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Abd Allah Ansari di Herat

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Abū Ismāʿīl ʿAbd Allāh ibn Abī Manṣūr Muḥammad o Khwāja ʿAbd Allāh Anṣārī[1] Harawī (persiano: خواجه عبدالله انصاری‎‎) o semplicemente Ansari di Herat (Herat, 10061088) è stato un mistico persiano, annoverato tra le grandi figure della mistica sufi[2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La sua tomba ad Herāt

Soprannominato il Pīr[3] di Herāt (persiano: پير هرات‎‎), dal momento che trascorse l'intera sua vita a Herāt[4] ebbe anche il soprannome di Shaykh al-Mashāyikh (in arabo: شیخ المشایخ‎), "Maestro dei Maestri (sufi)".

Fu un discepolo dello Shaykh Abū l-Ḥasan Kharaqānī.

Khwāja ʿAbd Allāh Anṣārī di Herāt fu fondatore di una celebre zāwiya a Herāt, dando così inizio a una scuola e a una ricca tradizione mistica che interessa l'Iran Orientale e l'Asia Centrale.

Prolifico autore di opere poetiche (quartine) e trattati sulla mistica sufi redatti sia in arabo sia in persiano, appartiene ai classici della letteratura del sufismo.

Sepolto a Herāt, il suo mausoleo è tuttora meta di un incessante pellegrinaggio e le sue opere vengono correntemente lette e meditate nell'ambiente delle confraternite sufi.

Opere in versi e in prosa[modifica | modifica wikitesto]

Tra le sue opere più note, vergate in persiano, è da ricordare, oltre alle menzionate Quartine poetiche, il Munājāt-namā (lett.: "Libro delle confidenze" o "dei intimi colloqui"), un libro di preghiere e devozioni molto diffuso tra i sufi, il Sad meydān (lett.: "Le cento pianure") e numerosi sermoni di vario contenuto. In arabo sono invece redatte le Manāzil al-Sāʾirīn (Le stazioni dei viandanti), testo che descrive il cammino spirituale del mistico sufi, e le Tabaqāt al-Sūfiyya (Genealogie dei sufi), opera agiografica.

Opere di riferimento sulla letteratura persiana[modifica | modifica wikitesto]

  • E.G. Browne, A Literary History of Persia, 4 voll., Cambridge 1951-53 (più volte ristampato)
  • Jan Rypka, A History of Iranian Literature, Reidel Publishing Company, London 1968
  • A. J. Arberry, Classical Persian Literature, London 1958
  • A.Pagliaro-A.Bausani, La letteratura persiana, Sansoni-Accademia, Firenze-Milano 1968
  • A.M. Piemontese, Storia della letteratura persiana, 2 voll.,< Fratelli Fabbri, Milano 1970
  • C.Saccone, Storia tematica della letteratura persiana classica vol. I: Viaggi e visioni di re sufi profeti, Luni, Milano-Trento 1999; vol. II: Il maestro sufi e la bella cristiana. Poetica della perversione nella Persia medievale, Carocci, Roma 2005; vol. III: Il re dei belli, il re del mondo. Teologia del potere e della bellezza nella poesia persiana medievale, Aracne, Roma 2014

Discendenti[modifica | modifica wikitesto]

I suoi diretti discendenti si spostarono in Hindustan e svolsero un ruolo chiave nello sviluppo locale del pensiero islamico, nell'istruzione e nella diffusione della fede islamica. Il più importante e significativo dei suoi discendenti fu Qutb al-ʿĀlam Shaykh Khwāja ʿAlāʾ al-Dīn Anṣārī di Herat, seguito da Makhdūm Niẓām al-Dīn Anṣārī di Sehali (Barabanki, Oudh), e da Qutb Shahīd Mulla Qutb al-Dīn Anṣārī Shahīd, di Sehali (Barabanki, Oudh).

I discendenti del Mulla Qutb al-Dīn Anṣārī Shahīd fondarono la famosa scuola chiamata Firangi Mahal che si occupava dello studio del pensiero religioso islamico e del suo insegnamento.

Traduzioni in italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Ansari di Herat, Le cento pianure dello Spirito (Sad Meydan), a cura di C. Saccone, EMP, Padova 2012

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tale nisba ricordava la sua discendenza dal noto Compagno del Profeta, Abu Ayyub al-Ansari.
  2. ^ Arthur John Arberry, Sufism: an account of the mystics of Islam, Courier Dover Publications, 2001.
  3. ^ Parola che in persiano significa "vecchio" e che è quindi il perfetto corrispondente in farsi dell'arabo Shaykh.
  4. ^ Oggi in Afghanistan ma all'epoca compresa nel Grande Khorasan.

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