Brigate anarchiche operanti nella resistenza italiana

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Le Brigate anarchiche operanti nella resistenza italiana furono attive durante la seconda guerra mondiale nella resistenza italiana, soprattutto nel centro e nord Italia.[1].

Toscana[modifica | modifica wikitesto]

Pistoia e zone limitrofe[modifica | modifica wikitesto]

  • A Pistoia combatte la Brigata Anarchica Squadre Franche Libertarie di Silvano Fedi, formata da 53 miliziani[2]. Sorge come nucleo ad opera di Egisto e Minos Gori[3], Tito e Mario Eschini, Tiziano Palandri, Silvano Fedi. Si occupa, la Brigata Anarchica, anche di rifornimento di armi per altre formazioni partigiane e della liberazione dei compagni catturati. Silvano Fedi, figura di combattente divenuta leggendaria, cade in un'imboscata il cui svolgersi è poco chiaro in quanto tesa da italiani, come testimonia l'anarchico Enzo Capecchi che sarà successore di Fedi al comando per breve periodo. La Brigata Silvano Fedi è la prima ad entrare a Pistoia liberata dai nazifascisti al comando di Artese Benesperi[4]. Appena la Brigata Anarchica entra in città, alle 5 del mattino, posiziona la bandiera rossa e nera sul campanile del duomo, ma alle 10 la bandiera viene sostituita da una tricolore.
  • A Lucca e in Garfagnana agisce la brigata autonoma Manrico Ducceschi, formata in buona parte da anarchici, che ha al suo attivo la cattura di circa 8000 nazifascisti e perde circa 300 uomini[5].

Carrarese e Lunigiana[modifica | modifica wikitesto]

Una citazione dal sito ANPI sintetizza in modo chiaro la situazione in questa zona:

« Lo spirito ribelle e antifascista della popolazione non poteva essere diverso perché già nella guerra antifranchista di Spagna ben 40 apuani, di cui due donne, avevano partecipato con le armi in pugno contro i fascisti spagnoli. E che dire dell’eroico comandante della formazione “Elio” (Elio Wochiecevich), che il generale Francesco Sacchetto, nella sua qualità di ex militare del Comitato di Liberazione di Carrara giudicò: «combattente per la libertà, dal coraggio spinto fino alla temerarietà, il Comandante che seppe infondere con l’esempio nei propri gregari entusiasmo, fiducia e devozione »

(da [2])

In Lunigiana una formazione anarchica nota e dall'indiscussa efficienza militare fu il Battaglione Lucetti (la cui canzone, Dai monti di Sarzana, si può trovare qui). La "Lucetti", citata nel libro Il coraggio del pettirosso di Maurizio Maggiani, è una della tante formazioni anarchiche di cui la bibliografia di massa ha dato scarse informazioni. Secondo Maggiani non ci riuscirono i nazi-fascisti a portarli giù dalle montagne i partigiani della "Lucetti", bensì i carabinieri dopo la Liberazione. Altri gruppi furono la Michele Schirru, o Lucetti 2, la divisione Garibaldi Lunense[6], la formazione Elio Wochiecevich, al cui vicecomandante Giovanni Mariga venne assegnata la medaglia d'oro al VM, rifiutata per correttezza nei confronti dell'ideologia anarchica. Nella Brigata partigiana militava anche Belgrado Pedrini[7]. Altri gruppi operanti in zona furono Elio, la Sap R.Macchiarini, la Sap-Fai. La Resistenza anarchica fu particolarmente sviluppata in una zona dalle solide tradizioni libertarie e nella quale furono perpetrati da parte dei nazifascisti, nell'agosto del 1944, massacri immondi come quello di Sant'Anna di Stazzema (560 morti), di Vinca (173 morti), di San Terenzo Monti (163 morti) ecc.[8]

Livorno[modifica | modifica wikitesto]

A Livorno i gruppi anarchici sono tra i primi ad impossessarsi delle armi custodite nelle diverse caserme dalla città e nei locali dell'accademia navale di Antignano; vengono di seguito inquadrati nei Gap e nelle Brigate d'assalto Garibaldi. Zone di intervento delle formazioni con forte componente anarchica sono Pisa, Livorno e zone limitrofe, la Maremma, anche al fine di rifornire di armi le bande partigiane. Nomi noti sono Virgilio Antonelli, confinato ed incarcerato dai fascisti senza soluzione di continuità dal 1926 al 1941, e Giovanni Biagini, ricordati in modo particolare per le iniziative per la liberazione di partigiani catturati e/o rastrellati.

Firenze[modifica | modifica wikitesto]

A Firenze il Partito d'Azione forma una Banda armata sul Monte Morello, comandante è un anarchico Lanciotto Ballerini, morirà in combattimento, Lanciotto affrontò da solo il nemico, dando modo di fuggire al grosso dei compagni, infliggendo grosse perdite agli attaccanti e cadendo infine eroicamente alla mitragliatrice, gli venne assegnata

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare

alla Memoria e la sua vicenda ricorda quella del sovietico Fjodor il gigante russo (soldato dell'Armata Rossa fuggitivo ed ancora adesso molto amato dai genovesi), e di Mario Betto, Spartaco, nella zona operava un altro noto comandante partigiano Aligi Barducci, nome di battaglia POTENTE insignito di

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare

anche lui, nella cui formazione confluiranno i miliziani di Ballerini dopo la morte di quest'ultimo.

Grosseto[modifica | modifica wikitesto]

si ricordano Pietro Bianconi[9]

Lombardia[modifica | modifica wikitesto]

Milano[modifica | modifica wikitesto]

A Milano, oltre ad alcuni gruppi minori, le formazioni anarchiche di maggior peso operativo furono le Brigate Bruzzi Malatesta [10].

Pavia , Como , Brescia[modifica | modifica wikitesto]

A Como è attiva la Banda "Amilcare Cipriani" comandata da Tarcisio Robbiati, nella zona di Pavia le Brigate Bruzzi Malatesta nello specifico la 2ª Brigata "Errico Malatesta" al comando di Antonio Pietropaolo, mentre a Brescia l'ala anarchica converge in una formazione mista Giustizia e Libertà e Garibaldina, fra questi Bortolo Ballarini e Ettore Bonometti.

Lomellina[modifica | modifica wikitesto]

Pure qui a parte squadre anarchiche indipendenti con pochi miliziani le più importanti formazioni anarchiche erano le Brigate Bruzzi Malatesta

Piemonte[modifica | modifica wikitesto]

Torino[modifica | modifica wikitesto]

A Torino industriale, con base formativa all'interno della Fiat, combatte contro i nazifascisti la Brigata Anarchica chiamata 33º battaglione Sap "Pietro Ferrero". Fra i caduti da ricordare Dario Cagno, fucilato in quanto corresponsabile dell'uccisione del gerarca Domenico Giardina, e Ilio Baroni che Torino ha ricordato con una lapide, già combattente negli Arditi del Popolo a Piombino che muore durante l'insurrezione nella zona delle "Ferriere Piemontesi"[11]

Gruppi di difficile inquadramento[modifica | modifica wikitesto]

Nelle zone predette agivano anche squadre anarchiche autonome di piccola consistenza e delle quali è difficile trovare documentazione

Emilia-Romagna[modifica | modifica wikitesto]

Ravenna[modifica | modifica wikitesto]

A Ravenna nella 28ª Brigata Garibaldi si ha una massiccia presenza anarchica. Si ricordano Pirro Bartolazzi che con Merli è fra i dirigenti del CLN provinciale; Guglielmo Bartolini, che ha già subito 25 anni di carcere fascista, e Pasquale Orselli comandante della prima squadra partigiana che giunge a Ravenna per la Liberazione, Fabio Melandri, responsabile settore sostentamento e munizioni che verrà ucciso con la figlia dai nazifascisti.

Bologna, Modena , Reggio Emilia[modifica | modifica wikitesto]

Nelle zone di Bologna e Modena sono da ricordare per numero ed importanza di azioni militari Primo Bassi di Imola, Vindice Rabitti, Ulisse Merli, Aladino Benetti, Attilio Diolaiti che fu fucilato nel 1944 alla Certosa; questo è di particolare rilievo in quanto aveva partecipato ed organizzato le prime brigate partigiane di Imola, militando nella formazione "Bianconcini", fu presente anche a Bologna con la formazione "fratelli Bandiera" e la 7a Gap. A Reggio Emilia la 26a brigata d'assalto "Garibaldi" prende il nome di Enrico Zambonini[12] fucilato su ordine del Tribunale speciale ed era stato catturato con gli uomini della squadra di Don Pasquino Borghi[13], partigiano combattente in contatto con i fratelli Cervi e fucilato con Don Pasquino Borghi a Villa Minozzo, nella piazza comunale è stata posta una lapide a ricordo del partigiano anarchico che davanti al plotone di esecuzione in segno di disprezzo e sfida per i suoi carnefici grido' Viva l'Anarchia.

Piacenza[modifica | modifica wikitesto]

A Piacenza son di gran rilievo i partigiani anarchici Savino Fornasari e Emilio Canzi comandante unico della XIII zona operativa del piacentino,entrambi moriranno per strani incidenti dovuti ad automezzi alleati dopo la Liberazione. Al comando di Emilio Canzi ci sono 10000 partigiani. Entrambi moriranno dopo la Liberazione in modo sospetto investiti "casualmente" da automezzi alleati.

Liguria[modifica | modifica wikitesto]

Continuità[modifica | modifica wikitesto]

La Liguria già qualche anno prima della seconda guerra mondiale aveva dato un contributo non indifferente all'antifascismo con la partecipazione alla guerra di Spagna per gli anarchici ricordiamo Carlo Baccigalupo, il periodo di intervento in Spagna è del 1937, Virgilio Bertola, miliziano della Colonna Buenaventura Durruti, che partecipa agli scontri di Madrid, sul fronte d'Aragona ed Huesca, Adamo Agnoletto, Nicola Turcinovich, Marcello Bianconi, Antonio Casella della colonna Francisco Ascaso, dopo prenderea' il nome di Carlo Rosselli, Natale Cicuta anche lui della Francisco Ascaso e così Aldo Fiamberti, come Pompeo Crespi che nella battaglia di Almudevar verrà ferito, Adelmo Godani, Renato Gori, Giuseppe Nardi che militano successivamente in diverse formazioni, Giacomo Repetti che pur anarchico combatte in una Brigata Garibaldi e viene ripetutamente ferito (Brigata Garibaldi, poi vi è Mario Traverso caduto in Estremadura miliziano della Colonna Carlo Rosselli, Umberto Marzocchi Commissario politico della Colonna Carlo Rosselli che riesce a tornare in Italia dopo essersi arruolato nella Legione Straniera, fra i rimasti in Liguria finiti al confino per aver fornito fondi tramite raccolte ricordiamo Wanda Lizzari e Giuseppe Lapi. I miliziani antifascisti Liguri che dopo l'internamento nei campi francesi dopo La Retirada, ovviamente quelli sopravvissuti alla guerra di Spagna li ritroviamo nella Resistenza dopo l'8 settembre del 1943 e già a prepararla un anno prima.[14]

  • Buona parte degli studi, riscoperta e divulgazione della Resistenza Anarchica sono dovuti a Guido Barroero mentre altri sull'opposizione anarchica al fascismo inseriti nella storia dell'anarchia genovese e del suo interagire col movimento operaio di Genova son dovuti a Gaetano Perillo, che fu fra i comandanti degli Arditi del Popolo a Genova, comunista "di sinistra" a cui Genova ha dedicato un fondo per lo studio del movimento operaio Genovese situato a Palazzo Ducale (Genova).[15]

Genova[modifica | modifica wikitesto]

Il caso di Sestri Ponente[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Anarchici_e_Resistenza_a_Sestri_Ponente .

per notizie storiche sull'ambiente antifascista sestrese e Genovese vedere

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Formazioni_di_difesa_proletaria_a_Genova e Storia_del_movimento_operaio_a_Genova.

La vicenda di Sestri Ponente è particolare sia in Liguria che a livello nazionale sia per il legame con periodi storici del primo antifascismo che per la precisa documentazione raccolta da Guido Barroero.

Inizio della rivolta a Genova[modifica | modifica wikitesto]

Per lo specifico della formazioni Anarchiche Squadre di Azione Patriottica (SAP) e Gruppi di Azione Patriottica (GAP) vedere

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Anarchici e Resistenza a Sestri Ponente .

Uno dei primi momenti di rivolta contro i nazifascisti a Genova vede fra i suoi protagonisti un anarchico di Sestri Ponente, Eugenio Maggi, dopo l'8 settembre 1943 a Sestri Ponente dove i sentimenti antifascisti son comunque ben arroccati dove è ben vivo ancora il ricordo dellaDifesa della Camera del lavoro di Sestri Ponente ad opera degli Arditi del Popolo e delle Formazioni di difesa proletaria a Genova, i giovani e meno giovani, pure, cominciano a raccogliere armi abbandonate dai tedeschi e l'11 settembre si può considerare come atto di inizio della Resistenza di città a Genova, quando un reparto di tedeschi allertato per un deposito di armi abbandonate situato in Via Andrea Costa accorre per impossessarsene ma una squadra di Sestresi fra cui Maggi e i compagni Vittorio Zecca e Giacomo Pittaluga circondano il gruppo dei nazisti ed inizia un furioso combattimento, viene fatto saltare il camion delle armi ma i neo-partigiani pur se in maggior numero sono ben poco armati rispetto ai tedeschi e debbono ritirarsi, Maggi si rifugia all'interno del chiosco con funzione di edicola di Viale Canepa (ed il 5 dicembre 2003 Maggi morirà improvvisamente a pochi passi da quell'edicola che oltre mezzo secolo prima lo aveva salvato). Maggi diventerà miliziano della Brigata SAP Errico Malatesta, al comando di Antonio Dettori ed emanazione della Federazione Comunisti Libertari, Vittorio Zecca si assocerà Brigata Autonoma Langhe mentre Giacomo Pittaluga opererà Divisione garibaldina Coduri, che combatte nel Tigullio.[16] Oltre le già citate formazioni anarchiche nonché gli anarchici che militarono nella Resistenza occorre ricordare la Brigata SAP Crosa di Genova Nervi in cui ha militato Lorenzo Parodi, che poi passando prima nell'esperienza dei GAAP (Gruppi Anarchici Azione Proletaria) diverrà uno dei leader più carismatici di Lotta Comunista. Sulla direttrice Genova-Arenzano operano squadre di azione della Federazione Comunista Libertaria.Individualmente si ricordano ancora per il loro valore, Bianconi, membro del CLN di Pontedecimo, Grassini (della formazione SAP Errico Malatesta che operava a Sestri, Cornigliano, Sampierdarena), Caviglia, Sardini, Pittaluga.[17]

La Spezia, Sarzana[modifica | modifica wikitesto]

Nella zona della Spezia e Sarzana agiscono formazioni ovviamente in stretto contatto con la Bande Partigiane di Carrara e Lunigiana, vi sono due gruppi consistenti comandati dai due anarchici Fernando Contri e del Carpio, nella zona cadono in scontri a fuoco coi nazifascisti altri due partigiani anarchici assai conosciuti Renato Olivieri, che aveva già subito 23 anni di carcere fascista, e Renato Perini.

Lazio[modifica | modifica wikitesto]

A Roma gli anarchici non sono presenti come formazione autonoma ma militano in diverse formazioni partigiane, a parte il gruppo autonomo di operai a comando di Riziero Fantini, un anarchico passato nel periodo al partito comunista, che nel 1910 emigrò negli USA, dove divenne anarchico e conobbe Sacco e Vanzetti, e nel 1921 fu in Italia per costituire comitati in favore di Sacco e Vanzetti[18].

Le formazioni partigiane in cui militano gli anarchici grosso modo sono Bandiera Rossa, esempi ne Raffaele De Luca[19] ed Umberto Scattoni[20] ma principalmente nelle formazioni di Giustizia e Libertà comandate da Vincenzo Baldazzi, amico di Aldo Eluisi[21], azionista ma molto vicino ideologicamente al movimento anarchico. I due legati da antica e profonda amicizia furono fra i fondatori degli Arditi del Popolo, provenendo entrambi dalle file degli Arditi, Baldazzi aveva avuto come maestro Errico Malatesta.

Altro partigiano anarchico molto conosciuto fu Ettore Dore, miliziano antifascista in Spagna nella Colonna Ascaso che fu al comando di Carlo Rosselli nella guerra di Spagna e poi prese il nome di Colonna Rosselli.

Veneto[modifica | modifica wikitesto]

A Verona si ricorda l'anarchico Giovanni Domaschi, il quale fondò ed organizzò il CLN operante in zona, dal 1922 al 1943 aveva subito 11 anni di carcere fascista e 9 di confino con all'attivo 2 evasioni[22] catturato viene portato a Dachau ove morirà.

Friuli-Venezia Giulia[modifica | modifica wikitesto]

Una parte di anarchici opera all'interno di formazioni comuniste, ad esempio nella divisione "Garibaldi-Friuli", mentre a Trieste Giovanni Bidoli coordina il lavoro delle squadre autonome anarchiche con i partigiani di altra estrazione politica, verrà deportato nei campi di concentramento tedeschi e non tornerà come Carlo Benussi, mentre Nicola Turcinovich, già miliziano della Colonna Francisco Ascaso, (comandata per un certo periodo da Carlo Rosselli di cui nel seguito porterà il nome), da Trieste va a Genova a combattere con le squadre anarchiche locali. Bande anarchiche costituiscono in Carnia una zona libera autogestita, sul tipo repubblica partigiana, fra questi i partigiani anarchici della zona si ricorda Italo Cristofoli caduto durante un attacco alla caserma dell'esercito tedesco a Sappada.

Marche[modifica | modifica wikitesto]

Gli anarchici, per tradizione numerosi in tale regione, non hanno formazioni autonome di rilievo ma confluiscono in diverse Brigate Partigiane ad Ancona, Fermo, Sassoferrato. A Macerata muore Alfonso Pettinari, che aveva già subito numerosi anni di confino e che al momento era commissario politico di una brigata Garibaldi. Ad Ascoli Piceno, saranno protagonisti della Battaglia di Colle San Marco guidata dal comandante Spartaco Perini, i fratelli Loreti, entrambi anarchici.

Nomi di Spicco[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ informazioni generiche Formazioni e Locazione GLI ANARCHICI E LA RESISTENZA
  2. ^ Per Silvano Fedi si veda in Patria Indipendente 29 ottobre 2006, Resistenza italiana e rivoluzione - il sogno di Silvano Fedi, di Onofrio Gori
  3. ^ Egisto e Minos Gori
  4. ^ [1] Il sogno rivoluzionario di Silvano Fedi, comunista libertario, eroe della Resistenza pistoiese. Parla Artese Benesperi, suo amico e compagno di lotta.
  5. ^ si veda in Ducceschi e Fedi, due destini intrecciati? e il sito dedicato a Manrico Ducceschi
  6. ^ Si veda in Brigate partigiane sulla Linea Gotica occidentale
  7. ^ Per queste formazioni si veda, nel sito socialismo libertario.it, la nota su Anarchici a Carrara
  8. ^ Si veda, in Archivi della Resistenza, la CRONOLOGIA APUO-LUNIGIANESE 1943 - 1945:

    « Gino Menconi, ex confinato politico e figura di riferimento dell’antifascismo e della Resistenza carrarese, muore nel parmense a Bosco di Corniglio, classico luogo di ritrovo delle figure più influenti della lotta partigiana e sede del Comando Unico parmense, circondato e attaccato da alcuni reparti tedeschi. Intanto, a Forno, il CLN di Apuania riconosce alla Divisione Lunense il ruolo di Comando Unico e coordinamento della Resistenza apuo-lunigianese. »

  9. ^

    « Pietro Bianconi (Piombino 1924 - 1992) ha partecipato alla Resistenza prima come gappista nelle file del Partito d'Azione, poi nella III Brigata Garibaldi sui monti del grossetano. Un tribunale repubblichino lo condannò a morte nel '44; membro del Direttivo nazionale della CGIL fino al '59, collaboratore a giornali e riviste della sinistra extraparlamentare ed anarchiche, condannato più volte dal '68 al '72, imprigionato per la sua attività di scrittore antimilitarista anarchico. »

    GLI ANARCHICI ITALIANI NELLA LOTTA CONTRO IL FASCISMO edizioni Archivio Famiglia Camillo Berneri
  10. ^ Mauro De Agostini, Franco Schirone, Per la rivoluzione sociale. Gli anarchici nella Resistenza a Milano (1943-1945), Zero in condotta, Milano, 2015.
  11. ^ riferimento .bibliografia specifica T. Imperato, Anarchici a Torino: Dario Cagno e Ilio Baroni
  12. ^ biografia ANPI
  13. ^ Biografia ANPI
  14. ^ bollettino numero 2
  15. ^ studio di Barroero su anarchici e Resistenza in Liguria
  16. ^ da Biografia Eugenio Maggi
  17. ^ dislocazione formazioni Anarchiche
  18. ^ [http://www.romacivica.net/anpiroma/biografieroma/biografiermf.htm biografia ANPI
  19. ^ biografia ANPI
  20. ^ biografia ANPI
  21. ^ La storia del Circolo Giustizia e Libertà di Roma da ANPI
  22. ^ circolo rosselli milano le evasioni di Domaschi
  23. ^ biografia
  24. ^ il suo nome fu associato alla Lunense che divenne Elio Lunense
  25. ^ autore del libro Memorie partigiane L'Arciere, Cuneo , La Nuova Italia, prefazione di Nicola Tranfaglia

    « tenente degli alpini quando l’otto settembre coglie l’esercito italiano in sfacelo e la IV armata in ritirata dalla Francia senza direttive». Dunchi non ha esitazioni: «Far fuori il colonnello e tutti gli altri che sono d’accordo con lui a calar le braghe. Dopo prendiamo in mano la truppa, armi e bagagli, ripuliamo la città dai fascisti e ci prepariamo a combattere i tedeschi». »

    dalla prefazione di Nicola Tranfaglia, formera' con Ignazio Vian e Franco Ravinale la «Banda Boves»
  26. ^ al funerale di Pietro Valpreda
  27. ^ biografia
  28. ^ Biografia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L'antifascismo rivoluzionario, BFS, Pisa, 1993
  • La resistenza sconosciuta, Zero in Condotta, Milano, 1995
  • Pietro Bianconi, La resistenza libertaria, TraccEdizioni, Piombino, 1984
  • Paola Feri, Il movimento anarchico in Italia (1944-1950), dalla resistenza alla ricostruzione,FIAP, Roma, 1978
  • Mauro De Agostini, Franco Schirone, Per la rivoluzione sociale. Gli anarchici nella Resistenza a Milano (1943-1945), Zero in condotta, Milano, 2015
  • Gaetano ManfredoniaLa Resistenza sconosciuta: gli anarchici e la lotta contro il fascismo 1995
  • Roberto Gremmo L'ultima Resistenza: le ribellioni partigiane in Piemonte
  • Gino Cerrito, Adriana Dadà Gli anarchici nella resistenza apuana
  • Atti della giornata di studi su L'Antifascismo rivoluzionario. Tra passato e presente, Pisa 25 aprile 1992, BFS 1993;
  • Giornali anarchici della Resistenza 1943-'45 / Gli anarchici e la lotta contro il fascismo in Italia, Ediz. Zero in Condotta, Milano 1995;
  • Adriana Dada', L'anarchismo in Italia: fra movimento e partito. Storia e documenti dell'anarchismo italiano, Teti Milano 1984;
  • Italino Rossi, La ripresa del movimento anarchico italiano e la propaganda orale dal 1943 al 1950, RL Pistoia 1981;
  • Pietro.Bianconi, Gli anarchici nella lotta contro il fascismo, Ediz. Archivio Famiglia Camillo Berneri, Pistoia 1988;
  • Gino Cerrito, con Adriana Dadà, Maria Pacini Gli anarchici nella resistenza apuana, a c. di Fazzi Editore, Lucca 1984;
  • M. Rossi, Avanti siam ribelli..." Appunti per una storia del movimento anarchico nella Resistenza, BFS Pisa 1985;
  • M.Lampronti, L'Altra Resistenza. L'Altra Opposizione (comunisti dissidenti dal 1943 al 1951), Antonio Lalli, Firenze 1984;
  • C.Venza,Umberto Tommasini. L'anarchico triestino, ediz. Antistato Milano 1984;
  • Libero Cavalli, C. Strada, Nel nome di Matteotti. Materiali per una storia delle Brigate Matteotti in Lombardia, 1943-1945, FrancoAngeli, Milano 1982;
  • G.Manfredonia, Les Anarchistes italiens en France dans la lutte antifasciste, in "Collection de l'Ecole francaise de Rome", Roma n.94/1986;
  • M.R. Bianco, Les anarchistes dans la Resistance, vol. 2, Témoignages 1930-1945, in "Bulletin" C.I.R.A. Marsiglia, n.23/25 del 1985;
  • Ivan Tognarini, Guerra di sterminio e Resistenza. La provincia di Arezzo 1943-1944, E.S.I. Napoli 1990;
  • L.Bettini, Bibliografia dell'anarchismo, vol.1, tomi I e II, C.P. editrice Firenze 1972-1976;
  • Giorgio Sacchetti, Resistenza e guerra sociale. Il movimento anarchico e la lotta di liberazione 1943-1945, in "Rivista Storica dell'Anarchismo" Pisa, a.II, n.1/1995;
  • Giorgio Sacchetti, Gli anarchici contro il fascismo, 'Sempre Avanti', Livorno 1995;
  • "Almanacco Socialista", Milano, ed. Avanti! 1962;"A-Rivista anarchica" Milano, n.4/1973
  • Gaetano Perillo, Gibelli Camillo Storia della Camera del lavoro di Genova : Dalle origini alla seconda guerra mondiale, 1980

Bibliografia inerente alla Brigate Franche Libertarie di Silvano Fedi[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Onofrio Gori, Arrivano i partigiani, Pistoia è libera, in “Microstoria”, n. 35 (mag./giu. 2004).
  • Alberto Ciampi, Virgilio Gozzoli, vita irrequieta di un anarchico pistoiese, in “Microstoria”, n. 37 (set./ott. 2004).
  • S. Bardelli-E. Capecchi-E. Panconesi, Silvano Fedi. Ideali e coraggio, Pistoia, Nuove esperienze, 1984, pp. 45–68.
  • Giorgio Petracchi, Al tempo che Berta filava. Alleati e patrioti sulla linea gotica (1943-1945), Milano, Mursia, 1996, pp. 89–91.
  • Renato Risaliti, Antifascismo e Resistenza nel Pistoiese, Pistoia, Tellini, 1976, pp. 213–214.
  • Marco Francini La guerra che ho vissuto. I sentieri della memoria, Pistoia, Unicoop Firenze-Sezione soci Pistoia, 1997, p. 364.
  • R. Corsini, Le tappe della vita di Silvano Fedi, in “Bollettino Archivio Giuseppe Pinelli”, n. 5 (lug. 1995).
  • R. Bardelli-M. Francini, Pistoia e la Resistenza, Pistoia,
  • Tellini, riedizione 1980, pp. 59–61;
  • Italino Rossi, La ripresa del Movimento Anarchico e la propaganda orale dal 1943 al 1950, Pistoia, RL, 1981, pp. 26–30, 133-143;
  • Pietro Bianconi, Gli anarchici italiani nella lotta contro il fascismo, Pistoia, Archivio Famiglia Camillo Berneri, 1988, pp. 83–97;
  • Gli anarchici contro il fascismo: Pistoia, in “A Rivista Anarchica”, n. 20 (1973);
  • La scuola nel regime fascista: il caso del Liceo classico di Pistoia, Pistoia, Amministrazione comunale, 1977, pp. 51, 55.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]