Nuto Revelli

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Nuto Revelli in valle Stura nel 1944, comandante della Brigata Giustizia e Libertà "Carlo Rosselli".

Benvenuto "Nuto" Revelli (Cuneo, 21 luglio 1919Cuneo, 5 febbraio 2004) è stato uno scrittore, ufficiale e partigiano italiano. Ufficiale effettivo degli Alpini, durante la seconda guerra mondiale, partecipò alla seconda battaglia difensiva del Don. A partire dal settembre 1943 prese parte alla Resistenza italiana, dapprima con una propria formazione, poi entrando nella formazioni Giustizia e Libertà nel Cuneese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Diplomato geometra, a vent'anni entrò all'Accademia Militare di Modena del Regio Esercito, rimanendovi per due anni e uscendone con il grado di sottotenente.

Nel 1942 partì volontario per il fronte russo con la Divisione Tridentina, inquadrato nel battaglione Tirano del 5º Reggimento Alpini;  qui il 19 settembre 1942 fu ferito al braccio,, guadagnandosi con il suo comportamento una medaglia d'argento al valore militare ed una promozione al grado di tenente per merito di guerra. Ricoverato al convalescenziario di Dnepropetrovsk, tornò poi in prima linea sul Don, a Belogore, su sua insistita richiesta. Dal 16 gennaio 1943 al 4 febbraio visse la tragedia della ritirata di Russia a Belgorod, partecipando tra le altre alla battaglia di Nikolaevka. In marzo rientrò in Italia, subito ricoverato per una grave forma di pleurite[1].

Il 26 luglio a Cuneo vide la caduta del fascismo e poi, con l'8 settembre, visse lo sfascio dell'esercito e l'occupazione tedesca della città. Dal 13 settembre 1943 iniziò, collegandosi ad altri resistenti,  a raccogliere materiali e a prendere contatti per una formazione di pianura (in quel momento era scettico sulla possibilità di azioni in montagna), che in ottobre chiamerà “Ia Compagnia rivendicazione caduti”; iniziò anche una collaborazione, via via più stretta, con la Banda Italia Libera. Entrerà in questa banda il 7 febbraio 1944, dopo il Convegno di Valloriate. A fine mese  il gruppo bande Italia Libera, che aveva sede a Paraloup, diede origine alla IV Banda, sotto il comando di Revelli, che si spostò a operare nel Vallone dell'Arma, sopra Demonte. Qui Revelli compose la canzone partigiana Bandiera nera, più nota oggi con il titolo Pietà l'è morta.

Sotto il suo comando, la IV Banda superò brillantemente e senza perdite la violenta offensiva tedesca del 20-29 aprile 1944 (denominata Aktion Tübingen)[2]. Durante una sosta tra i combattimenti, presso il villaggio di Narbona, gli uomini della IV crearono il canto partigiano La badoglieide. Più tardi la banda si sposterà in Val Vermenagna. Di qui, ai primi di agosto, Revelli fu nominato comandante della Brigata Valle Stura “Carlo Rosselli”, che in agosto contrasterà efficacemente la spinta tedesca verso il Colle della Maddalena, e a fine mese sconfinerà in Francia collaborando con le forze alleate. Il 2 ottobre Revelli subì gravissime lesioni al volto in un incidente durante un'azione di collegamento; lesioni che lo costringeranno a molte operazioni chirurgiche a Nizza e Parigi. Dopo aver assunto la guida della brigata Giustizia e Libertà, gli altri partigiani subalterni del suo reparto gli dedicarono alcune strofe della canzone di Paralup: "Adesi fuma'n capitan ch'a l'è brau parei del pan, l'è Dio en tera. A l'à mac na fissasiun: pal e tampa e füsilasiun per tüti quanti"[3][4]. Infatti Revelli era solito condannare a morte anche per reati minimi giovani partigiani che si erano recati in montagna per sfuggire all'arruolamento nell'esercito della Repubblica Sociale Italiana[5]. La metodologia seguita implicava la punizione del palo, cui seguiva la preparazione della fossa e la fucilazione[5]

Il 26 aprile 1945 rientrò in Italia attraverso la valle Maira e partecipò alla battaglia per la liberazione di Cuneo.

Nel 1945 si sposò con Anna Delfino e nel 1947 nacque il figlio Marco, storico e sociologo. Lasciò l'esercito con il grado di maggiore e divenne commerciante di ferro, ma iniziò a impiegare il proprio tempo libero a ritrovare ex-alpini, ex-partigiani, contadini e a raccoglierne le testimonianze. Si dedicò pertanto alla scrittura, narrando con uno stile scarno e realistico le sue esperienze durante il conflitto mondiale, e continuò il suo impegno politico per sostenere i valori della guerra partigiana e della democrazia.

Temi letterari[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Campagna italiana di Russia.
« ...Volevo che i giovani sapessero, capissero, aprissero gli occhi. Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell'ignoranza, come eravamo cresciuti noi della "generazione del Littorio". Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso, senza libertà non si vive, si vegeta... »
(Nuto Revelli)

Nuto Revelli fu uno scrittore e partigiano. I suoi primi libri, tutti pubblicati da Einaudi, trattano della sua esperienza come ufficiale alpino sul fronte russo durante la tragica ritirata del gennaio 1943 ed il suo successivo passaggio nelle file della Resistenza: Mai tardi, diario di un alpino in Russia, il suo volume autobiografico La guerra dei poveri e L'ultimo fronte, lettere di soldati caduti o dispersi nelle II guerra mondiale. La strada del Davai è invece l'accusa all'organizzazione dei vertici militari, responsabili della tragedia russa.

L'altro tema al quale Revelli ha prestato particolare attenzione è stato lo studio e la denuncia delle condizioni di vita dei contadini poveri delle vallate cuneesi, con l'emigrazione di massa nel dopoguerra verso le grandi industrie della città.

I suoi due più importanti lavori sono basati su lunghe interviste biografiche con uomini e donne delle vallate cuneesi e rappresentano anche importanti e pionieristici contributi all'affermazione e allo sviluppo della storia orale italiana. Con Il mondo dei vinti e L'anello forte, con oltre 270 interviste stenografate e successivamente ribattute a macchina, Revelli ha dato voce ai "vinti" e, attraverso le loro storie, ha riportato all'attenzione un mondo dimenticato e abbandonato.

Negli ultimi anni di vita è ritornato sui temi della guerra e della Resistenza, con Il disperso di Marburg, Il prete giusto e l'ultimo suo volume, del 2004, Le due guerre, che ripercorre i venticinque anni dall'avvento del fascismo al dopo-Liberazione.

Tenne un ciclo di lezioni all'Università di Torino nell'anno accademico 1984-1985 (in cattedra proprio lui che, schivo come era, a chi gli chiedeva come voleva essere definito, scrittore o professore, rispondeva: "Geometra, io sono un geometra ..."), che furono un momento formativo di grande importanza per diversi futuri storici e intellettuali piemontesi.

Revelli morì dopo una lunga malattia il 5 febbraio del 2004; è tumulato nel cimitero di Spinetta, frazione di Cuneo, accanto alla moglie.

Nel 2006 gli eredi e gli amici hanno dato vita alla Fondazione "Nuto Revelli" onlus, che ha sede a Cuneo, nella casa dove Nuto viveva.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Premio Grinzane Cavour, Premi Speciali (1986), L'anello forte
  • Il 29 ottobre 1999 gli fu conferita, all'Università di Torino, la Laurea honoris causa in Scienze dell'Educazione per l'attività di narratore e di saggista, ma soprattutto per le sue capacità pedagogiche che gli permisero di far conoscere la storia della guerra e il dopoguerra nel Sud del Piemonte.

La figura di Nuto Revelli nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Il rocker Massimo Priviero ha scritto due canzoni dedicate alla figura di Nuto Revelli: La strada del Davai e Pane, Giustizia e Libertà, ripresa anche dai Gang in La rossa primavera.

La canzone Pietà l'è morta, scritta da Nuto Revelli, è stata interpretata tra gli altri dai Modena City Ramblers in Appunti partigiani e dai Gang in La rossa primavera.

Onorificenze e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia di argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di argento al valor militare
«Ufficiale di provato valore, già distintosi in precedenti ardite azioni, dava nuova prova delle sue brillanti doti di ufficiale animatore e trascinatore. Di notte, delineatosi un forte attacco nemico contro posizioni tenute dal suo plotone, usciva arditamente fuori dalla linee con pochi uomini e primo tra tutti, attaccava il nemico a colpi di bombe a mano, Ferito da raffica di arma automatica, dimostrando una forza d'animo eccezionali, non desisteva dalla lotta e infiammando i suoi uomini con l'esempio e con la voce, sgominava il nemico che, ripiegando disordinatamente, abbandonava armi e prigionieri. Prima di rientrare nelle proprie linee indugiava a raccogliere un proprio graduato rimasto gravemente ferito e trovatolo lo trasportava personalmente entro le posizioni. Sopportava con stoica fermezza il dolore della ferita riportata, preoccupandosi solo di dover abbandonare il proprio reparto. Magnifico esempio delle più alte virtù di animo e di cuore.»
— Quota 228.0 (fronte del Don) 25 settembre 1942
Medaglia di argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di argento al valor militare
«Animato da ardente amore di patria e da fede nella libertà, organizzava formazioni partigiane nel Cuneense e le comandava personalmente in numerose, ardite operazioni di guerra, dando prova di personale valore e di capacità di comando. Particolarmente si distingueva nel corso di una azione di oattuglia, condotta in profondità entro lo schieramento nemico, nel trarre a salvamento un compagno gravemente ferito.»
— Cuneense - Zzona dell'Aution, settembre 1943-settembre 1944
Distintivo promozione merito di guerra ufficiali inferiori, sottufficiali e truppa (forze armate italiane).svg

promozione per merito di guerra 2 volte

Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra

Guerra1940-43.png Medaglia commemorativa della guerra 1940-1943

Guerra1943-45.png Medaglia commemorativa della guerra di liberazione 1943-1945

VolontarioLibertà.png Distintivo d'onore per i patrioti "Volontari della libertà"

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Mai tardi. Diario di un alpino in Russia, Cuneo, Panfili, 1946; Torino, Einaudi, 1967.
  • La ritirata italiana in Russia, in Trent'anni di storia italiana, 1915-1945. Dall'antifascismo alla Resistenza, Torino, Einaudi, 1961.
  • La guerra dei poveri, Torino, Einaudi, 1962.
  • La strada del Davai, Torino, Einaudi, 1966.
  • L'ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi nella seconda guerra mondiale, Torino, Einaudi, 1971.
  • Il mondo dei vinti. Testimonianze di vita contadina, Torino, Einaudi, 1977.
  • L'anello forte. La donna: storie di vita contadina, Torino, Einaudi, 1985. ISBN 88-06-57935-5.
  • Il disperso di Marburg, Torino, Einaudi, 1994. ISBN 88-06-13365-9.
  • Il prete giusto, Torino, Einaudi, 1998. ISBN 88-06-15028-6.
  • Le due guerre. Guerra fascista e guerra partigiana, Torino, Einaudi, 2003. ISBN 88-06-16452-X.
  • I conti con il nemico. Scritti di Nuto e su Nuto Revelli, Torino, Nino Aragno, 2011. ISBN 978-88-8419-495-4.
  • Il popolo che manca, Torino, Einaudi, 2013. ISBN 978-88-06-21511-8.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ N. Revelli, La guerra dei poveri, Torino, Einaudi, 1993 (ed.or. 1962), pp. 8, 23, 38-106, 111.
  2. ^ P. Servetti, L'operazione Tübingen e la battaglia del Viridìo, in “Il presente e la Storia”, n. 84, Cuneo, dicembre 2013, pp. 277 sgg.
  3. ^ "Ora abbiamo un capitano che è buono come il pane, è Dio in terra. Ha solo una fissazione: palo, fossa e fucilazione per tutti quanti"
  4. ^ La canzone di Paralup
  5. ^ a b Aldo Mola, Storia in rete n° 96, p. 43

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aldo Alessandro Mola, Le molte morti del partigiano Scagliosi, Storia in rete, n. 96, ottobre 2013.
  • “Il presente e la Storia”, n. 55 (giugno 1999), numero interamente dedicato a Nuto Revelli, con saggi, testimonianze, documenti, bibliografia.
  • Gianluca Cinelli, Nuto Revelli. La scrittura e l'impegno civile dalla testimonianza della Seconda Guerra Mondiale alla critica dell'Italia repubblicana, Torino, Aragno, 2011

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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