Rastafarianesimo

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Rastafari è un movimento spirituale influenzato dalla Chiesa ortodossa etiope, che vede Haile Selassie I come incarnazione della Seconda venuta di Cristo sulla terra[1], spesso vista in modo diverso in base alla Mansione/corrente di pensiero che si segue, anche se seguire una corrente di pensiero non è assolutamente obbligatorio, e ciò che basta per essere rasta è riconoscere la divinità di Haile Selassie seguendo la bibbia.

Il Rastafarianesimo è nato contemporaneamente in varie zone del mondo, soprattutto in Europa e America. Ci fu una grande presenze negli Stati Uniti d'America grazie al immigrato Giamaicano Marcus Mosiah Garvey, che profetizzò la venuta di Haile Selassie. Nel mondo furono in molti, che pur non conoscendo Marcus Garvey riconobbero la divinità del Re. Secondo voci propagandistiche il Rastafarianesimo sarebbe nato in Giamaica, in realtà in Giamaica c'è solo una forte presenza di rastafariani grazie al predicatore giamaicano Leonard Howell, che come ha dichiarato lui stesso, viaggiando per il mondo apprese la fede rastafari, e quando tornò in Giamaica sentì il bisogno di predicarla. La Giamaica ha avuto un ruolo importante per quando riguarda la diffusione (grazie a molti cantanti reggae come Bob Marley e Peter Tosh, e anche per quanto riguarda gli ordini, infatti alcune correnti di pensiero sono nate nell'isola.

I rastafariani sono spesso conosciuti per via del fatto che in molti seguono il voto biblico del nazireato, che comporta solitamente i suoi seguaci alla formazioni dei famosi dreadlocks. Non tutti i rastafariani sono nazirei e quindi non tutti portano i dreadlocks.

Origini storiche[modifica | modifica wikitesto]


Sebbene questo sentimento religioso sia nato in Etiopia, esso si è sviluppato primariamente grazie ad alcune personalità caraibiche e presso popolazioni non-etiopiche, e in seguito all'incoronazione di Hailé Selassié I, verificatasi nel 1930.

Fondamentale per la sua affermazione fu il movimento etiopista, che già nel XIX secolo agitava molte comunità africane e della diaspora nera. Era una corrente di ispirazione cristiana che rivendicava il recupero della dignità culturale e nazionale degli africani, turbati dalla deportazione e dalla schiavitù, mediante il riferimento spirituale e politico all'Etiopia. Nei primi del Novecento, gli etiopisti, guidati da Marcus Garvey, il cui ministero è spesso assimilato dai rastafariani a quello di Giovanni Battista precursore di Cristo, cominciarono a proiettare una viva attesa messianica di riscatto sull'Etiopia, e, nel 1930, dopo aver assistito alla sua incoronazione, alcuni discepoli di Garvey, capeggiati dal carismatico Leonard Howell, videro in Hailé Selassié I il Messia atteso, che non era però, nella loro interpretazione, un generico liberatore politico, ma Gesù stesso.

Questa persuasione diede il via ad un nuovo e autonomo movimento, detto in seguito RasTafarianesimo, in virtù del nome di battesimo di Hailé Selassié, Tafari (e quindi il Ras Tafari), per indicare la propria identificazione con Hailé Selassié I, la cui rivelazione diventò il punto di riferimento essenziale. Dopo l'intensa predicazione dei primi seguaci in Africa e in America ed una prima rapida espansione, a metà del XX secolo, nelle Indie occidentali, negli Stati Uniti e in Inghilterra, il rastafarianesimo si è di seguito radicato ovunque sul globo, grazie agli insegnamenti del libro sacro Kebra Nagast e soprattutto grazie al potere mediatico della sua vivace cultura musicale, legata in particolare al reggae, che ne veicola il messaggio teologico.

Dottrina e caratteristiche fondamentali[modifica | modifica wikitesto]

La dottrina del rastafarianesimo è fondata sull'esempio e la predicazione di Hailé Selassié I. I rastafariani accettano gli insegnamenti teologici e morali di Gesù, custoditi dall'antichissima tradizione etiopica ortodossa, e credono che l'imperatore abissino li attualizzi e compia profeticamente in quanto Cristo, tornato secondo le esigenze dell'uomo moderno. Perciò, essi credono nella divinità di Cristo, nella Trinità, nella resurrezione dei corpi, nella verginità di Maria ed in tutti gli altri dogmi della cristianità ortodossa. Anche se alcuni membri lo considerano Dio sceso in terra (però la maggior parte dei Rasta lo considera Cristo nella sua seconda venuta), anche perché i seguaci del culto riconoscono la validità del millenarismo, ovvero l'idea che il Cristo debba instaurare un regno terreno prima della fine del mondo e del giudizio universale, secondo i dettami dell'apostolo Giovanni (Apocalisse 20): Hailé Selassié I giungerà a realizzare questa profezia e regnerà sui suoi eletti, i Rastafariani, sino al termine della storia.

Gesù nella tradizione Rasta

Il loro Testo Sacro è costituito dal canone biblico etiopico, stabilito da Hailé Selassié I, composto dell'Antico e del Nuovo Testamento e dai testi ufficiali che contengono la testimonianza storica del re. In accordo con la tradizione etiopica, raccolta nel Kebra Nagast, i rastafariani credono che l'Etiopia sia la Nuova Gerusalemme, la nazione eletta alla custodia della cristianità nei tempi della frammentazione e della falsificazione, sino all'avvento secondo di Cristo, compiutosi nel compianto sovrano di Addis Abeba.

In questo libro è riportato l'incontro tra re Salomone e la regina di Saba, descritto anche dalla Bibbia (1 Re 10; 2 Cronache 9); ella, curiosa di conoscere la straordinaria saggezza del Re, si reca a Gerusalemme e dalla relazione amorosa sorta tra i due nasce Menelik, capostipite della dinastia regale etiopica. L'Etiopia riceve la missione di preservare la purezza della cristianità dopo il rifiuto di Israele e di custodire il carisma del trono davidico sino all'avvento regale del Cristo, a cui è destinato sin dall'inizio del mondo. A riprova della sua elezione, l'Etiopia riceve l'arca dell'Alleanza, oggi conservata in un santuario di Axum. Hailé Selassié I fu l'ultimo regnante ad occupare il seggio di Davide, prima della dissoluzione della monarchia, e questo incoraggia i rastafariani a riconoscere in lui il compimento delle promesse divine.

Essi osservano i dieci comandamenti del Sinai e alla legge ebraica , oltre che alle regole d'amore dettate da Cristo: "Ama il Signore Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente" e "Ama il prossimo tuo come te stesso" (Luca 12, 28-31). Istruiti dalla tradizione etiopica e dalla decisiva predicazione di Hailé Selassié I, i rastafariani nutrono un particolare rispetto per le altre culture religiose, ripudiando comunque ogni politeismo, e parlano di "parentela spirituale" dei mistici di tutte le culture storiche, utilizzando un'espressione del Re stesso. Pur difendendo il primato della propria identità, i rastafariani sostengono che si pervenga alla salvezza mediante la Fede nel Divino e l'osservanza della morale naturale, al di là delle posizioni teologiche e metafisiche: da questo procede il loro vivo interesse per gli altri culti monoteistici considerati, sempre in riferimento ad una frase di Hailé Selassié I, "vie del Dio vivente", che non è possibile giudicare. Sono quindi dottrinalmente contrari al settarismo religioso, come si evince anche dalla lettura del testo sacro di riferimento, il Kebra Nagast.

Marcus Garvey, uno dei principali fondatori del movimento rastafari

Inoltre essi professano i precetti politici che il Re ha trasmesso loro, completando la rivelazione storica. Credono dunque in una moralità internazionale retta dal principio della sicurezza collettiva, dell'autodeterminazione dei popoli, dell'uguaglianza dei diritti, della non-interferenza, e nel riconoscimento di un ordine sovra-nazionale che ripudi la guerra, per la ricomposizione pacifica delle dispute e per la risoluzione dei problemi comuni, istituzionalmente governato dall'ONU. Credono nella necessità di costruire sistemi politici liberali e democratici, fondati sull'osservanza della dichiarazione dei diritti umani e difensori della libertà civile, economica, spirituale e culturale, rifiutando dunque ogni ideologia e statolatria totalitaristica, di destra e sinistra, che assorba l'anima umana, possesso esclusivo di Dio; credono inoltre nella necessità di uno Stato socialmente impegnato, che non si limiti a garantire negativamente la libertà, ma che guidi ed educhi l'uomo, pur laicamente, al rispetto del prossimo e del Signore.

Inoltre, i rastafariani sostengono che sia necessario affrontare con particolare attenzione, per il benessere dell'intero globo, il problema del continente africano, il più povero ed afflitto del pianeta in virtù di secoli di sfruttamento e aggressioni, eticamente meritevole di una riparazione storica. Forti dell'esempio di Hailé Selassié I, considerato comunemente il padre dell'Africa unita e principale fondatore dell'Organizzazione dell'unità africana, chiedono che l'Africa realizzi l'unione continentale, liberandosi dalla dipendenza dai poteri stranieri, recuperando la propria identità, e sviluppandosi secondo modelli politici e culturali propri, che tali poteri hanno cercato e cercano di strapparle. Gli africani deportati, in particolare, per raggiungere la pienezza di sé e fronteggiare il proprio disagio storico, devono ricordare le proprie origini e onorarle, e lavorare attivamente per questa causa: è in tale ottica che l'idea di rimpatrio, a cui Hailé Selassié I dedicò parte delle sue energie e per cui mise a disposizione un ampio territorio etiopico, acquisisce un significato vitale.

I rastafariani credono che Hailé Selassié I sia Cristo per varie ragioni:

  • credono che egli esprima una santità assoluta e che abbia compiuto opere miracolose, principalmente di natura politica, in Etiopia e nel mondo;
  • credono che egli, come Gesù, compia le profezie della Bibbia, sia in termini espliciti che allegorici, ponendo particolare attenzione sull'Apocalisse di Giovanni, finalizzata alla descrizione della venuta seconda di Cristo;
  • credono nella veridicità dei suoi titoli e nella Sua testimonianza, che tendono a proiettarlo nella trascendenza e nel mistico
  • pensano che tali posizioni ignorino il contenuto della Rivelazione, e che l'atteggiamento "restio" di Hailé Selassié I compia perfettamente le linee della cristologia cristiana.

I rastafariani rifiutano l'idea del decesso fisico o spirituale di Hailé Selassié I, credendo nel suo occultamento volontario agli occhi degli uomini. Secondo la teologia cristiana, infatti, Gesù Cristo muore una sola volta e risorge definitivamente, espiando il peccato umano (Lettera agli Ebrei 9, 26-28); la Sua seconda venuta rappresenta il tempo del Regno glorioso, non della passione e del sacrificio. I misteri che ancora oggi avvolgono la scomparsa di Hailé Selassié I (la mancanza di foto, video, la negazione dei funerali, la scelta di non mostrare il suo corpo, la provata falsità delle cause fisiche addotte per giustificare il decesso)[senza fonte] sono per loro la dimostrazione della veridicità della propria fede. Credono dunque che Hailé Selassié I sia ancora corporalmente vivo e presente sul trono d'Etiopia e che essi costituiscano il Suo Regno.

L'idea che il rastafarianesimo sia riservato agli africani e che escluda la partecipazione dei "bianchi" non è del tutto vera. Hailé Selassié I, secondo lo spirito del Vangelo, ha insegnato l'assoluta uguaglianza delle etnie ed ha predicato il proprio messaggio a tutte la nazioni. Sono presenti tra gli occidentali forti comunità rastafariane e personalità importanti per la storia del movimento; comunque va detto che la religione rastafariana è caratterizzata da un forte odio per gli occidentali e per la loro cultura: un bianco che si riconosce in questa fede, spesso nutre un forte disprezzo per le sue origini e la sua gente in quanto facente parte di "Babilonia". Il razzismo potrebbe essere associato però a tensioni storiche più che alla cultura spirituale. I rastafariani, in accordo con i precetti di Hailé Selassié I e con i contenuti del Kebra Nagast, predicano il rispetto del proprio corpo quindi l'astensione da tatuaggi. Praticano l'esercizio fisico e il rifiuto dalle droghe, ad eccezione della marijuana usata per scopi meditativi[2]. Si astengono anche dal consumo di cibi impuri , rispettando le leggi alimentari kosher .Vivono perciò secondo quella che loro chiamano "pratica dell'Ital", un modo "vitale" di intendere il proprio rapporto con la Creazione.

I dreadlocks e il mito di Sansone[modifica | modifica wikitesto]

Un uomo rasta con i dreadlocks

I rastafariani sono comunemente conosciuti per i cosiddetti dreadlocks, delle lunghe e dure ciocche annodate che caratterizzano la chioma di molti fedeli. Si tratta di una pratica facoltativa e molti rastafariani non sono nazirei. Queste costituiscono la realizzazione materiale di un voto biblico, il nazireato, descritto nella legge mosaica (Numeri 6) e custodito nella Cristianità dalla sola tradizione etiopica. Questa pratica ascetica comporta la consacrazione del proprio capo e dunque l'astensione dalla tonsura e dalla pettinatura, generando naturalmente le celebri trecce (Giudici16:13-19); implica inoltre l'astensione da alcolici, uva e derivati e la distanza da cimiteri e cadaveri. Queste tuttavia sono pratiche assolutamente facoltative e pertanto non obbligatorie, sebbene sia predicata l'astensione dalle forme di ubriachezza.

Il Kebra Nagast racconta di come un Angelo apparve alla madre di Sansone, ammonendola di non tagliargli i capelli e farlo crescere puro, illibato e nazireo. La figura di Sansone pelato, cieco, incatenato, è un esempio di ciò che può accadere a chi usa il metallo di Babilonia (secondo alcuni, con questa espressione si suole indicare il bronzo, l'argento e l'oro dei quali sarebbe stato saccheggiato il tempio di Salomone; gli scettici credono si riferisca invece al denaro, la moneta dell'uomo occidentale e capitalista), a chi si fida di donne cattive e disubbidisce i comandi divini. Bisogna conservare la propria integrità fisica e morale, e i capelli sono un simbolo, da custodire gelosamente.

«Conservate la vostra cultura
non abbiate paura dell'avvoltoio
fatevi crescere i riccioli»

(Bob Marley)

Cappello caratteristico di molti rastafariani è il tam, classico cappello con i colori della bandiera etiope, spesso con visiera.

La musica rastafariana[modifica | modifica wikitesto]

La musica Nyabinghi è musica rasta per eccellenza (assieme a quella della Chiesa Ortodossa Etiope). La musica Nyabinghi viene suonata durante le celebrazioni o i momenti di devozione. I tamburi vengono utilozzati in quanto sono alcuni degli strumenti più antichi al mondo, e in più i tamburi sono presenti anche nella musica della Chiesa Ortodossa Etiope.

La musica reggae[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Reggae.

La musica reggae nacque nel 1968 come variante del rocksteady. Questa musica era sostenuta in Giamaica principalmente dai rude boy, giovani delinquenti senza lavoro provenienti dai ghetti poveri di Kingston, i quali imitavano il vestiario dei gangster mafiosi dei film americani. L'emigrazione giamaicana verso l'Inghilterra era sempre stata forte, ma dopo l'indipendenza della Giamaica nel 1962 si intensificò ulteriormente, e gli immigrati trascinarono inevitabilmente la loro cultura, la loro musica nel paese europeo. Dapprima lo ska, poi il rocksteady, e poi il reggae, divennero molto popolari all'interno di alcuni movimenti giovanili britannici. Dal 1968, in contemporanea con la nascita del reggae, si assistette allo sviluppo di una nuova subcultura britannica chiamata skinhead, che adottò questa musica come propria del movimento. Questo legame ebbe il tempo di durare qualche anno, quando nei primi anni Settanta, più o meno nel 1972, il reggae cominciò ad essere associato al movimento rastafari[3].

Come conseguenza, l'early reggae, o skinhead reggae, così chiamato appunto per la popolarità tra gli skin, declinò, lasciando la strada libera per questa nuova forma politico-religiosa. Tutto ciò provocò anche il declino dello stesso movimento skinhead, che finì per scomparire per una buona parte degli anni Settanta. Il reggae cominciò ad ottenere consensi internazionali nei primi anni settanta, grazie alla fama di Bob Marley, che incorporò elementi nyabinghi e canti rastafariani nella sua musica. Brani come "Rastaman Chant" condussero questo movimento e la musica reggae agli occhi del mondo (specialmente tra le minoranze oppresse come gli afro-americani, i nativi americani, prime nazioni canadesi, aborigeni australiani, i maori neozelandesi, o altre popolazioni africane)[4]. Tuttavia alcuni rasta disdegnarono il reggae affermando che era una forma di musica commerciale[4].

Roots reggae[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Roots reggae.

Roots reggae è il nome del sottogenere del reggae proprio dei rastafariani. Questo è un tipo di musica spirituale, i quali testi trattano per la maggior parte l'elogio di Jah (Dio). I temi ricorrenti includono la povertà e la resistenza all'oppressione del governo. Il culmine creativo del roots reggae infatti fu molto probabilmente nei tardi anni settanta, grazie ad artisti come Johnny Clarke, Horace Andy, Barrington Levy, e Lincoln Thompson che collaborarono con grandi produttori come Lee "Scratch" Perry, King Tubby, e Coxsone Dodd[4]. Il roots reggae rappresenta una parte molto importante della musica giamaicana, e mentre altre forme di reggae cercarono in seguito un fine commerciale allontanandosi dai temi religiosi, il roots ha sempre mantenuto salda la sua impronta trovando una schiera di sostenitori sparsi in tutto il mondo[4]. Il Roots reggae (come anche gli altri generi appartenenti al reggae) viene utilizzato dai rastafariani per diffondere il messaggio di pace, amore e per diffondere il rastafarianesimo stesso, infatti non a caso alcuni cantanti reggae seguono il rastafarianesimo.

Correnti di pensiero[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del Rastafarianesimo si osservano diverse correnti. Le principali sono i Nyabinghi (o Nayabinghi, Iyahbinghi, Niyahbinghi), i Bobo Ashanti (conosciuti anche con il nome E.A.B.I.C che sarebbe l'abbreviazione di Ethiopian African Black International Congress, ma anche chiamati Boboshanti, Bobo Shanty o Bobo dread), e le Twelve Tribes of Israel. La corrente di pensiero più praticata è quella dei Nyabinghi, ma nonostante ciò appartenere a una corrente di pensiero non è obbligatorio, infatti molti rasta come Bob Marley non fanno parte di nessuna corrente mistica (anche se Marley frequentava spesso le Twelve Tribes of Israel però senza diventarne mai membro). I rasta predicano l'amore e l'ugualianza tra tutte le etnie.

I rastafariani e l'uso della marijuana[modifica | modifica wikitesto]

I rastafariani utilizzano la marijuana. L'erba è usata come medicinale, ma anche come erba meditativa, apportatrice di saggezza. Viene sostenuto che l'erba ganja sia cresciuta sulla tomba del Re Salomone, chiamato il Re Saggio, e da esso ne tragga forza. Molti rastafariani fumano anche l'Hashish naturale assieme all'erba per meditare. Alcuni rasta usano mischiare assieme alla cannabis anche del tabacco naturale, molti rasta non lo usano ma non ne sono contro, altri invece avvolte lo usano, sono presenti anche dei rasta che sono contro il tabacco naturale.

La marijuana viene utilizzata da alcuni rastafariani per meditare in quanto alcuni monaci etiopi la usano per questo scopo. Infatti la marijuana ha un antica tradizione meditativa religiosa in Etiopia.

La marijuana è anche associata all'albero della vita e della saggezza che era presente nell'Eden a fianco dell'albero della conoscenza del bene e del male[5].

«Non puoi cambiare la natura umana, ma puoi cambiare te stesso mediante l'uso dell'Erba ...
In tal modo tu permetti che la tua luce risplenda, e quando ognuno di noi lascia risplendere la sua luce, ciò significa che stiamo creando una cultura divina[6]

I Rastafariani, comunque, predicano la disciplina morale ed il controllo di sé, e sono avversi ad ogni forma di ubriachezza.

Inoltre in Apocalisse (22, 1-4) ritroviamo una speciale rivelazione per il popolo Rasta, che vede ancora una volta le proprie fondamenta cristiane concretizzate nella Bibbia:

"1 Mi mostrò poi un fiume d'acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello.

2 In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall'altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell'albero servono a guarire le nazioni.

3 E non vi sarà più maledizione.

Il trono di Dio e dell'Agnello

sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno;

4 vedranno la sua faccia

e porteranno il suo nome sulla fronte."


Fumare Marijuana non è assolutamente un dogmo del rastafarianesimo, ma ben si una scelta propria che alcuni rasta decidono di fare. Sono presenti anche dei rasta che sono contro l'uso meditativo della cannabis.

Le donne rastafariane[modifica | modifica wikitesto]

I rastafariani rispettano la donna, la donna è sempre stata molto presente nella storia del rastafarianesimo. La donna è considerata anche la madre della creazione, e gode di molto rispetto. Tutta via in accordo alle scritture (Efesini 5:22) nella famiglia il punto di riferimento deve essere l'uomo, e la donna non deve essere considerata di diritti inferiore al uomo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Adjei-Gyamfi Yaw, Look to the East: Haile Selassie and the Rastafari Movement, su This is africa, 5 novembre 2018. URL consultato il 28 novembre 2019.
  2. ^ Worship and customs, BBC, 9 ottobre 2009.
  3. ^ skabadip.com - Dallo ska al reggae, dal reggae allo ska
  4. ^ a b c d important.ca - Rastafari : Roots reggae
  5. ^ Kebra Negast, pagg. 61-62
  6. ^ The Rastafarians-Sound of Cultural Dissonance, Sr. Leonard E. Barret, Boston 1988, pag. 255

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Zanella Silvia, Il Rastafarianism : dall'anticolonialismo caraibico alle subculture giovanili trasgressive, Memoria e ricerca : rivista di storia contemporanea. Fascicolo 25, 2007 (Società Editrice Ponte Vecchio ; Carocci ; Franco Angeli, 2007).

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