Giovani Turchi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Giovani turchi" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Giovani turchi (disambigua).
Il I Congresso dei Giovani Turchi a Parigi, 1902

Giovani Turchi (turco Genç Türkler o Yeni Türkler o Jön Türkler) è la denominazione con cui la storiografia fa riferimento agli appartenenti a un movimento politico della fine del XIX secolo (prima noti col nome di Giovani Ottomani) affermatosi nell'Impero ottomano, ispirato dalla mazziniana Giovine Italia, costituito allo scopo di trasformare l'Impero, allora autocratico e inefficiente, in una monarchia costituzionale, con un esercito modernamente addestrato ed equipaggiato. Essi raccoglievano inoltre l'eredità dei Giovani Ottomani, movimento semi-clandestino della seconda metà dell'Ottocento che si proponeva obiettivi liberali e costituzionali, contribuendo alla Costituzione (Kanun-i Esasi) del 1876. Nel 1915 furono i responsabili del genocidio del popolo armeno.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mehmed Talat Pascià, ministro degli Interni dal 1913 al 1917, tra i massimi responsabili ottomani del genocidio armeno.

Il movimento - ufficialmente noto come Comitato dell'Unione e Progresso (İttihat ve Terakki Cemiyeti) - sorse a Salonicco e comprendeva prevalentemente intellettuali, reclutati spesso nelle società segrete degli studenti universitari progressisti, nonché ufficiali dell'esercito, i quali ne promossero il primo sviluppo, allo scopo di modernizzare e occidentalizzare l'intera società ottomana, liberandola dai "Vecchi Turchi".
Quando Abdul Hamid II (1876-1909) cominciò a congedare o a fucilare gli ufficiali sospettati di far parte dell'associazione, l'ala militare del gruppo, nell'estate del 1908, marciò con le proprie truppe sulla capitale Istanbul, costringendo il sultano a concedere il ritorno alla Costituzione del 1876 e cambiamenti al governo del paese.
Nello stesso periodo si verificava la disgregazione della sovranità ottomana nei territori balcanici, con la dichiarazione di indipendenza della Bulgaria (che annetté la Rumelia orientale), lo scoppio della rivolta a Creta, che fu annessa alla Grecia, e la sottrazione di Bosnia ed Erzegovina da parte dell'Impero austro-ungarico. Il sultano Abdul Hamid, di fronte alla crisi di legittimazione del movimento e del governo, tentò quindi di attuare una controrivoluzione, ma i Giovani Turchi ebbero il sopravvento nell'aprile 1909 e il sultano, deposto, fu sostituito dal fratello, Maometto V (1909-1918).

Il nuovo regime, guidato da esponenti del movimento, tentò di realizzare, con qualche successo, un'opera di modernizzazione dello Stato, ma non seppe avviare a soluzione il problema dei rapporti con popolazioni europee ancora soggette all'Impero, in stato di endemica rivolta. Al contrario, i Giovani Turchi cercarono di attuare un ordinamento amministrativo più centralistico di quello, autoritario ma inefficiente, del vecchio regime, e ottennero l'effetto di accentuare le spinte indipendentiste e di accelerare la dissoluzione della maggior parte di quanto restava della presenza turca in Europa. Inoltre i suoi dirigenti, in particolare Talat Pascià, si macchiarono delle colpe del genocidio armeno, condotto durante la Prima guerra mondiale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ahmad Feroz, İttihat ve Terakki (1908-1914), İstanbul, Sander Yayınevi, 1971.
  • Manenti, Luca G., "Massoneria italiana, ebraismo e movimento dei Giovani Turchi", in Rassegna Mensile di Israel, vol. LXXVIII, n. 3, 2012, pp. 161–175.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]