Pizzoferrato

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Pizzoferrato
comune
Pizzoferrato – Stemma Pizzoferrato – Bandiera
Pizzoferrato – Veduta
Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia di Chieti-Stemma.png Chieti
Amministrazione
SindacoPalmerino Fagnilli (lista civica Paese mio) dal 10-6-2018 (2º mandato)
Territorio
Coordinate41°55′N 14°14′E / 41.916667°N 14.233333°E41.916667; 14.233333 (Pizzoferrato)Coordinate: 41°55′N 14°14′E / 41.916667°N 14.233333°E41.916667; 14.233333 (Pizzoferrato)
Altitudine1 251 m s.l.m.
Superficie30,92 km²
Abitanti1 019[1] (31-5-2019)
Densità32,96 ab./km²
FrazioniCastiglione, Collalto, Turchi, Valle del Sole
Comuni confinantiCivitaluparella, Gamberale, Montenerodomo, Quadri, Sant'Angelo del Pesco (IS)
Altre informazioni
Cod. postale66040
Prefisso0872
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT069066
Cod. catastaleG724
TargaCH
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitantipizzoferratesi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pizzoferrato
Pizzoferrato
Pizzoferrato – Mappa
Posizione del comune di Pizzoferrato all'interno della provincia di Chieti
Sito istituzionale

Pizzoferrato è un comune italiano di 1 019 abitanti[1] della provincia di Chieti in Abruzzo. Fa anche parte della Comunità montana Medio Sangro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono scarse notizie inerenti al paese. Nel Catalogus Baronum viene citato come Pictum Ferratum, mentre risalgono al X secolo alcune rovine e le chiese sulla rupe che sovrasta il paese. In epoca feudale il paese venne tenuto da varie famiglie, tra le quali l'ultima fu la famiglia Monaco[2] Prima dell'anno mille nel comune di Pizzoferrato c'erano 3 piccoli abitati il cui nome incominciava per "Pitius" cioè "Pizzo":[3]

  • Pitius Superior (Pizzo Superiore), attualmente identificabile con la Rocca che sovrasta il paese[3]
  • Pitius Medium (Pizzo Medio) molti la identificano con la Rocca Fonte Maggiore.[3]
  • Pitius Inferior (Pizzo Inferiore) attualmente detta Roccarsa.[3]

Tutt'intorno a questi tre Pitius vi erano delle faggete, dei cerreti e delle abetine mentre la popolazione si dedicava alla pastorizia transumante ma poi si dedicavano all'agricoltura.[3]

Sulla fusione dei 3 "Pizzi" vi sono 2 ipotesi:[3]

  1. Secondo un archivio napoletano un'ignota catastrofe distrusse i tre Pizzi così gli abitanti superstiti si stanziarono nel centro odierno.[3]
  2. secondo un'altra ipotesi si salvarono 2 fratelli, Rocco e Lorenzo. Rocco si stanziò a Pizzoferrato mentre Lorenzo a Gamberale, fatto provato che una delle chiese di Pizzoferrato è dedicata a San Rocco, mentre il patrono di Gamberale è San Lorenzo.[3]

Una piantina dell'archivio delle carte geografiche attesta che il nome è "Pizzosterrato" cioè Pizzo fuori terra. Nel Medioevo quando fu invaso dai briganti ed il paese fu costretto a chiudere le porte d'accesso il nome fu cambiato nell'odierno.[3]

Originariamente masserie a Pizzoferrato non c'erano, per il brigantaggio. Quando in Abruzzo il brigantaggio venne eliminato la popolazione andò a stanziarsi in masserie (dette anche frazioni). Chi invece non andò ad abitare nelle masserie preferì andare ad abitare a Pizzoferrato paese.[3]

Le 3 masserie-frazioni attuali sono:

Il fenomeno che trattava lo spostarsi di popolazione perdurò ancora per qualche secolo.[3]

Pizzoferrato e la seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 gennaio 1944, una forza mista di maiellini e britannici guidata dal maggiore Wigram, da qualcuno battezzata Wigforce, partì da Casoli, comune nella vallata dell'Aventino (CH) dove si era costituita la Banda dei Patrioti della Maiella, comandata da Ettore Troilo e patrocinata dal Comando alleato di Liberazione, per una missione congiunta, la prima. Conquista, non senza difficoltà, Colle dei Lami (Lama dei Peligni); il 17 arriva a Colle Ripabianca.

Il 30 gennaio una nuova missione per la Wigforce, con obiettivo Pizzoferrato paese posto in posizione strategica, a quota 1300 metri e lungo il corso del fiume Sangro, occupato dalla 305ª Divisione di Fanteria Tedesca. La notte del 30 gennaio viene liberata Quadri. Il 31 procedono lungo Torricella Peligna e Lama dei Peligni distrutti e abbandonati dai Tedeschi. La notte dopo il 2 febbraio si parte da Fallo con destinazione Pizzoferrato. L'attacco, all'alba del 3 febbraio, fallisce e tra i caduti si registra lo stesso maggiore Wigram. I maiellini ripiegarono con una rocambolesca fuga lungo un ripido pendio, riuscendo a recuperare la posizione iniziale a Fallo. Tuttavia dopo lo scontro i tedeschi abbandonarono Pizzoferrato, temendo un secondo attacco. Il 4 febbraio uomini della Brigata Maiella e del ricostituito Esercito Italiano raggiungono il paese e lo presidiano. Negli scontri la Brigata registra 14 uomini caduti, 10 prigionieri e 12 feriti.

Lionel Wigram, il Tenente che guidò la battaglia di Pizzoferrato il 2 febbraio 1944, insieme ai "maiellini" patrioti

Un plotone comandato da Wigram avrebbe dovuto acquartierarsi a Casa Casati, nelle vicinanze del paese, l'latro plotone (il X) avrebbe dovuto inserirsi in Casa Melocchi, a valle del paese. Il Maggiore Wigram ordina l'attacco dei patrioti a Casa Casati con 20 inglesi e 15 italiani patrioti. I tedeschi all'interno della casa, nelle vicinanze di piazza San Rocco, sono colti di sorpresa, ma attaccano la truppa del Tenente Glieca; Wigram viene ferito, e il Glieca ordina ai patrioti di circondare la casa, in modo che i tedeschi non possa uscire senza scontrarsi con loro; successivamente giunge il Tenente Aixell che ordina un nuovo assalto a Casa Casati, ma incontrando la resistenza del Glieca, in quanto era giunto il giorno, e gli uomini erano troppo esposti, dacché l'attacco era stato pianificato prima dell'alba quando era ancora buio.

L'intendo di Wigram di annientare a qualunque costo i tedeschi trova delle resistenza tra i viceufficiali, poiché si era deciso di aspettare i rinforzi dei paracadutisti del Capitano Gay, i quali erano ritardati dalla neve. Il Tenente Aixell prende le veci di Wigram e ordina un nuovo attacco a Casa Casati, che si risolve con la resa dei tedeschi, anche se Aixell rimase ferito gravemente. A causa del suo ferimento e della morta sopraggiunta del Wigram durante il primo attacco di mitraglia, i patrioti rimangono allo sbando, non fanno in tempo a riorganizzarsi nella piazza della chiesa, i paracadutisti di Gay non giungono, e i tedeschi si riorganizzano dalle alture, iniziando a mitragliare la piazza.

Il Tenente Glieca ordina una ritirata sgangherata, alcuni riescono a salvarsi, guadando il torrente Parello e a scendere al vicino paese di Fallo, gli altri sono prigionieri della conformazione geologica del paese stesso, e prendono a risalire la montagna rocciosa che sovrasta il paese, sino a rifugiarsi, incalzati dai tedeschi, nella chiesa di Santa Maria del Girone. Non potendo più difendersi, esaurite le munizioni, i tedeschi intimano la resa, e giustiziano sul posto del presbiterio i patrioti insorti. Il bilancio dei morti è di 20 morti tedeschi, di cui 3 prigionieri, 2 morti inglesi, 22 prigionieri, 10 morti dei patrioti italiani, 12 dispersi e prigionieri, 6 feriti. Ancora oggi i buchi, presso il muro della chiesetta di montagna, lasciati dalla scarica di mitraglia tedesca sono visibili, lasciati in segno di memoria.

Nell'analisi dei combattimenti viene considerata eccessivamente spregiudicata la condotta del maggiore Wigram che avrebbe potuto attendere rinforzi, ovvero una unità di paracadutisti della Nembo agli ordini del capitano Francesco Gay, peraltro già in marcia. I patrioti della Maiella devono molto al maggiore Lionel Wigram, del V Corpo d'Armata Britannico, che diede a questo strano esercito l'occasione di dimostrare il suo valore. Adesso gli Alleati non poterono che riconoscere il valore di questo gruppo di Patrioti e concedere loro quello che volevano: battersi contro gli invasori.

A partire dal febbraio 1944 Domenico Troilo si distinse in una leggendaria difesa di Fallascoso, una frazione di Torricella Peligna, avamposto sulla Linea Gustav. Il 23 febbraio con soli 20 uomini fronteggiò per tutta la notte un possente attacco della divisione tedesca degli Jäger. La difesa riuscì senza perdere neanche un uomo. La difesa resse intatta a tutti gli attacchi sferrati.

Dopo gli innegabili successi riportati, il 28 febbraio il Capo di Stato Maggiore Giovanni Messe riconobbe la formazione con il nome Banda Patrioti della Maiella e li inquadrò nella 209ª Divisione di fanteria. Divennero, finalmente, una unità militare pienamente riconosciuta e la loro bandiera di combattimento la prima al di fuori di quella del ricostituito Regio Esercito.

Dal dopoguerra a oggi

Oggi la parte superiore dello sperone roccioso che sovrasta Pizzoferrato è stata trasformata in un sacrario militare della Memoria della Battaglia della Brigata Maiella. Negli anni del dopoguerra Pizzoferrato ha subito il fenomeno dell'emigrazione e dello spopolamento, e negli anni '70 ha cercato di seguire il turismo invernale della vicina Roccaraso (AQ), costruendo presso la selva di San Domenico il villaggio turistico di Valle del Sole, purtroppo mai entrato pienamente in funzione, per un problema di realizzazione delle condutture idriche e fognarie,e per la mancata costruzione dell'impianto sciistico vero e proprio, anche se nel 2019 sono stati presentati progetti per il rilancio del sito. Nel 2015 inoltre, con l'ondata di gelo regionale, Pizzoferrato ha visto franare parte della strada provinciale 164, che collega il comune di Palena (CH) dalla località Valico della Forchetta al comune

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune di Pizzoferrato è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignito della medaglia di bronzo al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale[4]:

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Una folta comunità di emigrati pizzoferratesi è presente a Pittsburgh. Tra questo emigrati il leggendario wrestler Bruno Sammartino, che lasciò il paese natale a 15 anni.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Stati Uniti Pittsburgh, dal 2017

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Le chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa della Madonna del Girone. Questa chiesa si trova presso la rupe del centro del paese.
    • Storia. Non vi sono date certe sulla sua fondazione, ma si sa che è la più antica. La costruzione viene fatta risalire all'XI secolo mentre l'abside è un'aggiunta del XIII secolo. La struttura attuale ad un'unica navata con volta a botte e lunette viene fatta risalire al XIX secolo. La chiesa fu danneggiata nel terremoto del 1984 e successivamente restaurata.[5]
    • Descrizione. La facciata è interamente intonacata. Al centro si apre un portale in pietra semplice, sopra al portale vi è una finestra anch'essa realizzata in pietra ed architravata. Sul lato destro della facciata vi è il campanile. Nella chiesa della Madonna del Girone vi sono i resti delle statue di San Nicola di Bari e San Domenico del XIV secolo ed un dipinto del 1650 circa. La campana della chiesa è di Agnone. All'interno vi sono l'acquasantiera in marmo nero della Maiella[5] ed un crocifisso. Il crocifisso, secondo una leggenda, era bramato dai tedeschi in fuga sulla Linea Gustav, durante la II guerra mondiale, ma non riuscendolo a portare via spararono una raffica di mitra al crocifisso, il quale, secondo testimoni, il crocifisso stesso, per non essere colpito, si spostò. A tutt'oggi ne rimangono i fori dei proiettili sul muro come testimonianza. In questa chiesa si rifugiarono anche qualche partigiano per non essere catturato dai tedeschi, ma i partigiani, scoperti, si videro costretti a sacrificarsi buttandosi dalla rupe che dà sul paese.[6]
  • Chiesa di San Rocco. Questa chiesa è sita in piazza San Rocco.
    • Storia. Risale alla 2ª metà del XIX secolo. Fu costruita sulle rovine della cappella preesistente di San Rocco.[7]
    • Descrizione. La facciata, rettangolare è in conci di pietra ornati da lesene. Il campanile è in tre livelli. All'interno ad unica navata con, al termine, un'abside, e cappelle laterali, vi è una trabeazione. La volta è a botte con lunetta. Il presbiterio è a cupola. Gli stuchi e le decorazioni sono tinteggieti di beige.[7]
  • Chiesa di San Nicola. Della chiesa originaria attualmente ne rimane solo un piccolo rudere che, anticamente sosteneva un muro perimetrale. Si trattava nel quartiere di Pizzo o Terra vecchia presso la chiesa della Madonna dei gironi. Nell'Ottocento fu distrutta perché in condizioni precarie. L'interno era a due navate col soffitto in legno dorato nello stesso stile della chiesa di Pescocostanzo[8][9].
  • Chiesa di San Domenico in Silvis. Nella località San Domenico in Silvis o "La Valle" vi è l'eremo eponimo costante di una chiesetta rurale pittoresca in stile romanico rurale posta sotto una rupe a burrone. La facciata è stata realizzata in pietra calcarea della Maiella. La copertura è a capanna. Nel retro è sita la grotta ov'è l'eremo originario del santo. iniziata ad essere costruita nel 1921 è stata terminata nel 1923. L'interno è ad un'unica navata a due campate con copertura a botte.[8][10].

I palazzi, il fileremo ed il castello[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Palazzo Municipale. Il palazzo è del tipo a blocco isolato realizzato nel XIX secolo a due piani più sottotetto a piazza San Rocco. È statio recentemente restaurato. Le pareti esterne sono state realizzate in pietra calcarea smussata, conci di pietra negli angoli e mattoni nelle rifiniture.[11]
  • Il Palazzo Casati. Questo palazzo è suddiviso in tre piani e la sua costruzione è attribuita alla 2ª metà dell'Ottocento. Il lato sito verso la valle è stato più volte rifatto. Il 1º piano non ha finestre, nei successivi vi sono due finestra con timpano, di cui uno a tutto sesto ed uno ogivale. Inoltre vi è un loggiato a bifora ed uno a trifora.[12]
  • Resti del Castello Baronale-Palazzo-Ducale del XVI secolo, recentemente restaurato ed ora utilizzato come sala convegni.[13] Degli elementi che rimangono non è possibile determinare la sua reale estensione, ad ogni modo le cronache della parrocchia di Pizzoferrato narrano di un palazzo a più piani con solai in legno. Attualmente il palazzo ducale occupa il vecchio castello ed è di proprietà comunale. Il palazzo ducale ha due piani con due torrioni cilindrici su due angoli del palazzo stesso.[14]
  • Sulla rupe vi è anche "il fileremo", che è rappresentato da una villa.[13]
  • Due belvedere. Dai belvedere si può ammirare un panorama che arriva alla Dalmazia, tanto che da Gabriele D'Annunzio venne definita la terrazza d'Abruzzo".[13]

Risorse naturalistiche[modifica | modifica wikitesto]

I dintorni sono ricoperti da boschi di faggio, querce ed abeti che ospitano orsi bruni marsicani, cinghiali, lupi, martore, poiane, falchi, scoiattoli oltre a mammiferi ed uccelli rari.

Vari itinerari di trekking ed escursioni boschivo-montane possono favorire l'incontro fra questi animali ed i turisti.

A circa 3 chilometri dal paese si trova un villaggio turistico chiamato "Valle del Sole", a 1492 m s.l.m. dove si trovano una pista da sci di fondo e una da sci alpino, insieme a sentieri segnalati dal Club Alpino Italiano (CAI).

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è interessato da un lento processo di spopolamento. Abitanti censiti[15]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 13 giugno 1999 Italo De Cesare Lista Civica di Centro Sindaco [16]
14 giugno 1999 24 maggio 2007 Palmerino Fagnilli Lista Civica Sindaco [17][18]
25 maggio 2007 14 aprile 2008 Domenica Calabrese Commissario Prefettizio [19]
15 aprile 2008 27 maggio 2013 Nicola Tarantini Lista Civica sindaco [20]
28 maggio 2013 10 giugno 2018 Palmerino Fagnilli Lista Civica Diamoci una mano per Pizzoferrato sindaco [21]
10 giugno 2018 in carica Palmerino Fagnilli Lista Civica Diamoci una mano per Pizzoferrato sindaco

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2019.
  2. ^ Francesco Bonomi, Pizzoferrato e la sua storia, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 17/10/09., Sangroaventino, Pizzoferrato e la sua storia, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 17/10/09.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n Tuttoabruzzo, Pizzoferrato [collegamento interrotto], su tuttoabruzzo.it. URL consultato il 17/10/09.
  4. ^ Istituzioni decorate di medaglia di bronzo al valor militare, su istitutonastroazzurro.it.
  5. ^ a b Sangroaventino, Chiesa della Madonna del Girone, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 14/10/09.
  6. ^ Autori vari, Storia e curiosità del comune di Pizzoferrato (CH), su nuke.pizzoferrato.org. URL consultato il 17/10/09 (archiviato dall'url originale il 1º marzo 2013).
  7. ^ a b Sangroaventino, Chiesa di san Rocco, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 17/10/09.
  8. ^ a b Don V. Sammartino, Cronistoria parrocchiale (Trascrizione dal manoscritto), Pizzoferrato, Archivio parrocchiale di Pizzoferrato, 2000.
  9. ^ Sangroaventino, Chiesa di San Nicola, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 14/10/09.
  10. ^ Sangroaventino, Chiesa di San Domenico in Silvis, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 14/10/09.
  11. ^ Sangroaventino, Palazzo municipale, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 14/10/09.
  12. ^ Sangroaventino, Palazzo Casati, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 14/10/09.
  13. ^ a b c Turistinitalia, Pizzoferrato, su turistiinitalia.it. URL consultato il 29 gennaio 2010 (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2010).
  14. ^ Sangroaventino, Castello Baronale-Palazzo Ducale, su sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 14/10/09.
  15. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  16. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 23 aprile 1995, su elezionistorico.interno.it.
  17. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 13 giugno 1999, su elezionistorico.interno.it.
  18. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 12 giugno 2004, su elezionistorico.interno.it.
  19. ^ Gazzetta Ufficiale, Serie n. 184 del 9 agosto 2007, Decreto presidente della Repubblica 24 luglio 2007, su gazzettaufficiale.biz.
  20. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 13 aprile 2008, su elezionistorico.interno.it.
  21. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 26 maggio 2013, su elezionistorico.interno.it.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Info su Pizzoferrato e dintorni http://www.istitutonastroazzurro.it/comunedipizzoferrato.html

Controllo di autoritàVIAF (EN314885103 · WorldCat Identities (EN314885103
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