Castellammare Adriatico

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Castellammare Adriatico
Comune soppresso
Castellammare Adriatico – Stemma
Castellammare Adriatico – Veduta
La sede del comune, oggi sede del conservatorio Luisa D'Annunzio
Localizzazione
StatoItalia Italia
ProvinciaProvincia di Teramo-Stemma.svg Teramo
CircondarioPenne
MandamentoCittà Sant'Angelo
Amministrazione
Data di istituzione1807 separato dalla universitas di Pescara
Data di soppressione02-01-1927 unito al comune di Pescara
Territorio
Coordinate42°28′26.39″N 14°12′05.72″E / 42.473997°N 14.201588°E42.473997; 14.201588 (Castellammare Adriatico)Coordinate: 42°28′26.39″N 14°12′05.72″E / 42.473997°N 14.201588°E42.473997; 14.201588 (Castellammare Adriatico)
Altitudinem s.l.m.
Superficie16,42 km²
Abitanti15 648[1] (01-12-1921)
Densità952,98 ab./km²
Comuni confinantiMontesilvano, Montesilvano Marina, Spoltore, Pescara
Altre informazioni
Fuso orarioUTC+1
Targa62
Nome abitanticastellammaresi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Regno d'Italia
Castellammare Adriatico
Castellammare Adriatico
Palazzo Ciaranca negli anni '30; demolito negli anni 50 per la costruzione di un condominio, si trovava all'incrocio fra via Regina Elena e corso Umberto I

Castellammare Adriatico fu un comune istituito nel 1807, nato dalla divisione dell'universitas di Pescara che separò il nuovo comune dalla fortezza di Pescara. Il comune di Castellammare occupava la porzione di territorio dell'attuale città di Pescara a nord dell'omonimo fiume. Fu aggregato al distretto di Penne all'interno dell'Abruzzo Ulteriore Primo, ente che successivamente si trasformerà nella provincia di Teramo in seguito all'unità d'Italia. I comuni sulle sponde opposte del fiume, dopo alterne vicende di rivalità e collaborazioni, vennero riuniti nel 1927[2].

Geografia Fisica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Geografia di Pescara.

Castellammare Adriatico si trovava sulla costa adriatica a circa 4 m.s.l.m. occupando la porzione a nord del fiume Pescara all'interno dell'omonimo comune, istituito nel 1927.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La costa castellammarese non ha subito particolari alterazioni nel corso del tempo, e presentandosi bassa e sabbiosa si estende senza soluzione di continuità fra il fiume Pescara a sud e l'abitato di Montesilvano a nord. Il tessuto urbano, originatosi da varie piccole frazioni nei colli cittadini, si sviluppava in massima parte nella pianeggiante fascia costiera, occupando al momento dell'unificazione con Pescara la zona compresa fra il litorale, la linea ferroviaria, via Venezia e piazza Duca degli Abruzzi, con ulteriori piccole frazioni sparse lungo la nazionale Adriatica verso Montesilvano.

Una grande pineta si estendeva lungo tutta la costa del comune; il massiccio sviluppo urbano del XX secolo l'ha però ridotta ad una stretta e lunga fascia protetta sul lungomare, la Riserva naturale Pineta di Santa Filomena.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Pescara Centro.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Castellammare farebbe riferimento ad un presunto castello o torre di guardia presente in età medievale sul colle del Telegrafo, di cui non sono però mai emersi resti archeologici.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Pescara.

Dalle origini all'unità d'Italia (1700-1861)[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio castellammarese era già abitato da prima che vi venisse istituito il comune: gli insediamenti sparsi che componevano la frazione iniziarono a compattarsi già dal XVII secolo attorno la Basilica della Madonna dei sette dolori, e nonostante il piccolo insediamento si trovasse a nord del fiume Pescara, nel 1747 la villa venne chiamata Pescara Ultra (in contrapposizione con la Pescara Citra a sud del fiume) e fu aggregata alla provincia teatina, legandola così alle sorti dei dirimpettai pescaresi[3].

La successiva separazione da Pescara fu conseguenza dell'abolizione del feudalesimo voluta da Giuseppe Bonaparte[4]: con la legge 132 dell'8 agosto 1806 "sulla divisione ed amministrazione delle province del Regno"[5] e con la successiva legge 211 del 18 ottobre 1806, si ordinava la formazione dei decurionati e consigli provinciali e distrettuali, e la sostituzione della figura del Camerlengo con quella del Sindaco. L'universitas pescarese fu quindi divisa, e dalla sua soppressione vennero istituiti i due comuni di Pescara, nel distretto di Chieti e Castellammare Adriatico, nel distretto di Penne, ristabilendo il fiume Pescara come confine fra i territori teramani e chietini.

Nel 1807, al momento dell'istituzione del comune, Castellammare contava circa 1.500 abitanti, sparsi prevalentemente in piccole frazioni nella zona collinare, dette ville, senza un nucleo centrale ben definito. La sede comunale originaria, prima del trasferimento del 1883 nella sede di viale Bovio che oggi ospita il conservatorio Luisa D'Annunzio, si trovava in un edificio andato distrutto nei bombardamenti di Pescara del 1943 di fronte la Basilica della Madonna dei sette dolori, all'inizio della salita Tiberi. Benchè a nord del fiume, fu esclusa dal territorio comunale la zona di Rampigna, oggi occupata dalla questura e dall'omonimo campo, in quanto storicamente appartenuta a Pescara e sede delle caserme di cavalleria e di due dei sette bastioni della fortezza; ciò tuttavia non impedirà alle due amministrazioni comunali di contendersi l'area fino alla riunificazione del 1927, rallentandone di fatto lo sviluppo.

La divisione fu problematica, soprattutto perché il nuovo comune di Castellammare Adriatico non intendeva farsi carico di nessuno dei debiti della vecchia amministrazione dell'universitas di Pescara; inoltre, si creò un problema di immagine per il comune di Pescara, che ospitava nella sua fortezza un'intera guarnigione dell'esercito e che, allo stesso tempo, si vedeva comprimere il proprio ruolo a livello locale: per questi motivi il comune di Pescara sin da subito si adoperò per la riunificazione dei due enti. Una comunicazione del Ministero dell'Interno del Regno di Napoli del 17 gennaio 1810 però negò tale possibilità, costringendo i due comuni a trovare un accordo sulla ripartizione dei debiti, che arrivò solo nel 1811.

La rivalità rimase però molto accesa, al punto che si resero necessari interventi della guarnigione militare borbonica per evitare la degenerazione di scaramucce in vere e proprie battaglie. L'economia del borgo non si sviluppò fino all'unità d'Italia, e complice anche la totale assenza di infrastrutture come scuole, reti idriche ed ospedali, le attività del borgo rimasero del tutto legate alla realtà rurale e campestre; questo stato di cose cambiò radicalmente dal 16 maggio del 1863 quando, alla presenza del re d'Italia Vittorio Emanuele II, fu inaugurata la stazione ferroviaria sulla linea adriatica. L'arrivo della ferrovia diede un grandissimo impulso all'economica locale, sia per l'avvio di attività legate al commercio, sia per lo sviluppo del turismo, settore fondamentale per la vita economica di Castellammare Adriatico. Difatti prima della costruzione della stazione, i territori pianeggianti del comune erano molto desolati e l'abitato si sviluppava in buona parte lontano dalla linea ferroviaria, sui colli retrostanti. Nel giro di due decenni però la zona tra la stazione ed il mare prosperò e fu largamente edificata, poiché i latifondisti teramani si avvidero delle possibilità di sviluppo ed acquistarono a prezzi irrisori le relative aree, facendo tracciare strade (a spese del comune) e cominciando ad urbanizzare la zona. Intorno a questi primi insediamenti, per lo più aziende agricole legate al modello della masseria, si andrà rapidamente formando il nuovo paese, irradiandosi dalle due zone di piazza Sacro cuore e di villa Muzii (in origine sede del mercato settimanale cittadino e della chiesetta di sant'Anna, unica parrocchia esistente a valle prima della costruzione nel 1886 della chiesa del Sacro Cuore di Gesù). Inizierà così uno "scontro urbanistico" per fissare il ruolo di centro città, conteso da queste due realtà, e per la direzione che avrebbe dovuto prendere lo sviluppo edilizio fra le due aree, geograficamente vicine ma portatrici di interessi contrapposti, che caratterizzerà la vita politica castellammarese dei decenni seguenti.

L'era Muzii e la discesa a valle (1870-1903)[modifica | modifica wikitesto]

La fine del secolo fu fortemente caratterizzata dalla presenza politica e culturale di Leopoldo Muzii, personaggio controverso ma di grande carisma e peso decisionale, il quale da sindaco fece approvare nel 1882 il primo "Piano regolatore di ampliamento" e sarà uno dei principali artefici del definitivo spostamento a valle del centro della cittadina, fino ad allora limitato alla fascia collinare ed a pochi lotti coltivati da ricchi possidenti (fra i quali egli stesso) in pianura.

Il piano regolatore originario, elaborato dall’ing. Tito Altobelli, prevedeva la divisione della città in tre aree: una a vocazione commerciale in direzione sud, tra la stazione ed il fiume, una amministrativa in direzione opposta, tra la stazione ed il Muncipio, ed una residenziale a nord del Municipio.

Leopoldo Muzii, sindaco dal 1880

Ma gli interessi del Sindaco erano in direzione dei suoi terreni (dove sorgeva la sua piantagione e fabbrica di liquirizia, nell'odierna zona di via del Milite ignoto), con l’evidente intento di valorizzare le aree di sua proprietà, e quindi spinse per modificare il piano di ampliamento con l’obiettivo di incanalare verso nord le direttrici dello sviluppo, e non verso Pescara come appariva più naturale nell’ottica di un inevitabile avvicinamento delle due cittadine. Contemporaneamente nei paraggi della villa (con annesso oleificio a vapore) di un altro possidente locale, il Barone Giuseppe De Riseis, si andava formando il borgo marino, piccola e modesta frazione a ridosso del fiume che ospitava la crescente comunità dei pescatori, arrivati in città prevalentemente da altri centri marinari del teramano e dell'ascolano.

Fu tuttavia un momento molto importante per l'evoluzione urbanistica e culturale di Castellammare, in quanto fu il primo forte tentativo di attenuare il disordine urbanistico e, soprattutto, di limitare le ambizioni latifondiste della nobiltà terriera teramana rispetto agli interessi pubblici. Il risultato concreto della politica di Muzii fu l'avvio deciso della colonizzazione della fascia costiera, tramite la costruzione di un nuovo acquedotto, di nuove strade alberate, la creazione delle prime linee di illuminazione pubblica e la sistemazione, inizialmente in strutture precarie ed inadeguate, dei primi edifici scolastici.

Gabriele D’Annunzio fa questa simpatica descrizione di Leopoldo Muzii nelle Novelle della Pescara:

«È il sindaco un piccolo dottor di legge cavaliere, tutto untuosamente ricciutello, con òmeri sparsi di forfora, con chiari occhietti esercitati alle dolci simulazioni. È il Gran Nimico un degenere nepote del buon Gargantuasso enorme, sbuffante, tonante, divorante.»

(Gabriele D'annunzio, le Novelle della Pescara)

Burbero ma di animo generoso, affarista ma spesso attento alle necessità delle classi sociali più deboli, Leopoldo Muzii fu l’artefice della trasformazione di Castellamare da piccolo agglomerato collinare a moderna cittadina costiera dotata di tutte le infrastrutture urbane necessarie per il suo sviluppo, recuperando velocemente il divario che la divideva dalla ben più antica Pescara. La sua vicinanza alla classe operaia venne raccontata più volte anche dallo stesso D’Annunzio ed è significativo un episodio avvenuto durante un'epidemia di colera nella zona dei colli, che vide Leopoldo Muzii recarsi insieme ad altri cittadini fin da subito a contatto con gli ammalati per portare loro aiuto e conforto. Alla sua morte per peritonite il 22 marzo 1903 «la coscienza che un momento felice si sia perso per lunghissimo tempo è pronta ed immediata, e le autorità cittadine gli tributarono ogni onore»[6] , intitolandogli financo la via del Municipio di Castellamare, prima di allora nota come via Marilungo, ed apponendo una lapide sulla sua casa in viale Bovio 71, che recita: «Qui visse operosa e benedetta si spense l’eletta mente di Leopoldo Muzii».

Il nuovo ponte e la Prima guerra mondiale (1903-18)[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa del Sacro Cuore, costruita nel 1886, nell'omonima piazza (all'epoca piazza Vittorio Emanuele o piazza del Mercato).

Uno dei grandi dibattiti di quel periodo riguardò la costruzione di un nuovo ponte sul fiume Pescara: la costruzione di un nuovo attraversamento che finalmente unisse in modo sicuro e stabile le due sponde dopo il crollo definitivo dell'antico ponte romano in muratura e l'evidente inadeguatezza del ponte di barche, ricordato anche da D'Annunzio, che lo sostituiva ormai da secoli, diventò una questione non più rinviabile per i due comuni rivieraschi. Malgrado la spesa annua di 5000 lire dell'epoca infatti, la manutenzione e la sicurezza dell'attraversamento erano molto carenti, ed occorse la tragedia del 19 giugno 1886, dove persero la vita sette donne annegate in una barca rovesciatasi nella melma per l'eccessivo carico mentre il ponte a battelli era in riparazione, per fornire al problema una sua drammatica dimensione umana e sociale, imponendone la rapida soluzione.[7][8]

Vi furono però molte polemiche tra Pescara e Castellammare, con i dirigenti pescaresi divisi tra coloro che continuavano a rifiutare qualsiasi forma di collaborazione con gli odiati cugini e coloro che invece cominciavano ad auspicare in maniera concreta una futura riunificazione dei due centri. Oggetto della contesa fu l'ubicazione del ponte di ferro (che durò fino al 1933, quando fu sostituito dal ponte Littorio): fra gli amministratori pescaresi c'era infatti chi voleva sorgesse a monte del fiume (dove 70 anni dopo sorgerà il ponte D'Annunzio) per rimarcare la divisione con i teramani della sponda settentrionale e per favorire lo sviluppo delle zone ad ovest della ferrovia, altri invece lo auspicavano sulla direttrice di una delle vie principali di Castellammare (come poi avvenne): fu inaugurato il 27 aprile 1893 all'inizio dell'attuale corso Vittorio Emanuele II ed è ancora oggi, sostituito dalla nuova costruzione del ponte Risorgimento, l'arteria principale della città.

In questo periodo Castellammare crebbe molto più velocemente di Pescara (ancora alle prese con lo smantellamento della fortezza e la bonifica delle paludi della pineta), superando nettamente la storica rivale come mostrano le rilevazioni del censimento del 1921 che riportano 15.648 residenti a Castellammare Adriatico e 9630 a Pescara[9]. Questo fattore comporterà il mantenimento del ruolo centrale castellammarese, anche dopo l'unificazione con Pescara.

Il 4 maggio 1917, sul finire della prima guerra mondiale, a Castellammare Adriatico si verificò un'incursione aerea austriaca che, se da un lato provocò trascurabili danni materiali (la morte di tre persone, due donne e un uomo, e la distruzione del dormitorio e della mensa dei ferrovieri presso la stazione), dall'altro fece comprendere come la grande storia si preparava ad affacciarsi, in modi non sempre pacifici, nella vita della giovane città. Le vittime di tale tragico evento sono ricordate ancora oggi da una lapide, apposta presso l'attuale numero civico 253 di corso Vittorio Emanuele II.

La strada verso l'unificazione con Pescara (1918-27)[modifica | modifica wikitesto]

Piazza della Rinascita, nota come piazza Salotto, sorta dopo i bombardamenti del '43

Nei decenni, le rivalità con i vicini della sponda meridionale del fiume si sopirono ed i politici locali si avvidero della necessità di fondere i due comuni per meglio valere da un punto di vista economico ed amministrativo; inizialmente si pensava di dare alla città, finalmente riunita, il nome di Aterno in omaggio alla antica città romana, ma probabilmente la stessa notorietà di D'Annunzio finì per favorire il prevalere del nome della città che diede i natali al Vate. Il 2 gennaio del 1927, venne finalmente firmato il decreto di elevazione a Provincia della città di Pescara e tra i comuni da amministrare c'era anche quello di Castellammare. Al successivo articolo 4 del decreto si diceva, però, «il comune di Castellammare Adriatico è unito a quello di Pescara»[10]. A favore del provvedimento, comunque inserito in una più ampia azione di riorganizzazione amministrativa del territorio a livello nazionale operata dal regime, sono state decisive la forte spinta popolare e, soprattutto, l'autorità politica del ministro abruzzese Giacomo Acerbo ed il prestigio di cui godeva Gabriele D'Annunzio all'interno del regime fascista.

Durante la seconda guerra mondiale tutta la zona di Castellammare, divenuta nel frattempo centro della riunita Pescara, sarà ripetutamente e duramente bombardata dagli Alleati durante i bombardamenti di Pescara. Nei tragici eventi, in cui persero la vita un numero stimato fra i 3000 ed i 6000 pescaresi, gran parte di Castellammare venne rasa al suolo, e poco oggi rimane di quel periodo, oscurato da una impetuosa ricostruzione post bellica che ha stravolto ogni equilibrio urbanistico ed estetico della vecchia cittadina.

Corso Umberto I, via centrale di Castellammare, negli anni '30. I palazzi in primo piano saranno rimpiazzati dall'odierna piazza della Rinascita

Monumenti e palazzi storici[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'arte a Pescara e Architetture civili di Pescara.

Il territorio corrisponde a quello della sponda nord-ovest del fiume, ossia l'attuale zona centrale della città, dove si trovano corso Vittorio Emanuele lI, corso Umberto I e piazza della Rinascita, colloquialmente chiamata piazza Salotto. Il centro abitato, delimitato a sud dal fiume, ad est dal mare e ad ovest dalla linea ferroviaria, al momento dell'unificazione con Pescara si estendeva a nord fino all'attuale piazza Duca degli Abruzzi. Gran parte del patrimonio storico edilizio venne distrutto durante la seconda guerra mondiale, ed oggi oltre alla planimetria delle strade restano solo poche tracce della vecchia Castellammare:

Palazzo Muzii[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Muzii, 1930

Situato in piazza della Rinascita, il palazzo fu realizzato su un primo progetto di Vincenzo Pilotti, con forma ad U; durante i lavori il progetto venne modificato per l'inserimento di locali commerciali al piano terra e per adibire il corpo a cinema. Risulta evidente l'impianto classico adottato, ispirato a quello usato per i palazzi monumentali nel 1500[11].

Palazzo Verrocchio[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Verrocchio, 1910

Situato nell'area più centrale della città, in corso Umberto I 120, presenta il caratteristico muro esterno a bugnate. L'edificio è di forma quasi cubica e si sviluppa su quattro piani più un quinto adibito a ristorante aggiunto in epoca recente. Subì varie ristrutturazioni, come quella attuata tra il 1929 e il 1934 a opera di Vittorio Verrocchio, Antonino Liberi e Nicola Simeone. Ha pianta quadrangolare, a 5 piani. Le angolature hanno finti contrafforti, a mo' di torrette, con architravi in stile rinascimentale, così come le cornici delle finestre, che pure possiedono elementi classici. La struttura è in intonaco bianco[12].

Chiesa del Sacro Cuore[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa fu costruita nell'omonima piazza a partire dal 1886 dall'architetto Porta di Torino, in sostituzione della vecchia chiesa di sant'Anna, in viale Bovio, divenuta troppo piccola per la crescente popolazione della città. La chiesa fu realizzata in stile neoromanico, mentre il campanile fu aggiunto solo successivamente, negli anni '20.

Ha pianta a basilica rettangolare, con la facciata tripartita in mattoni, a salienti con cuspidi, che delineano la differenza di altezza delle tre navate interne. Ha un arcone strombato a tutto sesto al centro, e un portale in stile pseudo romanico, con lunetta a mosaico, nonché colonne binate in ordine doppio al centro. Le doppie colonne sono concluse in alto dai pinnacoli, e sulle pareti laterali si aprono finestre gotiche. In asse col portale centrale c'è un rosone a raggi, di fattura gotica.

Il campanile laterale è una torre, la cui cella è in pietra bianca, con quattro cuspidi angolari. Si innalza un tamburo ottagonale con finestre, sormontato da cuspide conica.

L'interno a tre navate ha l'abside semicircolare, le stesse navate sono ritmate da pilastri a fascio gotico, con capitelli in stucco, e costoloni slanciati che si incrociano nelle volte. L'abside è ornata da finestre slanciate in stile romanico, con un altare moderno con raffigurato il Cristo.

Palazzetto Imperato[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Imperato, 1929

Progettato da Antonino Liberi e Nicola Simeone nel 1926, è senza dubbio una delle architetture liberty più pregevoli della città. Situato ai margini della centralissima piazza Sacro Cuore, lungo corso Umberto I, è stato realizzato al posto dell'Albergo Milano. Secondo i voleri del tempo, bisognava creare una forte concentrazione delle funzioni commerciali lungo il corso principale. Per questo si scelse di costruire due palazzi simmetrici ai due lati della strada come ingresso monumentale del corso. Il progetto è rimasto incompiuto dopo la costruzione del Banco di Napoli nel 1933 che rese impossibile la costruzione del gemello. Presenta un netto contrasto tra i piani inferiori finalizzati all'uso commerciale e quelli superiori ad uso abitativo. È molto lavorato in tutte le facciate[13].

Altri esempi di architettura Liberty a Castellammare[modifica | modifica wikitesto]

Diversi i villini e le residenze di pregio sopravvissuti, molti dei quali sul viale della Riviera, fra i quali:

  • Villa Antonietta (viale della Riviera, 63): progettata nel 1910 e completata nel 1923, presenta una struttura quadrangolare asimmetrica, con un angolo a balcone nel primo piano; presenta quattro moduli abitativi indipendenti[14].
VIlla Antonietta, 1923
  • Palazzo Musacchi (viale Muzii, 91): realizzato sul finire dell'Ottocento, fu progettato da Girolamo de Pompeis per uso di una famiglia, sviluppandosi su tre piani[15].
  • Palazzo Mezzopreti (viale Muzii, 5): La costruzione, datata 1890, era stata realizzata come residenza estiva della famiglia aristocratica Mezzopreti-Gomez che negli anni Sessanta la trasformò suddividendola in diversi appartamenti, alcuni dei quali vennero affittati al conservatorio di musica (dal 1969 al 1985), che continua ad occupare l'edificio unitamente all'adiacente palazzo dell'ex comune di Castellammare[16].
  • Villa De Landerset (via del Santuario, 35): architettura estremamente particolare, è stata progettata da Luigi Broggi ed edificata tra il 1886 e il 1890; è principalmente contraddistinta dal gusto dell'architettura settentrionale quattrocentesca, dalla minuzia nei particolari e dalla torretta quadrangolare che si inserisce lateralmente in un impianto regolare[17].
  • Villa Urania (via Piave, 129): L'edificio, costruito nel 1896 su due livelli, ha un blocco con pronao in antis a quattro colonne e terrazza sovrastante collocata al centro dela facciata principale. Orizzontalmente la superficie è percorsa da una fascia modanata all'altezza dei davanzali e una decorata con un motivo di onde e dentelli all'altezza dell'imposta degli archi e delle aperture. L'alta trabeazione è caratterizzata dalla presenza di dentelli nella cornice e di triglifi nel fregio. Si accede al loggiato da piccole gradinate laterali, mentre sulla facciata lo spazio tra i plinti è occupato da balaustre. L'architrave è decorato nel fregio con un motivo a nastri e fiori, mentre il timpano presenta un rosone cieco costituito da un grande fiore e una cornice modanata con perle decorative, ed è sormontato da un acroterio a forma di conchiglia sorretta da spirali e foglie. Dell'impianto decorativo interno originario non si è conservato nulla, gli ambienti sono stati ristrutturati e restano alcune decorazioni a stucco risalenti, probabilmente, al dopoguerra[18].
  • Villa Rosa (viale della Riviera, 81): originariamente progettata a un solo piano da Antonino Liberi e Florindo Savini nel 1922, fu realizzata l'anno dopo e sopraelevata nel 1949; presenta tre alloggi disposti su tre piani e una torretta quadrata laterale[19].
  • Villino Bianco (viale della Riviera, 45): progettato nel 1922 da Lino De Cecco, fu realizzato nel 1929; è estremamente asimmetrico e irregolare, ma molto decorato[20].
  • Villino Massignani (viale della Riviera, 139): progettato nel 1924 da Benedetto Sorge, nel 1952 fu aggiunto alla pianta rettangolare asimmetrica; ricco di asimmetrie e volumi aggettanti, è molto decorato[21].
  • Villino Scaccioni (viale della Riviera, 135): fu progettato da Vincenzo Pilotti nel 1929; si tratta di un edificio simmetrico con al centro un balcone che unisce i due corpi laterali[22].
  • Villino Verrocchio (lungomare Matteotti, 107): progettato nel 1925 da Gennaro Partenza, è un edificio a tre piani con pianta irregolare; la decorazione molto ricca è di ispirazione barocca[23].
Ex stazione di Castellammare Adriatico, 1881

Colpita dalle bombe solo su uno dei due padiglioni laterali (oggi demoliti), sopravvive ancora oggi l'ex stazione di Castellammare in piazza della Repubblica, divenuta sede centrale dell'ICRANet; è un piccolo edificio quadrangolare in stile liberty, con un orologio in cima. Nel piazzale prospiciente sono presenti la vecchia stazione della dismessa ferrovia Pescara-Penne ed una locomotiva FS 740 del primo 900 in esposizione.

La Coppa Acerbo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Coppa Acerbo.

Castellammare Adriatico è stata la sede di una rinomata gara automobilistiche del passato; dal 1924 al 1961 infatti si disputava fra Castellammare, Spoltore e Montesilvano la Coppa Acerbo, gara che si districava su un tracciato cittadino di circa 25 km.

Nello stesso tracciato, noto come Circuito di Pescara, si tenne il Gran Premio di Pescara, la settima gara della stagione 1957 del Campionato mondiale di Formula 1, disputata il 18 agosto.

Nelle molte edizioni, hanno partecipato alla gara le migliori case automobilistiche italiane (Ferrari, Bugatti, Alfa Romeo e Maserati) e straniere (Mercedes-Benz, Auto Union, Vanwall), nonché molti illustri piloti: Enzo Ferrari vinse la sua prima gara a Castellammare Adriatico nel 1924.

Il traguardo di piazza Duca degli Abruzzi, nell'edizione del 1927 della Coppa Acerbo
Il tracciato

Abitanti censiti:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ https://ebiblio.istat.it/digibib/Censimenti%20popolazione/censpop1921/VolumeII_Regioni/UBO0296363_XIV_Abruzzi_e_Molise+OCR_ottimizzato.pdf
  2. ^ R.D.L. 2 gennaio 1927, n. 1 - Riordinamento delle circoscrizioni provinciali - Wikisource, su it.wikisource.org. URL consultato il 10 aprile 2019.
  3. ^ Provincia di Abruzzo Citeriore o di Chieti :: Antonio Sciarretta's Toponymy, su www.asciatopo.altervista.org. URL consultato il 10 aprile 2019.
  4. ^ SIUSA - Regno di Napoli: ordinamento territoriale, 1806 - 1815, su siusa.archivi.beniculturali.it. URL consultato l'11 aprile 2019.
  5. ^ (N° 132) LEGGE sulla divisione ed amministrazione delle provincie del regno. Napoli 8 agosto., su bicentenario.provincia.napoli.it.
  6. ^ Raffaele Colapietra, Pescara 1860-1927.
  7. ^ Episodio testmoniato nello "Svegliarino" del 27 giugno 1886 e nelle successive interrogazioni nel consiglio provinciale di Chieti ed alla Camera dei Deputati, rispettivamente di Camillo Mezzanotte e Giuseppe De Riseis.
  8. ^ Raffaele Colapietra, Pescara 1860-1927.
  9. ^ PESCARA in "Enciclopedia Italiana", su www.treccani.it. URL consultato il 10 aprile 2019.
  10. ^ R.D.L. 2 gennaio 1927, n. 1, art. 4
  11. ^ Abruzzo Cultura - Scheda Architettura Liberty prescelta - Provincia di Pescara, su web.archive.org, 23 luglio 2018. URL consultato l'11 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2018).
  12. ^ Abruzzo Cultura - Scheda Architettura Liberty prescelta - Provincia di Pescara, su web.archive.org, 23 luglio 2018. URL consultato l'11 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2018).
  13. ^ Abruzzo Cultura - Scheda Architettura Liberty prescelta - Provincia di Pescara, su web.archive.org, 23 luglio 2018. URL consultato l'11 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2018).
  14. ^ Abruzzo Cultura - Scheda Architettura Liberty prescelta - Provincia di Pescara, su web.archive.org, 23 luglio 2018. URL consultato l'11 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2018).
  15. ^ Abruzzo Cultura - Scheda Architettura Liberty prescelta - Provincia di Pescara, su web.archive.org, 23 luglio 2018. URL consultato l'11 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2018).
  16. ^ Storia, su www.conservatoriopescara.gov.it. URL consultato l'11 aprile 2019.
  17. ^ Abruzzo Cultura - Scheda Architettura Liberty prescelta - Provincia di Pescara, su web.archive.org, 23 luglio 2018. URL consultato l'11 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2018).
  18. ^ Abruzzo Cultura - Scheda Architettura Liberty prescelta - Provincia di Pescara, su web.archive.org, 28 febbraio 2017. URL consultato l'11 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 28 febbraio 2017).
  19. ^ Abruzzo Cultura - Scheda Architettura Liberty prescelta - Provincia di Pescara, su web.archive.org, 23 luglio 2018. URL consultato l'11 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2018).
  20. ^ Abruzzo Cultura - Scheda Architettura Liberty prescelta - Provincia di Pescara, su web.archive.org, 23 luglio 2018. URL consultato l'11 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2018).
  21. ^ Abruzzo Cultura - Scheda Architettura Liberty prescelta - Provincia di Pescara, su web.archive.org, 23 luglio 2018. URL consultato l'11 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2018).
  22. ^ Abruzzo Cultura - Scheda Architettura Liberty prescelta - Provincia di Pescara, su web.archive.org, 23 luglio 2018. URL consultato l'11 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2018).
  23. ^ Abruzzo Cultura - Scheda Architettura Liberty prescelta - Provincia di Pescara, su web.archive.org, 23 luglio 2018. URL consultato l'11 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2018).
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