Slavia friulana
| Slavia friulana | |
|---|---|
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| Stati | |
| Regioni | |
| Capoluogo | San Pietro al Natisone |
| Superficie | 285,6 km² |
| Abitanti | 6 154 (31/8/2022) |
| Densità | 26,5 ab./km² |
| Fusi orari | UTC+1 |
La Slavia friulana[1], detta anche Benecia[2] (in friulano Sclavanie[3]; in sloveno Beneška Slovenija[4][5], cioè letteralmente Slavia Veneta[6]; storicamente in italiano Schiavonia[1]) è una regione storico-geografica collinare e montuosa (Prealpi Giulie) che si estende tra Cividale del Friuli e i monti che sovrastano Caporetto (in Slovenia), comprendendo parti delle Valli del Torre, del Natisone e della Val Resia[2]. La denominazione è dovuta alla popolazione slava insediatavisi dall'VIII secolo.
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]Denominazioni e ambito territoriale
[modifica | modifica wikitesto]I primi etno-toponimi relativi a questa zona geografica risalgono all'epoca veneziana, quando le Valli del Natisone componevano un'area detta ufficialmente Schiavonia[7], ricalcando quell'indicazione "in Sclavòns" usata precedentemente in età patriarchina per definire le località inserite nella gastaldia d'Antro, il cui territorio corrispondeva alle predette Valli (e questo è il motivo per cui, nei secoli XIII-XV l'area era comunemente detta Antro). Dai predetti etnotoponimi derivò il friulano Sclavanie[3].
Alla metà del XIX secolo, il toponimo Slavia friulana indicava l'intera area slavofona del Friuli, cioè le valli del Natisone, di Resia, del Torre e dello Judrio. Alla fine di quel secolo, si iniziò a usare il nome di Slavia italiana, utilizzato tuttavia per pochi decenni perché già negli anni venti del Novecento si riesumò quello di Slavia friulana (utilizzato in alternativa a Slavia veneta)[9]: ciò fu dovuto all'esigenza di un toponimo più specifico perché, dopo l'allargamento a est dei confini italiani nel 1919, le terre slavofone soggette al regno d'Italia aumentarono considerevolmente e la definizione di Slavia italiana si rivelò pertanto inadeguata e fuorviante. Si noti però che da allora il nome di Slavia friulana fu generalmente adottato per indicare le sole Valli del Natisone.

Aree di insediamento delle comunità linguistiche minoritarie nella Slavia Friulana
Sloveni
Sloveni e Friulani
La denominazione Slavia italiana, coniata nel 1884 da Carlo Podrecca, è stata usata fino all'inizio degli anni venti del secolo successivo. Nel 1875, invece, lo storico sloveno Simon Rutar adottò il toponimo Slovenska Benečija[10], probabilmente per caricarlo di un valore nazionalistico. I due toponimi ottocenteschi hanno un'implicazione politico-ideologica. In sloveno viene oggi usata la denominazione Beneška Slovenija (Slovenia veneziana) o anche Benečija, mentre in italiano è presente anche la versione Slavia veneta, termine coniato per definire il territorio dopo la sua conquista da parte della Repubblica di Venezia nel 1420.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Le vicende precedenti all'insediamento slavo
[modifica | modifica wikitesto]La presenza umana nelle Valli del Natisone risale al tardo paleolitico (circa 11.000 anni fa) ed era rappresentata da un'esile popolazione di cacciatori e raccoglitori seminomadi; nel neolitico nacquero i primi insediamenti stabili e i culti agrari. Inserito nel sistema viario noto come via dell'ambra, i contatti di questo territorio con l'area friulano-istriana sono testimoniati dalla costruzione di un castelliere tra i fiumi Natisone e Alberone. Durante l'età del bronzo si diffusero in loco popolazioni indoeuropee. Innanzitutto i veneti, ai quali seguirono nell'età del ferro i celti carni.
Nel II secolo a.C., i romani conquistarono quest'area e l'antica via diretta verso il Norico costeggiante il fiume Natisone mantenne la sua importanza, collegando Aquileia all'Europa centrale attraverso una strada lastricata. Lungo la direttrice venne fondato Forum Iulii (poi diventato Cividale del Friuli). Nelle Valli del Natisone la presenza romana è testimoniata da alcuni toponimi e ritrovamenti archeologici: i resti del ponte romano di Broxas (a sud di San Pietro al Natisone), dove sono stati rinvenuti manufatti dell'epoca e un sarcofago funerario; in diverse località sono riaffiorate monete ed altre testimonianze come alcuni bronzetti di Ercole. All'epoca di Diocleziano, nacque quel sistema fortificato noto come Vallum Alpium Iuliarum in cui vennero inserite anche queste vallate. Dopo la caduta dell'Impero e i periodi visigoto e ostrogoto, nonché una breve dominazione dell'Impero romano d'Oriente, nel 568 qui giunsero i longobardi, che elessero Forum Iulii a capitale del loro primo ducato in Italia.
Nascita della Slavia friulana
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L'arrivo degli slavi sulle sponde del fiume Natisone avvenne nel VII secolo in epoca longobarda ed è documentato dallo storico Paolo Diacono (battaglia di Broxas, cioè Ponte San Quirino, del 666 circa).
In realtà doveva trattarsi di una semplice incursione finalizzata al saccheggio dei centri abitati nei dintorni, mentre i primi insediamenti slavi risalivano all'epoca carolingia ed erano limitati alla sola valle del Natisone, dove gli slavi convivevano con la precedente popolazione romanza. Essi si convertirono al Cristianesimo probabilmente per l'opera missionaria dei patriarchi di Aquileia che dal 730 stabilirono la loro sede a Cividale.
Allargando l'orizzonte a tutte le popolazioni slave presenti in Friuli, non ci sono elementi che documentino un inquadramento cronologico degli altri insediamenti nelle altre valli del Natisone, in quelle del Torre e dello Judrio (piuttosto affini agli slavi del Natisone) e nella val di Resia. Non è da escludere che in alcune di queste zone si verificarono insediamenti di popolazioni provenienti da altre aree come indicherebbe il sostrato linguistico serbocroato antico in alcune di queste comunità.
Qualcuno ha ipotizzato che nella pianura friulana e nelle Valli del Natisone alcuni loro insediamenti si sarebbero originati in seguito alle incursioni ungare del X secolo, il che è del tutto improbabile non solo per un'inesistente documentazione riguardante incursioni ungare ivi avvenute, ma anche perché le direttrici seguite dai magiari (provenienti dalla Pannonia) riguardavano il Carso e il Collio, mentre le zone montane, ubicate più a nord, erano percorse da migrazioni o incursioni provenienti dalla Carinzia. In realtà le testimonianze archeologiche e documentarie dimostrano che gli slavi si sarebbero stanziati nel corso di una lento e continuo afflusso iniziato nella tarda età carolingia e durato sino al XIV secolo. In ogni modo i gruppi slavi della pianura vennero assimilati culturalmente dalla popolazione friulana rimanendone solo la memoria toponomastica.
Il Patriarcato d'Aquileia e la Repubblica di Venezia
[modifica | modifica wikitesto]Nell'XI secolo, la suddetta gastaldia di Antro, ovvero l'organismo territoriale in cui erano comprese le valli del Natisone, dell'Alberone, del Cosizza e dell'Erbezzo, fu concesso dall'imperatore ai Patriarchi di Aquileia e ciò fino al 1419 quando Cividale si alleò con la Serenissima Repubblica di Venezia la quale procedette con la completa conquista dei domini patriarcali.
Il territorio veniva concesso in appalto per uno o due anni a un gastaldo che aveva il compito di amministrarne gli aspetti fiscali e giudiziari oltre a fornire gli armati richiesti dai patriarchi. Principale edificio era il castello patriarcale di Antro (nell'idioma locale: Landar, dal friulano Landri), andato in rovina dalla seconda metà del XIV secolo.
Solo nel 1306 l'area fu marginalmente coinvolta nelle vicende belliche del patriarcato, caratterizzato da guerre intestine in cui erano protagonisti potenti feudatari quali i conti di Gorizia e i Villalta-Urusbergo, e le sue comunità cittadine tra cui spiccava Cividale. Quest'ultima allargò il proprio controllo su varie gastaldie, tra cui quelle di Tolmino e di Antro, alla fine del XIV secolo.
I privilegi in epoca veneziana
[modifica | modifica wikitesto]Come già detto, nel 1420 ebbe inizio la dominazione veneziana e negli anni successivi qui si svolsero alcuni scontri tra le truppe della Repubblica e gli ungheresi giunti in sostegno dello spodestato patriarca. Nel 1474 la comunità di Cividale riuscì a farsi definitivamente concedere la gastaldia di Antro (oltre a quelle di Manzano e di Nebola) alla quale riservò ulteriori autonomie e intervenendo presso la Serenissima perché venissero riconosciuti agli schiavoni una serie di privilegi fiscali e una particolare autonomia amministrativa e giudiziaria, in virtù del fatto che tali popolazioni abitavano in zone particolarmente impervie e povere. Perciò molte tasse gravanti su tutta la repubblica vennero qui abolite,[12] così come l'area non fu soggetta al taglio di alberi destinati alla flotta veneziana.
Con la successione della contea di Gorizia a favore degli Asburgo (1500) e la guerra di Venezia contro la Lega di Cambrai e quindi l'Impero (1508-1515), dopo il trattato di Noyons la Schiavonìa si trovò a ridosso del confine con l'Impero e ne ebbe a soffrire pesanti conseguenze commerciali ed economiche.
Il territorio della gastaldia di Antro venne suddiviso nelle due contrade di Antro e di Merso e all'inizio del XVI secolo vennero istituiti due tribunali detti banche, ciascuna composta di 12 giudici popolari che si riunivano attorno alle lastre o tavoli di pietra come praticato in varie aree dell'Italia settentrionale e nei paesi tedeschi. A tal proposito, ad Antro venne impiegata all'uopo un'antica lastra (probabilmente protostorica) la cui funzione originaria è tuttora sconosciuta.
La prima "banca" si riuniva ad Antro (oggi Biacis) e a Tarcetta, la seconda a Merso inferiore e ad Azzida. Durante le sedute, dette "praude", il gastaldo assisteva come garante. Per brevità, possiamo dire che esse avevano la funzione di tribunale di primo grado mentre gli appelli si effettuavano presso quella di Antro, in un ulteriore grado di giudizio alla comunità di Cividale per poi proseguire col Luogotenente veneziano. Potevano giudicare in "civile" e in "criminale" mentre per questioni "criminalissime", cioè gli omicidi, vigeva l'usanza di riunire i decani presso la chiesa di San Quirino che fungevano da giudici potendo così comminare anche la pena di morte che nel caso veniva praticata per impiccagione presso quella stessa chiesa. L'autonomia giudiziaria valeva comunque per circa la metà del territorio, essendo il restante concesso in feudo a nobili friulani per lo più cividalesi.
Per quanto riguarda l'amministrazione della cosa pubblica vi era un sistema elettivo che partiva dal basso e la sua istituzionalizzazione è di inizio Cinquecento. Alla base c'erano i "comuni", che avevano proprie vicinìe (cioè le assemblee dei capifamiglia di più villaggi, esistenti già in tutto il mondo antico); a capo di esse c'erano i decani che a loro volta eleggevano due decani grandi: uno per la contrada di Antro e uno per quella di Merso. Decani, decani grandi e giurati comunali si riunivano per trattare problemi comuni nell'arengo di ciascuna convalle e tutti insieme nella "vicinìa grande" o "arengo" nei pressi della chiesa di San Quirino (San Pietro al Natisone).
Gli obblighi militari, invece, si ridussero alla guardia dei confini con la fornitura di 200 uomini aventi il compito di sorvegliare i cinque passi che portavano nella valle dell'Isonzo e dello Judrio: Pulfero, Luico, Clabuzzaro, Clinaz e San Nicolò.
Durante la guerra di Gradisca (1615-1617) gli schiavoni furono coinvolti nella difesa del territorio e in alcuni combattimenti contro le soldatesche imperiali.
Napoleone, l'Austria e l'Italia
[modifica | modifica wikitesto]I privilegi della Slavia cessarono assieme alla Serenissima nel 1797 e il passaggio del territorio veneziano all'Impero Asburgico; la situazione peggiorò ulteriormente durante il periodo napoleonico (1805-1813) quando furono abolite le vicinie, gli arenghi e le banche e furono istituiti otto comuni; questo sistema fu confermato dagli austriaci. Nel 1866, dopo la Terza guerra d'indipendenza italiana, l'Austria cedette il Veneto e il Friuli e la Slavia passò sotto il Regno d'Italia.
Sin dal 1848 i discendenti degli antichi slavi sostennero unanimemente il processo di unificazione, in virtù del legame con la Serenissima che aveva garantito loro una forte autonomia. In particolare dopo la presa di Roma del 1870, si definirono due diverse prese di posizione in ambito politico e nazionale: così come buona parte della classe politica locale (Cucavaz, Musoni, Sirch e altri) era fortemente filo italiana, buona parte del clero divenne invece filo slovena e anti italiana perché ravvisava nel nuovo regno uno Stato sacrilego e responsabile dello spodestamento del papa re.
Il periodo italiano si contraddistinse in una serie di iniziative di carattere sociale quali la fondazione di parecchie scuole elementari, l'Istituto magistrale, una Società Operaia di ispirazione mazziniano-garibaldina, un Comizio agrario nato con la finalità di diffondere cultura tecnica tra gli agricoltori e gli allevatori. A questo si aggiunsero i primi interventi viari con la sistemazione delle strade, malgrado parecchie aree montane videro il loro isolamento plurisecolare perdurare un po' più a lungo.
I politici irredentisti friulani, quali Pacifico Valussi e Giovanni Marinelli, propugnarono uno sviluppo dell'artigianato, dell'economia, della cultura e delle infrastrutture e purtroppo le polemiche ideologiche del periodo ad essi successivo hanno mistificato ingiustamente l'opera di tali uomini, che rispettarono la connotazione slavofona di quelli che definivano i "nostri slavi" così come nel 1848 Daniele Manin si rivolgeva ai "fratelli slavi" del distretto di San Pietro degli Schiavoni, mentre non vedevano di buon occhio gli sloveni filo austriaci del goriziano.
Il distretto di San Pietro al Natisone (come si chiamarono ufficialmente le Valli del Natisone) fu pesantemente coinvolto dal primo conflitto mondiale, in particolare con la disfatta di Caporetto del 1917. Durante il dopoguerra si irrobustirono le infrastrutture tra cui la ferrovia Cividale-Caporetto.
Nel 1933 il fascismo proibì a livello nazionale l'uso di tutti gli idiomi che non fossero la lingua italiana. Durante la seconda guerra mondiale, a partire dal 1942, il territorio divenne zona di operazioni delle formazioni partigiane slovene. Dopo l'8 settembre 1943 si formò la Repubblica di Kobarid-Caporetto che comprendeva anche le Valli del Natisone e che fu attiva fino ai primi giorni di novembre, quando il territorio fu occupato dall’esercito tedesco nazista, sostenuto da militari della Repubblica Sociale Italiana, e inglobato fino alla fine della guerra nella Zona d'operazioni del Litorale adriatico. La popolazione civile dovette subire violenze e angherie d'ambo le parti.
Dopo la seconda guerra mondiale nella Slavia si aprì la questione della definizione dei confini e si inasprì la dualità politico-identitaria. Chi all'epoca della guerra fredda si considerava di nazionalità slovena veniva identificato come filo-jugoslavo e comunista. Parte della popolazione locale, invece, si autodefiniva slavofona ma italiana; non ricercò quindi la protezione linguistica della quale godettero invece gli sloveni delle province di Gorizia e Trieste, storicamente e culturalmente molto più legati alla Slovenia[14].
Il clero filosloveno riprese l'uso della lingua slovena nelle chiese così come le forze di sinistra si impegnarono per la tutela della lingua slovena, mentre la Democrazia Cristiana, partito di maggioranza assoluta nella Slavia, assunse una posizione opposta sulla questione linguistica.
Le organizzazioni segrete in funzione anticomunista e anti jugoslava (Organizzazione O, Terzo corpo volontari della libertà) che poi sfociarono nell'organizzazione Gladio ebbero nella Slavia numerosi affiliati, per lo più membri del corpo degli Alpini, impiegati statali, ex fascisti e appartenenti alle forze armate della Repubblica di Salò.
Etnie, lingue e dialetti
[modifica | modifica wikitesto]La Slavia friulana è caratterizzata dalla presenza di una comunità parlante la lingua slovena; in alcuni comuni considerati, oltre agli abitanti parlanti la lingua slovena, ci sono anche abitanti parlanti la lingua friulana. Gli appartenenti alla comunità slovena sono concentrati prevalentemente nei comuni situati nella parte settentrionale e nella parte orientale della Slavia friulana; nei comuni situati nella sua parte sudorientale sono invece presenti sia appartenenti alla comunità slovena che appartenenti alla comunità friulana.
| Comuni della Slavia friulana con predominate presenza di parlanti la lingua slovena | ||||||
|---|---|---|---|---|---|---|
| Comune | Nediško[15] | Sloveno | Totale abitanti censimento 1921[16] | Abitanti sloveni censimento 1921[16] | Totale abitanti (novembre 2025) | Superficie (km²) |
| Drenchia | Dreka | Dreka | 1 349 | 1 343 | 89 | 13,28 |
| Grimacco | Garmak | Garmak | 1 617 | 1 617 | 299 | 14,50 |
| Lusevera | Bardo | Bardo | 2 672 | 2 672 | 610 | 52,00 |
| Pulfero | Podbuniesac | Podbonesec | 1 662 | 1 659 | 837 | 48,03 |
| San Leonardo | Svet Lienart o anche Podutana | Šentlenart | 2 467 | 2 465 | 1 024 | 27,00 |
| San Pietro al Natisone | Špietar | Špeter Slovenov | 3 362 | 2 977 | 2 063 | 23,98 |
| Savogna | Sauodnja | Sovodnje | 1 905 | 1 905 | 350 | 22,11 |
| Stregna | Srednje | Srednje | 1 784 | 1 784 | 288 | 19,70 |
| Taipana | Tipána | Tipana | 3 376 | 2 328 | 531 | 65,00 |
| Totale | 20 194 | 18 750* | 6 091 | 285,60 | ||
| *Nota: Se si considerano anche i comuni della Slavia friulana, in cui i parlanti la lingua slovena convivono con i parlanti la lingua friulana (Montenars, Nimis, Attimis, Faedis, Torreano, Prepotto e Moimacco), i parlanti la lingua slovena, secondo il censimento del 1921, risultavano in totale 33 932[17] . | ||||||
Secondo alcuni rientrerebbe nella Slavia friulana anche il comune di Resia, anch'esso in area linguistica slavofona ma con un idioma molto arcaico; è da ricordare che le località di Bergogna (Breginj) e Luico (Livek) erano inserite nella Schiavonia veneziana, dalla quale sono state smembrate in epoca napoleonica e fanno parte ora del comune di Caporetto in Slovenia. C'è inoltre chi considera nella Slavia Friulana anche il comune di Cividale del Friuli, ma l'appartenenza è contestata, poiché secondo il censimento del 1971, l'ultimo che registrava l'appartenenza linguistica, solo lo 0,9% della popolazione era slovena.[18]
Della comunità slovena dell'Udinese fanno inoltre parte gli Sloveni della Val Canale presenti nei comuni di Pontebba, Malborghetto-Valbruna e Tarvisio entrati a far parte del Regno d'Italia dopo la prima guerra mondiale.
Il riconoscimento di appartenenza alla minoranza slovena degli sloveni della Slavia friulana
[modifica | modifica wikitesto]I rapporti tra le Amministrazioni dello Stato e le comunità linguistiche minoritarie sono regolati a specifiche leggi:
- Legge Regionale n. 15/1996 (Norme per la tutela e la promozione della lingua e della cultura friulane e istituzione del servizio per le lingue regionali e minoritarie);
- La Legge n. 482/1999 (Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche);
- Legge n. 38/2001 (Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli-Venezia Giulia);
- Legge Regionale n. 26/2007 (Norme regionali per la tutela della minoranza linguistica slovena);
- Legge Regionale n. 29/2007 (Norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana).La legge di tutela della minoranza slovena (Legge 38/2001) ha consentito nel 2001 l’istituzione a San Pietro al Natisone dell’Istituto comprensivo statale con insegnamento bilingue sloveno-italiano, frequentato, nell’anno scolastico 2021/2022, da circa 240 bambini ed alunni della scuola elementare e media inferiore[19][20]
La Slavia friulana è caratterizzata dalla presenza di due comunità etno-linguistiche riconosciute dallo Stato: la comunità di madre lingua slovena e la comunità di madre lingua friulana.
Nel corso del lungo iter parlamentare che ha preceduto l'emanazione delle norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli-Venezia Giulia (Legge n. 38/2001), varie componenti locali e politiche si opposero all'estensione della legge nell'allora provincia di Udine, sostenendo che gli idiomi locali non appartengono all'area linguistica slovena, poiché la loro originaria antica lingua slava non deriverebbe dallo sloveno, essendo essi precedenti di oltre quattro secoli.[21] Il famoso glottologo polacco Jan Baudouin de Courtenay ipotizzò che gli slavi del Natisone potessero addirittura avere delle componenti o un sostrato originari della cosiddetta area čakava, ossia serbo-croata, e che solo con l'evoluzione storica siano andati scemando; egli non escludeva che la provenienza potesse essere carantana [senza fonte]. Si rimane tuttavia nel campo delle ipotesi, non essendoci testi antichi nelle lingue slave, andatesi differenziando nell'alto medioevo. Comunque, uno slavista di fama nazionale e nativo proprio di Vernasso, Bruno Guyon, propose nella prima metà del XX secolo una suddivisione linguistica nella vallata del Natisone, da una parte, e in quelle dell'Alberone, dell'Erbezzo e del Cosizza, dall'altra. Egli inoltre analizzò il sistema vocalico e consonantico delle due varianti locali, ravvisando un sostrato serbo antico nella variante della convalle del Cosizza e dell'Erbezzo.[senza fonte]Per accennare alla rimanente zona slavofona del Friuli, anche la peculiarità dell'idioma resiano indicherebbe una evidente autonomia linguistica, frutto di un particolare percorso storico e del successivo isolamento della vallata.[senza fonte]
A prescindere da tali considerazioni soggettive, gli slavisti considerano i dialetti parlati nelle valli della Slavia friulana dei dialetti della lingua slovena.[22] In merito all’appartenenza di tali idiomi, l’Istituto per la lingua slovena presso il Centro di Ricerca Scientifica dell’Accademia Slovena della Scienza e dell’Arte di Lubiana ha dichiarato, nel 2019, che “i dialetti delle Valli del Natisone, delle Valli del Torre e della Val Resia si possono oggettivamente classificare tra i dialetti della lingua slovena”[23][24]. Anche l’Associazione Italiana degli slavisti ha ribadito, in varie occasioni, che gli sloveni della provincia di Udine (Val di Resia, Valli del Natisone, e Valle del Torre e del Cornappo) parlano tre diversi dialetti sloveni, appartenenti, come i dialetti sloveni delle province di Gorizia e Trieste, al gruppo dei dialetti comunemente definiti del Litorale.[25]
Rappresentanza politica
[modifica | modifica wikitesto]Nei comuni della Slavia Friulana le rappresentanze politiche organizzate in liste civiche e le amministrazioni comunali sono attualmente per lo più di centrodestra. Solo a Drenchia, che ha 88 abitanti, il partito sloveno Slovenska Skupnost raggiunge percentuali apprezzabili, oltre il 10%. Nelle elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia del 2018 nei 9 comuni il partito sloveno fu votato appena dal 2,87%, mentre nelle regionali 2023 solo dal 2,33%.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Carlo Podrecca (1884), Slavia italiana, su Liber Liber. URL consultato il 12 aprile 2026.
- 1 2 Enciclopedia Treccani, su treccani.it. URL consultato il 12 aprile 2026.
- 1 2 SuperDizionari Friulano-Italiano, ARLEF FVG, su superdizionari.arlef.it. URL consultato il 12 aprile 2026.
- ↑ (SL) Registro dei beni culturali sloveni, su geohub.gov.si.
- ↑ (SL) Simon Rutar, Beneška Slovenija (PDF). URL consultato il 12 aprile 2026.
- ↑ Michela Giorgiutti, Regione Storia FVG, su www.regionestoriafvg.eu. URL consultato il 12 aprile 2026.
- ↑ In realtà, col termine "Schiavonia" i veneziani si riferivano indistintamente a tutte le aree del proprio dominio abitate da genti slavofone. Il medesimo etno-toponimo veniva usato anche per alcune località venete quali Casale sul Sile o la frazione di Schiavonia nel comune di Este, oltre alle vie Schiavonesca che si trovano in diverse località della provincia di Treviso. Un analogo discorso etnotoponomastico è valso anche in altre aree italiane, dove si possono riscontrare località quali San Giacomo degli Schiavoni in Molise e Ginestra degli Schiavoni in Campania. (Un caso a sé è Porta Schiavonia a Forlì, al confine occidentale del centro storico, perché gli storici non sono in grado di ricostruire la genesi di tale antico nome).
- ↑ Michela Giorgiutti
- ↑ Secondo il geografo Giorgio Valussi "il nome di Slavia Veneta gode tuttavia ancora del maggior credito nella letteratura". Giorgio Valussi, Gli Sloveni in Italia, Trieste, Lint, 1974, p. 73.
- ↑ Simon Rutar, Beneška Slovenija : prirodoznanski in zgodovinski opis. Ljubljana, 1899.
- ↑ la.wikisource.org, https://la.wikisource.org/wiki/Historia_Langobardorum/Liber_V.
- ↑ Michela Giorgiutti
- ↑ Relazione Commissione, 2001
- ↑ Faustino Nazzi, Alle origini della "Gladio": la questione della lingua slovena nella vita religiosa della Slavia Friulana nel secondo dopoguerra, in Udine: La Patrie dal Friul, 1997.
- ↑ Špehonja Nino, Vocabolario Italiano - Nediško (PDF), Poligrafiche San Marco, 2012. URL consultato il 31 luglio 2024.
- 1 2 Boris Gombač, Atlante storico dell’Adriatico orientale, pg. 220, Bandecchi & Vivaldi Editori, Pontedera 2007
- ↑ Censimento 1921,1928, p. 268, 269
- ↑ journals.lib.washington.edu, https://journals.lib.washington.edu/index.php/ssj/article/viewFile/3423/2836. URL consultato il 16 settembre 2024 (archiviato l'8 marzo 2016).
- ↑ Gruden, Živa: Dvajset korakov. Zavod za slovensko izobraževanje LithoStampa, Špeter 2005
- ↑ primorski.eu, https://www.primorski.eu/se/po-desetih-letih-v-spetrski-soli-spet-manj-kot-250-otrok-IC1040912.
- ↑ Copia archiviata, su legaslaviafriulana.org. URL consultato il 17 novembre 2009 (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2009).
- ↑ Sandro Quaglia, Per la scienza internazionale il resiano è sloveno, su bardo-lusevera-news.blogspot.com, 29 giugno 2017.
- ↑ iskbenecija.eu, https://www.iskbenecija.eu/wp-content/uploads/2020/11/nadisko.pdf.
- ↑ ojs.zrc-sazu.si, https://ojs.zrc-sazu.si/jz/article/download/8571/7855.
- ↑ novimatajur.it, https://novimatajur.it/attualita/roberti-incontra-chinese-e-promette-un-nuovo-studio-linguistico-culturale-sul-resiano-che-resta-un-dialetto-sloveno.html.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Autori vari, Slavia friulana[collegamento interrotto], Cormons 2013 il cui testo è consultabile qui
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- Autori vari, Pulfero - Ambiente, storia, cultura, Pulfero1994.
- Autori vari, Valli del Natisone - Nediške doline, (a cura di P.Petricig), San Pietro al Natisone 2000.
- Autori vari, Terre d'incontro - Kraji srečanj, Cividale 2007.
- Giorgio Banchig, Slavia - Benečija. Una storia nella storia, Cividale 2013.
- Enrico Bonessa, L'infinita polemica, Udine 2013.
- M. Brecelj - G. Nazzi, Lingue d'Europa: italiano, friulano, sloveno, tedesco, inglese, Udine 1995.
- Angelo Cracina, Gli Slavi della Val Natisone. Religiosità e folclore ladino e slavo nell'alto Friuli, Del Bianco, Udine 1978
- Antonio Cuffolo, Moj dnevnik. La seconda guerra mondiale vista e vissuta nel "focolaio" della canonica di Lasiz, (a cura di G.Banchig), Cividale 2013.
- Daniela Durissini e Carlo Nicotra, Valli del Torre e del Natisone, Trieste, Lint, 2002, ISBN 88-8190-177-3.
- Carlo Podrecca, Slavia italiana, Cividale 1884.
- Carlo Podrecca, Slavia italiana - Polemica, Cividale 1885.
- Carlo Podrecca, Slavia italiana - Istituzioni amministrative ..., Cividale 1887.
- Relazione della Commissione mista storico-culturale italo-slovena istituita nell'ottobre 1993 sulla base di uno scambio di note intercorso tra i Ministri degli esteri italiano e sloveno (PDF), su isgrec.it, p. 11. URL consultato il 3 gennaio 2026.
- Liliana Spinozzi Monai, Il Glossario del dialetto del Torre di Jan Baudouin de Courtenay, Consorzio Universitario del Friuli, (2009).
- Liliana Spinozzi Monai, xxxx knjiga z besedili B. de Courteneya v nediškem narečju.
- Michela Giorgiutti, La Benecia veneta (1420-1797), su regionestoriafvg.eu. URL consultato il 1º aprile 2026.
- Michela Giorgiutti, La Benecia veneta, su regionestoriafvg.eu, ISBN 9788898796205. URL consultato il 13 gennaio 2026.
- Censimento del Regno d’Italia al 1º dicembre 1921 - Relazione generale – Capitolo XI (PDF), in Istituto Centrale di Statistica, pp. 268-269. URL consultato il 23 maggio 2023.
- Nino Špehonja, Nediška gramatika, Cormons 2012.
- Nino Špehonja, Besednjak Nediško-Taljansko, Cormons 2012.
- Nino Špehonja, Vocabolario Italiano-Nediško, Cormons 2012.
Voci correlate
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Slavia friulana
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Centro studi Nediža, su nediza.org.
- Storia della Slavia friulana, su legaslaviafriulana.org. URL consultato il 18 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2009).
- I sentieri della Slavia friulana, su nediskedoline.it. URL consultato il 18 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 20 agosto 2009).
- Il Santuario delle valli del Natisone., su castelmonte.info.
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