Divisione Garibaldi "Natisone"

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La Divisione Garibaldi "Natisone" è stata una formazione partigiana garibaldina che ha operato durante la Resistenza in Friuli ed in seguito - a partire dalla fine del 1944 - nel territorio jugoslavo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Già a marzo del 1943 nelle Valli del Natisone nacque un Distaccamento Garibaldi, considerato la prima formazione militare della Resistenza italiana. In zone limitrofe - allora parti del Regno d'Italia - operavano però fin dal 1941 le formazioni partigiane jugoslave.

Alla data dell'armistizio italiano gli sloveni presero il controllo della Valle dell'Isonzo nel tratto Plezzo - Tolmino (escluse queste due località, in mano ai tedeschi) stabilendo il loro centro a Caporetto. Da qui nelle settimane successive iniziarono ad infiltrarsi anche nella zona delle Valli del Natisone verso Cividale e Faedis, dove però si erano già costituite alcune formazioni di partigiani italiani: in particolare, a Montefosca operava il Battaglione "Garibaldi" (poi Brigata "Garibaldi Friuli"),[1] costituito il 12 settembre 1943 a Nebola (Collio), comandato da Mario Modotti (Tribuno), commissario politico Mario Karis (Maks), forza complessiva 120 uomini, armati con armi automatiche ed individuali sottratte al regio esercito.

A ottobre del 1943, una violenta azione tedesca scompaginò le file partigiane: il battaglione "Garibaldi" si sciolse e Modotti rimase alla macchia, rifugiandosi nel monte Ciaurlec. In pochi mesi, le montagne della zona tornarono però in mano ai partigiani, soprattutto sloveni. Il "Garibaldi" si ricostituì e si sdoppiò, dando luogo anche al battaglione "Mazzini": dallo sdoppiamento della formazione sorgeranno in seguito le brigate "Bruno Buozzi", "Antonio Gramsci" e "Guido Picelli", raggruppate nella divisione Natisone.[1] Il nome dell'unità partigiana inizialmente doveva essere dapprima "Isonzo" e in seguito "Gorizia", ma i comandi militari jugoslavi si opposero recisamente, essendo ritenuti i territori isontini e l'intero goriziano appartenenti al popolo sloveno nonché già annessi alla nascente Jugoslavia di Tito con un decreto emesso a settembre del 1943.

Nell'estate del 1944 fu proposto un coordinamento unitario tra il Fronte di liberazione sloveno (Osvobodilna fronta, a guida comunista) e gli antifascisti italiani; per le questioni territoriali aperte sul confine orientale, questo rimase in vigore solo per le forze partigiane che facevano riferimento al PCI.[2] Il comunista friulano Mario Lizzero aveva proposto che la Garibaldi-"Natisone" partecipasse alla liberazione di Gorizia e Trieste, sotto il comando del IX Korpus sloveno (mentre altre unità partigiane slovene avrebbero partecipato alla liberazione delle città del Fiuli sotto il comando della Garibaldi "Osoppo"). Ma la decisione finale è di spostare le unità partigiane italiane all'interno: la Garibaldi-"Trieste" nell'alta valle dell'Isonzo, e la Garibaldi-"Natisone" nella Suha Krajina, la Carniola secca, ai confini con la Croazia, territorio del VII Korpus partigiano jugoslavo.[3]

Dopo mesi stremati dalla guerra antipartigiana dei tedeschi e dei loro alleati (e secondo alcuni su ordine inoltrato direttamente da Palmiro Togliatti[senza fonte] su richiesta degli sloveni), nel dicembre 1944 la Divisione d'Assalto Garibaldi "Natisone" lasciò così il Friuli per passare in territorio oggi sloveno, sulla sinistra Isonzo,[2] incorporando anche la brigata "Fratelli Fontanot" (già battaglione della Garibaldi-"Triest", con l'apporto di alcune centinaia di giovani saliti sul Carso durante l'estate 1944).[3]

Nel gennaio 1945 la Garibaldi "Natisone" è a Bukovo presso Cerkno, dove subisce gravi perdite (70 caduti in venti giorni); ai partigiani italiani viene eretto nel 1982 un monumento alla memoria, composto da sei stele di pietra, opera dell’architetto Nande Rupnik di Idria e dello scultore udinese Reno Coiz (già partigiano della Garibaldi-"Natisone"), con tre grandi stelle sovrapposte e la scritta in italiano e sloveno: “24 garibaldini caduti nel gennaio 1945”.[4]

Il 2 maggio 1945 la Garibaldi "Natisone" riceve l'ordine di attaccare i domobranci a Kocevje, e nell'inseguimento arriva il 6 maggio a Lubiana durante la liberazione della città. Dopo ripetute inevase richieste al comando sloveno di poter rientrare in Italia, il 17 maggio la Garibaldi "Natisone" avvia la marcia a piedi di ritorno verso Trieste, già occupata dagli jugoslavi. Con ritrosia, il comando sloveno decide di metter loro a disposizione degli autocarri. Arrivano il 20 maggio a Trieste, dove il comandante e il commissario politico ricevono un cavallo bianco per partecipare alla parata di liberazione.[2][3]

Nelle brigate della divisione operarono 24 partigiani bolognesi, tre dei quali caduti.[1]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Storia e Memoria di Bologna, Divisione d'assalto Garibaldi-Natisone
  2. ^ a b c I partigiani italiani in Jugoslavia, di Federico Tenca Montini East Journal
  3. ^ a b c Raoul Pupo, Trieste '45
  4. ^ La Stella Rossa e la Garibaldi-Natisone, Patria indipendente

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]