Francesco Colucci

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Francesco Colucci
Francesco colucci.jpg

Questore della Camera dei Deputati
Durata mandato 1987 –
1992
Presidente Nilde Iotti

Durata mandato 2001 –
2006
Presidente Pier Ferdinando Casini

Durata mandato 2006 –
2008
Presidente Fausto Bertinotti

Durata mandato 2008 –
2013
Presidente Gianfranco Fini

Sottosegretario di Stato al Ministero delle Finanze
Durata mandato 4 agosto 1979 –
13 novembre 1982
Presidente Francesco Cossiga Arnaldo Forlani Giovanni Spadolini
Predecessore Enzo Erminero
Successore Antonio Carpino
on. Francesco Colucci
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Brindisi
Data nascita 9 ottobre 1932
Titolo di studio Licenza commerciale
Professione Dirigente
Partito PSI, Forza Italia, Il Popolo della Libertà
Legislatura - VI

- VII

- VIII

- IX

- X

- XI

- XIV

- XV

- XVI

Gruppo PSI, FI, Il Popolo della Libertà
Circoscrizione Lombardia 1
Collegio Milano
Pagina istituzionale
sen. Francesco Colucci
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Brindisi
Data nascita 14 gennaio 1932
Partito - Nuovo Centrodestra (Da novembre 2013 - attualmente)

In precedenza:

- Il Popolo della Libertà (Dal 2008 a novembre 2013)

Legislatura XVII
Gruppo - Area Popolare (NCD-UDC) (Dal 15 novembre 2013 - attualmente)

In precedenza:

- Il Popolo della Libertà (Da inizio legislatura al 14 novembre 2013)

Coalizione Coalizione di centro-destra del 2013
Circoscrizione Lombardia
Incarichi parlamentari

XVII Legislatura

  • Membro della 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione)
  • Membro della 14ª Commissione permanente (Politiche dell'Unione Europea)
Pagina istituzionale

Francesco Colucci (Brindisi, 14 gennaio 1932) è un politico e sindacalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fu deputato eletto nelle liste della sinistra storica (Partito Socialista Italiano), per la prima volta nel 1972.

È stato presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria, che ha introdotto nella normativa italiana il Codice fiscale.

Ha ricoperto incarichi di governo come sottosegretario alle Finanze e alle Poste in diversi governi nei primi anni ottanta.

Nel 1987 è stato eletto per la prima volta questore della Camera dei deputati, ottenendo oltre 100 voti dai componenti dell'opposizione. La sua carica è stata riconfermata alle politiche del 2006, e il 4 maggio 2006 è stato nominato questore della Camera dei deputati. È stato rieletto deputato nelle elezioni politiche del 2008, e ancora e per la quarta volta eletto questore della Camera dei deputati[1]

Nel 2013 è rieletto parlamentare, questa volta come senatore, sempre per il PDL.

Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà[2], aderisce al Nuovo Centrodestra guidato da Angelino Alfano[3][4].

Con dieci mandati parlamentari e più di 36 anni trascorsi tra Camera e Senato, Colucci è il parlamentare di più lungo corso attualmente (2016) in carica[5].

Incarichi parlamentari[modifica | modifica wikitesto]

  • Questore della Camera dei deputati
  • Componente della IX commissione (trasporti, poste e telecomunicazioni), componente della Commissione di vigilanza RAI;
  • Componente della Commissione giudicatrice delle verifiche di professionalità
  • Componente del Comitato per gli affari del personale
  • Componente del Comitato di vigilanza sulle attività di documentazione
  • Componente del Comitato per la comunicazione e l'informazione esterna
  • Componente del comitato per la sicurezza
  • Componente del comitato per la valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Solo in un caso prima di Francesco Colucci un deputato fu eletto per due volte questore, in una delle prime legislature del Parlamento del Regno d'Italia.[senza fonte]
  2. ^ L’addio al Pdl (in frantumi), rinasce Forza Italia
  3. ^ Senato della Repubblica: Composizione del gruppo NUOVO CENTRODESTRA
  4. ^ L’addio al Pdl (in frantumi), rinasce Forza Italia, avvenire.it
  5. ^ Francesco Colucci, in Parlamento dal 1972, espresso.it

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]