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Isrāʾ e Miʿrāj

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Disambiguazione – "Isrāʾ" rimanda qui. Se stai cercando la sūra, vedi al-Isrāʾ.
Un manoscritto persiano del XV secolo mostra il viaggio di Mohammed da Mecca alla Moschea al-Aqsa di Gerusalemme, e quindi al Cielo. La creatura che Mohammed cavalca è il leggendario Burāq.

L'Ascensione di Maometto detta anche Isrāʾ e Miʿrāj (in arabo الْإِسْرَاء وَٱلْمِعْرَاج?, al-isrāʾ wa al-miʿrāj «viaggio notturno e ascensione») secondo la tradizione islamica fu un evento avvenuto intorno al 621 d.C., allorché il profeta Maometto venne condotto in volo in un viaggio notturno (Isrāʾ) dalla Mecca a Gerusalemme, e da lì ascese al cielo (Miʿrāj), incontrando i profeti e avendo modo di assistere rispettivamente alle pene infernali dei dannati e alle delizie paradisiache di cui godono i beati, giungendo infine al mistico incontro con Dio, Il Quale diede al profeta stesso l'ordine di istituire le cinque preghiere giornaliere che costituiscono oggi uno dei cinque pilastri dell'islam.

Nel calendario islamico, l'ascensione di Maometto viene celebrata il 27 di Rajab.

L'esperienza mistica del Profeta viene narrata nel Corano (sure XVII:1, LIII:1-12 e LXXXI:19-25) e poi ampiamente sviluppata nella tradizione islamica degli ḥadīth e della letteratura sul Miʿrāj. Il racconto fu fatto da Muhammad una mattina dopo aver trascorso la notte, ospite nella casa di Mecca della cugina Umm Hāniʾ, che in gioventù era stata promessa a Muhammad per contrarre il tradizionale "matrimonio preferenziale". L'ambiguità del resoconto della straordinaria esperienza narrata non fece capire ai testimoni presenti se il profeta si stesse riferendo a una sua esperienza reale o a una di tipo mistico.

Per lungo tempo (quasi due secoli) l'ambiguità non si dissolse e non mancarono esimi studiosi di "scienze islamiche" (l'esegeta coranico e storico Ṭabarī ad esempio, ma anche il tradizionista Bukhari) che pensarono che la narrazione avesse un significato prettamente esoterico-simbolico e che fosse quindi una "visione" (ruʾya) da interpretare. Prevalse però l'opinione contraria e, a tutt'oggi, l'Islam si riferisce a quell'esperienza come a un fatto realmente accaduto.

Muhammad sarebbe stato svegliato da un angelo e trasportato in volo nel corso di una sola notte (da qui il termine isrāʾ) «dal Tempio Santo al Tempio Ultimo», poi identificati nella Kaʿba della Mecca e nella Spianata del Tempio di Gerusalemme (dove poi fu costruita la moschea detta al-Aqṣā cioè «Ultima»). Secondo una tradizione post-coranica, il volo sarebbe stato possibile mediante una creatura volante denominata Burāq, descritta con volto umano femminile e corpo delle stesse dimensioni di un mulo o un asino.

In particolare il versetto 1 della sūra XVII (la Sura del Viaggio notturno) dice:

«Gloria a Colui che rapì di notte il Suo servo dal Tempio Santo al Tempio Ultimo, dai benedetti precinti, per mostrargli dei Nostri Segni. In verità Egli è l'Ascoltante, il Veggente.»

Nella seconda esperienza Muhammad, partito dal «Tempio Ultimo», avrebbe asceso i sette Cieli[1], dove avrebbe incontrato i profeti che l'avevano preceduto nel mondo per l'identica missione salvifica del genere umano: il primo fu Yaḥyà (Giovanni Battista) seguito da ʿĪsā (Gesù) nel primo cielo, da Yūsuf (Giuseppe) nel secondo Cielo, da Idrīs (Enoch) nel terzo, da Hārūn (Aronne) nel quarto, da Mūsā (Mosè) nel quinto, da Ibrāhīm (Abramo) nel sesto cielo e da Adamo nel settimo[2].

Muhammad fu infine ammesso al supremo cospetto divino, alla distanza di «due archi e meno ancora» (fa-kāna qāba qawsayni aw adnà), con ciò realizzando, per insondabile volere di Dio, l'impresa altrimenti impossibile agli uomini di scorgere con i limitati occhi terreni l'infinità della Sua Maestà.

Il miracolo voluto da Dio (che, essendo Onnipotente, non conosce limiti alla Sua Volontà) sarebbe proprio quello di aver permesso al Suo profeta ultimo qualcosa di straordinario, ma l'ineffabilità della visione non rende possibile che questa sia razionalmente descritta e immaginata, tanto da obbligare all'uso di espressioni simboliche e poetiche. Una di queste espressioni mistiche è appunto la descrizione del settimo cielo come la «sidrat al-Muntahà ʿinda-hā jannatu l-Māʾwà» («il loto di al-Muntahà presso cui è il Giardino di al-Māʾwà»), su cui l'esegesi coranica e la tradizione sufi discettarono a lungo e profondamente.

Influenze nella letteratura posteriore

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La narrazione dell'episodio dell'Isrā e Miʿrāj è largamente diffusa in tutto il mondo islamico. Nella Spagna medievale gli ambienti cristiani dei Mozarabi riprodussero diverse versioni di questo racconto prima in latino, poi negli idiomi volgari proto-spagnoli, quindi in antico francese, chiamandoli «Libri della Scala»[3], da cui trasse origine una vasta letteratura nelle altre lingue neo-latine, germaniche e slave[4].

La Divina Commedia di Dante Alighieri

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Lo stesso argomento in dettaglio: Divina Commedia.

Secondo alcune ipotesi, la struttura topografico-concettuale dell'Inferno e del Paradiso descritti dal profeta Mohammed potrebbe avere influenzato la Commedia di Dante Alighieri: tale teoria fu avanzata per la prima volta nel 1919 dallo studioso gesuita Miguel Asín Palacios, generando una feroce polemica tra gli studiosi, i quali rifiutarono perlopiù aprioristicamente qualsiasi possibile "contaminazione" islamica del capolavoro di Dante, mentre gli studiosi di islamistica, pur senza mettere in discussione l'originalità della Commedia dantesca, accolsero come possibile la teoria di una simile contaminazione, alla luce del fatto che l'Alighieri, quale uomo di grande e vivace cultura, non poteva ignorare il contenuto di alcune fra le tante versioni dei Libri della Scala redatte in lingue volgari. L'arabista Giuseppe Gabrieli, dopo aver accolto positivamente la tesi di Asín, ebbe un ripensamento in merito, attenuando fortemente i suoi primi entusiasmi.

Nel secondo dopoguerra Enrico Cerulli, già governatore in Etiopia e in età più avanzata presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei, in due lavori di censimento e collazione della letteratura europea riguardante i Libri della Scala, poté ricostruire i numerosi tramiti intercorsi tra le versioni romanze dei vari Libri della Scala europei, attestando l'esistenza proprio all'epoca di Dante di una versione in latino, approntata dal notaio Bonaventura da Siena, opera che Dante difficilmente avrebbe potuto ignorare.

Non va poi trascurato il fatto che Brunetto Latini, uno dei maestri di Dante, si recò per alcuni mesi del 1260 presso la corte di Alfonso X el Sabio, re di Castiglia e di León, in rappresentanza della Repubblica fiorentina[5]: sembrerebbe dunque plausibile che l'autore de Il Tesoretto abbia portato con sé al suo ritorno in patria esemplari di questo genere letterario grandemente diffuso in terra spagnola, di cui già parlava Fazio degli Uberti nel suo Dittamondo[6].

Calendario recente

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L'Isrāʾ e Miʿrāj è tradizionalmente commemorato il 27 Rajab del calendario islamico. Poiché quest'ultimo è un calendario lunare, tale ricorrenza cade ogni anno in una data diversa del calendario gregoriano. Le seguenti date mostrano la corrispondenza tra i due calendari.

  • 10 gennaio 1994 (1414)
  • 30 dicembre 1994 (1415)
  • 20 dicembre 1995 (1416)
  • 8 dicembre 1996 (1417)
  • 28 novembre 1997 (1418)
  • 17 novembre 1998 (1419)
  • 6 novembre 1999 (1420)
  • 25 ottobre 2000 (1421)
  • 15 ottobre 2001 (1422)
  • 4 ottobre 2002 (1423)
  • 24 settembre 2003 (1424)
  • 12 settembre 2004 (1425)
  • 1º settembre 2005 (1426)
  • 21 agosto 2006 (1427)
  • 11 agosto 2007 (1428)
  • 30 luglio 2008 (1429)
  • 20 luglio 2009 (1430)
  • 10 luglio 2010 (1431)
  • 29 giugno 2011 (1432)
  • 17 giugno 2012 (1433)
  • 6 giugno 2013 (1434)
  • 27 maggio 2014 (1435)
  • 16 maggio 2015 (1436)
  • 6 maggio 2016 (1437)
  • 24 aprile 2017 (1438)
  • 13 aprile 2018 (1439)
  • 3 aprile 2019 (1440)
  • 22 marzo 2020 (1441)
  • 11 marzo 2021 (1442)
  • 28 febbraio 2022 (1443)
  • 18 febbraio 2023 (1444)
  • 8 febbraio 2024 (1445)
  • 27 gennaio 2025 (1446)
  • 16 gennaio 2026 (1447)
  • 5 gennaio 2027 (1448)
  • 25 dicembre 2027 (1449)
  • 14 dicembre 2028 (1450)
  1. La radice araba <ʿ - r - j> significa appunto «scalare, ascendere»
  2. Carlo Saccone, Il Libro della Scala di Maometto, SE, 1997, ISBN 978-88-7710-695-7, OCLC 799893671. URL consultato il 18 maggio 2022.
  3. Nel senso di scalata o ascensione al Cielo.
  4. Cfr. I. Heullant-Donat e M.A. Polo de Beaulieu, Histoire d'une traduction, in: Le Livre de l'échelle de Mahomet, trad. Gisèle Besson e Michèle Brossard-Dandré, Lettres Gothiques, Le Livre de Poche, 1991, p. 22.
  5. Enrico Cerulli, Il "Libro della Scala"..., p. 5 della Prefazione.
  6. Per conoscere la diffusione dei testi religiosi dell'Islam e le modalità di trasmissione della leggenda nera in Occidente è utile fare riferimento non soltanto a Dante ma anche alla tradizione esegetica antica della Commedia, in particolare di Jacopo della Lana e dell'Ottimo commento.
  • A. Bevan, Muhammad's Ascension to Heaven, in: Studien zu Semitischen Philologie und Religionsgeschichte Julius Wellhausen, Topelman, 1914, pp. 53–54.
  • B. Schrieke, "Die Himmelsreise Muhammeds", in: Der Islam 6 (1915–16), pp. 1-30.
  • Miguel Asín Palacios, La escatología musulmana en la Divina Comedia, Real Academia Española (26-1-1919), Madrid (tr. it. Dante e l'Islam. L'escatologia islamica nella Divina Commedia, Parma, Nuove Pratiche Editrice, 1994).
  • Miguel Asín Palacios, Historia y crítica de una polémica, Madrid-Grandada, 1943 (II edición).
  • Enrico Cerulli, Il 'Libro della Scala' e la questione delle fonti arabo-spagnole della Divina Commedia, Roma (Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, 1949.
  • Il Corano, introduzione, traduzione e commento Alessandro Bausani, Firenze, Sansoni, 1961 (e successive ristampe).
  • Enrico Cerulli, Nuove ricerche sul Libro della Scala e la conoscenza dell'Islam in Occidente, Roma (Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, 1972.
  • C. Saccone (a cura), Il Libro della Scala di Maometto, (traduzione di R. Rossi Testa), SE, Milano 1991 (Oscar Mondadori 1999).
  • C. Di Fonzo, Dalla terza redazione inedita dell'Ottimo commento il canto di Maometto: una nuova fonte, in "Studi Danteschi" 64 (2001), pp. 35-62.
  • C. G. Antoni, (a cura di), Echi letterari della cultura araba nella lirica provenzale e nella Commedia di Dante, Ed. Campanotto, Pasian di Prato (UD) 2006.
  • Zilio-Grandi I. (a cura di), Il viaggio notturno e l'ascensione del Profeta nel racconto di Ibn ‘Abbas, Einaudi, Torino 2010
  • Longoni A., Il libro della scala di Maometto, Bur, Milano 2013
  • Serena Modena, Bonaventura da Siena in RIALFrI Archiviato il 6 settembre 2014 in Internet Archive. (Repertorio Informatizzato dell'Antica Letteratura Franco-Italiana)
  • Serena Modena, Le Livre de l'eschiele Mahomet, in "RIALFrI Archiviato il 6 settembre 2014 in Internet Archive."

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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