Gabriele Mandel

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Gabriele Mandel

Gabriele Mandel (Bologna, 12 febbraio 1924Milano, 1º luglio 2010) è stato un islamista, psicoanalista, psicologo,[1] storico dell'arte, artista e traduttore italiano di discendenza turco-afghana. Ha utilizzato anche i nomi di Gabriele Mandel khân e Gabriele Sugana (cognome della nonna paterna). Fu un sufi islamico,[2] shaykh ("guida") della confraternita islamica Naqshbandiyya,[3] khalīfa ("vicario") della confraternita sufi Jerrahi-Halveti,[4][5] Grande Maestro della massoneria[6] e tra i fondatori, nel 2006, del Forum delle religioni di Milano.[7] È autore di oltre 100 libri,[1] pubblicati da diverse case editrici italiane ed estere.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Bologna nel 1924[8] dal sufi e massone Yusuf Roberto Mandel (1895 - 1963), fisico, docente universitario, scrittore e storico di origini turco-afghane e da Carlotta Rimini (1903 - 1992), scrittrice ebrea italiana. Le cronache familiari tramandano che il cognome originario era l'afghano Hetimandel Rūd,[9] nonostante il cognome Mandel sia di attestata origine ebraica. Gabriele d'Annunzio fu padrino[10] di Gabriele Mandel e amico intimo del padre, che gli dedicò uno dei suoi numerosi libri.[11] In gioventù manifestò interesse per la musica, studiando flauto con Gastone Tassinari a Milano e diplomandosi in violino e armonia con Arrigo Pedrollo all'Istituto musicale Canneti, ora Conservatorio Arrigo Pedrollo, di Vicenza.[4] Fu iniziato al sufismo in Afghanistan, a Kabul, nelle estati del 1938 e 1939.[1][12] Cominciò a scrivere novelle sufi sul Corriere dei Piccoli nel 1939, ma nel 1940 fu espulso dall'Albo sindacale fascista perché figlio di madre ebrea.[3] Per la stessa ragione, non ancora ventenne, fu imprigionato e torturato dai nazisti nel carcere di San Vittore, sul finire della seconda guerra mondiale. Suo padre, ex fascista che si era opposto alle leggi razziali e all'entrata in guerra dell'Italia, fu internato con il figlio per aver nascosto la moglie ebrea, sottraendola all'arresto. Un libro di Roberto Mandel descrive le disavventure vissute.[13] Dopo la fuga rocambolesca di entrambi dal carcere, Gabriele Mandel si unì alla Resistenza antifascista in una brigata anarchica.[1]

Finita la guerra, si laureò in lettere classiche[3] alla Sorbona.[12] Ottenne poi un dottorato di ricerca in Archeologia all'Università del Lussemburgo.[12] Le sue ricerche archeologiche e gli studi sul campo, soprattutto in India e in Medio Oriente, si ritrovano nelle sue pubblicazioni, tra le quali: Salomone, La Civiltà della Valle dell'Indo, Il Regno di Saba, ultimo paradiso archeologico e Gengis Khan. In seguito divenne direttore dell'Istituto di Archeologia orientale islamica in Giordania.[3] Contemporaneamente approfondì i suoi studi scientifici, laureandosi prima in Psicologia a Bruxelles[12] e poi in Medicina all'Università degli Studi di Pavia.[3] Fece training didattico con Cesare Musatti[12] (metodo freudiano), Silvia Montefoschi[12] (metodo junghiano) e Francesco Parenti[12] (scuola adleriana). Si specializzò in psicologia clinica e medicina perinatale alla Clinica Mangiagalli di Milano. Finito il training didattico sotto la guida di Domenico De Maio, primario di psichiatria all'ospedale Fatebenefratelli di Milano, iniziò a lavorare come psicoterapeuta.[3] Fondò una scuola di psicoterapia globale, coniugando l'antica psicologia sufi a teorie psicologiche contemporanee. La psicologia risulta, assieme alla fisiologia, componente essenziale dell'universalismo immanente - radicato nel sufismo islamico[2] - di Mandel.[1] Ha insegnato psicologia all'università ESPI di Parigi ed è stato direttore della Facoltà di psicologia all'Università Europea del Lavoro di Bruxelles.[4][5]

Nuovamente iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti dal 1959, divenne corrispondente, redattore e inviato speciale, scrivendo un totale di oltre 1800 articoli.[3] È stato segretario onorario della Organizzazione mondiale della Stampa diplomatica e direttore responsabile di tre periodici (Europa Unita, Rinnovamento dei Valori Classici, Alfani fi âl Islàm/Art in Islam). Fu infine direttore responsabile della rivista di cultura e spiritualità Sufismo e membro della Redazione di Jesus, mensile di Famiglia Cristiana di cui fu redattore dal 1978.[3]

Dal padre e da Keki Efendi Khan-i Hetimandel Rūd, principale esponente dei sufi in Afghanistan e da Mandel indicato come proprio zio,[9] ereditò l'interesse per il sufismo.[3] Fu allievo di Si Hamza Boubaker (1912 - 1995), politico, teologo e rettore dell'Università islamica di Parigi.[3][10][14] Membro dell'Accademia islamica di Cambridge,[4][5] rettore dell'università islamica âlBarî,[5][15] fondatore e membro del Consiglio direttivo dell'università islamica internazionale Averroè di Cordova,[4][5] oggi chiusa. Fu insignito della laurea honoris causa in Scienze coraniche all'università del New Mexico[15] e in Scienze islamiche dall'università di Konya,[4][5] che successivamente gli ha dedicato la biblioteca della Facoltà di Lettere.[4]

Divenne dapprima shaykh (sceicco), guida[3] della confraternita islamica Naqshbandiyya e poi khalīfa (califfo), vicario[4][5] per l'Italia della confraternita sufi Jerrahi-Halveti, con sede a Istanbul. In Italia ha fondato nel 2000 la tekke di Milano, guidandola fino alla morte nel 2010, e nel 2005 la tekke di Genova, lasciandola all'antico ordine afghano naqshbandi.[3] Fu tra i fondatori, il 21 marzo 2006, del Forum delle religioni di Milano,[7] al quale aderiscono ebrei, cristiani, musulmani, induisti, buddisti e ottenne il premio Dag Hammarskjöld per la pace.[4][16]

Numerose le sue pubblicazioni in Italia e all'estero dedicate all'Islam e al Sufismo, tra cui spiccano la traduzione e il commento del Corano,[17] in una versione che ha ottenuto l'alto patronato dell'UNESCO, e il commento al Mathnawì [18] del persiano Gialal al-Din Rumi, poema mistico di circa 25000 versi. Conosceva, oltre ad altre lingue, l'arabo,[19][20][21] l'ebraico,[22] e il giapponese.[23]

È stato docente universitario di Storia dell'Arte e direttore dell'Istituto di Discipline artistiche allo IULM di Milano,[4][5] di Estetica Orientale e Storia dell'Arte Islamica all'Accademia di Brera di Milano e di Entipologia (lo studio specialistico di opera a stampa dal punto di vista storico, artistico, tecnico e funzionale) alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino.[4][5]

Ha studiato pittura con Henri Matisse all'École des beaux-arts di Parigi[10][12][24] e frequentato Salvador Dalí.[25] In qualità di pittore, incisore e ceramista ha esposto le sue opere in 156 mostre.[3][4] Tra le sedi d'esposizione: la Biennale di Venezia, il Museo d'Arte Moderna di Parigi, la Galleria di Parigi, il Museo d'Arte di San Paolo, i musei di Tokyo, di Nuova Delhi, di Ankara, di Konya, di Amman, di Samarkanda, il Palazzo dell'Ayuntamiento di Córdoba, il Palazzo Dolmabahçe di Istanbul, il Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, il Civico museo della Città di Milano, la Basilica di Sant'Ambrogio, l'Abbazia di Chiaravalle, il Museo della Ceramica di Lodi, il Civico Museo di Crema, il museo di Belluno. Delle sue opere artistiche hanno parlato, tra gli altri: Filippo Tommaso Marinetti (1944), Giulio Cisari (1946), Alberto Martini (1948), Maurice Utrillo (1949), Gregorio Sciltian (1951), Carlo Carrà (1951), Henri Matisse (1953), Luigi Bartolini (1953), Jean Cocteau (1953), Si Hamza Boubakeur (1985), il cardinale e arcivescovo Carlo Maria Martini (1991), Roberto Guiducci (1991), Vittorio Sgarbi (1992).[4][26]

Ha collaborato con il musicista Franco Battiato, membro[10] della confraternita Jerrahi-Halveti guidata da Mandel, interessato al sufismo e alla musica islamica (Battiato ha cantato Fog el Nakhal in arabo durante il suo concerto di Baghdad del dicembre 1992). La mostra Misticismo d'Oriente e d'Occidente ha presentato circa 30 opere pittoriche di Mandel ed altrettante di Battiato a Verona[24] nel dicembre 2003 e a Milano[27] nel gennaio 2004.

Coniugato a Nûr-Carla Cerati[16][28] (nata Carla Cerati), è deceduto a Milano il 1º luglio 2010.[7]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Molteplici sono stati i riconoscimenti culturali nel corso della sua vita, tra i quali il premio Dag Hammarskjöld per la pace.[4][16]

In Italia: Commendatore al Merito della Repubblica Italiana per motu proprio del presidente Giovanni Leone, medaglia d'oro del presidente della Repubblica Sandro Pertini, medaglia d'oro per i benemeriti della Pubblica Istruzione, gran premio di cultura della Presidenza del Consiglio.[4][5] Targa d'onore della Regione Lombardia, targa d'oro e Ambrogino d'oro del Comune di Milano, premio Mario Gromo alla Facoltà d'Architettura di Torino, targa d'onore di Martina Franca, premio San Valentino del Comune di Terni per la Letteratura.[4]

In Francia: medaglia d'onore della Città di Parigi, cavaliere del Bene e Merito Pubblico, medaglia d'oro dell'Accademia d'Arti, Scienze e Lettere, medaglia d'oro di San Luca.[4][5]

In Turchia: medaglia d'onore del Parlamento, targa d'onore del Ministero della Cultura, laurea honoris causa in Scienze islamiche dell'università di Konya.[4][5]

Negli USA: laurea honoris causa in Scienze coraniche all'università del New Mexico.[15]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Woody Allen conobbe Gabriele Mandel all'università di Enschede[12] (Paesi Bassi) e lo citò nel libro Effetti collaterali:

«Il dottor Mandel si agitò sulla sedia e disse: "una storia non risolve niente. Lei è proprio fuori dal mondo, sa. I suoi problemi sono ben altri."»

(Woody Allen,[29] 1975[30])

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

È autore di oltre 100 libri[1] pubblicati dai maggiori editori italiani (Rizzoli, Mondadori, Rusconi, Longanesi, Edizioni San Paolo, Franco Maria Ricci, Bompiani...), molti dei quali tradotti in più lingue (16 in totale[31]). Tra le opere edite in Italia:

  • La pittura francese, Presentazione di François Baron-Renouard, La Mandragora, Milano 1956.
  • Scultura italiana contemporanea, Presentazione di Germain Bazin, Edizioni IESA (Istituto Europeo di Storia dell'Arte), 1965.
  • Storia dell'arte greca (in La Grecia. Storia, arte, geografia), Aristea Edizioni scolastiche, 1966.
  • Storia dell'arte indiana (in L'India. Storia, arte, geografia), Aristea Edizioni scolastiche, 1967.
  • Storia dell'arte svizzera (in Svizzera. Storia, arte, geografia), Aristea Edizioni scolastiche, 1967.
  • L'uomo e l'Arte. Corso di educazione artistica per la Scuole medie (tre volumi), Aristea Edizioni scolastiche, 1967.
  • L'opera completa del Botticelli (collana Classici dell'Arte Rizzoli), Prefazione di Carlo Bo, Rizzoli, Milano 1967 - 1978. Coedito in sette lingue.
  • L'opera completa di Antonello da Messina (collana Classici dell'Arte Rizzoli), Prefazione di Leonardo Sciascia, Rizzoli, Milano 1967. Coedito in sei lingue.
  • L'opera completa di Hogarth (collana Classici dell'Arte Rizzoli), Prefazione di Gabriele Baldini, Rizzoli, Milano 1967. Coedito in sei lingue.
  • Maometto (collana I grandi di tutti i tempi), Mondadori, Milano 1967 - 1978. Tradotto in otto lingue.
  • Buddha (collana I grandi di tutti i tempi), Mondadori, Milano 1967 - 1978. Tradotto in otto lingue.
  • Gengis Khan (collana I grandi di tutti i tempi), Mondadori, Milano 1967. Tradotto in otto lingue.
  • Pensieri e massime del Buddha (collana Serie oro periodici Mondadori), Mondadori, Milano 1967.
  • La Peinture italienne du Futurisme à nos jours, Prefazione di Armand Nakache, Edizioni IESA (Istituto Europeo di Storia dell'Arte), 1967.
  • Storia dell'arte austriaca (in Austria. Storia, Arte, Geografia), Aristea Edizioni Scolastiche, 1968.
  • Storia dell'arte in Gran Bretagna e Irlanda (in Gran Bretagna e Irlanda. Storia, Arte e Geografia), Aristea Edizioni Scolastiche, 1968.
  • Storia dell'arte messicana (in Messico. Storia, Arte e Geografia), Aristea Edizioni Scolastiche, 1968.
  • Storia dell'arte spagnola e portoghese (in Spagna e Portogallo. Storia, Arte e Geografia), Aristea Edizioni Scolastiche, 1968.
  • Storia dell'arte egiziana e libica (in Egitto e Libia. Storia, Arte e Geografia), Aristea Edizioni Scolastiche, 1968.
  • L'opera completa di Toulose-Lautrec (con G. M. Sugana, collana Classici dell'Arte Rizzoli), Prefazione di Giorgio Caproni, Rizzoli, Milano 1969.
  • L'opera pittorica completa di Daumier (collana Classici dell'Arte Rizzoli), Prefazione di Luigi Barzini, Rizzoli, Milano 1971.
  • L'opera completa di Fragonard (collana Classici dell'Arte Rizzoli), Prefazione di Daniele Wildenstein, Rizzoli, Milano 1972.
  • L'opera completa di Gauguin (con G. M. Sugana, collana Classici dell'Arte Rizzoli), Rizzoli, Milano 1972.
  • Van Gogh, la vita e l'arte, Mondadori, Milano 1972.
  • Il regno di Saba, ultimo paradiso archeologico, SugarCo, Milano 1973.
  • Palermo al tempo di Federico II (collana Le grandi capitali d'Europa), Mondadori, Milano 1973.
  • Costantinopoli al tempo di Teodora (collana Le grandi capitali della storia), Mondadori, Milano 1973.
  • Patologia del libro (volume di aggiornamento alla Enciclopedia della Stampa), SEI e Politecnico di Torino, Torino 1976.
  • Hokusai (collana Grandi Pittori), Edizioni Scala, Firenze 1978.
  • La Civiltà della Valle dell'Indo, SugarCo, Milano 1978. Tradotto in sei lingue.
  • Salomone, SugarCo, Milano 1978.
  • Il Sufismo, vertice della piramide esoterica, SugarCo, Milano 1978.
  • Tantra - Devozioni amorose, Franco Maria Ricci, Parma 1979.
  • Gengis Khàn, il conquistatore oceanico, SugarCo, Milano 1979.
  • Come riconoscere l'Arte islamica, Rizzoli, Milano 1979.
  • I detti di alHallaj (introduzione, traduzione e note), Edizioni Alkaest, Genova 1980.
  • Un sufi e il potere (Il primo libro del Gulistan di Sa'adi) (introduzione, traduzione e note), Edizioni del Fiore d'oro, 1981.
  • Essere e fare - Lezioni di storia e psicologia dell'Arte, COOPLI Cooperativa Editrice Libraria IULM, Milano 1984.
  • Alla ricerca dell'Io (Lezioni di storia della psicologia), COOPLI Cooperativa Editrice Libraria IULM, Milano 1985.
  • Trecento quartine di Jalal al Dìn Rùmì (introduzione, traduzione e note), Università Islamica di Bari, Casamassima e COOPLI Cooperativa Editrice Libraria IULM, 1986.
  • Arte cinese (in Enciclopedia dell'Arte, a cura di Vittorio Sgarbi), Vol. 8, Mondadori, Milano 1988.
  • Arte giapponese (in Enciclopedia dell'Arte, a cura di Vittorio Sgarbi), Vol. 8, Mondadori, Milano 1988.
  • Arte dell'America precolombiana (in Enciclopedia dell'Arte, a cura di Vittorio Sgarbi), Vol. 8, Mondadori, Milano 1988.
  • Arte dell'Africa nera (in Enciclopedia dell'Arte, a cura di Vittorio Sgarbi), Vol. 8, Mondadori, Milano 1988.
  • Arte dell'Oceania (in Enciclopedia dell'Arte, a cura di Vittorio Sgarbi), Vol. 8, Mondadori, Milano 1988.
  • I Caravanserragli turchi, Edizioni Lucchetti, Bergamo 1988.
  • Mamma li Turchi, Edizioni Lucchetti, Bergamo 1990.
  • La chiave - Storia e simbologia di chiavi lucchetti e serrature, Edizioni Lucchetti, Bergamo 1990.
  • Il Corano senza segreti, Rusconi, Milano 1991.
  • Storia dell'Harem, Rusconi, Milano 1992.
  • Saggezza islamica, le novelle dei Sufi, Edizioni Paoline, Roma 1992.
  • Buddha (collana Breviari, introduzione, traduzione e note), Rusconi, Milano 1994.
  • Saggezza indiana - Aforismi dalla Bhagavad Gita e dallo Śrīmad Bhāgavatam(introduzione, traduzione e note, con testo originale a fronte manoscritto dal curatore), San Paolo Edizioni, Cinisello Balsamo 1995.
  • I Novantanove Nomi di Dio nel Corano, San Paolo Edizioni, Cinisello Balsamo 1995.
  • Psicoanalisi in gocce e pastiglie, Shakespeare & Company, 1995.
  • Storia del Sufismo, Rusconi, Milano 1995.
  • Maometto (collana Breviari, introduzione, traduzione e note), Rusconi, Milano 1996.
  • Confucio (collana Breviari, introduzione, traduzione e note), Rusconi, Milano 1997.
  • Voltaire (collana Breviari, introduzione, traduzione e note), Rusconi, Milano 1997.
  • La magia nell'Islâm, Simonelli Editore, Milano 1997.
  • L'Orologio - Storia della misura del tempo (prefazione di Roberto Guiducci), Litostampa Istituto Grafico, Bergamo 1998. Coedito in francese, inglese, tedesco e olandese.
  • Arte Sufi tra Oriente e Occidente (con Franco Battiato), Edizioni dell'Arco, Milano 1999.
  • La saggezza dei Sufi - Rûmî e gli altri mistici dell'Islam (curatore), Rusconi, Milano 1999.
  • La saggezza indiana nei Veda e nel vedantismo (curatore), Rusconi, Milano 1999.
  • Le parabole nel Corano, San Paolo Edizioni, Cinisello Balsamo 1999.
  • Gandhi (collana Breviari, introduzione, traduzione e note), Rusconi, Milano 1999.
  • Buddha, l'illuminato, Mondadori, Milano 2000.
  • L'alfabeto ebraico, Mondadori, Milano 2000.
  • L'alfabeto arabo, Mondadori, Milano 2000. Coedito in francese (Flammarion) e inglese (Abbeville Press).
  • Maometto, il Profeta, Mondadori, Milano 2001.
  • Arte Etnica (collana Guide cultura), Mondadori, Milano 2001.
  • Storia del Sufismo, Bompiani, Milano 2001.
  • Il Nobile Corano (traduzione e commento), De Agostini, Novara 2003.
  • Il Corano (traduzione e apparati critici), UTET, Torino 2004.
  • La via al Sufismo nella spiritualità e nella pratica, Bompiani, Milano 2004.
  • La città immersa nelle Tenebre di Sadiq, Edizioni Arcipelago, 2005.
  • La musicoterapia dei sufi, Edizioni Arcipelago, 2006.
  • Islam (Dizionari delle religioni), Electa Mondadori, Milano 2006.
  • Mathnawì - Il poema del misticismo universale (curatore), in 6 volumi, Bompiani, Milano 2006.
    Testo pubblicato anche a Konya nel 2005, con il patronato del Ministero della Cultura turco.
  • L'lfabeto giapponese, Mondadori, Milano 2007.
  • Il Decalogo (2) - Non nominare il nome di Dio invano (con Giulio Giorello), AlboVersorio, Senago 2007.
  • L'Islam e l'Europa (raccolta di saggi postumi, a cura di Nazzareno Venturi), Tipheret, Acireale 2013.
  • Federico II, il sufismo e la massoneria (di Nazzareno Venturi, con saggi postumi di Mandel), Tipheret, Acireale 2013.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f (EN) Francesco Piraino, The Sufi Shaykh and His Patients: Merging Islam, Psychoanalysis, and Western Esotericism, in Mark Sedgwick e Francesco Piraino (a cura di), Esoteric Transfers and Constructions - Judaism, Christianity, and Islam, Palgrave MacMillan, 2021, pp. 195-217, ISBN 9783030617875.
  2. ^ a b L'aggettivo islamico sembrerebbe pleonastico, parlando di un sufi. Ma tra gli anni '60 ed '80 del XX secolo si diffuse in Occidente, ad opera di Idries Shah, un sufismo sapienziale che non si richiamava più direttamente all'Islam. Lo stesso Mandel ne fu fortemente influenzato (vedi [1]) durante gli anni '70, facendo poi riferimento, dai primi anni '80, al sufismo tradizionale.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m Biografia di Gabriele Mandel, su gabrielemandel.net. URL consultato il 23 maggio 2021.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r Gabriele Mandel Khan, su jerrahi.it. URL consultato il 22 maggio 2021.
  5. ^ a b c d e f g h i j k l Dalla biografia di Mandel in Gabriele Mandel (a cura di), Il Corano, UTET, Milano 2004.
  6. ^ Ricordando un Grande Maestro: Gabriel Mandel, su umsoi.org. URL consultato il 20 marzo 2021.
  7. ^ a b c Milano, è morto Gabriele Mandel Khan, su redattoresociale.it. URL consultato il 20 marzo 2021.
  8. ^ Who's who in Italy, 1995, p. 1052.
    «MANDEL Gabriel, (Prof.), archaeologist, psychologist, writer, painter born Bologna Feb. 12 1924».
  9. ^ a b (EN) Francesco Piraino, The Sufi Shaykh and His Patients: Merging Islam, Psychoanalysis, and Western Esotericism, in Mark Sedgwick e Francesco Piraino (a cura di), Esoteric Transfers and Constructions - Judaism, Christianity, and Islam, Palgrave MacMillan, 2021, p. 198, ISBN 9783030617875.
    «Every article written by Gabriel Mandel or by his disciples stresses his Afghan origin. On the other hand, this heritage is more imagined than historically proved, there being four generations of distance that separate Gabriele from his allegedly Afghan ancestors. (...) Despite this historical distance, Gabriele had significant relationship with the Sufi shaykh Keki Efendi Khan-i Hetimandel Rūd, called the "Afghan uncle", who allegedly initiated him to the Naqshbandi Sufi order in 1938 at the age of 14 in Afghanistan. Finally, it has to be stressed that Mandel's surname has a Jewish origin, but I never heard any narratives about his possible Jewish origins (...) Mandel stressed that his family name was originally Hetimandel Rūd, connected to Afghan toponim, and along the centuries it was shortened and became Mandel».
  10. ^ a b c d Battiato: un pellegrino musicale ispirato dal sufismo, su agi.it. URL consultato il 22 maggio 2021.
  11. ^ Roberto Mandel, Gabriele D'Annunzio - Il Poeta della Patria, l'Eroe Latino, l'Artefice Italico, Sonzogno, Milano 1926.
  12. ^ a b c d e f g h i Maurizio Cusani (a cura di), Intervista a Gabriele Mandel in Quaderni di sufismo - Numero 1 - 1 dicembre 2018 (PDF), su puntosufi.it. URL consultato il 27 maggio 2021. 2018, ISBN 9781729061848.
  13. ^ Roberto Mandel, San Vittore - Inferno nazifascista, Società Libraria Lombarda, Milano 1945.
  14. ^ Foto di Gabriele Mandel alla Sorbona di Parigi con Si Hamza Boubakeur., su gabrielemandel.net. URL consultato il 27 maggio 2021.
  15. ^ a b c Gabriele Mandel Khan, su emi.it. URL consultato il 23 maggio 2021.
  16. ^ a b c Foto di Gabriele Mandel alla consegna del premio internazionale della pace Dag Hammarskjöld. Gli è accanto la moglie Nûr-Carla Cerati Mandel., su gabrielemandel.net. URL consultato il 27 maggio 2021.
  17. ^ De Agostini, Novara 2003 e UTET, Torino 2004.
  18. ^ Opera in 6 volumi, Bompiani, Milano 2006.
  19. ^ Il Nobile Corano, traduzione di Gabriele Mandel, De Agostini, Novara 2003.
  20. ^ Il Corano, traduzione di Gabriele Mandel, UTET, Milano 2004.
  21. ^ Gabriele Mandel, L'alfabeto arabo, Mondadori, Milano 2000.
  22. ^ Gabriele Mandel, L'alfabeto ebraico, Mondadori, Milano 2000.
  23. ^ Gabriele Mandel, L'alfabeto giapponese, Mondadori, Milano 2007.
  24. ^ a b Alla scoperta del misticismo di Battiato e Mandel, su encanta.it. URL consultato il 22 maggio 2021.
  25. ^ Foto di Gabriele Mandel con Salvador Dalì., su gabrielemandel.net. URL consultato il 27 maggio 2021.
  26. ^ Ettore Camasasca e Germain Bazin, Gabriele Mandel, Mantegazza, 1984.
  27. ^ Battiato e Mandel misticismi d'autore, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 22 maggio 2021.
  28. ^ (EN) Francesco Piraino, The Sufi Shaykh and His Patients: Merging Islam, Psychoanalysis, and Western Esotericism, in Mark Sedgwick e Francesco Piraino (a cura di), Esoteric Transfers and Constructions - Judaism, Christianity, and Islam, Palgrave MacMillan, 2021, p. 198, ISBN 9783030617875.
    «One of his former patients told me that the role of Mandel's wife Nur-Carla Cerati is often forgotten in Mandel's hagiography».
  29. ^ Woody Allen, Effetti collaterali, Bompiani, Milano 1985³, pp. 40-41.
  30. ^ (EN) Woody Allen, Side effects, Random House, New York 1975¹.
  31. ^ Nazzareno Venturi e Rossano Vitali, Conversazioni sul tappeto - Sul pensiero, sull'umanità e il Sufismo di Gabriele Mandel, Edizioni Tipheret, Acireale Roma 2013, p. 124, ISBN 978-88-6496-090-6.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Francesco Piraino, The Sufi Shaykh and His Patients: Merging Islam, Psychoanalysis, and Western Esotericism, in Mark Sedgwick e Francesco Piraino (a cura di), Esoteric Transfers and Constructions - Judaism, Christianity, and Islam, Palgrave MacMillan, 2021, pp. 195-217, ISBN 9783030617875.
  • Maurizio Cusani (a cura di), Intervista a Gabriele Mandel in Quaderni di sufismo - Numero 1 - 1 dicembre 2018 (PDF), su puntosufi.it. URL consultato il 27 maggio 2021. 2018, ISBN 9781729061848.
  • Nazzareno Venturi e Rossano Vitali, Conversazioni sul tappeto - Sul pensiero, sull'umanità e il Sufismo di Gabriele Mandel, Edizioni Tipheret, Acireale Roma 2013, ISBN 9788864960906.
  • Gabriele Mandel, L'Islam e l'Europa e altri saggi, a cura di Nazzareno Venturi, Edizioni Tipheret, Acireale Roma 2013, ISBN 9788864961187.
  • Gabriele Mandel: testimonianze in Sufismo, Anno IV, Quarto trimestre 2010, Edizioni sufi-jerrahi, 2010.
  • Biografia di Gabriele Mandel (curatore del testo), in Mathnawì - Il poema del misticismo universale, in 6 volumi, Bompiani, Milano 2006.
  • Biografia di Gabriele Mandel (traduttore e curatore del testo), in Il Corano, UTET, Torino 2004.
  • Ettore Camasasca (conservatore capo al museo di san Paolo del Brasile) e Germain Bazin (conservatore capo dei musei del Louvre), Gabriele Mandel, Mantegazza, 1984.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Per leggere saggi e conferenze di Gabriele Mandel si veda inoltre:

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