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Shekhinah

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La Shekhinah entra nel Tabernacolo. Nell'ebraismo tradizionale, contrariamente a quanto accade nella cultura cristiana, la divinità non viene impersonificata in immagini visive.

La parola Shekhinah (leggi: sce-chi-nà ) è una traslitterazione del sostantivo ebraico femminile singolare שכינה ascolta[?·info], reso talvolta dagli omofoni Shechinah, Shekina, Shechina, Schechinah. La sua etimologia è connessa al verbo שכנ (sciakhàn), dimorare, e può essere resa letteralmente come "dimora", "abitazione".

All'interno della tradizione biblica e teologica ebraica indica la presenza fisica di Dio o YHWH (il Signore, appellativo con cui ci si riferisce alla divinità, altrimenti impronunciabile).

Di Shekhinah si parla, in particolare, relativamente a:

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Miti della Shekhinah.

Shakhan designava il Sancta Sanctorum e, per traslato, dell'intero Tempio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulio Busi, Simboli del pensiero ebraico, Torino, Einaudi, 1999
  • G. Scholem, Von der mystischen Gestalt der Gottheit, Zurigo, 1962 (trad. inglese On the Mystical Shape of the Godhead, New York, 1991)
  • Arthur Green, Shekhinàh in Queste sono le parole, Firenze, Giuntina, 2002, pp. 61–62; e Sefiròt, ivi, pp. 56 – 59
  • Moshe Idel, Qabbalah. Nuove prospettive, Milano, Adelphi, n. ed. 2010

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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