Māori

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Māori
Torino-Fiera libro 2006-DSCF6925.JPG
Alcuni esponenti del gruppo musicale neozelandese Haka the Legend, specializzato in un repertorio di canti e balli Māori (inclusa la danza di guerra)
 
Luogo d'origine Polinesia
Popolazione 750.000
Lingua māori; inglese
Religione religione tribale; cristianesimo
Distribuzione
Nuova Zelanda Nuova Zelanda 598.605 (2013)[1]
Australia Australia 126.000 (2006)[2]
Regno Unito Regno Unito circa 8.000[3]
Stati Uniti Stati Uniti 3.500[4]
Canada Canada 1.305 (2003)[5]

I Māori sono un popolo polinesiano, diffuso principalmente in Nuova Zelanda.

La loro lingua originale è detta Māori. Il māori viene insegnato, unitamente all'inglese, in tutte le scuole dell'obbligo. Māori è una parola che significa "normale", in contrapposizione agli "invasori" inglesi, definiti dagli autoctoni pakeha.

Sono generalmente alti, con la pelle di color bruno chiaro, naso grande e con occhi tendenti alla mandorla. Si ritiene che la popolazione dei Māori si aggiri intorno alle 700 000 unità.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma
Hone Heke e sua moglie in un'illustrazione del 1845.

La cultura dei Māori si divide in tre gruppi: Isole del Nord, Isole del Sud, Isole Chatham. Il perno della vita sociale e artistica è la Casa della Riunione, impreziosita di grandi sculture che illustrano un variegato pantheon di figli del Cielo e della Terra.

L'arte dei Māori assomiglia a quella della Papuasia, cioè della Papua Nuova Guinea. Gli stili artistici prevalenti sono tre: kaitaia, taranaki, hauraki. I motivi comuni sono il dio marino, il dio della guerra e il padre degli uomini e degli dei.

Le loro abitazioni, in legno, sono spesso decorate con complessi intagli policromi. La pratica artistica del tatuaggio del volto e del corpo rappresenta una delle tradizioni più significative e note di questo popolo. Tipica è anche la danza della Haka.

Tradizionalmente la religione era gestita da ufficiali del culto e quindi si effettuavano celebrazioni di miti che utilizzavano marionette. La scultura si riferisce prevalentemente alla guerra e presenta alcune analogie con il bushidō giapponese.[6] Un eloquente esempio è il temibile taihu, una testa dall'aspetto feroce che veniva fissata sulla prua delle imbarcazioni per intimidire i nemici.

La società māori è tradizionalmente suddivisa in caste.

Dipinto di Gottfried Lindauer che ritrae Tukukino (1880 circa), un combattente anziano, capo degli Ngāti Tamaterā, comunità stanziata nel Distretto di Hauraki, nell'Isola del Nord.

I tatuaggi[modifica | modifica wikitesto]

Il moko è il tradizionale tatuaggio con cui i māori dipingono i loro volti. I guerrieri utilizzano il moko per raccontare la propria storia: ogni segno indica un diverso avvenimento della propria storia personale. Le donne riportano il tradizionale segno sul mento ad indicare che sono legate ad un guerriero Māori.

Tra i tatuaggi, il kirituhi è la rappresentazione più decorativa (anche se comunque intrisa di significati legati alla felce "koru" come simbolo di nascita, rinascita spirituale e rigenerazione); a differenza del tatuaggio moko, tutti possono usare questa tipologia di disegni, senza offendere la cultura. Avevano, inoltre, la funzione di incutere paura.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La teoria più accreditata sull'arrivo dei māori in Nuova Zelanda lo fa risalire alla fine del periodo caldo medievale, verso il 1280.[7] La tradizione orale māori parla di una leggendaria terra d'origine, Hawaiki, identificata con la Polinesia tropicale, anche se i racconti sulla migrazione variano nelle varie tribù (iwi). Anche se l'origine polinesiana è universalmente accettata, studi linguistici[8] e sul DNA mitocondriale[9] suggeriscono un'origine taiwanese delle popolazioni del Pacifico, risalente a circa 5200 anni fa.[10] Questi antenati si spostarono attraverso il sud-est asiatico e l'Indonesia.[11]

Periodo arcaico[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo della colonizzazione māori è noto come "Arcaico" o dei "Cacciatori di Moa" (Moahunter)[12]. I polinesiani antenati degli attuali māori arrivarono in terre coperte da foreste, con un'abbondante fauna che includeva specie di moa che pesavano dai 20 ai 250 kg. Altre specie estinte oggi erano tipi di oca, cigni ed la gigantesca aquila di Haast. Mammiferi marini popolavano le coste, ed in particolare le foche.[13] I primi abitanti si nutrirono di moa, sterminandone la popolazione in un breve periodo di tempo.[12][14] Almeno 32 altre specie di uccelli sono estinte nell'epoca dei cacciatori di Moa, sia perché cacciate dagli umani[15], che dai kiore (ratti) o dai kurī (cani) introdotti dai coloni[16] oppure dalla sistematica bruciatura delle distese erbose, che cambiò l'habitat dei luoghi, oppure dal cambiamento climatico, che iniziò a raffreddarsi verso l'inizio del XV secolo.

La regione di Otago era il centro della cultura māori durante l'epoca arcaica; la maggioranza degli abitati arcaici si trovavano entro 10 km dalla costa ed includevano dei 40 ai 300–400 abitanti. Il sito arcaico più famoso e studiato è a Wairau Bar, nell'Isola del Sud[17], occupato fra il 1288 ed il 1300. La speranza di vita era però molto bassa: lo scheletro più vecchio aveva 39 anni e molti morivano ventenni a causa di problemi legati all'alimentazione o ad infezion, come l'anemia o l'artrite. Gli adulti māori erano però più alti delle altre popolazioni del sud Pacifico, con un'altezza media di 175 cm per gli uomini e di 161 cm per le donne[18].

Il periodo arcaico è particolare per l'assenza di armi o di fortificazioni, tipiche della cultura Māori più tarda,[19] e per le "collane a cavo"[20].

Colonizzazione europea[modifica | modifica wikitesto]

I Māori furono storicamente in forte opposizione rispetto ai coloni inglesi, che non riuscendo a sottometterli stipularono con loro un trattato (il trattato di Waitangi). Anche dopo la nascita della colonia, e poi dello Stato indipendente della Nuova Zelanda, i Māori non hanno mai cercato l'integrazione con le altre etnie del Paese, pur essendo da tempo convertiti al Cristianesimo. Il governo neozelandese ha negli ultimi anni dato inizio a un programma di integrazione razziale per facilitare la convivenza dei Māori nella società, al tempo stesso proteggendone il bagaglio culturale.

I rapporti fra la comunità Māori e i neozelandesi di origine europea sono comunque molto meno conflittuali di quanto siano in Australia fra aborigeni ed inglesi. Durante la battaglia di Verdun, ad Arras, i britannici reclutarono i māori (abili scavatori) per realizzare migliaia di tunnel a ridosso delle linee tedesche, al fine di sorprendere e attaccare di sorpresa il nemico.

Mappa dell'insediamento Māori
La bandiera del re nel 1863
Il complesso reale di Turongo
Veduta di Waikato
Stephen Kearney, celebre giocatore di rugby a 13, nel 2008.

Nel 1858 i Māori costituirono il Kingitanga, nella regione di Waikato (North Island), ed elessero un re nell'ambito della tribù Wherowhero e nella persona di Pōtatau, onde restare uniti nel sistema coloniale inglese. Il sovrano (elettivo, ma quello in carica può indicare il successore) gode tuttora di molta autorevolezza e prestigio pur non avendo un ruolo formale e costituzionale. Nel 1997 l'esecutivo della Nuova Zelanda si mostrò rammaricato circa i danni morali e materiali subiti dall'etnia durante la colonizzazione: la regina Elisabetta II, capo dello Stato, si scusò formalmente incontrando la sovrana Māori Tea Ata (1931-2006), autentica rappresentante e ambasciatrice della cultura e delle vicende del popolo. La famiglia reale risiede nel palazzo di Turongo (Waitangi) e il luogo di sepoltura si trova sul monte Taupiri.[21]

Sovrani Māori (dal 1858)[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto Titolo Nome Regno Consorte
Pōtatau Te Wherowhero by George French Angas.jpg Re Pōtatau Te Wherowhero giugno 1858 -
25 giugno 1860
Whakaaki, Raharaha,
Waiata, Ngawaero
TawhiaoNLA.jpg Re Tāwhiao 25 giugno 1860 -
26 agosto 1894
Hinepau, Hera,
Rangiaho, Aotea
King mahuta - page 316.jpg Re Mahuta Tāwhiao 26 agosto 1894 -
9 novembre 1912
Te Marae Te Kerei
Re Te Rata 9 novembre 1912 -
1º ottobre 1933
Te Uranga, Hira Wati
Koroki1930.jpg Re Korokī Mahuta 8 ottobre 1933 -
18 maggio 1966
Te Atairangikaahu Hērangi
Te Atairangikaahu (1975).jpg Regina Te Atairangikaahu 23 maggio 1966 -
15 agosto 2006
Whatumoana Paki
King Tuheitia Paki 2009.jpg Re Tuheitia Paki 21 agosto 2006 - in carica Te Atawhai

Nello sport[modifica | modifica wikitesto]

I Māori si sono fatti conoscere nel mondo sportivo soprattutto grazie alla loro massiccia presenza nella famosissima squadra nazionale neozelandese di rugby degli All Blacks i quali, all'inizio della partita, sono soliti eseguire l'haka, un antico canto mimato che, originariamente nato come un'invocazione al dio sole, si è evoluto nel tempo in un rituale più complesso per manifestazioni di gioia, o di dolore, o di quell'aggressività intimidatoria che, espressa a inizio partita dagli All Blacks, l'ha fatta spesso considerare esclusivamente una danza di guerra.

L'haka, quale ci è stata fatta conoscere sui campi di rugby, ha più versioni: la Ka Mate (la più comunemente usata, attribuita a Te Rauparaha, guerriero della tribù Ngati Toa dell'Isola del Nord), la Peruperu, e la Kapa o Pango, creata a tavolino senza vera tradizione popolare per essere utilizzata in situazioni speciali ed eseguita la prima volta nel 2005 guidata da Tana Umaga, allora capitano degli All Blacks (pur essendo di origini samoane), che ne diede una indimenticabile interpretazione. Quest'ultima è quella più esplicitamente riferita, nel testo, alla squadra di rugby neozelandese.

Ulteriori versioni sono eseguite dai cosiddetti Baby Blacks, ossia dalla squadra nazionale under 20 neozelandese di rugby, dai New Zealand Maori, selezione formata esclusivamente da giocatori di discendenza Maori, senza quindi giocatori "bianchi" o provenienti da altre zone della Polinesia, e dalla nazionale femminile.

Riferimenti nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Guardia reale Māori, 1910

I Māori, e la loro cultura, sono stati spesso ispirazione per opere cinematografiche. Si possono segnalare tra gli altri:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) 2013 Census QuickStats About Māori, su Statistics New Zealand. URL consultato il 16 gennaio 2014.
  2. ^ (EN) Paul Hammer, One in Six? The Rapid Growth of the Māori Population in Australia (PDF), su population.org.nz. URL consultato il 16 gennaio 2014.
  3. ^ (EN) Carl Walrond, 'Māori overseas', su Te Ara: The Encyclopedia of New Zealand, 4 marzo 2009. URL consultato il 16 gennaio 2014.
  4. ^ (EN) Table FBP-1. Profile of Selected Demographic and Social Characteristics: 2000 (PDF), Washington, D.C., U.S. Census Bureau. URL consultato il 16 gennaio 2014.
  5. ^ (EN) Sex (3) and Single and Multiple Responses (3) for Population, for Canada, Provinces, Territories, Census Metropolitan Areas and Census Agglomerations, 2001 Census – 20% Sample Data, su Statistics Canada, Cat. No, Ottawa. URL consultato il 16 gennaio 2014.
  6. ^ Mandel, pag. 121.
  7. ^ David J. Lowe, Polynesian Settlement of New Zealand and the Impacts of Volcanism on Early Maori Society: An Update (PDF), University of Waikato, 2008. URL consultato il 29 aprile 2010.
  8. ^ Language study links Maori to Taiwan, in Stuff.co.nz, 24 gennaio 2009. URL consultato il 19 ottobre 2011.
  9. ^ (2005) "Mitochondrial DNA Provides a Link between Polynesians and Indigenous Taiwanese". PLoS Biology 3(8): e281. DOI10.1371/journal.pbio.0030281
  10. ^ Pacific People Spread From Taiwan, Language Evolution Study Shows, in ScienceDaily, 27 gennaio 2009. URL consultato il 29 aprile 2010.
  11. ^ DNA questions Pacific origins, in The New Zealand Herald, 19 luglio 2000. URL consultato il 19 ottobre 2011.
  12. ^ a b Duff, Roger, The Moa-Hunter Period of Maori Culture, in Canterbury Museum Bulletin, vol. 1, Wellington, Department of Internal Affairs, 1950.
  13. ^ Irwin (2006), pp 10–18
  14. ^ M King. Penguin History of NZ. Penguin, 2012
  15. ^ Houghton, Philip, The First New Zealanders, Hodder & Stoughton, 1980.
  16. ^ "Early human impact", Te Ara
  17. ^ (EN) McLintock, Alexander Hare, Lawrence James Paul, B.SC., Fisheries Division, Marine Department, Wellington., New Zealand Ministry for Culture and Heritage Te Manatu Taonga, Maori Colonisation, su www.teara.govt.nz. URL consultato il 21 ottobre 2017.
  18. ^ Eyles, James R., Wairau Bar Moa Hunter, River Press, 2007, ISBN 978-0-9582779-0-7.
  19. ^ "The Moa Hunters", 1966, An Encyclopaedia of New Zealand,
  20. ^ (EN) | Collections Online, su collections.tepapa.govt.nz, Museum of New Zealand Te Papa Tongarewa. URL consultato il 21 ottobre 2017.
  21. ^ Māori, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 18 agosto 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Una donna Maori (Gottfried)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: (DE4037433-6