Alfredo Pizzoni

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Alfredo Pizzoni

Alfredo Pizzoni (Cremona, 20 febbraio 1894Milano, 3 gennaio 1958) è stato un politico italiano. Presiedette il CLNAI (Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia) dalla sua costituzione fino alla fine della guerra di liberazione.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studi ed esperienze militari e politiche[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del generale Paolo Pizzoni e di Emma Fanelli, interruppe gli studi liceali a causa dello scoppio della prima guerra mondiale, alla quale partecipò come ufficiale dei bersaglieri, meritando una medaglia d’argento al valor militare. Catturato sull'altopiano di Asiago, dopo un periodo nei campi di prigionia di Sigmundsherberg e di Hajmasketabor in Austria, partecipò al Corpo di spedizione internazionale in Palestina come ufficiale di collegamento.

Dopo gli studi ad Oxford e a Londra, si laureò in Giurisprudenza a Pavia nel 1920, e subito dopo venne assunto al Credito Italiano di Milano, dove iniziò una brillante carriera bancaria. Sposò nel 1922 Barbara Longa, detta Ninì, dalla quale avrà cinque figli: Paolo, Franca, Emma, Maria Grazia e Pietro. Dopo l’avvento al potere del fascismo si avvicinò dapprima al movimento "Italia Libera" e successivamente ai gruppi “Giustizia e Libertà”. Subisce gravi discriminazioni sul lavoro: licenziato per ragioni politiche fu poi riassunto nella sede periferica di Biella stante la sua riconosciuta competenza che i vertici della banca non volevano perdere. Nel 1933, su pressione della moglie, prese la tessera del partito fascista ritornando pertanto nella sede centrale del Credito Italiano. Pur esonerato dalla chiamata alle armi nel 1940 per la sua posizione in banca, decide di arruolarsi volontario. Come maggiore dei bersaglieri meritò una seconda medaglia, questa volta di bronzo, ma nel 1942 fu smobilitato per ragioni di salute e riprese il lavoro in banca a Milano.

La guida del CLNAI[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo l’8 settembre 1943 Pizzoni, pur non appartenendo ad alcun partito politico, fu scelto per presiedere il CLN lombardo, che nel febbraio 1944 divenne il CLNAI. Le sue esperienze lo rendevano in effetti un uomo particolarmente adatto a quel ruolo, in quanto Pizzoni univa, al sicuro antifascismo e all’esperienza militare, una profonda conoscenza degli ambienti bancari e finanziari lombardi (essenziale per organizzare il finanziamento interno della guerra partigiana) e una dimestichezza con la lingua e la cultura inglese, che favoriva i rapporti con i rappresentanti delle forze alleate. Per due anni Pizzoni, con il nome di battaglia di Pietro Longhi, coordinò uomini, denaro e strutture dei partigiani.

Il 7 dicembre del 1944, nella Sala Reale del Grand Hotel di Roma, firmò insieme a Giancarlo Pajetta, Ferruccio Parri ed Edgardo Sogno l'Accordo di Roma con gli Alleati, in particolare con il SACMED (Comando Alleato Supremo per il Mediterraneo), rappresentato dal generale Henry Maitland Wilson. Tale accordo, oltre a riconoscere il ruolo avuto dal CLNAI nella Resistenza, finanziò la guerra partigiana con un prestito di 160 milioni di lire al mese (prestito che sarà poi rimborsato dal Governo Italiano a partire dal gennaio del 1945). L'accordo, sancendo la piena collaborazione con gli alleati e la subordinazione militare del CLNAI alle forze alleate, garantì la sopravvivenza della Resistenza e le condizioni per una sua affermazione politica ancor più che militare.

Il ritorno alla vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo la liberazione, il 27 aprile 1945, Alfredo Pizzoni fu sostituito alla guida del CLNAI da Rodolfo Morandi, nominato in rappresentanza del PSIUP. Tornò al suo lavoro in banca, divenendo presidente del Credito Italiano. Il suo contributo alla Resistenza fu rapidamente dimenticato. Tra il 1945 e il 1948 scrisse le sue memorie, che lasciò ai figli con la disposizione che non fossero pubblicate prima di venticinque anni dalla sua morte. Le memorie di Pizzoni furono stampate da Einaudi con prefazione di Renzo De Felice nel 1993: le 3.000 copie, però, non furono mai immesse sul mercato. Una versione tascabile venne data alle stampe da Il Mulino nel 1995.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 2 giugno 1953[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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