Colonna Buenaventura Durruti

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Biglietto d'ingresso in una sala cinematografica ritrovato presso un luogo di riunione degli anarchici nel 1936 durante la guerra civile spagnola.

La colonna Buenaventura Durruti è una delle formazioni militari non regolari formata da anarchici e comunisti che combatté contro Francisco Franco e le truppe fasciste straniere durante la guerra civile spagnola. Prese il nome dal sindacalista anarchico Buenaventura Durruti, morto nei primi mesi di guerra.

L'attività continuò successivamente anche durante il regime di Franco, ad opera di formazioni di matrice libertaria.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

L'anarchia ha ancora ed ha avuto ancor più nel passato forte radicamento nella società spagnola, ad esempio la guerriglia antifranchista fu condotta per vent'anni sostanzialmente dai soli anarchici dopo la fine della seconda guerra mondiale. Verso il 1850 l'ideologia anarchica strutturata fu introdotta in Spagna da Giuseppe Fanelli,[1] seguace italiano dell'anarco-comunista Michail Aleksandrovič Bakunin, considerato fra i padri della moderna visione anarchica della società. All'interno della Prima Internazionale vi era rappresentata la sezione spagnola. In tempi più recenti, nel 1931, Nestor Makhno inviò una lettera di invito alla lotta agli anarchici spagnoli[2]. Ciò è indicativo del ruolo significativo che avranno gli anarchici nella guerra di Spagna e, dopo la vittoria dei franchisti, nella guerriglia.

« La causa della rivoluzione spagnola è la causa dei lavoratori di tutto il mondo, e, in questa opera, è impossibile coordinarsi con il partito che, per ottenere il potere assoluto nel paese, non esiterebbe ingannare i lavoratori e impadronirsi di tutte le conquiste rivoluzionarie, per divenire il peggior tiranno e nemico della libertà e dei diritti del popolo. »
(Nestor Makhno, 29 aprile 1931)

L'anarchia trovò terreno fertile in terra di Spagna a causa delle pessime condizioni di vita di contadini ed operai che si avvicinarono con rapidità alle proposte dell'anarco-sindacalismo, sviluppate verso la fine del secolo. La Confederazione nazionale del lavoro, ovvero la CNT[3] si formalizzò nel 1911 come risposta di classe al riformismo acquiescente dei sindacati ed ebbe il compito di evitare l'isolamento della frangia anarchica, isolamento che aveva già portato ristretti gruppi di libertari a scegliere il metodo terroristico, errore fatale in situazione non insurrezionale. Cioè si può dire che il sindacalismo fu un mezzo più politico che rivendicativo in senso stretto per collegare il movimento anarchico alla classe operaia e che lo scopo era quello di riunire tutti i lavoratori in un unico grande sindacato. La CNT per struttura e scelta era un'organizzazione in cui potevano apportare contributi, ed esserne militanti, anche lavoratori non anarchici, essendo stata concepita come "cinghia di trasmissione" verso l'ideologia anarchica, quindi non era un'organizzazione politica in senso stretto. Dal punto di vista espressamente politico fu creata nel 1927 la FAI, federazione anarchica iberica e seguendo lo schema della "cinghia di trasmissione" molti militanti della FAI divennero importanti capi della CNT. Quando iniziò la guerra civile spagnola esistevano altre formazioni anarchiche confederate come la (FIJL), Federazione iberica dei giovani libertari(a cui si riferisce il manifesto dedicato ad Eliseo Reclus) e le Donne libere (Mujeres libres)[4]. Vi fu una repentina risposta alla sollevazione dei franchisti da parte della CNT, in quanto, tramite questa "cinghia di trasmissione", l'ideologia anarchica aveva fatto grossa presa all'interno della classe operaia. Da qui ebbe inizio la formazione di milizie, che oltre combattere i franchisti procedettero all'occupazione ed espropriazione di grossi appezzamenti di terreno per ridistribuirli ai contadini ed all'occupazione delle fabbriche. Appena 10 giorni dopo il colpo di mano di Franco vi erano circa 18.000 miliziani organizzati militarmente dalla CNT con un retroterra di 150.000 pronti alla lotta, in quanto, approfittando dello stato di confusione derivante dallo sbando dell'esercito non era difficile procurarsi armi. L'organizzazione delle milizie era ben diversa da quella di un normale esercito, non vi erano divise e l'appartenenza all'una od all'altra formazione era indicata dal colore dei fazzoletti. L'unità più piccola era il "gruppo" formato da 10 miliziani, che aveva per rappresentante un delegato democraticamente eletto, dieci gruppi formavano una "Centuria", un numero di centurie non prefissato, ma dipendente dalle esigenze belliche delle diverse zone, costituiva una "Colonna". La Colonna era comandata da un comitato di guerra eletto dai miliziani e rimovibile, in genere ogni colonna aveva aggregati ex ufficiali dell'esercito ed esperti d'artiglieria e nell'uso degli esplosivi.

I rapporti tra gli anarchici e comunisti[modifica | modifica wikitesto]

Il particolare momento storico portò allo scontro fratricida fra le formazioni anarchiche, poumiste e dei comunisti di sinistra da una parte e i comunisti di osservanza moscovita guidati dai servizi segreti di Stalin dall'altra.

« Contrari all'abolizione della proprietà e agli esperimenti sociali degli anarchici, gli stalinisti e i moderati intendono liquidare tutto quello che resta delle conquiste rivoluzionarie del luglio del '36, e sciogliere il POUM, oggetto da molti mesi di calunniosi attacchi da parte della stampa del Comintern, perché sostiene che la rivoluzione sociale e la lotta contro i franchisti devono progredire di pari passo e per aver condannato i processi di Mosca a Zinoviev, a Kamenev e agli altri “vecchi bolscevichi” »

[5]

L'esigenza di Mosca era duplice, una di taglio squisitamente politico, l'altra di taglio tattico nel panorama europeo; quella politica era che la guerra di Spagna poteva evolversi in faro per una nuova rivoluzione proletaria internazionale, cosa ovviamente sgradita a Stalin, il secondo motivo derivava dal fatto che l'esautorazione dell'URSS dal Patto di Monaco che diede mano libera alla Germania nazista in Cecoslovacchia, provocando l'ira di Winston Churchill, aveva messo in moto un progressivo avvicinamento fra la Germania nazista e la Russia di Stalin che poi per i Polacchi, e successivamente anche per i Sovietici, sfociò nel tragico patto Patto Molotov-Ribbentrop. Essenziale era anche la differenza di impostazione teorica tra una società comunista e/o comunista libertaria ed una società stalinista per cui gli scontri fra le ali antifasciste suddette erano storicamente inevitabili sia per contesto che per retroterra teorico. I gruppi trotskisti che agirono in Spagna furono diversi e il POUM non si può considerare un gruppo trotskista in senso stretto tenuto conto dei pessimi rapporti con Lev Trotsky e la IV Internazionale. Hugh Thomas, fra i maggiori storici della Guerra di Spagna, lo definisce semi-trotskista. Come trotskisti legati alla IV Internazionale vi furono due formazioni che agirono in Spagna tra il luglio 1936 e la fine del 1937 e precisamente:

  • La Sección Bolchevique-Leninista de España, strutturata nel novembre 1936 in Barcellona da Manuel Fernández Grandizo, nome di battaglia G. Munis, considerata la sezione spagnola ufficiale della IV Internazionale che tentò invano di entrare nel POUM di Andreas Nin (la tattica dell'"entrismo" era spesso applicata dai trotskisti). Nel gennaio 1937 iniziò a pubblicare un «Boletín», sostituito tre mesi dopo da «La Voz Leninista». La linea di questa rivista portava avanti l'ipotesi della formazione di un fronte operaio rivoluzionario avverso alla politica di collaborazione con il governo catalano propugnata da POUM e CNT. Durante gli scontri di Barcellona con i comunisti di osservanza stalinista e l'esercito repubblicano, la formazione di cui sopra fu la sola a schierarsi con Los Amigos de Durruti. Durruti era già morto durante la difesa di Madrid. La Sección Bolchevique-Leninista de España si oppose al cessate il fuoco fra le parti ed alla resa dei dirigenti della CNT. La repressione stalinista colpì duramente e fondamentalmente i trotskisti: furono assassinatiErwin Wolf, già segretario di Trotsky, Freund, e Carrasco. I restanti del gruppo furono in gran parte incarcerati all'inizio del 1938 e dopo un processo-farsa condannati a morte. Alcuni riuscirono a fuggire durante la presa di Barcellona da parte dei fascisti di Franco a causa della gran confusione del momento
  • Il Grupo (o Célula) Le Soviet strutturata dall'italiano Nicola Di Bartolomeo[6], il cui nome di battaglia era Fosco. Di Bartolomeo era stato delegato italiano nella commissione preposta alla ricezione ed al controllo dei miliziani che volevano combattere fra le file del POUM.

Fu quindi il fondatore del primo gruppo bolscevico-leninista di Barcellona, poi in seguito espulso dalla IV Internazionale con l'accusa di voler far confluire il gruppo nel POUM. In seguito si schierò col Parti Communiste Internationaliste di Raymond Molinier e Pierre Frank, formazione dissidente facente riferimento alla rivista «Le Soviet», ovvero Organe des Bolcheviste-Léninistes d'Espagne pour la IVe Internationale.

Nel 1935 i bordighisti avevano riunito le forze nella formazione Frazione Internazionale della Sinistra Comunista. La guerra di Spagna provocò aspri contrasti interni fra i bordighisti; la frazione di maggioranza di Ottorino Perrone considerò la sollevazione di Franco un problema riguardante strettamente settori della borghesia spagnola in contrasto intestino, quindi non interessante come "terreno" di intervento. La frazione di minoranza, invece, con a capo Enrico Russo giudicò il contesto in cui si era verificato il golpe spagnolo, terreno fertile per la lotta rivoluzionaria, ed i militanti di tale ala bordighista si recarono a combattere nella Colonna Lenin[7] del POUM, e si fecero apprezzare per il proprio valore. La vicenda di tale Colonna è stata portata al grande pubblico nel film di Ken Loach, Terra e libertà. Vi furono successivamente discussioni ed analisi sulle relazioni e le iniziative delle formazioni della sinistra non stalinista durante la guerra di Spagna su riviste quali «Prometeo» e «Bilan». Sono particolarmente rilevanti le considerazioni di Camillo Berneri su «Guerra di classe», che sottolineò soprattutto le convergenze fra le varie formazioni, al di là delle invalicabili basi teoriche di partenza differenti, ritenendo Barcellona assediata sia da Burgos che da Mosca e ribadendo pertanto la sua netta opposizione alla fase di collaborazione della CNT con il governo repubblicano.

L'impiego nella guerra civile spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Situazione approssimativa dell'Aragona durante la rivoluzione socioanarco-socialista del 1936

Il 21 luglio 1936 vennero formate a Barcellona diverse colonne per contrastare i fascisti di Franco, Tierra y Libertad, Ascaso, Roya y Nigra, Durruti, mentre il POUM organizzò la colonna Lenin in cui confluirono i bordighisti italiani che avevano deciso di partecipare alla vicenda spagnola. Le colonne si diressero verso l'Aragona alla riconquista di Saragozza e Huesca. Fra gli italiani è da ricordare Agostino Sette primo caduto italiano combattendo contro i fascisti di Franco.

Il fatto che la capitale dell'Aragona (come si vede nella carta si trova al di là della linea antifascista) fosse caduta in mano dei fascisti significava per la CNT, per la rivoluzione e per l'esito della guerra un colpo tremendo. Saragozza era stata il punto di forza dell'anarchia: la rivolta del 1933 aveva dimostrato quale potenziale si nascondesse in quella città. Era la città dove nel marzo 1936 si era tenuto il congresso nazionale della CNT con la partecipazione di decine di migliaia di militanti. Nell'attacco portato ai falangisti difensori di Huesca morì anche Antonio Cieri, l'anarchico che assieme a Guido Picelli aveva comandato la difesa di Parma del 1922. Nella Ascaso era confluita anche la Colonna Italiana organizzata da Carlo Rosselli con Berneri ed Angeloni[8]. Per quanto riguarda più particolarmente la Colonna Durruti, va ricordata una figura femminile di gran carisma e peso ovvero Simone Weil. La breve esperienza della Weil nella guerra di Spagna, che abbandonerà dopo un banale incidente (mise un piede in una pentola d'acqua bollente), rientrava nella sua continua ricerca interiore dettata da una profonda inquietudine che la spingeva a partecipare alle grandi sofferenze dell'umanità e l'aveva portata a legarsi ad organizzazioni operaie ed a gruppi di sinistra molto critici nei confronti del comunismo francese d'osservanza stalinista. Al momento della guerra di Spagna la Weil considera l'ideologia anarchica superiore a quella socialista per la sua ricerca della libertà del singolo, a livello individuale pertanto, non solo in un contesto sociale determinato. Diviene pertanto comprensibile la scelta della Weil di arruolarsi come miliziana nella Colonna Durruti. Non per niente il suo pensiero è di vigorosa critica verso tutte le espressioni di potere organizzato, che tendono inevitabilmente a non prendere in considerazione i bisogni del singolo e le richieste provenienti dal basso, ovvero dai lavoratori, che risultano quindi i maggiormente oppressi da tali sistemi. In quel periodo si manifestò quindi una forte volontà di lotta mentre nel contempo la Weil era conscia della miopia delle potenze mondiali che lasceranno scorrere gli avvenimenti, senza intervenire fino alla seconda guerra mondiale, con tutto il proprio tragico contenuto. La solitudine di una lucida consapevolezza e la sconfitta di Spagna la porteranno a sfumare sempre più il proprio impegno a fianco della classe operaia per dedicarsi maggiormente a studi filosofici ed esistenziali connessi anche alla storia delle religioni. Un altro intellettuale di spicco che combatté come miliziano nella Colonna Durruti fu Carl Einstein. Nella Colonna Durruti, ricordiamo, combatterono con altri gli italiani Antoine Gimenez[9] ed Agostino Sette, che sarà il primo caduto (31 luglio 1936) di nazionalità italiana nella guerra di Spagna[10]. Altre fonti danno come primo caduto

« Enrico Dal Bo, un antifascista veneto, arrivato a Melilla da poche settimane, dopo essere stato membro della sezione barcellonese della Lega italiana dei diritti dell'uomo, insieme a Bruno Sereni, ad Anteo Luzzatto, a Giovanni Fassina, ai fratelli Ornella, Lorenzo Musso e a Umberto Calligaris »

[11] facente parte del Brigate internazionali#Il gruppo dei grossetani.

La Colonna Durruti (diverrà la 26ª Divisione) ebbe successivamente una grossa importanza nella guerra civile spagnola, ed anche ne La Retirada fu l'ultima formazione antifascista che abbandonò la Catalogna proteggendo in pratica la ritirata verso la Francia dei miliziani e civili antifascisti. La Colonna traeva il proprio nome da Buenaventura Durruti, uno dei dirigenti di spicco della CNT. Tale colonna durante la guerra civile cercò di liberare, dai fascisti di Franco, Saragozza, collegamento fra la Catalogna e i Paesi Baschi e zona altamente industrializzata con, all'epoca, fabbriche di armi pesanti. Passando da paese a paese la colonna si ingrossò sempre più con l'adesione di contadini ed operai arrivando ad un numero di miliziani forse superiore a 5000, anche se le stime precise del numero dei miliziani delle colonne anarchiche è sempre difficilmente determinabile. Vi sono immagini storiche della Colonna Durruti, durante le soste e poi in marcia per arrivare a Saragozza. In quest'ultima azione la colonna Durruti si era divisa in due formazioni, la prima si diresse a Pina, l'altra a Gelsa. Si vedono i miliziani anarchici che scavano le trincee e poi vi sono immagini in cui combattono con sigaretta o pipa fra i denti. Il metodo di combattere della Colonna Durruti è indicativo dei metodi di lotta delle colonne anarchiche e/o della CNT. Vittoria dopo vittoria nei paesi attraversati dalla Colonna Durruti i miliziani avevano compreso che era importante sconfiggere il golpe fascista ma che era fondamentale cambiare, per ciò che è possibile, l'impostazione sociale, per cui invitavano i contadini ad impossessarsi delle terre e a ridistribuirle in modo egualitario. Da parte loro i contadini fornirono appoggio di sussistenza e logistico ai combattenti della colonna. Tale tematica è illustrata nel film Terra e libertà di Ken Loach. Non di rado i miliziani della colonna dovevano convincere i contadini a non unirsi a loro per combattere ma restare sulla terra distribuita in modo da lavorarla e procedere con l'opera di collettivizzazione del territorio agricolo, azione pertanto di carattere politico, non militare. Il problema più rilevante era la mancanza di armi, nonostante gli operai di Barcellona si fossero dati da fare per produrre con metodi artigianali munizioni ed armamenti. Si sopperiva, in parte, a tale carenza, con l'uso dell'esplosivo largamente impiegato dai minatori, soprattutto nelle Asturie. Ne La Ritirada le autorità francesi consce che molti militanti antifascisti rifugiatisi in Francia erano addestrati nell'utilizzo dell'esplosivo, provvidero a rinchiuderli in campi di massima sicurezza considerandoli pericolosi. George Orwell, miliziano di una Colonna del POUM sul fronte aragonese descrisse con cruda realtà il problema della cronica mancanza di approvvigionamento di armi, mentre Ken Loach, nel suo film, ascrive questa mancanza di materiale bellico al contrasto fra formazioni libertarie e comuniste non filomoscovite con quelle staliniste all'interno del fronte antifascista. Durante l'autunno del 1936 fu chiesto a Buenaventura Durruti di spostarsi dal fronte di Aragona per andare a combattere a Madrid dove i franchisti con l'appoggio dell'aviazione tedesca e italiana avevano sferrato un massiccio attacco per prendere la città. Nel contempo si passava alla militarizzazione delle Colonne, in senso centralizzato, con disciplina militare ordinaria. Tale processo di "normalizzazione" portò allo smembramento di una di quelle più note, la Colonna Italiana, in cui combatteva Carlo Rosselli. Buenaventura Durruti rifiutò la militarizzazione della Colonna e 15 giorni dopo morì a causa di una ferita alla schiena prodotta da una scheggia durante la difesa di Madrid. Secondo i suoi dettami la Colonna né si scompaginò né ridusse la portata del suo intervento politico-militare fino ad arrivare ad essere l'ultima formazione antifascista ad abbandonare la Catalogna all'inizio del 1939.

Il 15 marzo 1937 nacque l'organismo Los Amigos de Durruti[12], i fondatori furono Jaime Balius, Félix Martínez e Pablo Ruiz. L'organismo volle seguire la strada tracciata da Durruti contro la militarizzazione delle Colonne voluta dal governo repubblicano. Il problema della militarizzazione delle Colonne fu spinoso, soprattutto per quelle anarchiche. Nel libro di Pietro Ramella, Francesco Fausto Nitti l'uomo che beffò Hitler e Mussolini, è ben descritta la situazione in cui si trovava e la fatica che doveva compiere Francesco Fausto Nitti per conquistare la fiducia di una colonna anarchica, prima chiamata battaglione della morte, per riorganizzarla militarmente. Dal libro traspare il rispetto che ha il "Maggiore Rosso", per le esigenze degli anarchici che non gradivano tale militarizzazione. Nitti non imponeva, ma spiegava, lasciando in parte le decisioni organizzative ai suoi uomini, riuscendo a creare in tal modo un rapporto di solidarietà e fiducia. In tale formazione venne introdotto solo un ordinamento militare minimo per rendere più efficace il combattimento senza stravolgerne la struttura libertaria del battaglione stesso; questa non era la norma, e spesso la mancanza di militarizzazione di altre colonne poteva creare gravi problemi fra gli antifascisti. L'esempio di Nitti non fu però seguito in altre Colonne, come è stato messo in evidenza da Ken Loach nel film Terra e libertà. Spesso la militarizzazione veniva a coincidere con un sostanziale smembramento delle formazioni.

Los Amigos de Durruti[modifica | modifica wikitesto]

Il raggruppamento degli amici di Durruti nacque il 15 di marzo 1937 da Jaime Balius, Felix Martinez e Pablo Ruiz, come strumento di opposizione alla militarizzazione delle Colonne decretato dal governo repubblicano. Pubblicò un giornale che uscì dalla nascita del gruppo fino al febbraio del 1938. Il raggruppamento quindi raccolse anche i militanti della CNT in disaccordo con la linea di mediazione fra la CNT stessa ed il governo repubblicano.

Jaime Balius, nel 1978, ha effettuato un'analisi della vicenda insurrezionale e della situazione in Spagna facendo scaturire dal suo studio nuove prospettive rivoluzionarie.[13]

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

C'è da mettere in evidenza che ancora adesso il ricordo della Colonna Durruti è ben vivo al punto tale da esser preso come nome da un noto complesso musicale inglese, Durutti Column.

Tele gruppo ebbe un ottimo avvio di carriera negli anni novanta con l'album Rispettare Il Tempo edito da Factory Records. Il Gruppo editoriale sparì e risorse come Factory Too, dove dal 1994 la Durutti Column rappresenta una delle più importanti testate partecipanti.
Fulvio Abbate ha aperto un sito_blog di protesta e denuncia sociale intitolato a Buenaventura Durruti. Gli scrittori francesi Emmanuel Jouanne e Yves Frémion usano lo pseudonimo di Colonel Durruti per una serie di romanzi polizieschi, con trame collegate al "sovvertivismo", intitolata Il Soviet.[14]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Durruti 1896-1996, Corcuera Javier, 1996, Spagna, 12'
  • Durruti, Biographie einer Legende, Enzensberger HM, 1971, Germania, 50'
  • Durruti en la revolución española, los Rios Paco de, 1998, Spagna, 55'
  • El Frente, Cazaux Raymond, 1977, Francia, 35'
  • Buenaventura Durruti, anarquista, Comolli Jean-Louis, 2000, Spagna-Francia
  • Cartas desde Huesca,Artero Antonio, 1993, Spagna, 89'
  • El Año de las luces, Trueba Fernando, 1986, Spagna, 105'
  • La Collera del viento (Trinita voit rouge), Camus Mario, 1971, Italia, 90'
  • El Hermano pequeño, Urbizu Enrique, 1999, Spagna

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vicenda di Fanelli. Mazziniano e volontario nella spedizione di Cristina Trivulzio Belgiojoso, successivamente partecipa alla difesa della Repubblica romana con Giuseppe Mazzini, Carlo Pisacane e Giuseppe Garibaldi. Deluso dello scarso risultato in chiave repubblicana della spedizione di Garibaldi, si avvicina alle idee internazionaliste libertarie e, in qualità di membro dell'Internazionale nonché amico di Bakunin e militante dell'Alleanza della Democrazia Socialista, si reca a propagandare tali idee a Barcellona e Madrid, risultando perciò uno dei primi fondatori dell'Internazionale in terra di Spagna.
  2. ^ Il testo della lettera
  3. ^ sito dedicato a documentazione
  4. ^ MUJERES LIBRES estratto sintetico da tesi di laurea intitolata "Mujeres Libres: un'esperienza femminista durante la Guerra Civile spagnola, Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano tesi discussa il 13 novembre 1998. Relatori: Chiar.ma Prof.ssa Donatella Montalto Cessi, correlatore: Chiar.ma Prof.ssa Paola Olla Brundu
  5. ^ Dai "fatti di maggio" ai campi della miseria e della fame, gli antifascisti grossetani nella guerra civile spagnola, geocities.com. (archiviato dall'url originale il ).
  6. ^ Robert Jackson AlexanderInternational Trotskyism, 1929-19851991 Duke University Press ISBN 0-8223-0975-0
  7. ^ la Colonna Lenin, geocities.com. (archiviato dall'url originale il ). da articolo Avanti! dell'epoca
  8. ^ colonna Ascaso
  9. ^ Antoine Gimenez & Les Giménologues, Les Fils de la nuit. Souvenirs de la guerre d'Espagne, Editions Les Giménologues et L'Insomniaque, Marseille-Montreuil, 2006
  10. ^ Agostino Sette di Stefano ed Ermenegilda Veronese, muratore anarchico, era nato il 5 dicembre 1902 a Montagnana (Pd). Da giovane aveva partecipato alla lotta contro le squadre fasciste, conoscendo il carcere e le persecuzioni. Emigrato in Francia nel 1924, e poi, dal 1934 in Belgio, venne espulso da quest'ultimo paese. Nel 1935 era a Marsiglia, in contatto con ambienti anarchici, e nel marzo dell'anno successivo passò in Spagna stabilendosi a Barcellona. Nella città catalana era impegnato nel movimento sindacale. Allo scoppio della sollevazione franchista fu tra i primi volontari ad arruolarsi nella Colonna Durruti. Cadde in combattimento il 31 luglio 1936. Fu il primo italiano che morì lottando per la Repubblica. Il nipote Tito, anarchico, possiede molto materiale disponibile sullo zio
  11. ^ Gli antifascisti grossetani nella guerra civile spagnola, geocities.com. (archiviato dall'url originale il ).
  12. ^ Los Amigos de Durruti
  13. ^ Verso Una Nuova Rivoluzione
  14. ^ *Durruti, Colonel Le Soviet, 1 : Tuez un salaud / Colonel Durruti. Paris : Fleuve noir, 1985. 182 p. ; 18 cm Af 0860-1
    • Durruti, Colonel Le Soviet, 1 : Tuez un salaud / Colonel Durruti. Paris : Gallimard, 1997. 179 p. ; 18 cm Af 0860-1b
    • Durruti, Colonel Le Soviet, 2 : Le rat débile et les rats méchants / Colonel Durruti. Paris : Fleuve noir, 1987. 151 p. ; 18 cm
    Af 0860-2
    • Durruti, Colonel Le Soviet, 3 : C'est la danse des connards / Colonel Durruti. Paris : Fleuve noir, 1986. 151 p. ; 18 cm Af 0860-3
    • Durruti, Colonel Le Soviet, 4 : Berlin l'enchanteur / Colonel Durruti. Paris : Gallimard, 1997. 151 p. ; 18 cm Af 0860-4

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Broch sc 11933

  • Durruti, sa vie, sa mort / Bureau d'information et de presse. Paris: Ed. du bureau d'information et de presse, 1938.
  • The lifestyle of Buenaventura Durruti. London: Kate Sharpley Library, 1994.
  • The Spanish civil war. The view from the left, numero monografico della rivista«Revolutionary History», n. 4, 1991;
  • Frank Mintz, Miguel Pecina, Los amigos de Durruti, los trotsquistas y los sucesos de mayo, Madrid, Campo Abierto, 1978;
  • Pelai Pagès, Le mouvement trotskyst pendant la guerre civile d'Espagne, in«Cahiers Léon Trotsky», 1982, n. 10, pp. 47–65;
  • Jean Cavignac, Les trotskystes espagnols dans la tourmente, in «Cahiers Léon Trotsky», 1982, n. 10, pp. 67–74;
  • Durgan Andy, Les trotskystes espagnols et la fondation du POUM, in «Cahiers Léon Trotsky», 1993, n. 50, pp. 15–5;
  • Agustin Guillamon Iborra, G.Munis, un révolutionnaire méconnu, in «Cahiers Léon Trotsky», 1993, n. 50, pp. 85–98;
  • Virginia Gervasini, Gli insegnamenti della sconfitta della rivoluzione spagnola (1937-1939), Foligno, Centro Studi Pietro Tresso, 1993;
  • Agustin Guillamon Iborra, I bordighisti nella guerra civile spagnola, Foligno, Centro Studi Pietro Tresso, 1993.
  • 1931-1937 Rivoluzione e controrivoluzione in Spagna, Milano, Ed. Falce Martello, 1995
  • Jean Barrot, Bilan, la contre-revolution en Espagne, Ed. UGE.
  • C.C.I., La sinistra comunista italiana (1927-1952) Cap.5-6, Ed. CCI, Napoli 1984.
  • C.C.I., Rivista Internazionale n.1 - Articoli di Bilan sulla Spagna, Ed. CCI, Napoli 1976.
  • Chazé, Chroniques de la revolution espagnole, Ed. Spartacus.
  • Jahan, La guerre d'Espagne - in Invariance n.8, 1969.
  • Felix Morrow, L'opposizione di sinistra in Spagna, Roma, Ed. Samonà e Savelli, 1970.
  • Andrés Nin, Guerra e Rivoluzione in Spagna 1931/37, Milano, Ed. Feltrinelli, 1974.
  • Trotskij, Scritti 1936-39 "Parte seconda: la rivoluzione spagnola", Torino, Ed. Einaudi, 1962.
  • "Ricordi della guerra" di Bruno Sereni; raccolta di appunti sulla guerra civile di Spagna;con riferimento specifico alla Colonna Lenin affigliata al POUM da Istituto: ISTITUTO CAMPANO PER LA STORIA DELLA RESISTENZA VERA LOMBARDI Fondo: Fienga Bernardino
  • Cattel David, I comunisti e la guerra civile spagnolaMilano, Ed. Feltrinelli, 1962.
  • Palmiro Togliatti, Particolarità della rivoluzione spagnola - in Stato Operaio dell'ottobre 1936, Parigi 1936.
  • Vittorio Vidali, La caduta della repubblicaMilano, Ed. Vangelista, 1979.
  • Cattel David, La diplomazia sovietica e la guerra civile spagnolaMilano, Ed. Feltrinelli, 1963.
  • Textes de Buenaventura Durruti, Abel Paz, Federico García Lorca [et al.], prod. Jean Rochard. [S.l.] : Nato, 1996. 2 CD (75 min., 55 min.) + 2 livrets
  • Durruti Column, TheFidelity, The Durruti Column. [Austria] : Les disques du crépuscule, 1996. 1 CD (58'22) CD isc 0023

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]