Roberto Mandel

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Il monumento sepolcrale a Yusuf Roberto Mandel (scrittore, poeta, docente universitario) padre di Gabriele, nel recinto degli uomini illustri (Famedio) di Napoli. È stato collocato dal comune di Napoli tra quello di Vincenzo Gemito e quello di Benedetto Croce. Un momento dell'inaugurazione ufficiale: parla il ministro Crescenzo Mazza. (Archivio foto-Mandel)

Yusuf Roberto Mandel, noto anche come Giuseppe Roberto Mandel[1] (Treviso, 1895Bologna, 1963), è stato uno storico e scrittore italiano, padre di Gabriele Mandel.

Scrisse numerose opere di carattere scientifico, romanzi per ragazzi e libri di testo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di discendenza turco-afgana (Hetimandel-rud), e di religione islamica, si laureò in fisica e fu docente universitario.

Maggiore durante la prima guerra mondiale, ne riportò un'invalidità permanente. Insignito di varie onorificenze ebbe, in qualità di capitano al comando supremo delle forze armate, facile accesso ad archivi segreti, che gli permisero di pubblicare un'autorevole storia illustrata della Prima guerra mondiale, in sei volumi. Dall'inizio del regime fascista, svolse importanti incarichi nelle corporazioni e nel Partito; fu amico stretto di Gabriele D'Annunzio (divenutogli padrino del figlio Gabriele Mandel), a cui dedicò la biografia Gabriele D'Annunzio il buon sementatore (Bologna, La Nazionale, 1923; poi ampliata e ristampata da Sonzogno).

Per varie vicende (e per il matrimonio con Carla Rimini, artista ebrea, scrittrice e pubblicista), maturò opposizione alla ideologia e alla prassi del Fascismo, sempre più guerrafondaio e razzista, sino alla reclusione nel carcere di San Vittore insieme al figlio (vicenda narrata in San Vittore, inferno nazifascista, ed. Società Libraria Lombarda, 1945). Il motivo di quest'estrema misura nei loro confronti, fu la loro repulsione per le leggi razziali e della politica filo-nazista inaugurata dal Regime subito dopo la sua conquista dell'Etiopia e le conseguenti sanzioni da parte della Società delle Nazioni.

Il forte legame d'amicizia con Gabriele D'Annunzio s'avviò per condivisa idea nazionale e sociale (compiutasi con la conquista di Fiume), per la condivisione del primato poetico, e per l'idea, anche massonica, di elevazione individuale e della società. Roberto Mandel entrò in massoneria mediante il generale Pietro Badoglio, ed ebbe come riferimento, a Napoli, una loggia del Grande Oriente d'Italia, mentre D'Annunzio mediante il pittore Adolfo De Carolis aveva aderito all'altra denominazione muratoria in campo, allora detta "di Piazza del Gesù". Le loro vite si divisero quando Roberto Mandel fu costretto da Benito Mussolini a lasciare l'Italia e scelse di andare a vivere a Parigi; intanto D'Annunzio veniva assassinato, secondo quanto raccontato dal figlio Gabriele Mandel in una intervista concessa al Corriere della Sera, da una cameriera, in realtà una spia tedesca inviata da Hitler (vedi intervista nei collegamenti esterni).

Copertina fronte e retro del romanzo Il volo alle stelle di Roberto Mandel, Romantica Mondiale Sonzogno 42, Sonzogno, 1931.

Tra le opere di Mandel, spicca Il cantico dei cieli, del 1940 (ed. SLM), poema sufico; inoltre La guerra di domani (ed. Aurora, 1935), La guerra aerea (ed. Aurora 1934) e la monumentale Storia popolare illustrata della prima guerra mondiale (ed. A. Gorlini 1934: la prima edizione antecedente il 1930); inoltre Il poema italico (ed. A. Gorlini), Il libro dei libri (ed. A. Gorlini), Gandhi e la prossima guerra europea (ed. A. Gorlini 1930), il romanzo fantascientifico Il volo alle stelle (1931), che narra d'un avventuroso viaggio aereo al polo. Le sue numerose opere, pure di tono giocoso come La trovata di Arlecchino (ed. La Lanterna, del 1932) o di alta speculazione scientifica, quale La vita dell'Universo (ed. Scrittori Associati,1931), hanno ancora un giro di mercato sulle pagine web.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Renato Camurri, L'Ottocento e il Novecento (2) - La società veneziana: la classe politica nazionalfascista, in “Storia di Venezia”, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2002. URL consultato il 29 febbraio 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]