Fortezza di Pescara

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Fortezza Regia di Pescara
Piazzaforte pescara.jpg
Ubicazione
StatoDue Sicilie Due Sicilie
Stato attualeItalia Italia
RegioneAbruzzo Abruzzo
CittàPescara-Stemma.png Pescara
Coordinate42°27′43.42″N 14°12′47.33″E / 42.462061°N 14.213146°E42.462061; 14.213146Coordinate: 42°27′43.42″N 14°12′47.33″E / 42.462061°N 14.213146°E42.462061; 14.213146
Informazioni generali
TipoFortezza
StileRinascimentale
Costruzione1510-1557
CostruttoreErardo Balreduc
Primo proprietarioCarlo V d'Asburgo
Demolizionefine '800
Condizione attualeVisitabili caserme di fanteria adibite a museo
Informazioni militari
UtilizzatoreEsercito del Regno di Napoli
Esercito delle Due Sicilie
Funzione strategicaBaluardo settentrionale del Regno di Napoli
Termine funzione strategica1864
Azioni di guerraAssalto ottomano 1566, Guerra di successione spagnola, Guerre napoleoniche (1798, 1799, 1800)
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La Fortezza Reale di Pescara, oggi anche nota come Bagno borbonico, era una fortezza militare del Regno di Napoli costruita nel 1510 per volere di Carlo V. Insieme alle fortezze di Capua, Gaeta e Reggio Calabria, era una delle quattro piazze d'armi principali del regno[1]. Dopo la demolizione di bastioni e cortine di fine 800, e le varie trasformazioni del centro storico pescarese, nel 1998 la caserma di fanteria, unica struttura rimasta, è divenuta sede del Museo delle genti d'Abruzzo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Pescara.

Prima del 1510, Pescara era una cittadina molto periferica e di scarsa rilevanza all'interno del Regno di Napoli. Esistevano delle mura inframmezzate da torri di guardia, cingevano solo una parte del borgo vecchio di Aterno, ormai noto come Pescara, cioè la parte meridionale dell'attuale via dei Bastioni, e la parte sul fiume di via delle Caserme. Tali mura risalivano all'epoca bizantina, poi vennero fortificate dai Normanni e da Giacomo Caldora nel primo Quattrocento.

Per fronteggiare la concreta minaccia (che si materializzerà in città 50 anni dopo) di assalti ottomani, in quel periodo ripresi vigorosamente in tutte le coste italiane, Carlo V fece avviare il sistema difensivo delle torri di avvistamento, costruite presso i fiumi ed i porti delle principali città marinare, partendo da Martinsicuro per arrivare fino a Gaeta, sulla costa tirrenica, coprendo tutta la costa del meridione italiano. Pescara, essendo un agglomerato urbano sufficientemente esteso, fu scelta come roccaforte marina del Giustizierato d'Abruzzo.

«Più in là, sul fiume, s'allungava il ponte di ferro tagliando il cielo a piccoli quadri; in fondo, sotto il ponte, il verde degli alberi s'era oscurato. Dalle caserme veniva un rumorìo confuso di grida, di risi e di squilli.»

(Dalla novella Cincinnato del gruppo "Terra vergine" di Gabriele D'Annunzio, 1882)

Nel 1557 la costruzione fu continuata da Erardo Balreduc. Il progetto era molto ambizioso, ossia quello di una fortezza trapezoidale irregolare, che occupava lo spazio del borgo di Porta Nuova a sud drl fiume, e a nord due bastioni difendevano la doganella e la caserma delle armi, dove si trova l'attuale Questura. La fortezza dunque si componeva di sette grandi bastioni lanceolati, con relativi vertici minori sui lati dei vertici maggiori, controllante il tratto di costa pescarese e l'agglomerato che vi sorgeva all'interno.

Via delle Caserme: a sinistra le caserme della fortezza

Nel primo XIX secolo la fortezza era sotto il controllo dei Borbone partenopei, dopo essere stata conquistata dagli austriaci e dai francesi napoleonici, ed essendo ormai scomparsa la minaccia di nuove azioni belliche, le cortine furono in più punti abbandonate, rimase attiva la parte del carcere di via delle Caserme, e dal periodo postunitario abbattute o interrate, per favorire lo sviluppo urbano. La fortezza in quel periodo diventò un gruppo di caserme con carcere annesso, il bagno penale borbonico, che diventerà noto con le repressioni di Gioacchino Murat nel 1806 e più avanti con la repressione dei moti insurrezionali del 1848. Infatti il bagno penale fu descritto come una vera e propria camera di tortura dei carcerati, che morivano di stenti, per le ferite delle torture e per le malattie causate dall'aria inquinata delle paludi fluviali. Nel 1853 ci fu una piena del fiume Pescara, che allagò il bagno penale (che costeggia la riva del fiume), provocando numerose vittime fra i carcerati. Prima del 1861 vi fu rinchiuso anche il patriota Clemente De Caesaris, poi liberato per ordine di Giuseppe Garibaldi, che soprannominerà il bagno "Sepolcro dei vivi". Sempre in seguito all'Unità d'Italia la fortezza fu visitata da Vittorio Emanuele II, che si meravigliò dell'imponenza della costruzione per una piccola città dell'Adriatico. Nel 1882 venne approvato il primo piano regolatore della città di Pescara, che prevedeva la costruzione di nuovi spazi pubblici, l'ammodernamento delle vie di comunicazione e l'abbattimento di alcune parti della fortezza per ricavare abitazioni.

Nel primo '900 Gabriele d'Annunzio stesso, nelle sue Novelle della Pescara (1902), raccontò storie ambientate nel periodo della fanciullezza, citando le camerette, testimonianze più crude della vita del carcere provengono dalle lettere dei patrioti abruzzesi ivi rinchiusi Caraffa e De Caesaris. La caserma, una volta chiuso il carcere, continuò la sua attività fino al bombardamento di Pescara del 1943, anno dell'abbandono definitivo.

Fotografie storiche mostrano, prima della guerra, gli utlimi resti della fortezza, ormai irriconoscibile, di cui era sopravvissuta soltanto la fascia presso il fiume, lungo la via delle Caserme: un agglomerato rettilineo fortificato con tetto a spioventi e finestre. Dopo i danneggiamenti della la seconda guerra mondiale, la caserma è stata recuperata soltanto nel 1982, e dal 13 marzo 1998 vi ha sede il Museo delle Genti d'Abruzzo. Resti dei bastioni sono stati trovati presso piazza Unione (il san Cristoforo), via dei Bastioni e sul ponte di ferro della ferrovia in via Orazio (bastione Sant'Antonio).

Sino alla seconda guerra mondiale resisteva il bastione San Vitale, che serviva come polveriera della caserma Rampigna, mentre il coevo di San Francesco veniva distrutto negli anni 30 per la realizzazione in via Caduta del Forte del Cinema teatro "Massimo".

Planimetria della fortezza[modifica | modifica wikitesto]

L'area occupata dalla fortezza

Prima di Carlo V[modifica | modifica wikitesto]

Corso Manthoné visto da piazza Unione

Nel periodo medievale, la storiografica abruzzese ha molto dibattuto sulla consistenza delle difese di Pescara, a partire dalla fortificazione del porto di Aternum, prima dell'edificazione della nuova piazzaforte Reale. Le prime fortificazioni di cui si ha notizia risalgono alla Guerra gotica, con i bizantini che una volta conquistata la città vi edificarono una stretta cinta muraria ed un castello nell'area di piazza Unione. In seguito all'arrivo dei normanni nel XII secolo queste antiche fortificazioni verranno restaurate e rinforzate per ordine dello stesso Ruggero II di Sicilia. La cinta era molto robusta nella parte settentrionale (attuale golena sud, alle spalle del Museo delle genti d'Abruzzo), dove raggiungevano lo spessore di 3, 60 m. Si suppone che questa porzione avesse tre torri di guardia, di cui due poste lateralmente il ponte romano che collegava la cittadina di Aternum alla piana a nord del fiume, dove si trovava la dogana regia per il passaggio delle barche, ed una rivolta verso il mare nella zona di piazza Unione. Di queste torri si conserva il rudere di una, quella al lato mare; secondo altri studi le torri normanne erano 6: una a sud, un'altra al raccordo sud-est, e le altre a sud-ovest. Il lato ovest della cinta muraria si sviluppava lungo l'attuale via Orazio, secondo l'archeologo A. Staffa, mentre il lato meridionale delle mura era il più esteso, correva lungo via Conte di Ruvo, ed aveva 8 torri.

Il lato est, il più corto e rivolto verso il mare, ospitava un'altra porta della città, difesa dal castello bizantino detto Propugnaculum, che sorgeva in piazza Unione. L'ammiraglio turco Piri Reìs, nella sua mappa del 1518, descrisse Pescara come cinta da possenti mura trapezoidali che racchiudevano il castello.

Carlo V d'Asburgo, ideatore della fortezza pescarese.

Le ristrutturazioni delle mura operate da Francesco del Borgo, e poi da Jacopo Caldora (prima metà del XV secolo), avevano fatto sì che Pescara potesse considerarsi già una fortezza di fatto. In documenti redatti da Girolamo Ravizza di Chieti, si nota comunque che la fortezza aveva dei punti deboli, soprattutto per lo scarso numero dei difensori (nel 1482 bastarono 800 stradioti della cavalleria leggera veneziana ad espugnarne il castello). Le fasi iniziali della costruzione della fortezza furono influenzate dall'attacco francese del 1527, e dal contraccolpo spagnolo, e delle scorribande ottomane sempre più frequenti sulle coste italiane.
Una descrizione del 1531 parla di Pescara come un villaggio abbandonato, con un deposito e alcune locande; esisteva la Doganella delle pecore, testimone del passaggio in città del Tratturello Frisa-Rocca di Roseto (oggi Crognaleto), posta presso il ponte di legno costruito sulle fondamenta di quello romano di Aternum. In quegli anni Carlo V respinse l'offerta di 12 mila ducati da parte di Chieti per continuare ad avere il feudo, e reintegrò a Pescara i d'Avalos di Vasto. Con l'avvento al potere di Napoli del viceré Pedro Alvarez de Toledo, e con progetto di Eraldo di Balreduc, nel 1533 presero definitivamente avvio i lavori della nuova fortezza trapezoidale.

La Real Piazza di Pescara[modifica | modifica wikitesto]

La "Real Piazza" di Pescara, in un disegno dell'abate G.B. Pacichelli

Il progetto riguardò la costruzione delle mura attorno il piccolo villaggio di Aternum nella zona sud del fiume (il quartiere Pescara vecchia), e a nord, attorno la doganella (la zona di Rampigna). La cinta muraria della riva sud (su cui vennero edificate le ex caserme del Museo delle Genti d'Abruzzo) e del lato ovest nella zona di via Orazio, ricalcarono quello della preesistente muratura normanna, e per la loro ricostruzione vennero fatte arrivare delle maestranze specializzate da Milano. Anche la cinta muraria ad est (lato mare) della fortezza cinquecentesca ricalcava quella preesistente, e venne rinforzata. Le nuove costruzioni, che andarono ad ampliare il perimetro fortificato della piazzaforte, riguardarono nuovi tratti a sud, e dei vari bastioni lanceolati. Fu dunque estesa la cinta muraria, che in origine si attestava su via Conte di Ruvo, fino a via Vittoria Colonna.

Vi fu un altro fatto che impresse ulteriore lena a compire i lavori di fortificazione: quando il pontefice Paolo IV chiamò nel 1556 il re di Francia Enrico II ad intervenire in Italia contro gli Spagnoli, promettendo l'investitura del regno di Napoli a uno dei figli. Il francese Carlo di Rohan-Gié duca di Guisa invase l'Abruzzo, e pur avendo conquistato Teramo e Campli, rimase bloccato dalla resistenza di Civitella del Tronto, e si ritirò perché gli Spagnoli erano intervenuti in favore del nuovo viceré Fernando Álvarez de Toledo Duca d'Alba, figlio di Filippo II di Napoli. Nella cacciata, il Duca d'Alba rilevò l'importanza strategica di Pescara, che avrebbe potuto costituire una seconda sentinella al fiume, come la fortezza di Civitella. I lavori di costruzione furono pertanto accelerati. In un documento di Afán de Ribera duca d'Alcalà del 1560 si cita Pescara, con 200 fuochi (circa 1000 abitanti), principalmente forestieri, con 50 famiglie che possedevano case e vigne; la maggior parte degli uomini erano usati come braccianti o forza lavoro per la costruzione del forte.

In una nuova relazione del 1558 del Maresciallo Bernardo di Aldana, si chiedeva la realizzazione della fortificazione con bastioni sia sulla riva nord che a sud, mentre il duca d'Alba, facendosi aiutare da Gian Tommaso Scala, il vero progettista ed esecutore della fortezza, concentrò l'azione edificatoria su Pescara, sulla riva meridionale, dove la cinta poteva essere completata in tempi rapidi. Tra il 1559 ed il 1560 fu eretto il bastione di San Giacomo, che era posto tra via Italica e via Vittoria Colonna, nel 1560 fu realizzato il terrapieno del bastione Sant'Antonio a monte del fiume, presso la vecchia torre normanna di via Orazio, completato successivamente, e nel 1562 si aggiunse il bastione di San Nicola, detto "Torrione"; era il bastione sud, presso l'odierno incrocio tra via Vittoria Colonna, viale Marconi e via Vespucci. Il 1563 fu l'anno di svolta per la fortezza, quando vennero realizzate le casermette per l'alloggiamento dei militari, mentre si lavorava al bastione San Rocco (presso la stazione ferroviaria Porta Nuova), e al bastione San Cristoforo o della Bandiera, che era posto lungo il lato est del fiume, coevo del Sant'Antonio al lato ovest. In una relazione del 1566 di Ferrante Loffredo, marchese di Trevico, la fortezza di Pescara poteva definirsi quasi completata

Giovanni Girolamo II Acquaviva d'Aragona

All'epoca dell'attacco turco di Piyale Paşa, nell'estate 1566, la fortezza di Pescara era ben difesa dal duca Giovan Girolamo I Acquaviva, e così il comandante preferì andare oltre, saccheggiando Ortona e Francavilla al Mare e diverse località dell'entroterra chietino, dirigendosi poi per Vasto e Termoli. Le mura erano alte 8 metri sul piano di campagna e spesse 3,60 m, con l'ulteriore opera difensiva di un fossato largo 20 metri che circondava l'intera fortezza. Oltre a questi bastioni della porzione sud, che circondavano l'antica Aternum, ce n'erano due sulla riva nord: il San Vitale (nella zona del sottopasso ferroviario di piazza Martiri Dalmati e Giuliani) e il San Francesco (all'incrocio fra via Caduta del Forte e corso Vittorio Emanuele II).
I bastioni Sant'Antonio e San Rocco presidiavano il lato ovest ed erano dotati di alti terrapieni, ampi fossati ricolmi di acqua del fiume, massicce mura perimetali e un tiro incrociato. Le stesse fortificazioni erano presenti sulla riva sud, costringendo gli assedianti, ulteriormente ostacolati dall'attraversamento del fiume, ad esporsi al tiro dei difensori posti sulle mura e sui bastioni.

Nelle cartine spagnole si mostra come il transito alla fortezza da nord-sud avvenisse attraverso il ponte romano, vigilato dalle mura dei bastioni San Viale sulla riva nord, e di Sant'Antonio sulla riva sud, e dalla grande torre medievale posta a guardia della doganella. Il passaggio fu poi dismesso e aperto un ponte levatoio centrale, e la torre del dazio si trovava presso il parcheggio dell'odierna golena sud. Il passaggio est-ovest, sempre secondo la piantina, avveniva attraverso un ponte di legno che collegava il terrapieno al lato ovest nei pressi del bastione Sant'Antonio, con la strada verso contrada Villa del Fuoco e Chieti.
Il transito ovest-est sulla riva sud in direzione mare (porto) e di Francavilla avveniva attraverso un altro ponte di legno che collegava il terrapieno del bastione San Cristoforo con via del Porto. Sono ancora riconoscibili in questa carta, nella zona di piazza Unione, le rovine del castello Propugnaculum d'epoca bizantina, su cui venne costruito il bastione San Cristoforo. La funzione strategica della fortezza non era tanto quella di resistere agli assedi di eventuali nemici, quanto piuttosto di rallentare qualsiasi tentativo di attacco od incursione, dal nord o dal mare, in attesa dell'arrivo di rinforzi esterni; si trattava di un attrezzato ricovero per le truppe e le guarnigioni, ed era organizzata con stabilimenti e depositi di viveri. In tempo di pace la fortezza aveva un presidio militare ridotto, mentre durante le guerre serviva come punto di concentrazione delle armate.

La fortezza nel Settecento e nell'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Per la posizione strategica del sito e per la presenza stessa della grande fortezza, Pescara subì dalla metà del Seicento al primo Settecento numerosi attacchi: Giovan Girolamo II Acquaviva d'Aragona, comandante della guarnigione militare di Pescara nel 1707, dovette affrontare l'attacco austriaco seguito allo scoppio della guerra di successione spagnola. Con 800 uomini il duca d'Atri tenne bloccato per un mese l'esercito asburgico di oltre 9 mila austriaci, tuttavia la fortezza in seguito venne presa. Nel 1734 durante la guerra di successione polacca, Spagnoli e Austriaci si scontrarono nuovamente a Pescara, ancora sotto il controllo austriaco. Dopo che Carlo III di Borbone venne proclamato re di Napoli, gli spagnoli, insieme alla forze di Francesco Eboli duca di Castropignano, assediarono la fortezza, acquartierandosi presso il convento di San Giuseppe dei Cappuccini (oggi quartiere dell'ospedale). L'assedio ci fu il 20 giugno dell'anno, e le cannonate austriache danneggiarono il convento dove erano acquartierati gli spagnoli, ma disponendo gli austraci di solamente 800 uomini, vennero infine sconfitti e la fortezza liberata il 4 agosto 1734.

L'ultimo grande assedio della fortezza ci fu durante la proclamazione della Repubblica Partenopea nel 1799, quando gli insorti liberali Ettore Carafa e Gabriele Manthoné di Pescara, cercarono di deporre il governo borbonico anche nella città abruzzese. In seguito a questi eventi la fortezza iniziò ad essere smantellata, e le caserme poste sulla riva sud del fiume furono dotate di carceri per i dissidenti politici. Nel frattempo i governanti napoleonici di Napoli istituirono le municipalità con un'ampia riforma amministrativa del regno, e nel 1806 dalla divisione della precedente universitas di Pescara nacquero i due comuni di Pescara e Castellammare, che già dal 1600 si era sviluppata a nord-est del fiume, sulla fascia collinare. Pescara fu inclusa nel distretto di Chieti, e Castellammare nel distetto di Penne.
La fortezza subì nel 1815 un ultimo assedio quando gli austriaci, con un bombardamento a cannoni effettuato da Colle Pizzuto e Villa del Fuoco, indussero i francesi a guardia del forte a dichiarare la resa. Alla guida del regno, terminata la parentesi napoleonica, giunsero i Borbone che unificando in una sola corona i due regni di Napoli e di Sicilia diedero vita al Regno delle Due Sicilie. L'amministrazione locale pescarse da quell'anno sino al 1853 si concentrarono su importanti operazioni di bonifica del territorio, prosciugando le paludi della Vallicella, a nord del fiume (nell'area di via Nicola Fabrizi), e del lago Palata a sud, di cui sopravvive ancora una porzione all'interno della Pineta Dannunziana.
La fortezza venne progressivamente smantellata, in più parti le mura vennero inglobate nelle nuove costruzioni o demolite, mentre le caserme videro crescere di importanza le proprie carceri, che divennero una delle prigioni speciali del regno per dissidenti politici: vi vennero rinchiusi vari patrioti meridionali del Risorgimento, tra cui Clemente De Caesaris, in seguito all'insurrezione dei "martiri Pennesi" nel 1837, che le descriverà eloquentemente come "sepolcro dei vivi".

Molti bastioni furono semplicemente interrati per permettere lo sviluppo edilizio cittadino; infatti rinvenimenti nel sottosuolo hanno dimostrato come in molti punti delle antiche fortificazioni si fossero create le fondamenta dei nuovi palazzi di Pescara. Il ponte romano, ancora parzialmente in piedi nel 1703, crollò definitivamente in quell'anno, e venne sostituito da un quanto mai precario ponte di barche, a sua volta rimpiazzato a fine Ottocento con uno di ferro.

Pescara vecchia dalla pianta di Pacichelli a oggi[modifica | modifica wikitesto]

Corso Manthoné: la casa di G. D'Annunzio

La mappa disegnata a fine Seicento dell'abate Giovanni Battista Pacichelli della "Real Piazza" di Pescara fornisce un'idea di come dovevano apparire a quel tempo la fortezza ed il borgo di Pescara al suo interno:

  • A: "Foce del fiume Pescara"
  • B: "Isola con le opere d'assedio" - nota come isola dei Cannizzi, la piccola isola sorgeva all'altezza delle vie Bardet e Gobetti, e scomparve a causa delle correnti del fiume già nel XIX secolo.
  • C: "Avanzi di Aternum" - corrispondente alla zona di via Spalti del Re e del ponte Risorgimento.
  • D: "Faro" - nella zona della Stazione marittima della banchina sud, oggi sormontata dal ponte del Mare.
  • E: "Castello e muri della vecchia fortezza" -nella zona di piazza Unione, dove sorgeva dal VI secolo un forte bizantino, restaurato nel XVI secolo ed integrato nel bastione San Cristoforo. Al tempo della stesura della mappa, erano visibili anche i resti della precedente cinta muraria bizantina, in via dei Bastioni.
  • F: "Chiesa di san Giacomo e chiesa di san Gaetano"- le due chiese principali, distrutte nel 1943, e risalenti al XVI-XVII secolo. La prima sorgeva in via dei Bastioni, la seconda all'incrocio fra viale D'Annunzio e piazza Alessandrini.
  • H: "Bastione Sant'Antonio" - in via Orazio, all'incrocio con Lungofiume Sud, demolito in occasione della costruzione della ferrovia Adriatica.
  • I: "Bastione San Rocco" - corrispondente al sottopassaggio ferroviario della via Tiburtina Valeria, demolito anch'esso a causa della ferrovia.
  • K: "Bastione San Giacomo con cavaliere" - sorgeva in piazza Alessandrini, nella zona oggi occupata dal Mediamuseum. La presenza del cavaliere e la sua posizione di bastione più meridionale lo rendevano il principale della fortezza.
  • L: "Bastione San Nicolò" - all'incrocio fa via dei Marrucini e viale Marconi.
  • M: "Bastione San Cristoforo" - detto anche bastione "Bandiera", sorgeva in piazza dell'Unione.
Via delle Caserme
L'area dell'antica porta Maggiore della fortezza in via delle Caserme
  • N: "Bastione San Francesco" - all'incrocio fra via Caduta del forte e piazza Duca d'Aosta; nel luogo in cui sorgeva venne edificato negli anni 30 il cinema teatro Massimo.
  • O: "Bastione San Vitale" - nell'area oggi occupata dal campo Rampigna e dalla rotatoria di piazza Dalmati e Giuliani.
  • P: "Porta della città" - venne distrutta dai bombardamenti del 1943; rivolta verso il fiume, era la porta principale della fortezza; oggi è sostituita da un arco in stile moderno. La porta era un grande arco a tutto sesto scavato nel poderoso muro delle Caserme, avente doppio fornice.
  • Q: "Porta di Chieti" - detta anche porta del Sale; oggi del tutto scomparsa. La porta collegava le attuali vie delle Caserme ed Orazio con via Aterno.
  • R: "Porta della Marina" - sorgeva fra via del Porto, via Lungaterno Sud e piazza dell'Unione.
  • S: "Porta Julia e ponte" - su lungofiume dei Poeti, dove oggi sorge il vecchio ponte ferroviario e dove fino alla fine del Settecento resistevano le fondamenta del ponte romano di Aternum, su cui vi era stato costruito un attraversamento in legno.
  • T: "Municipio" - in piazza Garibaldi, nell'edificio oggi occupato dal Circolo aternino.
  • V: "Ospedale" - presso il convento dei Francescani di largo dei Frentani 13.
  • W: "Caserme" - L'area è oggi occupata dalla questura, ma si conservano alcune basi a contrafforte del bastione San Vitale e l'antica cappella della Madonna del Carmine. Erano la sede delle caserme di cavalleria e delle artiglierie.
  • X: "Fortezza d'assedio e trincee di avvicinamento" - opere difensive costruite nell'odierna Villa del Fuoco, nei pressi del santuario della Madonna del fuoco.
  • Y: "Ponte di barche e ridotta degli assedianti" - costruito all'altezza della porta principale, il ponte di bache sostituì il ponte romano fino alla costruzione di fine Ottocento del ponte metallico.
  • Z: "Quartiere della fanteria" - in via delle Caserme, il lungo edificio è uno dei pochi resti ancora presenti della fortezza.


Nella zona di Pescara vecchia sopravvivono diverse tracce dell'antica fortezza: in via Orazio si trovava il convento di Sant'Agostino, di cui oggi resiste una porzione adibita a uso civile (nella vicina via Aprutini si trovava anche il monastero celestiniano delle Benedettine, nell'area oggi occupata dal mercato coperto); in largo dei Frentani sopravvive il palazzo dell'antico ospedale ricavato dall'ex convento dei Francescani. Sempre su largo dei Frentani si affacciava la chiesa di San Giacomo degli Spagnoli (caratterizzata prima della distruzione bellica dalla torre campanaria a cuspide conica).

Impianto della fortezza e i bastioni principali

  • San Vitale (nel campo Rampigna), demolito dopo il 1945, prima era stato adattato come polveriera militare, sorgeva tra via Spalti del Re e piazza Martiri Dalmati e Giuliani
  • San Francesco (piazza Duca d'Aosta - Corso Vittorio Emanuele II), demolito nel 1936 per la realizzazione del Teatro cinema Massimo
  • Sant'Antonio (nei pressi del sottopasso ferroviario della pista ciclabile sulla golena sud, al di sotto dell'Asse attrezzato). ricavato dal torrione normanno di via Orazio, vi si trovava la porta Salaria, con la gabella del dazio.
  • San Rocco (nei pressi del sottopasso ferroviario della via Tiburtina), tra via Lago di Campotosto e inizio di via Conte di Ruvo. Vi si trovava un ingresso murato, le mura seguivano la strada sino al settentrionale bastione Sant'Antonio.
  • San Giacomo, detto Cavaliere o Bastione centrale (in viale Vittoria Colonna all'altezza del "Mediamuseum"). Bastione più meridionale della fortezza, fu demolito nella metà dell'Ottocento, ricavando il giardino pubblico dell'ex piazza XX Settembre, poi rinominata "Emilio Alessandrini", il giardino fu distrutto e occupato dall'ex tribunale civile. Il bastione era collegato a via dei Bastioni e alla chiesetta di San Giacomo degli Spagnoli, andata distrutta nei bombardamenti del 14 settembre 1943. Le mura si collegavano con quello di San Ricco mediante via Conte di Ruvo, con quello di San Nicola mediante via dei Marrucini e una parte di via Conte di Ruvo.
  • San Nicola, detto Torrione (su via dei Marrucini, all'incrocio con viale Marconi); sempre demolito nella metà dell'Ottocento, oggi vi sorge sopra un moderno palazzo, negli anni '30 all'incrocio di via Conte di Ruvo con lo stradone, ex via delle Acacie (via Marconi), fu eretta la razionalista Camera di Commercio di Pescara
  • San Cristoforo, detto Bandiera o Telegrafo (piazza Unione), vi salì il re Vittorio Emanuele II nel 1860 durante il viaggio a Teano, e pronunciò la frase "oh che bel sito per costruire una grande città!". Il bastione nei decenni seguenti venne interrato e semi-demolito, vi fu eretto sopra il ponte carrabile di ferro per collegare Pescara a Castellammare, nel 1934 verrà costruito il ponte del Littorio in stile monumentale, attualmente ponte Risorgimento, dopo la distruzione nazista. Il bastione oggi non è visibile, nel tardo Ottocento divenne uno slargo per il mercato settimanale, detto piazza del Ponte o anche piazza Vittorio Emanuele II. Mediante via delle Caserme, il bastione era coevo del Sant'Antonio,nella sponda sud-ovest del fiume. La porta di accesso al bastione era Porta Marina, si doveva trovare all'altwzza dell'attuale via del Porto. Un secondo accesso murato, distrutto nel 1943, era un grande arco che bucava le camerette, in via delle Caserme, ricostruito poi in forme moderne.

L'abbattimento

La fortezza era ancora integra al tempo della visita nel 1860 del re Vittorio Emanuele II, il quale si espresse a favore della demolizione delle mura per consentire lo sviluppo della città. A causa delle mura infatti, e della palude delle Saline che si estendeva dalle mura fino all'area della Pineta, Pescara si sviluppò al livello urbano con forte ritardo rispetto al vicino centro di Castellammare, che nel 1881 stava già avviando la massiccia colonizzazione delle zone costiere. I bastioni e le cortine vennero demoliti, interrati od inglobati nelle nuove costruzioni (come le fondamenta dei bastioni San Cristoforo e Sant'Antonio, su cui oggi poggiano rispettivamente ponte Risorgimento ed il vecchio ponte ferroviario).

Negli anni '30 il processo di demolizione delle mura della fortezza e di espansione del centro abitato poté dirsi compiuto, restando integra solo la parte fortificata di via delle Caserme.

Lo storico corso Manthonè è rimasto sostanzialmente inalterato, mentre cambiamenti evidenti si sono susseguiti nel perimetro del centro storico pescarese dopo la ricostruzione del secondo dopoguerra, con l'edificazione di palazzi moderni lungo via D'Annunzio, via dei Bastioni, piazza Unione, piazza Garibaldi e via Conte di Ruvo, mentre a nord del fiume l'area della dogana tra i bastioni san Vitale e San Francesco è diventata sede della Questura.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Un tratto integro dell'edificio delle caserme

Più che una fortezza, quella di Pescara era una vera piazzaforte, tra le più importanti affacciate sul mare Adriatico dell'Italia centrale, ed era sede di tre consolati: quello inglese, quello austriaco e quello turco.
I bastioni a punta, unitamente al rivellino, limite estremo di osservazione a nord-ovest, chiamato "mezzaluna", conferivano alla fortezza una strana forma geometrica a stella. Il fiume scorreva all'interno, dividendo la cittadella dentro le mura dalla piazzaforte; gli spalti mutuavano il perimetro della piazzaforte. Un corridoio viario largo 10 metri, adibito a ronda, costituiva il primo fronte di controllo esterno. All'interno delle mura, postazioni fisse di sorveglianza armata insistevano sistematicamente ad una distanza di 60 metri.

In corrispondenza dei bastioni il camminatoio diventava unico corpo con il punto di sorveglianza. L'altezza dei bastioni era vincolata dalle necessità difensive e dal piano del terreno rispetto al fiume. Mediamente raggiungeva i 10 metri. In prossimità della "mezzaluna" la fascia di rispetto e di garanzia difensive era ancora maggiore. I punti maggiormente sensibili della piazzaforte svettavano in altezza con ulteriori costruzioni per l'osservazione e di difesa. Il muro di scarpa esterno era caratterizzato da una pendenza intorno ai 10°, riportava un'altezza di 4,60 metri, con forma della pietra circolare, inserita all'interno della struttura, per ammortizzare i carichi delle strutture superiori.
Un'ulteriori elevazione verticale di 2,50 metri concludeva in altezza il primo avanzato assetto ostativo d'ingresso alla cittadella. Il perimetro della cinta interna era di 2224 metri sulla destra e 673 sulla sinistra, e l'edificio delle Caserme, sulla golena sud, rappresentava un'ulteriore cortina di difesa.
Il borgo di Pescara, all'interno delle mura, contava una piazza Maggiore (piazza Garibaldi) e una piazza d'Armi (fra via Vittoria Colonna e via Conte di Ruvo); nel XVII secolo aveva una superficie di 4500 m², compresa la rete viaria.

Secondo le cronache, alla maggior parte dei bastioni corrispondevano dei luoghi di culto, in gran parte oggi scomparsi. Prima delle distruzioni del 1943 resistevano la chiesa del Sacramento o di san Cetteo (demolita nel 1933 e sostituita dalla nuova cattedrale), la chiesa di sant'Antonio, la chiesa del Rosario e la chiesa di san Giacomo in via dei Bastioni.
Nei pressi del ponte D'Annunzio si trovava porta Sala, dove si conduceva il sale marino verso le principali città del Regno, e all'ingresso della zona nord della fortezza c'era un'ulteriore ingresso, detto porta Cappuccini. Altre porte non più esistenti erano porta San Cristoforo, porta Ortona, Porta Nuova (presso piazza Garibaldi, ricavata dal grande arco formato dal portale di una chiesa settecentesca incompiuta) e porta Chieti.

La porta maggiore si trovava su via delli Quartieri (via delle Caserme), avente forma di un arco romanico alto 6 metri e largo 4; al posto della porta, bombardata durante la seconda guerra mondiale, c'è l'apertura in stile moderno che funge da ingresso per il Museo delle Genti d'Abruzzo.

Muro di via Caduta del Forte[modifica | modifica wikitesto]

Si conservano dei tratti di mura a scarpa in conci di pietra squadrati nell'area a nord del fiume, tra via Spalti del Re e via Caduta del Forte. Il muro delimitatava l'area della Gavella del dazio e l'arsenale artiglieria, oggi occupata dalla nuova Questura, con accanto la cappella settecentesca ancora esistente della Madonna del Carmine.

Tale zona venne attaccata dai francesi nel 1799, quando Pescara venne presa a cannonate, ed era anche il magazzino principale delle artiglierie, smantellato definitivamente negli anni '50. In alcune fotografie d'epoca era ancora possibile vedere il bastione di San Vitale usato come deposito di Villa Rampigna, in seguito demolito quando il nuovo centro urbano di Pescara si dilatò dopo la seconda guerra mondiale, divenendo un campo militare. Vi si trovava porta Cappuccini, che conduceva all'ingresso occidentale dalla piana del convento di san Giuseppe sposo (nell'area di via Passolanciano)
Il bastione San Francesco era invece già stato demolito da prima del 1936, quando Vincenzo Pilotti vi costruì sopra ricalcandone le forme il Cinema teatro Massimo.

Cappella militare della Madonna del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa era la cappella di questa porzione della fortezza attualmente è in via Pesaro; è stata recentemente restaurata ma non è possibile accedervi. Si trova nella zona di via Caduta del Forte, compresa tra i bastioni San Francesco e San Vitale; fu costruita circa nel XVII secolo, era la chiesa dei soldati della fortezza borbonica pescarese, ed era citata nelle relazioni vescovili come "Ecclesiae villae Rampinae intus Fortellicium Piscariae", poiché cappella di Villa Rampina. Fino al 1665, con la costruzione della chiesa dei Sette Dolori, era la chiesa principale del primitivo abitato di Castellammare. Al suo interno nella parete di fondo era situato un altorilievo in gesso del 1600 raffigurante la Vergine del Carmelo che tiene il Bambino. Successivamente sconsacrata, la chiesa conserva tuttora il suo aspetto originale, dopo un restauro del 1997, ed è a navata unica, con tratti artistici ancora visibili presso l'interno.

La facciata principale era circoscritta da una cornice aggettante, che proseguiva verso il basso, con andamento spezzato e angolare, lungo tutto il perimetro della parete. La volta rilevava un ordito sottile di riquadri in stucco arricchiti da motivi fitomorfi, in stile compendiario. Nel tempo la chiesa fu usata per i militari, fino a perdere dopo il 1806 la sua funzione religiosa. Divenne magazzino della Scuola di Polizia, e nel 1997 il Provveditorato per le Opere Pubbliche d'Abruzzo ne decise il restauro. Fu isolata la pavimentazione interna dal sottostante terreno con un vespaio aerato, utilizzando elementi plastici, che formano una struttura portante, al di sopra di cui è stata predisposta una soletta in cemento armato per creare la pavimentazione. Analogo intervento è stato realizzato per il perimetro esterno, per evitare il salire dell'umidità dal fiume. Le pareti esterne in passato scalcinate sono state trattate in intonaco, le tinteggiature interne sono state eseguite in tricromia con pittura abase di latte di calce su pareti, cornicioni, lesene e festoni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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