Nilde Iotti

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Nilde Iotti
NildeIotti.jpg

Presidente della Camera dei deputati
Durata mandato 20 giugno 1979 –
22 aprile 1992
Predecessore Pietro Ingrao
Successore Oscar Luigi Scalfaro

Deputata della Repubblica Italiana
Durata mandato 8 maggio 1948 –
4 dicembre 1999
Legislature I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII
Gruppo
parlamentare
PCI
Circoscrizione Parma
Incarichi parlamentari
Presidente della Camera dei deputati
Sito istituzionale

Deputata dell'Assemblea Costituente
Collegio Parma
Incarichi parlamentari
  • Segretaria Giunta delle elezioni
  • Membro della Commissione per la Costituzione
  • Membro della Prima Sottocommissione

Dati generali
Partito politico PCI (1946-91)
PDS (1991-98)
DS (1998-99)
Titolo di studio Laurea in Lettere
Professione Insegnante

Leonilde Iotti, detta Nilde (Reggio nell'Emilia, 10 aprile 1920Poli, 4 dicembre 1999), è stata una politica italiana, prima donna nella storia dell'Italia repubblicana a ricoprire una delle tre massime cariche dello Stato, la presidenza della Camera dei deputati, incarico che detenne per tre legislature tra il 1979 e il 1992, che rappresenta il più lungo mandato istituzionale relativo a qualsiasi carica nazionale dall'istituzione della Repubblica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Figlia di un ferroviere e sindacalista socialista, Egidio, licenziato a causa del suo impegno politico, visse gli anni dell'adolescenza in un contesto di forti difficoltà economiche. Rimase orfana del padre nel 1934, e potè proseguire gli studi grazie a borse di studio che le permisero di iscriversi all'Università Cattolica di Milano, dove si laureò in lettere nel 1942. Esercitò l'insegnamento in alcune scuole tecniche della sua provincia natale, concludendo la sua esperienza professionale nel 1946.[1] Ebbe tra i suoi professori Amintore Fanfani, ma decise di abbandonare la professione quando maturò un profondo spirito antifascista che la convinse ad occuparsi di politica.

Dopo l'8 settembre 1943 si avvicinò al PCI e partecipò alla resistenza[2], svolgendo inizialmente la funzione di porta-ordini, poi aderendo ai Gruppi di difesa della donna, formazione antifascista del PCI, diventando organizzatrice e responsabile.[3][4] Fu presidente dell'Unione Donne Italiane di Reggio Emilia. Nella primavera del 1946 venne eletta nel consiglio comunale della città di Modena come indipendente nelle file del Partito Comunista Italiano, a cui aderì dopo breve tempo, venendo candidata ed eletta nel giugno dello stesso anno all'assemblea costituente.

Il rapporto con Palmiro Togliatti[modifica | modifica wikitesto]

Nello stesso anno iniziò a Roma una relazione con il Segretario Nazionale del PCI, Palmiro Togliatti, di 27 anni più anziano (già marito di Rita Montagnana e padre di Aldo)[5], che terminerà soltanto con la morte del leader comunista, nel 1964. Il loro legame divenne pubblico nella contingenza dell'attentato del 1948. Togliatti lasciò per lei moglie e figlio, decisione che fu dura da accettare per i militanti del PCI[senza fonte]. Insieme chiesero e ottennero l'affiliazione di una bambina orfana, Marisa Malagoli, sorella minore di uno dei sei operai uccisi da agenti della Celere in assetto "antisommossa" il 9 gennaio 1950, a Modena, nel corso di una manifestazione operaia[6].

Ruolo istituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Nilde Iotti, Presidente della Camera dei deputati
Nilde Iotti nel 1989

Nell'Assemblea Costituente, Nilde Iotti fece parte della Commissione dei 75 della camera dei deputati incaricata della stesura della Costituzione.

Rieletta nel 1948 alla Camera dei deputati, sedette tra i banchi di Montecitorio ininterrottamente sino al 1999 e per lungo tempo ne presiedette l'Assemblea: venne infatti eletta Presidente della Camera dei deputati per tre volte consecutive, ricoprendo così quella carica per 13 anni, dal 1979 al 1992. Nessuno nella storia d'Italia ha ancora raggiunto il suo primato, esercitato coniugando alla guida imparziale della Camera una strenua difesa del parlamentarismo[7].

Nel 1956, entrò a far parte del comitato centrale del Partito e nel 1962 della direzione nazionale. Rieletta nel 1963 alla Camera, fu membro della Commissione Affari Costituzionali, incentrando la sua attività sulla rilevanza del ruolo femminile nel mondo del lavoro e delle relazioni familiari.

Negli anni successivi il suo impegno principale risultò essere la riforma delle norme civili, quali l'introduzione del divorzio nell'ordinamento giuridico e nel successivo mantenimento attuato col referendum abrogativo del 1974.

Nel 1969, primo anno della partecipazione dei parlamentari comunisti al Parlamento europeo, la Iotti fece parte della prima delegazione italiana. In quegli anni si impegnò per riformare l'elezione al parlamento stesso, attraverso la promulgazione della legge sul suffragio europeo diretto. Rimarrà deputata europea fino al 1979, anno delle prime elezioni dirette.

Nel clima di distensione tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano, maturò in quegli anni la proposta di eleggere Nilde Iotti come prima donna presidente della Camera. All'apertura della V legislatura, le forze politiche concordarono sulla necessità istituzionale di eleggere un appartenente dell'opposizione alla terza carica dello Stato. Al rifiuto di Pietro Ingrao di proseguire nel ruolo istituzionale, la scelta ricadde su Nilde Iotti, eletta al primo scrutinio con 433 voti favorevoli su 615 votanti. Il suo discorso di insediamento pose al centro la figura della donna nella società, l'imparzialità politica e le misure necessarie per combattere il terrorismo.

« Io stessa - non ve lo nascondo - vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione »

(Nilde Iotti, Discorso di insediamento alla Presidenza della Camera[8])

Nel 1987 ottenne un incarico di governo con mandato esplorativo da parte del Presidente della Repubblica Cossiga che si concluse senza esiti; fu la prima donna e la prima esponente comunista ad arrivare tanto vicino alla Presidenza del Consiglio. Nel 1991, a seguito di indiscrezioni secondo le quali lo stesso Cossiga voleva nominarla senatrice a vita, fece sapere di non essere interessata, preferendo rimanere presidente della Camera.[9] Nel 1992 fu inoltre la candidata di sinistra alla Presidenza della Repubblica.

Durante la sua vita ricevette inoltre numerose mansioni di prestigio quali: la presidenza della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali costituita il 9 settembre 1992 (dal marzo 1993, subentrando al dimissionario Ciriaco De Mita, sino al 7 aprile 1994); la presidenza della delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (1996 - 1999), di cui fu anche vicepresidente nello stesso periodo.

Rinunciò a tutti gli incarichi il 18 novembre 1999 a causa di gravi problemi di salute. La Camera dei deputati accolse le sue dimissioni con un lunghissimo applauso; il futuro presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, suo vecchio compagno di partito, scrisse nell'occasione una lettera pubblica,[10] e tornò a ricordare la Iotti nel 2006, nel discorso pronunciato alle Camere durante il giuramento per la Presidenza della Repubblica: «E ancora, abbiamo da contare - mi si lasci ricordare la splendida figura di Nilde Iotti - sulle formidabili risorse delle energie femminili non mobilitate e non valorizzate né nel lavoro né nella vita pubblica: pregiudizi e chiusure, con l'enorme spreco che ne consegue, ormai non più tollerabili.»[11] Nilde Iotti morì pochi giorni dopo le sue dimissioni, il 4 dicembre 1999, per arresto cardiaco, alla clinica Villa Luana di Poli, presso Roma.[12]

I funerali di Stato furono tenuti con rito civile secondo sue disposizioni, poiché era atea.[13] È sepolta presso il Cimitero del Verano di Roma (Famedio del PCI, Nuovo Reparto, riquadro 8 distinti, entrata Portonaccio).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nilde Iotti, su storia.camera.it.
  2. ^ Come scrive Miriam Mafai, "Questo (l'impegno di lotta) verrà poi, quando, durante l'occupazione tedesca, entrerà in contatto con i Gruppi di difesa della donna, un'organizzazione clandestina antifascista animata dal Pci. " Miriam Mafai, "Ma chi è quella signora?" da L'uomo che sognava la lotta armata, Rizzoli, 1984. URL consultato il 19 ottobre 2008.
  3. ^ a cura di Katia Romagnoli, Biografia di Nilde Iotti, Storia XXI secolo. URL consultato il 19 ottobre 2008.
  4. ^ Nilde Iotti, ANPI. URL consultato il 19 ottobre 2008.
  5. ^ romacivica.it, Katia Romagnoli: www.romacivica.it
  6. ^ Sei morti e cinquanta feriti
  7. ^ "Le prerogative parlamentari, considerate nel loro complesso sistematico e cioè l’autonomia regolamentare, il potere di auto-organizzarsi, il principio degli interna corporis, l’autonomia finanziaria e contabile, il sistema di immunità personali e di sede, la verifica dei poteri e la stessa indennità parlamentare, sono tutti istituti che fanno corpo per assicurare, con disposizioni quasi sempre di rango costituzionale, lo spazio necessario alla libera esplicazione delle funzioni parlamentari": dall'intervento svolto da Nilde Iotti a Londra nel 1982 in occasione della conferenza dei Presidenti delle Assemblee parlamentari europee.
  8. ^ discorso di insediamento di Nilde Iotti alla Presidenza della Camera, su storia.camera.it. URL consultato il 20 giugno 1979.
  9. ^ Senatori a vita, quando le dimissioni (due volte) furono respinte a Cossiga, Adnkronos. URL consultato il 20 gennaio 2014.
  10. ^ Lettera di Giorgio Napolitano in occasione delle dimissioni di Leonilde Jotti
  11. ^ Messaggio e Giuramento davanti alle Camere del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel giorno del suo insediamento, Presidenza della Repubblica, 15 giugno 2006. URL consultato il 6 novembre 2007.
  12. ^ Nilde Iotti morta per arresto cardiaco, la Repubblica, 4 dicembre 1999. URL consultato il 29 settembre 2008.
  13. ^ Politici e gente comune per l'addio a Nilde Iotti, La Repubblica, 6 dicembre 1999. URL consultato il 25 maggio 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente della Camera dei deputati Successore Logo della Camera dei deputati.svg
Pietro Ingrao 20 giugno 1979 - 11 luglio 1983
12 luglio 1983 - 1º luglio 1987
2 luglio 1987 - 22 aprile 1992
Oscar Luigi Scalfaro
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