Storia di Pescara

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Pescara.

Real Piazza di Pescara

La storia di Pescara è poco conosciuta ed alcuni momenti del passato sono ancora avvolti nell'oscurità. Non di meno, le origini della città sono antiche e legate alla posizione geograficamente favorevole come raccordo delle vie di comunicazione tra l'antica Roma e l'area dell'Adriatico.

Esisteva infatti un villaggio marino lungo la foce del fiume Aterno già dal II secolo a.C, chiamato Ostia Aterni. Nei secoli successivi, l'importanza della posizione strategica di Pescara ha sempre connotato lo sviluppo della sua vita economica e sociale, prima limitata alla funzione di baluardo di difesa militare e poi, dalla seconda metà del XIX secolo, caratterizzata da una fiorente attitudine al commercio e di località di villeggiatura. Il borgo storico di Pescara (oggi Pescara Vecchia) sorge sui resti dell'antica Aterno, e fino all'unità d'Italia si trovava all'interno della fortezza borbonica voluta da Carlo V nel XVI secolo a protezione dei confini settentrionali del Regno, mentre presso la foce dal XVIII secolo si andava formando il borgo di pescatori di Borgata Marina. Agli inizi del XIX secolo, durante la breve parentesi napoleonica del Regno di Napoli, Pescara fu divisa in due comuni distinti ed inscritti in diverse province; l'artificiosa creazione del nuovo comune di Castellammare Adriatico, a nord della foce, generò rivalità fra le due località già minacciate dal colera e da altre malattie per le aree malariche paludose circostanti e per la mancanza di infrastrutture essenziali come fognature ed acquedotti.

Grazie all'interessamento di Gabriele D'Annunzio, Giacomo Acerbo e Benito Mussolini, nel 1927 fu ricostituito il comune di Pescara con la riunificazione dei due centri, diventando inoltre capoluogo dell'omonima provincia. Dopo i bombardamenti del 1943, che distrussero gran parte del centro abitato con una stima di 3000 caduti, Pescara seppe rialzarsi dalla catastrofe, ponendosi come nuovo centro moderno della regione godendo di un notevole sviluppo economico, industriale e turistico per la felice posizione geografica di cerniera fra nord e sud e diventando in pochi anni il baricentro non solo della regione abruzzese, ma di tutta l'area del medio adriatico.

Il primo insediamento[modifica | modifica wikitesto]

Si ritiene che il primo insediamento umano avvenne sulla sommità del colle del Telegrafo (chiamato così per la presenza dell'antico sistema di comunicazione), alto circa 140 metri e situato a circa un chilometro dalla costa, su una terrazza naturale dalla quale si dominano le vallate dei fiumi Pescara e Saline. Dopo un mese di scavi effettuati nell'estate del 2005, sono emersi reperti risalenti a seimila anni fa. I lavori, condotti sul pianoro del colle dalla Soprintendenza per i beni archeologici dell’'Abruzzo, hanno dedotto che i vari rinvenimenti sono riferibili ad un insediamento popolato nella protostoria (secondo periodo preistorico compreso tra l’età del bronzo e quella del ferro) ed in età romana, anche se non sono emersi finora segni sicuri ed evidenti di insediamenti stabili e di lunga durata su quel colle.

Risalirebbero invece alla prima metà del V millennio i resti di un villaggio di agricoltori ritrovato a Fontanelle Alta, nella zona collinare a sud del fiume Pescara.

Pescara in epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione artistica di Restituto Ciglia di Ostia Aterni

I primi abitanti del villaggio sulle rive del fiume probabilmente erano di origine pelasgica; vennero attraverso il mare Adriatico dalle coste dalmate e fondarono l'empòrion intorno al 1600 a.C.

Il primo popolo che comprese l’'importanza strategica della posizione dell’'agglomerato fu quello dei Vestini, che vi si insediarono stabilmente ed allestirono un efficiente porto, utilizzato anche dai Marrucini e dai Peligni, che in epoca romana fu chiamato Vicus Aterni e successivamente prese il nome dell'omonimo fiume, Aternum; nell'epoca imperiale, si usava indicare Pescara anche con il nome di Ostia Aterni (così riportata sulla Tabula Peutingeriana), proprio per via del ruolo di centro nevralgico delle vie di comunicazione. Infatti, con il nome Ostia Aterni si indicava la foce di un fiume e, nella fattispecie, "foce del fiume Aterno" poiché sia la città che il fiume erano una porta verso l’'interno e Roma.

I collegamenti con la capitale erano garantiti dalla via Tiburtina Valeria, che tramite il porto fluviale di Aternum, era il principale itinerario fra Roma e Salona, capitale della Dalmazia e in fase tardo imperiale di tutto l'Illyricum. La via Salaria Picena, ricalcando grossomodo il percorso dell'odierna Strada statale 16 Adriatica, la collegava invece con il nord Italia.

Dopo molti secoli di alleanza fra i Vestini e Roma la cittadina finì sotto il diretto controllo romano, insieme a tutti i territori d'Abruzzo e del Molise, nell' 88 a.C. in seguito alla Guerra sociale (cui verosimilmente partecipò attivamente insieme al resto dei Vestini e gli altri Italici della Lega impegnati nel conflitto con i latini), ed a partire da allora la romanizzazione della regione, e di conseguenza anche di Aternum, si avviò rapidamente a compimento come attesta la rapida scomparsa delle lingue dei popoli italici dalle fonti scritte, sostituite dal latino. In epoca augustea Ostia Aterni farà parte della regio IV Samnium, una delle regioni italiane dell'epoca.

Nella città furono costruiti alcuni importanti edifici pubblici e privati. Si sa che nel centro abitato erano stati edificati diversi templi, tra cui quello dedicato a Giove Aternio che probabilmente diventò in epoca tardo imperiale la chiesa di Santa Gerusalemme, mentre nella zona del campo Rampigna è invece stata accertata la presenza di una necropoli. Alcune testimonianze ci informano poi dell'esistenza in città del culto della dea Iside. Nel libro di Giuseppe Quieti "Pescara antica città", si dà conto della esistenza di un ponte monumentale costruito per volontà dell'imperatore Tiberio che volle anche rimodernare l'importante porto, per gli scambi commerciali con l'oriente e, probabilmente, per scopi militari.

Nonostante la discreta rilevanza dell'insediamento, Aternum non raggiunse mai lo status di Municipium, difatti non sono stati rinvenuti resti archeologici tipici dei centri romani maggiori come anfiteatri, terme e teatri.

Dalla caduta dell'Impero romano all'anno 1000[modifica | modifica wikitesto]

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, anche la storia di Aternum diventa oscura. Fu duramente provata dalle Invasioni barbariche, dalla sanguinosa Guerra gotica ed infine dall'invasione longobarda; il dominio dei barbari fu molto duro, animato da spirito di conquista e saccheggio, come narra la Passio (cioè la leggenda del martirio) di San Cetteo: la città fu affidata al governo di due soldati longobardi, Alais (o Alagiso) e Umblo (o Umblone), che la vessarono con soprusi ed omicidi; a loro, infatti, è addebitato l'assassinio di Cetteo, attuale patrono di Pescara e vescovo dell'allora cittadina: accusato dai Longobardi, di fede ariana, di essere complice di un complotto dei Bizantini niceni volto alla riconquista di Aterno, egli fu fatto precipitare dal ponte marmoreo con una pietra legata al collo (13 giugno 597)[1]. Si hanno scarsissime notizie dei secoli successivi, in cui l'insediamento visse un periodo di grande decadenza, come del resto tutte le altre città della regione e come suggerito da alcune evidenze archeologiche che hanno dimostrato un ritorno a capanne e case di terra e l'abbandono di ampie porzioni del centro abitato.

1001-1100: origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Intorno all'anno 1000 il fiume Aternum viene chiamato Piscarius e il borgo fluviale riemerge dall'oblio: come già avvenuto in passato, seguirà la nomenclatura del fiume ed a sua volta cambia nome divientando Piscaria, risultando tra le pertinenze dell'Abbazia di Montecassino all'interno del Principato longobardo di Benevento, ormai in rapido disfacimento. Questo toponimo sostituì il vecchio nome gradualmente prima tra i locali e poi anche negli atti ufficiali e designava un sito particolare: un luogo adatto alla pesca e comunque ricco di pesci, un mercato del pesce o il luogo di esazione dei diritti di pesca. L'insediamento, pur distrutto e ricostruito più volte, rivestì sempre grande rilievo per la sua posizione strategica e per le sue robuste difese militari d'epoca bizantina. Nel 1059 la Pieve dei Santi Legonziano e Domiziano, insieme con una porzione della città di Aterno con il suo porto, risultano possedimenti della Diocesi di Chieti, che come si legge in una Bolla di conferma dei privilegi vescovili inviata dal Papa Niccolò II al nuovo Vescovo Teatino Attone[2], confermava il diritto ad una porzione dei proventi del porto, diritto già donato alla Diocesi teatina nel 1045 dal Conte normanno di Chieti Roberto. Nel 1090 vi risiede (e vi muore il 18 di Agosto) il conte normanno Drogone (detto Tasso, Tassio, Tassone o Tascione), fratello del conte Roberto I di Loritello con il quale dopo il 1060 aveva avviato la conquista normanna dell'Abruzzo adriatico[3]: ciò farebbe pensare che la città fosse sede della contea insieme con Loreto Aprutino. Nel 1095 il Conte dei Conti normanni, cioè Roberto I di Loritello che risiedeva a Lanciano, concede al vescovo teatino Rainolfo una serie di possedimenti che lui stesso gli aveva sottratto e nel Documento Piscaria appare ricca di chiese[4]: San Salvatore, la già citata Pieve dei Santi Legonziano e Domiziano (ubicata ai piedi della città e presso la porta che si affaccia sul mare, nell'odierna piazza Unione), San Tommaso Apostolo (da cui la pieve precedente dipendeva), San Nicola e Santa Gerusalemme, i cui basamenti sono stati recentemente riportati alla luce di fronte all'attuale cattedrale di San Cetteo.

Secondo un'altra teoria il nome del fiume Pescara, che sorge dal cuore delle montagne in corrispondenza delle Gole di Popoli, trarrebbe la sua denominazione dall'antico termine osco-umbro pesco, presente in moltissimi toponimi in regione (Pescocostanzo, Pescosansonesco, Pescasseroli...) il cui significato è quello di roccia o altura.

Centro storico

1101-1400: conquista normanna[modifica | modifica wikitesto]

Nell'anno 1140 Pescara fu conquistata, insieme al resto della regione al tempo divisa fra i due ducati longobardi di Spoleto e Benevento, da Ruggero II re normanno di Napoli, venendo annessa al nascente Regno di Sicilia, e ne seguirà le sorti per i successivi 700 anni. Fu Ruggero stesso a far eseguire diverse opere in città, tra le quali il restauro del porto e delle mura bizantine. Gli anni successivi furono caratterizzati da molteplici devastazioni della città, colpita sia da eventi naturali come terremoti e frequenti inondazioni del fiume che da attacchi da parte di eserciti dei signorotti locali o delle grandi potenze del tempo, come accadde nel 1209 durante la campagna in Italia dell'imperatore Ottone IV, nel suo tentativo di sottomettere il Regno di Sicilia al Sacro romano impero. Si tratta di un periodo molto difficile nel quale le sorti della cittadina furono legate al continuo succedersi di nuovi padroni del territorio. Nel frattempo nel 1273 il Re Carlo I d'Angiò decise di dividere il Giustizierato d'Abruzzo, ritenuto troppo esteso per essere ben governato, nelle due regioni di Aprutium citra (flumen Piscariae) e Aprutium ultra (flumen Piscariae), con Piscaria ricadente nella prima; molte delle città sveve, come l'antica capitale del giustizierato Sulmona, persero il loro ruolo centrale nel regno in favore di città minori o antichi capoluoghi decaduti come Chieti e L'Aquila, che restarono in quel periodo gli unici centri abitati dotati di peso politico o attività finanziarie, economiche e culturali. Il Quieti riferisce di diversi signori di Pescara, tra cui Rainaldo Orsini, Luigi di Savoia e quel Francesco del Borgo, detto Cecco del Cozzo, vicario di Ladislao I di Napoli, che nel 1409 fece ricostruire la cittadella e la torre della piazzaforte e che fu ricordato come uomo saggio e virtuoso.

1401-1500: marchesato di Pescara[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della casata D'Avalos-D'Aquino

Il XV secolo è caratterizzato dal dominio del territorio dei D'Avalos-D'Aquino che terranno quello che poi divenne il marchesato di Pescara per diversi decenni, pur se con diverse interruzioni.

Nel 1435 e nel 1439 la città, schieratasi in orbita aragonese, fu conquistata dal capitano di ventura napoletano Giacomo Caldora durante la guerra di successione fra Alfonso V d'Aragona e Renato d'Angiò scoppiata in seguito alla morte senza eredi della Regina Giovanna II di Napoli. Subì poi gli attacchi e le razzie dei veneziani una prima volta nel 1447 e successivamente nel 1482 durante gli eventi della Guerra di Ferrara. Nel 1453, dopo essere stata per molti anni feudo esclusivo dei d'Aquino (quello di Pescara è il più antico Marchesato del Regno di Napoli), fu infeudata ad Innico I d'Avalos, in virtù del matrimonio con Antonella d'Aquino. Non disponendo il territorio pescarese delle allodialità per la battitura della moneta, i due coniugi coniarono monete in oro, argento e rame a Rocca San Giovanni, col titolo di marchesi di Pescara. La crescente importanza del porto di Pescara a dispetto di quello di San Vito chietino, celebre viatico della fiera di Lanciano, dirottò gli interessi della Corte a Pescara, consentendo ai Lercaro e agli Spinola di estrarre olio dal porto pescarese[5]; nel 1509, Vittoria Colonna acquisisce il titolo di marchesa di Pescara, sposando Fernando Francesco d'Avalos.

Nel 1528, nel contesto della Guerra della Lega di Cognac, Pescara fu espugnata da Odet de Foix, visconte di Lautrec e maresciallo di Francia durante la sua avanzata verso Napoli. Ma la reazione del re di Spagna ed imperatore del Sacro romano impero Carlo V non tardò ad arrivare e con la seguente Pace di Cambrai i D'Avalos si riappropriarono infine del marchesato di Pescara, mentre nel contesto italiano la Spagna ribadiva definitivamente il suo dominio sull'Italia, delle cui sorti Carlo V diviene unico e incontrastato arbitro.

1501-1700: la nascita della fortezza e l'assalto ottomano[modifica | modifica wikitesto]

Fortezza di Pescara

Con la stabilizzazione del potere politico nel Regno di Napoli, comincia un nuovo e fiorente periodo della storia della città, soprattutto per la sua posizione strategica. Il duca d'Alba Fernando Álvarez de Toledo, viceré di Filippo II di Napoli, decise di accrescere le difese marittime e terrestri della cittadina attraverso la realizzazione della grande fortezza: in quegli anni le opere di difesa di Pescara erano costituite solamente da una Torre a presidio del ponte, dal Castello a protezione della porta aperta sul mare nel punto opposto al ponte e da semplici mura bizantine che disegnavano uno stretto trapezio attorno all'’abitato sulla destra del fiume; ma a causa dello scontro prolungato per secoli tra Spagna e Francia emerse la necessità di rafforzare queste modeste opere di difesa (modeste in relazione al rafforzamento delle artiglierie), con la costruzione di torrioni bassi e larghi e terrapieni . Furono così aggiunte nuove e più solide fortificazioni sulla destra e si aggiunsero sulla sinistra due bastioni raccordati da cortine.

Per volere di Carlo V d'Asburgo tra il 1510 e 1557 fu eretta a cavallo tra le due sponde del fiume Pescara la fortezza, su progetto di Erardo Barleduc, a forma di pentagono irregolare con 7 bastioni ai vertici[6]. Normalmente era presidiata da una guarnigione ridotta e servì come luogo di concentramento di truppe in caso di guerra.

Carlo V, Imperatore del Sacro romano impero, Re di Spagna e di Napoli ed ideatore della fortezza pescarese.

Oggi, di questa imponente struttura, resta in piedi solamente la caserma borbonica con annesso il Bagno Penale, attualmente sede del Museo delle genti d'Abruzzo; è sopravvissuto al passaggio del tempo anche un registro contabile della metà del secolo appartenuto al portulano (il guardiano del porto, incaricato di sovrintendere al traffico delle merci e all’applicazione dei dazî, e nelle province meridionali anche ufficiale preposto alla manutenzione delle strade, all’edilizia e alla distribuzione delle acque) di Pescara, tal Bonfiglio, che contabilizzava le merci nell'ambito della fortezza[7].

Nel 1566, la fortezza fu oggetto di un terribile assalto portato dalla flotta di 105 galee e 7000 uomini dell'ammiraglio ottomano Piyale Paşa, comandante in capo (Kapudanpaşa) della flotta ottomana agli ordini del sultano Solimano il Magnifico, che aveva già saccheggiato Napoli stessa tre anni prima. Ma la fortezza non fu presa, anche per il decisivo contributo del valoroso condottiero, Giovan Girolamo Acquaviva duca di Atri, il quale organizzò la resistenza del forte e respinse gli attacchi dispiegando un fuoco di sbarramento dal bastione principale con tutte le artiglierie disponibili, dissuadendo l’ammiraglio turco dal perseverare nell’attacco e costringendo gli aggressori alla fuga. Questi si accanirono, allora, contro Francavilla, Ripa Teatina, Ortona, San Vito Chietino, Vasto, Casalbordino e Termoli, che subirono distruzioni e saccheggi[8].Tuttavia il comandante ottomano non conseguì l’obiettivo strategico della spedizione, ovvero la conquista delle Tremiti, proprio a causa della tenace resistenza di Pescara.

La protezione offerta dalle imponenti mura, che si continuarono a costruire e perfezionare per tutto il 1600, offrì a molti la possibilità di vivere e commerciare e più tardi la città acquisì anche il diritto ad ospitare una fiera franca con tutti i vantaggi derivanti dal fatto di potere attirare i commercianti. Si ebbe così un ripopolamento della riva destra del fiume, ma anche lo sviluppo della riva sinistra, già allora nota come Castellammare, dove i D'’Avalos misero a cultura nuove terre e strinsero rapporti di lavoro con numerosi nuovi coloni.

1701-1797 parentesi austriaca e conquista borbonica[modifica | modifica wikitesto]

Carlo di Borbone

Agli inizi del Settecento Pescara contava circa tremila abitanti. Era stata istituita la Universitas di Pescara che comprendeva anche Villa del Fuoco, Fontanelle, Villa Castellamare (che al tempo consisteva solo di pochi e piccolissimi agglomerati sparsi fra i colli cittadini), San Silvestro ed altre zone che corrispondevano all'attuale territorio comunale. L'Università era governata da un Camerlengo: tale assetto amministrativo durò per tutto il Settecento.

Le battaglie per la conquista della Fortezza non erano terminate: in seguito alla morte senza eredi del Re Carlo II di Spagna nell'anno 1700, scoppiò la Guerra di successione spagnola fra Filippo V di Spagna e Leopoldo I d'Asburgo, e la città fu attaccata ed occupata dagli austriaci del conte Wallis nel 1707; a difenderla c'era un altro Acquaviva duca di Atri, Giovanni Girolamo II, che resistette eroicamente per due mesi prima di capitolare. Come sancito nel Trattato di Utrecht, il Regno di Napoli, e con esso la cittadella di Pescara, passarono quindi agli austriaci, ma già nel 1734, la fortezza viene nuovamente assediata dagli spagnoli di Carlo di Borbone durante la conquista borbonica delle Due Sicilie, e dopo una cruenta battaglia cedette alle truppe comandate dal duca di Castropignano. Il Regno in seguito ottenne un'effettiva autonomia dalla Spagna alla pace di Vienna, nel 1738, con la quale si concluse la guerra di successione polacca.

1798-1807: le guerre napoleoniche[modifica | modifica wikitesto]

Con l'avvento della Prima Repubblica francese e la seguente Guerra della Prima coalizione la fortezza di Pescara fu conquistata nel dicembre del 1798 alla fine della Campagna d'Italia (1796-1797) di Napoleone Bonaparte, senza spargimento di sangue, dal Generale Duhesme ed inizia così la breve stagione della Repubblica Napoletana (1799). Al suo arrivo a Pescara il generale Duhesme aveva organizzato la sua legione nominandone a capo il cittadino Ettore Carafa conte di Ruvo, protagonista della Repubblica assieme al pescarese Gabriele Manthoné, il quale organizzò la resistenza alla reazione borbonica del 1799. L'ennesimo assedio alla fortezza fu vittoriosamente portato a termine da Giuseppe Pronio, agli ordini del cardinale Fabrizio Ruffo; sia Carafa che Manthonè, tradotti a Napoli, vennero impiccati nella Piazza del Mercato.

Giuseppe Pronio, nato a Introdacqua nel 1760, si guadagnò il soprannome di "Gran Diavolo" (spesso confuso col bandito Fra Diavolo), quando le truppe di Championnet scesero in Abruzzo e si arruolò nell'esercito di Ferdinando IV di Napoli per combattere i francesi. L'8 settembre 1798 Ferdinando IV lanciò in battaglia l'esercito abruzzese, e il Pronio partecipò alle operazioni con un suo contingente, combattendo il 5 gennaio 1799 sul ponte San Panfilo a Sulmona, per poi tentare di arrestare il più possibile l'avanzata nemica verso Venafro con scaramucce e imboscate nell'altopiano delle Cinquemiglia. Successivamente fu incaricato di combattere i francesi a Chieti, Ortona, Vasto e Pescara, sollevando le popolazioni contro gli invasori. Occupò a sorpresa Ripa Teatina il 3 febbraio, e poi scese tra il 12 e il 15 a Lanciano, e tra il 18 e il 21 a Vasto, dove regnava l'anarchia dopo la proclamazione della Repubblica Vastese. Il 2 giugno fu nominato Generale Comandante dei tre Abruzzi. Combatté un'ultima volta per i Borbone il 30 marzo 1801 presso Civitella del Tronto fino alla morte nel 1804.

Nei primi anni del 1800, durante la Guerra della Seconda coalizione Pescara venne occupata nuovamente dai francesi nella seconda Campagna d'Italia (1800), che la terranno fino alla restaurazione borbonica sancita dal Congresso di Vienna, e costituì un importante bastione militare del regno di Giuseppe Bonaparte.

1807: la divisione del borgo[modifica | modifica wikitesto]

Il porto fluviale sul Pescara

Intanto nel 1807 Castellammare, sulla sponda nord del fiume (che allora contava circa 1500 abitanti), diventa comune autonomo aggregato al Circondario di Città Sant'Angelo. La scelta della separazione fu conseguenza di una discordia storica tra le due sponde del fiume e venne causata dalla riforma amministrativa del Regno voluta da Giuseppe Bonaparte, che dopo la legge 132 dell'8 agosto 1806 "sulla divisione ed amministrazione delle province del Regno", con la successiva legge 211 del 18 ottobre 1806 ordinava la formazione dei decurionati e consigli provinciali e distrettuali e la sostituzione della figura del Camerlengo con quella del Sindaco. La divisione fu problematica, soprattutto perché il nuovo comune di Castellammare (sponda settentrionale del fiume) non intendeva farsi carico di nessuno dei debiti della vecchia amministrazione dell'Universitas di Pescara; inoltre, si creò un problema di immagine per il comune di Pescara (sponda meridionale del fiume), che ospitava una intera guarnigione dell'esercito e che, allo stesso tempo, si vedeva comprimere il proprio ruolo a livello locale: per questi motivi il comune di Pescara spingeva per la riunificazione dei due comuni. Una comunicazione del Ministero dell'Interno del Regno del 17 gennaio 1810, negò tale possibilità e ciò costrinse i due comuni a trovare un accordo sulla ripartizione dei debiti (1811). Ma la rivalità rimase molto accesa, tanto che ci sono testimonianze di interventi della guarnigione militare per evitare la degenerazione delle scaramucce in vere e proprie battaglie.

1811-1899: il Risorgimento ed il nuovo ruolo nell'Italia unita[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale Via D'annunzio a fine 800. In primo piano il campanile della vecchia chiesa di San Cetteo, abbattuta negli anni 30 per far posto all'odierna Cattedrale di San Cetteo

Nel 1814 Pescara fu tra le città protagoniste dei moti carbonari contro Gioacchino Murat, Re di Napoli. La scelta di dare luogo all'insurrezione proprio a Pescara era dovuta all'intenzione dei rivoltosi sia di conquistare la fortezza, che aveva una grande importanza strategica, sia di conquistare il bagno penale per poter liberare i tanti patrioti ivi rinchiusi. Il Quieti, nel suo "Pescara antica città", afferma che fu a Pescara e non a Rimini che Murat firmò, il 12 maggio del 1815, la prima delle costituzioni italiane del Risorgimento.

A seguito della caduta di Murat, alla rivolta dei carbonari seguì la Restaurazione e la durissima repressione borbonica: infatti, l'esercito borbonico intervenne con un imponente schieramento di forze contro cui i carbonari abruzzesi nulla poterono.

La Fortezza, ritenuta all’epoca “porta d'’Abruzzo e chiave del Regno (motto ancora oggi presente nello stemma comunale),” venne restaurata dai Borboni tra il 1820 e il 1840 e nel 1831 fu potenziato, al piano terra della caserma di fanteria, il bagno penale simbolo della repressione borbonica, nel quale languirono gli sfortunati compagni di Carlo Pisacane ed altri patrioti meridionali, per lo più abruzzesi. Si trattava di un carcere tristemente famoso per le condizioni disumane con cui venivano trattati i detenuti: drammatica fu l'alluvione dell'ottobre del 1853 che investì il carcere causando la morte per annegamento degli internati. Tra coloro che furono rinchiusi in quello che veniva chiamato il "sepolcro dei vivi" fu anche Clemente De Caesaris, una figura centrale del risorgimento meridionale che, liberato per ordine di Giuseppe Garibaldi dal carcere di Bovino dove era rinchiuso in quell'anno, prese possesso nel 1860 della città e della fortezza assumendo il titolo di Prodittatore del distretto di Penne, e la consegnò infine al nascente Regno d'Italia.

Nello stesso anno, Vittorio Emanuele II, in viaggio per l'incontro di Teano con Giuseppe Garibaldi, giunse a Castellamare e fu ospitato nel villino Coppa, oggi meglio noto come villa Sabucchi, andato distrutto nella seconda guerra mondiale. Il giorno dopo entrò a cavallo a Pescara per osservarne la fortezza, circondato dalla popolazione festante. Vide gli armamenti, salì e si fermò sul Bastione "Bandiera" che era il più esposto (sito nell'area che ospiterà Piazza Unione), da cui si dominava il territorio dell'attuale città, e rivoltosi all'abate De Marinis che gli stava a fianco esclamò le profetiche parole, oggi scolpite sulla torre comunale:

"Oh, che bel sito per una grande città commerciale! Bisogna abbattere queste mura e costruire su questo fiume un porto, e Pescara in men di un secolo sarà la più grande città degli Abruzzi e i nostri posteri l'aggiungeranno alle cento città di cui va superba l'Italia!"

come testimoniano una delibera del consiglio comunale del 12 dicembre 1869, una lettera del sindaco di allora, Gennaro Osimani, al ministro delle Finanze datata sempre 1869 (19 luglio) e successivamente il Marchese Francesco Farina il 26 dicembre 1906. [9][10].

Visuale della struttura dell'ex carcere borbonico

Castellammare Adriatico e Pescara furono inserite rispettivamente nella provincia di Teramo ed in quella di Chieti, rispettando i precedenti confini amministrativi preunitari.

Palazzo della Provincia

La fine del secolo fu fortemente caratterizzata dalla presenza politica e culturale di Leopoldo Muzii, personaggio controverso ma di grande carisma e peso decisionale, il quale, da sindaco della città di Castellammare Adriatico, fece approvare nel 1882 il primo "Piano regolatore di ampliamento" e sarà uno dei principali artefici del definitivo spostamento a valle del centro della cittadina, fino ad allora limitato alla fascia collinare ed a pochi lotti coltivati da ricchi possidenti (fra cui egli stesso) in pianura.

Il piano regolatore originario, elaborato dall’Ing. Tito Altobelli, prevedeva la divisione della città in tre aree: una a vocazione commerciale in direzione sud, tra la stazione ed il fiume, una amministrativa in direzione opposta, tra la stazione ed il Muncipio, ed una residenziale a nord del Municipio.

Ma gli interessi del Sindaco erano in direzione dei suoi terreni (siti nell'odierna zona di via del Milite ignoto), con l’evidente intento di valorizzare le aree di sua proprietà, e quindi spinse per modificare il piano di ampliamento con l’obiettivo di incanalare verso nord le direttrici dello sviluppo, e non verso Pescara come appariva più naturale nell’ottica di un inevitabile avvicinamento delle due cittadine.

Fu tuttavia un momento molto importante per l'evoluzione urbanistica e culturale di Castellammare, in quanto fu il primo forte tentativo di attenuare il disordine urbanistico e, soprattutto, di limitare le ambizioni latifondiste della nobiltà terriera teramana rispetto agli interessi pubblici. Il risultato concreto della politica di Muzii fu l'avvio deciso della colonizzazione della fascia costiera, tramite la costruzione di un nuovo acquedotto, di nuove strade alberate, la creazione delle prime linee di illuminazione pubblica e la sistemazione, inizialmente in strutture precarie ed inadeguate, dei primi edifici scolastici.

Leopoldo Muzii, sindaco di Castellammare dal 1880

Gabriele D’Annunzio fa questa simpatica descrizione di Leopoldo Muzii nelle Novelle della Pescara: “È il sindaco un piccolo dottor di legge cavaliere, tutto untuosamente ricciutello, con òmeri sparsi di forfora, con chiari occhietti esercitati alle dolci simulazioni.

È il Gran Nimico un degenere nepote del buon Gargantuasso enorme, sbuffante, tonante, divorante

Burbero ma di animo generoso, affarista ma sempre attento alle necessità dei meno fortunati, Leopoldo Muzii è l’artefice della trasformazione di Castellamare da piccolo agglomerato collinare a moderna cittadina costiera dotata di ogni infrastruttura necessaria a supportare la corsa della futura Pescara verso la modernità. La sua vicinanza alla classe operaia venne raccontata più volte anche dallo stesso D’Annunzio e la memoria popolare ricorda un piccolo ma significativo episodio nel periodo in cui si era diffuso il colera nella zona dei colli: Leopoldo Muzii insieme ad altri cittadini, senza alcun indugio, si recò a contatto con gli ammalati per portare loro aiuto e conforto. Alla sua morte la Città gli tributò ogni onore intitolandogli la via del Municipio di Castellamare, fino ad allora nota come via Marilungo.

A Pescara nel frattempo procedevano le opere di bonifica e risanamento delle aree paludose e si muovevano i primi passi per l'abbattimento delle mura della fortezza (acquistata, mediante un prestito, dal Ministero del tesoro il 24 marzo 1871 al prezzo di 106.676 lire, circa 500.000€) e l'espansione della città verso la pineta ed i suoi lidi, un'area che nel 1912 sarà anche al centro di un ambizioso progetto di Antonino Liberi volto alla creazione di una città giardino in stile liberty immersa nella pineta appena bonificata, secondo una classica impostazione urbanistica ottocentesca a cardi e decumani, che però troverà solo parziale realizzazione.

Il ponte carrabile del 1893, antenato dei ponti Littorio e Risorgimento.

I problemi delle due cittadine erano però numerosi: la costruzione della ferrovia (che con i suoi cantieri finì per alimentare le zone acquitrinose circostanti la fortezza, impennando i rischi per la salute della popolazione, esposta a periodiche epidemie di malaria, tifo e colera), la piazzaforte stessa, di non facile rimozione e soprattutto la costruzione di un ponte che finalmente unisse in modo sicuro e stabile le due sponde dopo il crollo definitivo dell'’antico ponte romano in muratura e l'evidente inadeguatezza del ponte di barche, ricordato anche da D'Annunzio, che lo sostituiva ormai da secoli. A proposito di questo ci furono molte polemiche tra Pescara e Castellammare, con i dirigenti pescaresi divisi tra coloro che continuavano a rifiutare qualsiasi forma di collaborazione con gli “odiati” cugini e coloro che cominciavano ad auspicare in maniera concreta una futura riunificazione dei due centri. Oggetto della contesa fu l'’ubicazione del ponte di ferro (che durò fino al 1933 quando fu sostituito dal ponte “Littorio”) C’'era infatti chi voleva sorgesse a monte del fiume (dove 70 anni dopo sorgerà il ponte D'Annunzio) per rimarcare la divisione con i teramani della sponda settentrionale e chi invece lo auspicava sulla direttrice di una delle vie principali di Castellammare (come poi avvenne): fu inaugurato il 27 aprile 1893 all'altezza dell'attuale Corso Vittorio Emanuele II ed è ancora oggi,sostituito dalla nuova costruzione del ponte Risorgimento, l'arteria principale della città.

I ponti di Pescara agli inizi del 900; in primo piano il ponte ferroviario e sullo sfondo il ponte carrabile metallico.

Inoltre vi erano gravi carenze cittadine riguardo l’'igiene pubblica, le infrastrutture sociali, gli ospedali, le scuole, l’'acqua corrente e potabile. Molte di queste opere vennero timidamente avviate, tra cui l'’assistenza ospedaliera degna di questo nome, anche se di essa si potrà veramente parlare solo nel 1934 con la costruzione dell'ospedale Spirito Santo, ancora oggi in funzione.

Nello stesso periodo Pescara e Castellammare vennero raggiunte dalla ferrovia adriatica e, con grande sforzo di concertazione fra i due centri, fu completato e potenziato il porto canale. In questa fase le due cittadine crebbero vivendo di commercio e di turismo, facilitati dalla presenza della stazione ferroviaria di Castellammare (che curiosamente in un primissimo momento si chiamò stazione di Pescara) e dal ridente e scanzonato aspetto e tenore di vita delle cittadine, diventate nel frattempo famose colonie balneari. Al di la di queste attività, erano poche le iniziative economiche di altro genere, soprattutto dopo che il 27 novembre 1864 il Ministero della guerra rimosse il punto di difesa di Pescara, abolendone la relativa servitù militare e di conseguenza tutta l'economia dell'indotto del presidio militare, che durava da più di 300 anni.

I primi anni del '900[modifica | modifica wikitesto]

Gabriele D'Annunzio (nato a Pescara nel 1863)
Cortile retro Casa natale D'Annunzio

Agli albori del XX secolo, la popolazione dei due comuni che componevano l'attuale Pescara (ovvero il territorio precedente la divisione del 1807) ammontava a circa 8.923 abitanti (censimento del 1903). La propensione al turismo balneare si consolidò e nel 1905 gli alberghi di Castellammare Adriatico ospitavano circa 4.000 turisti.

Nella città iniziavano a trovare spazio diverse aree per mercati di tessuti e di generi alimentari. Inoltre il comune della sponda destra del fiume viveva un momento di grande trasformazione urbanistica, soprattutto in seguito al lento ma continuo recupero ad uso civile delle aree della ormai ex fortezza, i cui materiali di risulta vennero riutilizzati per la costruzione di nuovi edifici pubblici o venduti.

Inoltre, la rivalità tra le due sponde del fiume scemò, mentre aumentavano la concordia e la comunione di intenti per promuovere iniziative di sviluppo: soprattutto il potenziamento del porto canale fu motivo di collaborazione delle due amministrazioni. Quando l'On. Carlo Mezzanotte, deputato di Chieti, nell'estate del 1908 presentò alla camera una proposta di legge per la fusione dei due comuni di Pescara e Castellamare Adriatico, si levarono forti proteste: tali proteste, però, non furono sollevate per la contrarietà all'idea di fusione quanto perché la proposta prevedeva l'annessione di Castellammare Adriatico nella Provincia di Chieti.

Nel maggio del 1917, sul finire della prima guerra mondiale, sulla sponda castellammarese si ebbe un'’incursione aerea austriaca che, se da un lato provocò trascurabili danni materiali, dall'altro fece comprendere come la grande storia’ si preparava ad affacciarsi in modi non sempre pacifici, nella vita dei due abitati. Le vittime di tale tragico evento sono ricordate ancora oggi da una piccola lapide, apposta in Corso Vittorio Emanuele II 253. Per prevenire altri attacchi il Ministero della Guerra fece allora approntare un campo di aviazione lungo la Via Tiburtina provvisto di due aerei da combattimento. Nacque così quello che poi diventerà l'aeroporto di Pescara.

1918-1926: il primo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Inaugurazione del ponte Littorio nel 1933. Il ponte verrà minato e distrutto dai tedeschi in ritirata il 9 giugno 1944, durante la seconda guerra mondiale

Alla fine del primo conflitto mondiale le due cittadine si presentavano ancora molto diverse tra loro: commerciale, artigianale e “popolare” Pescara, borghese, signorile e turistica Castellammare Adriatico, scandita dalle grandi ville dei possidenti.

Un evento molto importante in favore della unificazione dei due comuni si verificò proprio nel 1918: il 30 novembre i due consigli comunali si riunirono nello stesso momento e votarono lo stesso ordine del giorno e si impegnarono ad adoperarsi per chiedere al Governo Orlando di decretare la fusione dei comuni.

Per la qualificazione degli abitanti delle due sponde e per la nascita della nuova provincia ci furono moltissime trattative, volte a stabilire soprattutto la denominazione della nuova comunità; era chiaro a tutti che l’'unione dei due comuni avrebbe sicuramente determinato il loro rapido progresso, sia dal punto di vista amministrativo ed economico che industriale e commerciale, si cercarono così faticosi compromessi volti a chiamare la città unificata “Aterno o Castelpescara.

” Negli anni seguenti le due amministrazioni collaborarono per perorare la causa della fusione: ma decisivo fu l'impegno di Gabriele d'Annunzio che il 16 maggio del 1924 scrisse a Mussolini una lettera nella quale chiedeva la fusione delle due città e l'elevazione a capoluogo di provincia. Con lo stesso intento operava l'allora deputato abruzzese Giacomo Acerbo.

Dal punto di vista economico la città presentava delle nuove linee di sviluppo. Infatti, il turismo continuava a fiorire e i bagni di Castellammare Adriatico erano una meta turistica nota in tutta Italia. A rafforzare questo ruolo di centro del turismo nazionale, nel 1924, sotto la spinta politica del ministro Giacomo Acerbo, a Castellammare Adriatico venne organizzata la Coppa Acerbo, che divenne subito una delle gare automobilistiche più importanti del tempo ed un evento capace di portare in città decine di migliaia di visitatori. Sempre in quel periodo iniziarono a vedersi i primi opifici e le prime attività di tipo industriale in città, come il noto pastificio Puritas di Angelo Delfino. Inoltre, il porto stava incominciando ad acquisire maggiore importanza ed i volumi di traffico commerciale si facevano sempre più ingenti, complice la navigabilità del fiume, al tempo mezzo ampiamente utilizzato anche per i trasporti di materiali da e verso l'entroterra cittadino. Nel 1923 venne completato l'acquedotto per portare l'acqua potabile in tutte le aree dell'attuale città.



1927: Pescara capoluogo di provincia[modifica | modifica wikitesto]

Camera di Commercio di Pescara, costruita negli anni 30 in stile fascista
Cattedrale di San Cetteo, ricostruita nel 1938 su una precedente chiesa in condizioni fatiscenti per volere di Mussolini e d'Annunzio

Dopo 120 anni di divisione, il 2 gennaio del 1927, venne finalmente firmato il decreto di istituzione della provincia di Pescara e seguiva l'elenco dei Comuni da amministrare, tra i quali quello di Castellammare[11]. Al successivo articolo 4 il Decreto stesso stabiliva: "Il Comune di Castellamare Adriatico è unito a quello di Pescara"[12]. A favore del provvedimento, inserito in una più ampia azione di riorganizzazione del territorio operata dal regime, sono state decisive la forte spinta popolare e, soprattutto, l'autorità politica del deputato e futuro ministro dell'agricoltura Giacomo Acerbo ed il prestigio di Gabriele D'Annunzio.

Il nome della città unita, negli intenti dei promotori, sarebbe dovuto essere Aterno, ma l'’influenza di Gabriele D’Annunzio su Mussolini portò quest’ultimo a dire che mai avrebbe "sacrificato sull’'altare della pace il nome del luogo natale del poeta", e così prevalse Pescara. Il 6 dicembre 1926 Mussolini così telegrafò a D'’Annunzio, che si trovava a Gardone Riviera, annunciandogli la notizia:

“ Oggi ho elevato la tua Pescara a capoluogo di Provincia.

Te lo comunico perché credo che ti farà piacere. Ti abbraccio”.

E D'’Annunzio rispose:

“Sono contentissimo della grande notizia e sono certissimo che la mia vecchia Pescara, ringiovanita, diventerà sempre più operosa e ardimentosa per dimostrarsi degna del privilegio che oggi tu le accordi. Ti abbraccio”

1928-1940: il periodo fascista[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo di città, completato nel 1935 su progetto dell'architetto Vincenzo Pilotti. La torre campanaria fu distrutta durante gli eventi bellici della seconda guerra mondiale ed immediatamente ricostruita alla fine del conflitto.

Dopo l'unificazione e l'elevazione a capoluogo di Provincia, la città è protagonista di un forte sviluppo edilizio con la costruzione delle nuove sedi di tutte le pubbliche amministrazioni, di scuole e mercati. A tutt'oggi, diversi sono i palazzi ad uso pubblico costruiti in quel periodo, tra i quali il Palazzo di Città, il Palazzo della Provincia, l'allora Palazzo della Prefettura (distrutto durante i bombardamenti di Pescara della seconda guerra mondiale, si trovava all'incrocio fra Viale D'Annunzio e Viale Vittoria Colonna) e diverse scuole della città come il liceo classico Gabriele D'Annunzio.

Nel febbraio del 1928 fu unito al comune di Pescara anche il comune di Spoltore, che però riguadagnerà l'autonomia già nel 1947.

Particolare rilevanza fra le opere pubbliche di quel periodo ebbe il Ponte Littorio, che pur se da inserire nel quadro dell'’esaltazione dei tempi e del regime, fu anche la celebrazione della riunificazione dei due comuni e il simbolo dell’'evoluzione della città. Disegnato da Cesare Bazzani, questo monumento che sostituì la vecchia gabbia di ferro, fu rivestito e rifinito con travertino di Ascoli e granito di Sardegna e arricchito da quattro colonne che sostenevano quattro aquile di bronzo, opera dello scultore Ernesto Brozzi, per ricordare che la costruzione era affidata alla loro custodia quale auspicio di concordia fra le due città ora unite; nel 1935 furono collocate sul ponte anche quattro grandi statue muliebri in bronzo, allegorie delle quattro fonti principali a cui l’Abruzzo attinge le sue attività, cioè il Monte, il Mare, il Fiume e il fertile Piano, realizzate dall’insigne scultore abruzzese Nicola D’Antino.

Il comune visto dal ponte Littorio negli anni 30

L'allora aeroporto della città, il "Campo di Fortuna di Pescara", cambiò nome con decreto ministeriale 25 giugno 1928 e venne denominato, per volontà del d'Annunzio, «Pasquale Liberi», un aviatore abruzzese premiato con la medaglia di bronzo caduto durante la prima guerra mondiale a 25 anni. Sulla sua tomba, nel cimitero di San Silvestro di Pescara, l'epigrafe scritta dallo stesso D'Annunzio recita “… era un piccolo eroe ridente e franco, un gioioso amico del pericolo, un giovane amante della morte che sembrava portare sempre all’orecchio il garofano rosso dell’amata…” .



1940-1945: la Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bombardamento di Pescara.
Ripresa aerea di uno dei bombardamenti sulla città

Diversamente da molte città italiane, regolarmente bombardate già dalle prime fasi del conflitto, fino alla fine di agosto del 1943 Pescara non ebbe un contatto diretto con la guerra, e le normali attività come l'andare al mare od il passeggio serale non si erano mai interrotte, nonostante gli sporadici allarmi e l'oscuramento in atto, e dopo l'annuncio della firma dell'Armistizio di Cassibile in città come nel resto del Paese si era diffusa la convinzione che la guerra fosse finita, lasciando la popolazione completamente impreparata per quello che sarebbe successo nei mesi seguenti.

I bombardamenti di Pescara furono ordinati dal generale Montgomery, ed avevano l'obiettivo di colpire in maniera decisiva le linee di rifornimento dell'esercito tedesco che faceva ampio uso del nodo ferroviario pescarese, in collegamento con Roma ed il nord Italia. Nonostante la violenza dei bombardamenti, l'impeto dell'attacco alla linea Gustav ed il contributo della Brigata Majella, la difesa dell'esercito tedesco in questo settore fu strenua e gli scontri, il cui momento più violento si raggiunse con la battaglia di Ortona, si dilungarono per molti mesi in più del previsto, fino all'inizio di giugno del 1944.

La prima ricognizione sulla città risaliva al 6 aprile, e gli attacchi aerei avvennero Il 31 agosto ed il 14, 17, 18 e 20 settembre del 1943 scaricando sulla città più di 1500 bombe, nel pieno della Campagna d'Italia (1943-1945); i pesanti bombardamenti delle forze alleate causarono la morte di almeno 3000 persone (varie fonti indicano anche un numero di 6000 caduti) e tutta la parte della città a nord del fiume, la vecchia Castellammare, fu rasa al suolo quasi totalmente (alla fine del conflitto si stimò la distruzione di 1265 edifici e 1335 gravemente danneggiati, circa il 78% dei fabbricati cittadini). Fu colpito anche il centro storico della vecchia fortezza, con la cancellazione di tutto il lato meridionale di via dei Bastioni e con la distruzione della vecchia porta cittadina presso il bagno borbonico, oggi ingresso in stile moderno del Museo delle genti d'Abruzzo.

Nei giorni successivi all'armistizio Pescara veniva occupata senza offrire resistenza (la città fu lasciata totalmente sguarnita dal regime, anche l'antiaerea era inesistente in città) dall'esercito tedesco, e dovette subire le razzie e la distruzione delle strutture portuali, fabbricati, strade, ponti e uffici pubblici da parte degli occupanti, che disseminarono di mine la spiaggia ed il territorio circostante; furono eseguiti molti rastrellamenti fra la popolazione (impiegata nella realizzazione delle fortificazioni) ed infine venne ordinato lo sfollamento della città alla fine dell'ottobre '43. La repressione era durissima, come testimoniato dagli avvenimenti dell'11 febbraio 1944, ricordati da una lapide sul posto, in cui 9 partigiani furono fucilati in una cava di argilla di una fornace abbandonata nella zona della Pineta Dannunziana, mentre altri 3 cittadini pescaresi, trovati in possesso di armi da caccia non funzionanti e scariche, furono giustiziati dai tedeschi a colle Orlando il 13 ottobre 1943, anche loro commemorati da un cippo sul posto.

Agli inizi di giugno 1944 i tedeschi abbandonarono Pescara ritirandosi verso nord, lasciandosi alle spalle una città morta, uno spettrale cumulo di rovine dove ogni cosa fu distrutta, dall'aeroporto alle fognature; non vennero risparmiate neanche le statue che adornavano il ponte Littorio, che furono trafugate prima della distruzione dello stesso, le campane delle chiese del Sacro Cuore e di San Cetteo, destinate alla fusione per il recupero del bronzo o la torre comunale, abbattuta per non lasciare punti di riferimento alle artiglierie nemiche; sempre in quel periodo ignoti saccheggiarono la casa natale di Gabriele D'Annunzio, da cui vennero trafugati monili e preziosi appartenuti alla famiglia del poeta; quando finirono i tedeschi, seguitarono gli "sciacalli" locali e del circondario a finire di depredare quanto ancora di valore rimaneva nei palazzi, nei negozi e nelle banche distrutti e disabitati dell'ormai ex città liberty.

Macerie in via Ravenna

Subito dopo, il 10 giugno 1944, gli Alleati e le forze del CIL provenienti da Chieti e Francavilla liberarono Pescara, coadiuvate dalla divisione Nembo del Battaglione S. Marco e da due brigate di truppe indiane del British Indian Army.

Durante la guerra, diversi gruppi di antifascisti operarono nella città. Nel 1940, rientrato dall'esilio francese vi si stabilì l'ex deputato comunista Ettore Croce. Questi, malgrado la sorveglianza della polizia fascista riuscì a raggruppare attorno a sé un piccolo gruppo di discepoli, tra cui il tregliese Mario Bellisario, che costituirono a loro volta piccoli nuclei antifascisti nei loro paesi d'origine e nella stessa Pescara.

Per questi motivi l'8 febbraio del 2001, il Presidente della repubblica, Carlo Azeglio Ciampi ha conferito alla città la medaglia d'oro al merito civile con la seguente motivazione:

Centro strategico sulla linea verso il Nord della Penisola e per il collegamento con la Capitale, durante l'ultimo conflitto mondiale fu teatro di continui e devastanti bombardamenti da parte dell'aviazione alleata e dovette subire le razzie e la distruzione di fabbricati, strade, ponti e uffici pubblici da parte dell'esercito germanico in ritirata. 31 agosto 20 settembre 1943 Pescara.

1946-2000: gli anni del boom[modifica | modifica wikitesto]

Pescara era tornata alla pace e alla vita democratica, ma lo scenario materiale economico e sociale che si presentava agli amministratori era disastroso. Le attività economiche ridotte al minimo, le macerie come principale panorama cittadino, i “senza tetto” si contavano a migliaia, le comunicazioni difficili.

La città ridotta a un cumulo di rovine, rimosse le macerie e sanate alla meno peggio le ferite, prese a crescere di nuovo anche grazie al sempre più vigoroso afflusso di nuovi residenti, favorito dalla depressione delle zone interne d’'Abruzzo e delle regioni limitrofe. Già nel 1951 Pescara, ritrovatasi al centro di un poderoso fenomeno di migrazione interna abruzzese (che seppure attenuato rispetto a quel periodo non si è ancora arrestato), era diventata in pochi anni il centro maggiore della regione raggiungendo il numero di 65 mila abitanti, dilatando l'area urbanizzata ed occupando massicciamente lo spazio tra la ferrovia e la linea del mare, sia a nord che a sud. La città crebbe soprattutto in altezza senza un piano preciso, con la sostituzione di storiche palazzine a due piani e villini con ampi ed anonimi condomini di scarso se non nullo valore estetico, sacrificando verde pubblico e conseguentemente congestionando il centro, concepito molti anni prima del conflitto per densità abitative molto meno pressanti e senza alcuna possibile previsione di quella che sarebbe stata la motorizzazione di massa in Italia.

La vocazione automobilistica di Pescara, già nobilitata dalla Coppa Acerbo e dal mondiale di Formula 1 del '57, ebbe modo di concretizzarsi ulteriormente quando si decise che la 1000 miglia dovesse includere nel suo percorso la città adriatica.

In meno di vent'anni, dal '51 al '71, Pescara raddoppiò il numero degli abitanti raggiungendo i 122 mila residenti, consolidando il ruolo di città universitaria e conoscendo un boom edilizio di grandi proporzioni.

Il Piano regolatore del 1947 di Piccinato; si notano strade mai realizzate e la ferrovia arretrata verso le colline, con stazione prevista nella zona dell'ospedale.

Importante evento per lo sviluppo della città è stata la realizzazione della nuova stazione di Pescara Centrale, inaugurata il 31 gennaio 1988. L'apertura della nuova stazione ha significato molto dal punto di vista urbanistico poiché l'intera linea ferroviaria è stata trasferita su una sede sopraelevata più arretrata verso le colline e priva di intersezioni con le strade della città, così liberandola dai passaggi a livello.

Dal punto di vista politico, dopo una prima fase di efficienti amministrazioni di sinistra, guidate da Italo Giovannucci e Vincenzo Chiola (espressioni di maggioranze PCI-PSI), a partire dal 1956 la città è stata governata ininterrottamente dalla Democrazia Cristiana e dai suoi alleati fino al 1992. Ma queste amministrazioni non suscitarono molto gradimento soprattutto a causa di dissennate azioni urbanistiche, fra le quali spiccano la demolizione degli edifici superstiti del lato meridionale di corso Umberto I negli anni 60 e la loro ricostruzione in anonimi condomini e la demolizione nel 1963 dello storico Teatro Pomponi sul lungomare (che a sua volta aveva già rimpiazzato nel 1923 il Padiglione marino, primo stabilimento balneare cittadino e kursaal di Castellammare, risalente alla fine dell'800), sacrificato per non affrontare costosi interventi di recupero; l'abbattimento del teatro tuttavia era stato previsto già dai piani di ricostruzione del '47 di Luigi Piccinato, spesso largamente ignorati, in favore di un parco della Riviera, anch'esso mai realizzato.

Le elezioni del 1993, immediatamente successive gli eventi di Mani pulite, furono le prime in cui i sindaci furono eletti direttamente dai cittadini e videro la coalizione dei Progressisti guidata dall'indipendente di sinistra Mario Collevecchio battere la lista civica di ispirazione Dc-Psi. Ma dopo una esperienza di governo di appena otto mesi, le elezioni furono annullate e nella tornata elettorale successiva del '94 vinse la coalizione di centro-destra, capeggiata dal sindaco Carlo Pace che governò la città per due mandati, fino al 2003. In questo periodo la Città' iniziò' un periodo di trasformazione urbanistica-culturale, approvando il nuovo PRG e realizzando nuovi spazi museali ed un parco culturale nella Pineta D'Annunziana.


Stazione Centrale di Pescara, completata nel 1988

Dal 2001 in poi[modifica | modifica wikitesto]

Via Firenze, cardo del centro città, dopo la riqualificazione del 2011
Ponte Flaiano, costruito nel 2017

L'amministrazione di centro-sinistra eletta nelle elezioni del 2003, ha avviato l'opera di rilancio dell'impianto urbanistico della città, ripristinando l'uso di zone ed edifici storici abbandonati come l'ex caserma Cocco (oggi parco pubblico), la stazione di Porta Nuova e l'ex fabbrica dell'Aurum, realizzando molti progetti come la pedonalizzazione delle aree centrali e la creazione di una rete di piste ciclabili, e dotando la città di grandi opere come il ponte del mare ed il Ponte Flaiano, che hanno inciso sull'aspetto della città e sulla sua qualità della vita.

Nel 2009 la città ha ospitato i XVI Giochi del Mediterraneo superando le altre due città candidate Patrasso e Fiume nelle votazioni del comitato internazionale.

Area metropolitana[modifica | modifica wikitesto]

Già a partire dagli anni 80, Pescara insieme a Chieti è al centro di una vasta area metropolitana sempre più integrata ed interdipendente. Le amministrazioni degli ultimi anni hanno cercato di assecondare questo ruolo sia dal punto di vista urbanistico, cercando di costruire le infrastrutture di mobilità opportune, sia dal punto di vista della pianificazione dei servizi che vengono offerti a ridosso dei confini del comune ma al centro della conurbazione, come centri commerciali, zone industriali, e, soprattutto, il trasporto pubblico locale.

La suddetta area vista dall'alto offre l'immagine di una T; dalla vallata che parte ai piedi di Chieti, punta sul mare e si allarga con le ali sulla riviera, a nord verso Montesilvano ed a sud verso Francavilla al Mare. Essa comprende i Comuni di Pescara, Montesilvano, Francavilla al Mare, Silvi, Città Sant'Angelo, Chieti, Spoltore, Cappelle sul Tavo e San Giovanni Teatino e conta circa 350.000 abitanti.

Ponte del Mare, inaugurato nel 2009

Nuova Pescara[modifica | modifica wikitesto]

In data 25 maggio 2014 i residenti dei comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore si sono espressi in un referendum a favore dell'istituzione di un unico comune. Partecipò al voto il 69,46% degli aventi diritto e di questi il 64% si espresse a favore della fusione (A Montesilvano ha risposto Sì il 52,23% dei votanti. Ha prevalso il Sì anche a Pescara con il 70,32% e a Spoltore con il 51,15%.). La relativa legge regionale è stata approvata in data 8 agosto 2018, fissando il 1º gennaio 2022 come data di nascita del nuovo comune[13].

Comuni interessati Residenti al

censim. 2011

(pop. legale)

Residenti al

31/12/2015

Superficie

km²

Densità al

31/12/2015

ab./km²

Montesilvano 50.413 53.738 23,5746 2.279
Pescara 117.166 121.014 34,3630 3.522
Spoltore 18.566 19.366 37,0144 523
Nuova Pescara 186.145 194.118 94,9520 2.044

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[14]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A.L. Antinori, Annali degli Abruzzi, Vol. IV, Bologna, Forni, 1972, p. sub anno 595.
  2. ^ A. L. Antinori, Annali degli Abruzzi, VI, Bologna, Forni Editore, 1971, p. sub anno 1059.
  3. ^ A. L. Antinori, Annali degli Abruzzi, VI, Bologna, Forni Editore, 1971, pp. sub anno 1090 sub voce "Carpineto".
  4. ^ A. L. Antinori, Annali degli Abruzzi, VI, Bologna, Forni Editore, 1971, pp. sub anno 1095 sub voce "Chieti".
  5. ^ Simonluca Perfetto e Achille Giuliani, Politica feudale e monetaria di Alfonso d'Aragona. Il Marchesato di Pescara in potere degli Avalos-Aquino e la sconosciuta zecca aragonese di Rocca San Giovanni, Cassino, Libreria Classica Editrice Diana, 2013.
  6. ^ Storia di Pescara: ecco cosa rimane della Fortezza Borbonica. - IlPescara.it, su ilpescara.it, aprile 2016.
  7. ^ Simonluca Perfetto, Il commercio dell'olio attraverso la via portuale della Pescara spagnola (1554-1557), Museo delle Genti d'Abruzzo, 2014.
  8. ^ Quando i turchi terrorizzavano gli abruzzesi. Il Centro, su ricerca.gelocal.it, febbraio 2017.
  9. ^ F.lli la Galla Francesco Farina, Ricordi di Pescara nell'anno 1860: nella ricorrenza del cinquantenario, 1910.
  10. ^ Re Vittorio Emanuele II profetizzò: Pescara grande città commerciale. Il Centro, su ilcentro.gelocal.it, febbraio 2017 (archiviato dall'url originale il 22 febbraio 2017).
  11. ^ R.D.L. 2 gennaio 1927, n. 1, art. 1
  12. ^ R.D.L. 2 gennaio 1927, n. 1, art. 4
  13. ^ Vito de Luca, C’è una prima data: Nuova Pescara dal 2019, in Il Centro, 6 febbraio 2016.
  14. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Battaglini, La provincia dannunziana, la provincia, il comune e la città di Pescara, i comuni minori, Milano, Arti grafiche Alfieri & Lacroix, 1936.
  • Paolo Avarello, Aldo Cuzzer e Francesco Strobbe, Pescara, contributo per un'analisi urbana, Roma, Bulzoni, 1976.
  • Raffaele Colapietra, Pescara, 1860-1927, Pescara, Costantini, 1980.
  • A. Carnemolla e C. Pozzi (a cura di), La città, le idee : Pescara nelle interviste a cinque architetti, L'Aquila, Marcello Ferri, 1981.
  • Luigi Lopez, Pescara: dalla Vestina Aterno al 1815, L'Aquila, Deputazione Abruzzese di Storia Patria, 1985.
  • Luigi Lopez, Pescara, dalla restaurazione al 1860, L'Aquila, Deputazione Abruzzese di Storia Patria, 1990.
  • Era Pescara, immagini di storia della città, Pescara, Soprintendenza archivistica per l'Abruzzo, 1993.
  • Orlando Serra, Storia di Pescara e cultura universale, dal 1500 a.C. al 1995 d.C., Pescara, Landoor Harres, 1995.
  • Cristina Bianchetti, Le città nella storia d'Italia. Pescara, Bari, Laterza, 1997.
  • Pescara: città, provincia, documenti e curiosità d'archivio sulle origini di una nuova istituzione, 1901-1927, Pescara, Soprintendenza archivistica per l'Abruzzo e il Molise, 1997.
  • Federico Valeriani, Racconti della memoria di una Pescara dannunziana, Pescara, 1997.
  • Licio Di Biase, Castellamare nel tempo, Pescara, Scep/Tracce, 1998.
  • Licio Di Biase, I giorni della Pescara - Come nacquero il nuovo comune e la nuova provincia, Pescara, Scep, 2006.
  • Licio Di Biase, Prima Kursall, poi distilleria...oggi è l'Aurum, Pescara, Tracce/Scep, 2007.
  • Licio Di Biase, La Madonna dei Sette Dolori tra storia e leggenda, Pescara, Tracce/Scep, 2008.
  • Licio Di Biase, La Madonna dei Sette Dolori tra storia e leggenda, Pescara, Tracce, 2008.
  • Simonluca Perfetto, Il commercio dell'olio attraverso la via portuale della Pescara spagnola (1554-1557), Pescara, Museo delle Genti d'Abruzzo, 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]