Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Sahaba

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Calligrafia dei compagni di Muhammad. La scritta araba dice Ṣaḥāba e, nell'area sottostante, raḍī Allāh ʿanhum, cioè "Allah sia soddisfatto di loro", eulogia normalmente usata per i Compagni del Profeta.

I Ṣaḥāba (collettivo riferibile al termine Ṣāḥib o Ṣaḥābī, pl. Aṣḥāb, Ṣaḥb) sono i Compagni del Profeta, o semplicemente Compagni: termine arabo usato per indicare il musulmano di ambo i sessi che sia stato a contatto, sia pure occasionale, con il profeta dell'Islam Maometto.

La storia dell'Islam ricorda come siano stati i Compagni i primi a memorizzare e trasmettere gli hadith relativi a Maometto e il Corano, quest'ultimo prima che fosse messo per iscritto su ordine di 'Uthman ibn 'Affan, il terzo dei califfi "Rashidun".

Ogni Compagno è considerato - malgrado l'eccellenza di Maometto - credente di eccezionale levatura spirituale e morale e ciò per aver potuto usufruire utilmente dell'illuminata guida diretta o indiretta del Profeta, in un periodo storico in cui si considera che l'Islam abbia conosciuto i propri momenti migliori.

Questo non significa necessariamente che i Compagni siano stati uomini in assoluto esenti da colpe. Questo perché repelle al sentimento islamico più autentico la figura del "santo", da venerare perché si possa invocarne l'intercessione (ma nell'accezione popolare dell'Islam si conoscono non poche eccezioni, combattute dall'Islam ortodosso, tra cui il diffusissimo culto nordafricano dei Marabutti). E tuttavia la dottrina islamica ha determinato che il corruccio di Dio di fronte a un comportamento non esemplare di un Compagno o, addirittura, a un suo peccato comporterà un Suo più rapido e misericordioso perdono.

Questo, in particolare, per risolvere la difficile questione di chi nella Battaglia di Siffin fosse stato dalla parte del torto: se Ali ibn Abi Tàlib o Mu'awiya ibn Abi Sufyan, entrambi Compagni: dilemma su cui già s'interrogarono anche i murgiti che decisero infine di demandare per l'appunto a Dio l'arduo responso, attendendo l'aldilà per conoscerlo.

La generazione successiva ai Compagni e che con essi abbia avuto relazioni più o meno prolungate, è definita "dei Seguaci" (in arabo Tabiʿūn/īn).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ibn Saʿd, Ṭabaqāt al-kubrā, Beirut, Dār al-Gharb al-Islāmī, 1987
  • Ibn Ḥajar al-ʿAsqalānī, al-Iṣāba fī tamyīz al-Ṣaḥāba, Cairo, Maktabat al-Kulliya al-Azhariyya, 1969.
  • Ibn al-Athīr, Usd al-ghāba fī maʿrifat al-ṣaḥāba.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: (DE4178922-2