Aternum

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Aternum
Ostia Aterni
Ricostruzione Ostia Aterni.jpg
Ricostruzione artistica ad opera di Restituto Ciglia di Ostia Aterni
CiviltàVestini
UtilizzoCittà e porto
StileTardoantico
EpocaIV secolo a.C. - Alto Medioevo
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComunePescara-Stemma.png Pescara
Altitudine4 m s.l.m.
Scavi
Data scoperta1990 Santa Gerusalemme
2001 mosaico golena sud
Amministrazione
EnteSoprintendenza archeologia belle arti e paesaggio dell'Abruzzo
Comune di Pescara
VisitabileResti di Santa Gerusalemme
Mappa di localizzazione

Coordinate: 42°27′36.19″N 14°12′43.9″E / 42.460052°N 14.212194°E42.460052; 14.212194

Il sistema viario italiano in età antica.

Aternum, od Ostia Aterni, è stata una città romana della Regio IV Samnium. Il suo centro abitato corrisponde alla moderna Pescara, che ne rappresenta l'evoluzione storica. Mantenne il nome Aternum sino intorno all'anno 1000, quando fu sostituito con Piscaria. Terminale orientale della strada consolare Tiburtina Valeria, il suo porto assunse una discreta rilevanza per i collegamenti fra Italia e Dalmazia, ma l'insediamento non raggiunse mai il rango di municipium.

L'epoca preromana[modifica | modifica wikitesto]

I primi abitanti del villaggio sulle rive del fiume Pescara erano probabilmente di origine pelasgica; attraversarono il mare Adriatico partendo dalle coste dalmate, e fondarono l'empòrion nel XVII secolo a.C.

Fu però il popolo dei Vestini il primo a comprendere l'importanza strategica della posizione dell'agglomerato: essi vi si insediarono stabilmente ed allestirono sulla foce del fiume un efficiente porto, utilizzato anche dai Marrucini e dai Peligni.

Dopo la Seconda guerra sannitica, conclusasi con la sconfitta dei sanniti e dei loro alleati fra cui i Vestini, il territorio pur mantenendo una formale autonomia, passò sotto il controllo della Repubblica romana intorno al 304 a.C.

Nomi attribuiti alla città[modifica | modifica wikitesto]

Al tempo dei primi contatti con i romani, il villaggio sulle rive del fiume veniva chiamato dai latini Vicus Aterni; successivamente prese il nome del fiume, chiamandosi solamente Aternum. In epoca imperiale si usava indicare la cittadina anche con il nome di Ostia Aterni (così riportata sulla Tabula Peutingeriana), proprio per via del ruolo di centro nevralgico delle vie di comunicazione. Infatti, con il nome Ostia Aterni si indicava la foce di un fiume e, nella fattispecie la "foce del fiume Aterno", poiché sia la città che il fiume erano una porta verso l'entroterra abruzzese ed il Lazio.

Il ruolo di Aternum[modifica | modifica wikitesto]

I collegamenti con la capitale erano garantiti dalla strada consolare Tiburtina Valeria, che tramite il porto fluviale di Aternum, era il principale itinerario fra Roma e Salona, capitale della Dalmazia e in fase tardo imperiale di tutto l'Illyricum. La via Salaria Picena, ricalcando grossomodo il percorso dell'odierna Strada statale 16 Adriatica, la collegava invece con il nord Italia; all'altezza dell'odierna Bussi sul Tirino dalla via Tiburtina si diramava la via Claudia Nova dirigendosi verso la città di Amiternum, seguendo un percorso non troppo diverso dall'attuale itinerario stradale fra le città di Pescara e L'Aquila.

Dopo molti secoli di alleanza fra i Vestini e Roma, la cittadina venne annessa nello stato romano, insieme a tutti i territori d'Abruzzo e del Molise, nell'88 a.C. in seguito alla Guerra sociale (cui verosimilmente partecipò attivamente insieme al resto dei Vestini e gli altri Italici della Lega impegnati nel conflitto con i latini), ed a partire da allora la romanizzazione della regione, e di conseguenza anche di Aternum, si avviò rapidamente a compimento come attesta la repentina scomparsa delle lingue dei popoli italici dalle fonti scritte, sostituite dal latino.

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476, Aternum perde il ruolo di terminale orientale della consolare Tiburtina e patisce più di altre comunità la diminuzione dei commerci verso l'oriente e nel Mediterraneo, che si azzereranno del tutto nel medioevo.

Fu duramente provata dalle Invasioni barbariche e dalla sanguinosa Guerra gotica, ma il crollo finale delle istituzioni romane e della vita urbana si ebbe con l'invasione longobarda del VI secolo; il dominio dei barbari fu molto duro, animato da spirito di conquista e saccheggio, come narra la Passio (cioè la leggenda del martirio) di San Cetteo: la città fu affidata al governo di due soldati longobardi, Alais (o Alagiso) e Umblo (o Umblone), che la vessarono con soprusi ed omicidi; a loro, infatti, è addebitato l'assassinio di Cetteo, attuale patrono di Pescara e vescovo dell'allora cittadina: accusato dai longobardi, di fede ariana, di essere complice di un complotto dei bizantini niceni volto alla riconquista di Aterno, egli fu fatto precipitare dal ponte marmoreo con una pietra legata al collo (13 giugno 597). Si hanno scarsissime notizie dei secoli successivi, in cui l'insediamento visse un periodo di grande decadenza, come del resto tutte le altre città della regione e come suggerito da alcune evidenze archeologiche che hanno dimostrato un ritorno a capanne e case di terra e l'abbandono di ampie porzioni del centro abitato[1]; la città riemerse nel XI secolo, con il nuovo nome di Piscaria

Lo sviluppo urbano della città[modifica | modifica wikitesto]

Nella città furono costruiti alcuni importanti edifici pubblici e privati. È accertata la presenza nel centro abitato di diversi templi, tra cui quello dedicato a Giove Aternio, che probabilmente diventò in epoca tardo imperiale la chiesa di Santa Gerusalemme, mentre nella zona del campo Rampigna sono emerse evidenze della presenza di una necropoli[2]. Alcune testimonianze[3][2], nella fattispecie il ritrovamento nel XVIII secolo su un muro nella zona Rampigna e in un cortile di Villa De Riseis di frammenti di un'epigrafe, conservati nella biblioteca provinciale di Chieti, dimostrano l'esistenza in città del culto della dea Iside. Altri frammenti di un bassorilievo raffigurante la dea egizia sono emersi nei pressi del porto canale, sulla sponda nord.

Nel libro di Giuseppe Quieti "Pescara antica città", si dà conto della esistenza di un ponte monumentale costruito per volontà dell'imperatore Tiberio che volle anche rimodernare l'importante porto, per gli scambi commerciali con l'oriente e probabilmente per scopi militari.

Resti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

A causa delle numerose distruzioni e rivoluzioni urbanistiche subite dalla città nel corso della sua storia, non esistono numerosi rinvenimenti archeologici del periodo antico. I resti dell'antico ponte romano sarebbero stati individuati nel 2015 da un regista pescarese[4], ma non esistono ancora studi ufficiali in merito in grado di verificare la correttezza dell'ipotesi. In città sono state rinvenute negli anni altre tracce dell'epoca romana.

L'area urbana era costituita inizialmente da un insieme di case edificate a nord del fiume dai coloni Vestini ed a sud dai coloni Marrucini e Frentani; in seguito all'integrazione nello stato romano, il villaggio divenne rapidamente strategico per l'incrocio dei traffici commerciali marittimi, fluviali e terrestri lungo la via Tiburtina Valeria. Un'antica via di fondovalle, oggi via delle Caserme, incrociava il tracciato litoraneo della via Flaminia ad angolo retto per poi costeggiare il fiume lungo l'area oggi occupata dalla caserme borboniche e giungeva al porto. La via Claudia Valeria invece, dopo aver intersecato via delle Caserme nella zona di piazza Unione, proseguiva verso ovest lungo l'attuale via dei Bastioni[5]. Lo sviluppo edilizio durante il governo romano del I secolo a.C. si concentrò in particolare intorno a questi due assi viari, formando la caratteristica pianta a triangolo allungato tuttora mantenuta dalla zona, e vi vennero eretti templi, necropoli, edifici rustici, empori, magazzini portuali ed un faro di controllo, facendo raggiungere all'insediamento un certo livello di importanza, mantenuto anche nel primo Medioevo, al pari di Ortona e Histonium. L'importanza della città è testimoniata dalle sculture e dalle ceramiche rinvenute, ma anche dai resti architettonici, come il mosaico della golena sud, parzialmente distrutto nel VI secolo dai Bizantini che edificarono in quel punto le mura. Il mosaico presentava un motivo decorativo a pelte ed emblema centrale[6], mentre in via delle Fornaci e nella zona di San Silvestro sono state rinvenute tracce di due fontane, a forma di impianto circolare con vasche risalenti all'epoca tardo medievale. Posta su una struttura in pietra arenaria più antica, una potrebbe essere identificata come la Fonte Borea, la cui esistenza era accertata su colle del Telegrafo, mentre l'altra è detta Fonte Locca, posta lungo la strada per contrada San Silvestro. Questa fontana, risalente al XVII secolo, fu restaurata nel 1819 e nel 1930.

Fondaco romano in via delle Caserme

In via Arapietra sono stati trovati dei dolii riferibili ad una fattoria romana, altre tracce sono state trovate negli scavi del 1990-2002 presso la riva sud del Pescara, nell'area golenale delle caserme, evidenziando la presenza di magazzini e taverne del II secolo d.C. e resti romani all'angolo di via Corfinio con via delle Caserme; ulteriori resti antichi e altomedievali, oggi in vista, sono stati rinvenuti scavando in corso Manthoné, così come è stato riportato alla luce, e reso visibile mediante teca di vetro un pavimento in opus spicatum presso il ristorante "Taverna 58" in corso Manthoné. Grandi blocchi in pietra calcarea, successivamente reinterrati, sono stati scoperti nel 2001 dall'archeologo Andrea Staffa, testimoni della presenza di una struttura fortificata all'altezza del ponte D'Annunzio, all'incrocio con via delle Caserme
Aternum conobbe il massimo sviluppo sotto l'impero di Diocleziano, come dimostrano i vasi in sigillata africana ed altre ceramiche che attestano traffici commerciali verso la Dalmazia e Salona. In quegli anni fu restaurato anche il ponte romano, che collegò per secoli, sino al 1703, le due sponde del fiume. Crollato per la mancanza restauri, del ponte oggi restano parti della testata, all'incrocio tra lungaterno sud e via Orazio, dove secoli dopo sorgerà il bastione Sant'Antonio della fortezza spagnola.

Lungo viale D'Annunzio, di fronte la cattedrale di San Cetteo, sono stati riportati alla luce due basi di colonne cilindriche in opera cementizia, databili al IV secolo d.C. Sono colonne di un edificio a pianta circolare, dedicato alla dea Vittoria, successivamente nel V secolo divenuta sinagoga ebraica, e poi chiesa cristiana dedicata a Santa Maria di Gerusalemme, che scomparirà definitivamente nel XIII secolo.

Ricostruzione di Restituto Ciglia[modifica | modifica wikitesto]

Come mostrato nella ricostruzione di Aternum ad opera di Restituto Ciglia del 1971, la città occupava l'area del quartiere storico di Portanuova compresa tra viale Marconi, viale Vittoria Colonna, via Lago di Campotosto e via delle Caserme. Il disegno è caratterizzato, come nella successiva pianta dell'abate Pacichelli, da una legenda sottostante che contrassegna in numeri romani i principali monumenti della città:

  • 1: Piantina della città
  • 2: Lago delle Saline - si trovava nella zona di viale Marconi, prima della sua bonifica del 1800 era noto come "Palata", ed era alimentato dal ramo meridionale dell'antico delta del fiume Aterno. Oggi ne sopravvive una porzione all'interno della Pineta Dannunziana
  • 3: Tempio di Mercurio - tra via Marco Polo e piazza della Marina
  • 4: Faro -probabilmente tra via Andrea Doria e lungomare Cristoforo Colombo, nella zona del Monumento ai caduti del mare
  • 5: Moli dei Marrucini - lungo via Andrea Doria
  • 6: Fiume Aterno - all'epoca la foce del fiume presentava un delta (non rappresentato nella ricostruzione), con un ramo settentrionale ed uno meridionale che formavano piccoli laghi e zone paludose sulla costa. All'altezza di via Bardet sorgeva anche una piccola isola, in seguito chiamata Isola dei cannizzi, scomparsa con il tempo e con la prima canalizzazione del fiume operata durante la costruzione della fortezza nel XVI secolo, responsabile anche della sparizione del delta fluviale e del definitivo impaludamento delle zone costiere.
  • 7: Arco - ingresso monumentale alla città provenendo dal porto, sorgeva in piazza Unione, in seguito sostituito da un castello bizantino nel VI secolo ed infine dal bastione San Cristoforo nel XVI secolo
  • 8: Tempio di Cerere - lungo via delle Caserme, all'incrocio con piazza Unione
  • 9: Tempio di Giove Aternio - nella zona di Pescara vecchia, fra viale D'Annunzio e corso Manthoné
  • 10: Porta Romana - nei pressi del sottopasso ferroviario della via Tiburtina
  • 11: Via Claudia Valeria - accesso occidentale della città
  • 12: Via Flaminia - nella zona occidentale dell'odierno centro città, all'altezza delle vie Ferrari e Caravaggio
  • 13: Moli dei Vestini - sul lungofiume dei Poeti, in zona Rampigna
  • 14: Collegio dei nocchieri - tra piazza Italia e corso Vittorio Emanuele II
  • 15: Tempio di Nettuno - nei pressi del Borgo marino, in via Gobetti
  • 16: Torre di guardia - nei pressi del parco De Riseis
  • 17: Sepolcri - nei pressi di piazza della Rinascita
  • 18: Lago Palus - ricopriva l'area di viale Regina Elena, ed era formato dal ramo settentrionale dell'antico delta del fiume Aterno; nel 1800 formava le paludi della "Vallicella", bonificate in seguito all'unità d'Italia

Chiesa di Santa Gerusalemme[modifica | modifica wikitesto]

Resti di una delle colonne della chiesa tardo antica di Santa Gerusalemme - Viale G. D'Annunzio, altezza sagrato San Cetteo

La notizia di un insediamento ebraico ad Aternum sembra dedursi da una leggenda che ha per protagonisti negativi alcuni ebrei[7]. Essa narra che, la vigilia del Giovedì santo del 1062 dieci ebrei, entrati nella sinagoga, spalmarono di cera una vecchia tavola e, dopo avervi disegnato una croce e i contorni di un corpo, lo trafissero con spine, con frecce e con una lancia. Tornati l’indomani nella sinagoga, videro la tavola bagnata di sangue, che colava anche a terra e si raggrumava con la polvere. Presi dal terrore, raccolsero il sangue e il terriccio in un’ampolla e la nascosero. Circa tre anni dopo, per dissidi sorti fra due degli autori della profanazione, questa fu divulgata e ne fu informato il conte di Chieti, Trasmondo. Sotto tortura, i colpevoli riferirono quello che era accaduto: il conte ordinò quindi di ritrovare gli oggetti legati all’evento, che furono deposti solennemente nella chiesa di san Salvatore di Pescara. La sinagoga fu trasformata in chiesa, sotto il titolo di Santa Gerusalemme, e dodici ebrei abiurarono il giudaismo e accolsero la fede cristiana.

Il racconto contiene l’armamentario tipico delle leggende della Passione, compilate con finalità edificanti o chiaramente antigiudaiche. Quanto alla chiesa di Santa Gerusalemme, essa si è conservata sino al XVIII secolo. Il complesso, a pianta circolare con cupola, ormai fatiscente fu demolito alla fine dell’Ottocento. Oggi si ritiene che le sue strutture originali non fossero quelle di una sinagoga, ma di un edificio romano, forse religioso, databile ai primi decenni del IV secolo[8]. Poiché tali strutture evocavano fortemente quelle della chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, esse furono nell’XI secolo trasformate in chiesa dedicata appunto alla Santa Gerusalemme. Non erano nuovi in quel periodo racconti e leggende che attribuivano gravi misfatte agli ebrei, come nel caso di Rodolfo il Glabro, che attribuì esplicitamente ad un complotto ebraico la demolizione della chiesa del Santo Sepolcro ordinata nel 1009 dal califfo dell'Egitto abbàside al-Hakim[9]; inoltre, in quel tempo i pellegrinaggi cristiani alla città santa erano sovente aggrediti dai predoni arabi, e non è improbabile che anche l’origine delle aggressioni fosse confusamente attribuita agli ebrei. È possibile che da tali voci sia sorta l’idea di un’azione violenta contro gli ebrei di Aternum e, a ricordo, la trasformazione di un’antica struttura in chiesa dedicata alla Passione del Signore e alla Santa Gerusalemme.

La chiesa, edificata lungo il tratto urbano della via Claudia Valeria, oggi ripercorso da via dei Bastioni, si trovava nell'attuale piazza San Cetteo di fronte l'odierna cattedrale. In zona (all'incrocio fra via delle Caserme e via Petronio) vi era un presidio dei cavalieri templari, un ospedale con grancia. Si pensa che nel XII secolo fosse stato scelto questo impianto nel restauro della struttura per via del riavvio di contatti culturali con la terra santa, fattosi intenso all'epoca delle crociate, e della presenza templare, ben documentata anche a Pescara e nelle zone circostanti abruzzesi, come ad esempio nell'anno 1308. Le due colonne trilobate che formavano il vano circolare, sono oggi ben visibili davanti la cattedrale di San Cetteo, custodite al di sotto di una protezione in vetro corredata di cartellonistica esplicativa.

Le fonti testimoniano che nel V secolo questo preesistente tempio pagano divenne sinagoga della comunità ebraica di Aterno, e l'edificio veniva condiviso, prima della costruzione delle chiese, con i cristiani per i riti religiosi.
I resti della chiesa furono scoperti nel 1990[10]: gli scavi hanno messo in luce parte del muro circolare perimetrale dell'edificio, formato da muratura mista di mattoni e pietre rettangolari, nonché alcuni basamenti di pilastri trilobati in laterizio, riferibili ad un colonnato interno di età medievale, fra cui le due colonne esposte su strada. La struttura, nota da una pianta ottocentesca, presentava un diametro di 18 metri con un vano circolare interno di 7 metri e nobile articolazione degli alzati, con pianta circolare, atrio a forcipe ed ambienti vicini a pianta quadrangolare, schema riferibile ad una tipologia di edifici trardoimperiali a pianta centrale (sec IV) di cui Santa Gerusalemme costituisce uno dei pochi esempi noti sul versante adriatico della penisola. Sino al secolo scorso, nel muro posteriore dell'edificio si conservava un'epigrafe romana, oggi perduta, [VIC]TORIAE AUGUSTAE SACRUM, forse pertinente al monumento e relativa alla divinità della Vittoria. L'edificio, utilizzato come sinagoga sino all'XI secolo, venne poi trasfornato in chiesa intorno al 1065, e dal XIV secolo sino al suo abbandono nel XVII secolo venne ad avere le funzioni di chiesa curata di Pescara, poi passate all'antistante cattedrale, di cui rappresenta l'illustre antecedente storico.[11][12].

Mosaico della golena sud[modifica | modifica wikitesto]

Il mosaico rinvenuto sulla golena sud

Scoperto nel 2001[13] nella zona immediatamente retrostante il Museo delle Genti d'Abruzzo, il mosaico di stile tardo antico apparteneva ad un edificio di pregio, probabilmente un edificio pubblico connesso ai vicini moli. Fu ricoperto sotto uno strato di sabbia di 3 metri poco dopo il ritrovamento ed è in attesa di un progetto di recupero adeguato[14].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Forme di abitato altomedievale in Abruzzo Un approccio etnoarcheologico - PDF, su docplayer.it. URL consultato il 10 marzo 2019.
  2. ^ a b Domenico Romanelli, Storia dei Frentani (PDF), su liciodibiase.it.
  3. ^ La storia di Pescara : dalla preistoria ai giorni nostri., Typimedia editore, 2018, ISBN 9788885488267, OCLC 1088529844. URL consultato il 10 marzo 2019.
  4. ^ Video-maker scopre resti dell'antica Pescara allestendo il set per un docu-film, su Adnkronos. URL consultato il 9 marzo 2019.
  5. ^ A. Staffa, Carta archeologica della provincia di Pescara, Media Edizioni 2004, p. 36
  6. ^ A. Staffa, Op cit., p. 49
  7. ^ Ughelli,F., Italia Sacra, VI, 691-696; Mincione, G., “Tractatus de Passione Domini facta in Civitate Aternensi” di Attone vescovo di Chieti, pp. 99-122; Ferorelli, N., Gli ebrei nell’Italia meridionale, p. 37.
  8. ^ Staffa, A.R., Scavi nel centro storico di Pescara, 1: Primi elementi per una ricostruzione dell’assetto antico ed altomedievale dell’abitato di “Ostia Aterni-Aternum”, pp. 262-268.
  9. ^ Hist. III, 7: ML 142, 657-659. Si veda anche, per gli inizi del XV secolo, Ferorelli, N., Gli ebrei nell’Italia meridionale, p. 69.
  10. ^ Andrea Staffa, Abruzzo: strutture portuali e assetto del litorale fra antichità ed alto medioevo (PDF), su openstarts.units.it.
  11. ^ "Archeologia Medievale", XVIII pag. 201-367 - A.R. Staffa
  12. ^ A. Staffa, Pescara antica - Il recupero di Santa Gerusalemme, Pescara, CARSA, 1993
  13. ^ 30 Gennaio 2011, La città sotterra la sua storia, su Il Centro. URL consultato il 9 marzo 2019.
  14. ^ di Marco Camplone 01 aprile 2012, Mosaico romano, progetto dimenticato, su Il Centro. URL consultato il 9 marzo 2019.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]