Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Impero d'Etiopia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Impero etiope)
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la colonia italiana creata dopo la conquista dell'Etiopia, vedi Etiopia italiana.
Impero d'Etiopia
የኢትዮጵያ ንጉሠ ነገሥት መንግሥተ
Mängəstä Ityop'p'ya
Impero d'Etiopiaየኢትዮጵያ ንጉሠ ነገሥት መንግሥተMängəstä Ityop'p'ya – Bandiera Impero d'Etiopiaየኢትዮጵያ ንጉሠ ነገሥት መንግሥተMängəstä Ityop'p'ya - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Motto: Salmo 68:32 Ityopia tabetsih edewiha habe Igziabiher
ኢትዮጵያ ታበፅዕ እደዊሃ ሃበ አግዚአብሐር - L'Etiopia tenderà le mani a Dio
Impero d'Etiopiaየኢትዮጵያ ንጉሠ ነገሥት መንግሥተMängəstä Ityop'p'ya - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome ufficiale መንግሥተ፡ኢትዮጵያ
Lingue parlate ge'ez (lingua ufficiale)
Amarico, Tigrino, Oromo, Somali (lingua parlate)
Inno Ityopp'ya Hoy[1]
ኢትዮጵያ ሆይ
Capitale Addis Abeba
Altre capitali Gondar, Magdala, Addis Abeba, Lalibela, Addis Alem
Politica
Forma di governo Monarchia assoluta
Negus Neghesti (Imperatore) Imperatori d'Etiopia
Primo ministro Primi ministri dell'Etiopia
Nascita 1270 circa con Yekuno Amlak
Causa Fine della dinastia Zaguè
Fine 1974 con Haile Selassie I
Causa colpo di Stato
Territorio e popolazione
Bacino geografico Corno d'Africa
Economia
Valuta blocchi di Sale
Tallero di Maria Teresa (dal 18° al 19° secolo)
Birr etiope (dal 1894)
Religione e società
Religioni preminenti Chiesa ortodossa etiope
Religione di Stato Chiesa ortodossa etiope
Evoluzione storica
Preceduto da Regno di Axum
dinastia Zaguè
Succeduto da Italia Africa Orientale Italiana occupazione durata 5 anni (1936 - 1941)
Etiopia Impero d'Etiopia
Etiopia Derg

L'Impero d'Etiopia (in amarico መንግሥተ፡ኢትዮጵያ, Mängəstä Ityop'p'ya), nota anche come Abissinia è stato un impero africano fondato intorno al 1270 quando Yekuno Amlak spodestò l'ultimo sovrano Yetbarak della dinastia Zaguè, e dando origine alla dinastia Salomonica, così chiamata per via della reclamata discendenza dal re Salomone, copre una zona geografica che comprende l'Eritrea e la metà settentrionale dell'Etiopia. Yekuno Amlak assunse quindi il titolo di negus neghesti (ንጉሠ ነገሥት), ovvero Re dei Re. Governò quasi ininterrottamente dall'etnia Habesha (composta dai popoli del tigre e amara da cui appunto il nome Abissinia), l'Impero Etiope riuscì a respingere gli eserciti arabi e turchi e ad avviare amichevoli relazioni con diversi paesi europei e ad evitare anche la colonizzazione durante il XIX secolo. A seguito della occupazione britannica dell'Egitto nel 1882, l'Etiopia e la Liberia furono le uniche due nazioni africane a rimaste indipendenti durante la spartizione dell'Africa da parte dalle nazioni europee nel tardo 19° secolo.

Nel 1974, l'Etiopia è stato uno dei tre soli paesi al mondo ad avere il titolo di imperatore per il suo capo di Stato (gli altri due erano l'Iran della dinastia imperiale dei Palhavi, l'ultimo dei quali detronizzato nel 1979, e il Giappone, che ha ancora l'imperatore come suo sovrano).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

D'mt e Regno di Axum[modifica | modifica wikitesto]

Dawit II d'Etiopia (Lebna Dengel), Imperatore dell'Etiopia (nəgusä Nagast) e membro della dinastia salomonica.

L'occupazione umana dell'Etiopia è iniziata molto presto, come dimostrano i ritrovamenti. Si ritiene che gli antichi egizi affermarono che Punt noto come paese dell'oro era in Etiopia nel 980 a.C, secondo il resoconto del Kebra Nagast Menelik I fondò l'impero etiopico. Nel 1 ° secolo a.C si stabili l'impero axumita che esisteva dal 7 ° secolo. Questo regno venne fondato nel 4 ° secolo con la chiesa ortodossa etiope come religione di Stato ed era quindi uno dei primi stati cristiani.[2]

Medioevo etiope[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la conquista di Axum da parte della regina Gudit o Yodit, iniziò un periodo che alcuni studiosi riferiscono come il Medioevo etiope.[3] Secondo la tradizione etiopica governò sui resti dell'impero axumita per 40 anni prima di trasmettere la corona a i suoi discendenti.[3] Si sa molto poco su questa regina e se effettivamente istitui uno stato, una cosa è certa però e che il suo regno ha segnato la fine del controllo aksumita in Etiopia.

Dinastia Zagwe[modifica | modifica wikitesto]

L'ultimo dei successori di Regina Yodit sono stati rovesciati da Mara Takla Haymanot che fondò la dinastia Zagwe nel 1137,[3] che sposò una discendente femminile dell'ultimo imperatore aksumita per affermare il suo legittimo erede.[3] Gli Zagwe erano dell'etnia Agaw il cui potere non venne esteso molto di più lontano della loro regione. La capitale era a ADAFA, non lontano dalla moderna Lalibela nelle montagna del Lasta.[4] Gli Zagwe fecero del cristianesimo religione di Stato perseguendo così le tradizioni Axumite. Essi costruirono molte magnifiche chiese come quelle di Lalibela. La dinastia sarebbe durata fino al suo rovesciamento da una nuova dinastia che sosteneva di discendere dagli antichi re aksumiti la dinastia salomonide.

Dinastia salomonica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1270[4] la dinastia Zagwe fu rovesciata dall'imperatore Yekuno Amlak che sosteneva di discendendere dagli imperatori aksumiti e quindi dal re Salomone e in tal modo la dinastia salomonica venne fondata e governata dagli Habesha, da cui prende il nome l'Abissinia. Gli Habesha regnarono con poche interruzioni da 1270 fino alla fine del 20 ° secolo. Fu sotto questa dinastia che la maggior parte della storia moderna dell'Etiopia venne vissuta. Durante questo periodo, l'impero conquistò e incorprò praticamente tutti i popoli all'interno della moderna Etiopia. Gli Etiopi combatterono con successo gli eserciti italiani, arabi e turchi e resserò fruttuosi i contatti con alcune potenze europee, in particolare gli portoghesi con i quali si allearono in battaglia contro gli Ottomani e il Sultanato somalo dell'Adal guidato da Ahmad ibn Ibrahim al-Ghazi durante la conquista dell'Abissinia.

Era di principi[modifica | modifica wikitesto]

Le conquiste di Menelik II su una mappa del mondo.
Impero etiopico (arancione) nel 1750, le conquiste dell'imperatore Menelik II alla fine del 19esimo secolo (giallo)

Dal 1769-1855, l'impero etiopico venne attraversato del periodo dell'"Era dei Principi" ( in amarico Zemene mesafint). Questo è stato un periodo della storia etiope con numerosi conflitti tra i ras della guerra; l'imperatore aveva un potere limitato, dominava solo la zona intorno alla ex capitale di Gondar. Sia lo sviluppo della società e della cultura ristagnò in questo periodo. Conflitti religiosi, sia all'interno della Chiesa ortodossa etiope e contro i musulmani sono stati spesso utilizzati come pretesto per reciproche lotte intestine. L'era dei Principe si è conclusa con il regno di Teodoro II d'Etiopia.

Regno dell'imperatore Teodoro II e spartizione dell'Africa[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1868, in seguito alla detenzione di alcuni missionari e rappresentanti del governo britannico, la Gran Bretagna lanciò una spedizione punitiva in Etiopia. La campagna fu un successo per la Gran Bretagna e l'imperatore Teodoro II d'Etiopia si suicidò. Il 1880 si caratterizzò dalla spartizione dell'Africa. L'Italia, alla ricerca di una presenza coloniale in Africa, invase l'Etiopia e in seguito conquistò con successo alcune regioni costiere e firmò con l'imperatore Menelik II il Trattato di Uccialli creando la colonia di Eritrea. A causa delle differenze significative di traduzioni tra italiano e amarico del Trattato di Uccialli, l'Italia ritene di aver assunto in Etiopia un protettorato, l'Etiopia ripudiò il trattato nel 1893. Umiliata, l'Italia dichiarò guerra all'Etiopia nel 1895. La prima guerra italo-etiope portò alla battaglia di Adua nel 1896, in cui l'Italia venne sconfitta decisamente. Di conseguenza venne firmato il Trattato di Addis Abeba nel mese di ottobre, che rigorosamente disciplinò i confini dell'Eritrea e costrinse l'Italia a riconoscere l'indipendenza dell'Etiopia. Le delegazioni del Regno Unito e la Francia di cui possedimenti coloniali confinavano accanto all'Etiopia arrivarono nella capitale etiope per negoziare i propri trattati.

Invasione italiana e la seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1935 con la conclusione della guerra d'Etiopia l'italia occupo l'Etiopia ed entrò così a far parte dell'Africa Orientale Italiana. Nel 1941 il paese fu liberato dalle truppe del Regno unito con la collaborazione della resistenza etiope degli arbegnuoc.[5][6] Nel secondo dopoguerra all'Etiopia venne assegnata l'Eritrea, che rimase unita all'Etiopia fino al 1993.

Derg[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1974 una giunta militare di orientamento marxista-leninista e con posizioni filo-sovietiche, il Derg, guidata da Mengistu Haile Mariam, mise fine al regno di Haile Selassie, che fu imprigionato e morì nell'agosto dell'anno successivo in circostanze ancora non chiarite. Le ipotesi attuate fino ad ora ritengono che la sua morte probabilmente sia avvenuta a causa delle mancate cure e per le condizioni di prigionia. Altre ipotesi addirittura arrivano a supporre che l'imperatore Haile Selassie fosse stato eliminato. La monarchia venne ufficialmente abolita il 12 marzo 1975. Menghistu Hailè Mariàm, deposto nel 1991 e fuggito in Zimbabwe presso il suo amico Robert Mugabe, sarà condannato a morte nel 2006 in contumacia da un tribunale etiope per genocidio e crimini contro l'umanità.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ www.nationalanthems.info
  2. ^ Saheed A. Adekumobi, The History of Ethiopia, Westport CT u. a., Greenwood Press, 2007, pp. 10, ISBN 978-0-313-32273-0.
  3. ^ a b c d Adekumobi, p. 10
  4. ^ a b Pankhurst, p. 45
  5. ^ G. Rochat, Le guerre italiane 1935-1943, pp. 300-301.
  6. ^ A. Del Boca, Gli italiani in Africa orientale, vol. III, pp. 338-340 e 458-460.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Del Boca, Gli italiani in Africa orientale, vol. III, pp. 338–340 e 458-460.
  • G. Rochat, Le guerre italiane 1935-1943, pp. 300–301.
  • (DE) [Pankhurst, p. 45]
  • (DE) [Saheed A. Adekumobi, The History of Ethiopia, Westport CT u. a., Verlag, 2007, p. 10, ISBN 978-0-313-32273-0.]
  • (EN) [Adekumobi, p. 10]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]