Cividale del Friuli

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Cividale" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Cividale (disambigua).
Cividale del Friuli
comune
(IT) Cividale del Friuli
(FUR) Cividât
Cividale del Friuli – Stemma Cividale del Friuli – Bandiera
Cividale del Friuli – Veduta
Veduta di Cividale del Friuli con il Ponte del Diavolo e sullo sfondo il campanile del Duomo di Santa Maria Assunta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneFriuli-Venezia-Giulia-Stemma.svg Friuli-Venezia Giulia
EDRProvincia di Udine-Stemma.svg Udine
Amministrazione
SindacoDaniela Bernardi (centro-destra) dal 22-9-2020
Territorio
Coordinate46°05′25.8″N 13°26′06″E / 46.0905°N 13.435°E46.0905; 13.435 (Cividale del Friuli)
Altitudine135 m s.l.m.
Superficie50,65 km²
Abitanti10 974[2] (28-2-2021)
Densità216,66 ab./km²
FrazioniCarraria, Fornalis, Gagliano, Grupignano, Purgessimo, Rualis, Rubignacco, San Giorgio, Sanguarzo, Spessa[1]
Comuni confinantiCorno di Rosazzo, Moimacco, Premariacco, Prepotto, San Pietro al Natisone, Torreano
Altre informazioni
Lingueitaliano, friulano
Cod. postale33043
Prefisso0432
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT030026
Cod. catastaleC758
TargaUD
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[3]
Cl. climaticazona E, 2 676 GG[4]
Nome abitanticividalesi
Patronosanti Donato e Romolo
Giorno festivo21 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cividale del Friuli
Cividale del Friuli
Cividale del Friuli – Mappa
Posizione del comune di Cividale del Friuli nella ex provincia di Udine
Sito istituzionale

Cividale del Friuli (o semplicemente Cividale, Cividât in friulano standard [5], Čedad[6] in sloveno) è un comune italiano di 10 974 abitanti[2] in Friuli-Venezia Giulia: fondato in epoca romana da Giulio Cesare con il nome di Forum Iulii, da cui poi ha preso il nome tutta la regione, divenne il capoluogo del ducato longobardo del Friuli, della Marca friulana e capitale temporale del Patriarcato di Aquileia[7].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Cividale si estende su una superficie di 49,50 km², dall'altitudine minima di 97 metri alla massima di 508 metri[8], ai piedi dei colli del Friuli orientale, nelle Valli del Natisone, sulle sponde del Natisone, a 17 km da Udine, sulla strada che collega la pianura friulana alla media e alta valle dell'Isonzo, in territorio sloveno.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Cividale del Friuli.

Le precipitazioni si concentrano nei periodi compresi tra marzo e maggio, con un leggero calo nei mesi estivi e un riacutizzarsi nel periodo compreso tra ottobre e novembre inoltrato.

CIVIDALE DEL FRIULI Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 3,55,19,214,119,322,525,024,621,015,78,94,84,514,224,015,214,5
T. min. mediaC) −3,0−2,30,84,58,211,613,513,310,66,72,5−1,2−2,24,512,86,65,4

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Detta in epoca romana Forum Iulii, la tradizione la indica come fondata da Giulio Cesare: «Forum Iulii ita dictum, quod Iulius Caesar negotiationis forum ibi statuerat»[9]. In epoca longobarda, fra il VI e l'VIII secolo, venne chiamata Civitas Fori Iulii. Nel X secolo, essendo ubicata nella parte orientale del regno di Lotario, cominciò a chiamarsi Civitas Austriae. Abbreviando il nome ufficiale, la popolazione la denominò Civitate(m), da cui discesero i nomi locali di Cividât, Zividât, Sividât e successivamente, intorno al XV secolo quello di Cividal d'Austria e finalmente, solo dalla guerra fra Venezia e la Lega di Cambrai si iniziò a usare la denominazione attuale di Cividale del Friuli.[10]

Dai primi abitatori ai celti[modifica | modifica wikitesto]

La presenza umana nella zona dove oggi sorge Cividale risale a epoche piuttosto antiche, come attestato dalle stazioni preistoriche del Paleolitico e del Neolitico trovate appena fuori della città; ad esse si aggiungono abbondanti testimonianze dell'Età del Ferro e della presenza veneta e celtica risalenti sino al IV secolo a.C.

Epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

La strategica posizione di questo primitivo insediamento indusse i Romani a stabilirvisi, fondando forse già nel II secolo a.C. un castrum, di ovvia natura militare, il quale fu in seguito elevato da Giulio Cesare a forum (mercato) e per tale motivo la località assunse il nome di "Forum Iulii" poi divenuto identificativo di tutta la regione. Successivamente la località fu elevata a municipium, venendo ascritta alla tribù romana Scaptia e assurse infine al rango di capitale della Regio X Venetia et Histria allorché Attila rase al suolo Aquileia nel V secolo[11].

Epoca longobarda[modifica | modifica wikitesto]

Nel 568 giunsero dalla Pannonia i Longobardi, di origine scandinava, il cui re Alboino elesse subito la romana Forum Iulii a capitale del primo ducato longobardo in Italia e ponendovi duca il proprio nipote Gisulfo. Ribattezzata la propria capitale Civitas Fori Iulii, i longobardi vi eressero edifici imponenti e prestigiosi; nel 610 Cividale venne saccheggiata e incendiata dagli Avari, chiamati dal re longobardo Agilulfo (allora con sede a Milano) per punire la riottosità del duca "friulano" Gisulfo II. Nel 737, durante il regno di Liutprando e per sfuggire alle incursioni bizantine, il patriarca di Aquileia Callisto decise di trasferire qui la propria sede, così come già fece il vescovo di Zuglio che venne scacciato dallo stesso Callisto. La città ebbe così aumentato il suo ruolo anche grazie a quest'importante presenza ecclesiastica; già pochi decenni più tardi, nel 796, qui si tenne il concilio che riconfermò l'indissolubilità del matrimonio[11][12].

Il Sacro Romano Impero e il Patriarcato di Aquileia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 775 il Ducato del Friuli fu invaso dai Carolingi e i longobardi, col loro duca Rotgaudo in testa, impugnarono per l'ultima volta le armi fronteggiando l'arrivo dei Franchi. Sconfitti gli antichi dominatori, i Carolingi istituirono la marca orientale del Friuli, mantenendo come capitale Civitas Austriæ. Quest'ultima divenne sede di un'importante corte, soprattutto durante il marchesato di Eberardo che attirò uomini di cultura da tutt'Europa. Nel 825 l'imperatore Lotario I promulgò il capitolare di Corteolona[13][14][15] che costituì le scuole imperiali, oltre a Pavia capitale del Regno d'Italia, anche Cividale ebbe la scuola pubblica di diritto, di retorica e arti liberali; dalla sede di Cividale dipendevano tutti gli studenti della Marca del Friuli[16].

Dalle famiglie che ressero la marca ebbero i natali importanti uomini politici tra cui l'imperatore Berengario, figlio dello stesso Eberardo. Nel X secolo, ossia in epoca ottoniana, la marca friulana venne declassata a contea (o contado) e inserita dapprima nella marca di Verona e quindi in quella di Carinzia (quest'ultima facente dapprima parte del Ducato di Baviera per poi assurgere essa stessa a Ducato). La ricomposizione dei poteri a livello centroeuropeo e norditaliano lasciò un importante spazio ai patriarchi, i quali accrebbero i propri beni e il proprio potere sin dall'inizio del X secolo e nel 1077 divennero liberi feudatari del Sacro Romano Impero su un vasto territorio. Sorse così lo Stato patriarcale durato sino al 1419[11].

Cividale rimase comunque il massimo centro politico e commerciale di tutto il Friuli, rivaleggiando dal XIII secolo con Udine, la quale era in forte ascesa grazie a una più congeniale posizione geografica, tanto che il patriarca Bertoldo di Andechs-Merania nel 1238 vi trasferì la propria sede. La città vide sorgere monasteri e conventi, palazzi e torri, qui posero residenza le più importanti casate parlamentari del Friuli e ne fiorirono di altrettanto dignitose. In quella stessa epoca, Cividale fu protagonista delle lotte intestine friulane, durante le quali la città era spesso alleata dei conti di Gorizia e dei nobili castellani contro Udine: uno dei momenti più eclatanti si consumò nel 1350 allorché a Cividale si ordì assieme ad alcuni castellani l'assassinio del patriarca Bertrando di San Genesio. Dopo che il successore di quest'ultimo, Nicolò di Lussemburgo, operò una sanguinosa repressione, nel 1353 l'imperatore Carlo IV concedette a Cividale l'apertura dell'Università. In quello stesso secolo, Cividale fu anche teatro di varie dispute tra casate cittadine e castellane [17].

Le lotte intestine friulane trovarono via via una più serrata intensità sino a concludersi convulsamente nel 1419, quando Venezia si decise a invadere la regione. Cividale si diede per prima alla Serenissima, stipulando una solenne pace e una contestuale alleanza. Nei decenni successivi alcuni nobili progettarono di aprir le porte allo spodestato patriarca Ludovico di Teck, tornato nel 1431 alla testa di 4.000 ungari[11], ma il progetto fallì.

Dalla dominazione veneziana al Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Monumento equestre di Marcantonio di Manzano, condottiero cividalese, appartenente alla nobile famiglia dei di Manzano, morto eroicamente nel 1617 durante l'assedio di Gradisca.

Scongiurato dopo quasi un trentennio il pericolo dei turchi, i quali pure in queste zone compirono razzie e violenze sino al 1499, nel primo Cinquecento scoppiò la guerra tra Venezia e la Lega di Cambrai e l'Impero tentò di occupare la città assediandola con le armate del duca Enrico VII di Brunswick nel 1509, ma dopo un'epica lotta i cividalesi riuscirono a far desistere l'esercito alemanno. Quest'ultimo, tuttavia, riuscì comunque a occupare Cividale due anni più tardi, ma solo per poche settimane, dovendo abbandonare la città anche a causa di un terremoto e di una pestilenza. Attorno al 1530 la città perdette la gastaldia di Tolmino e le annesse miniere di mercurio d'Idria: ciò ne decretò un'inesorabile decadenza economica oltre a una marginalizzazione geografica e in seguito viaria dalla quale non ebbe mai più modo di riprendersi. Più di una volta si tentò di riportare a Cividale la sede del patriarcato d'Aquileia ma invano, con l'eccezione di Nicolò Donà nel 1497[11].

Nel 1553 Cividale ebbe istituito da Venezia un proprio provveditore ordinario, scelto dal Senato nel novero del patriziato veneto, e nel 1559 venne finalmente sancita la sua autonomia e del proprio territorio dalla Patria del Friuli, svincolandosi in tal modo dall'invisa Udine. Tra il 1598 e il 1599 si sviluppò una drammatica epidemia di peste. Tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, Cividale fu teatro di una lunga faida che coinvolse pressoché tutte le famiglie nobili locali creando non pochi grattacapi ai rettori veneti. Nello stesso periodo, alcuni cividalesi si distinsero con le armi non solo durante la guerra di Gradisca (1615-1617), combattuta ovviamente anche in questo territorio, ma pure in varie armate d'Europa. Malgrado il drastico ridimensionamento politico ed economico, qui ebbero i natali parecchi uomini di cultura, talvolta di rilevanza internazionale, nonché importanti uomini d'arme e di chiesa e non si cessò mai di abbellire i palazzi e le chiese avvalendosi di celebri nomi quali il Palladio, Palma il Giovane e così via[11].

Nel 1797 con il trattato di Campoformido tra Napoleone e l'Austria Cividale passò all'Impero asburgico; dopo il breve periodo in cui fece parte del napoleonico Regno d'Italia (1805-1813), essa fu riassegnata all'Austria dal Congresso di Vienna (1815). Fra il 1848 ed il 1866 vi fu la presenza di un vivace movimento risorgimentale; nel 1866, dopo la terza guerra di indipendenza, fu annessa al Regno d'Italia col Veneto e il Friuli[11] e nel periodo noto come Belle Époque fu teatro di un'effervescente attività politica.

Le due guerre mondiali[modifica | modifica wikitesto]

Durante la Prima guerra mondiale, Cividale ospitò il comando della II Armata e rimase danneggiata da bombardamenti aerei; occupata dagli austro-tedeschi in seguito alla disfatta di Caporetto, la città venne riconquistata dagli italiani alla fine di ottobre 1918 dopo la vittoria sul Piave. Negli anni seguenti fu foriera di illustri personalità date al Fascismo. Nel corso della Seconda Guerra mondiale (1943) la città venne annessa con tutto il Friuli al III Reich e qui vennero anche dislocate truppe cosacche e calmucche alleate dei tedeschi.

Sul suo territorio si consumò non solo la guerra civile ma altresì un drammatico episodio di lotta tra partigiani osovani e garibaldini (comunisti e socialisti, agli ordini del IX Korpus jugoslavo): nel Bosco Romagno i Gappisti comunisti uccisero diversi combattenti Osovani (tra cui il fratello di PierPaolo Pasolini) precedentemente catturati alle malghe di Porzûs. Furono diversi gli episodi di scontro tra Osovani e Garibaldini filo-titini. Una situazione ambigua, poiché gli Jugoslavi non nascosero mai il loro desiderio di annettere i territori italiani fino al Tagliamento, in virtù di un'infondata convinzione che il Friuli fosse anticamente abitato da sloveni. Questo provocò una netta contrapposizione tra Osovani e Garibaldini.

Nel secondo dopoguerra, Cividale è stata la sede del comando e di alcuni reparti della Brigata meccanizzata "Isonzo", posta a difesa della frontiera orientale in caso di invasione da parte del patto di Varsavia, dove alcune componenti della Fanteria d'arresto custodivano diverse opere difensive, tra cui la Galleria di Purgessimo. La particolare posizione in tale contesto storico e geopolitico portò alla presenza in zona dell'Organizzazione Gladio, - articolazione nazionale della Stay Behind della NATO - a cui aderirono principalmente alpini ed ex alpini addestrati ad organizzare una resistenza armata sul territorio in caso di invasione sovietica. La Città e il territorio subirono alcuni danni nel terremoto del 1976, ma le ferite vennero presto rimarginate.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«Decreto del Presidente della Repubblica[18][19]»

La città di Cividale del Friuli è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignita della medaglia d'argento al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale[20]:

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Accogliendo l'appello del C.L.N.A.I. che, il 14 giugno 1944, invitava gli italiani a passare decisamente all'azione, le brigate partigiane operanti tra il Natisone e il Torre, costituirono la Zona libera orientale del Friuli, comprendente i sei Comuni di Attimis, Faedis, Lusevera, Nimis, Taipana, Torreano, nonché Frazioni di Povoletto e di Tarcento. Le formazioni partigiane avevano l'appoggio delle popolazioni locali e di quella di Cividale che, per la sua tradizione patriottica e antifascista, assecondava con entusiasmo i combattenti impegnati a realizzare e a difendere, nella regione, di fatto annessa al Terzo Reich, un lembo di Patria Italiana. Tale impegno costò dolorosi sacrifici di vite umane, indicibili disagi per i reparti del C.V.L. e per le popolazioni locali, che assistettero a eccidi, incendi di interi paesi a saccheggi e ad indiscriminate deportazioni. I quattrocentoquattro caduti, partigiani e civili, sono il prezzo pagato. Fin dal settembre 1943, la Città di Cividale sorresse e alimentò con i suoi figli migliori gli sforzi generosi dei reparti partigiani fino alla vittoriosa insurrezione popolare della primavera 1945. Cividale del Friuli, 8 settembre 1943 - 1º maggio 1945»
— Roma, 5 aprile 1979

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La statua di Giulio Cesare davanti al Palazzo Comunale
Il Duomo e il Palazzo Comunale

Tra le testimonianze artistiche e architettoniche della città spiccano:

Società[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte del Diavolo sul fiume Natisone
Il palazzo comunale
Il Natisone a Cividale

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[27]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Gli stranieri residenti nel comune sono 914, ovvero l'8,09% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[28]:

  1. Romania, 149
  2. Albania, 123
  3. Bosnia ed Erzegovina, 113
  4. Ucraina, 60
  5. Repubblica di Macedonia, 48
  6. Ghana, 41
  7. Cina, 34
  8. Bangladesh, 29
  9. Marocco, 27
  10. Montenegro, 23

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lingua friulana e Lingua slovena.
La chiesa sconsacrata di San Francesco

A Cividale del Friuli, accanto alla lingua italiana, la popolazione utilizza la lingua friulana. Ai sensi della Deliberazione n. 2680 del 3 agosto 2001 della Giunta della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, il Comune è inserito nell'ambito territoriale di tutela della lingua friulana ai fini della applicazione della legge 482/99, della legge regionale 15/96 e della legge regionale 29/2007[29]. La lingua friulana che si parla a Cividale del Friuli rientra fra le varianti appartenenti al friulano centro-orientale[30]. Cividale è altresì compresa nell'elenco dei comuni nei quali si applicano le misure per la tutela della minoranza di lingua slovena, a norma dell'articolo 4 della legge n38 del 23 febbraio 2001[31] "Norme per la tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli-Venezia Giulia". Questa appartenenza è stata criticata da quanti sostengono che non vi sarebbero prove di una presenza slovena nella città di Cividale.[32][33][34] Infatti, secondo il censimento del 1971, meno dell'1% della popolazione era slovena.[35]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte della popolazione comunale, come per il resto dell'Italia, appartiene alla Chiesa cattolica.
A Cividale del Friuli ha sede la forania di Cividale, suddivisione dell'arcidiocesi di Udine e costituita da 18 parrocchie gestite da 16 sacerdoti[36].
Nel comune sono presenti le parrocchie di:

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cucina friulana e Prodotti agroalimentari tradizionali friulani e giuliani.
Frico con le patate

La cucina cividalese è tipica della valle del Natisone e del Friuli orientale. Particolarmente importanti i vini, i formaggi e la pasticceria: la Gubana, un tipico dolce delle valli del Natisone, a base di pasta dolce lievitata con un ripieno di noci, uvetta, pinoli, zucchero, scorza grattugiata di limone, dalla forma a spirale e cotto al forno, le gubanette, simili alla gubana ma più piccole, e gli strucchi, pasta dolce fritta o lessa ripiena con uvetta, pinoli, noci e nocciole.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Cividale ha una tradizione sportiva legata soprattutto alla pallacanestro, con la locale squadra UEB Gesteco Cividale che milita nella Serie B nazionale, disputando le sue gare interne al PalaGesteco, che ha ospitato per un breve periodo anche le gare della APU Udine.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cividale è la città capofila del progetto Longobardi in Italia: i luoghi del potere (568-774 d.C.), inserito nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel giugno 2011 ed è membro associato del progetto europeo a guida italiana EUHeritage-TOUR[37]; a Cividale fa parte del sito seriale l'area della Gastaldaga con il Tempietto longobardo e il Complesso episcopale, che include i resti del Palazzo patriarcale sottostanti al Museo archeologico nazionale.

Mittelfest[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1991 è sede del festival internazionale di teatro, musica, danza e marionette Mittelfest, che ogni estate ospita i più importanti artisti e le più rilevanti realtà dello spettacolo dal vivo mitteleuropee[38].

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune sono presenti le seguenti scuole[39][40]: 4 scuole dell'infanzia, 4 scuole primarie, 2 scuole secondarie di 1º grado, 5 scuole secondarie di 2º grado, 1 centro di formazione professionale[41], 1 sede didattica della scuola di specializzazione in beni storico-artistici dell'Università degli Studi di Udine[42].

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Industria[modifica | modifica wikitesto]

A Cividale ha sede la Distilleria Domenis 1898, storica ditta produttrice di grappa.

Servizi[modifica | modifica wikitesto]

A Cividale ha sede la Banca Popolare di Cividale, banca locale di riferimento per il Friuli Venezia Giulia ed il Veneto Orientale.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La stazione ferroviaria

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il paese è attraversato dalla strada statale 54 del Friuli.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Cividale è scalo terminale della linea ferroviaria per Udine ed è servita dai treni regionali FUC a frequenza oraria.

Il nuovo terminale è stato aperto nel 2008 e funge da centro intermodale tra servizi ferroviari e su gomma extraurbani e urbani.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1985 1990 Giuseppe Pascolini Democrazia Cristiana Sindaco Scadenza naturale del mandato
1990 1995 Giuseppe Pascolini Democrazia Cristiana Sindaco Scadenza naturale del mandato
1995 1997 Giuseppe Bernardi Centro-sinistra Sindaco Dimissioni del Consiglio
1997 1998 Edoardo Colli - Commissario straordinario -
1998 2000 Giuseppe Pascolini Centro-destra Sindaco Scioglimento del Consiglio
2000 2005 Attilio Vuga Centro-destra Sindaco Scadenza naturale del mandato
2005 2010 Attilio Vuga Centro-destra Sindaco Scadenza naturale del mandato
2010 2015 Stefano Balloch Centro-destra Sindaco Scadenza naturale del mandato
2015 2020 Stefano Balloch Centro-destra Sindaco Scadenza naturale del mandato
2020 in carica Daniela Bernardi Centro-destra Sindaco

Dati del Ministero dell'Interno[43] e della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia [44].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nella città di Cividale del Friuli sono ambientati il racconto giallo di Anthony Muroni intitolato "Il sangue della festa", pubblicato nell'anno 2013, parte del romanzo di Antonio Manzini "Pulvis et Umbra", edito da Sellerio nel settembre 2017, e del romanzo "Io e te" di Niccolò Ammaniti,[45] e l’ultimo romanzo pubblicato da Piero Chiara, “Vedrò Singapore?” del 1981.

Infine, Simone Chialchia, nativo di Cividale, ha pubblicato una serie di fantasy ambientati nella sua città d'origine. Il primo volume, "James Biancospino e le sette pietre magiche", edito da Aporema edizioni nel 2018, racconta del ritrovamento di una pietra magica sulle sponde del fiume Natisone.[46][senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di Cividale del Friuli - Statuto.
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2021 (dato provvisorio).
  3. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  5. ^ toponomastica ufficiale (DPReg 016/2014), su arlef.it. URL consultato il 18 maggio 2020 (archiviato il 2 giugno 2020).
  6. ^ Valli del Natisone: Toponomastica popolare slovena di Cividale, su www.lintver.it. URL consultato il 28 luglio 2015 (archiviato il 5 marzo 2016).
  7. ^ In base alla legge regionale 26/2014 "Riordino del sistema Regione - Autonomie locali del Friuli Venezia Giulia", Cividale del Friuli fu sede della UTI del "Natisone" di cui faceva parte con i comuni di Buttrio, Corno di Rosazzo, Drenchia, Grimacco, Manzano, Moimacco, Premariacco, Prepotto, Pulfero, Remanzacco, San Giovanni al Natisone, San Leonardo, San Pietro al Natisone, Savogna, Stregna e Torreano. Tale unione è stata soppressa dalla legge regionale 29 novembre 2019, n. 21
  8. ^ Dati Comuni Italiani.it, su comuni-italiani.it. URL consultato il 7 ottobre 2011 (archiviato il 16 novembre 2012).
  9. ^ Paolo Diacono, Historia langobardorum, vol. II, cap. 14
  10. ^ Autori Vari, Dizionario di toponimastica-Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET editore, 1990, p. 213.
  11. ^ a b c d e f g Grion.
  12. ^ Olinto Marinelli, Giuda delle Prealpi Giulie, Udine, Società Alpina Friulana, 1912, p. 594.
  13. ^ Cenni Storici - Comune di Cividale del Friuli
  14. ^ HLOTARII, Constitutiones Olonnenses. A. 825, in Monumenta Germaniae Historica, Leges, II, pp. 248-250
  15. ^ Ludovico Antonio Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, parte II, tomo I, p. 151
  16. ^ T. De Partouneaux, Storia della conquista di Lombardia fatta da Carlo Magno e delle cagioni che mutarono nell'alta Italia sotto Ottone il Grande - La dominazione francese in dominazione germanica, Milano, 1842, Epoca prima, Libro II, Capitolo IV, pag. 136, su books.google.it. URL consultato il 16 gennaio 2020 (archiviato il 29 maggio 2021).
  17. ^ Durante uno di quegli assalti, nel 1331 furono qui usate, per la prima volta in Friuli, le armi da fuoco.
  18. ^ ACS - Ufficio araldico - Fascicoli comunali, su dati.acs.beniculturali.it. URL consultato il 10 dicembre 2016 (archiviato il 19 aprile 2016).
  19. ^ Nel corso dell'Ottocento, il governo del Regno Lombardo-Veneto aveva fregiato con il titolo di città minori della Venezia i comuni di Adria, Asolo, Badia (oggi Badia Polesine), Ceneda, Chioggia, Cividale (oggi Cividale del Friuli), Cologna (oggi Cologna Veneta), Conegliano, Este, Lendinara, Lonigo, Montagnana, Oderzo, Pordenone, Portogruaro, Sacile, Schio e Serravalle. Per quanto riguarda Ceneda e Serravalle, poco dopo l'unità d'Italia sono state unificate nel nuovo comune di Vittorio Veneto, trasferendo a quest'ultimo il titolo. Vedi Ruggero Simonato, Roberto Sandron, Portogruaro nell'Ottocento: contesto storico e ambiente sociale, Nuova Dimensione Editrice, 1995, pp. 18/21 Portogruaro nell’Ottocento: contesto storico e ambiente sociale - Google Libri
  20. ^ la motivazione è visionabile sul sito Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare - Istituzioni Decorate di Medaglia d'Argento al Valor Militare Comune di Cividale del Friuli Archiviato il 17 novembre 2011 in Internet Archive.
  21. ^ Il Monastero di Santa Maria in Valle - portale Cividale.com, su cividale.com. URL consultato il 19 ottobre 2020 (archiviato il 22 ottobre 2020).
  22. ^ Palazzo comunale, su cividale.net. URL consultato il 26 giugno 2013 (archiviato il 30 dicembre 2010).
  23. ^ Chiesa di San Floriano <Sanguarzo, Cividale del Friuli>, su chieseitaliane.chiesacattolica.it. URL consultato il 29 febbraio 2020 (archiviato il 29 maggio 2021).
  24. ^ La chiesa di S.Floriano martire a Sanguarzo, su mondocrea.it. URL consultato il 18 giugno 2021.
  25. ^ La casa medioevale, su cividale.net. URL consultato il 26 giugno 2013 (archiviato il 30 dicembre 2010).
  26. ^ Opera del XV secolo di Everardo da Villaco e ricostruito nel 1917. La tradizione vuole che i cividalesi non fossero stati in grado di costruire un ponte sul Natisone in un punto considerato troppo pericoloso. Allora ricorsero all'aiuto del diavolo, che promise di risolvere il problema in cambio dell'anima del primo che avesse attraversato il ponte. I cittadini accettarono questa condizione e il diavolo costruì rapidamente il ponte facendosi aiutare da sua nonna diavolessa, che portò nel suo grembiule il grande masso che sta al centro del fiume, tre le arcate. I cividalesi però non erano sciocchi: facendo attraversare il ponte ad un cane ingannarono il diavolo, che dovette accontentarsi dell'anima dell'animale
  27. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  28. ^ Bilancio demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2015 per sesso e cittadinanza, su demo.istat.it, ISTAT. URL consultato il 16 novembre 2016 (archiviato il 13 giugno 2016).
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  43. ^ Amministratori - Dati storici, su amministratori.interno.it. URL consultato il 7 luglio 2013 (archiviato il 9 ottobre 2014).
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  45. ^ Io e te - Niccolò Ammaniti, su sololibri.net. URL consultato il 10 febbraio 2021 (archiviato il 14 aprile 2021).
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giusto Grion, Guida storica di Cividale e del suo distretto, Whitefish, Kessinger Publishing, 2010 [1899], ISBN 1-167-52875-1.
  • Valentino Ostermann, La vita in Friuli, seconda edizione riveduta da Giuseppe Vidossi, 1940, Del Bianco Editore.
  • Anton von Mailly, Leggende del Friuli e delle Alpi Giulie, tradotto da Karin Hensel, 1986, Editrice Goriziana.
  • Amelio Tagliaferri, Cividale. Guida Breve, in collab. con M. Brozzi, Cividale, 1970, pp. 78
  • Amelio Tagliaferri, Cividale del Friuli. Introduzione e Guida all'arte e ai monumenti della città ducale, Udine, Del Bianco Editore, 1982, pp. 90
  • Amelio Tagliaferri, Storia e immagini di una città del Friuli (Cividale), Milano, Giuffrè Editore, 1983, pp. 337
  • Amelio Tagliaferri, Il Cantore di Cividale in età napoleonica (1805-1813), Udine, 1990, pp. 94
  • Amelio Tagliaferri, Cividale prima di Cesare - Da Castrum a Forum, Pordenone, 1991, pp. 80.

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