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Shekhinah

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La Shekhinah entra nel Tabernacolo. Nell'ebraismo tradizionale, contrariamente a quanto accade nella cultura cristiana, la divinità non viene impersonificata in immagini visive.

La parola Shekhinah (leggi: sce-chi-nà ) è una traslitterazione del sostantivo ebraico femminile singolare שכינה ascolta[?·info], reso talvolta dagli omofoni Shechinah, Shekina, Shechina, Schechinah. La sua etimologia è connessa al verbo שכנ (sciakhàn), dimorare, e può essere resa letteralmente come "dimora", "abitazione".

All'interno della tradizione biblica e teologica ebraica indica la presenza fisica di Dio, Adonai (il Signore, appellativo con cui ci si riferisce alla divinità, altrimenti impronunciabile). [non chiaro] Di Shekhinah si parla, in particolare, relativamente a:

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Miti della Shekhinah.

Il termine Shekhinah risale alla radice della parola abitare, in ebraico Shakhan, da cui Mishkan (Residenza), che designava il Sancta Sanctorum e, per traslato, l'intero Tempio. Già Maimonide scrisse nel testo "La guida dei perplessi" che in questo senso è utile accostarvi i concetti di Onnipresenza, Provvidenza e della luce di Dio diffusa sul mondo e quindi di origine divina.

Nube, Gloria, Shekhinah ed altri termini[modifica | modifica wikitesto]

Yehudah Ha-Lewì scrive[senza fonte]:

« ...ed il primo di essi fu Adamo il quale non avrebbe avuto la conoscenza del nome del Signore se non avesse parlato con lui, annunciandogli il suo premio o la sua pena... e dopo di questo Caino ed Abele Lo conobbero per visione profetica, dopo che lo ebbero ricevuto per tradizione dal padre loro; e dopo di questi Noè e, dopo di lui, Avraham, Isacco e Giacobbe fino a Mosè ed ai profeti che vi furono dopo di lui; ed essi Lo chiamarono YHWH per loro visione profetica; ed il popolo ricevette la tradizione da loro, per la fede che aveva in loro, Lo chiamò YHWH perché la Sua parola e la Sua guida comunicavano con gli uomini, e gli uomini eletti comunicavano con Lui, cosicché Lo vedevano con qualche mezzo, che si chiama Gloria, Presenza Divina, Regno, Fuoco, Nube, Immagine, Somiglianza, Arcobaleno ed altre cose da cui constatava loro che il Signore parlava con loro; e chiamavano questi mezzi Gloria del Signore »
(Yehudah Ha-Lewì, Il re dei Khàzari)

L'identità lessicale tra i termini Shekhinah e nube, termine metaforico che compare nella Torah, è palese nel testo Masseket Azilut; nei Salmi ci si riferisce alla Manifestazione divina utilizzando il termine gloria, termine di significato analogo a Malkhut, Regno; il termine Shekhinah risale alla Tradizione della Torah orale e deriva dal termine Mishkan che indica il Tabernacolo, la tenda del convegno dove la presenza divina, o gloria divina, si rivelava: qui Mosé, dopo aver ricevuto la parola divina del Signore, valutava anche i giudizi ed i verdetti di dinamiche intervenute all'interno del popolo d'Israele:

« Sta scritto: chiunque porta il mio nome, io l'ho creato per la mia gloria, l'ho formato ed anche l'ho fatto (Is 43.7), vale a dire che il Signore creò quattro mondi a fronte del suo nome, come le quattro lettere YHWH. I quattro nomi sono: emanazione (azilah), a significare che il Santo e Benedetto attinse alla sua luce e si fece una sorta di abito e di veste; questo è il significato del versetto: Ti avvolgi di luce come un manto (Sal 104.2). E lì è il suo nome, lì la sua gloria, ma la sua gloria non è altri che la Shekhinah, come detto: Allora la gloria del Signore apparve (Num 16.19) »
(Masseket Azilut)
« usa l'espressione la gloria del Signore per alludere alla Shekhinah »
(Elia Hayyim ben Binyamin da Genazzano, Gli eletti dei figli d'Israel)

Termini metaforici[modifica | modifica wikitesto]

Yehudah Ha-Lewì, autore del testo Il re dei Khàzari, spiega come questi termini siano simbolici: perché quella colonna (di nube/fuoco) agiva solo per Sua divina volontà e non era come le altre nubi e gli altri fuochi che possono essere nell'aria per mezzo di altre cause; ed era come la colonna di nube divina che non era dispersa dai venti.

Sul termine "Nube"[modifica | modifica wikitesto]

Come metafora, questa espressione compare per la prima volta sul Tanakh ed in seguito anche in molti testi di Maestri ebrei nella forma plurale del nome: Aravot; con questo termine nella forma plurale Nubi, parola che deriva dalla concezione della Shekhinah, si intesero i poteri spirituali celesti di Dio sopra i quali Egli svetta e governa.

Sulla "Guida dei perplessi" del Maimonide è scritto:

« Una prova di ciò che ti ho detto è il loro detto: "Nubi: ciò in cui vi è giustizia, comportamento giusto, giudizio, tesori della vita, tesori della pace, tesori di benedizione, le anime dei giusti, le anime e gli spiriti che saranno creati in futuro, e la rugiada con cui il Santo, sia benedetto, farà rivivere i morti" ...Essi ci informano che queste cose esistono nel Mondo, ma solo in virtù di potenze che procedono dalle nubi di Dio, il quale le ha poste come princìpi di queste cose, che vi ha fissato. Tra di esse rientrano i tesori della vita: infatti è corretto e assolutamente vero che ogni vita che si trova in un vivente proviene da questa vita, come dirò in ciò che segue... »

Tre spiegazioni del termine "Gloria"[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Ha-Lewì vi potrebbero essere due interpretazioni per il concetto di Gloria:

- la prima afferma che si tratti della manifestazione del Signore, così come apparve ai Profeti; in questo senso egli parla di corpo sottile che segue la volontà divina

- la seconda concentra la propria attenzione anche su tutti gli strumenti divini più vicini a Lui, a cui Egli è legato e con i quali Egli provvede sul mondo: la gloria del Signore comprende gli Angeli e gli strumenti spirituali (Sefirot), il trono ed il carro (Merkabah), il firmamento, le ruote e le sfere, e le altre cose che sono perpetue e stabili

- anche in riferimento al versetto: La Terra è piena della Sua Gloria vi è poi una terza interpretazione secondo la quale per Gloria, in ebraico "Kavod", si intende la magnificazione e la glorificazione del Potere divino su ogni cosa creata: nella Guida dei perplessi si fa l'esempio dei minerali che, soprattutto all'attenta osservazione unita alla speculazione del fedele che si appresti a conoscere l'Opera divina, solo per il fatto di essere stati creati ed esistere sono l'attestazione di una sorta di Glorificazione di Dio pur non potendo esprimere una lode tramite la parola. Questo tipo di glorificazione del divino viene definita nel testo stesso lode ponendo come termine di paragone il seguente versetto del Salmo di Davide: le mie ossa ti loderanno. Questo concetto si avvicina alla concezione di Maestà divina.

Viene insegnato che la Provvidenza venne rivelata soltanto a partire dalla liberazione del popolo d'Israele dalla schiavitù egiziana descritta nel libro del Tanakh Esodo: precedentemente prevalevano il nascondimento e la glorificazione della Gloria di Dio tramite l'esistenza stessa della Creazione. In seguito venne sancito anche il ruolo eterno e santo del popolo d'Israele, principale servitore di Dio, anche per la venuta del Messia ed il compimento del tikkun, che sigilla il legame tra l'uomo e la Creazione per il completamento dell'era messianica.

Il Nome di Dio E-lokim[modifica | modifica wikitesto]
« Per presentare la Creazione del mondo la Torah ricorre al mistero del Nome divino: E-lokim. In effetti tu troverai menzionato il Nome divino E-lokim 32 volte nel primo capitolo di Genesi (1, 1-31). Questo nome designa l'azione che Dio esercita nella Natura dopo averla creata. Il Nome divino E-lokim, menzionato 32 volte, ci conduce al mistero della parola Kavod (Gloria divina) il cui valore numerico è 32. Ci riferiamo dunque al mistero di ciò che è scritto: la Gloria di Dio è di nascondere le cose. È il misteo delle "32 vie della saggezza" di cui parla il Sefer Yetsirah »

Secondo questo versetto si vuole anche sottolineare il mistero della Creazione del mondo avvenuta con la Torah che fu per Dio come il piano per l'architetto.

Interpretazione rabbinica[modifica | modifica wikitesto]

Su una discussione sull'Amidà, preghiera che l'Ebreo deve recitare almeno tre volte al giorno, Yehudah Ha-Lewì afferma:

« ... e subito dopo pregherà che si manifesti la presenza divina alla vista degli occhi come un tempo ai Profeti, agli uomini pii ed a quelli che uscirono dall'Egitto, dicendo: Possano i nostri occhi vedere il Tuo ritorno a Sion, e terminerà: Colui che farà tornare la Sua divina presenza a Sion. E considererà in cuor suo che la presenza divina sta dinanzi a lui e si inchinerà davanti ad essa come si inchinavano i figli d'Israele quando vedevano la presenza divina; e si inchinerà con le parole: Ti ringraziamo, con una benedizione di ringraziamento che comprende il riconoscimento dei benefici del Creatore Benedetto ed insieme le grazie che per essi Gli rendiamo; aggiungendo a questo: Colui che fa la Pace che è la conclusione con la quale ci si diparte in pace dalla presenza divina... »
(Yehudah Ha-Lewi, Il re dei Khàzari)

Stando ai principali Testi rabbinici, quali il Talmūd, e secondo l'insieme dottrinario successivo alla distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C., la Shekhinah è definita come presenza del Signore, la sua immanenza nel mondo: La Terra intera è piena della sua gloria (Is6,3). Adonai si è rivelato in essa anche a Mosè: il termine biblico nube si riferisce alla parvenza della Shekhinah, la cui essenza viene descritta come luce e tenebra assieme, ovvero il denso della nube: e Mosè si avvicinò al denso della nube ove era il Signore (Es20,21); la gloria Divina riflette sprazzi di luce ambrata... metà della presenza Divina è fuoco e l'altra metà è grandine (Pirke di Rabbi Eliezer, 4). La nube è quindi intesa come nascondimento e insieme rivelazione del Signore. Molti Rabbini per Shekhinah intesero l'Essenza divina.

« perché con i loro occhi vedono il ritorno del Signore a Zion »   (Isaia 52.8)
« Si manifesterà la gloria del Signore e tutti gli esseri viventi insieme vedranno che la bocca del Signore ha parlato »   (Isaia 40.5)

Molti sono i cenni alla Shekhinah nella maggior parte dei testi di tradizione mistica che ne danno spiegazione, oltre al Talmud, nei Midrashim ed in gran parte dei testi della tradizione ebraica tra cui tutto il Tanakh: sia il fumo che avvolgeva e saliva dal Sinai, sia le colonne di nube e fuoco che accompagnarono il popolo d'Israel nel deserto sono metafore che alludono alla Shekhinah.

Il concetto della parvenza della Shekhinah come luce e tenebra assieme non riguarda la tenebra della notte o quella di una delle 10 piaghe divine inferte all'Egitto: si tratta infatti di una tenebra celeste e divina unita alla Sua luce.

Nel Tempio di Gerusalemme[modifica | modifica wikitesto]

« Dal primo giorno in cui il Santo e Benedetto creò l'universo desiderò abitare fra le Sue creature nelle Regioni Inferiori, ma non fece così. Ma quando il Tabernacolo fu eretto, il Santo e Benedetto fece che la Shekhinah si posasse su di esso, disse: Sia scritto che in questo giorno fu creato il mondo »
(Num.R.8.6)

La Shekhinah, oltre alla rivelazione sul monte Sinai durante il dono della Torah (l'Antico Testamento), si ritiene abbia accompagnato il popolo d'Israele anche nell'esilio ed è scritto che ritornerà nel Tempio durante l'era messianica. La manifestazione fisica di Adonai sarebbe avvenuta soprattutto sul monte Sion, luogo da cui, secondo i commenti sulla parte del Tanack che riguardano la Creazione, ebbe origine il mondo intero: il Signore iniziò a crearlo da un punto; Sion è anche sede privilegiata del Tempio: questa forma di presenza divina infatti è associata al Tabernacolo e al Tempio; in particolar modo se ne parla a proposito del Kodesh haKodashim, il luogo più interno e santo del Tempio.

« Quando il Santo, Benedetto Egli sia, volle creare il Mondo del Basso lo fece interamente ad immagine del Mondo dell'Alto. Egli pose Gerusalemme al centro di tutta la Terra e vi scelse un luogo chiamato Sion. Da quel luogo esce la Berakhà, la benedizione. Il Mondo fu edificato a partire da quel luogo preciso. È ciò che è detto: <<Dio, l'Eterno Dio, ha parlato; ed Egli ha chiamato la Terra, dal sole sorgente fino al suo tramonto>>. Da quale luogo? <<Da Sion, perfetta in bontà, Dio risplende>>, ossia Dio risplende da Sion in cui risiede la perfezione della bontà del Mondo. Vieni e vedi. È da Sion che Gerusalemme è stata benedetta ed è dall'Alto che Sion è stata benedetta: tutto è uno; ambedue sono collegate tra di loro... Il servizio (di Dio) in questo Mondo è in armonia con quello del Mondo Superiore. I Mondi sono così unificati di fronte al Santo, Benedetto Egli sia! Il Santo e Benedetto ha inviato Israele in questo Mondo, lo ha coronato con corone sante simili a quelle dell'Alto. Lo ha installato in Terra Santa perché vi si voti al Suo servizio: in questo modo Egli ha collegato ad Israele tutti quelli dell'Alto »
(Sefer ha-Zohar)

In vero è scritto che, come fondamento del Mondo che si regge sulla Pietra angolare del Tempio di Gerusalemme posta lì da Dio per la costruzione dello stesso, Sion è la fonte e sorgente necessaria alla diffusione sul Mondo delle Benedizioni, della pace e della santità: in questo senso il servizio a Dio dei Sacerdoti ebrei Kohanim, dei Leviti e di tutto il popolo d'Israele funge da intermediazione atta a questa impresa e questo fine l'era messianica.

Infatti, come detto, Sion è la sede privilegiata di Dio che manifesta la propria essenza con la visione della Shekhinah.

A proposito del Tabernacolo è scritto:

« Poi Moshé ed Aronne entrarono nella Tenda di riunione, ne uscirono e benedissero il popolo ed allora la gloria del Signore apparve a tutto il popolo »   (Levitico 9.23)

Dopo la descrizione dell'Arca dell'alleanza con i cherubini, in mezzo ai quali la Shekhinah era costantemente visibile, è scritto:

« Là io mi manifesterò a te, parlerò con te al disopra del coperchio fra i due Cherubini posti sull'Arca della Testimonianza, là ti comunicherò tutti i miei comandi per i figli d'Israel »   (Esodo 25.22)
« ...egli (Moshé) è l'uomo di fiducia di tutta la mia casa. Sai bene che la Shekhinah è la casa dell'attributo che parlò con Moshè e perciò si chiama Beith El, Casa del Misericordioso... cioè la casa di Tiferet (cfr. "Sefirot")... e l'Eterno gli parlò dalla tenda dell'assemblea... Moshè si univa alla luce mentre era ancora in vita »
(Elia Hayyim ben Binyamin da Genazzano, Gli eletti dei figli d'Israel)

Nel Salmo 27 è scritto:

« Una cosa sola io domando al Signore: Gli chiedo di abitare nella Sua casa per tutti i giorni della mia vita per godere la gioia della Sua presenza e meditare nel Suo Santuario »
« Ed i sacerdoti non poterono restare a compiere il loro ufficio a causa della nube, poiché la gloria del Signore riempiva la casa del Signore »
(I Re 8.11)
« ed ecco che il Tempio era pieno della gloria del Signore »   (Ezechiele 43.5)
« Kaf (כ: lettera dell'Alfabeto ebraico): è l'attributo del Regno; indica tuttavia il Tempio Terreno giacché è il recipiente della Shekhinah... Questo attributo chiede sempre di ricevere clemenza e misericordia dalla lamed (ל), che è intelligenza... »
(Sefer haTemunah)

La Shekhinah, Moshè ed i figli d'Israel[modifica | modifica wikitesto]

« Il Signore disse a Mosé: Ecco, io ti apparirò attraverso una densa nube affinché il popolo oda mentre ti parlo ed in tal modo avranno piena fiducia in te anche per l'avvenire »   (Esodo 19.9)

Mosè Rabbèinu...[modifica | modifica wikitesto]

Nella Bibbia, la rivelazione principale avviene durante il dono della Torah sul monte Sinai tramite Moshé,

« Moshé salì al monte e questo fu avviluppato dalla nube. La maestà divina si fissò sul monte Sinai che fu avvolto dalla nube per sei giorni, ed il settimo giorno il Signore chiamò Moshé dal denso della nube. La maestà divina appariva come fuoco divorante alla sommità del Monte alla presenza dei figli d'Israel. Moshé penetrò nel denso della nube, salì sul monte restando là 40 giorni e 40 notti »   (Esodo 24.15-18)

e in seguito durante la pronuncia dei tredici Attributi di Dio rivelati dal Signore:

« Il Signore discese nella nube, si fermò presso di lui e proclamò il nome del Signore. Passò la divinità davanti a lui e proclamò queste parole: Il Signore è... »   (Esodo 34.5-6...)

...ed i figli d'Israele[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la proclamazione dei dieci comandamenti è detto:

« Queste parole disse il Signore a tutta la vostra radunanza nel monte, di mezzo al fuoco, alla nube ed alla nebbia... ...e diceste: ecco, il nostro Signore ci ha mostrato la sua gloria, la sua grandezza ed abbiamo udito la sua voce di mezzo al fuoco; oggi abbiamo visto che il Signore può parlare ad un uomo e questi rimanere in vita »   (Deuteronomio 5.19-21)

La Torah narra ancora della rivelazione della nube anche durante il cammino del popolo d'Israele nel deserto: si racconta che ogni volta che essa si posava il popolo si accampava, ed ogni volta che si rialzava il popolo ripartiva; si dice poi che tutto il popolo poté assistere alla sua rivelazione; i maestri ebrei di sempre insegnano che il servizio al Signore connota un momento in cui unirsi a Lui tramite il culto ed un momento per ripartire finalmente purificati e ritemprati spiritualmente:

« Nel giorno in cui venne eretto il Santuario la nube ricoprì la tenda della radunanza... Appena la nube si sollevava dal di sopra della tenda i figli d'Israele partivano e nel luogo dove si posava la nube, là si accampavano i figli d'Israele. All'ordine del Signore partivano i figli d'Israele ed all'ordine del Signore s'accampavano. Per tutto il tempo che la nube si posava rimanevano accampati. Quando la nube sostava sulla tenda per molti giorni i figli d'Israele osservavano l'ordine del Signore e non partivano. Avveniva talvolta che la nube rimanesse sopra la tenda per alcuni giorni... alle volte rimaneva dalla sera alla mattina... ...essi si muovevano, o per un giorno o per una notte... ...o per due giorni o per un mese... »   (Numeri 9.15-23)
« Ogni volta dunque che Mosé si ritirava verso la tenda, tutto il popolo si alzava in piedi fermandosi alla soglia della propria tenda e seguiva Mosé con lo sguardo finché fosse entrato nella Tenda. Una volta entrato Mosé nella tenda, la colonna di nube discendeva arrestandosi all'entrata della Tenda ed il Signore allora si intratteneva con Mosé. Tutto il popolo poi, scorgendo la colonna di nube che si arrestava alla porta della Tenda, si alzava e si prostrava ciascuno dinanzi alla propria Tenda »   (Esodo 33.8-10)

Rivelazione sul monte Sinai[modifica | modifica wikitesto]

Per esprimere la grandiosità del momento vissuto durante la Rivelazione sul Sinai è scritto che tutte le generazioni dei figli d'Israele furono presenti e che la Torah venne rivelata nelle 70 lingue principali corrispondenti ai 70 popoli, numero in quel periodo ancora invariato: anche per l'eccezionalità delle Visioni profetiche a cui molti assistettero, si dice che fu un assaggio dell'era messianica.

Lo Zohar, uno dei principali testi della tradizione mistica ebraica conosciuta come Qabbalah, afferma come un suono di Shofar provenisse dalla nube e che il popolo d'Israele vide le voci: in effetti videro le voci si riferisce anche alla visione della Shekhinah e della sua parola e fu la vera e propria trasmissione della Torah.

« ...allora tutti i misteri della Torah furono rivelati. Nessun mistero del cielo e della Terra fu loro nascosto, perché videro lo splendore della gloria del loro Signore; cosa che non era mai accaduta fin dalla creazione del mondo: la rivelazione della gloria del Santo e Benedetto sul monte Sinai... anche gli embrioni negl'uteri della loro madre poterono osservare la gloria del loro Signore »
(Sefer haZohar)

Sede della Shekhinah[modifica | modifica wikitesto]

« Il Santo e Benedetto e la Shekhinah sono un'Unità »
(Sefer haZohar)

Secondo la tradizione ebraica i versetti "Il Signore, prima che il mondo fosse creato, pervadeva il tutto", "Io sono, fui e sarò" e "Io sono il primo e l'ultimo" esprimono la sua eternità e la concezione di una sede divina anteriore anche alla Creazione.

Sempre il Maimonide dice che

« ...Cavalca i cieli in tuo aiuto - che va intepretato: Colui che domina i cieli. Lo stesso vale per Colui che cavalca le Nubi - il cui senso è: Colui che domina le Nubi (aravot), ossia la sfera celeste più elevata, che avvolge l'Universo. Il detto dei sapienti ripetuto in ogni passo è che ci sono 7 firmamenti e che le Nubi sono il Cielo più elevato... 7 firmamenti ha creato il Santo, sia benedetto; e tra tutti non ha scelto come trono della Gloria del suo Regno altro che le Nubi, di cui si dice: Sollevate Colui che cavalca le Nubi »

Diversi sono i Cieli al di sopra della Terra, alcuni "fisici" che comprendono la Terra e l'Universo propriamente detto, ed altri celesti o spirituali; secondo la Qabbalah vi sono anche 4 Mondi, tra i quali ve ne sono di eccelsi e totalmente spirituali sino a scendere di grado in grado sino al mondo materiale, tutti retti nel loro legame nel regno del Signore; secondo un'opinione differente, ma compatibile con la principale che ne conta 7,

« Ci sono nove firmamenti e la Shekhinah è il decimo »
(Sefer haZohar)
« Una notte Rav Yitzchak e Rabbi Yehudah studiavano la Torah con fervore. Rabbi Yitzchak disse a Rabbi Yehudah: "Abbiamo appreso che quando il Santo, Benedetto Egli sia, creò il mondo fece il mondo in Basso ad immagine del mondo in Alto. I due mondi si corrispondono. E Lui - la Sua Gloria - è in Alto ed in Basso" »
(Sefer ha-Zohar)

L'Ebreo deve recitare tre preghiere quotidiane: Arvith, Shachrith e Minchah, quella della sera, del mattino e del vespro; nella parte conclusiva, precedente all'affermazione di fede che tutta l'umanità riconosca il regno divino, è scritto:

« ...Noi invece ci prostriamo al Re dei re, al Santo e Benedetto, a Colui Che ha disteso i Cieli e fondato la Terra, la Cui sede gloriosa è in alto nel Cielo e la Sua presenza potente (la Shekhinah) è nel Cielo eccelso... E saprai oggi, e porrai nel tuo cuore che il Signore solo è il vero Dio, nel Cielo in alto e sulla Terra in basso, e non vi è nessun altro »

La sede del Signore non è nota neppure agli angeli; eppure, per il legame diretto con la sua Volontà, essi affermano in lode:

« Benedetta la gloria del Signore dal Suo luogo »
(Targum Yonatan)

Di Gerusalemme e poi del Tempio, sede della Shekhinah dalla Creazione del mondo, sempre Yehudah Ha-Lewì scrive:

« Saggio:...perché erano uniti con la santità e la purezza; tanto più quelli che abitavano nella città della presenza divina, dove non incontravano altro che gente che possedeva vari gradi di santità: Sacerdoti, Leviti, Nazirei, savi, giudici ed ispettori; ...tanto più se era Sacerdote o Levita che vivesse del pane del Signore e stava nella Casa del Signore fin dall'infanzia, come Samuele; non avendo necessità di procurarsi il sostentamento, essendo occupato nel servizio del Signore tutta la sua vita: che pensi delle sue opere, della purezza della sua anima, della rettitudine delle sue opere? Khàzaro: Questo è il sommo grado di perfezione dopo il quale non vi è altro che il grado degli angeli; e con diritto possono sperare nella profezia coloro che hanno preso sopra di sé di fare tutto ciò quando in quel luogo si trovava la presenza divina; e tale deve essere il culto per il quale non è necessario separarsi ed appartarsi dal mondo... »

L'Eterno Onnipresente[modifica | modifica wikitesto]

« ...invece il Creatore Benedetto crea le membra e dà loro le facoltà e le conserva in ogni momento; e se si potesse immaginare che Egli ritirasse la Sua provvidenza ed il Suo governo per un solo momento perirebbe tutto il mondo; e quando l'uomo pio avrà considerato questo in tutti i suoi movimenti, certamente riconoscerà in essi tutti la parte avuta dal Creatore che li creò dapprima, e poi li mantiene con il Suo continuo aiuto perché si perfezionino; e si comporterà sempre come se la presenza divina fosse con lui e gli angeli lo accompagnassero in potenza; e se crescerà in santità, e risiederà in luoghi confacenti alla presenza divina, gli angeli lo accompagneranno in atto e li vedrà con i suoi occhi, e si troverà in un grado inferiore alla profezia come i migliori dei nostri savi all'epoca del Secondo Tempio che vedevano figure e sentivano una voce soprannaturale (una Bat kol)... »
(Yehudah Ha-Lewi, Il re dei Khàzari)

Secondo le fonti la Shekhinah è dunque eterna presenza del Signore, è sua veste come medesimo aspetto della sua essenza; assioma dell'Unità divina è l'affermazione di Maimonide: Lui, la Sua volontà e la Sua sapienza sono una cosa sola.

Anche dell'Onniscienza divina Shabbatai Donnolo scrive:

Non controversa è una tradizione secondo cui vi sono due Shekhinot, una celeste ed una in Terra: le due formano infatti una sola manifestazione divina; analoga è l'immagine di una Gerusalemme celeste ed una terrena, le due ovviamente strettamente connesse.

« Un eretico disse a R. Gamliel: Voi affermate che dovunque sono riunite 10 persone per pregare, la Shekhinah risiede fra loro; quante Shekhinot ci sono! e R. Gamliel rispose: se il sole, che è soltanto uno dei milioni di miriadi dei Suoi servi, può trovarsi in tutti i luoghi del mondo, quanto più di così può la Shekhinah splendere nell'universo intero! »
(Talmud Sanh.39a)
« La Sua Shekhinah è tanto nei Mondi Superiori quanto in Terra »
(Midrash Konen)
« Tutto il popolo poi, scorgendo la colonna di nube che si arrestava alla porta della Tenda, si alzava e si prostrava ciascuno dinanzi alla propria tenda »   (Esodo 33.10)
« E la Terra sarà piena della conoscenza della gloria del Signore come il mare è pieno d'acqua »   (Abacuc 2.14)

La luce della Shekhinah[modifica | modifica wikitesto]

I maestri della tradizione mistica ebraica insegnano che una piccola parte della luce spirituale dei primi sei giorni della Creazione venne celata dopo il peccato di Adamo ed Eva: un aspetto di essa viene rivelata ogni giorno dello Shabbat che l'Ebreo è tenuto ad osservare e custodire; la più parte di questa luce è tenuta per i giusti nel Mondo Avvenire, intendendo l'era messianica o l''Olam Ha-Bah. Concordemente con la rettifica in vista dell'era messianica e che in essa verrà compiutamente realizzata, solo il legame con il Signore può favorire la manifestazione della luce santa che è racchiusa nella Sua rivelazione all'uomo: la fonte di questa luce è quindi la Shekhinah.

Qualità per la rivelazione della Shekhinah[modifica | modifica wikitesto]

« Chiunque è di cuore disposto, sicuramente si riferisce a colui il cui cuore è disposto ad attrarre la Shekhinah a sé »
(Sefer haZohar)

Il Rebbe Kalonymus Kalmish Shapira afferma come sia possibile avvicinarsi a vedere la gloria divina solo dopo un'elevazione graduale:

« così tu vedrai solamente santità, spirito e la gloria del Signore che riempe tutta la Terra »

.

Anche il Maimonide scrive:

« ...Ora, giacché viene loro (ai figli del Kohen Gadol Aronne Nadav ed Abiu) rimproverata la forma della loro percezione, alla quale si mescola della "corporeità", essi dovettero necessariamente essersi precipitati a percepire prima di aver raggiunto la perfezione. Essi avrebbero dunque meritato la "distruzione", ma Moshè intercedette per loro, ed essi vennero lasciati sopravvivere finché non vennero "bruciati" (*da un Fuoco Celeste creato dal Signore e non da una persona con del fuoco comune) a Tabera dove Nadav ed Abiu vennero "bruciati*" nel Tabernacolo, stando alla tradizione corretta. E se questo accade a costoro, tanto più bisogna che noi, che siamo loro inferiori, e con noi coloro che a noi sono inferiori, tendiamo e ci sforziamo di portare a compimento la nostra preparazione e di raggiungere le premesse che purifichino la nostra percezione dall'impurità, ossia dagli errori, per poi iniziare ad osservare la presenza santa del Signore »
(Maimonide, La guida dei perplessi)

La fede e l'amore verso Dio ovviamente sono poi un aspetto fondamentale del legame con Dio nella Shekhinah:

« Amerai l'Eterno tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze. Con tutto il tuo cuore si riferisce al corpo; con tutta la tua anima - nefshecha - si riferisce all'anima perché l'anima ha cinque nomi: neshamà, ruach, nefesh, chayà, yechidà; con tutte le tue forze si riferisce ai tuoi beni. Allora (quando tu ami l'Eterno tuo Dio), il Santo, Benedetto Egli sa, e la Sua Shekhinah, la Sua Presenza, non ti lasciano »
(Sefer ha-Zohar)

Un altro tratto distintivo per ricevere la rivelazione della Shekhinah e lo Spirito santo è l'umiltà unita ad un cuore puro spiritualmente, ciò perché vi possa essere l'elevazione propria e della Shekhinah stessa nell'accettazione del Regno dei Cieli.

All'umiltà viene affiancato il livello di "annullamento" che, differentemente dal nichilismo, lascia lo spazio a Dio di manifestarSi pienamente: questo è poi il principio descritto anche dal Nachman secondo cui la Gloria di Dio sarà rivelata nel solo momento della piena realizzazione della Sua luce, quando non vi sarà più la tenebra che la ostacoli; il rabbino Nachman fa l'esempio di un oggetto materiale al quale, se di maggiore grandezza, corrisponde maggiore ombra: così a maggiore luce corrisponde un'ombra minore: il senso è quello della luce spirituale che pervaderà ogni cosa, anche l'angolo più nascosto della materialità.

Si dice poi che tale "annullamento", che dovrà prima passare da una diminuzione del proprio ego materiale verso l'umiltà, è la vera unità con Dio ed è causa e fonte di ogni gioia.

Viene insegnato che chi voglia avvicinarsi alla Shekhinah dovrà essere colmo di gioia ed il Signore l'aumenterà per lui; le suppliche dell'afflitto vengono comunque ascoltate ed esaudite quasi con maggiore sollecitudine:

« ...perché il dolore di una persona tocca la Shekhinah »

Non meno rilevante è l'unità degli uomini nell'amore tra loro, anche all'interno di una stessa comunità:

« ...È in questo senso che possiamo interpretare il versetto: Tu lascerai andare la madre (degli uccelli) e prenderai i piccoli - i figli - per te (Deut. 22, 7). Questo versetto può insegnarci che, sebbene con il loro mutuo attaccamento gli ebrei si separino un po' dalla "Madre", dalla Shekhinah e trascurino un po' la Devekut, il loro attaccamento alla Shekhinah, tuttavia prendi i figli per attaccarti ad essi... Sappi, fratello mio, che l'amore che lega gli ebrei gli uni agli altri, in una unione sincera, senza maldicenza e senza parole sciocche e vane, è un amore per il bisogno della Shekhinah »
(Taharat ha-Kodesh)

Anche al fine di una elevazione del proprio livello spirituale nell'attaccamento a Dio, è molto importante anche la Hitbodedùt, la solitudine non permanente: un modo per trovare con più facilità il proprio legame con Dio; la hitbodedùt, la solitudine, è la più grande di tutte le virtù. La hitbodedùt presuppone che l'uomo, ogni giorno, consacri almeno un'ora a restare, da solo a solo, con il suo Creatore, in una stanza o in un campo. Questo colloquio può comportare tanto lagnanze quanto spiegazioni, parole di grazie e di scusa, parole di pentimento per il passato o richieste di misericordia per il futuro. L'uomo prega Dio, supplicandoLo, benedetto Egli sia, di riavvicinarlo a Lui per poterLo servire in verità. In questa preghiera, in questa conversazione, l'uomo può impiegare il linguaggio che gli è consueto. Il testo Taharat ha-Kodesh dice che in questa ora di solitudine, tempo minimo in cui la persona può dedicarsi per Dio nella notte e all'alba quando la propria famiglia dorme e nascosto persino allo sguardo altrui, l'uomo potrà sottomettere a Dio il proprio cuore indurito e comprendere anche la propria vocazione perché non più inseguito dai propri pensieri e dalle proprie preoccupazioni: egli scoprirà così le radici del proprio amore e del proprio timore per Dio e per alcuni uomini meritevoli di questo:

« ...I sigufim (le mortificazioni) invece hanno il potere di riunire il cuore ed il cervello dell'uomo al suo Dio. Tuttavia, se l'uomo si purifica da tutti i suoi peccati, allora merita che la Shekhinah, la Presenza divina, lo avvolga. Il secondo modo di vivere la hitbodedùt, la solitudine, consiste nel riflettere, da solo a solo con il Creatore, sulla grandezza del Suo Nome, benedetto Egli sia, e sui mondi che ha creato, sui Suoi eserciti (celesti), sui Suoi servitori, sulle Sue creature, grandi ed imponenti. Attraverso questa contemplazione l'uomo si riveste di vergogna davanti alla maestà della Sua Gloria, benedetto sia il Suo Nome »

Si riporta che l'uomo malvagio non ha parte con la Shekhinah, mentre gli uomini giusti e retti sono il suo onore:

« i giusti sono il volto della Shekhinah »
« ...È possibile che dei giusti che sono coscienti a questo alto livello della Presenza divina provino, già in vita, che la loro anima è legata al fascio dell'Eterno. Essi sono infatti una residenza per la Shekhinah, sono una dimora per la Presenza di Dio »
(Ramban, Rabbenu Bacya, Recanati (Rabbino), Commento a Deut. 11, 22)

Così è proprio Dio stesso a desiderare di risiedere in seno ai giusti. È scritto[dove ?] che essi devono divenire un cocchio celeste e terreno per la Shekhinah, così come è per la Merkavah; l'Ari ha-Kadosh afferma che ogni ebreo dovrebbe avere questa intenzione in ogni momento della propria vita e, non appena si svegli, dovrebbe recitare anche un versetto istituito dallo stesso Maestro della città più mistica d'Israele che così afferma: Signore del Mondo, rendimi degno di essere un sedile per la Shekhinah!. Ciò dovrà essere effettuato solo con pensieri e cuore puri: proprio il cuore puro è la necessità fondante della salvezza; il cuore, come principale recettore della Profezia, diviene il fulcro nell'uomo proprio come Sion per il Mondo ed è per questo motivo che lo studio della Torah effettuato nell'unio mistica con Dio permette all'Ebreo di essere centro di diffusione di Pace e Benedizione per la Creazione e per gli altri uomini: gli sudiosi di Torah arrecano al mondo la pace. Alla luce di questo principio il Tempio di Gerusalemme deve essere paragonato all'interezza di ciascun Ebreo che sappia trasmettere la parola di Dio agli uomini proprio come fu per Mosè, capo dei profeti, che ricevette la Torah sul monte Sinai per trasmetterla agli uomini prima assieme a Dio e poi tramite la tradizione orale della Torah.

A chi si rivelò?[modifica | modifica wikitesto]

« Rabbi Eleazar fece una domanda a Rabbi Shimeon. Egli disse: "Il Santo, Benedetto Egli sia, sa in anticipo che gli uomini moriranno. Perché allora invia le anime degli uomini in questo mondo? Ne ha bisogno?" (Rabbi Shimeon) rispose: "Questo quesito è stato posto ai saggi ed essi lo hanno risolto così: il Santo e Benedetto crea le anime e le fa discendere in questo mondo per far conoscere la Sua Gloria" »
('Sefer ha-Zohar)

Oltre alla rivelazione avvenuta per i padri del popolo d'Israele Avraham, Yitzchak e Yaakov ed i suoi figli, la Shekhinah fu quindi vista da Moshé, Aronne, alcuni tra gli altri Sacerdoti del Tempio e da molti Profeti, tra cui Samuele. Quando fu costruito il Tempio di Gerusalemme, il Re Salomone scrisse il Cantico dei Cantici ispirato dallo Spirito Santo proprio perché la Shekhinah era discesa nel Tempio stesso e quindi sul mondo: egli compié il tikkun unitamente al tikkun effettuato ed iniziato da Moshé negli anni precedenti.

Tra le Profetesse si racconta che la Shekhinah fosse presente nell'abitazione di Avraham prima anche per il merito di Sarah e poi anche grazie alla compagna di Yitzchak Rivqah: lo stesso Yitzchak ne notò la scomparsa dopo la morte della madre Sarah ed il ritorno con l'incontro della futura moglie Rivqah.

Di re David in un Salmo è scritto:

« Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato »

Questo versetto non si riferisce al giorno della nascita, ma al giorno in cui re David ricevette un'anima in più, lo Spirito Santo;[senza fonte] ciò avvenne soprattutto per la rivelazione della Shekhinah. Solo così egli poté essere chiamato figlio: dice lo Zohar che questa definizione si riferisce al momento in cui la persona che riceva quest'anima riconosca finalmente la Shekhinah e quindi la sovranità del Signore riconosciuto come un Padre.

Il profeta Giona cercò di mancare al confronto dinanzi alla Shekhinah, per evitare di essere pervaso dallo Spirito Santo, ed astenersi da quanto il Signore gli aveva comandato:

« fuggì dalla Profezia »
(Sefer haZohar)

L'Ebraismo afferma che il ruolo principale di tikkun del popolo d'Israele è il servizio all'Eterno affinché possa essere raggiunta ogni cosa buona promessa per l'era messianica: ogni epoca rappresenta un passo successivo per questo fine, ed in ogni tempo vi sono sempre maggiori benedizioni recitate ed apportate al mondo: i profeti ne sono i principali ispiratori spirituali; prima di ravvedersi Giona cercò di evitare di avere questa responsabilità.

Sui figli dei profeti, termine con cui s'intende anche i loro discepoli, Yehudah Ha-Lewi scrive nel testo Il re dei Khàzari:

« E quando la presenza divina stava in Terra Santa, nel popolo disposto alla profezia, vi erano uomini che si appartavano ed abitavano nei deserti, unendosi ai loro simili; non vivevano totalmente solitari, ma erano aiutati dalla teoria e dalla pratica della legge, che li facevano arrivare a quel grado per mezzo della purezza: questi erano i figli dei profeti... »

Anche i discepoli di Rav Hillel, maestro ebreo dell'inizio del periodo rabbinico (I secolo a.C.I secolo d.C.), e Rabbi Akiva sarebbero stati degni di assistere alla manifestazione di Dio, ma si considera che il periodo storico in cui vissero non fosse il momento adatto per tale rivelazione.

Alcuni testi affermano che l'anima di tutti si trova dinanzi ad essa prima che si nasca; così anche dopo la morte:

« (nell'al di là) i giusti sono seduti e godono dello splendore della divinità »
(Talmud di Babilonia, Berachot, 17,a)

Le ispirazioni profetiche hanno sempre sostenuto poi che nel compimento dell'era messianica sarà visibile a tutti.

Preghiera[modifica | modifica wikitesto]

Modello perfetto di preghiera, il Salmo 42 afferma:

« Come il cervo anela ai corsi d'acqua, così la mia anima anela a Te, o Signore. La mia anima ha sete del Signore, del Signore vivente. Quando potrò venire e mostrarmi davanti al Signore? »

Ancora re David disse nel salmo 72.19:

« Io metto sempre il Signore dinnanzi ai miei occhi »

La parola ebraica Israel può essere tradotta con canto di Dio: lo Zohar esprime questo accostamento parlando dell'Hallel che, inno composto dei Salmi con i quali si celebra la Gloria di Dio, si fonda sulla parola Hallelu-yah, parola di lode a Dio in cui è incluso il Suo nome, Yah, ed il concetto di lode; il valore numerico di hallel infatti è lo stesso di quello della parola Ado-nay (ossia 65). Israele rivolge dunque a Dio lodi ininterrotte, così come è detto: "O Dio, non concederTi tregua, non tacere e non startene tranquillo!" (Salmi 63, 2). Israele vegli dunque sul precetto delle lodi e lodi Dio senza fine: è quanto rivela la parola Hallelu-yah: Nome (di Dio) e lode (della Comunità di Israele) nella stessa parola.

A proposito delle Berachot, preghiere e benedizioni che l'Ebreo è tenuto a recitare anche prima di mangiare un cibo, sul testo Shlulkhan ha-Tahor è scritto:

« Noi chiamiamo le benedizioni Berachot perché la Shekhinah, la presenza divina, è la sorgente dell'abbondanza. Ella forma uno stagno superiore da cui la Sua sovrabbondanza si riversa su tutte le creature, secondo i loro rispettivi meriti. Sappi che le Berachot che noi pronunciamo sono necessarie a tutti i mondi: essi le attendono; tutte le creature beneficiano di questa sovrabbondanza attirata dalle Berachot che Israele pronuncia »

Così anche il rabbino Nachman di Breslov ricorda che una persona che richiede compassione per la sua generazione sarà ricompensata con una rivelazione della presenza divina.

« La Shekhinah giunge dal Cielo recitando a memoria gli inni e le lodi (al Signore) »
(Nachman di Breslov, Sefer Ha-Alef Bet)

Il fondamento della preghiera nel legame tra Dio ed il devoto è spiegato in molti testi di quei rabbini che espressero l'amorevole e particolare cura che il devoto deve mettere nel legame con la comunità propria quando si rivolga a Dio: si sottolinea l'importanza dell'uso della forma plurale ad indicare come Dio e l'unità particolare del popolo d'Israele condividano anche le sofferenze; nel testo "Magghid Devarav le-Yaakov" viene evidenziato come Dio ed il popolo d'Israele soffrano assieme e che quest'ultimo debba anche incentrare la propria preghiera al fine di liberare la Shekhinah e diffondere benedizione e gioia sul mondo. Un concetto simile riguarda l'ordine e l'educazione ad eseguire le Mitzvot per esse stesse in modo disinteressato e con cuore puro per affrettare la fine dell'esilio anche per la Shekhinah. Ciò è palese anche nell'attenzione che il devoto deve rivolgere ai bisogni del prossimo anche nelle proprie preghiere: ad esempio di questo il testo suddetto cita il versetto: ama il prossimo tuo come te stesso.

« Quando l'Ebreo deve chiedere qualche cosa al Creatore, benedetto Egli sia, deve ricordarsi che la sua anima è un membro, se così possiamo dire, della Shekhinah, della Presenza divina, è una goccia nel mare. Che preghi dunque per la Shekhinah poiché ciò che manca a lui manca anche alla Shekhinah che soffre con lui. Sia certo che la sua preghiera agisce in alto per la Shekhinah. Se egli è veramente attaccato alla Shekhinah attirerà abbondanza di benedizioni anche su se stesso. Sappia che è solo uno strumento e che il suo pensiero e la sua parola riflettono mondi divini che si estendono e si espandono in lui: il suo pensiero è il mondo del pensiero divino e la sua parola è mossa dalla Shekhinah che è il mondo della parola. Quando l'uomo attira così la luce del Creatore, benedetto Egli sia, nel suo pensiero e nella sua parola, il Creatore stesso è nel cuore della sua preghiera. Così la sua preghiera è esaudita... »

Viene insegnato poi che la prima persona che giunge in Sinagoga prima che venga completato il Minian starà innanzi alla Shekhinah e porterà benedizione anche sugli altri: essa si mette parlare con lui in modo amichevole per conoscerlo fino a quando, come un Re che incontri un cortigiano e gli chieda dove possano essere gli altri, si prende cura con lui di chi si aggiungerà per il Minian.

Il Rebbe Shapira spiega poi come, oltre alla rivelazione privilegiata "faccia a faccia" tra l'Eterno e Mosè, ci si possa avvicinare alla Shekhinah anche durante la preghiera.

Per quanto concerne il momento di raccoglimento e di meditazione che alcuni devoti dedicavano e dedicano tutt'ora prima della preghiera, il testo Sefer Charedìm riporta il seguente insegnamento:

« ...Questo significa che liberavano il loro pensiero dalle cose di questo mondo e lo collegavano al Signore di tutto, benedetto Egli sia, nel timore e nell'amore; percepivano la luce della Shekhinah, della divina Presenza, al di sopra della loro testa e la sentivano espansa tutto intorno a loro; erano così istallati nella luce. Tremavano e si rallegravano, come è detto: "Servite l'Eterno con timore e rallegratevi con tremore" »

Anche il Ba'al Shem Tov spiegò ai suoi discepoli che la preghiera deve essere fatta con tale concentrazione da percepire di entrare nel palazzo del Re salendo di stanza in stanza per incontrarLo: così, egli dice, dopo avere passato tutti i guardiani, gli angeli, potrà vedere la gloria del Re in tutto il suo splendore.

Il tikkun viene incluso nelle preghiere spesso introdotte da una breve recitazione che afferma: Al fine di unire il livello Kudshà Berìkh Hu (l'aspetto di santità e benedizione divine) ed il livello Shekhinté (nella rivelazione della Shekhinah), con timore ed amore, amore e timore, per unire il Nome Yud-He con Vav-He in unione completa in nome di tutto Israel.... È scritto che le Benedizioni possono essere associate ai flussi di Khassadim e quindi della Sefirah Khessed, la cui fonte originaria è nel Signore; questo è uno dei principi attraverso il quale viene spiegato che il tikkun concerne ogni abbondanza di bontà e santità permeanti il mondo e persone delle varie epoche considerati dal Signore, ed in alcuni casi da alcuni altri, come Zaddikim, uomini giusti, buoni ed integerrimi.

I Rabbini insegnano come Dio e Moshé si fossero indispettiti quando sembrò che il popolo si riferisse in preghiera in un modo ed innanzi alla Rivelazione in un altro:

« Donde si deduce che il Santo e Benedetto Si trova nella Sinagoga? Come è detto: Il Signore sta nell'Assemblea Divina (Salm. 82. 1). E donde si deduce che quando dieci uomini (Minian) si riuniscono in preghiera la Shekhinah è in mezzo a loro? Come è detto: Il Signore sta nell'Assemblea Divina. E donde si deduce che quando tre siedono e giudicano la Shekhinah è in mezzo a loro? Come è detto: In mezzo ai giudici Egli giudica. E donde si deduce che, quando due siedono e si occupano dello studio della Torah, la Shekhinah è in mezzo a loro? Come è detto: Allora i tementi del Signore si parlarono l'un l'altro ed il Signore porse orecchio ed udì (Mal. 3. 16). E donde si deduce che, quando un uomo solo siede e si occupa dello studio della Torah, la Shekhinah è con lui? Come è detto: In ogni luogo in cui Io sarò causa che il Mio Nome venga ricordato verrò a te e ti benedirò (Esodo 10. 24) »
(Talmud Ber. 6 a)

Lo Zohar afferma:

« Qual è l'inno altissimo, alla gloria di Dio, che è stato affidato agli angeli perché lo intonino con Israele? È il Canto kadosh, "santo". La Berachà, la "benedizione", è stata affidata agli angeli perché la pronuncino da soli come è stata affidata ad Israele perché la pronunci da solo. Ma l'inno kadosh è stato affidato agli angeli perché lo intonino con Israele poiché gli angeli possono recitare l'inno della "santificazione" - Kedushà - in onore di Dio solo insieme ad Israele... Ad Israele sono state affidate tre kedushot ("santità") in basso. Questo emerge dal versetto della Scrittura: Voi vi santificherete e sarete santi, perché Io sono santo (Lev. 11, 44). È con questo versetto che ci è stata trasmessa la kedushà, la "santità" »

Carestie spirituali e tikkun[modifica | modifica wikitesto]

« Io prego, io supplico alla Tua presenza al fine di riparare il torto che Ti ho causato con i miei peccati... »

Il maestro e qabbalista Alexandre Safran scrive:

« Desiderio dell'uomo è congiungere il mondo al Signore, rendere la Sua presenza reale quaggiù, unire la Terra ed il Cielo, realizzarne l'unità totale »
(Alexandre Safran, La Kabbalà)

I testi tradizionali dei rabbini insegnano che senza la misericordia e la bontà il mondo non potrebbe sussistere: così è detto come Mosé dispensò i gradi di gentilezza con la Shekhinah e che per questo gli venne concessa la qualità di Khessed: misericordia, bontà, gentilezza ed anche grandezza; allo stesso modo, afferma sempre lo Zohar, i Chassidim, i pii, procedono attraverso i precetti, le Mitzvot affinché il Signore si diletti nel mondo e lo favorisca dal lato della misericordia.

Il Rabbino Moshe Cordovero ammette che il tikkun con la Shekhinah viene effettuato durante lo studio della Torah e la preghiera, cose grazie alle quali Essa non si ritirerà mai da sopra loro; dei piccoli che stanno studiando è scritto:

« Sì, perché quando questi bambini studiano Torah, la Shekhinah arriva e dà loro forza e coraggio per studiare Torah. Se non fosse per l'assistenza del Santo e Benedetto i bambini non potrebbero tollerarlo »

Per tikkun s'intende anche la rettificazione spirituale, anche intesa come apporto di abbondanza spirituale al mondo, accrescimento della prosperità. Una delle rettificazioni principali avvenne con i quattro rabbini che ascesero al Pardes: anch'essi, ed in particolar modo Rabbi Akiva, ebbero uno stretto legame con la Shekhinah. È scritto che per giungere al Pardes si deve giungere prima alla rivelazione della Shekhinah e questo perché il tikkun avvenga nel miglior modo possibile; è altrettanto insegnato che perché essa si manifesti bisogna prima entrare nel Pardes: i due sono quindi collegati indissolubilmente.

Come segno di eccedenza del rigore contrapposto alla misericordia, si vuole che la Shekhinah si sia ritirata fino al Settimo Cielo durante le generazioni che trasgredirono, sino a ritornare di cielo in cielo con Mosè che rinsaldò il legame tra Mondo Superiore e Mondo Inferiore:

« ...(in questo modo) la divinità "abbandona" il mondo, risale verso le altezze, perché l'uomo respinge i piedi della Shekhinah residente fra gli uomini. Distrugge la dimora che il Signore ha desiderato avere quaggiù. Ma tale situazione non è irrimediabile... »
(Alexandre Safran, La Kabbalà)

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« In origine la sede della Shekhinah era nelle regioni più Basse. Quando Adamo peccò (essa) salì al Primo Cielo; quando peccò Cain salì al Secondo Cielo; nella generazione di Enoch salì al Terzo Cielo; nella generazione del diluvio al Quarto; nella generazione della torre di Babele al Quinto; gli abitanti di Sodoma fecero sì che salisse al Sesto; e gli egiziani, al tempo di Avraham, al Settimo. Per contro sette uomini giusti nacquero e la fecero discendere. Avraham la riportò al Sesto; Yitzchak al Quinto; Yaakov al Quarto; Levì al Terzo, Kohath al Secondo, Amram al Primo e Moshé fece sì che scendesse dall'Alto al Basso della Terra »
(Gen.R.19.7)

Similmente il Talmud afferma che chi compie dei peccati volontariamente sembrerebbe quasi calpestare la Shekhinah.

Anche il seguente versetto si riferisce alla Shekhinah:

« L'"angelo" che mi liberò da ogni male »   (Genesi 48.16)

Punizioni divine[modifica | modifica wikitesto]

Due degli esempi in cui compare la Shekhinah secondo l'attributo punitivo compaiono entrambi nel Tanakh:

- il primo riguarda lo sconvolgimento e la confusione creati da Dio al Faraone ed alle sue truppe migliori al passaggio del Mar Rosso tra le mura d'acqua; si racconta che dopo che il popolo d'Israele ebbe passato il Mar Rosso quando, seguito dalle proprie truppe, anche il Faraone cercò di fare altrettanto, le colonne di fuoco si posero davanti al popolo mentre la nube dietro...: dopo che persino le ruote dei cocchi egiziani furono scardinate, le colonne d'acqua si riversarono sugli Egiziani e sul Faraone che, lungo il percorso che aveva seguito il popolo d'Israele attraverso l'asciutto, si erano promessi: Inseguirò, raggiungerò, spartirò il bottino, appagherò il mio spirito con loro, sguainerò la mia spada ed il mio braccio li sterminerà; tra i differenti casi di difesa del popolo d'Israele, questo fu il più miracoloso;

- il secondo avvenne con i seguaci di Core che volle soppiantare e sostituire Mosè; egli si chiese perché Mosé ed Aronne si palesassero come guide del popolo quando in realtà tutto il popolo era santo: fu così che Dio punì Korakh ed i suoi seguaci per aver messo in dubbio la Volontà divina e la purezza e l'innocenza dei due fratelli Mosè ed Aronne. Importante notare che Core era un levita, malgrado avesse dimostrato ribellione, ed era stato considerato uno dei migliori discepoli dello stesso profeta Mosè. Fu così che apparve la Gloria divina che aprì la terra sotto i piedi di Korakh e dei suoi seguaci ingoiandoli a facendoli sprofondare vivi nello Sheol. Come segno di pentimento e di riconoscimento della verità da parte di Core, si dice che dove sprofondarono si sente una voce proclamare: La Torah di Mosè è vera.

Il Signore e l'abbondanza spirituale e materiale: il tikkun[modifica | modifica wikitesto]

« La Shekhinah, la Presenza di Dio in questo mondo, aumenta nella misura in cui aumenta il numero delle anime qui in Basso, così come è scritto: <<Nella moltitudine del popolo è la Gloria del Re>> »
(Sefer ha-Zohar)
« Ma il Santo e Benedetto è Vita, e la Sua Shekhinah è Vita... »
(Sefer haZohar)
« Poiché Essa (la Shekhinah) sarà unita alla vita ed unificata nel grande nome (Y-H-W-H); non vi sarà bisogno di accorrere ad appellativi né alcunché verrà più associato al nome... »
« ...ed il Suo nome sarà uno »

La denominazione il campo delle mele sante riguarda l'abbondanza che viene dalla Shekhinah, abbondanza spesso simboleggiata dalla rugiada:

« rugiada che riempie la presenza Divina di ciò che scaturisce da tutte le fonti superiori »
(Petichat Eliahu Anavì)

Teoria del Ruach ha-kodesh, lo Spirito Santo[modifica | modifica wikitesto]

La Shekhinah è la fonte dell'albero della vita, posto nel Gan Eden, cui viene associato il diagramma delle Sefirot:

« al loro interno ci sono la lettera yod, la lettera hei, la lettera vav e la lettera hei, che è il sentiero di Atzilut (il mondo dell'emanazione) ed è il canale tramite il quale viene irrigato l'albero delle Sefirot con i suoi rami e ramificazioni, proprio come l'acqua irriga un albero e lo fa crescere con la sua irrigazione... Tu sei la causa di tutte le cause e Colui da Cui hanno origine tutti gli effetti come una fonte che irriga l'albero, e quella fonte è come l'anima per il corpo, che è la vita del corpo »
(Petichat Eliahu Anavi)

Lo (Ruach haKodesh: ebr. רוח הקודש) è il termine che indica lo spirito santo e lo spirito di pace e profezia.

Mondo[modifica | modifica wikitesto]

Oltre allo spirito anche la diffusione della pace richiede uno sforzo da parte dell'uomo nei confronti del Signore stesso.

« ...Saggio: Te lo dissi già. Ciò procedeva dall'allontanarsi della virtù della presenza divina, poiché essa sta con Israele nello stesso rapporto in cui sta lo spirito con il corpo dell'uomo; quando la vita divina si avvicinava a loro essa giovava loro, dava splendore e gloria ai loro corpi, alle loro qualità ed alle loro abitazioni; e quando si allontanava da essi il loro intelletto si istupidiva ed i loro corpi si intorpidivano; e la loro bellezza si mutava; e quando (la presenza divina) si allontanava dai singoli, appariva nella terra di quelli un segno che indicava che la presenza divina si era allontanata da lui; come si vede un mutamento che avviene nel corpo quando lo spirito si allontana da esso improvvisamente... »
(Yehudah Ha-Lewi, Il Re dei Khàzari)

Metafora dell'anima che si insegna sostenga la vita del corpo, la Shekhinah, conosciuta anche come la decima Sefirah Malkhut, rappresenta la sussistenza che Dio mantiene sul Mondo: La Terra risplendeva per la Sua gloria (Ez. 43. 2):

« II. La nozione di figura e di sembianza, che si trova nelle Sefirot, dipende dalla Sefirah del Regno ( Malkhut ) che è la radice dei Mondi Inferiori, i quali da essa derivano tutti la loro forma: per questo motivo è stato detto che non è possibile elevarsi o ricevere alcunché se non attraverso di essa. La sapienza relativa al governo divino può conseguirsi persino attraverso le stesse figure delle sembianze, giacché per tale mezzo si comprende come la Shekhinah debba governare in base a tale principio e come lo trasmetta ai Mondi Inferiori. Tramite essa è tuttavia possibile comprendere le cose che stanno al di Sopra e che sono puramente forze ed attributi »
(Moshe Hayyim Luzzatto, 138 Porte di Sapienza)
« due Sefirot come una sola, Tiferet e la Sekhinah, cioè Malkhut, che sono il fondamento dell'attività creatrice »
(Elia Hayyim ben Binyamin da Genazzano, La lettera preziosa)

Il Talmud afferma ancora che la Menorah è poi una prova per tutti coloro che vengono al mondo che la Shekhinah risiede in mezzo ad Israel (Shab. 22 b). La luce della Menorah rappresenta anche la luce della Torah: Gli studiosi della Torah procurano al mondo la pace (Berachot 64 a).

Uomo[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alla sussistenza del vigore spirituale e materiale del mondo, la Shekhinah è quindi anche fonte del vigore spirituale dei profeti che da essa, come immanenza e rivelazione di Dio, traggono e ricevono lo Spirito Santo, Spirito di Profezia:

« Kaf: è l'attributo del Regno; indica tuttavia il Tempio Terreno giacché è il recipiente della Shekhinah... Questo attributo chiede sempre di ricevere clemenza e misericordia dalla lamed, che è intelligenza... »
(Sefer haTemunah)
« La Shekhinah sarà con loro, sotto gli occhi di tutti... L'attributo non eserciterà infatti la propria azione nella durezza.... i Profeti non verranno meno, conoscenza e fede saranno ben radicate... La Shekhinah sarà con loro pubblicamente: saranno tutti prodi, amorevoli, rigorosi nell'applicazione dei precetti e nella Torah. Quell'anno di remissione sarà infatti di moderato rigore: le formazioni si moltiplicheranno sulla Terra ed il mondo sarà pieno di creature... Vi sarà invece una grande abbondanza e delizia e moltiplicazione dei frutti; molti saranno Profeti e gli intelligenti, tutti pace, amicizia, ricchezza, gloria e timore del Signore... »
(Sefer haTemunah)
« Infatti la Shekhinah li circonderà con la forza della misericordia che Essa contiene... »
(Sefer haTemunah)
« ...e che provengono dalle Sefirot che danno vita alle anime superiori e le alimentano tanto da farle godere del fulgore della Shekhinah e da incoronarle con un diadema di gioia perenne... »
(Avraham ben Shmuel Abulafia, I sette sentieri della Torah)
« Su poltrone di gemme e perle con sedili imbottiti essi siedono, inneggiando ed esaltando il Santo e Benedetto Che dà vita ai Mondi, ed ognuno gode a propria misura dello splendore della Shekhinah »
(Midrash Konen)
« La Shekhinah non splende in mezzo alla vanità, alla tristezza, allo scherno, alla leggerezza o alla futile ciarla, sibbene in mezzo alla gioia del dovere religioso »
(Pes. 117 a)
« tuttavia più in alto di queste è la forma cabbalistica profetica la quale è ricevuta dalla bocca della Shekhinah »
(Natan ben Sa'adyah Har'ar, Sha'arei Zedek)

Si dice che il successore di Moshé Yoshua fosse

« nutrito dalla Shekhinah »
« Benedetta è la porzione di un corpo che può essere nutrito col cibo dell'anima »
(Sefer haZohar)

È scritto poi che, quando il Sommo Sacerdote si apprestava a benedire il popolo con l'elevazione delle mani, la Shekhinah risiedeva tra le sue dita; egli riusciva a legare tutti i mondi (cfr. "Sede della Shekhinah") unendo le due mani nel legame con la Shekhinah:

« la parte della Benedizione Sacerdotale: faccia il Signore risplendere il Suo volto su di te (Num. 6. 25) fu interpretata: possa Egli concederti la luce della Shekhinah »
(Num.R.6.5)

È scritto poi nel Talmud che molti bambini possiedono la profezia inconsapevolmente: con la distruzione del Tempio... la profezia è data ai bambini ed ai "pazzi", ma con l'era messianica è detto che la profezia torna. Già Nachman di Breslov indica nei bambini il principio della fede proprio per la loro innocenza ed il loro non coinvolgimento nei peccati. Come "caso di pazzia", l'unico Maestro che viene evidenziato con grande rigore nel Talmud e molte indicazioni sul suo metodo di interpretazione è quello di Rabbi Ben Zomà, uno dei quattro Rabbini che entrarono nel Pardes: quando stava per giungere il giorno della sua morte ed egli volle sapere cosa separava il Mondo Superiore dal Mondo Inferiore immaginandovi prima un'ala... (o) un capello, i suoi compagni dissero Ben Zomà è fuori; sempre nel Talmud è scritto: poco dopo egli morì.

La Shekhinah e lo Spirito Santo[modifica | modifica wikitesto]

Il Profeta Isaia avverte che con il Messia: Uscirà un ramo dal tronco di Isciài (padre di Davide) e un rampollo spunterà dalle sue radici, e riposerà su di lui lo Spirito del Signore… Egli giudicherà con giustizia i miseri e deciderà con dirittura a favore degli umili della terra… Allora dimorerà il lupo con l'agnello; si coricherà il leopardo con il capretto, e il vitello e il leone staranno assieme e un piccolo ragazzo li guiderà. La mucca e l'orso pascoleranno, assieme giaceranno i loro piccoli e il leone come il bue mangerà paglia… Il Signore radunerà gli esuli di Israele e raccoglierà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra….

Oltre ai tanti cenni del Talmud allo Spirito Santo (Ruach haKodesh: ebr. רוח הקודש), anche sullo Zohar si trova che:

« Come si intende: lo Spirito ritorna? Questa è la Shekhinah, che è lo Spirito Santo »
« era venuto il tempo che Moshé, Profeta fedele, discendesse sul mondo... Il Santo e Benedetto prelevò (per lui) uno Spirito Santo da un blocco tagliato dalla pietra preziosa dello zaffiro, che è (in) Malkhut... Quando lui venne al mondo, la Hei, che è la Shekhinah, lo illuminò e la casa divenne piena del Suo splendore »
« Meravigliosamente adorna dello splendore del mondo, la mia anima langue d'amore per Te. Ti supplico, o Eterno, guariscimela; manifestandole la bellezza del Tuo splendore si rafforzerà, guarirà e godrà gioia eterna »
(Yedid Nefesh)

Si vuole che, oltre a tutti Profeti, investiti dello Spirito Santo abbiano profetizzato anche molti Re d'Israele: i più importanti tra essi sono Re David, scelto come principale ramo dinastico da cui è scritto risalga il Messia, e suo figlio Re Salomone.

Sefirot[modifica | modifica wikitesto]

« I Cieli raccontano la Gloria di Dio: perché le Sefirot si chiamano Sefirot? Perché è scritto: I Cieli messaprim (raccontano) la Gloria di Dio »
(Sefer ha-Bahir)
« Proprio dalle tenebre si rivela ciò che è celato e capirai immediatamente che l'intento di tale affermazione è che tutte le Sefirot, chiamate segreti, non si rivelano che per mezzo della Shekhinah, che si chiama tenebre »
(Elia Hayyim ben Binyamin da Genazzano, La lettera preziosa)

Si dice che la Shekhinah circonda tutte le Sefirot e ciò in merito al fatto che il Signore è il luogo del mondo mentre il mondo non è il suo luogo in modo unilaterale.

Keter e Malkhut[modifica | modifica wikitesto]

La prima Sefirah è Keter: corona e volontà; ad essa si riferisce Ein Sof (Signore Iddio Infinito): essa non si può calcolare. La Sefirah Malkhut è invece la decima ed ultima ed è legata al Mondo Inferiore. Le due sono strettamente connesse: tutto fluisce ed è incluso nella decima Sefirah e puoi partire dalla prima sino alla decima... e dalla decima alla prima cosicché la decima diviene la prima. Il principio della Shekhinah in Malkhut esprime la piena manifestazione di Dio, che tutte le Sefirot comprende: chiunque separi una di queste Sefirot dall'altra è come se operasse una separazione in te.

Anche il Sefer haTemunah mette in relazione la Shekhinah ed il patto sancito con i tre patriarchi e con Re David, simbolo di Malkhut (Regno).

Khessed e Ghevurah[modifica | modifica wikitesto]

Lo Zohar dice che in questo modo i flussi di Khassadim (da cui Khessed) possono essere riversati sul mondo o sulla persona particolarmente legata al Signore. Ancora lo Zohar spiega che quando la Shekhinah accompagnava il popolo d'Israele durante il giorno era piena di Khessed: misericordia, bontà e gentilezza; durante la notte è un cenno al legame con Ghevurah, giustizia e timore, e con Malkhut, regno ed umiltà. Primi a fondare le radici del monoteismo, Avraham, Yitzchak e Yaakov corrispondono agli archetipi Khessed, Ghevurah e Tiferet.

Importante notare come tutte le 10 Sefirot corrispondano al corpo dell'uomo nella sua completezza, uomo che deve riuscire a rappresentare una dimora per la Shekhinah: così molti testi, tra cui lo Zohar ed il Sefer ha-Bahir, insegnano che i tre Patriarchi (Avraham, Yitzchak e Yaakov) sono il cocchio (lett. Merkabah) della Shekhinah per spiegare che come il corpo è veste dell'anima ed i precetti sono veste della volontà divina, così i Patriarchi rappresentano la perfezione dell'aderenza al Volere divino: infatti la Parola Avraham in Ghematriah vale 248, valore corrispondente ai 248 precetti positivi della Torah, inclusi anch'essi nel numero degli organi del corpo; aggiunti agli altri 365 precetti negativi che riguardano il numero delle vene del corpo si conta il numero dei 613 precetti iscritti nella Torah: è scritto infatti che Dio e la Torah sono una cosa sola.

Khokhma, Daat e Binah[modifica | modifica wikitesto]

Ciò permette infatti un miglioramento delle Sefirot di Khokhma (sapienza, saggezza), Binah (intelligenza) e Daat (conoscenza): non c'è verità senza spirito, la pace e la verità si abbracciano (si amano) (cfr. "La Shekhinah e lo Spirito Santo").

Dunque la Shekhinah fornisce il "cibo spirituale" all'anima in modo da far sussistere il corpo e vivificarlo maggiormente: così si acquisiscono saggezza, conoscenza ed intelligenza:

« ...la gloria superna che è il segreto della saggezza nei 32 sentieri (della Torah)... Inserisce in lui un spirito della fonte di vita... »
(Sefer haZohar)

Tiferet[modifica | modifica wikitesto]

Viene insegnato che l'era messianica sarà principalmente e definitivamente legata alla Sefirah Tiferet, bellezza ed armonia, la cui sorgente è la Shekhinah (cfr. "La palma di Debora" di Cordovero); questa Sefirah sarà pienamente manifesta soltanto attraverso il tikkun.

« Tiferet che è l'albero della vita... »
« La Shekhinah è chiamata Terra, mentre Tiferet è il Cielo »
(Sefer haZohar)

Yessod[modifica | modifica wikitesto]

Il tikkun avviene principalmente grazie a Yessod, il giusto: il giusto è il fondamento del mondo.

« Così Aron entra nel luogo santo (dove è la Shekhinah) (Vayikra 16. 3): ciò conformemente al fine che il retto, che è Yessod, e la rettitudine, che è Malkhut, si uniranno insieme come una coppia, così che tutto sarà benedetto da loro »
(Sefer haZohar)

Hod e Nezakh[modifica | modifica wikitesto]

Tu Ti rivesti di gloria e maestà viene interpretato in riferimento alle due Sefirot Hod e Nezakh.

Angeli[modifica | modifica wikitesto]

Anche gli angeli sono tenuti in vita solamente dallo splendore della Sua presenza (Esodo R. 32. 4): essi ricevono il proprio "cibo celeste" dalla Shekhinah e, nel momento in cui essa scende per nutrirli, si coprono il volto per non osservare a lungo la sua essenza; si racconta infatti che i due figli di Aronne morirono per aver osservato a lungo ed in modo troppo profondo l'Essenza della Shekhinah.

Nei testi dei Profeti del Tanakh vengono descritti molti ordini angelici che salgono assieme alla Shekhinah.

Se si considera che i Rabbini hanno sempre sostenuto che la Profezia proviene unicamente dal Signore, su una discussione sulla Shekhinah il commento al Sefer Yetzirah di Saadyah Ben Yosef conferma che lo Spirito dell'Eterno resterà su di lui: spirito di saggezza, spirito di comprensione, spirito di consiglio (Is. 11. 2). Sempre nella stessa parte del commento l'autore parla quindi di Ruach haKodesh: vi è una metafora individuata dai Rabbini tra la Shekhinah, lo Spirito Santo e l'albero della vita. L'idea che l'albero della vita corrisponda alla Shekhinah, e che colui su cui vi è lo Spirito Santo aumenti in sapienza, è espressa nello Zohar spiegando come egli si nutra soprattutto di un cibo spirituale, cibo paragonato al frutto dell'albero della vita: la saggezza dà vita a coloro che la posseggono. Il commento suddetto si riferisce metaforicamente soprattutto alla manna; la manna è infatti prodotta dal sudore dell'ordine angelico delle Chayyot: queste, a capo delle quali sta l'angelo principe Metatron, sono legate alla Shekhinah ad uno dei livelli più alti di tutti gli altri angeli.

Al passaggio del Mar Rosso tutto Israel poté assistere alla rivelazione della gloria splendente del Signore con tutti i suoi angeli:

« ognuno cantò il canto... e lo Spirito Santo era nella bocca di ognuno »
(Sefer haZohar)

Il Profeta Elia, precursore dell'era messianica, secondo i testi biblici ebbe la concessione di essere visitato dal Signore con lo Spirito Santo anche per aver effettuato il tikkun della completa unità con la Shekhinah e tutti gli angeli, cosa che mantenne per il resto della vita. È scritto inoltre che, come Moshé che poteva essere avvolto dalla nube, così anche Elia ascese al Cielo trasformato in un angelo e compreso nell'essenza della Shekhinah: sempre lo Zohar spiega infatti che i molti casi di apparizione del Profeta Elia a differenti Maestri a distanza di secoli dalla sua ascesa sono dovuti alla sua inclusione nell'onnipresenza dell'Eterno.

L'esilio della Shekhinah[modifica | modifica wikitesto]

« Il soggiorno della Neshama (cfr. Anima) in questo mondo ci ricorda il mistero della Galùt ha-Shekhinah, dell'Esilio della Presenza divina; ha come scopo quello di raccogliere, di rilevare le scintille divine disperse in questo mondo materiale... L'uomo è tutto qui! La sua creazione e la sua discesa in questo mondo sono destinati a fare di lui, in lui, una dimora per Lui, Benedetto Egli sia; una dimora qui in Basso, nel Mondo Inferiore, al fine di trasformare le tenebre in luce, affinché la Gloria di Dio riempia la totalità di questa Terra materiale, affinché ogni carne veda questa Gloria »
(Tanya)

L'era messianica e "le doglie del Messia"[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione ebraica la Shekhinah andò in esilio con il popolo d'Israel; poi, con l'avvento dell'era messianica, la presenza Divina tornerà con il popolo in Terra d'Israel. Come già detto, nell'Amidà si dice:

« E Tu, nella Tua grande misericordia, accoglici, gradiscici e possano i nostri occhi vedere il Tuo ritorno a Zion nella Tua clemenza. Benedetto Tu Signore, Che fa ritornare la Sua presenza (trad. Shekhinato) a Zion »

Per quanto concerne l'era messianica in altri testi sacri è scritto:

« Li (i discepoli) sazierà nel mondo avvenire dello splendore della Shekhinah »
(B.B.10a)
« Allora tutto si rovescerà: ogni uomo sarà desideroso di ascoltare la Torah, la Shekhinah si manifesterà sulla Terra e l'attributo del rigore si rovescerà in attributo della misericordia... »
(Natan ben Sa'adyah Har'ar, Sha'arei Zedek)
« E la Terra sarà piena della conoscenza della Sua gloria come il mare è pieno d'acqua »   (Abacuc 2.14)
« destinato ad allietarsi con la Shekhinah nel mondo a venire che è la gioia da tutti i lati »

Diaspora ebraica[modifica | modifica wikitesto]

« Il Santo e Benedetto disse: Io sono Colui Che in questo mondo ridusse il Tempio un mucchio di rovine, e sono Colui Che ne farà una cosa di bellezza nel mondo avvenire... Egli ricostruirà il Tempio e vi farà abitare la Sua Shekhinah »
(Midrash a Cant.4.4)
« Ovunque andarono esuli, la Shekhinah li accompagnò »
(Sefer haTemunah)
« così che loro (i figli d'Israel) sappiano che l'Uno Santo e Benedetto li amò e che la Shekhinah col Carro Celeste (Charryiot: la Merkavah) andò in esilio per stare con loro »
(Sefer haZohar)
« è stato insegnato che Rabbi Shimon bar Yochay disse: vieni a vedere quanto è amato il popolo d'Israel davanti al Signore, perché ovunque sia stato esiliato la Shekhinah è andata con lui. Mi sono rivelato a te sulla casa di tuo padre quando eravate in Egitto (I Sam.2.27). Fu esiliato a Babilonia e la Shekhinah era con lui, come è scritto: Per amor vostro sono stata mandata in Babilonia; e, quando saranno redenti nel futuro, la Shekhinah sarà con lui, come è scritto: Allora il Signore tornerà con la tua cattività (Deut.30.4)... Significa che il Santo Unico e Benedetto tornerà con esso dai luoghi dell'esilio »
(Meg.29a)

Gli angeli con la Shekhinah accompagnarono il popolo d'Israele anche nell'esilio di Babilonia.

Il primo esilio: l'Egitto[modifica | modifica wikitesto]

Prima che il popolo d'Israel divenisse popolo del Signore per la liberazione dalla schiavitù in Egitto, prima Avraham, poi Ya'akov ed i suoi figli vennero accolti dai Faraoni differenti che governarono in differenti epoche.

« E fece scendere la presenza divina in Egitto con lui »
(Gen.R.86.2)

Il testo midrashico Bereshit Rabba e lo Zohar (commento a Esodo) raccontano della Shekhinah anche a proposito dei padri Avraham, Yitzchak e Yaakov e del figlio prediletto di Yaakov (Yosef):

« Finché non vide (Potifar) la presenza divina su di lui (Yosef) »
(Gen.R.86.5)

Si dice che quando Yaakov entrò in Egitto, per poi stabilirvisi assieme ai discendenti da cui poi sarebbe sorto il popolo d'Israele, anche la Shekhinah fosse con lui come presenza e rivelazione. La Shekhinah fu anche con gli altri capostipiti delle tribù d'Israel: anch'essi parteciparono al tikkun che si completerà con l'era messianica. La presenza divina fu con Yosef anche negli anni di prigionia. Il Midrash spiega come Yosef ebbe meriti in terra d'Egitto, proprio per il legame indissolubile con Dio: Giuseppe disse: L'interpretazione dei sogni spetta al Signore (Gen. 40. 8):

« E da quando gli affidò... E benedisse il Signore la casa dell'egiziano... (Gen. 39. 5). Insegna Rabbi Shimon bar Yochay: in tutti i luoghi dove vanno i giusti la presenza divina (la Shekhinah) va con loro. Yitzchak scese in Gerar e la benedizione venne con lui, come detto: Ed Yitzchak seminò in quella terra... e lo aveva benedetto il Signore (Gen. 6. 12); scese Yaakov presso Laban e la benedizione stava con lui, come detto: ed il Signore ti ha benedetto per causa mia (Gen. 30. 30); scese Yosef presso Potifar: e la benedizione stava con lui. Benedisse il Signore la casa dell'Egiziano per causa di Yosef. E la benedizione del Signore si estendeva su tutto ciò che aveva in casa e nei campi »
(Gen.R.86.6)

Il Re Messia[modifica | modifica wikitesto]

I Maestri della tradizione ebraica hanno sempre insegnato che l'intento della redenzione finale fu nel "pensiero" del Signore sin da prima della Creazione.

Viene riportato che il suo nome (del Signore e del Messia) si diffonderà in tutto il mondo; poi è scritto e il Suo Spirito si librava sulla superficie delle acque (Gen. 1. 2): Zohar e Midrash interpretano anche questo versetto come riferito sia alla Shekhinah, sia allo spirito del Mashiach, o Messia:

« mentre lo spirito di santità e la Shekhinah santa aleggiavano e spiravano sopra di esso, come è detto: e il Suo Spirito aleggiava (Gen. 1. 2): si riferisce allo spirito del Re Mashiach, come detto: sopra di lui si poserà lo Spirito del Signore (Is. 2. 2) »
(Gen.R.2.4)

Si racconta poi che durante l'era messianica la Shekhinah emanerà una rugiada celeste necessaria alla resurrezione dei corpi.

Nel rapporto d'amore tra sposo e sposa[modifica | modifica wikitesto]

Nel Testo di mistica ebraica Lettera sulla santità si descrivono molti dei passaggi necessari al fine di avere un rapporto d'amore con la propria moglie santo, buono e corretto: si dice in particolar modo che anche Dio partecipa al concepimento di figli e che l'uomo dovrebbe vedere la Shekhinah nell'immagine della propria sposa: si noti che un discepolo dovrebbe imparare il rapporto con la Shekhinah dal legame che il proprio Maestro tiene con la propria sposa. La donna è poi simbolo della Terra mentre l'uomo rappresenta l'aspetto superiore (cfr. sopra "Sefirot").

Rabbi Moshe Cordovero dice:

« ...Perciò tutti i bisogni della famiglia sono tikkunim della Shekhinah dalla quale è addolcita... »
(La Palma di Debora)

Significati simbolici[modifica | modifica wikitesto]

Oltre al termine gloria vi è l'accostamento al significato della Matrona, o della Madre, e della Sposa che identifica la Shekhinah come parte "femminile". Il canto per l'accoglienza del Sabato Lecha Dodi richiama l'attenzione sull'attesa da parte del popolo d'Israele sia del Sabato stesso, sia della Shekhinah per il ritorno dall'esilio, come lo sposo che attende la propria sposa che si avvicina verso il baldacchino delle nozze; ad esempio l'utilizzo del pronome Tu nella lingua ebraica varia nel caso sia maschile o femminile: testi ebraici, soprattutto quelli di preghiera, se riferiti al Signore, senza una netta distinzione utilizzano spesso la forma femminile o quella maschile. Nel Canto Eshet Khayil (Mishlé 31. 10-31), usualmente recitato nella sera del Venerdì prima del Kiddush, si usa per la Shekhinah la metafora della donna virtuosa che si dedica a molte buone azioni:

« una donna virtuosa chi può trovarla? Il suo valore è superiore a quello delle perle... Ella arreca sempre bene e mai male... Schiude le mani al povero e le porge all'indigente... »

Il Rabbino ortodosso Aryeh Kaplan, la cui morte è datata nell'anno 1983, così scrisse:

« Chi cerca un maestro spirituale prima di tutto deve osservare che rapporto ha il maestro con la sua (del maestro stesso) sposa. Il modo con cui la tratta gli fornirà preziose indicazioni sul suo rapporto con la Shekhinah »

La Shekhinah è anche l'archetipo della comunità del popolo d'Israele proprio per il ruolo di Servizio al Signore assegnatogli: vi ho liberato perché siate il mio popolo... e per essere il vostro Signore.

« Tua moglie sarà come una vite fruttifera all'interno della tua casa »

A proposito di questo versetto è scritto che, come la Shekhinah risiede nel luogo più interno del Tempio, il Sancta Sanctorum, così una donna modesta non sosta all'ingresso della propria casa:

« Una vite fruttifera è la Shekhinah! »

Volontà: anche in molti testi moderni della tradizione ebraica è ricordato quanto i Maestri ebrei affermavano: Dio è Tutto Volontà.

Maestà: anche la "Guida dei perplessi" dice che Dio muove tutto, tanto la parte quanto il tutto: Maestà si riferisce al movimento delle 7 sfere celesti governate in Aravot, le Nubi.

Mokom, luogo: per Makom si intende anche un nome di Dio e ci si riferisce ad esso nel caso della preghiera rivolta a Dio e quindi alla Shekhinah con atto di amore e supplica.

Cuore: questa metafora per la Shekhinah indica lo Spirito Santo legato alla saggezza Profetica (cfr. Zohar: il cuore... colmo di tutto) con la quale vennero ornati coloro che si occuparono di preparare, costruire ed arredare il Tabernacolo.

La Shekhinah è associata all'anima ed il Tabernacolo o il Tempio al corpo: essa è nutrimento al mondo intero come lo Spirito Santo nell'uomo favorito in questo; secondo questa analogia la Shekhinah viene definita parte più interna, mentre quelle esterne vengono anche definite gusci: così anche il cervello, "luogo" principale dell'anima i cui flussi poi si irradiano attraverso tutto il corpo, è esternamente costituito da diversi livelli di rivestimento.

In questo senso la Shekhinah viene anche definita mare, poiché da essa derivano tutti i flussi, anche per il tikkun.

Cielo: questo significato simbolico comprende l'eccellenza, l'altezza del Signore che tutto predispone, governa e provvede.

Soprattutto per la posizione rispetto al resto della struttura della costruzione del Tempio di Gerusalemme, si dice che il muro occidentale del Tempio rappresenta il segreto ontologico e mistico della modalità della Shekhinah.

Anche i precetti vengono associati alla Shekhinah e sono sua salvaguardia: la Shekhinah è infatti anche metafora della legge divina donata in modo definitivo sul monte Sinai, l'Halakhah.

I Maestri Ebrei hanno sempre insegnato come prima dell'era messianica, il mattino, vi sia un momento intermedio chiamato alba: in questo caso la Shekhinah viene simbolicamente definita dallo Zohar stella del mattino: il tikkun con la Shekhinah è preparazione alla finale rivelazione della Stessa per l'era messianica.

Achat: Ciò significa: io prego solo per la Shekhinah, per l'Achat, per l'Una.

La Sefirah esplicitamente legata al significato della Shekhinah è Malkhut.

Secondo i Maestri ebrei la lettera ebraica che, nel proprio significato simbolico ed esegetico, rivela molti dei segreti della Shekhinah è la Hei: ה.

Viene associata alla Shekhinah anche la lettera Nun, נ, prima ed ultima lettera della parola Neeman che compare nell'espressione E-l Neeman, Dio Fedele.

Sukkot[modifica | modifica wikitesto]

Sukkot è conosciuta come la festa delle capanne; dopo l'uscita dall'Egitto, durante il cammino nel deserto il popolo d'Israel abitava in capanne. Durante questa ricorrenza anche gli Ebrei di oggi usano allestire delle capanne dove soggiornare. Secondo la radice ebraica della parola Shekhinah se ne deduce un'altra: dimora. Si racconta che all'interno della capanna l'Ebreo è completamente avvolto dalla santità dei precetti; allo stesso modo il popolo d'Israel è continuamente protetto dalla Shekhinah. Nel deserto la nube fu per Israel proprio una dimora.

Anche il canto del Sabato Yedid Nefesh dice:

« Manifestati e stendi benevolo su di noi la tenda della Tua pace (sukkat shelomah). La terra risplenda della Tua gloria, ci si rallegri e si gioisca in Essa... »

La parola ebraica Sukkah significa Tabernacolo, tenda o capanna.

La rivelazione della nube avvenne nel mese del calendario ebraico di Nissan; la festa di Sukkot, che si celebra nel mese ebraico di Tishrì, rappresenta anche il momento in cui tutta l'umanità accetta il giogo del regno dei cieli.

La Shekhinah e l'arcobaleno (Gen.9,8-17)[modifica | modifica wikitesto]

In più testi si dice come la Shekhinah sia spesso spiritualmente pervasa da tre colori principali: il bianco, il rosso ed il verde (spesso anche il blu: e sotto i Suoi piedi (della Shekhinah) come una lastra di zaffiro); questi tre colori corrispondono alle Sefirot Khessed, Ghevurah e Tiferet e sono l'origine di tutti i colori dell'arcobaleno. Lo Zohar afferma che esiste un arcobaleno celeste, quello della Shekhinah, e quello comune, terrestre; il patto con Noè per tutta l'umanità che seguì al diluvio si riferisce ad entrambi.

« ...vidi come un fuoco cinto di splendente luminosità. Come l'aspetto dell'arcobaleno che è nella nube in giorno di pioggia tale era l'aspetto della luminosità tutt'intorno: esso era l'aspetto dell'immagine della gloria del Signore »   (Ezechiele 1.27-28)

La Shekhinah, il popolo d'Israele e gli altri popoli[modifica | modifica wikitesto]

Il commento dello Zohar alla Parasha di Jetro, suocero di Mosè, racconta che re David fu investito dello Spirito Santo e che profetizzò l'era messianica e comprese come tutta l'umanità intera potrà lodare ed esaltare la gloria del Signore.

« Avverrà alla fine dei giorni che il monte della casa del Signore si ergerà sopra la sommità dei monti e sarà elevato più dei colli ed ad esso affluiranno tutte le nazioni. Andranno molti popoli e diranno: venite ché saliremo sul monte del Signore, alla casa dell'Eterno di Giacobbe, affinché Egli ci ammaestri sulle Sue vie, affinché procediamo nei Suoi sentieri; che da Sion uscirà l'insegnamento, e la parola del Signore da Gerusalemme. Egli giudicherà fra le nazioni ed ammonirà molte genti le quali spezzeranno le loro spade per farne vomeri e le loro lance per farne falci; nessun popolo alzerà più la spada contro l'altro e non impareranno più la guerra »   (Isaia 2.2-4)

In quanto redenzione divina, l'uscita dall'Egitto viene paragonata all'era messianica e rappresenta uno dei primi tikkunim:

« Similmente tutti i principi superni (gli angeli) che furono nominati su di loro (gli egiziani) e sulle altre nazioni accompagnarono la Shekhinah e tutto Israel finché si accampò ad Eitam »
(Sefer haZohar)

Nella tradizione islamica[modifica | modifica wikitesto]

Anche nell'Islam sono tante le allusioni alla nube oscura, l'Essenza del Signore:

« l'inviato di Allah rispose ad una persona che gli chiedeva dove fosse il Signore prima di creare il creato: in una nube oscura sopra la quale non v'è aria e sotto la quale non v'è aria »

Anche ʿAbd al-Karīm al-Jīlī dice:

« Egli Si trovava in una nube oscura prima di creare il creato e così rimane dopo averlo creato »

Rivelazione[modifica | modifica wikitesto]

Anche nella religione islamica si parla di occultamento a proposito della tenebra della nube, e ciò rispetto alla luce. Così anche nella religione ebraica si dice che il velo della tenebra della Shekhinah nasconde la sua luce: "Egli (la nube) è luce e tenebra assieme".

Muhammad[modifica | modifica wikitesto]

Si racconta che una volta vi erano dei Rabbini che discutevano tra loro, quando videro la nube che fece loro capire che si stava avvicinando una carovana e dissero che certamente si stava avvicinando il futuro leader degli Arabi: in quella carovana stava il piccolo Maometto, futuro profeta, guida e fondatore dell'Islam.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Il merito della manifestazione durante i 40 anni del popolo d'Israele nel deserto si ascrive ad Aronne, a Mosè quello della manna mentre alla loro sorella Miriam quello del pozzo d'acqua che lo accompagnò sempre.

Si dice che chi dà ospitalità in modo corretto è come se ricevesse la Shekhinah.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Berešit Rabbâ, Torino, Utet, 2000
  • Mistica ebraica a cura di Giulio Busi ed Elena Loewenthal, Torino, Einaudi, 1995
  • Giulio Busi, Simboli del pensiero ebraico, Torino, Einaudi, 1999
  • G. Scholem, Von der mystischen Gestalt der Gottheit, Zurigo, 1962 (trad. inglese On the Mystical Shape of the Godhead, New York, 1991)
  • Abraham Cohen, Il Talmud, Bari, Laterza, 1986
  • Arthur Green, Shekhinàh in Queste sono le parole, Firenze, Giuntina, 2002, pp. 61–62; e Sefiròt, ivi, pp. 56 – 59
  • Natan ben Sa'dyah Har'ar, Le porte della giustizia, Ša'are Ṣedeq a cura di Moshe Idel, Milano, Adelphi, 2001
  • Aryeh Kaplan, La meditazione ebraica. Una guida pratica, Firenze, Giuntina, 1996
  • Moshe Idel, Qabbalah. Nuove prospettive, Milano, Adelphi, n. ed. 2010
  • Yehudah ha-Lewi, Il re dei Khàzari, Torino, Bollati Boringheri, 1991
  • Mosè Maimonide, La guida dei Perplessi, Torino, Utet, 2000
  • Alexandre Safran. La Kabbalà, Legge e Mistica nella tradizione ebraica, Roma, Carucci, 1981
  • Alexandre Safran, Tradizione esoterica ebraica. Testi scelti, Firenze, Giuntina, 1999
  • Alberto Ventura, L'esoterismo islamico, Roma, Atanor, 1981

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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