di I Classe (URSS)
Gran Collare dell'Ordine del Liberatore (Venezuela) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine del Liberatore (Venezuela)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale del Vietnam (Vietnam del Sud) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale del Vietnam (Vietnam del Sud)
— 1958
Gran Comandante dell'Ordine dell'Aquila (Zambia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Comandante dell'Ordine dell'Aquila (Zambia)
Collare dell'Ordine nazionale del Leopardo (Zaire) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine nazionale del Leopardo (Zaire)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nicola Tranfaglia, Il fascismo e le guerre mondiali, UTET, 2011, p. 309.
  2. ^ (EN) John Spencer, Ethiopia at Bay: A Personal Account of the Haile Selassie Years, Hollywood, CA, Tsehai, 2006, p. 72.
  3. ^ Lorenzo Mazzoni, "Haile Selassie I. Discorsi scelti 1930 - 1973"., Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri, 2011. ISBN 978-88-6222-159-7.
  4. ^ Testo (incompleto) del discorso
  5. ^ David H. Shinn e Thomas P. Ofcansky, Historical Dictionary of Ethiopia, Scarecrow Press, 2013, p. 82, ISBN 9780810874572.
  6. ^ Royal Ark
  7. ^ Jørgen Pedersen: Riddere af Elefantordenen 1559–2009, Odense: Syddansk Universitetsforlag, 2009. ISBN 8776744345
  8. ^ Badraie
  9. ^ Badraie
  10. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  11. ^ Bollettino Ufficiale di Stato

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Imperatore d'Etiopia Successore Flag of Ethiopia (1897-1936; 1941-1974).svg
Zauditù 1930 - 1936 Vittorio Emanuele III d'Italia I
Vittorio Emanuele III d'Italia 1941 - 1975 Monarchia abolita II
Predecessore Presidente dell'Organizzazione dell'Unità Africana Successore
- 1963 - 1964 Gamal Abd el-Nasser I
Joseph Arthur Ankrah 1966 - 1967 Mobutu Sese Seko II
Controllo di autorità VIAF: (EN66475642 · LCCN: (ENn79043431 · ISNI: (EN0000 0001 0910 2298 · GND: (DE118700758 · BNF: (FRcb11973730w (data) · NLA: (EN35677375 · BAV: ADV12036000