Bektashi

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I Bektashi (in lingua albanese Tarikati Bektashi; in lingua turca Bektaşi Tarîkatı) sono una confraternita islamica (ṭarīqa, ordine) di derivazione sufi, fondata nel XIII secolo da Hajji Bektash Veli[1].

Credenze[modifica | modifica wikitesto]

I bektashi fanno propria la dottrina della Wahdat al-Shuhud o "apparentismo" di Ibn Arabi. Tale dottrina è, però, criticata dagli sciiti come "panteista". Ruolo importante nelle comunità bektashi è svolta dal dede, sorta di guida spirituale. Uno dei riti che caratterizza i bektashi rispetto agli altri islamici è il magfirat-i zunub, sorta di ammissione dei peccati innanzi al proprio dede. I rituali bektashi non sono, del resto, dettagliatamente codificati e variano, pertanto, da regione a regione.

I bektashi hanno in comune con gli aleviti e gli sciiti duodecimani il culto verso l'imam Ali ibn Abi Talib, genero di Maometto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La setta dei bektashi, secondo la leggenda, venne fondata nel XIV secolo da sufi Haji Bektash di Khorasan e si diffuse largamente in Anatolia, passando poi nell'Europa balcanica (fond. Albania, Bulgaria, Epiro e Macedonia) quando gli ottomani annetterono i territori dell'Impero bizantino. In realtà da ricerche più approfondite sappiamo che il vero fondatore probabilmente fu un sufi persiano di nome Fadlullah, vissuto approssimativamente nella seconda metà del XIV secolo, si pensa sia morto nel 1393-4 a causa della fede professata, per mano di uno dei figli di Tamerlano. La setta, originariamente chiamata Hurufi, si espanse poiché i discepoli di Fadlullah riuscirono a diffondere la dottrina Hurufi anche nel monastero di Haji Bektash come insegnamento occulto dello stesso fondatore, sotto l'egida di un nome così illustre il pensiero Hurufi si diffuse in molte aree indisturbato pur essendo ritenuto eretico e blasfemo dai sunniti ortodossi.[2] La stessa città di Costantinopoli aveva molte logge bektashi. L'ordine aveva strettissimi legami con il corpo dei giannizzeri, molti dei cui appartenenti erano appunto devoti bektashi, tanto che alcuni storici ritengono i bektashi il braccio spirituale dei "Nuovi soldati"[3].

Nel XVI secolo, l'ordine bektashi venne guidato dal sufi Balim Sultan (1457-1517) che riorganizzò la comunità in una vera e propria ṭarīqa ed edificò la tekke principale (scuola-convento), la Pirevi, ad Hacıbekaş nell'Anatolia centrale.

Con l'abolizione dell'ordine dei giannizzeri (v. Incidente di buon auspicio) nel 1826, i bektashi vennero banditi dall'Impero Ottomano ed i leader della comunità si spostarono in buona parte a Tirana in Albania. A Tirana i capi bektashi dichiararono la propria non appartenenza alla comunità sunnita, avvicinandosi, così, alla componente sufi sciita.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bektāšīya, su Encyclopaedia Iranica, 15 dicembre 1989. URL consultato il 14 luglio 2016.
  2. ^ F. W. Hasluck, Christianity And Islam Under The Sultans Vol I, Oxford, Oxford At The Clarendon Press., 1929, pp. 159-166. URL consultato il 17 aprile 2017.
  3. ^ Nicolle, David (1995), The Janissaries, Osprey Publishing, ISBN 1-85532-413-X, p. 29.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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