Brigata Maiella

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Brigata Maiella
Brigata Maiella.svg
Distintivo da braccio
Descrizione generale
Attiva1943-1945
NazioneItalia Italia
ServizioFlag of Italy (1860).svg Regio esercito[1]
RuoloUnità di patrioti inquadrata nella VIII Armata britannica
Dimensione1360 nell'ultima riorganizzazione operativa (1945), su quattro compagnie
Parte di
Regio Esercito
Comandanti
Degni di notaEttore Troilo
Domenico Troilo
Simboli
SimboloIl profilo del massiccio della Majella
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Nella storia della Resistenza italiana la "Brigata Maiella" presenta alcune caratteristiche peculiari: fu l'unica formazione partigiana ad essere decorata di medaglia d'oro al valore militare alla bandiera, fu tra le pochissime formazioni di patrioti di ispirazione repubblicana aggregate all'esercito alleato dopo la liberazione dei territori d'origine, assieme alla 28ª Brigata Garibaldi "Mario Gordini" ed alla Divisione Modena-Armando[2] - fu la formazione combattente con il più lungo e ampio ciclo operativo, continuando a lottare risalendo la penisola sino alla liberazione delle Marche, dell'Emilia-Romagna e del Veneto.

La formazione nel suo periodo più fiorente contò circa 1.700 effettivi, ma fu impossibilitata, per volere del comando Alleato, ad accettare le ulteriori e numerose richieste di arruolamento provenienti dalla popolazione abruzzese.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Il comandante Ettore Troilo

La notte dell'8 settembre 1943 inizia a circolare, attraverso la radio e poi la stampa, la notizia della firma dell'armistizio dell'Italia con le truppe Alleate. Il capo del governo, Pietro Badoglio ed il re Vittorio Emanuele III, si resero protagonisti di quella che sarà ricordata come la vergognosa fuga a Pescara. In realtà non raggiunsero la città abruzzese, ma -dopo aver pernottato al Castello di Crecchio- si imbarcarono dal porto di Ortona per raggiungere Brindisi. Lasciarono le truppe allo sbando senza ordini precisi, non opponendo significative resistenze all'occupazione Tedesca.

Gli Alleati, sul versante adriatico, erano già nei pressi di Termoli e contavano di arrivare entro Natale ad Ortona, per poi arrivare agevolmente a Roma percorrendo la via Tiburtina Valeria. Ma tra gli Alleati e Pescara c'era la Linea Gustav, una imponente linea difensiva voluta da Hitler e coordinata direttamente dal generale Albert Kesselring.

I paesi che cadevano lungo la linea, cui i principali sono Ortona e Lanciano vennero sfollati e gli abitanti, sottoposti a numerose angherie, soprusi e delitti da parte degli occupanti, e costretti ad andare altrove. Molti finirono nella città di Chieti, dichiarata città aperta, e presso Pianella. L'occupazione fu dura e crudele. I divieti imposti alla popolazione sempre più restrittivi e in molti furono passati alle armi per aver dato rifugio o favorito prigionieri Alleati fuggiti dai campi di prigionia o per atti di insofferenza nei confronti dell'occupante.

Venne inoltre messa in pratica la strategia della terra bruciata, i comuni a ridosso della Linea Gustav furono sistematicamente rasi al suolo e minati per ostruire l'avanzata degli Alleati. Questo creò molto malcontento da parte delle popolazioni occupate, che iniziarono a raggrupparsi in bande partigiane. Gli Alleati, nel frattempo, si erano arenati a nord di Ortona, in località Riccio, e li rimasero fino alla primavera dell'anno successivo. Ortona venne anche definita come piccola Stalingrado.

I primi gruppi di banditi[modifica | modifica wikitesto]

Banditi, semplicemente perché messi al bando dalle numerose ordinanze emesse dai tedeschi e dai fascisti. Mossi dalla voglia di ricacciare dalle proprie terre l'invasore, per liberarsi dall'occupazione e dai tanti soprusi subiti. Furono numerosi i gruppi di partigiani che si formarono nell'Abruzzo meridionale in quel periodo. Gruppi armati come capitava: dal fucile da caccia alla mitragliatrice rubata, talvolta con destrezza, ai Tedeschi. Persone che venivano immediatamente giustiziate quando rastrellate o catturate, in quanto considerati traditori e non riconosciuti come combattenti avversari.

Tra i vari gruppi emergono quello guidato da Domenico Troilo operante inizialmente a Gessopalena e quello dell'avvocato Ettore Troilo, socialista, che aveva preso il nome della Majella, la montagna madre, per battezzare la sua formazione. I due, nonostante avessero lo stesso cognome, non avevano alcun vincolo di parentela.

Si ricorda, poi, la rivolta di Lanciano, iniziata il 5 ottobre 1943 e sedata con un bagno di sangue. Altre bande operavano sulle località montane della Majella, nei pressi di Sulmona, nel chietino e in numerosi centri abruzzesi.

Conquistare la fiducia degli Alleati[modifica | modifica wikitesto]

Mostrine della Brigata Maiella.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia del Sangro.

L'esercito italiano non usciva bene dalle battaglie sin qui combattute. Gli Alleati li consideravano non idonei all'impiego sul fronte, anche perché fino a qualche mese prima si trovavano dall'altro lato della barricata. I partigiani erano visti ancora peggio, a causa del rischio di innescare rappresaglie naziste e per la paura che potessero vanificare importanti azioni belliche.

Il 5 dicembre 1943, successivamente alla liberazione di Casoli da parte degli Alleati, Ettore Troilo parte da Torricella Peligna con un gruppo di 15 uomini per prendere contatti con il Comando Inglese, insediato presso il castello Masciantonio che svetta sul paese, per offrirsi come volontari per la Liberazione. Era l'embrione di quella che diventerà la Brigata Maiella. In un primo tempo tutte le proposte di collaborazione vennero respinte dal Comando Britannico, guidato dal generale Bernard Law Montgomery di stanza a Vasto.

Il 28 dicembre viene liberata Ortona. Già nella notte precedente i tedeschi avevano smobilitato dopo giorni di battaglia urbana contro le truppe canadesi. La battaglia fu cruenta e si contarono oltre i 3000 morti tra ambo i contendenti. I canadesi trovarono una cittadina ridotta ad un cumulo di macerie, per giunta minate.

Nel gennaio 1944, dopo un incontro tra il maggiore Lionel Wigram ed Ettore Troilo, finalmente viene concesso ai primi combattenti della Maiella la possibilità di combattere sotto il comando Alleato. Con il diffondersi della notizia in pochissimo tempo si contano circa 350 nuove reclute smaniose di combattere sotto l'effigie della Maiella. Tra loro figurano Domenico Troilo e il suo gruppo.

Il 15 gennaio 1944, una forza mista di maiellini e britannici guidata dal maggiore Wigram - per questo chiamata Wigforce - partì per una missione congiunta, la prima. Conquista, non senza difficoltà, Colle dei Lami; il 17 arriva a Colle Ripabianca.

Il 30 gennaio una nuova missione per la Wigforce, con obiettivo Pizzoferrato paese posto in posizione strategica, a quota 1300 metri e lungo il corso del fiume Sangro, occupato dalla 305ª Divisione di Fanteria Tedesca. La notte del 30 gennaio viene liberata Quadri. Il 31 procedono lungo Torricella Peligna e Lama dei Peligni distrutti e abbandonati dai Tedeschi. Il 2 febbraio, giorno del suo compleanno, il maggiore Wigram con una formazione di 29 inglesi e 60 patrioti lascio Montelapiano portandosi a Fallo, dove doveva incontrarsi con due plotoni di paracadutisti italiani al comando del capitano Carlo Gay. Fu deciso che la Wigforce sarebbe arrivata a Pizzoferrato prima dell'alba del 3 febbraio per poi attendere l'arrivo dei parà italiani alle prime luci del giorno. Wigram con gli inglesi e il capitano Mancini con tre plotoni di patrioti raggiunsero il paese come da programma, ognuno con un obiettivo preciso.

La formazione mista guidata da Wigram sferrò subito l'attacco a Casa Casati, sul pianoro roccioso, certo dell'arrivo dei paracadutisti italiani attesi per le prime ore del giorno, ma i combattimenti si risolsero in una terribile carneficina, dove, purtroppo, il primo a cadere sotto il fuoco tedesco fu proprio l'eroico maggiore, sempre alla testa del suo plotone.

Il tenente Glieca ordinò subito la ritirata nei dintorni della vicina chiesa. Poco dopo le 7 giunse il tenente inglese Exelle che assunse il comando disponendo un nuovo attacco.

Si scatenò una violenta spatatoria, lo stesso Exell fu ferito gravemente. Inglesi e patrioti fecero fronte come meglio poterono, certi dell'imminente arrivo dei parà di Gay.

Ma i rinforzi giunsero troppo tardi, quando, dopo un'ultima disperata resistenza dentro la chiesa, patrioti e inglesi si sganciarono lasciando i feriti e riuscendo a guadagnare la valle del Parello e rientrare a Fallo. Il 4 febbraio uomini della Brigata Maiella e del ricostituito Esercito Italiano raggiungono il paese e lo presidiano. Negli scontri la Brigata registra 14 uomini caduti, 10 prigionieri e 12 feriti. Il corpo del maggiore fu ritrovato sepolto sotto un albero (tuttora esistente) all'interno del giardino di Casa Casati, sul cui muro di cinta una lapide ricorda oggi la sanguinosa battaglia del 3 febbraio'44 che condusse alla liberazione di Pizzoferrato, confermando l'efficacia del piano messo a punto dal maggiore inglese coadiuvato dai partigiani maiellini.

I patrioti della Maiella devono molto al maggiore Lionel Wigram, del V Corpo d'Armata Britannico, che diede a questo strano esercito l'occasione di dimostrare il suo valore. Adesso gli Alleati non poterono che riconoscere il valore di questo gruppo di Patrioti e concedere loro quello che volevano: battersi contro gli invasori.

A partire dal febbraio 1944 Domenico Troilo si distinse in una leggendaria difesa di Fallascoso, una frazione di Torricella Peligna, avamposto sulla Linea Gustav. Il 23 febbraio con soli 20 uomini fronteggiò per tutta la notte un possente attacco della divisione tedesca Jäger[Esiste più di una divisione Jäger]. La difesa riuscì senza perdere neanche un uomo. La difesa resse intatta a tutti gli attacchi sferrati.

Dopo gli innegabili successi riportati, il 28 febbraio il Capo di Stato Maggiore Giovanni Messe riconobbe la formazione con il nome Banda Patrioti della Maiella e li inquadrò nella 209ª Divisione di fanteria. Divennero, finalmente, una unità militare pienamente riconosciuta e la loro bandiera di combattimento la prima al di fuori di quella del ricostituito Regio Esercito.

La Banda dei Patrioti della Maiella[modifica | modifica wikitesto]

Dopo i primi successi e con la fiducia da parte degli Alleati, i due Troilo, Ettore e Domenico, fonderanno le loro bande in una formazione più ampia: la banda dei Patrioti della Maiella, che raccoglierà partigiani provenienti da diverse parti dell'Abruzzo. Ettore divenne il comandante, Domenico il suo vice, e comunque il comandante sul campo.

Grazie ad alcune concessioni ottenute anche da parte del capo di stato maggiore Giovanni Messe, i patrioti iniziarono a disporre di un migliore armamento e di una divisa, che era comunque quella britannica. Sul bavero al posto, delle stellette a cinque punte, riconducibili alla monarchia e quindi espressione del giuramento di fedeltà al Re (che i maiellini, tutti repubblicani, rifiutavano), c'erano due nastrini tricolori. Il gruppo, che disponeva di piena autonomia di organico, era coordinato dal comando alleato. L'adesione alla Banda della Maiella era volontaria. Se ne poteva uscire liberamente, senza neanche spiegare la motivazione.

La Banda non aveva connotati partitici. Nonostante il comandante, Ettore Troilo, fosse socialista, nessuno venne mai classificato in base alla connotazione politica. Non c'erano commissari politici, come nelle altre formazioni, cosa questa che conferma l'atipicità della Maiella e l'impossibilità di collocarla nel novero delle unità partigiane[3].

Anche gli organigrammi erano anomali. Ai posti di comando vennero promossi, via via che il gruppo cresceva di dimensioni, quei maiellini che si erano distinti sul campo. Il gruppo infatti cresceva con il passare del tempo, e dalle 400 unità iniziali si arrivò, allo scioglimento del gruppo a guerra conclusa, a circa 1500 unità. Ma molti non poterono entrare a far parte della Maiella a causa dell'impossibilità di accettare ulteriori reclute.

La liberazione dell'Abruzzo[modifica | modifica wikitesto]

Lapide che ricorda la distruzione di Gessopalena

Arrivata la primavera del 1944 si rianimò l'attività bellica degli Alleati, che sul fronte adriatico disponevano di armate britanniche, neozelandesi, indiane, pachistane e polacche.

La Brigata Maiella partecipò al fianco degli Alleati contribuendo alla riuscita dell'azione bellica, guidandoli nei sentieri montani e con operazioni di ricognizione. Numerosi centri liberati vennero affidati in gestione ai patrioti della Maiella.

L'8 giugno 1944 i volontari della Maiella valicano Guado di Coccia e approdano a Campo di Giove. Il giorno seguente i Partigiani della Maiella, insieme con le Armate Britanniche, liberano Pacentro, Cansano, Roccacaramanico, Caramanico Terme, Sant'Eufemia, Popoli, Tocco da Casauria, Bussi sul Tirino e Pratola Peligna. I volontari della Maiella sono i primi ad entrare a Sulmona liberata.

Sempre il 9 giugno 1944, gli Alleati e le forze del CIL liberano Chieti, Guardiagrele e numerosi comuni del versante Adriatico grazie alla divisione Nembo del Battaglione S. Marco e da truppe indiane. Il 10 toccò a Pescara.

Al 15 giugno buona parte dell'Abruzzo era libero dall'oppressione nazifascista.

La guerra continua[modifica | modifica wikitesto]

Liberato l'Abruzzo la banda avrebbe potuto sciogliersi, ma così non accadde. Gli uomini della Brigata Maiella infatti, liberata la propria terra, vollero mettere ancora le loro vite a disposizione della Patria laddove in molti avrebbero desistito.

Continuarono a combattere insieme con il II Corpo polacco risalendo l'Italia fino ad Asiago liberando numerosi centri tra Marche, Emilia-Romagna e Veneto. Entrarono, insieme con i polacchi, nella città di Bologna, liberata la mattina del 21 aprile 1945.

Alcune pattuglie proseguirono fino ad Asiago ma, informati della cessazione di ogni resistenza nazifascista, si fermarono lì il 1º maggio, portando il loro saluto ai resistenti locali, prima di ricongiungersi agli altri partigiani. Questa fu l'ultima azione militare della "Maiella".

La cerimonia ufficiale di scioglimento dell'unità si tenne a Brisighella (RA) nell'estate del 1945, alla presenza di rappresentanti polacchi e britannici.

La questione delle mancanza delle stellette sul bavero, sostituite da un nastro tricolore, ha una motivazione specifica: pur apartitica, la Brigata Maiella era formata da repubblicani che si erano rifiutati di giurare fedeltà al Re, perché ritenuto corresponsabile della dittatura fascista e del disastro della guerra. Di qui, dopo l'esperienza come banda di patrioti aggregata alle unità inglesi del maggiore britannico Lionel Wigram (dicembre 1943-febbraio 1944), la decisione di assegnare la Brigata al Regio Esercito dal solo punto di vista amministrativo (tesserino e paga), ma con la caratteristica di non riconoscere alcun vincolo di subordinazione alla struttura militare e alle gerarchie. Da giugno 1944 i volontari entrarono a far parte ufficialmente in organico del II Corpo d'armata polacco del generale Władysław Anders, come fanteria da montagna, inserita in tutti i piani operativi della Campagna d'Italia. L'atipicità della Brigata costituisce un unicum dell'intera guerra di Liberazione, in Italia e in Europa[4].

Inno[modifica | modifica wikitesto]

L'inno della Brigata Maiella, improvvisato come canto di accompagnamento alle marce e agli spostamenti nel corso della guerra e della risalita della penisola italiana, è intitolato "Sul ponte fiume Sangro" ed era intonato sulle note di un canto degli alpini "Ponte di Perati". Il testo recitava:

SUL PONTE FIUME SANGRO

"Sul ponte fiume Sangro

bandiera nera

è il lutto della Maiella

che va alla guerra.

La meglio gioventù

che va sotto terra.

Quelli che son partiti

non son tornati

sui monti dell'Abbruzzo

sono restati.

Sui monti della Romagna

sono caduti".

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Il Sacrario presso Taranta Peligna

Il conferimento della medaglia fu macchiata dal giallo. Fu promessa dal luogotenente Umberto II di Savoia in un incontro con il vice comandante Domenico Troilo e la cerimonia di conferimento sarebbe dovuta svolgersi a Jesi il 10 marzo 1945, ma nessuno venne a portare la medaglia. Probabilmente un'ostilità dello stato maggiore dell'esercito nei confronti della "Maiella" portò a non premiare come primo corpo militare uno composto da irregolari, per giunta anti-monarchici. La giustificazione formale dell'omissione fu che la Maiella al momento non disponeva di una bandiera di combattimento propria e, poiché i gruppi partigiani avevano riconosciuto come propria bandiera quella del Corpo Volontari della Libertà (di cui però la "Maiella" non aveva mai fatto parte), l'onorificenza non poteva essere concessa. Ettore Troilo passerà molti anni a scrivere lettere ai vertici delle istituzioni, e con non poche difficoltà riuscì ad ottenere quanto spettava.

La Bandiera decorata della Brigata Maiella è conservata nel sacrario delle Bandiere presso il Vittoriano. Il 14 novembre 1963 per mano dell'allora ministro della Difesa Giulio Andreotti e su conferimento del presidente della Repubblica Antonio Segni la bandiera del Gruppo Patrioti della Maiella viene decorata con la medaglia d'oro al valore militare. La cerimonia ufficiale si tenne a Sulmona il 2 maggio 1965, presenti il ministro della Difesa, Giulio Andreotti, il vice presidente del Consiglio dei ministri, Pietro Nenni, e il vice presidente del Senato, Giuseppe Spataro, il sen. Ferruccio Parri e l'on. Arrigo Boldrini.

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«In 15 mesi di asperrima lotta sostenuta contro l’invasore tedesco con penuria di ogni mezzo ma con magnifica esuberanza di entusiasmo e di fede, sorretti soltanto da uno sconfinato amore di Patria, i Patrioti della Maiella, volontari della Libertà, affrontando sempre soverchianti forze nemiche, hanno scritto per la storia della risorgente Italia una pagina di superbo eroismo. Esempio a tutti di alto spirito di sacrificio essi, manipolo di valorosi, nulla chiedendo se non il privilegio del combattimento, hanno dato per primi largo e generoso contributo di sangue per il riscatto dell’onore e della libertà d’Italia. Da Civitella a Selva, a Pizzoferrato, a Lama, e poi, superata la Maiella madre, da Cingoli a Poggio San Marcello, da Montecarotto a Pesaro e poi ancora, instancabilmente, da Monte Castellaccio, a Brisighella, a Monte Mauro, a Monte della Volpe, al Senio e, tra le primissime truppe liberatrici, all’alba del 21 aprile a Bologna, il 1º maggio 1945 ad Asiago, dal 5 dicembre 1943 al 1º maggio 1945, di battaglia in battaglia, essi furono sempre ed ovunque primi in ogni prova di audacia e di ardimento. Lungo tutto il cammino una scia luminosa di abnegazione e di valore ripete e riafferma le gesta più epiche e gloriose della tradizione del volontarismo italiano. 54 Caduti, 131 feriti di cui 36 mutilati, 15 medaglie d’argento, 43 medaglie di bronzo e 144 croci al valor militare, testimoniano e rappresentano il tributo offerto dai Patrioti della Maiella alla grande causa della libertà.[5]
— Dal Sangro al Senio, 5 dicembre 1943 - 1º maggio 1945.
Targa commemorativa della medaglia d'oro al v.m. presso il sacrario di Taranta Peligna

I combattenti della Maiella furono decorati anche con 11 medaglie d'argento al valor militare, 34 medaglie di bronzo e 144 croci di guerra.

Persone legate alla brigata[modifica | modifica wikitesto]

Documentario sulla storia della Brigata Maiella[modifica | modifica wikitesto]

Fra il 2007 e il 2009 i registi Anna Cavasinni e Fabrizio Franceschelli hanno realizzato il primo importante documentario sulla storia della Brigata Maiella. Il film, della durata di 58 minuti, parte dalla occupazione tedesca della valle del fiume Aventino nell'autunno del 1943 e - attraverso interviste di testimoni oculari e protagonisti - racconta le distruzioni, i lutti, le stragi subite dalla popolazione civile. Prosegue con la mirabile azione diplomatica condotta dall'avv. Ettore Troilo per mediare fra gli sparuti gruppi di patrioti, nati spontaneamente per contrastare e sabotare i militari della Wehrmacht, e il comando delle truppe britanniche giunte a Casoli e comandate dal maggiore inglese Lionel Wigram. Epilogo del racconto è la descrizione minuziosa dell'assalto al presidio tedesco di Pizzoferrato, prova di fuoco della Brigata Maiella conclusasi con un disastro. Uno dei protagonisti di quella spedizione conduce la regista e la troupe nei luoghi della battaglia e spesso la sua narrazione si interrompe per attimi di smarrimento o pause commoventi. Franchino Teti è l'ultimo superstite vivente di quella battaglia che costò un grosso tributo di vite umane e, dove i suoi ricordi si fanno più struggenti, si lascia andare a una malcelata commozione. Gli stessi ricordi angosciosi, lo stesso pianto irrefrenabile pervadono il racconto di coloro che furono testimoni di stragi naziste cruente. Un ruolo assai importante hanno in questo documentario le ricostruzioni effettuate con le popolazioni locali e l'aiuto di giovani attori: lo sfollamento da Torricella Peligna, la strage di S. Agata di Gessopalena, la costituzione della Brigata Maiella, la Battaglia di Pizzoferrato. Il documentario, distribuito in DVD dall'Associazione Culturale "Territori-Link" di Chieti, è stato trasmesso da RAI STORIA.

Rappresentazione teatrale sulla storia della brigata[modifica | modifica wikitesto]

Da marzo del 2012, la compagnia teatrale abruzzese Compagnia dei Guasconi di Pescara, ha portato in scena uno spettacolo dal titolo "Banditen - I partigiani che salvarono l'Italia". Il lavoro è il frutto di una ricerca storica lunga ed accurata, durata più di un anno, articolata in interviste, studi di pubblicazioni esistenti, e approfondimenti sul materiale presente nell'Archivio di Stato di Chieti. Lo spettacolo viene replicato almeno una volta l'anno, il 25 aprile, in diverse location.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La affiliazione della Brigata Maiella è assolutamente "sui generis". Per tutta la durata del conflitto non espletò mai azioni di guerriglia partigiana ma fu sempre vincolata alle finalità tattiche e strategiche della VIII Armata britannica, dapprima nel V Corpo d'armata inglese (fino a giugno 1944), quindi nel II Corpo d'armata polacco (fino alla fine del conflitto). Risulta pertanto impropria la collocazione nel novero delle brigate partigiane. L'unità non aderì mai al Corpo Volontari della Libertà, emanazione militare del Comitato di Liberazione Nazionale, e per quanto dipendesse dal punto di vista amministrativo dalla 209ª Divisione di fanteria del Regio Esercito (con tanto di tesserino militare), non vi fu mai subordinata. I volontari della Maiella operavano militarmente all'interno dell'esercito alleato di cui avevano sempre fatto parte sin dalla costituzione.
  2. ^ Si veda anche la pubblicazione "Maiella" "Ravenna" "Modena" edita nel 1945 dal Ministero Italia Occupata.
  3. ^ Marco Patricelli, Patrioti. Storia della Brigata Maiella alleata degli Alleati, Chieti, Ianieri, 2013.
  4. ^ Marco Patricelli, I banditi della libertà. La straordinaria storia della Brigata Maiella, partigiani senza partito e soldati senza stellette, Torno, UTET Università, 2005.
  5. ^ Quirinale - Scheda Onorificenza - visto 14 dicembre 2008.
  6. ^ ANPI - scheda di De Corti - visto 29 gennaio 2009.
  7. ^ ANPI - scheda di Tradardi - visto 29 gennaio 2009.
  8. ^ ANPI - scheda di Brecciaroli - visto 29 gennaio 2009.
  9. ^ ANPI - scheda di Brunetti - visto 29 gennaio 2009.
  10. ^ Libro Montegrande - Storia di Andrea Di Silio Patriota Archiviato il 6 gennaio 2016 in Internet Archive. - visto 26 dicembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Patricelli, I banditi della libertà. La straordinaria storia della brigata Maiella partigiani senza partito e soldati senza stellette, UTET, 2005, ISBN 9788802072142.
  • Marco Patricelli, Patrioti. La Brigata Maiella alleata degli Alleati, IANIERI, 2014. ISBN 9788897417569.
  • Max Franceschelli, "La Battaglia del Sangro" 3° vol. della collana "La Guerra in Casa" pubblicato da TerritoriLink ed E'dicola (2009)
  • Anna Cavasinni e Fabrizio Franceschelli, "La Brigata Maiella" DVD n. 4 della serie "La Guerra in Casa", ricostruzione dei luoghi e dei fatti con i racconti dei protagonisti che costituirono la Brigata Maiella, con particolare riguardo alla Battaglia di Pizzoferrato, Territorilink 2009.
  • Nicola Troilo Storia della Brigata Maiella(1967-2011) Mursia ISBN 9788842543961
  • Ronchetti Gabriele-Maria AngelaFerrara, La Linea Gustav, Mattioli 1885 (2014)
  • Ronchetti Gabriele-Maria AngelaFerrara, La Campagna d'Italia, Mattioli 1885 (2015)
  • Umberto Nasuti, Il patriota giardiniere. Viaggio sulle strade della Brigata Maiella, Carabba, 2017.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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