Casellario politico centrale

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Il casellario politico centrale era un ufficio della direzione generale della Pubblica sicurezza del Regno d'Italia che aveva il compito di curare il sistematico aggiornamento dell'anagrafe dei cosiddetti "sovversivi", ma anche degli oziosi e dei vagabondi (tra i quali, spesso, erano annoverati gli attori).

Il "servizio dello schedario biografico degli affiliati ai partiti sovversivi maggiormente pericolosi nei rapporti dell'ordine e della Pubblica sicurezza" (istituito nel 1894 con le circolari della Direzione generale P.S. del 25 maggio 1894, n. 5116 e del 16 agosto 1894, n. 6329) continuò ad essere in funzione - anche dopo la nascita della Repubblica Italiana - fino alla fine degli anni sessanta del Novecento.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'istituzione del servizio fu una delle misure che lo Stato unitario assunse nell'ultimo decennio del XIX secolo di fronte all'affacciarsi sulla scena politica italiana delle prime organizzazioni a carattere nazionale del proletariato laico e cattolico. Nel primo dopoguerra, il CPC è stato alimentato con schedature relative soprattutto ad anarchici, socialisti e comunisti. Versati all'Archivio centrale dello Stato dal ministero dell'Interno nel 2010, dal luglio 2011 sono consultabili i fascicoli del Casellario politico centrale fino al 1967.

Durante il fascismo, infatti, il CPC fu ampliato e potenziato, specie dopo l'approvazione del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e l'emanazione delle leggi fascistissime tra il 1925 e il 1926 (che attribuirono al servizio la sua denominazione) e la creazione dell'OVRA nel 1930. Successivamente, il CPC fu organizzato come ufficio dipendente dalla Sezione I della Divisione affari generali e riservati e procedette al riordino di tutto il materiale esistente.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Scopo e utilità del servizio, stando alla sua circolare istitutiva, era quello di "mantenere alta l'attenzione delle Autorità di Pubblica Sicurezza sui maneggi dei rivoluzionari più pericolosi e di raccogliere presso la D.G. della PS, per averli sempre a portata di mano, tutti gli elementi relativi alla operosità ogni dì più intensa e varia di essi".[1]

La mole dei fascicoli del CPC varia a seconda dell'importanza e dell'attività degli individui e anche della solerzia delle Prefetture. I documenti raccolti risalgono anche ad epoca anteriore alla istituzione del servizio, ma raramente sono precedenti il 1880. Fino al 1922 le persone schedate furono circa quarantamila, in maggioranza socialisti (tra questi, anche il giovane Benito Mussolini), anarchici o repubblicani e, dal 1921, comunisti. In epoca fascista furono schedate oltre centodiecimila persone.

Gli schedati nel casellario politico centrale di cui esiste un fascicolo nell'Archivio centrale dello stato[2] sono circa centocinquantaduemila, di cui almeno un terzo riferito ad antifascisti.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Quaderni dell'ANPPIA, Antifascisti nel casellario politico centrale, 20 voll., 1992.
  • Mauro Canali, Le spie del regime, il Mulino, 2004.
  • P. Carucci, L'organizzazione dei servizi di polizia dopo l'approvazione del T.U. delle leggi di PS nel 1926, in Rassegna degli Archivi di Stato, 31, 1976, pp. 82–115
  • A. Fiori, La stampa nel Casellario politico centrale, in Rassegna degli Archivi di Stato, 61, 2001, n. 1-3, pp. 226–243
  • Mimmo Franzinelli, I tentacoli dell'Ovra, Bollati Boringhieri, 1999-2000.
  • A. G. Ricci, Le fonti iconografiche dell'Archivio Centrale dello Stato, in L'immigration italienne en France dans les années 20, Actes du colloque organisé par le CEDEI à Paris, 15-17ottobre 1987, Parigi, 1988, pp. 77–81
  • A. G. Ricci, L'occhio della polizia - Le regard de la police, in L'Italia in esilio. L'emigrazione italiana in Francia tra le due guerre – L'Italie en exil. L'emigration italienne en France entre le deux guerres, Roma, Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dipartimento per l'informazione e l'editoria, 1993, pp. 258–277
  • M. Serio, Le catalogue informatique du Casellario politico centrale, in L'immigration italienne en France dans les années 20, Actes du colloque organisé par le CEDEI à Paris, 15-17ottobre 1987, Parigi, 1988, pp. 15–27, ora in Istituzioni e politiche per i beni culturali. Materiali per una storia, Bologna, Bononia University Press, 2005, pp. 165–176
  • G. Tosatti, Il Ministero degli Interni. Le origini del Casellario politico centrale, in Istituto per la scienza dell'amministrazione pubblica, Le riforme crispine, vol. I, Amministrazione statale, Milano, Giuffrè, 1990, pp. 447–485
  • G. Tosatti, La banca dati del Casellario politico centrale presso l'Archivio centrale dello Stato, in Archivi e computer, 1992, n. 2, pp. 134–144
  • G. Tosatti, L'anagrafe dei sovversivi italiani: origini e storia del Casellario politico centrale, in Le carte e la storia, 1997, n. 2, pp. 133–150
  • G. Tosatti, Il Ministero dell'interno. Uomini e strutture (1861-1961), Roma, effegierre, 2004
  • E. Vial, Le fonds du Casellario Politico Centrale à l'Archivio Centrale dello Stato, in L'immigration italienne en France dans les années 20, Actes du colloque organisé par le CEDEI à Paris, 15-17ottobre 1987, Parigi, 1988, pp. 29–46.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]