Ferrante Loffredo

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Ferrante (Ferdinando) Loffredo (1501Napoli, 12 aprile 1573) è stato 1º marchese di Trevico, signore di San Sossio e Zungoli, patrizio napoletano; capitano di guerra e governatore della Terra di Bari e di Terra d'Otranto dal 1542 al 1557.

Ferrante Loffredo
Marchese di Trevico
Governatore della Terra di Bari e Terra d'Otranto
In carica 1542-1557
Altri titoli Signore di San Sossio, Zungoli, Francavilla, Casalnuovo, Mottola, Oria (permutato successivamente con Ostuni)
Nascita 1501
Morte 12 aprile 1573
Padre Cicco Loffredo
Madre Beatrice Caracciolo
Coniuge Diana Spinelli
Figli Francesco e Carlo

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque probabilmente a Napoli, figlio di Francesco (Cicco) Loffredo, viceprotonotario del Regno di Napoli e presidente del Sacro Regio Consiglio, della nobile famiglia ascritta al patriziato napoletano di seggio di Capuana, e di Beatrice Caracciolo Pisquizi, signora di Montefalcone.

Primo di sei figli, fu avviato alla carriera militare e prese parte alle guerre che Carlo V condusse in Italia, Germania, Fiandre e nella campagna di Ungheria contro gli Ottomani.

Sposò Diana Spinelli, figlia di Carlo, conte di Seminara, dalla quale ebbe i figli Francesco e Carlo, e sette figlie femmine.

Nell'aprile 1542 fu nominato governatore delle province di Terra d'Otranto e di Bari. Per difendere la Puglia dalle incursione di corsari saraceni nel 1544 ordinò la demolizione di Roca e predispose le operazioni per difendere Ugento. A Lecce, dove fu anche castellano, fece ricostruire la cinta muraria, ingrandì il castello e fece erigere un arco di trionfo con una dedica a Carlo V (1548).

Fedele al viceré de Toledo, Loffredo ebbe nel 1552 un ruolo importante nella repressione della congiura di Nardò: Ferrante Sanseverino e altri nobili ribelli erano intenzionati ad occupare Nardò e consegnarla agli Ottomani, alleati della Francia, ma furono smascherati dal Loffredo e condannati a morte (Sanseverino riparò in Francia).

Nel corso della guerra del 1556-57 tra papa Paolo IV e Filippo II, il Loffredo, si oppose in Abruzzo contro le forze papali guidate da Antonio Carafa e poi respinse l'attacco delle forze franco-papali del duca di Guisa, contribuendo in maniera decisiva alla vittoria dell'esercito del duca d'Alba, Fernando Álvarez de Toledo, viceré di Napoli.

Nel 1557, lasciato l'ufficio di governatore, comprò i feudi di Francavilla, di Casalnuovo, di Mottola e di Oria (permutato poi con Ostuni). Nel 1560 e nel 1564 partecipò come deputato del baronaggio ai Parlamenti, durante i quali si verificarono aspri contrasti tra i rappresentanti della nobiltà e quelli della città di Napoli.

Fu sovrintendente alle fortificazioni del Regno e nel 1566 inviò al viceré di Napoli un'ampia relazione sullo stato di tutti i castelli del Regno, trasmessa poi a Madrid. Edificò la chiesa di Monte di Dio a Napoli. Scrisse Le antichità di Pozzuolo, et luoghi convicini (Napoli 1570 e più volte ristampato).

Morì a Napoli il 12 aprile 1573. I figli, il primogenito Francesco (Cicco) e il secondogenito Carlo seguirono la carriera paterna.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Strazzullo, Architetti e ingegneri napoletani dal '500 al '700, Ercolano 1969, pp. 309–311;
  • G. D'Agostino, Il governo spagnolo nell'Italia meridionale (Napoli dal 1508 al 1580), in Storia di Napoli, V, 1, Napoli 1972, pp. 69 s., 115 s.;
  • Giuseppe Coniglio, Il viceregno di don Pietro di Toledo (1532-53), II, Napoli 1984, pp. 553, 598, 641 s., 706, 710;
  • Giuseppe Coniglio, Il Viceregno di Napoli e la lotta tra Spagnoli e Turchi nel Mediterraneo, I, Napoli 1987, pp. 303–311;
  • Oronzo Brunetti, Un contributo alla storia dell'architettura militare del Cinquecento: Ferrante Loffredo marchese di Treviso e il piano per Otranto, in "Quaderni dell'Istituto di storia dell'architettura", XXXIII (1999), pp. 35–42.
  • Massimo Carlo Giannini, Loffredo, Ferdinando, in Dizionario Biografico degli Italiani, 65 Roma 2005.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]