Luigi Barzini (1908-1984)

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Luigi Barzini
Luigi Barzini junior.jpg

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature III, IV, V
Gruppo
parlamentare
Partito Liberale
Collegio Milano
Incarichi parlamentari
  • Componente della II Commissione (Interni) - III, IV e V legislatura
  • Componente della Commissione speciale per l'esame del disegno di legge n 11 - III legislatura
  • Componente della I Commissione (Affari istituzionali) - IV legislatura
  • Componente della X Commissione (Trasporti) - IV legislatura
  • Componente della Commissione parlamentare di Vigilanza sulle Radiodiffusioni - IV legislatura
  • Componente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia - IV legislatura
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Liberale Italiano
Titolo di studio Laurea in Lettere
Professione Giornalista

Luigi Barzini junior (Milano, 21 dicembre 1908Roma, 30 marzo 1984) è stato un giornalista e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del giornalista Luigi Barzini (1874-1947), ricevette tale nome in onore di Luigi Albertini[1], direttore-dominus del Corriere della Sera che l'aveva assunto e con il quale aveva cominciato la sua prestigiosa carriera. Il figlio seguì il padre, che si stabilì nel 1921 negli Stati Uniti. Qui svolse la sua formazione scolastica di secondo grado, proseguita con gli studi in giornalismo alla Columbia University di New York, dove si laureò[2]. In Italia Luigi Barzini frequentò la V Ginnasio nel 1923 presso il Regio Liceo Ginnasio "Ernesto Cairoli" di Varese.

Quando il padre tornò in Italia, Luigi venne assunto come praticante al «Corriere della Sera» (aprile 1931). Si affermò presto come inviato di punta del quotidiano milanese[3]. Nel 1934 firmò una serie di servizi dall'America latina e dagli Stati Uniti. Nel 1935-36 fu inviato speciale in Etiopia durante la campagna italiana. Rimase undici mesi al seguito della spedizione italiana. Si distinse in particolare per il resoconto della battaglia per la presa di Azbì[4], che gli valse una decorazione al valor militare. Nel 1937 scrisse dalla Cina invasa dai giapponesi (Guerra Sino-Giapponese (1937-1945))[2], segnalandosi per un articolo sul bombardamento della cannoniera statunitense Panay[3].

All'inizio del 1940 assunse l'incarico di corrispondente da Londra. In aprile si sposò ad Amalfi con Giannalisa Gianzana Feltrinelli, vedova di Carlo Feltrinelli, magnate della finanza lombarda[5]. Pochi giorni dopo fu arrestato a Milano con l'accusa di rivelazione di segreto militare (25 aprile 1940)[6]. Condannato a cinque anni di confino, venne mandato inizialmente ad Amalfi, poi ottenne il trasferimento all'isola di Capri; la pena fu poi commutata, da Mussolini in persona, in una semplice diffida[2].

Nel 1942 fu rilasciato. In quell'anno nacque la prima figlia, Ludina. L'anno successivo nacque Benedetta. Nella Roma liberata, Barzini fondò e diresse «Libera Stampa» (1944). Nel 1945 fonda una società editoriale, "Servizio informazioni stampa italiana". Con essa pubblicò il quotidiano «Il Globo», da lui fondato il 1º febbraio di quell'anno, e alcuni giornali economici[2]. Nello stesso periodo fu capo ufficio stampa del Partito Liberale.

Successivamente si trasferì a Milano con la famiglia. Anche il padre si trovava nel capoluogo lombardo, alla ricerca di un lavoro. Barzini senior non poté essere ospitato nella casa del figlio a causa del veto della nuora, Giannalisa[1]. La notizia della sua morte, avvenuta in solitudine e povertà il 6 settembre 1947, procurò al figlio un grande dolore.

Separato dalla moglie, Barzini decise di ricostruirsi una vita autonoma. Si sposò in seconde nozze con Paola Gadola ed ebbe altri tre figli: Luigi, Andrea e Francesca. Dopo aver lasciato la direzione del «Globo», nel dicembre 1948 passò a collaborare al nuovo rotocalco «La Settimana Incom illustrata», versione stampata del famoso cinegiornale Incom. Barzini tenne una rubrica fissa ("Almanacco dei sette giorni"), in cui prendeva in esame gli avvenimenti salienti accaduti durante la settimana; assunse per un breve periodo anche la direzione (1950). Dopo aver ceduto la direzione continuò a collaborarvi come inviato[7].

Nel 1953 ritornò al «Corriere della sera» e vi rimase fino al 1962. Scrisse anche per «L'Europeo» e «La Stampa» di Torino. In politica fu deputato del PLI per tre legislature: III (1958-63), IV (1963-1968) e V (1968-1972). Celeberrimo il suo libro Gli italiani (The Italians), tradotto in tutto il mondo.

Nel giugno del 1973 fu designato alla direzione del «Messaggero» dall'editore Edilio Rusconi che aveva acquistato il pacchetto azionario di Ferdinando Perrone. Successivamente dovette rinunciare all'incarico, a causa dell'ostilità di una parte della redazione che si era arroccata in difesa del direttore uscente Alessandro Perrone che era anche comproprietario al cinquanta per cento della testata.[8]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Libri[modifica | modifica wikitesto]

  • Nuova York, prefazione di Luigi Barzini senior, Milano, G. Agnelli, 1931.
  • Quattro giorni. Storia di una crisi europea, con J. W. Broadbent, G. Delmas, J. F. Essary, M. Killanin, H. Ripka e Werner von Rheinbaben, sotto la direzione di Michael Lord Killanin, Milano, Mondadori, 1938.
  • Evasione in Mongolia, Milano, A. Mondadori, 1939.
  • Gli americani sono soli al mondo, Milano, A. Mondadori, 1952.
  • I comunisti non hanno vinto, Milano, A. Mondadori, 1955.
  • Avventure in Oriente, Milano, A. Mondadori, 1959.
  • Mosca Mosca, Milano, A. Mondadori, 1960.
  • La verità sul referendum[9], Firenze, Le lettere, 1960
  • L'Europa domani mattina, Milano, Longanesi, 1964.
  • Gli italiani. Virtù e vizi di un popolo, Milano, A. Mondadori, 1965 (uscì in prima edizione in lingua inglese, The Italians, nel 1964).
  • Le paure d'ieri, Roma, Reporter, 1968.
  • L'antropometro italiano, Milano, A. Mondadori, 1973.
  • O America!, Milano, A. Mondadori, 1978.
  • Gli europei, Milano, A. Mondadori, 1985.

Sceneggiature per film tv[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Afeltra 1988, p. 20.
  2. ^ a b c d Mario J. Cereghino e Giovanni Fasanella, Il golpe inglese. Da Matteotti a Moro: le prove della guerra segreta per il controllo del petrolio e dell'Italia, Milano: Chiarelettere, 2011.
  3. ^ a b Pierluigi Allotti, Quarto potere. Giornalismo e giornalisti nell'Italia contemporanea, Carocci, Roma 2017.
  4. ^ Ad Agulà con la colonna Mariotti dopo la marcia attraverso la Dancalia e la presa di Azbì, su italiacoloniale.it. URL consultato il 25 gennaio 2018.
  5. ^ Ad officiare il rito fu don Andrea Afeltra, fratello di Gaetano Afeltra, futuro caporedattore del «Corriere della Sera».
  6. ^ Precisamente, venne accusato di aver trasmesso informazioni militari sensibili ad un funzionario dell'ambasciata britannica a Roma.
  7. ^ Alessandra Cimmino, BARZINI, Luigi, in Dizionario biografico degli italiani, XXXIV, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1988. URL consultato il 13 novembre 2016.
  8. ^ Giorgio Meletti, Barzini: "Papà silurato dalla sinistra", Corriere della Sera, 3 giugno 1996. URL consultato il 14 febbraio 2014 (archiviato dall'url originale il 21 febbraio 2014).
  9. ^ Sul Referendum istituzionale del 1946.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN76540116 · ISNI (EN0000 0001 0858 7553 · SBN IT\ICCU\CFIV\048833 · LCCN (ENn50018394 · GND (DE118653008 · BNF (FRcb14474678d (data) · BAV ADV11353684