Ettore Carafa

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Ettore Carafa (Andria, 29 dicembre 1767Napoli, 4 settembre 1799) è stato un militare e patriota italiano.

Stemma dei Carafa

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ettore Carafa, duca di Andria e conte di Ruvo, nacque ad Andria il 29 dicembre del 1767. Trascorse l'infanzia nella residenza ducale, appartenuta secoli prima ai nobili feudatari Del Balzo, che dominarono Andria finché uno di loro, partecipando alla fine del Quattrocento alla congiura dei baroni , non venne decapitato a Napoli, stessa sorte che capitò a lui.[1]

Come precettore venne scelto Francesco Laghezza di Trani che contribuì in maniera decisiva alla sua formazione liberale.

Nel 1795 fu arrestato con l'accusa di cospirazione.

Nel 1799 aderì alle idee rivoluzionarie che portarono alla proclamazione della Repubblica Napoletana, ed ebbe l'incarico, con il grado di colonnello, di recarsi in Puglia, vista la conoscenza personale di quei luoghi.

Guidò l'assedio della sua città natia, Andria, che si schierò con i Borboni, in quanto la si voleva annettere alla Repubblica Partenopea. Dopo essersi portato solo a cavallo fin sotto le mura di Andria per parlare con gli abitanti, e dopo essere corrisposto a colpi di fucilate dai cittadini, ordinò l'assedio condotto insieme al generale Jean-Baptiste Broussier e con l'appoggio dell'esercito francese.[2][3] Nella battaglia, perirono circa 2000 persone da entrambe le parti.

Dopo la battaglia di Andria, fu inviato a Pescara a presidiare la città, dove fu catturato e tradotto a Napoli in catene. Mancata la rivoluzione, i Borboni fecero giustiziare i repubblicani napoletani di spicco, tra cui lo stesso Ettore Carafa ghigliottinato a Napoli il 4 settembre del 1799.

In letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Le imprese militari e l'eroica morte di Ettore Carafa sono raccontati nel romanzo La Sanfelice di Alexandre Dumas, incentrato sulle vicende della rivoluzione napoletana del 1799, con buona verosimiglianza storica. Di lui parla anche Ippolito Nievo nelle sue "Confessioni di un italiano"

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eleonora de Fonseca Pimentel e
  2. ^ Ettore Carafa
  3. ^ «Ettore Carafa non era l'uomo delle mezze misure. Giunto dinanzi al suo feudo di Andria i cui abitanti parteggiavano per Ruffo, diede loro assai buone parole di moderazione e di pace. Non ascoltato sfoderò la spada, ordinò l'assalto; e un assalto del Carafa voleva dire una vittoria.» (Ippolito Nievo)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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