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Ka'b ibn Zuhayr

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Kaʿb ibn Zuhayr, in arabo: كعب بن زهير‎ (... – 646), è stato un poeta arabo, nato nella jāhiliyya, vissuto all'epoca di Maometto.

Era figlio primogenito di Zuhayr ibn Abi Sulma, autore di una delle Mu'allaqat. Dell'attività di poeta di Kaʿb b. Zuhayr abbiamo un diwan di trentatré composizioni e frammenti. Fra questi quella a cui è legata la sua fama è quella qaṣīda, divenuta poi famosissima, nota a causa del suo incipit come Bānat Suʿād (in arabo: بانت سعاد‎), ossia "Suʿād se n'è andata" oppure, per l'occasione in cui fu composta, come Qaṣīdat al-burda (in arabo: قصيدة البردة‎) cioè il "Poema del mantello".

Quando il fratello Bujayr si convertì all'Islam, Kaʿb si rifiutò di seguire il suo esempio. Anzi compose alcuni versi particolarmente ostili a Maometto. Resosi conto di quanto aveva fatto si recò a Medina (630) dove, rischiando la vita, si presentò al Profeta per fare ammenda e chiedere perdono, recitandogli un poema da lui composto per l'occasione. Il Profeta all'ascolto di quei versi si commosse e gli pose sulle spalle il suo mantello, la burda, con un gesto di forte valore simbolico. Quell'atto segnò anche la conversione all'Islam di Kaʿb b. Zuhayr.

Secondo la tradizione Mu'awiya ibn Abi Sufyan, il primo califfo omayyade offrì del denaro a Kaʿb b. Zuhayr nel tentativo di comprare il mantello di Maometto, ma il poeta sdegnato si rifiutò. Ma, dopo la morte di Kaʿb, il Califfo offrì ai figli una ragguardevole somma che essi accettarono.

Bānat Suʿād non è una poesia religiosa, bensì si tratta di una composizione encomiastica che segue la tradizione della Jāhiliyya cioè dell'epoca preislamica. Infatti inizia con alcuni versi, una decina circa, d'amore, il nasīb, dedicati appunto a Su'ad a cui fa seguito la descrizione della cammella del poeta, per continuare ricordando come avesse in passato offeso il Profeta e terminando con una lunga esaltazione, il madīḥ, del coraggio di Maometto e dei Quraysh[1].

Il poema non va confuso con la famosa qasīda, anch'essa nota come Burda (Il Poema del mantello), dell'Imam Sharaf al-Dīn Muhammad al-Būsīrī (1212-1296), che, secondo la tradizione, sarebbe stato avvolto in sogno dal Profeta nel suo mantello, per cui al risveglio sarebbe stato guarito dalla malattia che lo aveva colpito. [2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Gabrieli, Virginia Vacca, Antologia della letteratura araba, Edizioni Accademia Milano, 1976, pp. 56-60
  2. ^ Giuseppe Gabrieli, al-Burdatān: ovvero, I due poemi arabi del mantello in lode di Maometto: contributo storico critico allo studio della leggenda di Maometto nell'Oriente musulmano, Roma, Istituto per l'Oriente, 1972

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN37708375 · LCCN: (ENn82164746 · ISNI: (EN0000 0000 7973 6387 · GND: (DE118558994 · BNF: (FRcb13014078p (data)