Pizzoferrato

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Pizzoferrato
comune
Pizzoferrato – Stemma Pizzoferrato – Bandiera
Pizzoferrato – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia di Chieti-Stemma.png Chieti
Amministrazione
SindacoPalmerino Fagnilli (lista civica Paese mio) dal 10-6-2018 (2º mandato)
Territorio
Coordinate41°55′N 14°14′E / 41.916667°N 14.233333°E41.916667; 14.233333 (Pizzoferrato)Coordinate: 41°55′N 14°14′E / 41.916667°N 14.233333°E41.916667; 14.233333 (Pizzoferrato)
Altitudine1 251 m s.l.m.
Superficie30,92 km²
Abitanti1 031[1] (30-4-2018)
Densità33,34 ab./km²
FrazioniCastiglione, Collalto, Turchi, Valle del Sole
Comuni confinantiCivitaluparella, Gamberale, Montenerodomo, Quadri, Sant'Angelo del Pesco (IS)
Altre informazioni
Cod. postale66040
Prefisso0872
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT069066
Cod. catastaleG724
TargaCH
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitantipizzoferratesi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pizzoferrato
Pizzoferrato
Pizzoferrato – Mappa
Posizione del comune di Pizzoferrato all'interno della provincia di Chieti
Sito istituzionale

Pizzoferrato è un comune italiano di 1 031 abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo. Fa anche parte della Comunità montana Medio Sangro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono scarse notizie inerenti al paese. Nel Catalogus Baronum viene citato come Pictum Ferratum, mentre risalgono al X secolo alcune rovine e le chiese sulla rupe che sovrasta il paese. In epoca feudale il paese venne tenuto da varie famiglie, tra le quali l'ultima fu la famiglia Monaco[2] Prima dell'anno mille nel comune di Pizzoferrato c'erano 3 piccoli abitati il cui nome incominciava per "Pitius" cioè "Pizzo":[3]

  • Pitius Superior (Pizzo Superiore), attualmente identificabile con la Rocca che sovrasta il paese[3]
  • Pitius Medium (Pizzo Medio) molti la identificano con la Rocca Fonte Maggiore.[3]
  • Pitius Inferior (Pizzo Inferiore) attualmente detta Roccarsa.[3]

Tutt'intorno a questi tre Pitius vi erano delle faggete, dei cerreti e delle abetine mentre la popolazione si dedicava alla pastorizia transumante ma poi si dedicavano all'agricoltura.[3]

Sulla fusione dei 3 "Pizzi" vi sono 2 ipotesi:[3]

  1. Secondo un archivio napoletano un'ignota catastrofe distrusse i tre Pizzi così gli abitanti superstiti si stanziarono nel centro odierno.[3]
  2. secondo un'altra ipotesi si salvarono 2 fratelli, Rocco e Lorenzo. Rocco si stanziò a Pizzoferrato mentre Lorenzo a Gamberale, fatto provato che una delle chiese di Pizzoferrato è dedicata a San Rocco, mentre il patrono di Gamberale è San Lorenzo.[3]

Una piantina dell'archivio delle carte geografiche attesta che il nome è "Pizzosterrato" cioè Pizzo fuori terra. Nel Medioevo quando fu invaso dai briganti ed il paese fu costretto a chiudere le porte d'accesso il nome fu cambiato nell'odierno.[3]

Originariamente masserie a Pizzoferrato non c'erano, per il brigantaggio. Quando in Abruzzo il brigantaggio venne eliminato la popolazione andò a stanziarsi in masserie (dette anche frazioni). Chi invece non andò ad abitare nelle masserie preferì andare ad abitare a Pizzoferrato paese.[3]

Le 3 masserie-frazioni attuali sono:

Il fenomeno che trattava lo spostarsi di popolazione perdurò ancora per qualche secolo.[3]

Il paese si è formato nell'alto Medioevo (intorno al X secolo), arroccandosi sopra lo sperone roccioso del Pizzo, con un castello e una chiesa (quella di San Nicola di cui restano le mura accanto il castello), ed era citato nel Catalogus baronum come "Pictum Ferratum". Nel XV secolo fu feudo di Jacopo Caldora, successivamente passò al figlio Antonio, che tuttavia lo perse nella guerra contro Alfonso I d'Aragona insieme ad altri castelli come Gamberale e Civitaluparella. Il borgo passò dal XV secolo sino al 1806 a vari signori feudatari, incominciando dalla famiglia Caldora, passando poi ai D'Aquino, ai Caracciolo e ai signori di Celenza sul Trigno (i Monaco, ultimi proprietari). Il borgo ottocentesco, quello attuale, si andò sviluppando sempre più a valle dalla roccia, ed è oggi compreso nella Piazza San Rocco, con la chiesa omonima e il Municipio.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Brigata Maiella.
Il Maggiore Lione Wigram, che comandò la resistenza dei partigiani della "Brigata Maiella" contro i tedeschi nel 1944

Pizzoferrato ebbe rilevanza storica durante la seconda guerra mondiale. Nel periodo dell'occupazione tedesca si verificò una guerriglia partigiana del gruppo "Brigata Maiella", scatenata contro i nazisti che occuparono il centro, essendo incluso nel percorso della "linea Gustav" (1943). I patrioti della Brigata Maiella respinsero con l'aiuto militare alleato i tedeschi paese dopo paese nella zona della Val di Sangro, risalendo fino alle montagne del fiume Aventino. Le operazioni belliche a Pizzoferrato, con lo sfollamento della popolazione già dall'ottobre 1943, iniziarono il 2 febbraio 1944, con lo scoppio della battaglia il giorno 3.
I patrioti della Brigata Maiella insieme a un plotone di 25 soldati britannici raggiunsero Pizzoferrato per liberarla dall'occupazione alle 4 del mattino del 3 febbraio, dopo nove ore di marcia in mezzo alla neve. Alle 4:45 il Maggiore Lionel Wigram fu il primo a morire per mano tedesca. La battaglia in pochi minuti divampò in tutto il paese, con esiti alterni, anche se si notò un certo sbandamento tra le fila degli italiani[4]La battaglia si spostò nella parte alta del borgo, presso la roccia della chiesa di Santa Maria del Girone, poiché presso le case della zona c'era il quartier generale tedesco. Alle 10:30 la situazione precipitò i partigiani si rifugiarono presso la chiesetta, venendo raggiunti dai tedeschi che fecero ripetutamente fuoco, lanciano anche bombe dalle finestre. La battaglia durò fino al tardo pomeriggio, con la cattura dei partigiani dentro la chiesa, e passati per le armi; ma giunsero rinforzi e nonostante le perdite i partigiani riuscirono ricacciare i tedeschi da Pizzoferrato, il 4 febbraio all'alba. Alla fine dello scontro, i caduti partigiani furono 13 (Lorenzo d'Angelo, Luigi Donato Di Francesco, Nicola Di Renzo, Nicola De Ritis, Pasquale Croce, Giuseppe Giglio, Galizio Lucci, Amerigo Di Renzo, Orlando Di Reto, Domenico Di Gravio, Vincenzo d'Angelo, Umberto Di Renzo e Guido d'Angelo), mentre i tedeschi 23.

Il paese fu liberato intorno al 21-23 dello stesso mese, con truppe fresche di brigadisti capitanati da D'Aloisio.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune di Pizzoferrato è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignito della medaglia di bronzo al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale [5]:

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare


Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Una folta comunità di emigrati pizzoferratesi è presente a Pittsburgh. Tra questo emigrati il leggendario wrestler Bruno Sammartino, che lasciò il paese natale a 15 anni.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Stati Uniti Pittsburgh, dal 2017

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Le chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa della Madonna del Girone. Questa chiesa si trova presso la rupe del centro del paese.
    • Storia. Non vi sono date certe sulla sua fondazione, ma si sa che è la più antica. La costruzione viene fatta risalire all'XI secolo mentre l'abside è un'aggiunta del XIII secolo. La struttura attuale ad un'unica navata con volta a botte e lunette viene fatta risalire al XIX secolo. La chiesa fu danneggiata nel terremoto del 1984 e successivamente restaurata.[6]
    • Descrizione. La facciata è interamente intonacata. Al centro si apre un portale in pietra semplice, sopra al portale vi è una finestra anch'essa realizzata in pietra ed architravata. Sul lato destro della facciata vi è il campanile. Nella chiesa della Madonna del Girone vi sono i resti delle statue di San Nicola di Bari e San Domenico del XIV secolo ed un dipinto del 1650 circa. La campana della chiesa è di Agnone. All'interno vi sono l'acquasantiera in marmo nero della Maiella[6] ed un crocifisso. Il crocifisso, secondo una leggenda, era bramato dai tedeschi in fuga sulla Linea Gustav, durante la II guerra mondiale, ma non riuscendolo a portare via spararono una raffica di mitra al crocifisso, il quale, secondo testimoni, il crocifisso stesso, per non essere colpito, si spostò. A tutt'oggi ne rimangono i fori dei proiettili sul muro come testimonianza. In questa chiesa si rifugiarono anche qualche partigiano per non essere catturato dai tedeschi, ma i partigiani, scoperti, si videro costretti a sacrificarsi buttandosi dalla rupe che dà sul paese.[7]
  • Chiesa di San Rocco. Questa chiesa è sita in piazza San Rocco.
    • Storia. Risale alla 2ª metà del XIX secolo. Fu costruita sulle rovine della cappella preesistente di San Rocco.[8]
    • Descrizione. La facciata, rettangolare è in conci di pietra ornati da lesene. Il campanile è in tre livelli. All'interno ad unica navata con, al termine, un'abside, e cappelle laterali, vi è una trabeazione. La volta è a botte con lunetta. Il presbiterio è a cupola. Gli stuchi e le decorazioni sono tinteggieti di beige.[8]
  • Chiesa di San Nicola. Della chiesa originaria attualmente ne rimane solo un piccolo rudere che, anticamente sosteneva un muro perimetrale. Si trattava nel quartiere di Pizzo o Terra vecchia presso la chiesa della Madonna dei gironi. Nell'Ottocento fu distrutta perché in condizioni precarie. L'interno era a due navate col soffitto in legno dorato nello stesso stile della chiesa di Pescocostanzo[9][10].
  • Chiesa di San Domenico in Silvis. Nella località San Domenico in Silvis o "La Valle" vi è l'eremo eponimo costante di una chiesetta rurale pittoresca in stile romanico rurale posta sotto una rupe a burrone. La facciata è stata realizzata in pietra calcarea della Maiella. La copertura è a capanna. Nel retro è sita la grotta ov'è l'eremo originario del santo. iniziata ad essere costruita nel 1921 è stata terminata nel 1923. L'interno è ad un'unica navata a due campate con copertura a botte.[9][11].

I palazzi, il fileremo ed il castello[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Palazzo Municipale. Il palazzo è del tipo a blocco isolato realizzato nel XIX secolo a due piani più sottotetto a piazza San Rocco. È statio recentemente restaurato. Le pareti esterne sono state realizzate in pietra calcarea smussata, conci di pietra negli angoli e mattoni nelle rifiniture.[12]
  • Il Palazzo Casati. Questo palazzo è suddiviso in tre piani e la sua costruzione è attribuita alla 2ª metà dell'Ottocento. Il lato sito verso la valle è stato più volte rifatto. Il 1º piano non ha finestre, nei successivi vi sono due finestra con timpano, di cui uno a tutto sesto ed uno ogivale. Inoltre vi è un loggiato a bifora ed uno a trifora.[13]
  • Resti del Castello Baronale-Palazzo-Ducale del XVI secolo, recentemente restaurato ed ora utilizzato come sala convegni.[14] Degli elementi che rimangono non è possibile determinare la sua reale estensione, ad ogni modo le cronache della parrocchia di Pizzoferrato narrano di un palazzo a più piani con solai in legno. Attualmente il palazzo ducale occupa il vecchio castello ed è di proprietà comunale. Il palazzo ducale ha due piani con due torrioni cilindrici su due angoli del palazzo stesso.[15]
  • Sulla rupe vi è anche "il fileremo", che è rappresentato da una villa.[14]
  • Due belvedere. Dai belvedere si può ammirare un panorama che arriva alla Dalmazia, tanto che da Gabriele D'Annunzio venne definita la terrazza d'Abruzzo".[14]

Risorse naturalistiche[modifica | modifica wikitesto]

I dintorni sono ricoperti da boschi di faggio, querce ed abeti che ospitano orsi bruni marsicani, cinghiali, lupi, martore, poiane, falchi, scoiattoli oltre a mammiferi ed uccelli rari.

Vari itinerari di trekking ed escursioni boschivo-montane possono favorire l'incontro fra questi animali ed i turisti.

A circa 3 chilometri dal paese si trova un villaggio turistico chiamato "Valle del Sole", a 1492 m s.l.m. dove si trovano una pista da sci di fondo e una da sci alpino, insieme a sentieri segnalati dal Club Alpino Italiano (CAI).

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è interessato da un lento processo di spopolamento. Abitanti censiti[16]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 13 giugno 1999 Italo De Cesare Lista Civica di Centro Sindaco [17]
14 giugno 1999 24 maggio 2007 Palmerino Fagnilli Lista Civica Sindaco [18][19]
25 maggio 2007 14 aprile 2008 Domenica Calabrese Commissario Prefettizio [20]
15 aprile 2008 27 maggio 2013 Nicola Tarantini Lista Civica sindaco [21]
28 maggio 2013 10 giugno 2018 Palmerino Fagnilli Lista Civica Diamoci una mano per Pizzoferrato sindaco [22]
10 giugno 2018 in carica Palmerino Fagnilli Lista Civica Diamoci una mano per Pizzoferrato sindaco

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2018.
  2. ^ Francesco Bonomi, Pizzoferrato e la sua storia, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 17/10/09., Sangroaventino, Pizzoferrato e la sua storia, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 17/10/09.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n Tuttoabruzzo, Pizzoferrato [collegamento interrotto], su tuttoabruzzo.it. URL consultato il 17/10/09.
  4. ^ La battaglia di Pizzoferrato, su abruzzopopolare.it.
  5. ^ Istituzioni decorate di medaglia di bronzo al valor militare, su istitutonastroazzurro.it.
  6. ^ a b Sangroaventino, Chiesa della Madonna del Girone, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 14/10/09.
  7. ^ Autori vari, Storia e curiosità del comune di Pizzoferrato (CH), su nuke.pizzoferrato.org. URL consultato il 17/10/09 (archiviato dall'url originale il 1º marzo 2013).
  8. ^ a b Sangroaventino, Chiesa di san Rocco, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 17/10/09.
  9. ^ a b Don V. Sammartino, Cronistoria parrocchiale (Trascrizione dal manoscritto), Pizzoferrato, Archivio parrocchiale di Pizzoferrato, 2000.
  10. ^ Sangroaventino, Chiesa di San Nicola, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 14/10/09.
  11. ^ Sangroaventino, Chiesa di San Domenico in Silvis, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 14/10/09.
  12. ^ Sangroaventino, Palazzo municipale, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 14/10/09.
  13. ^ Sangroaventino, Palazzo Casati, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 14/10/09.
  14. ^ a b c Turistinitalia, Pizzoferrato, su turistiinitalia.it. URL consultato il 29 gennaio 2010 (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2010).
  15. ^ Sangroaventino, Castello Baronale-Palazzo Ducale, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 14/10/09.
  16. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  17. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 23 aprile 1995, su elezionistorico.interno.it.
  18. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 13 giugno 1999, su elezionistorico.interno.it.
  19. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 12 giugno 2004, su elezionistorico.interno.it.
  20. ^ Gazzetta Ufficiale, Serie n. 184 del 9 agosto 2007, Decreto presidente della Repubblica 24 luglio 2007, su gazzettaufficiale.biz.
  21. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 13 aprile 2008, su elezionistorico.interno.it.
  22. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 26 maggio 2013, su elezionistorico.interno.it.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Info su Pizzoferrato e dintorni http://www.istitutonastroazzurro.it/comunedipizzoferrato.html

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