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Abd Allah ibn Umm Maktum

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ʿAbd Allāh ibn Umm Maktūm, detto anche Ibn ʿAmr (in arabo: عبد الله ابْنِ أُمّ مَكْتُوم‎; La Mecca, ... – al-Qādisiyya 636), è stato un Sahaba.

In alcune tradizioni, il suo nome compare come ʿAmr ibn Umm Maktūm. I primi versetti della Sūra LXXX del Corano "S'accigliò", sono considerati rivelati in occasione di un evento a lui collegato:[1]

« S'accigliò e volse le spalle
quando il cieco venne da lui
E chi ti dice che non abbia voluto purificarsi
e non sia stato pronto all'ammonimento divino, che ben gli avrebbe giovato? »

(vv. 1-4. Trad. di A. Bausani)

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

ʿAbd Allāh b. Umm Maktūm era figlio di Zāʾida (o Qays ibn Zāʾida[2]) e di ʿĀtika bint ʿAbd Allāh. Era cieco dalla nascita e sua madre fu per questo chiamata Umm Maktūm (Madre del sigillato). Ibn Umm Maktūm era cugino per lato materno (ibn khāl) di Khadija bint Khuwaylid, la prima moglie di Maometto.

ʿAbd Allāh b. Umm Maktūm fu tra i primi convertiti all'Islam. Maometto inviò lui e Mus'ab ibn 'Umayr a Medina per insegnare il Corano ai suoi abitanti prima dell'Egira.[3] Assieme a Bilāl ibn Rabāḥ fu scelto come muezzin a Medina dal Profeta e quando questi lasciò Medina per partecipare alle varie battaglie contro i pagani, a lui veniva affidata la responsabilità di condurre le preghiere d'obbligo quotidiane.[4]

ʿAbd Allāh b. Umm Maktūm chiese a ʿUmar, il secondo califfo della Umma, di permettergli di prender parte al jihād, a dispetto della sua cecità. ʿUmar acconsentì la sua partecipazione alla battaglia di al-Qādisiyya nel 636. Servì in quello scontro come porta-vessillo e fu ucciso in combattimento.

Versi coranici[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione islamica, la storia che vide coinvolto ʿAbd Allāh e che viene ricordata nel Corano sarebbe andata nel modo seguente:[5][6] Maometto stava predicando l'Islam ad al-Walīd ibn al-Mughīra e ad altri importanti esponenti Quraysh alla Mecca. ʿAbd Allāh ibn Umm Maktūm giunse nel gruppo e chiese a Maometto qualcosa in merito a ciò che stava dicendo. Maometto non volle neppure girarsi verso il nuovo arrivato, forse infastidito dall'interruzione. L'ammonimento di Allah non mancò per quell'azione. Dopo questo incidente, Maometto fece ammenda con il suo concittadino cieco.

Tuttavia la Shīʿa non accetta la veridicità di questo episodio, essenzialmente perché ciò comporterebbe l'ammissione di un errore da parte del Profeta.

Un altro versetto coranico si vuole sia connesso del pari a Ibn Umm Maktūm. Si tratterebbe dell'Ayat 95 della Sūra IV (delle Donne).[7] Come riportato da Ibn Kathīr nella sua esegesi del Corano, al-Bukhārī tramandò il ḥadīth in cui Sahl b. Saʿd al-Saʿdī aveva detto:
"Ho visto Marwān b. al-Ḥakam che sedeva nella moschea di Medina. Mi accostai e gli sedetti accanto. Ci disse che Zayd b. Thābit gli aveva detto che l'Inviato di Dio gli aveva dettato questo versetto coranico:

« Non sono uguali agli occhi di Dio quelli tra i credenti che se ne restano a casa (eccettuati i malati) e quelli che combattono sulla via di Dio dando i beni e la vita... »

(Cor., trad. di A. Bausani)

Ibn Umm Maktūm si recò dal Profeta appena questo versetto mi fu dettato e disse:

« "O Messaggero di Dio! Per Allāh, se posso, certamente prenderò parte al Jihād". Era cieco. Allāh fece discendere la rivelazione al Suo profeta mentre la sua coscia poggiava sulla mia ed essa divenne tanto pesante che temetti che la mia coscia si sarebbe spezzata. Questo peso cessò dopo che Allāh ebbe rivelato: ... eccettuati i malati e quelli che combattono sulla via di Dio. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Shaykh Safiur-Rahman Al Mubarakpuri, Tafsir Ibn Kathir (Abridged) Volume 10, Maktaba Darussalam, luglio 2003, p. 356, ISBN 9960-892-71-9.
  2. ^ Ibn Ḥajar, 'al-Iṣāba..., IV, p. 297, n. 5826.
  3. ^ Shaikh Abdullah, Biography of the Prophet (Vol. 1), Maktaba Darussalam, settembre 2006, p. 310, ISBN 9960-9803-2-4.
  4. ^ Tabari, McDonald, Watt, The History of Al-Tabari, Vol VII : The Foundation of the Community, State University of New York Press, Albany, 1987, p. 89, ISBN 0-88706-345-4.
  5. ^ Muwaṭṭāʾ, XV, 4, 8.
  6. ^ Shauqi Abu Khalil, Atlas of the Qur'an, Maktaba Darussalam, 2003, p. 375, ISBN 9960-897-54-0.
  7. ^ Bukhari, Ṣaḥīḥ, VI, 61, 512.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ibn Ḥajar al-ʿAsqalānī, al-Iṣāba fī tamyīz al-ṣaḥāba (Il giusto risultato nella distinzione dei Sahaba), Beirut, Dār al-kutub al-ʿilmiyya, 8 voll. + Indici, Beirut, Dār al-kutub al-ʿilmiyya, (ripr. dell'originale stampato a Calcutta nel 1853), IV, p. 188 e 297; VI, p. 101; VII, pp. 72-73.
  • Ibn al-Athīr, Usd al-ghāba fī maʿrifat al-ṣaḥāba, 7 voll., Muḥammad Ibrāhīm al-Bannā, Muḥammad Aḥmad ‘Ashūr, Maḥmūd al-Wahhāb Fā'id (eds.), Il Cairo, Kitāb al-Shaʿb, 1393/1973, IV, p. 35, n. 4531 e VI, p. 642, n. 6390
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