Campo di Giove

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Campo di Giove
comune
Campo di Giove – Stemma Campo di Giove – Bandiera
Campo di Giove – Veduta
Uno scorcio di Campo di Giove
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia dell'Aquila-Stemma.svg L'Aquila
Amministrazione
SindacoGiovanni Di Mascio[1] (Lista civica Nuovi Orizzonti 2.0) dal 07/05/2012 (2º mandato)
Territorio
Coordinate42°00′40″N 14°02′25″E / 42.011111°N 14.040278°E42.011111; 14.040278 (Campo di Giove)Coordinate: 42°00′40″N 14°02′25″E / 42.011111°N 14.040278°E42.011111; 14.040278 (Campo di Giove)
Altitudine1 064 m s.l.m.
Superficie28,9 km²
Abitanti770[3] (31-7-2021)
Densità26,64 ab./km²
Comuni confinantiCansano, Pacentro, Palena (CH)
Altre informazioni
Cod. postale67030
Prefisso0864
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT066015
Cod. catastaleB526
TargaAQ
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)[4]
Cl. climaticazona F, 3 193 GG[5]
Nome abitanticampogiovesi
PatronoSant'Eustachio
Giorno festivo20 settembre
PIL procapite(nominale) 13 398 [2][A 1]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Campo di Giove
Campo di Giove
Campo di Giove – Mappa
Posizione del comune di Campo di Giove all'interno della provincia dell'Aquila
Sito istituzionale

Campo di Giove è un comune italiano di 770 abitanti[3] della provincia dell'Aquila, posto al confine con la provincia di Chieti, in Abruzzo[6]. Fa parte della comunità montana Peligna, del parco nazionale della Maiella e dell'associazione Borghi autentici d'Italia[6][7]. Situato ai piedi del versante sud-occidentale della Maiella, è un'importante località di villeggiatura estiva ed invernale, con la presenza dell'omonima stazione sciistica[7].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La Maiella vista dalla località di Le Piane

Il paese, posto alle falde della zona occidentale della Maiella e precisamente tra il Monte Amaro, la Tavola Rotonda e il Monte Porrara, a 1 064 m s.l.m., confina a nord con Pacentro, a ovest con Cansano e a sud con Palena, quest'ultimo, a differenza degli altri, sito in provincia di Chieti[8][9].

Il dislivello varia da un minimo di 700 m s.l.m. di Fonte della Valle a un massimo di 2 404 m s.l.m. in prossimità della Tavola Rotonda[10]. La parte più antica del paese è situata sul dichino di un colle, mentre la parte di più recente edificazione su un pianoro e i colli antistanti[11][9].

Idrologia

A sud-est dell'abitato vi è un laghetto di origine carsica, il lago Ticino (o Tescino), che, con le sue modeste dimensioni e il caratteristico ambiente naturale circostante, costituisce una peculiarità del parco nazionale della Maiella[12]. Tale specchio d'acqua, ridottosi perlopiù allo stato di stagno, è ciò che resta di un originario lago morenico e la sua presenza nel territorio è attestata già dal 1317, quando risulta appartenente ai domini dei coniugi Simone di Sangro e Lorenza di Licinardo con il nome di stagnum lucosanum e utilizzato per scopi irrigui[12][13]. Si registra inoltre la presenza di alcune sorgenti di piccola portata che sgorgano lungo i pendii della Maiella che danno sul borgo, secondo un dislivello che spazia dai 1 186 m s.l.m. ai 700 m s.l.m. di Fonte della Valle[14][9].

Geologia e morfologia

I versanti della Tavola Rotonda e del Monte Porrara che circondano a nord-est e sud-est il paese sono caratterizzati da fenomeni carsici e tracce di calcari biostromali del Cretaceo, con a valle depositi terrigeni del Miocene superiore, calcilutiti avana e biancastri oolitici e presenza di macro- e microfossili[15]. Nello specifico, il versante principale deve la sua formazione all'accumulo morenico di un ghiacciaio, mentre quelli dei rilievi orientali annoverano la presenza di falde di detrito e disfacimento e morene di nevaio[15].

Tettonica

Il centro abitato poggia su una sinclinale, proseguimento della fossa tettonica della Valle dell'Orta[16]. Nella parte occidentale la faglia diviene diretta e i suoi effetti meccanici vengono attenuati dalle erosioni dei versanti montuosi circostanti, mentre nella parte meridionale si registrano rigetti maggiori, con affioramento di termini carbonatici via via più antichi[16]. Nella zona di Guado di Coccia si evidenziano invece terminazioni periclinaliche[16]. Nel corso della sua storia Campo di Giove ha subito almeno due sismi: il terremoto della Maiella del 3 novembre 1706, che ebbe l'epicentro proprio nella faglia della montagna sopra il borgo e registrò una magnitudo di 6,6 che portò alla distruzione della maggior parte degli edifici[17][18], e il terremoto della Maiella del 26 settembre 1933 di magnitudo 5,7, ma pur sempre lesivo[19]. Secondo la classificazione sismica, il comune è in "zona 1" (sismicità alta), come stabilito dal dipartimento della protezione civile[20][21].

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Per via della sua posizione, Campo di Giove è caratterizzato da un clima continentale con inverni freddi ed estati calde ma salubri[22][23][24]. Nel periodo invernale si registrano frequenti precipitazioni di carattere nevoso, con temperature che possono raggiungere i -7 °C[22][25]. La particolare vallata su cui poggia il paese, unita alla presenza dei monti circostanti, genera, in particolare durante le giornate estive, forti escursioni termiche nel passaggio dalle ore di luce alle ore di buio[26]. Tali caratteristiche climatiche, insieme alla particolare collocazione del borgo e alla presenza di vaste pinete e faggete presenti all'interno del suo territorio, contribuiscono in maniera determinante a rendere pura l'aria circostante e a creare una sorta di microclima campogiovese[27]. Secondo la classificazione climatica, il centro abitato è situato in "zona F", con 3 193 GG[28]. Tra i venti che vi spirano, vi sono la bora e, in misura minore, lo scirocco[26].

Campo di Giove possiede una propria stazione meteorologica[22]. Di seguito è riportata una tabella riassuntiva dei principali dati climatici del comune, secondo le stime del NOAA[29][30]:

Campo di Giove
(1920-2008)
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 58101419232626211695614,32515,315,2
T. mediaC) −0,51,53,57,012,015,518,018,013,59,03,50,00,37,517,28,78,4
T. min. mediaC) −6−5−3058101062−2−5−5,30,79,321,7
Precipitazioni (mm) 84,371,371,770,964,250,939,036,658,680,6106,0105,0260,6206,8126,5245,2839,1
Giorni di pioggia 5,75,85,86,26,24,42,83,24,76,17,37,418,918,210,418,165,6

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e periodo italico-romano[modifica | modifica wikitesto]

La zona orientale della Maiella fu abitata sin dal Paleolitico, poiché non molto lontano, presso il comune di Lama dei Peligni, fu rinvenuto il cranio del cosiddetto "Uomo della Maiella"[31][32]. Del Neolitico presso il cosiddetto pagus sul lago Ticino (o Tescino) risale una pietra scheggiata dagli uomini primitivi[31][32]. Tuttavia presenze stabili nel territorio si hanno nel VI secolo a.C., quando il villaggio originario era formato da un insieme di pagi, situati presso le zone di Pian de' Tòfani, dell'Ara e di Guado di Coccia[33][32].

Verso il 300 a.C. nel campo dell'Ara di Coccia sorse un tempio dedicato a Giove[34][32]. Il posto prese il nome di Campus Jovis, da cui la denominazione attuale del paese[34][32]. Secondo la leggenda, durante una battaglia tra Peligni e Romani, guidati da Quinto Fabio Massimo, svoltasi nella zona, presso il cosiddetto Colle della Battaglia, i primi credettero di aver vinto, quando all'improvviso scoppiò un tremendo temporale che capovolse le sorti dello scontro e i Romani, in segno di riconoscenza per la vittoria ottenuta più per motivi legati alla pioggia che per le loro capacità militari, vollero innalzare un tempio a Giove presso il campo dell'Ara di Coccia, dove oggi si trova la chiesa di Sant'Eustachio[35][34][32]. Campo di Giove fu poi riportato dai Romani nella celebre Tabula Peutingeriana sotto il nome di Jovis Larene, posto lungo la Via Numicia (o Minucia)[36][37][38]; tuttavia c'è chi ritiene che possa trattarsi invece della vicina Scanno[37][38].

Particolare del segmento VI.2 della Tabula Peutingeriana che mostra l'ubicazione di Jovis Larene (l'odierna Campo di Giove)

Subito dopo, nella zona, attraversata non molto lontano dalla Via Numicia (o Minucia), fu formata una mansio, ossia una stazione di posta, di sosta e di ristoro, dove tra il 217 e il 211 a.C. passò più volte Annibale con il suo esercito durante i suoi spostamenti da e verso Roma[39][40][32]. L'area, ricca di terreni adatti al pascolo, corrispondente all'odierno altopiano di Quarto Santa Chiara, veniva utilizzata dai pastori per compiere il rito della transumanza[41]. Si può dire quindi che la zona durante tutta la durata dell'Impero romano attraversò un periodo di relativa stabilità[32].

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la caduta dell'Impero romano, avvenuta nel 476 d.C., i Goti, i Vandali e i Longobardi saccheggiarono la Valle Peligna, colpendo anche il pagus di Campo di Giove[42][32]. Nell'VIII secolo sopraggiunsero anche i Franchi e i Saraceni, oltre agli Ungari e ai Normanni nel IX e X secolo[42][32]. Una notizia riporta che nel 937 presso Campo di Giove gli abitanti della zona riuscirono a sorprendere ed annientare una colonia di Ungari intenta ad oltrepassare il valico della forchetta con un ricco bottino[43][32].

Il villaggio romano intanto venne definitivamente abbandonato e gli abitanti dei vari pagi si radunarono in un podium e iniziarono a difendersi dai barbari costruendo nuove case e delimitando i confini con delle mura perimetrali[44][32]. In poco tempo il podium divenne oppidum, ossia un castello non fortificato, e contava quattro porte urbiche (chiamate oggi Porta Cauto, Porta della Serra, Porta delle Scalate sante e Porta del Supporto) poste lungo le mura perimetrali, cui si aggiunse prima del 1584 una quinta (Porta Belprato)[45][44][32].

Parallelamente nella comunità cominciò a diffondersi il cristianesimo, grazie alla presenza in paese di alcuni monaci dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno, quivi stabilitisi, che impartivano agli abitanti i doveri religiosi e civili[46][32]. Nel 1183 una bolla di papa Lucio III documentava la presenza di una chiesa dedicata a San Michele Arcangelo situata nella vicina Cansano[47][32].

Il feudo contava nell'XI secolo 24 famiglie ed il castello, tassato 20 once annue, forniva 2 cavalieri e 4 scudieri[48][49][32]. In questo periodo il suo territorio fu attraversato da Ugo I di Vermandois, intento a recarsi con il suo esercito in Terrasanta per la prima crociata[50][51][32]. Il feudo nel 1073 venne ceduto ai monaci dell'abbazia di Montecassino da Oddone Valva, riportato nelle fonti come Oddone di Pettorano sul Gizio, il quale l'aveva ottenuto grazie ad una donazione fattagli dai predetti monaci volturensi[52][32].

Più avanti negli anni, nel XIII secolo, Campo di Giove venne frequentato da papa Celestino V e i suoi discepoli, tra cui Roberto da Salle, i quali praticavano la via dell'eremitaggio per adorare il Signore[53][32]. Durante il suo passaggio, Pietro (questo il suo nome prima di divenire papa) ebbe modo di far erigere a Sulmona l'eremo di Sant'Onofrio al Morrone e a Campo di Giove l'eremo della Madonna di Coccia e il convento di Sant'Antonino, situato fuori dalle mura della città, oggi scomparso, mentre da Roberto la grotta di Sant'Angelo presso Lama dei Peligni[54][53][32].

L'eremo della Madonna di Coccia, uno degli edifici religiosi fondati da papa Celestino V durante il suo eremitaggio

Nel 1280 il feudo fu diviso in due parti, entrambe governate dai baroni di Colledimacine: una metà dai fratelli Galgano ed Oderisio di Bifero, mentre l'altra dal loro fratello Luca e dai suoi nipoti Tommaso ed Andrea di Bifero[55][56][32]. Nel 1294 Bartolomeo Galgano divenne signore del feudo[56][32]. Nel 1304 Campo di Giove fu donata dal re del Regno di Napoli Carlo II d'Angiò a Tommaso Piscicelli che la governerà fino alla sua morte, avvenuta il 7 dicembre 1334[57][58][59][32]. Il feudo andò quindi al barone De Capite di Sulmona, a Roberto di Licinardo e alla sua morte, avvenuta intorno al 1342, alla sorella Giovanna[A 2][60][61][32], che dovettero combattere contro lo strapotere sempre maggiore delle famiglie Caldora e Cantelmo, la prima schierata con gli Angioini, mentre l'altra con gli Aragonesi, pretendenti al trono del Regno[61][32].

Giacomo Caldora, il primo della famiglia che assunse il controllo dei castelli della Maiella e della Val di Sangro, fortificando anche quello di Campo di Giove, successivamente trasformato in un palazzo residenziale

Nel 1383 Giacomo Cantelmo, 6º signore di Popoli, conquistò Campo di Giove, essendosi ritirato dalla vita di corte napoletana, data l'instabilità del governo del re Carlo III d'Angiò-Durazzo[62][32]. Il feudo passò poi al figlio secondogenito Berlingiero Cantelmo, 1º conte di Arce e gran camerlengo del Regno di Napoli, e fu confermato prima dal sovrano napoletano e poi dal suo successore Ladislao d'Angiò-Durazzo[63]. Questi morì prematuramente e lasciò nel testamento come bali e tutori del suo unico figlio Giacomo, rimasto orfano (la madre Maria Caldora, figlia di Luigi, era morta prima del padre Berlingiero), la sorella Rita Cantelmo, all'epoca vedova di Giovanni Antonio Caldora, e il loro figlio primogenito Giacomo Caldora[64]. Giacomo Cantelmo ereditò così tutti i feudi e i titoli nobiliari del padre, ma poiché aveva meno di 7 anni il re Ladislao li riassegnò provvisoriamente a suo cugino Giacomo Caldora[65][66], il quale, a sua volta, per governare meglio i suoi vasti possedimenti, diede il feudo di Campo di Giove in subvassallaggio con il grado di capitano a Francesco Riccardi[67][68]. Raggiunta la maggiore età, il 31 ottobre 1417 Giacomo Cantelmo vi fu in essi reintegrato ed accadde che non molto tempo dopo Raimondo Caldora, fratello minore di Giacomo, li occupò con il suo esercito, costringendolo a muovergli guerra insieme al nipote Antonio Cantelmo e a sottrargli con la forza tutti i suoi feudi[65][66]. Questo perché entrambi seguitavano per fazioni rivali: Giacomo per quella dei Durazzo, mentre Raimondo per quella degli Angioini[65][66]. Di conseguenza Giacomo Caldora per vendicare il fratello nel 1419 tolse a Giacomo Cantelmo i feudi di Campo di Giove e Pacentro, che gli verranno restituiti nel 1422 per ordine della regina Giovanna II d'Angiò-Durazzo e passeranno alla morte di questi al nipote Antonio Cantelmo[65][66]. Giacomo Caldora quindi all'inizio del 1421 rinforzò il feudo di Campo di Giove munendolo di torri e pezzi di artiglieria ed elevandolo così al rango di castrum[69][70][32].

Braccio da Montone, che nel 1421 assediò per tre giorni consecutivi il paese e poi lo saccheggiò

Sempre nello stesso anno Campo di Giove venne assediato dal capitano di ventura Braccio da Montone che guidava l'esercito napoletano contro i feudi ribellatisi al dominio della regina Giovanna II d'Angiò-Durazzo (Giacomo Caldora, inizialmente schierato con gli Angioini, era nel frattempo passato dalla parte degli Aragonesi)[71][72]. Dopo tre giorni continui di attacchi i soldati nemici riuscirono a penetrare nel paese e lo saccheggiarono[73]. Braccio diede ordine ai suoi soldati di uccidere tutte le guardie poste in sua difesa, risparmiando le donne e i bambini[74][75][76]. Il vicolo ripido e stretto da cui entrarono i nemici (ha origine dalla Porta della Serra) fu da essi incendiato e in memoria di tale accaduto prese poi il nome di Vico del Sacco[73]. L'intero avvenimento è stato tramandato dallo storico Giovanni Antonio Campano[74]:

«Braccio soggiogata Sulmona per non metter tempo in mezzo, e per isgrauare quelli, che gli erano già diuenuti amici, cauò con grandissima prestezza le genti dalla città, e mosse il campo uerso Capogiogo, la qual terra era del Conte Iacomo Caldora, huomo infin dalla mia fanciullezza di gran nobiltà, e potenza, e hauendo i terrazzani ricusato ogni conditione di pace, furono presi tutti, insieme con la terra per forza, e siccome furono i primi à tentar l'impeto de' nemici, così furono anco i primi a non poterlo sostenere, e ogni cosa fu data liberamente in preda à soldati, eccetto le donne, e fanciulli.»

(Giovanni Antonio Campano, Capogiogo, preso e messo a sacco, in L'historie et vite di Braccio Fortebracci detto da Montone, et di Nicolò Piccinino pervgini, Venezia, 1572, p. 105)
Il Vico del Sacco di Campo di Giove, da cui penetrarono i soldati di Braccio da Montone durante l'assedio del paese del 1421

Dopo aver strenuamente difeso il paese, Giacomo Caldora riuscì a stento a fuggire e si diresse a Castel di Sangro, che cadrà poi anch'esso nelle mani degli avversari[77]. In seguito a causa di alcuni avvenimenti i due condottieri invertirono i loro partiti: il Caldora rientrò nelle grazie della regina Giovanna, mentre il Montone passò al soldo del pretendente Alfonso V d'Aragona e in più ricevette la scomunica dal papa Martino V[72][71]. Nel 1424 la sovrana napoletana nominò Giacomo Caldora gran connestabile del Regno di Napoli e lo spedì alla volta di L'Aquila, dove Braccio aveva posto l'assedio da più di un anno, non prima di aver conquistato numerosi feudi, distrutto vari castelli e commesso atroci delitti in quasi tutto l'Abruzzo[72][71]. La battaglia finale fu feroce e cruenta e decise il destino di gran parte della penisola italiana[78]. Giacomo Caldora, appoggiato da Francesco Sforza, vinse la battaglia e Braccio da Montone morì, forse ucciso dal Caldora stesso[79]. Subito dopo Giacomo liberò con il suo esercito Campo di Giove, rimasto in mano ad alcuni mercenari di Braccio[72]. La regina Giovanna, per ricompensarlo per questo e per altri successivi successi ottenuti in campo militare, gli diede il Ducato di Bari, rendendolo così il feudatario più potente del Regno di Napoli[80].

Morto Antonio Cantelmo a Mondragone il 17 ottobre 1439, il feudo di Campo di Giove venne ereditato dal figlio secondogenito Onofrio Gaspare[81]. Un mese dopo, il 15 novembre, morì anche Giacomo Caldora, durante l'assedio di Colle Sannita[82]. Poco dopo, Antonio Caldora, figlio primogenito di Giacomo, riuscì a riprendersi il feudo[83], che però riperse nel 1464 dopo essere stato fatto prigioniero durante l'assedio di Vasto: tutti i suoi feudi per volere del suo avversario Ferrante d'Aragona, succeduto al padre Alfonso V nel trono napoletano, furono confiscati ed assegnati alle persone di corte a lui più vicine e fedeli[84]. Da allora il declino della famiglia Caldora fu inarrestabile[84]. Campo di Giove, che all'epoca contava 82 fuochi e 410 abitanti[85], venne assegnato al gran cancelliere Valentino Claver[86] che lo mantenne fino al 1473, anno in cui lo vendette a Vito Nicola di Procida, il quale lo possedette fino al 13 ottobre 1483, quando il re Ferrante d'Aragona l'assegnò a Simonetto Belprato[87][88][32]. Alla morte di quest'ultimo, avvenuta a Milano nel 1488, dopo essere andato per un brevissimo tempo al reale demanio, passò direttamente al nipote Giovanni Vincenzo Belprato (Michele Belprato, figlio di Simonetto e padre di Giovanni Vincenzo, era morto prematuramente)[87][88][32]. Tuttavia dal 1495 al 1498 fu in mano a Cesare Valignano, il quale l'ebbe per i servigi resi a Carlo VIII di Francia, ma lo perdette con l'arrivo in Italia degli Spagnoli[89]. Tornò così a Giovanni Vincenzo Belprato e passò alla sua morte (1505) al suo unico figlio Giovanni Berardino[90][91][88][32][A 3].

Cesare Valignano, feudatario di Campo di Giove dal 1495 al 1498

Cinquecento, Seicento e Settecento[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Berardino Belprato però non poté esercitare su di esso alcun potere perché nei regesti reali risultava appartenente a Gianfrancesco di Procida, figlio di Vito Nicola, cui – tra l'altro – era debitore[92]; nel 1509 Giovanni Berardino saldò il debito con l'acquisto del feudo[92]. Sempre nello stesso anno, in una breve parentesi, Giovanni Battista Caldora, nipote di Antonio, tentò invano di recuperare Campo di Giove[90][93]. Morto Giovanni Berardino nel 1520, il feudo passò al figlio primogenito Giovanni Vincenzo, che ne divenne quindi – de facto – il feudatario, indi al di lui figlio Giovanni Berardino e al nipote Carlo[92]. L'unica figlia di quest'ultimo, Virginia, lo porterà in via dotale al suo secondo marito Giovanni Tommaso di Capua e dunque ai suoi discendenti[92], che lo possiederanno fino al 1697, quando passerà ai Pignatelli[32]. Parallelamente, sempre nel Cinquecento, per un breve periodo tornerà in mano alla famiglia Bifero, nella persona di Antonio Angelo[94]. Si entra quindi nel Seicento e tra i vari feudatari vi saranno i Ciufelli, i Cocco e i Ricciardi, questi ultimi proprietari dell'omonimo Palazzo[32][95].

Il Settecento iniziò invece con nefasti avvenimenti poiché il paese nel 1706 fu gravemente danneggiato dal terremoto della Maiella, che ebbe l'epicentro proprio a Campo di Giove, nella faglia della montagna sopra il borgo[17]. Nonostante la forza catastrofica della scossa, il paese resistette anche se però gran parte degli edifici furono danneggiati: castello medievale compromesso, chiese distrutte, case abbattute[18].

Campo di Giove però ben presto si risollevò, anche se il feudo era ora politicamente instabile: nel 1715 fu venduto dai Pignatelli a Francesco Spinelli e alla figlia Cecilia che il 30 gennaio dello stesso anno subito lo girarono a Francesco Recupito[96][32], poi con la morte di suo figlio Donato passò alla di lui moglie Maddalena d'Afflitto che poi lo passerà al figlio Pasquale una volta raggiunta la maggiore età[32]. A livello giuridico, dal 1756 Campo di Giove dipendeva da Introdacqua e tali tribunali funzionarono fino all'abolizione del feudalesimo, avvenuta nel 1806, con il dominio francese[97][32]. Dopo la morte di Pasquale Recupito, avvenuta il 29 agosto 1766, successe il figlio Salvatore, cui seguì fino al 1799 la moglie Saveria Recupito[32].

Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Con le leggi eversive della feudalità emanate da Giuseppe Bonaparte nel 1806, Campo di Giove venne incluso nel giustizierato dell'Abruzzo Ulteriore Secondo, nel distretto di Sulmona, come comune di terza classe[98][9]. Nel 1852 la popolazione del paese ammontava a 1 141 abitanti[99]. Durante il periodo pre-unitario a Campo di Giove non si ebbero moti carbonari o pro Italia poiché era sufficiente il semplice controllo amministrativo della giunta comunale[32]. Tuttavia i problemi si crearono dopo l'Unità d'Italia, nel 1861, quando per gli sconvolgimenti politici il paese fu abbandonato a se stesso[32]. Si sviluppò allora il fenomeno del brigantaggio e il 14 agosto dell'anno seguente (1862) si distinse in paese Francescantonio Cappucci, che assaltò insieme a Ermenegildo Bucci e Nunzio Tamburrini il Palazzo Ricciardi[100][32]. Per tutta la Maiella il brigantaggio dilagò e nella zona operò anche la banda di Fabiano Marcucci, detto Primiano, noto brigante campogiovese[100][101][32]. Ben presto l'esercito piemontese represse nel sangue il fenomeno del brigantaggio, costruendo un fortino sul massiccio della montagna, noto come Blockhaus[101].

Verso la fine dell'Ottocento, nel 1897, venne realizzata la ferrovia Sulmona-Isernia, che attraversa vari comuni della Maiella, tra cui Campo di Giove, in corrispondenza dell'omonima stazione[102]. Tale realizzazione fu molto importante, in quanto significava sinonimo di progresso per l'economia locale e poneva fine all'isolamento montano[102].

Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1904 Cansano, finora frazione di Campo di Giove, divenne comune autonomo[103][104]. Nel 1933 Campo di Giove subì alcuni danni a causa di un nuovo terremoto della Maiella, di magnitudo inferiore a quello del 1706, ma pur sempre lesivo per i borghi montani circostanti[19].

Quando in paese entrò il fascismo si registrarono alcuni episodi di soprusi e violenze[105][32]. Ancor peggiore fu la repressione nazista delle rivolte, durante la seconda guerra mondiale, quando nel 1943 ci fu la ritirata dell'esercito lungo la linea Gustav[105][32]. Campo di Giove divenne il quartier generale tedesco per la sua posizione strategica, e quindi non distrutta, come i nazisti facevano con i borghi circostanti, adottando la tattica della "terra bruciata"[105][32].

Il 15 ottobre 1943 i partigiani tennero un'imboscata a dei camion tedeschi[105][32]; due giorni dopo, durante i rastrellamenti, l'intera popolazione di Campo di Giove fu minacciata di eccidio se non si fossero trovati i partigiani responsabili[105][32]. Il giorno seguente presso il Guado di Coccia si verificò uno degli episodi più degni di memoria: il militare e partigiano Ettore De Corti venne trucidato da una pattuglia di militari tedeschi mentre era intento a coprire la fuga dei propri compagni, azione che gli valse il conferimento, al termine dello scontro, della medaglia d'oro al valor militare e di una lapide commemorativa[106][107]. Il 7 novembre gli abitanti furono evacuati per consentire lo svolgimento delle operazioni militari che durarono fino agli inizi del 1944, quando il fronte si spostò a Cassino[105][32]. Dopo la fine della battaglia, nel mese di giugno, il paese fu abbandonato dai tedeschi e la popolazione locale poté rientrarvi ed esporre sul Guado di Coccia la bandiera bianca, in segno di resa[105][32].

Epoca odierna[modifica | modifica wikitesto]

Durante il dopoguerra ci fu una lenta ripresa, anche se negli anni sessanta il fenomeno dell'emigrazione cominciò ad interessare fortemente il paese[108]. Per far fronte al problema, Campo di Giove decise di sfruttare i punti di forza della montagna, così come stava accadendo nei vicini comuni di Pescocostanzo e Roccaraso, costruendo negli anni settanta degli impianti di risalita sciistici presso la località di Le Piane, incentrando l'economia prevalentemente sul turismo montano invernale[108]. Agli inizi degli anni novanta venne attivata a Campo di Giove una seconda stazione ferroviaria, denominata stazione di Campo di Giove Maiella, migliorando così i collegamenti per servire gli impianti di risalita sciistici[109].

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Campo di Giove-Stemma.png
Campo di Giove-Gonfalone.png

Lo stemma in uso è stato riconosciuto con D.P.R. 4 maggio 1998 emesso dal Presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro[110].

Stemma: «Campo di cielo, alla fascia diminuita d'oro, caricata delle lettere maiuscole C D G, puntate di rosso, accompagnata in capo dal sole d'oro, in punta dalla campagna di azzurro, fluttuosa di argento.»[110]

Gonfalone: «Drappo di rosso con bordatura di azzurro, riccamente ornato di ricami di argento e caricato dallo stemma civico con la iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune. Le parti in metallo ed i cordoni saranno argentati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri ricolorati dai colori nazionali fregiati d'argento.»[110]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al merito civile
«Situato sulla linea "Gustav", dopo l'8 settembre 1943, diventò punto di riferimento per i militari italiani allo sbando, per i prigionieri fuggiaschi dai campi di prigionia di Sulmona e per i renitenti alla leva della Repubblica di Salò. Tutte le famiglie del paese diedero rifugio ai fuggiaschi, fornendo loro abiti e cibo, nonostante le perquisizioni tedesche nelle case sotto la minaccia delle armi. A seguito dell'ordine di sfollamento del paese e della requisizione di viveri e di animali, alcuni contadini, che cercarono di mettere in salvo il bestiame, furono immediatamente fucilati. Fulgido esempio di spirito di sacrificio e di amore patrio. Secondo conflitto mondiale – Campo di Giove (AQ).»
— 11 gennaio 2018[111]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa madre di Sant'Eustachio
Chiesa madre di Sant'Eustachio

Si tratta di una delle prime chiese del paese, nonché di quella principale (madre), poiché vi è custodita la statua di Sant'Eustachio, patrono di Campo di Giove[112]. È sorta, secondo la tradizione, sui resti del tempio romano di Giove verso il XII secolo, secondo le prime documentazioni[112]. La chiesa attuale risale alla ricostruzione post sisma del 1706 ed ha aspetto prevalentemente barocco. La facciata presenta un andamento a salienti, con portale centrale rettangolare sormontato da timpano spezzato, decorazione che si ripete nella finestra di sopra. Ai lati del portale ci sono altri due accessi minori; decentrato rispetto alla facciata spicca il campanile medievale a pianta quadrata con cuspide piramidale[112]. L'interno è a tre navate e rispecchia in parte l'impianto antico, avente il transetto e il coro rettangolari[112]. La navata centrale è rimarcata da trabeazione in pietra con mensole; quelle laterali sono arricchite da altari realizzati tra il XVI-XVII secolo. Nel transetto è posto l'altare della Madonna del Rosario con una tela del 1578 raffigurante la Vergine che offre il Rosario a San Domenico e a Santa Caterina da Siena. All'ingresso si trova una piccola fonte battesimale in pietra del 1587, finemente intagliata. Il coro ligneo è stato attribuito ad uno dei tre seguenti artisti: Pecorari di Rivisondoli, Paolo Balcone e Palmerio Grasso[113][114][115]. Antistante la chiesa vi è un giardino, di ridotte dimensioni, con un parco giochi per bambini[116].

Chiesa di San Rocco
Chiesa di San Rocco

Seconda chiesa del paese, è di aspetto più modesto rispetto a quello della chiesa madre; fu fondata nel XVI secolo, dopo la pestilenza che colpì Campo di Giove, quando iniziò a diffondersi in Abruzzo il culto di San Rocco, protettore del morbo. Della chiesa originaria rimane poco, perché ricostruita daccapo dopo il terremoto del 1706. La facciata a coronamento orizzontale è inquadrata da cantonali in pietra da taglio e presenta nel mezzo un portale in pietra, con cornice modanata e timpano semicircolare, sormontato da una finestra rettangolare a coronamento orizzontale, inserito tra due finestre quadrangolari. Il campanile attuale è costituito da una semplice finestrella, posta in alto a sinistra nella facciata principale, con la campana. L'interno è a navata unica, molto sobrio, con una statua lignea del santo del 1529, posta presso l'altare centrale.

Chiesa di San Matteo
Chiesa di San Matteo

Situata lungo la via omonima, nel moderno centro, è una cappella campestre del XVIII secolo, con facciata a coronamento orizzontale, che rispecchia lo stile classico delle chiese romaniche abruzzesi. Il portale, un tempo romanico, oggi è moderno. Il campanile a vela è posto in alto a sinistra nella facciata principale. L'interno, molto semplice, è a navata unica.

Chiesa di San Francesco
Chiesa di San Francesco

Detta anche Oasi di San Francesco, più ampiamente è un luogo di ritiro spirituale[117]. È situata nella zona delle pinete del Pizzalto e, a differenza delle altre chiese del paese, presenta le campane all'esterno del campanile e le pareti in muratura color ruggine[117]. L'intero edificio è stato inaugurato nel 1978[118] e ultimato ed officiato al culto di San Francesco d'Assisi nel 1990[117]. Ospita al suo interno un museo etnografico[119].

Ex Chiesa di San Paolo
Chiesa di San Paolo

La chiesa di San Paolo è stata sconsacrata e si trova nella parte antica del paese, nei pressi del Palazzo del Castello[120]. Sebbene la sua presenza risulti documentata già dal 1183[121], viene fatta risalire al XIV secolo, anche se è stata modificata dopo il sisma del 1706[120]. Il suo stile molto grezzo la fa quasi confondere con le case del borgo antico[120]. Contiene al suo interno un piccolo altare[119].

Eremo della Madonna di Coccia

L'eremo della Madonna di Coccia è una delle più antiche chiese del paese e si trova nella località Guado di Coccia, costruita presso una grotta, rifugio di pastori, viandanti ed eremiti. Probabilmente è medievale, ma il restauro attuale è datato 1748[122]. Prima del 1706 la chiesa era molto più grande, come testimoniano i ruderi situati accanto alla piccola cappella; tale tempietto è composto da due ambienti: la chiesa cristiana e un piccolo dormitorio in basso, abitazione degli eremiti. La facciata principale è semplice, con un portale settecentesco con sopra una scritta in latino ed ai lati due piccole aperture rettangolari.

Ex Convento di Sant'Antonino
Resti del convento di Sant'Antonino

Situato poco fuori dal centro abitato, nei pressi della Contrada Sant'Antonino e di una fonte della Maiella, a 1 500 m s.l.m., era un edificio religioso di modeste dimensioni[54]. Venne costruito tra il 1264 ed il 1274, dopo che papa Urbano IV ne approvò la richiesta di edificazione redatta da Pietro da Morrone[54]. Del convento rimangono soltanto i resti delle mura della grancia[54].

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo del Castello
Palazzo del Castello

Si trova in Largo Castello, costruito nel XVI secolo sopra l'antico castello. L'edificio è posto nella parte più alta del paese, che si eleva sopra una roccia, e conserva poco della pianta originaria, probabilmente ellittica, come dimostra lo spicchio meglio conservatosi, poiché il resto si fonde con le case del borgo antico. Da sinistra si collega al Palazzo Ricciardi, sede del municipio del paese. Fu abitato principalmente dalle famiglie Cantelmo e Caldora.

Palazzo Ricciardi
Palazzo Ricciardi

Situato in Piazza Regina Margherita, risale al XVIII secolo e fu costruito dalla famiglia Ricciardi di origine napoletana[123]. Il palazzo presenta una massiccia struttura in pietra e una facciata suddivisa in tre livelli. Sul primo vi è una serie di finestre di forma quadrata, nel cui centro è posto il portale in pietra a tutto sesto. Il secondo livello presenta una serie di finestre rettangolari a coronamento orizzontale; quella centrale è arricchita da un'imponente balconata sostenuta da mensole. Sull'ultimo livello vi è il piano di mezzo, in cui si succedono delle piccole aperture ellittiche. A sovrastare l'ingresso c'è una torre colombaia centrale a pianta quadrata[123]. È sede del municipio del paese[123].

Palazzo Nanni
Palazzo Nanni

Palazzo seicentesco su Piazza Alberto Duval, ha la facciata principale divisa in tre livelli con un portale in pietra a tutto sesto, a coronamento rettilineo preceduto da un doppio sedile, alle cui estremità sono poste le statue di due leoni[124]. Il secondo e il terzo livello sono scanditi da finestre con timpano semicircolare. Restaurato nel Novecento, presenta all'interno una sala conferenze, una biblioteca e una sala per l'accoglienza turistica. Nella parte posteriore del palazzo vi è un ampio cortile, utilizzato occasionalmente per il mercato, con una piccola arena, utilizzata in estate per svolgere spettacoli musicali[124]. Prende il nome dalla famiglia Nanni che l'abitò[124].

Palazzo delle Logge
Palazzo delle Logge

Situato sul lato sinistro di Palazzo Nanni, sempre su Piazza Alberto Duval, risale al XVI secolo ed è uno degli edifici storici del paese[125]. Caratteristica di tale edificio sono le loggette situate sull'ultimo piano (l'intera struttura si sviluppa su due livelli), che conferiscono il nome allo stabile e risultano essere l'ultimo baluardo dell'originaria versione, completamente deturpata[125]. Fu abitato dalla famiglia Ciufelli.

Casa Quaranta
Casa Quaranta

Tipico esempio di casa rinascimentale abruzzese, si trova nella parte antica del borgo e risale al XV secolo[126][127]. Fu di proprietà della famiglia Quaranta. Conservatasi perfettamente, oggi ospita un centro polifunzionale insieme al museo delle tradizioni locali[126][127]. L'edificio si articola su tre livelli, presentando l'elemento architettonico del "vignale", ossia il pianerottolo con la scalinata da cui ci si affaccia all'ingresso. Sulla facciata che guarda su Via Quaranta è collocato il piano terra, in corrispondenza del quale si apre una piccola finestra al piano superiore. Il prospetto settentrionale, occupato da una scala con parapetto in pietra che conduce al secondo piano, è arricchito da una finestra a tutto sesto del medesimo stile di quella collocata su Via Quaranta. L'interno è completamente restaurato, avendo perso lo stile originario, tranne le mensole in pietra scolpita. Tra le opere conservate nel museo ci sono le sculture del noto scultore locale Liborio Pensa[126][127].

Casone Belprato
Casone Belprato

Edificio storico di origine contadina, realizzato con pietre della Maiella, è situato nella parte antica del paese, nei pressi della Porta Belprato[128]. Lo stabile prende il nome dalla famiglia Belprato che l'abitò. Presenta elementi architettonici risalenti al XV e al XVI secolo[128]. Degno di nota è un mascherone in pietra scolpito in uno spigolo dell'edificio per allontanare gli spiriti maligni[128].

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento ai caduti sito in Piazza Alberto Duval

Il comune conta quattro piazze. La piazza principale, Piazza Alberto Duval, rappresenta il cuore del centro abitato. È intitolata all'omonimo noto personaggio locale, podestà e cavaliere dell'Ordine Mauriziano ed è divisa in due da Via San Rocco: nella parte settentrionale vi è il monumento ai caduti, che la rende conosciuta anche con il nome di Piazza Eroi, e nella parte meridionale una fontana a due rubinetti opposti, la più grande del paese. Su questa piazza si affacciano il Palazzo Nanni e il Palazzo delle Logge. La piazza più antica è probabilmente Piazza Regina Margherita, chiamata anche Piazza Silvio Spaventa, situata a ridosso della parte antica del borgo e che vede la presenza del Palazzo Ricciardi, sede del municipio, con il parcheggio auto antistante. Piazza Germano Del Mastro si trova invece nella parte a est del paese ed è intitolata all'omonimo noto personaggio locale, militare e medaglia d'oro al valor militare nella guerra di Spagna[129]; vede la presenza della chiesa di San Rocco e di un parcheggio auto di modeste dimensioni. L'ultima è una piazza minore chiamata Piazza dell'Aquila e situata nella parte più interna del paese, circondata da Via Pescara ed immersa nella vegetazione, priva di qualsiasi elemento architettonico-urbanistico. Il paese annovera più di una ventina di fontanelle ed otto fonti[130].

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Baita degli alpini
Baita degli alpini

Uno dei luoghi più suggestivi del paese, accessibile percorrendo una strada che passa sotto un ponte ferroviario, è la zona della baita degli alpini, circondata dal verde di pini e betulle[131]. Deve la propria denominazione alla presenza di una baita di montagna, inaugurata agli inizi degli anni '90, nella quale sono conservati cimeli risalenti all'epoca delle due guerre mondiali[132]. L'area in essa antistante è caratterizzata da un piazzale verde con un'area picnic e costituisce un crocevia per raggiungere un parco giochi, il parco avventura Maja Park, la zona delle pinete del Pizzalto e la chiesa di San Francesco, tutti posti nelle immediate vicinanze[133][132][134].

Area naturale del lago Ticino (o Tescino)
Lago Ticino (o Tescino)

In corrispondenza del tratto finale della pista ciclabile del paese vi è l'area naturale del lago Ticino (o Tescino), un laghetto di origine carsica, ridottosi allo stato di stagno, che assieme al lago Battista dei monti Pizzi costituisce all'interno del parco nazionale della Maiella un vero e proprio ambiente unico che annovera la presenza nella flora di carici acuti, centocchi acquatici, gramignoni minori, lenticchie d'acqua spatolate, ofioglossi comuni, pioppi, ranuncoli a foglie capillari, salici bianchi, salici cenerini e tife e nella fauna di aironi, anatre, cicogne e limicoli, tutte specie di uccelli migratori che vi si stabilizzano in determinati periodi dell'anno[135][136].

Parco nazionale della Maiella

Nel territorio, incluso nel parco nazionale della Maiella, si accede a diverse riserve naturali, come il bosco di Sant'Antonio, a confine con Pescocostanzo, alla Contrada Sant'Antonino, dove vi sono i resti dell'omonimo ex convento, al guado di Coccia, dove vi è l'eremo della Madonna di Coccia, oppure ci si avvia verso Pacentro lungo il passo San Leonardo e la piana di Fonte Romana[137][138]. Nella località di Le Piane, poco distante dal paese, si trova la stazione sciistica del comune[108]. Il dislivello di Campo di Giove, che spazia dai 700 m s.l.m. di Fonte della Valle ai 2 404 m s.l.m. della Tavola Rotonda, ne fa il paese più in quota del parco[10][139].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[140]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

I dati dell'ISTAT rilevano al 31 dicembre 2019 una popolazione straniera residente pari a 16 persone, corrispondenti al 2% della popolazione residente a Campo di Giove[141][142]. Le comunità rappresentate sono le seguenti[141]:

  1. Romania: 5
  2. Ghana: 3
  3. Spagna: 2
  4. Ucraina: 2
  5. Camerun: 1
  6. Kosovo: 1
  7. Regno Unito: 1
  8. Slovacchia: 1

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Il dialetto campogiovese è incluso nel sistema dei dialetti meridionali intermedi[143]. Per via della collocazione del paese al confine tra le province dell'Aquila e di Chieti, il dialetto locale ricade nell'area linguistica dell'abruzzese occidentale e confina con quella dell'abruzzese orientale adriatico[144]. A causa dei collegamenti ferroviari con il capoluogo campano, durante il XX secolo ha subito l'influenza del dialetto napoletano, che ha portato – tra gli altri – all'abbandono dell'utilizzo degli articoli grammaticali[145].

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Il culto del patrono Sant'Eustachio risale al XII secolo, mentre quello del compatrono San Matteo al XVIII secolo[146][147]. Come da tradizione, il 20 settembre la statua del patrono viene portata in processione nelle principali strade cittadine fino ad arrivare alla chiesa di Sant'Eustachio, dove si svolge la messa, mentre la sera del giorno successivo si svolge il ballo della pupa, consistente in un fantoccio realizzato con un intreccio di canne, legno leggero, cartapesta, fogli colorati e di giornale, recante sul capo una girandola e un set di fuochi pirotecnici che si accendono progressivamente e che viene animato da una persona che si nasconde al suo interno e che danza al suono di un organetto o di una fisarmonica[148]. Quella della pupa è un'antica tradizione di origine contadina connessa ai riti di fertilità e produttività della terra e inizialmente non prevedeva l'uso dei fuochi artificiali ma l'incendio del pupazzo vuoto a fine danza, le cui ceneri venivano poi sparse nei terreni allo scopo di propiziare un abbondante raccolto per l'anno a venire[148].

Tradizionali costumi popolari tipici comprendono per l'uomo calzoni corti e giacca e per la donna gonnella, busto e fazzoletto bianco per coprire il capo, i quali vengono indossati ancora oggi in particolari occasioni[149].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche

Oltre alla biblioteca comunale[150], il paese dispone di altre due biblioteche, una situata all'interno del centro polifunzionale di Casa Quaranta e comprendente testi abruzzesi[126], l'altra all'interno del Palazzo Nanni e comprendente in origine circa 4 000 volumi, poi andati perduti[151].

Scuole

Il paese possiede una scuola dell'infanzia e una scuola primaria, entrambe statali[152].

Musei

Campo di Giove possiede tre musei: il museo civico che si trova all'interno di Palazzo Nanni, il museo delle tradizioni locali sito in Casa Quaranta, quest'ultimo che conserva – tra le altre – le opere scultoree del noto scultore locale Liborio Pensa, e il museo etnografico posto nella chiesa di San Francesco[126][127][119].

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del territorio comunale di Campo di Giove, lungo il tracciato della ferrovia Sulmona-Isernia, sono state girate alcune brevi sequenze del film Black Butterfly, diretto nel 2017 dal regista Brian Goodman e con l'attore Antonio Banderas tra i protagonisti[153].

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Campo di Giove possiede un proprio complesso bandistico, con più di vent'anni di esperienza ed attivo durante particolari ricorrenze, il quale risulta gemellato con quello di Palena[154].

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

I ravioli alle ortiche della Maiella, uno dei piatti tipici della cucina campogiovese

La cucina campogiovese è quella tipica montana abruzzese e fa largo uso di prodotti dell'allevamento[155]. Una delle specialità legate alla pastorizia è il pappone, ossia un piatto a base di pane raffermo, olio, sale, patate, verdure e pancetta che gli antichi pastori consumavano mentre osservavano gli animali al pascolo[156]. Altre particolarità sono alcuni salumi, come la salsiccia di fegato e la salsiccia pazza, quest'ultima preparata con gli avanzi della lavorazione del maiale[157]. Eredità della tramontata tradizione agricola sono le zuppe tradizionali a base di legumi e la polenta con le cosce servita col sugo di carne[157][7][156]. Per quanto riguarda i primi, troviamo le sagne scarciate, realizzate utilizzando i maltagliati o le sagne abruzzesi e condendo con vari tipi di sughi, i ravioli con la ricotta, i fusilli al sugo di lepre o con le verdure, gli strozzapreti o il risotto allo zafferano e, tra i piatti più prestigiosi, la pasta alle ortiche della Maiella o agli orapi, cucinati utilizzando la pasta lunga fresca, i ravioli o gli gnocchetti di patate[156][158]. Numerosi i secondi: si ritrovano la frittata al basilico o con le erbe selvatiche, il pollo farcito, il polpettone, il tortino di patate, il pane cotto, le pallotte cacio e ova, la pizza gialla o con la ricotta e le patate sotto il coppo, alcuni dei quali si prestano ad essere conditi con la salsa ai fiori di zucca[156][158]. Molto apprezzati, come in tutto il resto dell'Abruzzo, sono gli arrosticini di pecora e le carni arrosto[158]. Tra i dolci vi sono il biscottone abruzzese, il dolce del vescovo, le ferratelle, realizzate con stampi in metallo dal disegno a rombi in rilievo e gustate in vario modo, e gli spumini alle mandorle[156][158]. Durante le festività pasquali sono molto diffusi il fiadone, fatto con farina, spezie, uova e vino bianco e con ripieno di formaggi stagionati e che viene consumato caldo, le lasagne della Quaresima, la pizza di Pasqua, la pupa e il cavallo, due dolci preparati in casa con ingredienti semplici e con un uovo incastonato al loro interno e come da tradizione regalati a parenti ed amici, e il sanguinaccio, quest'ultimo prodotto invece nel periodo di Carnevale[157][7][156][158]. Infine la cucina campogiovese non disdegna pietanze della costa o di altri comuni dell'entroterra abruzzese, come le acciughe sott'olio, l'antipasto alla giuliese, il baccalà fritto, il brodetto di pesce, i calcioni, i carciofi ripieni, i crostini alla chietina, l'insalata di polpo, lo stoccafisso all'abruzzese, il tacchino alla canzanese e le sise delle monache[156][158].

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

In estate si svolgono alcuni eventi musicali, come la rassegna Campo di note e il festival Muntagn In Jazz, nei quali si esibiscono artisti della musica jazz e classica[159][160].

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Veduta aerea di Campo di Giove nel suo assetto urbanistico odierno

I primi insediamenti nel territorio risalgono al Neolitico e si concentravano in un pagus di primitivi posto sulle rive del lago Ticino (o Tescino), ben più esteso rispetto all'aspetto attuale[31][32]. Nel VI secolo a.C. più pagi messi assieme presso le zone di Pian de' Tòfani, dell'Ara e di Guado di Coccia conferirono alle abitazioni i tratti di un vero e proprio villaggio[33][32]. Verso il 300 a.C., a seguito di una battaglia vinta dai Romani contro i Peligni presso il Colle della Battaglia, i primi innalzarono nel campo dell'Ara di Coccia un tempio dedicato a Giove e il posto prese il nome di Campus Jovis, da cui la denominazione attuale del paese; col passare del tempo l'edificio sacro subì vari rimaneggiamenti che gli conferirono l'aspetto odierno corrispondente a quello della chiesa madre di Sant'Eustachio, patrono del paese[35][34][32]. Subito dopo sorse una mansio, ossia una stazione di posta, di sosta e di ristoro, nell'altopiano di Quarto Santa Chiara, in una zona ricca di terreni adatti al pascolo, nelle cui vicinanze passava la Via Numicia (o Minucia)[40][32]. Dopo la caduta dell'Impero romano, avvenuta nel 476 d.C., il territorio subì le incursioni delle popolazioni barbariche che costrinsero gli abitanti dei vari pagi ad abbandonare il villaggio romano e a radunarsi in un podium lungo i pendii dell'Ara di Coccia, costruendo nuove abitazioni e delimitando i confini con delle mura perimetrali[44][32]. In poco tempo il podium divenne oppidum, ossia un castello non fortificato, dotato di quattro porte urbiche (Porta Cauto, Porta della Serra, Porta delle Scalate sante e Porta del Supporto) lungo le mura perimetrali, alle quali se ne aggiungerà una quinta (Porta Belprato) prima del 1584[45][44][32]. Più avanti negli anni, nel XIII secolo, il futuro papa Celestino V frequentò con i suoi discepoli il paese e fece erigere fuori dalle mura perimetrali, lungo le scarpate della Maiella, l'eremo della Madonna di Coccia e il convento di Sant'Antonino, oggi scomparso[54][53][32]. Nel 1421 il feudo di Campo di Giove fu elevato al rango di castrum da Giacomo Caldora, che lo munì di torri e pezzi di artiglieria[69][70][32]. Risale al XIV secolo la chiesa di San Paolo[120], oggi sconsacrata, mentre appartengono al XV secolo la Casa Quaranta[126] e il Casone Belprato[128] e al XVI secolo la chiesa di San Rocco[161] e il Palazzo delle Logge[125]. Nel XVII secolo fu edificato il Palazzo Nanni[124] nelle immediate vicinanze del Palazzo delle Logge, in un punto in cui all'epoca vi erano alcune abitazioni minori[162]. Nel 1706 il paese fu epicentro del terremoto della Maiella che danneggiò il castello e le chiese e fece crollare le case, anche se gran parte del borgo riuscì miracolosamente a resistere alla scossa[17][18]. Con la fase di ricostruzione furono edificati ex-novo la chiesa di San Matteo e il Palazzo Ricciardi[123], mentre il castello venne riparato e convertito in un palazzo residenziale, oggi conosciuto con il nome di Palazzo del Castello[157]. Nell'Ottocento non vi furono particolari interventi urbici, se non l'importante realizzazione della ferrovia Sulmona-Isernia, promossa dal senatore Giuseppe Andrea Angeloni e avvenuta verso la fine del secolo, nel 1897, che pose fine all'isolamento montano[102]. La costruzione della linea portò quindi alla realizzazione della stazione di Campo di Giove e inoltre alla piantagione di una vasta pineta ad essa antistante atta a ripararla da eventuali valanghe verificabili durante i mesi invernali[102]. Nel 1904 Cansano, finora dipendente da Campo di Giove, divenne comune autonomo[103][104]. Nel 1933 il paese subì ulteriori danneggiamenti a causa di un nuovo terremoto della Maiella, di magnitudo inferiore a quello precedente, ma pur sempre lesivo[19]. Con quest'ultima conseguente fase di riedificazione si ebbe la costruzione di nuovi edifici non più nella parte antica del paese ma lungo le piane e sui colli antistanti[163]. Il paese registrò quindi un'estensione territoriale notevole rispetto al passato e si ebbe in particolare la nascita della località di Le Piane[108]. In quest'ultima località furono costruiti negli anni settanta gli impianti di risalita che raggiungono la Tavola Rotonda[108], risultando i più elevati dell'Abruzzo[164] e degli Appennini[165], e negli anni novanta la stazione di Campo di Giove Maiella[109], tutti interventi che permisero al comune di incentrare la propria economia sul turismo montano[137]. Tra gli ultimi interventi, vi furono l'ultimazione della chiesa di San Francesco[117] e la realizzazione dello stadio comunale[166]. Nel suo aspetto odierno il paese si presenta quindi immerso nel verde di pinete e faggete e distinguibile in una parte antica e in un'altra di più recente edificazione[11][9], quest'ultima con la peculiare caratteristica di avere edifici che circondano una profonda depressione del terreno[167].

Quanto all'architettura, la parte antica del paese è costituita da case a torre addossate le une alle altre, realizzate con pietra della Maiella[168]. Esternamente esse presentano un tetto spiovente, una gronda sporgente e un portone posto ad alcuni metri da terra, raggiungibile tramite una scalinata in pietra, tutti elementi architettonici che consentono di contrastare efficacemente le abbondanti e frequenti nevicate che si verificano durante i mesi invernali[169]. All'interno l'assetto tipico, rimasto immutato sin dall'XI secolo, consta di tre stanze, di cui una adibita a stalla per animali o ricovero per attrezzi da lavoro e le altre a zona giorno e zona notte[170]. La parte moderna del paese invece comprende perlopiù villette indipendenti e a schiera nonché edifici residenziali[166][163].

Località[modifica | modifica wikitesto]

Le Piane

Dista 3,5 km dal paese e sorge a 1 150 m s.l.m.[171] Ha avuto origine durante il XX secolo e comprende una decina di edifici abitativi, la seconda stazione di Campo di Giove Maiella e gli impianti di risalita sciistici[108][172]. Contava 14 abitanti al 2016[171].

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Mucche al pascolo nel territorio di Campo di Giove. L'allevamento bovino insieme a quello ovino viene praticato sin dalle origini

Sin dagli inizi della sua storia Campo di Giove vanta una lunga tradizione nel settore primario. L'agricoltura, che in passato era praticata su gran parte del territorio, col passare dei secoli è progressivamente diminuita fino a scomparire del tutto in tempi recenti. Tra le primizie ottenute col raccolto vi erano il grano tenero, la patata, l'orzo e la segale coltivati nei terreni più fertili e il fagiolo, il mais e il pisello in quelli irrigui, mentre dagli alberi da frutto si ricavavano amarene, ciliege, noci e prugne[99][173]. Diverse specie di verdure venivano coltivate durante i mesi estivi[99]. L'allevamento vedeva in passato largo impiego della transumanza, ossia di un periodico spostamento stagionale del bestiame tra territori montuosi e pianeggianti attuato con lo scopo di migliorare la resa della pastorizia[174]. Questo spostamento parallelo dei pastori transumanti fa da tramite tra i due diversi tipi di territori, dando vita a un complesso fenomeno geografico, economico e culturale[175]. Gli spostamenti, non essendo Campo di Giove direttamente collegato al tratturo principale che dalla valle di Pettorano sul Gizio giunge fino all'altopiano delle Cinquemiglia, avvenivano lungo tre vie, la prima costituita dalla mulattiera per Sulmona, la seconda dalla strada che congiunge la Piana Cerreto di Cansano con Roccaraso e la terza, la più attraversata, dal sentiero che dal paese passa per il Guado di Coccia per poi scendere verso Palena e che consentiva di sostare presso la chiesa-rifugio-stazzo della Madonna di Coccia e l'eremo di San Nicola[176]. Tutte e tre le vie permettevano poi di ricollegarsi al tratturo principale per raggiungere infine il Tavoliere delle Puglie e far svernare il bestiame[176]. Quando invece i pastori rimanevano in paese custodivano gli animali in stazzi o in baracconi, nei quali ogni persona svolgeva una determinata mansione nell'ambito della produzione lattiero-casearia e della lana[177]. Lungo la pista ciclabile è possibile osservare dei cumuli di pietre che costituiscono i resti di quelli che in passato erano dei veri e propri thòlos, ossia delle costruzioni pietrose utilizzate per la fabbricazione del formaggio o per riporre temporaneamente strumenti da lavoro quando gli animali sostavano nei pascoli situati appena fuori dall'abitato[178][179]. Tali fabbricati permangono tuttora intatti in alcuni punti della Maiella[179]. L'esperienza accumulata in questo settore nel corso dei secoli ha portato alla nascita in comuni situati al di fuori del paese di industrie casearie fondate da persone originarie del luogo che in tempi recenti hanno finito per diventare delle vere e proprie aziende affermate a livello regionale[180][181]. L'allevamento, soprattutto di ovini e bovini, che nel corso del tempo è stato quindi il principale settore trainante dell'economia campogiovese, viene praticato tuttora in paese, sebbene in misura nettamente minore rispetto al passato; tra i maggiori prodotti vi sono la mozzarella, la scamorza, la giuncata e il pecorino abruzzese, nonché vari tipi di salumi. Quanto all'apicoltura, invece un tempo maggiormente praticata, ora risulta quasi del tutto estinta[182].

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Campo di Giove oggi è una meta turistica adatta per vacanze rilassanti[137]. Seguendo il tracciato della linea ferroviaria turistica Sulmona-Isernia è possibile raggiungere a sud gli altipiani maggiori d'Abruzzo, mentre a nord e ad est è una porta d'accesso al massiccio della Maiella e al relativo parco[137][183][139].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il paese è percorso dalla strada provinciale 12 Frentana che la collega a ovest con Cansano e Sulmona e a sud, dopo essere confluita nella strada statale 84 Frentana, nell'ordine, con Palena (dopo aver attraversato il valico della forchetta), Roccaraso e Castel di Sangro[184][185]. A nord la strada provinciale per Caramanico Terme la collega con Pacentro e Sant'Eufemia a Maiella[184][185]. Tramite strade secondarie è possibile accedere ad alcuni comuni limitrofi, come Rivisondoli e Pescocostanzo[184][185].

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Era attiva la ferrovia Sulmona-Isernia, con fermate nella stazione di Campo di Giove e nella stazione di Campo di Giove Maiella (in quest'ultima per accedere alla stazione sciistica) e con collegamenti con Sulmona, Isernia, L'Aquila, Roma, Pescara e Napoli, ma il servizio ordinario è stato sospeso l'11 dicembre 2011[186][187][188]. Il 17 maggio 2014 è stata riaperta come ferrovia turistica[189].

Impianti a fune[modifica | modifica wikitesto]

Gli impianti di risalita fotografati in estate

Si trovano nella località di Le Piane e comprendono impianti di risalita seggioviari che salgono sul Guado di Coccia e impianti sciistici costituiti da una seggiovia e quattro sciovie che si spingono fino ai 2 404 m s.l.m. della Tavola Rotonda, risultando gli impianti più elevati dell'Abruzzo e degli Appennini[155][164][165]. Sono stati costruiti negli anni settanta e sono attivi durante le stagioni invernale ed estiva[108].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 12 giugno 1999 Liborio D'Amore Lista civica di Centro-sinistra Sindaco [190][191]
13 giugno 1999 29 luglio 2001 Franco Di Paolo Lista civica Sindaco [192][191][193]
30 luglio 2001 27 maggio 2002 Vittorio Di Iorio Lista civica Vicesindaco [194]
28 maggio 2002 6 maggio 2012 Vittorio Di Iorio Lista civica di Centro-destra (2002-2007)
Lista civica (2007-2012)
Sindaco [195][196][191]
7 maggio 2012 in carica Giovanni Di Mascio Lista civica Nuovi Orizzonti 2.0 Sindaco [197][1][191]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

La località di Le Piane ha avuto origine ed è stata inclusa amministrativamente al comune di Campo di Giove durante il XX secolo[108]. Dal 2008 al 2013 il comune ha fatto parte della comunità montana Peligna (zona F), istituita nel 1975 e con sede a Sulmona; ne fa tuttora parte, anche se l'ente è retto da un commissario straordinario e ha mutato il proprio statuto[198][199]. Dal 1991 ospita all'interno di Palazzo Nanni un centro informazioni del parco nazionale della Maiella[139]. Rientra tra i comuni che hanno aderito al patto dei sindaci[200]. Fa parte infine dell'associazione Borghi autentici d'Italia[7].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Campo di Giove possiede un'unica società calcistica, la "Majella United" (nata dalla fusione tra l'A.S.D. Campo di Giove e l'A.S.D. Cansano), attualmente militante in Terza Categoria (Girone B della provincia dell'Aquila), nono ed ultimo livello del campionato italiano di calcio[A 4][201][202]. Gioca le proprie partite casalinghe nello stadio "Campo Sportivo Comunale" e in quello di Cansano[202]. I colori della squadra sono il rosso e il blu[203].

Sci[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è dotato di impianti sciistici, composti da una seggiovia e da quattro sciovie, che salgono fino a 2 404 m s.l.m., sui pendii della Tavola Rotonda, risultando gli impianti più elevati dell'Abruzzo e degli Appennini[155][164][165]. L'attività sportiva dello sci costituisce uno dei punti di forza per il turismo del paese[108].

Altri sport[modifica | modifica wikitesto]

Il maneggio di Campo di Giove visto dalla pista ciclabile

È inoltre possibile praticare altri sport in quanto il comune possiede un campo da calcio a 5, un campo da basket e da pallavolo, due campi da tennis, una pista di pattinaggio, una pista ciclabile e da jogging e il parco avventura Maja Park[204][134]. Lungo la pista ciclabile si trova infine un maneggio in cui è possibile praticare equitazione[205].

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

L'impianto sportivo di maggiori dimensioni è lo stadio "Campo Sportivo Comunale", dove il "Majella United", unica squadra calcistica del paese, gioca le proprie partite casalinghe, e il cui accesso negli spalti è liberamente consentito dal viale alberato parallelo al Viale Sulmona[202].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni
  1. ^ Aggiornato al 2016.
  2. ^ Appartenente alla famiglia Licinardo, anticamente denominata prima Lutzelinhart e poi Luczinardo, Giovanna era la moglie di Gentile di Lettopalena e sorella del barone di Pacentro Roberto di Licinardo, marito di Margherita di Brai. Fu baronessa di Pacentro e signora di Campo di Giove, Gamberale, Lama dei Peligni e Pizzoferrato.
  3. ^ All'epoca Campo di Giove faceva parte della contea di Anversa degli Abruzzi, che comprendeva anche i feudi di Cansano e Villalago.
  4. ^ Aggiornato alla stagione calcistica 2018/2019.
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    Citazione: «Campo di giogo, o di Giove, terra di Giacomo Caldora, che volle usar resistenza, fu in breve battuta, e consegnata al saccheggio de' soldati.»
  76. ^ Braccio da Montone, su condottieridiventura.it.
    Citazione: «Giugno 1421. [Braccio da Montone] Entra nella Valle del Pescara ed ottiene a patti Castiglione con un breve assedio; costringe i conti di Popoli e di Loreto, che hanno tentato di chiudergli la strada verso Napoli, a ritornare all'obbedienza della regina Giovanna II d'Angiò-Durazzo. In modo analogo cedono Pacentro, Sulmona e Campo di Giove, feudo di Jacopo Caldora, che viene conquistato con l'uccisione di tutti i difensori.»
  77. ^ Jacopo Caldora, su condottieridiventura.it.
    Citazione: «Giugno 1421. [Jacopo (o Giacomo) Caldora] Si oppone all'avanzata di Braccio da Montone; fa munire il suo castello di Pacentro posto ai piedi della Maiella e costringe gli abitanti di Sulmona a scacciare i magistrati regi. Con un buon numero di cavalli e di fanti si muove sui monti Peligni per sbarrare la strada al Montone. Perde il castello di Campo di Giove ed è costretto a ripiegare a Castel di Sangro: anche questa località cade nelle mani degli avversari.»
  78. ^ Anton Ludovico Antinori, Raccolta di memorie istoriche delle tre provincie degli Abbruzzi, vol. 3, Napoli, 1782, pp. 259-260.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandro Colaprete, Monografia su Campo di Giove, in Pietro De Stephanis e Pasquale Orsini (a cura di), Comuni della Valle Peligna a metà Ottocento, Sulmona, Synapsi Edizioni, 2008, ISBN 978-88-88457-37-6.
  • Mauro D'Amico, Campo di Giove. I 38 Paesi del Parco Nazionale della Majella, Pescara, Multimedia Edizioni, 1997, ISBN non esistente.
  • Carlo De Lellis, Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli, vol. 1, Napoli, 1654, ISBN non esistente.
  • Virgilio Orsini, Campo di Giove dai primitivi alla seggiovia, Sulmona, Tipografia Labor, 1970, ISBN non esistente.
  • Giovanni Presutti, Campo di Giove, La Maddalena, Paolo Sorba Editore, 2013, ISBN 978-88-7538-068-6.
  • Giovanni Presutti, Sapore di Casa, Pescara, Multimedia Edizioni, 1999, ISBN non esistente.

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