Dinornithidae

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Dinornithidae
Dinornis robustus, South Island Giant Moa - three quarter view on gradient YORYM 2004 20.jpg
Scheletro completo di Dinornis robustus, allo Yorkshire Museum
Stato di conservazione
Status none EX.svg
Estinto (1500 circa)
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Infraclasse Palaeognathae
Clade Notopalaeognathae
Ordine Dinornithiformes
Bonaparte, 1853[1]
Nomenclatura binomiale
Dinornis novaezealandiae
Owen, 1843
Sinonimi

Dinornithes Gadow, 1893[2]

Sottogruppi[3]

I moa[4][5] sono nove specie (in sei generi) di grandi uccelli incapaci di volare, vissuti in Nuova Zelanda.[6] Le due specie più grandi, il Dinornis robustus e il Dinornis novaezelandiae, potevano raggiungere un'altezza pari a 3,60 metri (12 piedi) mantenendo il collo verticale al suolo, e raggiungere un peso di circa 230 kg (510 libbre).[7] Quando i primi coloni polinesiani si stabilirono in Nuova Zelanda, intorno al 1280, la popolazione di moa era di circa 58.000 esemplari.[8]

I moa appartengono all'ordine Dinornithiformes, tradizionalmente collocato nel gruppo dei ratite.[6] Tuttavia, alcuni studi genetici hanno affermato che i loro parenti più stretti sono i tinamou, uccelli atteri del Sudamerica.[9] Tutte e nove[6] le specie di moa sono gli unici uccelli completamente sprovvisti di ali, mentre la maggior parte dei ratiti posseggono ali rudimentali e atrofizzate. Questi enormi uccelli erano gli erbivori dominanti delle foresta della Nuova Zelanda, nutrendosi di un gran numero di vegetali dalle macchie d'alberi nelle praterie, ai pascoli subalpini per migliaia di anni, avendo come unico predatore la grande aquila di Haast. Tutte le specie di moa si estinsero intorno al 1300[10], cacciate fino all'estinzione dai Maori che li cacciavano per la carne, le piume e le uova.[8]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dimensioni di 4 specie di moa a confronto con un uomo.
1. Dinornis novaezealandiae
2. Emeus crassus
3. Anomalopteryx didiformis
4. Dinornis robustus

Sebbene la maggior parte degli scheletri dei moa siano tradizionalmente ricostruiti con il collo in posizione verticale per ricreare impressionante altezza di questi animali (e per la loro somiglianza puramente estetica con gli struzzi), le analisi sulle articolaione delle vertebre del collo indicano che questi animali mantenevano la testa orizzontalmente anziché verticalmente,[11] in maniera molto simile agli attuali kiwi. La colonna vertebrale era attaccato alla testa nella parte posteriore, piuttosto che alla base, il che indica un allineamento orizzontale del collo. Questo avrebbe permesso loro di pascolare nella vegetazione a bassa quota, pur essendo in grado di alzare la testa e raggiungere le fronde degli alberi se necessario. Questo studio ha portato ad una riconsiderazione dell'altezza di questi uccelli.

Sebbene non ci sia alcuna prova delle vocalizzazioni dei moa, il loro verso può essere dedotto dalle prove fossili. La trachea dei moa era supportata da tanti piccoli anelli ossei, noti come anelli tracheali. Lo studio di questi anelli ritrovati in carcasse articolate, hanno dimostrato che almeno due generi di moa (Euryapteryx e Emeus), avevano trachee molto allungate, circa un 1 metro (3 piedi) di lunghezza e formavano un'ampia ansa all'interno della cavità del corpo.[11] I moa sono gli unici ratiti noti per avere simili caratteristiche, che è invece presente in diversi altri gruppi di uccelli, tra cui cigni, gru e faraone. Questa caratteristica permetteva al richiamo di questo animale di avere un sono grave e profondo, una vocalizzazione di risonanza che può viaggiare per lunghe distanze.[11]

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Scheletri completi di Emeus crassus e Pachyornis elephantopus

I generi e le specie attualmente considerate valide sono:[7]

Vi è prova di due specie di moa non ancora descritte della fauna di Saint Bathans.[12]

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Per lungo tempo, si è pensato che le coppie Euryapteryx curtus/E. exilis, Emeus huttonii/E. crassus, Pachyornis septentrionalis/P. mappini costituissero i due sessi di un'unica specie, poiché delle prime si trovavano solo esemplari maschi, delle seconde solamente femmine, e le caratteristiche delle due specie erano assai simili; questo è stato confermato da analisi del DNA. Lo stesso discorso è valso per Dinornis giganteus = robustus, D. novaezealandiae e D. struthioides; quest'ultimo, opportunamente diviso in due sottospecie, si rivelò essere il maschio di entrambe le altre due specie. Nei moa, infatti, le femmine sono assai più grandi e robuste, arrivando a raggiungere una volta e mezza l'altezza e tre volte il peso dei maschi; questo fenomeno (dimorfismo sessuale inverso) è tipico dei ratiti, ma è così pronunciato solo nei kiwi.

Tuttavia, i moa tendono anche ad avere lignaggi genetici differenti nella stessa specie, il che ultimamente, con la tecnica del test del DNA, sta facendo emergere nuove specie a partire da fossili di quelle già esistenti (vedere "tassonomia").

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Si pensa che i moa si siano estinti attorno al XVI secolo, anche se il ritrovamento di alcuni resti in ottimo stato di conservazione di Megalapteryx didinus lasciano presupporre che questi uccelli siano riusciti a sopravvivere nelle zone più remote del paese fino al XVIII od addirittura fino al XIX secolo.

Recentemente, alcuni criptozoologi hanno presentato delle fotografie di ciò che dovrebbe essere un moa ancora vivente, lasciando aperta la speranza che i moa possano vivere ancora nelle aree più remote del Westland neozelandese; tuttavia, la qualità dell'immagine estremamente bassa e l'assenza di ulteriori prove lasciano gli studiosi assai scettici sulla fondatezza dell'ipotesi.

L'estinzione di questi animali è attribuita alla caccia ed alla distruzione dell'habitat da parte degli antenati polinesiani dei Maori, insediatisi in Nuova Zelanda alcuni secoli prima; i moa, inoltre, venivano predati attivamente dall'aquila di Haast, anch'essa estinta.

La scoperta[modifica | modifica wikitesto]

Da sempre i maori raccontavano ai coloni inglesi storie circa giganteschi uccelli senz'ali che correvano per le valli e le pianure e che essi chiamavano moa, ma gli inglesi sembravano non curarsene minimamente, considerando queste storie come leggende locali.

Nel 1839, John Harris, un commerciante appassionato di zoologia, venne in possesso di un pezzo d'osso di una quindicina di centimetri, che inviò a suo zio, che a sua volta provvide a farlo esaminare da Richard Owen a Londra. Owen studiò l'osso perlomeno per quattro anni; stabilì infine che esso era parte del femore di un grosso animale, tuttavia ciò che lo sconcertava era il candore del frammento e la sua sezione a nido d'ape. Appurato che l'osso era appartenuto a qualche uccello, Owen rivelò di aver scoperto un nuovo gigantesco uccello, che battezzò Dinornis ("uccello terribile"). La sua deduzione fu inizialmente ridicolizzata dalla comunità scientifica, ma col tempo si rivelò corretta, visto che furono ritrovate ingenti quantità di ossa di moa in tutta la Nuova Zelanda. Dal 2004, il frammento esaminato da Owen è stato messo in bacheca nel Museo di storia naturale di Londra, da lui fondato e diretto, in memoria del bicentenario della sua nascita.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Brands, S. (2008)
  2. ^ bulletin florida state museum - UFDC Image Array 2 - University of Florida
  3. ^ a b Stephenson, Brent (2009)
  4. ^ In Māori words do not use s to indicate plural, and thus "moa" is both plural and singular. Some English speakers apply this rule to their use of the word within English, although others use the regularly formed English plural "moas".
  5. ^ In some other Polynesian languages (Tahitian, Cook Islands Maori, Samoan...), "moa" is the generic name for chicken, fowl (Dictionary of the Tahitian Academy {fr/ty}; Jasper Buse, Raututi Taringa, "Cook islands Maori Dictionary" (1995); Samoan lexicon)
  6. ^ a b c OSNZ (2009)
  7. ^ a b Davies, S. J. J. F. (2003)
  8. ^ a b George L.W. Perry, Andrew B. Wheeler, Jamie R. Wood e Janet M. Wilmshurst, A high-precision chronology for the rapid extinction of New Zealand moa (Aves, Dinornithiformes), in Quaternary Science Reviews, 1º dicembre 2014, DOI:10.1016/j.quascirev.2014.09.025. URL consultato il 22 dicembre 2014.
  9. ^ Phillips, et al. (2010)
  10. ^ http://activeadventures.com/new-zealand/about/nature/birds-of-new-zealand/moa
  11. ^ a b c Worthy & Holdaway (2002)
  12. ^ Tennyson, A.J.D., Worthy, T.H., Jones, C.M., Scofield, R.P. & Hand, S.J. (2010). Moa’s Ark: Miocene fossils reveal the great antiquity of moa (Aves: Dinornithiformes) in Zealandia. Records of the Australian Museum, 62: 105–114.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]