Arrigo Boldrini

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on. Arrigo Boldrini
Bandiera italiana
Assemblea costituente
Arrigo Boldrini
Luogo nascita Ravenna
Data nascita 6 settembre 1915
Luogo morte Ravenna
Data morte 22 gennaio 2008
Titolo di studio Licenza media superiore
Professione Perito agrario
Partito Partito Comunista Italiano
Gruppo Comunista
Collegio XIII (BO-RA-FE-FO), eletto a Ravenna
on. Arrigo Boldrini
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Partito Partito Comunista Italiano
Legislatura I, II, III, IV, V, VI legislatura
Gruppo Comunista
Collegio Bologna
Incarichi parlamentari
  • Segretario della 5a Commissione (Difesa)
  • Componente della 5a Commissione (Difesa)
  • Componente della Commissione Speciale per l'esame del disegno di legge N.1: "Disposizioni penali per il controllo delle armi"
  • Componente della Commissione Speciale per l'esame del disegno di legge N.3077: "Ratifica ed esecuzione degli accordi internazionali per la costituzione della Comunità Europea di Difesa"
  • Componente della Commissione Speciale per la ratifica dei decreti legislativi emanati nel periodo della Costituente (N.520)
  • Componente della 7a Commissione (Difesa)
  • Vicepresidente della Commissione (Difesa)
  • Componente della Commissione (Difesa)
  • Componente della Commissione Speciale per l'esame del disegno di legge N. 1450 "Bilancio dello Stato per il periodo 1º luglio - 31 dicembre 1964"
  • Vicepresidente della Camera dei deputati
  • Componente della Giunta per l'esame delle domande di autorizzazioni a procedere in giudizio
Pagina istituzionale
sen. Arrigo Boldrini
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Partito Partito Comunista Italiano, Partito Democratico della Sinistra
Legislatura VII, VIII, IX, X, XI legislatura
Collegio Ravenna
Pagina istituzionale
« Abbiamo combattuto assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c'era, per chi non c'era e anche per chi era contro... »
(Arrigo Boldrini[1])

Arrigo Boldrini, nome di battaglia "Bulow" (Ravenna, 6 settembre 1915Ravenna, 22 gennaio 2008), è stato un partigiano e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di una popolare figura di internazionalista romagnolo, negli anni Venti frequentò assieme a Benigno Zaccagnini la parrocchia ravennate di Santa Maria in Porto retta da don Giuseppe Sangiorgi, amico di don Minzoni (martire antifascista ucciso dagli squadristi). In questi anni apprende quello spirito democratico che lo accompagnerà per tutta la vita. Spirito inquieto (viene espulso per turbolenza e sobillazione dal collegio della Scuola Agraria di Cesena), dopo il diploma di Perito agrario fu chiamato alle armi nel 1935, frequentando la scuola allievi ufficiali e conseguendo il grado di Sottotenente e successivamente lavorò come impiegato a Cesena.

Iscritto al Partito Nazionale Fascista e volontario nella MVSN dal 1937, venne richiamo alle armi in un battaglione di Camicie Nere[2] mobilitato nel settembre del 1939, con il grado di Capomanipolo (corrispondente a Tenente nel Regio Esercito). Adducendo motivi di salute, riuscì a farsi esentare dal richiamo dopo poche settimane[3] . Iscrittosi all'Università fu poi nuovamente richiamato nel 1940 a Fano nei ranghi del Regio Esercito e congedato poco dopo[4]. Nel 1940-1941 lavorò a Napoli, ove conobbe il poeta Libero Bovio, entrando in contatto con ambienti antifascisti[5]. Di nuovo richiamato alle armi nel 1942, prestò servizio fino all'estate del 1943 con il grado di tenente di complemento nel 120º Reggimento fanteria "Emilia" di stanza alle Bocche di Cattaro in Montenegro[6].

La Resistenza[modifica | modifica wikitesto]

La lotta clandestina[modifica | modifica wikitesto]

Rientrato in Italia per una licenza di convalescenza nell'estate del 1943, nell'agosto dello stesso anno aderì al clandestino Partito Comunista Italiano e, dopo l'8 settembre, fu tra i principali organizzatori della Resistenza in Romagna. L'11 settembre 1943, prese parte alla riunione fondativa della Resistenza romagnola, tenutasi all'Hotel Mare-Pineta di Milano Marittima[7] e a cui parteciparono, oltre a lui, Mario Gordini, Ennio Cervellati, Giuseppe D'Alema, Riccardo Fedel, Giovanni Fusconi, Gino Gatta, Rodolfo Salvagiani, Agide Samaritani e Virginio Zoffoli.

Il giorno successivo, il 12 settembre, un piccolo gruppo disarmato al comando di Boldrini attuò la prima azione partigiana nell'area ravennate, conosciuta come "la beffa di Savio", riuscendo a trafugare un ingente quantitativo di armi travestendosi da militari. Il gruppo era composto da Pierino Saporetti (Sarega), Giovanetti, Rocchi, Giannettoni, Primo Bandini (Noco), Giovanni Fusconi (Isola) e "quel giovane di S. Pierino"[8]. Pur operando come dirigente partigiano si mosse liberamente nel territorio ravennate fino all'8 gennaio 1944, data dalla quale entrò nella clandestinità a seguito di un attentato in cui, durante il ritorno a casa dalla consueta cena col padre, fu fatto segno da alcuni colpi d'arma da fuoco da parte di ignoti fascisti, che gli bucarono la manica del cappotto e una falda del cappello.

Membro del gruppo di comando militare romagnolo del PCI, successivamente ufficiale di collegamento del CUMER (Comando Unico Militare Emilia-Romagna) e responsabile militare per il C.L.N. della zona di Ravenna, ebbe costantemente un ruolo di primissimo piano nel comando della 28ª Brigata GAP "Mario Gordini": le spiccate capacità di stratega e la sua teorizzazione della "pianurizzazione" della guerra partigiana (fino ad allora immaginata possibile solo sulle colline o sulle montagne) gli valsero il soprannome di "Bulow", in ricordo del famoso comandante prussiano durante le guerre napoleoniche, il conte Friedrich Wilhelm von Bülow.[9]

La "pianurizzazione" si basava su una centrata analisi della società ravennate, per la quale i ceti contadini, operai ed alcuni ceti urbani, avrebbero potuto costituire una rete in grado di sostenere e proteggere i gruppi combattenti partigiani.

La guerra sul fronte[modifica | modifica wikitesto]

Preceduta da mesi di intensa guerriglia condotti nel ravennate, alla fine del 1944 lo sfondamento della Linea Gotica e la liberazione di Forlì (9 novembre) crearono i presupposti per la liberazione anche del territorio ravennate, a cui lo stesso Boldrini contribuì facendosi proponente, durante incontri segreti presso il Comando dalle forze alleate, di un piano strategico che coinvolgendo a sud le forze alleate ed a nord le forze partigiane, permettesse la conquista di Ravenna e la liberazione della intera Romagna. Anche se il piano non ebbe pieno successo a causa della inaspettata defezione all'ultimo momento degli alleati, esso consentì tuttavia la liberazione della città avvenuta il 4 dicembre 1944[10].

Eletto alla fine del 1944 comandante della rinominata 28ª Brigata Garibaldi "Mario Gordini", partecipò in concorso con le forze alleate ed alle dipendenze del Gruppo di Combattimento "Cremona" del Regio Esercito al forzamento del fiume Senio ed alla conquista delle zone attorno al Delta del Po, fino alla definitiva capitolazione delle forze nazifasciste ed alla smobilitazione della formazione partigiana il 20 maggio 1945.

Fu proprio a seguito della stretta collaborazione dimostrata con le forze alleate, e di loro iniziativa, che il 20 febbraio del 1945 nella gremitissima Piazza Garibaldi di Ravenna, il generale Richard McCreery, comandante dell'8ª Armata britannica, appuntò al petto di "Bulow", comandante di una unità combattente riconosciuta dal Comando alleato, la Medaglia d'oro al valor militare quale riconoscimento per il significativo contributo dato alla liberazione dal comune nemico nazifascista (a cui farà seguito, significativamente, la consegna di una antica medaglia garibaldina da parte dei suoi partigiani)[11]: dall'inizio della Resistenza era la prima volta che un partigiano attivo in territorio liberato veniva decorato al valor militare.

L'eccidio di Codevigo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Eccidio di Codevigo.

Nel periodo immediatamente a cavallo della fine della guerra in Italia la 28ª Brigata Garibaldi "Mario Gordini" – unitamente alle forze partigiane locali e militari del Gruppo di combattimento "Cremona" – fu operativa nella zona di Codevigo, ove ebbe luogo la sommaria esecuzione di militi della R.S.I. e civili. Boldrini, in quanto comandante della sua formazione, fu successivamente accusato di esserne il mandante, sostenendo a causa di ciò alcuni processi in cui fu sempre scagionato.

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Arrigo Boldrini ha impersonificato i motivi etici e politici alla base della lotta della Resistenza italiana, costituendone uno dei più autorevoli e credibili rappresentanti a livello istituzionale: in questa veste, a partire dal 1947, rappresentò l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, quale Presidente Nazionale, della quale era Segretario nazionale dal primo congresso[12] (1947) e poi Presidente fino al quattordicesimo (2006), nel quale fu proclamato per acclamazione Presidente Onorario[13].

Membro della Consulta Nazionale prima e dell'Assemblea Costituente poi, venne eletto alla Camera dei deputati nella I, II, III, IV, V, VI legislatura, nella XII Circoscrizione (Bo-Fe-Fo-Ra) anche come capolista P.C.I., nonché Senatore nella VII, VIII, IX, X, XI legislatura, in Emilia-Romagna nel Collegio di Ravenna. Fu' cioè parlamentare dal 1945 al 1994.

Al Parlamento fu primo firmatario di diverse proposte di legge e fu Vice Presidente della Camera dal 1968 al 1976; fu membro, in rappresentanza dell'Italia, dell'Unione Europea Occidentale per alcuni anni. Fu Consigliere Comunale a Ravenna; Presidente della Fondazione del Corpo Volontari della Libertà fino al 2008. Ripetutamente proposto per la nomina a senatore a vita, fu studioso di politica militare ed internazionale e autore di numerose pubblicazioni. Nel 2004 si ritirò dalla politica parlamentare, a 89 anni e volontariamente.

Dirigente regionale e nazionale del Partito Comunista Italiano, è stato membro del Comitato Centrale e della Direzione Nazionale del Partito.

A partire dall'immediato dopoguerra sino agli anni novanta fu accusato di essere stato mandante come comandante di Brigata di episodi criminosi avvenuti nelle settimane immediatamente successive alla resa di Caserta, quali l'eccidio di Codevigo[14] e di Schio[15], ma nei processi che ne seguirono venne sempre scagionato; su tale argomento furono anche pubblicati una serie di libri scritti da Giampaolo Pansa dedicati alle stragi partigiane durante e dopo l'ultima fase della Seconda guerra mondiale.

Nel luglio 1960 un gruppo di neofascisti incendiò la sua abitazione a Ravenna, ma Boldrini ne uscì illeso[16].

Nel 1989 aderì al Partito Democratico della Sinistra (PDS) e poi ai Democratici di Sinistra fino al 2005, spegnendosi pochi anni dopo all'età di 92 anni nell'ospedale della sua città natale.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Boldrini, Il patrimonio artistico di Ravenna e la guerra, in "Il Movimento di Liberazione in Italia", n. 70/1963, Milano (anche in L. Bergonzini (a cura di), "La Resistenza in Emilia-Romagna", Il Mulino, Bologna, 1976.
  • A. Boldrini - Aldo D'Alessio, Esercito e politica in Italia, Editori Riuniti, Roma, 1974.
  • A. Boldrini - Luigi Martini, Pianurizzazione della guerra di Liberazione nel Ravennate, in "L'Emilia-Romagna nella Guerra di Liberazione", Vol. I, De Donato, Bari, 1975.
  • A. Boldrini (con la collaborazione di Fernando Etnasi e di Renato Bertolini), Enciclopedia della Resistenza, Teti, Milano, 1980.
  • A. Boldrini, Diario di Bulow. Pagine di lotta partigiana 1943-1945, Vangelista, Milano, 1985 (riedito da Odradek, Roma, 2008. ISBN 978-88-86973-95-3).

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Ufficiale animato da altissimo entusiasmo e dotato di eccezionale capacità organizzativa, costituiva in territorio italiano occupato dai tedeschi due brigate di patrioti che guidava per più mesi in rischiose e sanguinose azioni di guerriglia. Nell'imminenza dell'offensiva alleata nella zona, sosteneva alla testa dei propri uomini e per più giorni consecutivi, duri combattimenti contro forti presidi tedeschi, agevolando così il compito delle armate alleate. Successivamente, con arditissima azione, costringeva il nemico ad abbandonare un'importante località portuale adriatica che occupava per primo. Benché violentemente contrattaccato da forze corazzate tedesche e ferito, manteneva le posizioni conquistate, contrastando con inesauribile tenacia la pressione avversaria. Si univa quindi con i propri uomini alle armate anglo-americane con le quali continuava la lotta per la liberazione della Patria. Ravenna (Porto Corsini), 15 novembre - 7 dicembre 1944»
— [17]
Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 1º febbraio 1996[18]
Croce al merito di guerra - 3^ Concessione - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra - 3^ Concessione
  • Medaglie d'Onore jugoslava, cecoslovacca, sovietica, statunitense.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "[...] respingiamo l'interpretazione che considera la Guerra di Liberazione come una guerra civile per la conquista di centri di potere. La Lotta di Liberazione fu un movimento popolare di partigiani e partigiane sostenuto da una grande solidarietà popolare, con i militari delle tre Forze Armate, che hanno combattuto assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c'era, per chi non c'era e anche per chi era contro, con una generosità non sempre conosciuta in altre epoche storiche. Questo è il grande dato storico, che va sottolineato anche per rendere omaggio a tutti i Caduti e a quanti della nostra generazione sono scomparsi, e che ci hanno lasciato un nobilissimo testamento che non può essere dimenticato. [...]" (Testo dell'intervento di Arrigo Boldrini il 24 giugno 1994 al Teatro Lirico di Milano, in AA.VV., 50º anniversario della costituzione del C.V.L. , Città di Milano, Roma, 1994.
  2. ^ È incerto il reparto in cui fu richiamato. Secondo alcune fonti (A. Bodrini in C. De Simone, Gli anni di Bulow, Mursia, Milano, 1996, p.18, e "Arrigo Boldrini. Bulow. Un ricordo" curato dall'ISREC di Ravenna, 2008) si tratterebbe della 121a Legione CCNN di Littoria (oggi Latina), destinata alla Libia. Ma il reclutamento della MVSN era su base regionale, e la 121a Legione non fu mobilitata nel 1939 ne destinata alla Libia. Potrebbe quindi trattarsi di un semplice errore di trascrizione per la 181a Legione, effettivamente destinata in Libia, in cui era inquadrato LXXXI battaglione CCNN di Ravenna, l'unità della MVSN competente per il territorio di residenza di Boldrini.
  3. ^ "L'8 settembre del 1939 venni richiamato alle armi in un battaglione della milizia, la 121ª Legione della Mvsn, e questa fu una mia scelta sbagliata, sai, a suo tempo come tanti altri avevamo fatto la domanda sperando che in caso di guerra non ci mandassero al fronte. Però brigai per farmi congedare, e pochi giorni dopo, il 29 settembre, già venivo congedato per motivi di salute, mi aiutò fraternamente il dottore Andrea Zoli, che era il medico del battaglione fascista e che poi parteciperà alla Resistenza." A. Bodrini in C. De Simone, Gli anni di Bulow, Mursia, Milano, 1996, p.18.
  4. ^ "Arrigo Boldrini. Bulow. Un ricordo" curato dall'ISREC di Ravenna, 2008.
  5. ^ Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, voce "Arrigo Boldrini", La Pietra, Milano, 1968
  6. ^ A. Boldrini, Diario di Bulow, Vangelista, Milano, 1985 ristampa Odradek roma 2008
  7. ^ Cesare De Simone, Gli anni di Bulow, Mursia, 1996
  8. ^ Guido Nozzoli, Quelli di Bulow, Editori Riuniti, 1957, p.51.
  9. ^ Boldrini inizialmente utilizzò una falsa carta d'identità intestata a Guido Latini (nome di un amico vivente all'estero) poi sostituito dal nome che lo identificò per tutta la vita, Bulow, affibbiatogli dal patriota ravennate Michele Pascoli nel corso di una riunione clandestina con riferimento alla figura del generale von Bülow. L'utilizzo di un nome tedesco, successivamente, trasse in inganno sia i comandi alleati che quelli tedeschi, che a lungo lo credettero un ufficiale della Wermacht disertore passato con i partigiani. (Ettore Zannoni, Il nostro Gianni [Giadresco], Il Monogramma, Ravenna, 2005, p. 20)
  10. ^ G. Giadresco, Ravenna zona operazioni 1944-1945, ANPI, Ravenna, 1955 (riedizione La battaglia di Ravenna, Editori Riuniti, Roma, 1964).
  11. ^ A. Boldrini, Op. cit.
  12. ^ I dieci congressi nazionali dell'ANPI, supplemento al n. 9/10 del 1991 di Patria Indipendente; pubblicato in occasione dell'11º congresso.
  13. ^ in morte di Boldrini
  14. ^ Carlo Boldrini, Codevigo: Aprile Maggio 1945 - Dalla parte di Bulow dal sito togetherourmemories.
  15. ^ Su "Il Resto del Carlino" del 30 marzo 1995 fu pubblicata questa inserzione, pagata da Francesco Cossiga e Paolo Guzzanti su sentenza del Tribunale: "A seguito dello sconcerto del sen. Boldrini e dell'azione giudiziaria intentata anche dai partigiani della formazione da lui comandata per la dichiarazione del sen. Cossiga riportata nel libro di Guzzanti Cossiga uomo solo in merito ad un presunto coinvolgimento della 28ª Brigata Garibaldi nell'eccidio di Schio del 1945, il sen. Cossiga ha tenuto a precisare che tale dichiarazione era fondata sulle sue conoscenze storiche del momento, mentre a una successiva verifica sono emerse fonti storiche e giudiziarie che escludono in modo inoppugnabile tale coinvolgimento. (...) Il sen. Boldrini ha preso atto con piacere della precisazione del sen. Cossiga." cit. in C. De Simone, op. cit., p. 217.
  16. ^ AA.VV., Storia d'Italia, De Agostini, 1991, p. 603.
  17. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  18. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guido Nozzoli, Quelli di Bulow. Cronache della 28ª Brigata Garibaldi, Editori Riuniti, 1957 (terza edizione: 2005).
  • G. F. Casadio - R. Cantarelli, La Resistenza nel ravennate, Edizioni del Girasole, Ravenna, 1980.
  • Cesare De Simone, Gli anni di Bulow. Nel 50° della Repubblica la testimonianza di Arrigo Boldrini, Mursia, Milano, 1996.
  • Luciano Casali, Zona 6. La Resistenza a Cervia e nelle Ville Unite, Comitato permanente antifascista, Cervia, 1971.
  • Gianni Giadresco, Guerra in Romagna 1943-1945, Il Monogramma, Ravenna, 2004.
  • Guglielmo Marconi, Vita e ricordi sull'8ª brigata romagnola, Maggioli, 1985 (con introduzione critica di Lorenzo Bedeschi).
  • Arrigo Boldrini BULOW. Un ricordo, Istituto Storico delle Resistenza e dell'Età Contemporanea in Ravenna e provincia, Ravenna, 2008.
  • Edmondo Montali, Il comandante Bulow. Arrigo Boldrini partigiano, politico, parlamentare, Ediesse, Roma, 2015.

Videografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Testimonianza audiovisiva sull'Italia Repubblicana: Arrigo Boldrini, regia di Ansano Giannarelli, Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, 1985 (trascrizione dell'intervista)
  • Bulow, VHS, regia di Fausto Pullano e Silvia Savorelli, Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, Roma, 1999 (e in DVD, Valter Casini Editore, 2005).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN46774794 · LCCN: (ENn87905623 · SBN: IT\ICCU\CFIV\026997 · ISNI: (EN0000 0001 1443 2128 · GND: (DE119468719 · BNF: (FRcb120268266 (data)