Enemonzo

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Enemonzo
comune
Enemonzo – Stemma Enemonzo – Bandiera
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneFriuli-Venezia-Giulia-Stemma.svg Friuli-Venezia Giulia
ProvinciaNon presente
Amministrazione
SindacoFranco Menegon (lista civica) dal 26-5-2014
Territorio
Coordinate46°24′29.99″N 12°52′45.98″E / 46.40833°N 12.87944°E46.40833; 12.87944 (Enemonzo)Coordinate: 46°24′29.99″N 12°52′45.98″E / 46.40833°N 12.87944°E46.40833; 12.87944 (Enemonzo)
Altitudine398 m s.l.m.
Superficie23,76 km²
Abitanti1 313[1] (31-12-2019)
Densità55,26 ab./km²
FrazioniColza, Esemon di Sotto, Fresis, Maiaso, Quinis, Tartinis
Comuni confinantiPreone, Raveo, Socchieve, Verzegnis, Villa Santina
Altre informazioni
Lingueitaliano, friulano
Cod. postale33020
Prefisso0433
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT030035
Cod. catastaleD408
TargaUD
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Cl. climaticazona F, 3 168 GG[2]
Nome abitantienemonzesi
Patronosanti Ilario e Taziano
Giorno festivo16 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Enemonzo
Enemonzo
Enemonzo – Mappa
Posizione del comune di Enemonzo nella ex provincia di Udine
Sito istituzionale

Enemonzo (Enemonç in friulano)[3] è un comune italiano di 1 313 abitanti in Friuli-Venezia Giulia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Localizzato nella regione storico-geografica della Carnia, sorge nell'ampia vallata che si sviluppa dall'incontro del fiume Tagliamento e del torrente Degano. Circondato da verdeggianti colline e dai monti Lovinzola e Colgentile è ubicato a soli 12 km dal capoluogo carnico Tolmezzo. Il comune comprende le frazioni di Fresis, Tartinis, Colza, Maiaso, Quinis ed Esemon di Sotto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni ritrovamenti (un'ascia in pietra levigata rinvenuta sulla collina di San Rocco, un'ascia in bronzo presso la frazione di Esemon di Sotto, e vari resti di epoca romana), testimoniano che Enemonzo è certamente uno degli antichi insediamenti della Carnia. Tuttavia il nome del paese viene citato per la prima volta solo intorno al 1000 come Enemum. Nel 35 a.C. dopo la sottomissione dei Galli Carni da parte delle legioni romane, Enemonzo entrò a far parte della X REGIO VENETIAE ET HISTRIAE. Dal 1017 al 1420 fece parte del Patriarcato di Aquileia, conoscendo il periodo più florido della sua storia antica. Nel 1420, con la caduta del patriarcato, passò sotto la dominazione veneziana fino al 1797, anno del Trattato di Campoformio che stabiliva il passaggio di tutto il Veneto (che allora comprendeva anche il Friuli) all'impero asburgico. Tornato all'Italia nel 1866, nel 1917 il paese fu investito dalla ritirata di Caporetto, e molti abitanti abbandonarono le proprie case per rifugiarsi al di là del Piave. Durante la seconda guerra mondiale, come tutta la Carnia dovette subire l'invasione dei cosacchi, autori di violenze, furti e razzie, che dovettero abbandonare il paese nel maggio del 1945.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]



Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

A Enemonzo, accanto alla lingua italiana, la popolazione utilizza la lingua friulana. Ai sensi della deliberazione n. 2680 del 3 agosto 2001 della Giunta della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, il Comune è inserito nell'ambito territoriale di tutela della lingua friulana ai fini della applicazione della legge 482/99, della legge regionale 15/96 e della legge regionale 29/2007[5].
La lingua friulana che si parla a Enemonzo rientra fra le varianti appartenenti al friulano carnico[6].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il comune fa parte dell'associazione dei comuni del Parco intercomunale delle Colline Carniche costituita nel 2007 insieme ai comuni di Lauco, Raveo e Villa Santina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2019.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  3. ^ toponomastica ufficiale (DPReg 016/2014), su arlef.it.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Toponomastica: denominazioni ufficiali in lingua friulana., su arlef.it.
  6. ^ Lingua e cultura, su arlef.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fulvio Castellani, Colza, Maiaso e dintorni: momenti di vita paesana intorno agli anni '50 e '60 (fotografico), fotografie di Italo Castellani, [Tolmezzo], Andrea Moro, (stampa 2000), 59 p.
  • Due restauri in Enemonzo: Chiesa di San Rocco, Chiesa di S. Giorgio in Colza, [Testi di Domenico A. Valentino, Mario Bardin, Tiziano Fabbro], Sequals, Tipografia Tielle, 1990, 29 p.
  • Giorgio Ferigo (a cura di), Enemonç Preon Raviei Socleif, numar unic pal 82n congrès de Societât Filologjiche Furlane (Enemonç [Enemonzo], 25 di setembar dal 2005), Udin, Societât Filologjiche Furlane, 2005, 730 p.
  • Vittorio Fioroli Della Lena e Ferruccio Fioroli Della Lena, Il vaiuolo in Enemonzo nel 1888: relazione all'ill.mo signor prefetto della città e provincia di Udine, Torino, Tipografia L. Roux e C., 1890, 27 p.
  • Giovanni Gorini, Il ripostiglio di Enemonzo e la monetazione del Norico, Padova, Esedra, [2005], 162 p.
  • Gian Paolo Gri, Carla Marcato, Crasulas e Crasuladôrs, a cura di Stefano Morandini e Augusto Petris, Enemonzo, Comune di Enemonzo, c2006, 103 p. (+ DVD)
  • Enza Sina (a cura di), Enemonzo e Preone, Udine, Società filologica friulana, 1998, 346 p. [vol. XIX della Collana Racconti popolari]
  • Enza Sina, Giampaolo Collavino, Frus: immagini e testi per un itinerario nel mondo infantile di ieri e di oggi Enemonzo, Comune di Enemonzo, Circolo culturale "Enemonzo Oggi", [200-?], 99 p.
  • Mario Toller, Enemonzo e le sue frazioni, Udine, Arti Grafiche Friulane, 1970, 142 p.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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