Gruppi di difesa della donna

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Gruppi di difesa della donna
AbbreviazioneGDD
Fondazione1943
FondatorePartito Comunista Italiano
Scioglimento1945
Scopoemancipazione della donna
Membri70.000 ca.

I Gruppi di difesa della donna sono stati una organizzazione femminile di sostegno alla Resistenza[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nacquero a Milano nel novembre del 1943, per iniziativa del Partito Comunista Italiano, con lo scopo di coinvolgere il maggior numero di donne in attività resistenziali, indipendentemente dall'appartenenza politica. A gettarne le basi è l'incontro tra donne di diversa appartenenza politica: le comuniste Giovanna Barcellona, Lina Fibbi e Caterina Picolato; le socialiste Laura Conti e Lina Merlin; le azioniste Elena Dreher e Ada Gobetti, Nei Gruppi di difesa della donna confluiscono gruppi già esistenti, organizzati da donne intorno al movimento di Giustizia e Libertà, come quello di Ada Gobetti, o di comuniste, socialiste, repubblicane, cattoliche, a cui si aggiungono donne prive di formazione politico-ideologica. I gruppi si diffondono soprattutto al centro-nord, dove il costume rende le donne più pronte ad agire in proprio e ad avere una maggiore consapevolezza civica.[2]

Inizialmente l'intento era di far svolgere alle donne ruoli prevalentemente assistenziali, ma ben presto esse svolsero ruoli importanti nelle attività di informazione, propaganda, trasporto di ordini e munizioni oltre che partecipando direttamente alla lotta armata[3]. Ada Gobetti, tra le prime, criticò il termine "assistenza" presente nel nome[4] e già nel 1944 prese corpo una impostazione dell'organizzazione più indirizzata alle attività per favorire la emancipazione della donna[5].

A Torino i GDD si organizzano soprattutto nelle fabbriche, in gruppi di una decina di operaie, che si incontravano in case private e alle quali si davano subito istruzioni pratiche , su come effettuare il sabotaggio in fabbrica, sulla dattilografia, telegrafia e sul primo soccorso. Ben presto si decide di produrre un giornale delle donne, il cui titolo "Noi Donne", viene scelto in quanto titolo già usato nella guerra di Spagna e a Parigi nel 1937.

A Milano i gruppi sono organizzati da tre donne Irma Brambilla, Iole Radice e Lidia Salvano. Le riunioni si tenevano sempre in luoghi diversi, per prudenza, e quasi sempre di domenica mattina. i comizi "improvvisati" nelle fabbriche nascono proprio in questo contesto: una giovane di un'altra zona si recava, durante la pausa pranzo, in una fabbrica in cui alcune compagne erano già state avvertite e lì, al momento della mensa, teneva il comizio nel più breve tempo possibile e poi spariva.

Film e documentari[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2016 è uscito il film documentario del regista Daniele Segre dal titolo Nome di battaglia Donna con i racconti delle dirette protagoniste ancora in vita che hanno agito principalmente in Piemonte[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il nome per esteso era Gruppi di difesa della donna e per l'assistenza ai combattenti della libertà
  2. ^ Marina Addis Saba, Partigiane. Tutte le donne della resistenza, Milano, Mursia Editore, 1998, pp. 40-50, ISBN 88-425-2299-6.
  3. ^ Gabriella Bonansea, Donne nella resistenza, in Enzo Collotti, Renato Sandri, Fediano Sessi (a cura di), Dizionario della Resistenza, Torino, Einaudi, 2000, p. 272.
  4. ^ Patrizia Gabrielli, Il 1946, le donne, la Repubblica,, Roma, Donzelli, 2009, p. 45-46.
  5. ^ Franca Pieroni Bortolotti, Le donne della Resistenza antifascista e la questione femminile in Emilia (1943-45), in Donne e Resistenza in Emilia-Romagna, vol. 2, Milano, Vangelista, p. 77.
  6. ^ Il ruolo delle donne nella lotta partigiana del Piemonte. MyMovies, su mymovies.it.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]