Storia dell'Abruzzo

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Abruzzo.

Allegoria dell'Abruzzo, dall'Iconologia di Cesare Ripa

La storia dell'Abruzzo riguarda le vicende storiche relative all'Abruzzo, regione dell'Italia meridionale.

Generalità[modifica | modifica wikitesto]

L'Abruzzo è una regione per gran parte montuosa nell'Appennino centrale. Per via della sua particolare geografia presenta caratteristiche molto diverse tra loro determinate dalla presenza di numerose vallate montane ad ovest e conche interne.

Storicamente il nome "Abruzzo" deriva dal nome della contea dell'Aprutium, situata nel teramano, e a sua volta il nome Aprutium deriva dall'antico popolo dei Pretuzi che popolava quel territorio.

L'Abruzzo, nel corso della storia non è mai stato un territorio unitario. Anticamente era diviso in un gran numero di popoli tra i quali Marsi, Vestini, Peligni, Marrucini, Frentani, Piceni, Equi e Pretuzi. Questi popoli erano gruppi di pastori tutti di stirpe sannitica. Dopo la caduta di Roma in occidente, passò al Ducato di Spoleto nel VI secolo, e solo nel 1233 gran parte dell'attuale territorio fu riunito da Federico II di Svevia nel Giustizierato d'Abruzzo avente la capitale in Sulmona, diviso cinquant'anni dopo in due tronconi: l'Abruzzo Citra (con capitale Chieti), e l'Abruzzo Ultra, a sue volte segmentato in due settori, con le capitali di L'Aquila e Teramo. Quest'ultima suddivisione fu effettuata nel 1806.

Toponomastica dei popoli antichi[modifica | modifica wikitesto]

Città romana di Amiternum (L'Aquila)

Non esistendo un centro politico, le numerose città dell'Abruzzo, di antichissime origini e brillante civiltà, seguirono ciascuna la propria storia indipendentemente. Così se l'origine di Touta Marouca (chiamata poi Teate e poi Chieti) si perde nella notte dei tempi, Marruvium e Corfinium furono centri preromani, Atri, Alba Fucens e Amiternum fiorirono sotto l'impero romano, Sulmona e L'Aquila fiorirono nel Medioevo, mentre Pescara e Avezzano si svilupparono in maniera sempre più importante a partire dalla fine del XIX secolo.

Strada romana Orientale di Juvanum (Montenerodomo)

Di seguito si espone la storia cronologica dell'Abruzzo divisa per periodi storici rilevanti.

La Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

La presenza dell'uomo in Abruzzo è documentata fin dall'età paleolitica. In quell'epoca gli insediamenti umani erano numerosi e sparsi in tutta la Regione. Nei pressi di Chieti e di Popoli sono stati fatti ritrovamenti importanti: strumenti litici di ogni tipo ed ossa di animali lavorate. Nel chietino la necropoli più importante è quella di Cominio, presso Guardiagrele, risalente al X millennio a.C. Il Mesolitico non ha lasciato tracce significative. Di epoca neolitica è invece il celebre insediamento di Ripoli (2.200 a.C. circa), nella valle del torrente Vibrata, vicino a Corropoli. Si tratta di un grande villaggio di capanne in cui si producevano ceramiche dipinte. Queste ceramiche hanno contraddistinto un particolare tipo di cultura la quale si diffuse in molte zone d'Abruzzo (Val di Sangro, litorale di Fossacesia ecc.).

Molti reperti sono ancora conservati al Museo archeologico nazionale d'Abruzzo e al Museo archeologico La Civitella entrambi in Chieti. La popolazione di Ripoli era stanziale e praticava l'inumazione. Era dedita oltre che all'allevamento ed all'agricoltura anche al commercio. Altri insediamenti neolitici importanti si trovano a Lama dei Peligni, Lanciano e Bolognano. Diversi siti hanno restituito tracce legate alla pratica di culti neolitici in Abruzzo e si trovano sia in grotta che in abitato e riguardano il Neolitico antico, medio e recente. Dell'Eneolitico restano testimonianze importanti nella piana del Fucino che segna anche il sorgere della cultura appenninica in Abruzzo. Tipiche di questa cultura sono le ceramiche nere con incisioni geometriche e una gran quantità di strumenti ed oggetti in bronzo. La cultura appenninica si sviluppò infatti in Abruzzo durante l'età del bronzo medio (a partire dal 1500 a.C.).

Prime notizie: i popoli italici[modifica | modifica wikitesto]

  • 11 maggio 1181 a.C.: fondazione mitica di Teate (Chieti) da parte dei guerrieri Achei, seguaci di Achille nella guerra di Troia. Il piede di Achille viene rappresentato ancora oggi nello stemma della città di Chieti, ritenuta la città più antica abruzzese[1].
  • 1180 a.C.: l'antico eroe troiano Solima, compagno di Enea, miticamente fondò le città di Solima-Sulmo (Sulmona) e di Anxia, che poi cambiò i nomi in Anxanon (greco), Anxanum (in latino) e Lanzano (in medievale), ossia l'attuale Lanciano. Quest'ultima ebbe nome in memoria di Anxa fratello di Solima[2].
  • 1000 a.C.: mitica fondazione dai fenici di Petrut-Pretut-Interamnea Pretutia/Pretutianum-Pretutia (Teramo)
  • VIII secolo a.C. circa: fondazione dai liburni di Truentum-Castrum Truentinum (Tortoreto)
  • VIII secolo a.C. circa: fondazione di Hatria (Atri)
  • VIII secolo a.C. circa: fondazione dai sabini di Amiternum
Strada romana ad Alba Fucens
  • VIII - VI secolo a.C.: Popolamento dell'appennino abruzzese da parte di popoli pastorali sabini, seguendo il rito del Ver Sacrum (primavera sacra), con il quale si consacravano agli dei i nati durante la primavera. Essi, una volta divenuti adulti, lasciavano il proprio territorio per colonizzare una nuova terra, costituendo così un nuovo popolo. Le nuove tribù si consacravano nel nome di una divinità: Pico per i piceni, Marte per i marsi, Vesta per i vestini.

La romanizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Effigie di Sallustio in un medaglione
Popolazioni italiche in Abruzzo

Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Il primo Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Risale al Medioevo la prima menzione del toponimo Aprutium (Abruzzo), derivato dal nome del territorio romano Pretutium nel teramano, incluso anticamente nel Piceno. La Guerra gotica distrugge gran parte delle città, ma ancora non sconvolge l'assetto del territorio compreso per la maggior parte nella tardo-imperiale regione suburbicari dividono l'Abruzzo tra i ducati di Spoleto e Benevento, un grosso gruppo di germanici longobardi colonizza la valle dell'Aterno; anche le città costiere bizantine, che inizialmente resistono ai barbari, cedono a Grimoaldo I duca di Benevento nella seconda metà del V secolo. Nell'ordinamento longobardo, il gastaldato o gastaldia era una circoscrizione amministrativa governata da un funzionario della corte regia, il gastaldo o castaldo, delegato ad operare in ambito civile, militare e giudiziario.

L'odierno Abruzzo venne suddiviso dai Longobardi in sette gastaldati: Marsi, Amiterno, Forcona, Valva, Teate, Penne e Aprutium ripartiti nel Ducato di Spoleto (la Marsica e il territorio a nord del fiume Aternum oggi Pescara) e nel Ducato di Benevento (grosso modo la provincia di Chieti). Più che in altri luoghi d'Italia, la toponomastica abruzzese presenta forti tracce longobarde: fara e guardia (Fara San Martino, Guardiagrele, che si possono tradurre col termine latino castrum, postazione militare), sala, sgurgola, sono tutti termini militari longobardi. Al definitivo abbandono delle più importanti città romane attorno alle quali nacquero i gastaldati (Alba Fucens, Amiternum, Corfinium) corrisponde la controtendenza di Sulmona e Chieti, le uniche città in cui l'assetto urbano del centro storico ancora oggi ricalca gran parte il tessuto viario romano.

Santuario di Celestino V dell'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone (Sulmona)

Dalla disgregazione dei sistemi cittadini due nuovi sistemi di antropizzazione si incrementano vicendevolmente in Abruzzo. L'economia d'età imperiale è rimpiazzata dall'economia rurale che ruota attorno a piccoli centri prevalentemente a carattere servile, che curano il dissodamento e la coltivazione degli appezzamenti di terreno degli antichi agri civici romani, o delle ville; ai contadini viene man mano concessa una certa libertà, visto l'aumento dei costi per l'approvvigionamento degli schiavi; non godendo di autonomia politica, si innestano su questi centri il dominio, le tutele e i diritti fondiari di feudatari e delle abbazie prima di Montecassino e San Vincenzo al Volturno, poi di San Clemente a Casauria, fondata nell'871[5]. La frammentazione politica, la necessità di accentrare la popolazione per una gestione più razionale dei territori in fase di dissodamento sono le cause principali della nascita dei castra, centri fortificati attorno ad una fortificazione in cui in germe troviamo già le prime forme di signoria o aristocrazia fondiaria: sono esempio Balsorano, Castel di Sangro, Capestrano, Celano, Massa d'Albe, Pacentro, Tagliacozzo, in provincia dell'Aquila; Alanno, Popoli, Tocco da Casauria, in provincia di Pescara; Bisenti, Borrello, Casoli, Canzano, nelle province di Teramo e Chieti. Lungo la costa sopravvivono le città di Teate e Pinna.

700 circa: Muore il Vescovo San Panfilo di Sulmona, e viene costruita una Cattedrale in suo onore. La leggenda racconta che il padre ordinò a Panfilo di salire sopra un carro e di scendere da Pacile fino alla valle del fiume Gizio. In quel punto la montagna era molto ripida e il carro sarebbe precipitato. Invece, sembra che le ruote del carro siano affondate nella roccia, in modo che Panfilo potesse scendere lentamente a valle. Si racconta che ancora oggi si possono scorgere, sui fianchi del monte, le orme dei buoi e le scanalature prodotte dalle ruote del carro.

Nel X secolo i Bizantini riconquistano la Puglia settentrionale e il Gargano, ridando impulso allo sviluppo dei centri costieri che aprono al commercio marittimo le comunità agrarie della retrostante regione collinare. Gli sconvolgimenti politici del territorio Bizantino, nell'XI secolo, sono estranei ai porti abruzzesi, i quali possono sfruttare a loro vantaggio la crescente domanda di viveri da parte di Venezia, con la quale inizia una discreta relazione commerciale fino al consolidamento delle città portuali che avverrà con Federico II.

Secondo Medioevo: Svevi e Angioni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Giustizierato d'Abruzzo, Abruzzo Citra e Abruzzo Ultra.
Regno di Sicilia 1154

Durante il regno di Federico II si ebbe la costruzione di eccezionali opere civili, come l'acquedotto medioevale di Sulmona, uno dei monumenti dell'epoca più importanti dell'Abruzzo. Sulmona diventa una città fiorente, per bellezza architettonica e cultura nei monasteri. Vengono abbellite la Cattedrale e le chiese di San Francesco della Scarpa e Santa Maria della Tomba, tanto da conquistarsi presto l'appellativo di Siena degli Abruzzi. Federico, nella sua opera di ricostruzione dei vecchi castelli normanni, giunge attraverso la costa a Ortona e Vasto, ricostruendo i castelli, fino a Termoli, essendo compresa nell'Abruzzo Citra, costruendo il poderoso Castello Svevo.

  • 1230: Federico II concede ai signori della conca aquilana (Bazzano, Roio, Camarda, Paganica, Assergi, Coppito) di fondare la città di Aquila (L'Aquila). La sua fondazione però, secondo Buccio di Ranallo, è posticipata al 1254, sotto l'aria di leggenda, che è raffigurata dai 99 mascheroni della Fontana delle 99 cannelle, rappresentanti i signori dei vari castelli attigui che si unirono per la costruzione.
  • 6 settembre 1258: Il capitano ortonese Leone Acciaiuoli parte per una spedizione nell'isola di Chio da Ortona, con il compito di cercare le sacre reliquie di San Tommaso Apostolo. Trova la tomba nell'isola greca, e riporta la lapide antica con le ossa nella Cattedrale a Ortona, sotto solenni cerimonie. San Tommaso diventerà il santo patrono della città marinara. Inizio delle ostilità con Lanciano per il possesso della breve fascia costiera di San Vito Chietino, dove costruire un nuovo porto per il traffico commerciale.
  • 23 agosto 1268: Battaglia di Tagliacozzo (o di Scurcola, o dei Piani Palentini), battaglia citata da Dante Alighieri, con il motivo della rivalità tra ghibellini e angioini: Corradino di Svevia erede diretto della corona di Sicilia viene sconfitto da Carlo I d'Angiò che s'insedia quale nuovo re di Sicilia e dà origine alla nuova dinastia degli Angio' di Sicilia.
  • 1273: Carlo I d'Angiò divide il territorio tra l'Aprutium Ulteriore e Citeriore, con linea di confine il fiume Pescara-Aterno. Il 5 ottobre 1273 Carlo I d'Angiò sancì col diploma di Alife la suddivisione dell'Abruzzo, considerato un distretto troppo esteso per essere ben amministrato e difeso, trovandosi all'estremo limite settentrionale del regno. Si preferì seguire un confine naturale, il corso del fiume Pescara, determinando a nord il "Giustizierato d'Abruzzo Ulteriore" (Ultra flumine Piscaria), ed a sud il "Giustizierato d'Abruzzo Citeriore" (Citra flumine Piscaria), con capitale Chieti.

Eremitaggio abruzzese e Celestino V[modifica | modifica wikitesto]

Statua raffigurante Celestino V

Uno dei primi atti ufficiali del nuovo papa fu l'emissione della cosiddetta "Bolla del Perdono"[9], bolla che elargisce l'indulgenza plenaria a tutti coloro che confessati e pentiti dei propri peccati si rechino nella basilica di Santa Maria di Collemaggio della città di L'Aquila dai vespri del 28 agosto al tramonto del 29. In pratica Celestino V istituì a Collemaggio il primo vero Giubileo, successivamente copiato dal successore (per molti usurpatore) per bloccare l'afflusso di pellegrini verso Aquila. Fu così istituita la Perdonanza, celebrazione religiosa ancora oggi tenuta nel capoluogo abruzzese.

Il nuovo Pontefice si affidò, incondizionatamente, nelle mani di Carlo d'Angiò, nominandolo "maresciallo" del futuro Conclave. Ratificò immediatamente il trattato tra Carlo d'Angiò e Giacomo II d'Aragona, mediante il quale fu stabilito che, alla morte di quest'ultimo, la Sicilia sarebbe ritornata agli angioini.

  • 18 settembre 1294: Papa Celestino indisse il suo primo e unico Concistoro, nominando ben 13 nuovi Cardinali.

Dietro consiglio di Carlo d'Angiò, trasferì la sede della Curia da L'Aquila a Napoli fissando la sua residenza in Castel Nuovo, ove fu allestita una piccola stanza, arredata in modo molto spartano e dove egli si ritirava spesso a pregare e a meditare.

  • 13 dicembre 1294: Circa quattro mesi dopo la sua incoronazione, nonostante i numerosi tentativi di dissuasione avanzati da Carlo d'Angiò, il 13 dicembre 1294, Celestino V, nel corso di un Concistoro, diede lettura di una bolla, appositamente preparata per l'occasione, nella quale si contemplava la possibilità di una abdicazione del Pontefice per gravi motivi. Dopo di che recitò la formula della rinuncia al Soglio Pontificio.

Pietro da Morrone, dopo l'abdicazione, fu rinchiuso nella rocca di Fumone, nel Sud dello Stato Pontificio (attualmente in Provincia di Frosinone), ove morì il 19 maggio 1296.

La tomba di Celestino V nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila

Temporaneamente trovò sepoltura nel monastero di Sant'Antonio a Ferentino. In seguito le sue spoglie furono traslate nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, presso L'Aquila; nella chiesa, cioè, ove era stato incoronato Papa. Pochi anni dopo fu canonizzato da papa Clemente V, a seguito di sollecitazione da parte del re Filippo IV di Francia.

La nascita e lo sviluppo di Aquila (VII secolo a.C. - 1703)[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie di una città detta Acquili (dal luogo ricco di fiumiciattoli del Borgo Rivera) o Aquila datano tra il 900 e il 1100 d.C., certamente sul colle ove oggi è la città si andarono aggregando, intorno al grande monastero cistercense di Collemaggio, popolazioni in fuga dai piccoli feudi vicini. Questo primo nucleo di gente libera conquistò il diritto di esistere come città sia guerreggiando a lungo con i feudatari locali sia "comprando" vari editti di fondazione di Papi e RE, tra cui il più famoso, anche se apocrifo, fu quello detto di Federico II, intorno al 1230. Città libera e sui confini fra Impero e Papato, l'Aquila crebbe di importanza sia per il suo ruolo commerciale di porta del Sud, sia per il suo ruolo politico strategico sempre in equilibrio fra Guelfi e Ghibellini.
I nuclei più antichi della città romana si trovano nella contrade di San Vittorino e Civita di Bagno, ossia Amiternum[10] e Forcona, dove fino al 1257 ci fu la sede storica della Diocesi di Amiterno nella vecchia Cattedrale di San Massimo.

Fu costituita dall'unione di molti villaggi della zona nell'anno 1254 (99, secondo la tradizione locale), ognuno dei quali costituì un quartiere che rimase legato al villaggio-madre e fu considerato parte dello stesso per circa un secolo. Tali villaggi erano i borghi arroccati di Poggio Picenze, Roio, Paganica, Bazzano, Barisciano, Preturo, Ocre, Prata d'Ansidonia e Caporciano, giusto per citarne alcuni. Il primo consiglio cittadino fu composto dai sindaci dei vari villaggi e la città non ebbe una propria esistenza giuridica riconosciuta fino al regno di Carlo II di Napoli, che nominò un Camerlengo quale responsabile dei tributi, che, da allora in poi, furono pagati da tutta la città in quanto tale, mentre, in precedenza, erano pagati dai singoli villaggi, ognuno dei quali comprendeva il quartiere realizzato in città.

Successivamente, il Camerlengo acquisì anche il potere politico, divenendo presidente del consiglio cittadino (che ebbe vari nomi e composizione nel corso dei secoli). La città, autonoma, anche se sotto la sovranità del regno di Sicilia prima e del regno di Napoli poi, salvo un breve periodo in cui fece parte dello Stato Pontificio, fu governata da una diarchia composta dal consiglio e dal capitano regio, cui si aggiunse, nel XIV secolo, il conte Pietro Camponeschi, detto "Lalle" che, da privato cittadino, divenne il terzo lato di una nuova triarchia. Già in precedenza, la città era divenuta una quasi signoria sotto Niccolò dell'Isola, nominato Cavaliere del Popolo, ma poi massacrato dal popolo stesso quando il suo potere cominciava a diventare troppo grande. Anche Camponeschi, Gran Cancelliere del regno di Napoli, oltre che conte feudale di Montorio al Vomano e quasi "signore" dell'Aquila, finì ucciso, ma, questa volta, per ordine del principe Luigi di Taranto. Il terzo ed ultimo "signore" della città fu Ludovico Franchi, che sfidò anche i papi ospitando Alfonso I d'Este, cacciato da Ferrara, e i figli di Giampaolo Baglioni, l'ultimo signore di Perugia. Tuttavia, quando il suo potere cominciò a diventare troppo grande, gli Aquilani, sempre gelosi della loro libertà, si lamentarono presso il re di Napoli, che lo fece deporre ed imprigionare.

La città, che era la seconda del regno per potenza e ricchezza, iniziò a decadere nel XVI secolo, quando il viceré spagnolo Filiberto d'Orange, dopo averla devastata, la separò dal suo contado, introducendovi il feudalesimo spagnolo e privandola della sua autonomia. A ciò si aggiunse anche il catastrofico terremoto del 1703 che distrusse non solo la città, ma anche molti borghi circostanti. La città nel 1927 subì un ulteriore smacco dal Regio Decreto proposto da Benito Mussolini di rendere la città capoluogo d'Abruzzo, accorpandola però ai comuni di Arischia, Assergi, Bagno, Camarda, Lucoli Paganica, Preturo, Roio e Sassa, per far arrivare la città ad un tot di 50.000 abitanti. Inoltre, con la creazione delle province di Rieti e Frosinone, L'Aquila perse il dominio del territorio del Circondario di Cittaducale, passato a Rieti.

Dagli Angioini agli Aragonesi[modifica | modifica wikitesto]

  • 1340: Lanciano, con 6.500 abitanti è la città più popolosa dell'Abruzzo. Il centro ha una sorta di controllo da "città-stato" nella val di Sangro dell'ex Frentania, come ricca zona commerciale di prodotti agricoli e marittimi. Ogni anno a settembre si svolgono delle fiere del mercato, che attirano i mercanti di tutto il circondario. Inoltre è già meta di pellegrinaggio dall'VIII secolo per il Miracolo eucaristico.
  • 1348 - 1349: terremoto sull'appennino abruzzese. Nel 1348 viene distrutta la Badia di San Clemente a Casauria nella valle della Pescara. Nel 1349 il sisma distrugge quasi completamente L'Aquila. Una prima scossa si generò il 7 settembre 1349 avvertita anche a Roma dove rimase danneggiata la Torre dei Conti e la Torre delle Milizie ai bordi degli antichi Mercati Trajanei e anche la basilica di San Paolo fuori le Mura. Altre forti scosse il 9 e 10 settembre fecero gravissimi danni all'Aquila provocando 800 morti e attivando un esodo della popolazione verso le campagne e i villaggi circostanti. I terremoti furono avvertiti nel reatino, nella conca del Fucino e nella Valle Roveto fino a Sora. Si verificarono danni perfino nell'abbazia di Montecassino dove cedette la basilica.[11] Si stima che in quella serie di scosse si sia raggiunta un'intensità pari al X grado della Scala Mercalli.
Interno affrescato dell'Oratorio di San Pellegrino di Bominaco

Quando Roberto d'Angiò (13091343) morì, il regno di Napoli attraversò un periodo di crisi. Il re Luigi I d'Ungheria, per vendicare il fratello, si lanciò alla conquista del Regno, mentre Giovanna I d'Angiò (1327 - 1382) e il marito si rifugiavano presso la corte papale di Avignone (1348). Quando Luigi I ritirò le sue truppe per l'arrivo della peste nera, Giovanna I tornò a Napoli, subendo, nel 1350, una nuova incursione dell'esercito ungherese, conclusasi anche questa con un nulla di fatto.

  • 1360: il Duca d'Andria distrugge Marruvium (ossia San Benedetto).
Castello Cantelmo di Pettorano sul Gizio

A partire dal 1380 Giovanna I dovette scontrarsi con il nipote e cognato Carlo di Durazzo: dopo averlo nominato erede al trono, la regina gli aveva revocato i diritti di successione preferendogli il cugino Luigi I d'Angiò, fratello del re di Francia. Carlo di Durazzo fece assassinare la regina (1382) e si impadronì del regno, ma fu assassinato a sua volta nel 1386 in Ungheria. Salì al trono Giovanna II di Napoli (14141435), sorella di Ladislao I d'Angiò. Priva di eredi diretti, Giovanna nominò suo successore prima Alfonso, re d'Aragona, ed in seguito Renato d'Angiò. Braccio da Montone andò in aiuto della regina di Napoli, scomunicata dal Papa, controllando tutti i territori dell'Abruzzo e parteggiando per Alfonso V d'Aragona contro gli angioini del ramo francese.

  • 1384: terremoto tra Teramo ed Atri.
  • 1398: terremoto a L'Aquila, con danneggiamenti alle costruzioni
  • 1418: estinzione della vecchia dinastia dei Berardi, attuali conti di Celano dopo i Marsi.
  • 1420-24: per conto della regina Giovanna II, Braccio da Montone è signore di Teramo.
  • 1423: la città dell'Aquila si ribellò, guidata dalla famiglia Camponeschi[12], e Giovanna II diede incarico al condottiero Muzio Attendolo Sforza di andare a riconquistarla. Nel tentativo di guadare il fiume Pescara un suo paggio rischiò di affogare e Muzio, nel tentativo di salvarlo, fu travolto dalle acque.
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra dell'Aquila.

Scoppio della cosiddetta "Guerra dell'Aquila", nel 1423, in cui Braccio assedia tutti i borghi che fondarono la città nel 1254, riducendoli a rovine, per impedire successivi aiuti per l'assedio di L'Aquila. La città non verrà mai espugnata, secondo la tecnica di Braccio di prenderla per fame, acquartierando le truppe fuori le mura. La città viene salvata da Jacopo Caldora e da Antonino Piccolomini.

  • 2 giugno 1424: durante la battaglia finale ad Aquila tra aragonesi e angioini, Braccio da Montone rimase gravemente ferito. Non volle cure e pochi giorni dopo morì. Il Papa lo fece seppellire in terra sconsacrata, vi rimase fino al 1432 quando, per iniziativa del nipote Niccolò della Stella Fortebraccio, i suoi resti furono tumulati nella Chiesa di San Francesco al Prato a Perugia.
  • Nello stesso anno 1424 viene distrutto il monastero di Bominaco da Braccio, successivamente ridimensionato.
  • 1426-27: Sin dal XIII secolo Ortona e la vicina Lanciano iniziarono a vivere pessimi rapporti, fino ad una dichiarata rivalità, per quanto riguardava il dominio del mare fino a Fossacesia. Lanciano, benché fosse nell'entroterra, aveva come città marinara feudataria San Vito Chietino, contesa con Ortona per decenni, essendo il borgo a 7 km dalla città. Nel XV secolo, precisamente nel 1426 esplose una vera e propria guerra di confine tra le due città, dato che gli ortonesi incendiarono una nave nemica. I lancianesi risposero catturando dei mercanti ortonesi, sfregiandoli con il taglio di naso e orecchie, che poi impastarono con mattoni per la fabbricazione di una colonna infame. Tale colonna, secondo le dicerie, sarebbe la terza circolare di un portico in corso Roma a Lanciano, al confine con piazza Plebiscito.

Dato che la guerra aveva avuto inizio, il 17 febbraio 1427 Giovanni da Capestrano fu convocato a Ortona per sancire la pace tra le due città, per mezzo della Diocesi. Infatti tale lodo fu stipulato nella Cattedrale di San Tommaso.

Epoca Moderna[modifica | modifica wikitesto]

  • Nella prima metà del XV secolo la pastorizia abruzzese ha il suo massimo splendore. Almeno la metà della popolazione d'Abruzzo dipendeva dalla pastorizia, sia direttamente che indirettamente. Vi erano oltre 3 milioni di ovini e 30000 pastori. Tale sviluppo fu dovuto alla pratica della transumanza. La transumanza abruzzese aveva lo sbocco nelle fiere mercantili di Foggia, e partiva dai vari tratturi del territorio aquilano e majellano, come il famoso Tratturo L'Aquila-Foggia, il più grande, o il Tratturo Pescasseroli-Candela. Vi erano tratturi anche a Sulmona e a Lanciano.
    Nello stesso periodo Jacopo Caldora si arroga il diritto di comprare gran parte dei vecchi castelli della Majella e dei centri fortificati della costa, come Pacentro, Civitaluparella, Castel di Sangro, Ortona e Vasto. Castelli ancora presenti oggi sono quello di Pacentro e quello di Vasto. A Ortona il castello aragonese in origine era proprietà dei Caldora, assieme alle mura caldoriane di via Gabriele D'Annunzio, oggi in parte accorpate alle abitazioni civili.

Dagli Aragonesi ai Borbone: dal '400 al primo '800[modifica | modifica wikitesto]

  • 1442: gli Abruzzi fanno parte del Regno di Napoli, sotto gli aragonesi. Con Alfonso V d'Aragona il regno di Napoli è unificato a quello di Sicilia. Nel 1442, Napoli, in mano a Renato d'Angiò e assediata dagli Aragonesi, fu costretta alla resa. Questo segnò la fine della dominazione angioina sul meridione d'Italia. Alfonso V d'Aragona, che fu poi detto il Magnanimo, riunificò il regno di Napoli alla Sicilia. Le opere di costruzione di Alfonso sono le mura aragonesi di Lanciano, di cui rimane la fascia di via del Torrione, con la torre cilindrica, la ricostruzione di una delle Torri Montanare sempre di Lanciano, il castello aragonese di Ortona e il Castello ducale di Crecchio, modificato successivamente dalla famiglia De Riseis.
  • 1444: Bernardino da Siena giunge a L'Aquila da Viterbo, e ammalatosi, muore in odore di santità. Immediatamente diventa santo patrono della città e viene fondata una Basilica in suo onore.
  • 1445: fondazione della fortezza di Civitella del Tronto.
  • 1455, 1459, 1462: terremoti all'Aquila. Il più grave è quest'ultimo, in cui viene seriamente danneggiata la Basilica di San Bernardino, e ricostruita in forme rinascimentali.
  • 1456: forti scosse di terremoto si verificarono negli Abruzzi, specialmente nel Citeriore, con danni e morti specialmente a L'Aquila, Ortona e Sulmona. La prima scossa avvenne nella notte tra il 4 e il 5 dicembre e altre ne seguirono nei giorni successivi. (Romanel. Scov. Frent., tomo 2, cap. 22) con rovine di edifici e strage di abitanti. In Teramo (scrive lo storico Muzio Muzj), ...caddero molte case, colla morte di dugento e più persone. Più o meno di danno risentirono le altre città e luoghi del Regno (Murat. ad anno 1456).
Una delle prime incisioni abruzzesi del fine '800: vista della Basilica della Madonna del Ponte di Lanciano

Alla fine del XV secolo il re Carlo VIII di Francia pretese il trono del regno di Napoli. La lotta tra spagnoli e francesi si protrasse fino alla metà del XVI secolo. Le conseguenze per le città dell'Abruzzo furono catastrofiche: essendosi schierate coi francesi, sotto il dominio spagnolo furono trasformate in fortezze e l'Abruzzo ridotto ad un territorio militarizzato di confine del regno di Napoli.

Duomo di Guardiagrele nella costruzione dopo il terremoto della Majella del 1706
Veduta del Duomo dell'Aquila, nella ricostruzione post-sisma 1703

Storia di Pescara - Castellammare Adriatico (I secolo a.C. - 1867)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Pescara.
Foto storica di Castellammare Adriatico: in vista il corso Vittorio Emanuele (1910)

Pescara era una colonia romana chiamata Aternum, i cui resti si trovano sulla località Colle del Telegrafo. Del primo Medioevo restano delle colonne della chiesa di Santa Gerusalemme, risalente all'VIII secolo, presente nell'attuale Piazza San Cetteo.
La città visse fasi alterne di sviluppo e decadenza, a causa del territorio malsano e paludoso del fiume, benché svolgesse un ruolo di importante scalo commerciale marittimo per la foce del grande fiume. Tuttavia solamente nei primi del '500 Pescara tornò a giocare un ruolo importante nell'Abruzzo, poiché Carlo V ricostruì quasi ex novo la città, inglobandola in una fortezza ottagonale, per evitare attacchi ottomani; che si verificarono nel 1566. La città visse ugualmente periodi alterni, essendo una cosiddetta "città-caserma", dove venivano rinchiusi prigionieri politici e malviventi; benché già nel XVIII secolo la fortezza abbia cominciato a cadere in decadenza, con il ridimensionamento del perimetro, e l'abbattimento di alcuni tratti delle mura già nel primo '800, per lo sviluppo della cittadina. Nel 1807 si era già costituito, proprio presso la foce del fiume un nuovo nucleo, ossia Castellammare Adriatico, che si separò dall'abitato antico, denominato Portanuova.

  • 1798-1807: Con l'avvento della Repubblica francese, la fortezza di Pescara è conquistata, nel dicembre del 1798, senza spargimento di sangue, dal generale Duhesme ed inizia così la breve stagione della Repubblica Napoletana (1799). Al suo arrivo a Pescara, il generale Duhesme aveva organizzato la sua legione nominandone a capo il cittadino Ettore Caraffa conte di Ruvo, protagonista della Repubblica Napoletana assieme al pescarese Gabriele Manthoné, il quale organizzò l'opposizione alla reazione borbonica del 1799. L'ennesimo assedio alla fortezza fu vittoriosamente portato a termine da Giuseppe Pronio detto il Fra Diavolo abruzzese, agli ordini del cardinale Fabrizio Ruffo fedele alla dinastia Borbonica. Nei primi anni del 1800 Pescara venne occupata nuovamente dai francesi e costituì un importante bastione militare del regno di Giuseppe Bonaparte.
  • 1814-1870: Nel 1814 Pescara fu tra le città protagoniste dei moti carbonari contro Gioacchino Murat, nominato dai francesi Re di Napoli. In proposito il Quieti, nel suo "Pescara antica città", afferma che fu a Pescara e non a Rimini che Murat firmò, il 12 maggio del 1815, la prima delle costituzioni italiane utilizzate nel Risorgimento.

A questi eventi seguì la durissima repressione borbonica, simboleggiata dal bagno penale di Pescara. Si trattava di un carcere tristemente famoso per le condizioni disumane con cui venivano trattati i detenuti, in buona parte patrioti abruzzesi: drammatica fu l'alluvione dell'ottobre del 1853 che investì il carcere causando la morte per annegamento degli internati del bagno penale. Tra coloro che furono rinchiusi in quello che veniva chiamato il "sepolcro dei vivi" fu anche Clemente De Caesaris, una figura centrale del risorgimento meridionale, che, liberato per ordine di Giuseppe Garibaldi, prese possesso,nel 1860,della città e della fortezza. Nello stesso anno, Vittorio Emanuele II, in viaggio per l'incontro di Teano con Giuseppe Garibaldi, giungendo sull'attuale Colle del Telegrafo, da cui si dominava il territorio dell'attuale città, fu sentito esclamare: "Oh che bel sito per una grande città... ". il 12 marzo del 1863, nasceva a Pescara Gabriele D'Annunzio. Nello stesso anno, e precisamente il 16 maggio del 1863, alla presenza del re Vittorio Emanuele II, fu inaugurata la stazione ferroviaria di Castellammare, sulla linea adriatica e nel 1867 l'antica fortezza venne smantellata: si tratta di due eventi fondamentali per lo sviluppo della città, che abbandona il suo ruolo di bastione militare in favore di una definitiva vocazione per il commercio e le attività economiche in genere.

L'Ottocento: il secolo dei terremoti e Unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

1855: il principe Torlonia di Avezzano inizia i lavori di prosciugamento del lago del Fucino, che termina nel 1876. Il vasto campo è colonizzato dalla contrada di Borgo Quattordici, dove risiedono i braccianti per la coltivazione delle patate.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Variazioni territoriali e amministrative di Abruzzi e Molise, Brigantaggio postunitario e Assedio di Civitella.
  • 1861 il 20 marzo: dopo duecento drammatici giorni di assedio, capitola la fortezza di Civitella del Tronto, l'ultimo baluardo borbonico a cadere contro l'esercito italiano.
Targa sulla casa natale di Gabriele d'Annunzio a Pescara
  • 1861 il 15 dicembre: José Borjes, generale al servizio dell'ormai decaduto regno borbonico ed ex alleato del brigante lucano Carmine Crocco, viene fucilato a Tagliacozzo nel tentativo di raggiungere il re Francesco II.
  • 1861-1870: Il peggioramento delle condizioni socio-economiche rispetto al periodo preunitario determina il fenomeno dell'emigrazione e del brigantaggio legittimista: sulla Majella viene scolpita sulla roccia la Tavola dei Briganti con l'iscrizione: Nel 1820 nacque Vittorio Emanuele re d'Italia. Prima era il regno dei fiori, oggi è il regno della miseria. Il brigantaggio inizia nel 1861, furono 1.184 i briganti uccisi solo in Abruzzo a testimonianza della dura repressione del nuovo stato unitario. I gruppi di briganti che operavano nei territori della Majella e del Morrone erano circa una decina, attivi dal 1861 al 1867, che passarono alla storia con la denominazione comune di Banda della Majella. I briganti abruzzesi più famosi erano Antonio La Vella di Sulmona, Pasquale Mancini di Pacentro detto Mercante, i fratelli Marinucci di Sulmona, Fabiano Marcucci detto Primiano di Campo di Giove, Valerio detto Cannone, e poi Colafella, Di Sciascio, Marino e Scenna.
  • 27 febbraio 1862: muore a Isola del Gran Sasso d'Italia San Gabriele dell'Addolorata, dove negli ultimi anni si era ritirato per motivi di salute. Nel convento fuori il paese si sparge la voce della sua santità, e viene presto costruito nel '900 il Santuario i San Gabriele. Nel 1974 verrà iniziata la costruzione del Santuario Nuovo, davanti quello storico.
  • 1863: nasce a Pescara Gabriele d'Annunzio.
  • 1866: nasce a Pescasseroli Benedetto Croce.
  • 1874: terremoto a L'Aquila con danni contenuti.
  • 1876: fine dei lavori di prosciugamento del lago del Fucino[16].
  • 1877: varie campagne di scavi archeologici nella Marsica e nella Conca Peligna dell'archeologo sulmonese Antonio De Nino. Importanti ritrovamenti di edifici e reperti archeologici delle popolazioni italiche Marse e Peligne.
  • 1880: sviluppo della città di Avezzano, con l'inaugurazione di campi di coltivazione di patate sulla piana del Fucino.
  • 1881: terremoto nell'Abruzzo meridionale, con epicentro vicino Orsogna. A Lanciano il sisma è stimato nell'VIII grado della Scala Mercalli. Danni contenuti, anche se Orsogna è danneggiata.

Il Novecento: dal terremoto della Marsica alla Seconda Guerra Mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Gabriele d'Annunzio, nato a Pescara nel 1863
Il Palazzo Farnese di Ortona in una foto del 1936

Durante la seconda guerra mondiale|secondo conflitto mondiale l'Abruzzo pagò un alto tributo di sangue. Le incursioni aeree iniziate fin dall'inverno del 1942-1943 si intensificarono in primavera e nei mesi estivi. In Abruzzo vennero istituiti numerosi campi di internamento.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Linea Gustav, Battaglia di Ortona, Battaglia del Sangro, Battaglia di Cassino e Campagna del fiume Moro.

Il 9 settembre 1943, un giorno dopo l'armistizio, il re Vittorio Emanuele III col Maresciallo Badoglio cercarono di fuggire da Ortona per poi arrivare a Brindisi. Fecero sosta al Castello ducale di Crecchio, paese poco distante da Ortona, prima della presa dei nazisti. La (linea Gustav), costituita dai tedeschi in ottobre e mantenuta fino alla primavera del 1944 peggiorò la situazione. Passava infatti nella parte centro-meridionale dell'Abruzzo unendo la valle del Sangro col Tirreno, con sbocco marittimo proprio a Ortona, ritenuta punto nevralgico per le operazioni militari. Sulmona fu ripetutamente bombardata con ingenti danni al patrimonio edilizio e alle infrastrutture.

Soldati americani nel fiume Moro presso contrada San Leonardo (Ortona dicembre 1943)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Bombardamento di Pescara.

Pescara subì pesanti bombardamenti nei quali rimasero uccise 3.000 persone e fu distrutto o danneggiato l'80% degli edifici della città. Anche Avezzano, appena ricostruita dopo il devastante terremoto del 1915, fu in gran parte rasa al suolo. Ortona fu teatro di una cruenta battaglia che causò migliaia di vittime e la distruzione totale della città. Inoltre i tedeschi in ritirata verso Cassino sia da Ortona che dal Sangro, sospinti dalle armate canadesi e britanniche, adottarono la tecnica della "terra bruciata", ossia la distruzione totale dei borghi presso la linea Gustav, per rallentare l'inseguimento. Così nella fine del 1943 Gessopalena, Lama dei Peligni, Montenerodomo, Torricella Peligna, Quadri e Lettopalena furono letteralmente "minati" dalle fondamenta e fatti saltare in aria. La popolazione fu uccisa, o deportata nei campi montani di Campo di Giove. Nacque successivamente a Casoli, dichiarata "città libera", la Brigata Maiella con capo Ettore Troilo, che si unì agli alleati per ricacciare i nazisti nelle montagne intorno alla Majella e al Sangro.

A Lanciano si svolse, tra il 5 3 il 6 ottobre 1943 un notevole episodio di guerriglia da parte di giovani lancianesi all'occupazione nazista. 47 tedeschi furono trucidati, mentre i morti lancianesi furono solo 23, ricordati ancora oggi come i "Martiri ottobrini". Tra questi vi fu il partigiano Trentino La Barba, autore della rappresaglia, catturato dai tedeschi, torturato e ucciso barbaramente. Neppure L'Aquila fu risparmiata dai bombardamenti. L'8 dicembre del 1943 insieme alla stazione andarono distrutti molti edifici pubblici e privati del capoluogo abruzzese.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Eccidio di Pietransieri, Gessopalena, Battaglia di Orsogna, Battaglia di Ortona e Cimitero canadese (Ortona).

Oltre ai bombardamenti alleati (come ad Orsogna e a Francavilla al Mare che fu letteralmente rasa al suolo[21]), la popolazione subì le rappresaglie tedesche. Il 21 novembre 1943 a Pietransieri, nei pressi di Roccaraso vennero uccisi centoventotto civili su una popolazione di cinquecento abitanti. Le ragioni di questo crimine non sono mai state chiarite. I nazisti uccisero donne, anziani e bambini di pochi mesi. Rappresaglie di ogni tipo furono compiute dai tedeschi in tutta la Regione. Ad Onna, vicino l'Aquila furono assassinati sedici civili ed altrettanti nel vicino centro di Filetto di Paganica. A Filetto si disse che fossero implicati anche alcuni fascisti locali. A Capistrello furono uccisi quindici civili la cui unica colpa era stata quella di aver nascosto del bestiame che le truppe di occupazione tedesche volevano requisire.

Ettore Troilo, comandante della "Brigata Maiella"

Gravi bombardamenti su Avezzano e Massa d'Albe. Fin dall'autunno del 1943 Ettore Troilo, come detto, iniziò a raggruppare i partigiani costituendo la Brigata Maiella, che combatté strenuamente contro l'esercito tedesco. La città di Lanciano fu teatro di una grande azione di resistenza da parte dei Martiri Ottobrini. Negli anni sessanta Lanciano fu insignita della medaglia d'oro al valor militare per la Guerra di Liberazione. Nel dicembre del 1943 si svolsero le battaglie della linea Gustav presso Ortona tra tedeschi e alleati. Il giorno di Natale Ortona fu liberata, e fu definito il "Natale di sangue", perché perfino la Cattedrale era stata sventrata dai nazisti. Il borgo di Orsogna subì una sorte molte più dolorosa: nel 1943 gli alleati non riuscirono neppure ad avvicinarsi al centro occupato dai nazisti, passando per le colline del fiume Moro. La battaglia dunque andò persa, e gli sfollati civili furono molti, rifugiatisi nelle campagne, sotto i calanchi e i bastioni medievali, oppure verso Guardiagrele sulle montagne. Nell'aprile 1944 il piccolo borgo subì un massiccio bombardamento alleato che la rase quasi al suolo. Il castello rinascimentale della piazza fu distrutto, così come la storica chiesa di San Rocco, e il tetto della chiesa di San Nicola fu scoperchiato. Non venne risparmiato nemmeno il convento francescano fuori città. Nel mese di giugno del 1944 tutto l'Abruzzo fu liberato dalle truppe britanniche, polacche, italiane e statunitensi, accolte trionfalmente dalla popolazione.

Dal secondo dopoguerra a oggi[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso del traforo del Gran Sasso ad Assergi
La Prefettura dell'Aquila dopo il sisma del 2009, uno dei simboli della distruzione

Nel dopoguerra avviene la grande emigrazione verso il nord-Europa.

  • 1947-1949: ricostruzione dei centri devastati dalla guerra, in particolare Ortona e il territorio frentano. Ortona e Orsogna ricevettero fondi americani, ma per la fretta della ricostruzione non vennero rispettati gli assetti storici del borgo originario, e quindi gran parte del volto antico, soprattutto di Orsogna e Ortona andò perso. La Cattedrale di San Tommaso, consacrata nel 1949, fu ricostruita in forme neogotiche miste al neoromanico e al barocco, il castello aragonese fu lasciato in abbandono fino al 2009, così come il castello di Orsogna non fu più ricostruito, e la chiesa gotico-barocca di San Rocco fu ricostruita in forme moderne. Anche Pescara e Francavilla al Mare subirono la stessa sorte. Pescara si sviluppò come centro moderno, conservando pochi villini e case civili in stile liberty, mentre il borgo medievale di Francavilla, la "Civitella", perse completamente la parrocchiale di San Franco e le mura medievali con le porte urbiche. Rimangono alcune torri medievali, in stato di abbandono, tranne Torre Ciarrapico. Anche lo storico Palazzo Sirena fu ricostruito in forme moderne.
  • 1948: decisione non attuata della costituzione della regione Abruzzi e Molise[23].
  • 30 aprile 1950 - Eccidio di Celano: alcuni braccianti scesi in piazza per protestare contro il basso salario, furono freddati a colpi di arma da fuoco. La cronaca attribuì l'omicidio a ingerenze post-fasciste.
  • 1950: si verifica un terremoto a Campotosto, di intensità pari all'VIII grado della Scala Mercalli.
  • 29 agosto 1956: a seguito di insistenti piogge e per mancanza di rete idrica adeguata, una grave frana colpisce il centro storico di Vasto, specialmente la parte più antica del rione di San Pietro. Vengono distrutti alcuni palazzi e la chiesa di San Pietro (XII secolo), viene abbattuta nel 1959 perché pericolante. Rimane oggi solo il portale in ricordo della tragedia, lungo il nuovo belvedere della via Adriatica del centro.
  • 1958: terremoto a L'Aquila dell'VIII grado della Scala Mercalli.
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Variazioni territoriali e amministrative di Abruzzi e Molise.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Girolamo Nicolino, Historia della Città di Chieti, 1657
  2. ^ Lanciano e la sua storia
  3. ^ Strabone, Geografia, V, 3,7.
  4. ^ The Catalogue of Strong Italian Earthquakes, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. URL consultato il 25 aprile 2017.
  5. ^ Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie et en Sicile (Tome I - Partie: "Les Normands dans les Abruzzes")
  6. ^ Lanciano: il miracolo eucaristico, parrocchie.it. URL consultato il 23 gennaio 2013.
  7. ^ Gran Conti dei Marsi, italyheritage.com. URL consultato il 2 settembre 2016.
  8. ^ Giovanni Brancaccio, Il Molise medievale e moderno: storia di uno spazio regionale, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 2005, p. 40, ISBN 978-88-495-1163-5.
  9. ^ La Bolla del Perdono, perdonanza-celestiniana.it. URL consultato l'8 marzo 2011.
  10. ^ Heinzelmann, Jordan, Murer 2008, pag. 2; Smith 1854, I, Amiternum
  11. ^ (E. Gattula, Historia Abbatiae Casinensis..., Venetiis, 1733)
  12. ^ De Matteis 1996, I, 40; Milli 1979, XI, 185.
  13. ^ Il toponimo di Giulia nova veniva usato soprattutto nella lingua scritta e in cartografia. Fu con tale denominazione che apparve nella Carta del Regno di Napoli di Giordano Ziletti (Venezia, 1557), nella Carta d'Abruzzo Ultra, di Natale Bongiorno (Roma, 1587) e in altre note mappe di epoche successive. Le carte indicate sono citate in: Mario Bevilacqua, Giulianova. La Costruzione di una città ideale del Rinascimento, Napoli, Electa Napoli (del Gruppo Mondadori Electa SpA), 2002, ISBN 88-510-0085-9.
  14. ^ Tria 1744, Vol.III Cap.I p.167
  15. ^ AA.VV., Sulle ali dell'Aquila - Storia della città, L'Aquila, 1999
  16. ^ Il prosciugamento del Fucino, Comune di Avezzano.
  17. ^ Sangritana (pdf)
  18. ^ Una scossa di terremoto distrugge la Marsica, Corriere della Sera. URL consultato il 12 gennaio 2016.
  19. ^ Di seguito l'elenco completo dei comuni ceduti alla provincia di Rieti: Accumoli, Amatrice, Antrodoco, Borbona, Borgorose (allora denominata Borgocollefegato), Borgo Velino, Cantalice, Castel Sant'Angelo, Cittaducale, Cittareale, Fiamignano, Leonessa, Lugnano di Villa Troiana (comune soppresso, ora denominato Vazia, frazione di Rieti), Micigliano, Pescorocchiano, Petrella Salto, Posta.
  20. ^ Dato riscontrabile a pag. 78 di "Guida d'Italia; Abruzzo e Molise. Touring Club Italiano.Mondadori Printing S.p.A., Agosto 2007"
  21. ^ Francavilla al mare, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  22. ^ L'Eccidio di Pietransieri, rivisondoliantiqua.it.
  23. ^ Supplemento ordinario alla Gazzetta ufficiale n. 31 del 7 febbraio 1948 (pdf).
  24. ^ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
  25. ^ Ansa, Maltempo,90mila utenze senza elettricità, 16 gennaio 2017
  26. ^ Ansa, Maltempo: emergenza neve in Abruzzo, a Pescara esonda il fiume, 17 gennaio 2017

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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