Aternum

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Aternum
Ostia Aterni
lang=it
Ricostruzione artistica ad opera di Restituto Ciglia di Ostia Aterni
CiviltàVestini
UtilizzoCittà e porto
StileTardoantico
EpocaIV secolo a.C. - Alto Medioevo
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComunePescara
Altitudine4 m s.l.m.
Scavi
Data scoperta1990 Santa Gerusalemme
2001 mosaico golena sud
Amministrazione
VisitabileResti di Santa Gerusalemme
Mappa di localizzazione

Coordinate: 42°27′36.36″N 14°12′36″E / 42.4601°N 14.21°E42.4601; 14.21

Il sistema viario italiano in età antica.

Aternum è il nome della cittadina che in epoca romana occupava il territorio della attuale città di Pescara. In epoca augustea faceva parte della regio IV Samnium, una delle regioni italiane dell'epoca. Mantenne il nome Aternum sino intorno all'anno 1000, quando fu sostituito con Piscaria.

L'epoca preromana[modifica | modifica wikitesto]

I primi abitanti del villaggio sulle rive del fiume probabilmente erano di origine pelasgica; vennero attraverso il mare Adriatico dalle coste dalmate e fondarono l'empòrion nel XVII secolo a.C.

Il primo popolo che comprese l’'importanza strategica della posizione dell’'agglomerato fu quello dei Vestini: vi si insediarono stabilmente ed allestirono un efficiente porto, utilizzato anche dai Marrucini e dai Peligni.

Dopo la seconda guerra sannita, conclusasi con la sconfitta dei sanniti e dei loro alleati, il territorio passò sotto il dominio della Repubblica romana (circa 304 a.C.).

Nomi attribuiti alla città[modifica | modifica wikitesto]

Al tempo dei primi contatti con i romani, il villaggio sulle rive del fiume veniva chiamato Vicus Aterni; successivamente prese il nome del fiume, chiamandosi solamente Aternum. In epoca imperiale si usava indicare la cittadina anche con il nome di Ostia Aterni (così riportata sulla Tabula Peutingeriana), proprio per via del ruolo di centro nevralgico delle vie di comunicazione. Infatti, con il nome Ostia Aterni si indicava la foce di un fiume e, nella fattispecie, "foce del fiume Aterno" poiché sia la città che il fiume erano una porta verso l’'entroterra abruzzese e Roma.

Il ruolo di Aternum[modifica | modifica wikitesto]

I collegamenti con la capitale erano garantiti dalla strada consolare Tiburtina Valeria, che tramite il porto fluviale di Aternum, era il principale itinerario fra Roma e Salona, capitale della Dalmazia e in fase tardo imperiale di tutto l'Illyricum. La via Salaria Picena, ricalcando grossomodo il percorso dell'odierna Strada statale 16 Adriatica, la collegava invece con il nord Italia; all'altezza dell'odierna Bussi sul Tirino dalla via Tiburtina si diramava la via Claudia Nova dirigendosi verso la città di Amiternum, seguendo un percorso non troppo diverso dall'attuale itinerario stradale fra le città di Pescara e L'Aquila.

Dopo molti secoli di alleanza fra i Vestini e Roma, la cittadina finì sotto il diretto controllo romano, insieme a tutti i territori d'Abruzzo e del Molise, nell'88 a.C. in seguito alla Guerra sociale (cui verosimilmente partecipò attivamente insieme al resto dei Vestini e gli altri Italici della Lega impegnati nel conflitto con i latini), ed a partire da allora la romanizzazione della regione, e di conseguenza anche di Aternum, si avviò rapidamente a compimento come attesta la repentina scomparsa delle lingue dei popoli italici dalle fonti scritte, sostituite dal latino.

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476, Aternum perde il ruolo di terminale orientale della consolare Tiburtina e patisce più di altre comunità la diminuzione dei commerci verso l'oriente e nel Mediterraneo, che si azzereranno del tutto nel medioevo.

Fu duramente provata dalle Invasioni barbariche e dalla sanguinosa Guerra gotica, ma il crollo finale delle istituzioni romane e della vita urbana si ebbe con l'invasione longobarda del VI secolo; il dominio dei barbari fu molto duro, animato da spirito di conquista e saccheggio, come narra la Passio (cioè la leggenda del martirio) di San Cetteo: la città fu affidata al governo di due soldati longobardi, Alais (o Alagiso) e Umblo (o Umblone), che la vessarono con soprusi ed omicidi; a loro, infatti, è addebitato l'assassinio di Cetteo, attuale patrono di Pescara e vescovo dell'allora cittadina: accusato dai longobardi, di fede ariana, di essere complice di un complotto dei bizantini niceni volto alla riconquista di Aterno, egli fu fatto precipitare dal ponte marmoreo con una pietra legata al collo (13 giugno 597). Si hanno scarsissime notizie dei secoli successivi, in cui l'insediamento visse un periodo di grande decadenza, come del resto tutte le altre città della regione e come suggerito da alcune evidenze archeologiche che hanno dimostrato un ritorno a capanne e case di terra e l'abbandono di ampie porzioni del centro abitato[1]; la città riemerse nel XI secolo, con il nuovo nome di Piscaria

Lo sviluppo urbano della città[modifica | modifica wikitesto]

Nella città furono costruiti alcuni importanti edifici pubblici e privati. È accertata la presenza nel centro abitato di diversi templi, tra cui quello dedicato a Giove Aternio che probabilmente diventò in epoca tardo imperiale la chiesa di Santa Gerusalemme, mentre nella zona del campo Rampigna sono emerse evidenze della presenza di una necropoli[2]. Alcune testimonianze[3][4], nella fattispecie il ritrovamento nel XVIII secolo su un muro nella zona Rampigna e in un cortile di Villa De Riseis di frammenti di un'epigrafe, conservati nella biblioteca provinciale di Chieti, testimoniano l'esistenza in città del culto della dea Iside. Altri frammenti di un bassorilievo raffigurante la dea egizia sono emersi recentemente nei pressi del porto canale, sulla sponda nord.

Nel libro di Giuseppe Quieti "Pescara antica città", si dà conto della esistenza di un ponte monumentale costruito per volontà dell'imperatore Tiberio che volle anche rimodernare l'importante porto, per gli scambi commerciali con l'oriente e probabilmente per scopi militari.

Resti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

A causa delle numerose distruzioni e rivoluzioni urbanistiche subite dalla città nel corso della sua storia, non esistono numerosi rinvenimenti archeologici del periodo antico. I resti dell'antico ponte romano sarebbero stati individuati nel 2015 da un regista pescarese[5], ma non esistono ancora studi ufficiali in merito in grado di stabilire la correttezza dell'ipotesi. In città sono state rinvenute negli anni altre tracce dell'epoca romana:

Chiesa di Santa Gerusalemme[modifica | modifica wikitesto]

Resti di una delle colonne della chiesa tardo antica di Santa Gerusalemme

La chiesa si trovava nell'attuale piazza san Cetteo, di fronte la cattedrale, e fu costruita nella vecchia Aternum da popolazioni ebraiche di Gerusalemme nel IV secolo.

Secondo la leggenda la chiesa era sinagoga e quando dei cristiani vollero condividere la credenza del Cristo, gli ebrei sfregiarono un'immagine del Salvatore. La città cadde nel caos e gli ebrei furono costretti a trasformare la sinagoga in chiesa cristiana, dedicata a "Santa Gerusalemme".

La chiesa fu distrutta nel XIII secolo da una mareggiata; fu ricostruita nello stesso periodo come chiesa del Santissimo Sacramento, per poi essere demolita e sostiuita dall'odierna Cattedrale di San Cetteo nel 1933.

I resti di Santa Gerusalemme furono scoperti nel 1990[6]: parte della pianta della chiesa delle fondamenta e parte di una colonna. Oggi la chiesa è visibile mediante una teca di vetro posta sul marciapiede di fronte la Cattedrale.

Secondo gli studi la chiesa era conforme all'arte paleocristiana, e probabilmente l'aspetto esterno doveva essere simile ad altre chiese paleocristiane a pianta centrale circolare, come la Chiesa di San Michele Arcangelo di Perugia.

Mosaico della golena sud[modifica | modifica wikitesto]

Il mosaico rinvenuto sulla golena sud

Scoperto nel 2001[7] nella zona immediatamente retrostante il Museo delle Genti d'Abruzzo, il mosaico di stile tardo antico apparteneva ad un edificio di pregio, probabilmente un edificio pubblico connesso ai vicini moli. Fu ricoperto sotto uno strato di sabbia di 3 metri poco dopo il ritrovamento ed è in attesa di un progetto di recupero adeguato[8].

Museo archeologico delle Genti d'Abruzzo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo delle Genti d'Abruzzo.

Il museo conserva vari reperti, come utensili, vasellame, armi ed armature che vanno dal paleolitico all'epoca romana, rinvenuti nella zona pescarese e nel resto della regione.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti Esterni[modifica | modifica wikitesto]


  1. ^ Forme di abitato altomedievale in Abruzzo Un approccio etnoarcheologico - PDF, su docplayer.it. URL consultato il 10 marzo 2019.
  2. ^ Domenico Romanelli, Storia dei Frentani (PDF), su liciodibiase.it.
  3. ^ La storia di Pescara : dalla preistoria ai giorni nostri., Typimedia editore, 2018, ISBN 9788885488267, OCLC 1088529844. URL consultato il 10 marzo 2019.
  4. ^ Domenico Romanelli, Storia dei Frentani (PDF), su liciodibiase.it.
  5. ^ Video-maker scopre resti dell'antica Pescara allestendo il set per un docu-film, su Adnkronos. URL consultato il 9 marzo 2019.
  6. ^ Andrea Staffa, Abruzzo: strutture portuali e assetto del litorale fra antichità ed alto medioevo (PDF), su openstarts.units.it.
  7. ^ (IT) 30 Gennaio 2011, La città sotterra la sua storia, su Il Centro. URL consultato il 9 marzo 2019.
  8. ^ (IT) di Marco Camplone 01 aprile 2012, Mosaico romano, progetto dimenticato, su Il Centro. URL consultato il 9 marzo 2019.