Corpo volontari della libertà

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Il Corpo volontari della libertà (in acronimo CVL) è stato la struttura di coordinamento generale della Resistenza italiana durante la seconda guerra mondiale ufficialmente riconosciuta sia dagli Alleati che dal governo Badoglio II.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Comando generale del CVL apre la sfilata del 6 maggio 1945 a Milano.

A partire dal settembre 1943 formazioni irregolari di partigiani iniziarono ad operare per la cacciata dei fascisti che, alleati con i nazisti occupanti, avevano creato nel nord del Paese la repubblica di Salò.
L'insieme delle forze partigiane trovò la forza di coordinarsi in un organismo unitario, al fine di elaborare una linea politico-militare comune. Il Corpo dei volontari della libertà fu costituito a Milano il 9 giugno 1944 (con delibera definitiva del 19 giugno).
Il 7 dicembre 1944 fu firmato un accordo tra i delegati del CLN Alta Italia (CLNAI) e gli Alleati, in accordo con il governo regio, noto come «Protocolli di Roma»[1], che sancì il riconoscimento formale da parte alleata della rinnovata organizzazione unitaria delle formazioni partigiane. L'accordo trasformò definitivamente le forze partigiane in un corpo armato sottoposto ad un comando militare supremo con a capo Raffaele Cadorna, generale dell'esercito regolare italiano, affiancato dai vicecomandanti Ferruccio Parri (Partito d'azione) e Luigi Longo (Partito Comunista), Giovanni Battista Stucchi, e per un breve periodo anche da Guido Mosna e Sandro Pertini (Partito Socialista), Enrico Mattei (Democrazia Cristiana) e Mario Argenton (Partito Liberale e Formazioni Autonome).

Il CVL assolse la funzione che aveva portato alla sua costituzione ovvero l'organizzare sotto un unico comando le forze antifasciste combattenti, attive nell'Italia settentrionale.

Come stabilito negli accordi con gli alleati, a seguito della resa delle forze nazifasciste sul territorio italiano il CVL procedette alla riconsegna delle armi, sciogliendosi in quanto organizzazione armata, devolvendo ogni potere alle autorità alleate ed al Governo italiano[2].

Con legge 21 marzo 1958, n. 285, il CVL ottenne il riconoscimento giuridico a tutti gli effetti di legge come Corpo militare regolarmente inquadrato nelle forze armate italiane[3].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare conferita alla Bandiera - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare conferita alla Bandiera
«Nell’ora tragica della Patria, quasi inermi ma forti per sovrumana volontà, tutto sacrificando a un ideale supremo di giustizia, i Volontari della Libertà affrontarono la lotta ad oltranza contro la tirannide che ancora una volta opprimeva la nostra terra. in una sfida superba al secolare nemico, dall’esempio dei martiri e degli eroi del passato trassero incitamento per vincere o morire, innalzando nella lotta la bandiera invitta del Risorgimento. Appesi alle forche e sotto il piombo del barbaro nemico morirono intrepidi rinnovando il sacrificio dei Manara, dei Morosini, dei Mameli, dei Pisacane senza speranza di premio per sé, ma con certezza di bene per la Patria. Nuovo onore della Stirpe, i Volontari della Libertà sono, nella storia d’Italia, monito alle generazioni future.»
— Guerra di Liberazione, 1943 - 1944 - 1945.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si veda il testo originale in inglese in Pietro Secchia - Filippo Frassati, La Resistenza e gli Alleati, Feltrinelli, Milano, 1962, pp. 192–195.
  2. ^ Nelle ultime fasi della lotta di Resistenza, rimase memorabile l'episodio nel quale il comando generale militare del Corpo volontari della libertà insediò il proprio quartier generale nel convento delle suore della Riparazione, in corso Magenta 79 a Milano, con il permesso della superiora Rosa Chiarina Scolari.
  3. ^ Legge del 21 marzo 1958, n. 285 (Riconoscimento giuridico del Corpo volontari della libertà)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]