Antonio Cederna

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on. Antonio Cederna
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Antonio cederna.jpg
Luogo nascita Milano
Data nascita 27 ottobre 1921
Luogo morte Sondrio
Data morte 27 agosto 1996
Titolo di studio Laurea in archeologia classica
Professione giornalista e scrittore
Partito SI
Legislatura X
Gruppo Sinistra Indipendente
Collegio Roma
Incarichi parlamentari
  • vicepresidente della VIII commissione lavori pubblici (4 agosto 1987 - 22 aprile 1992)
Pagina istituzionale

Antonio Cederna (Milano, 27 ottobre 1921[1]Sondrio, 27 agosto 1996[1]) è stato un giornalista, ambientalista, politico e intellettuale italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Giulio Cederna e di Ersilia Gabba, fratello della giornalista Camilla Cederna e padre di Giuseppe, Camilla e Giulio Cederna; nipote di Antonio, valtellinese di modeste condizioni, prima garibaldino e poi imprenditore di cotone a Milano. La madre Ersilia, figlia di Luigi Gabba, garibaldino e professore al Politecnico di Milano, è una delle prime donne in Italia a conseguire la laurea (in germanistica)[2].

Nel 1943, per sfuggire alla chiamata alle armi dell'esercito della Repubblica di Salò, si rifugia in Svizzera; viene arrestato e internato nel campo di lavoro forzato di Buren. Nel 1945 riesce a rientrare in Italia.

Si laurea in Archeologia classica all'Università di Pavia nel 1947 con una tesi sulla scultura tardo-romana e consegue il diploma alla scuola di perfezionamento di Roma nel 1951. Abbandona quasi subito però l'archeologia per dedicarsi con passione e impegno a campagne di stampa volte a sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi inerenti alla salvaguardia del territorio, del patrimonio naturale e culturale italiano.

L'attività di giornalista e di scrittore[modifica | modifica wikitesto]

« La lotta per la salvaguardia dei valori storico-naturali del nostro paese è la lotta stessa per l'affermazione della nostra dignità di cittadini, la lotta per il progresso e la coscienza civica contro la provocazione permanente di pochi privilegiati onnipotenti. »
(Antonio Cederna, Salvaguardia dei centri storici e sviluppo urbanistico, in Casabella 250, 1961)

La tesi della scuola di perfezionamento, una relazione sui risultati di uno scavo effettuato insieme all'archeologo Lucos Cozza a Carsoli, viene pubblicata su importanti riviste specialistiche. A seguito di ciò Elena Croce lo chiama a collaborare alla rivista Lo spettatore italiano occupandosi prevalentemente di critica d'arte[2]; un suo articolo viene notato da Carlo Antoni, che lo segnala a Mario Pannunzio. Da questo momento, è il 1950, Cederna inizia a collaborare con il settimanale Il Mondo[3]. Il primo articolo per Il Mondo è del 2 luglio 1949[2].

Nell'Italia della ripresa economica e della ricostruzione sono sempre più grandi le minacce al patrimonio artistico, storico e paesaggistico italiano: Cederna abbandona l'archeologia e si dedica alla denuncia sistematica dell'attività di rovina dei beni culturali e del territorio italiani. Si dedica alla difesa dei centri storici italiani (Roma, Milano e Venezia) dagli sventramenti e dalla speculazione edilizia selvaggia, è a favore della costituzione del Parco dell'Appia Antica a Roma, a rischio cementificazione e della tutela dei parchi nazionali e delle coste valorizzando le zone umide da svantaggiose opere di bonifica.

« Oggetto privilegiato di annientamento sono le "zone umide", lagune, paludi, laghi, acquitrini e stagni costieri: quegli ambienti cioè che sono più ricchi di vita e di sostanze organiche, quindi i più produttivi della terra, oltre ad essere un insostituibile laboratorio vivente per la ricerca scientifica. In tutto il mondo è in atto un'autentica riabilitazione delle paludi[...]; da noi invece la "Direzione Generale delle Bonifiche" del Ministero dell'Agricoltura e Foreste ha per lungo tempo continuato imperterrita, tramite gli appositi enti di bonifica, a trasformarle in campi di grano o di barbabietole, contro ogni logica economica. Il fatto che quegli ambienti, se ben sfruttati, possono fornire una produzione di pesce per ettaro superiore a qualsiasi reddito agricolo; che siano indispensabili all'autoregolazione dei corsi d'acqua e quindi alla prevenzione di alluvioni, inondazioni, straripamenti; che svolgano un'importante funzione termoregolatrice del clima e per la conservazione delle falde freatiche; che siano luogo di sosta per le correnti migratorie di innumerevoli specie di uccelli[...]; che oltretutto possono essere utilizzate per i più vari usi del tempo libero, e via dicendo; tutto ciò non dice nulla ai nostri ostinati, anacronistici seguaci della battaglia del grano di infausta memoria. »
(Antonio Cederna La distruzione della natura in Italia p. 56, 1975)

Scrive su Il Mondo fino a quando il giornale non chiude (1966). Dal 1966 al 1969 scrive sulle riviste Abitare e Casabella, dal 1967 al 1981 sul Il Corriere della Sera, poi, tra il 1981 e il 1996 collabora con La Repubblica e L'Espresso[2].

Pubblica molti libri sulla distruzione del patrimonio artistico, storico e paesaggistico italiano: I Vandali in casa (Laterza, 1965), La distruzione della natura in Italia (Einaudi, 1975), Mussolini urbanista (Laterza, 1980), Brandelli d'Italia (Newton Compton, 1991).

All'opera di giornalista e scrittore affianca l'attività di divulgatore con la partecipazione a convegni, manifestazioni e campagne politiche.

L'attività politica e istituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1955 è tra i fondatori di Italia Nostra, di cui è poi consigliere nazionale (dal 1960), presidente della Sezione Romana (dal 1980[4]), e socio onorario.

Negli anni settanta fa parte della VI sezione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. È consigliere comunale di Roma dal 1958 al 1961 e dal 1989 al 1993 e deputato della Sinistra Indipendente dal 1987 al 1992, in parlamento contribuisce alla stesura di leggi per la difesa del territorio e la tutela del patrimonio naturale, come la legge per Roma Capitale e la Legge Quadro sulle aree naturali protette[3].

Il Parco dell'Appia Antica[modifica | modifica wikitesto]

Via Appia antica nei pressi di Quarto Miglio.

Tra le sue battaglie, quella per la tutela dell'Appia Antica è stata un fil rouge durante tutta la sua esistenza: ad essa ha dedicato più di 140 articoli. Nel 1993 viene nominato Presidente dell’Azienda Consortile per il Parco dell'Appia Antica[5], e si batte duramente perché il progetto del Parco possa decollare. Gli viene offerta da un vasto schieramento democratico e ambientalista la candidatura a Sindaco di Roma, ma rifiuta[3].

Muore il 27 agosto del 1996; sei mesi dopo, il 9 marzo 1997, viene festeggiata la prima domenica a piedi sull'Appia[6].

L'Archivio Cederna[modifica | modifica wikitesto]

Da novembre 2008 la villa di Capo di Bove, situata nell'omonimo sito archeologico lungo la via Appia, ospita l'Archivio Antonio Cederna[7]; lo compongono materiali che coprono un arco temporale che va dagli anni 1940 agli anni 1990: la corrispondenza ufficiale e personale, fotografie, appunti manoscritti, articoli, mappe e planimetrie, documenti inediti. È conservata qui anche la sua biblioteca: 4.000 volumi di archeologia, urbanistica, architettura, ambiente, storia di Roma, storia dell'Arte, legislazione sulla salvaguardia di beni storico-artistici e paesaggistici[8].

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Sposato nel 1956, ha avuto tre figli: Giuseppe, Camilla e Giulio[2]. Era fratello della scrittrice e giornalista Camilla Cederna.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte
— Roma, 28 marzo 1994.[9]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1970 ha ricevuto il Premio Saint-Vincent per il giornalismo.

La città di Milano gli ha dedicato dei giardini pubblici [10] .

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Biografia di Antonio Cederna, Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna. URL consultato il 16 luglio 2010.
  2. ^ a b c d e Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ufficio Centrale per i Beni Ambientali e Paesaggistici; Centro di Documentazione Antonio Cederna, Beni culturali, urbanistica e paesaggio nell'opera di Antonio Cederna, 1921-1996, Prima Conferenza Nazionale sul Paesaggio, (con CD-ROM), Roma, 1999.
  3. ^ a b c Biografia di Antonio Cederna, Parco Regionale Appia Antica. URL consultato il 16 luglio 2010.
  4. ^ http://www.italianostra.org/nostre_pubblicazioni/images/centri_storici_citta_indice.pdf
  5. ^ bilancio def
  6. ^ Parco Regionale Appia Antica - Sito ufficiale
  7. ^ La sede - Archivio Antonio Cederna, Archivio Antonio Cederna. URL consultato il 18 maggio 2012 (archiviato il 13 aprile 2013).
  8. ^ Archivio Cederna, Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. URL consultato il 18 maggio 2012 (archiviato il 13 aprile 2013).
  9. ^ Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte: Antonio Cederna Presidente di Italia Nostra
  10. ^ Vittorio Sgarbi, Intitolati ad Antonio Cederna i giardini di via Principe Eugenio. Sgarbi: “Un luogo che ricorda il suo impegno per l’ambiente”, su comune.milano.it, 30 maggiio 2007. URL consultato l'11 maggio 2016 (archiviato l'11 maggio 2016).

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Cederna, I vandali in casa, Bari, Laterza, 1956.
  • Antonio Cederna, I vandali in casa, 2ª ed., Bari, Laterza, 2007, ISBN 978-88-420-8050-3.
  • Antonio Cederna, Mirabilia Urbis: cronache romane, 1957-65, Torino, Einaudi, 1965.
  • Antonio Cederna, La distruzione della natura in Italia, Torino, Einaudi, 1975.
  • Antonio Cederna, Italo Insolera; Fulco Pratesi, La difesa del territorio. Testi per Italia Nostra, Milano, Mondadori, 1976.
  • Antonio Cederna, Mussolini urbanista, Bari, Laterza, 1979.
  • Antonio Cederna, Mussolini urbanista. Lo sventramento di Roma negli anni del consenso, 2ª ed., Corte del Fontego, 2006, ISBN 978-88-95124-01-8.
  • Antonio Cederna, Brandelli d'Italia. Come distruggere il bel paese: sventramento di centri storici, lottizzazioni di foreste, cementificazione, Roma, Newton Compton, 1991.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Pia Guermandi, CEDERNA, Antonio, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2013. URL consultato il 4 agosto 2014.
  • Gabriella Gallerani e Carlo Tovoli (a cura di), In nome del Bel Paese. Scritti di Antonio Cederna sull'Emilia-Romagna (1954-1991), Bologna, Quaderni IBC, 1998.
  • Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ufficio Centrale per i Beni Ambientali e Paesaggistici; Centro di Documentazione Antonio Cederna, Beni culturali, urbanistica e paesaggio nell'opera di Antonio Cederna, 1921-1996, Prima Conferenza Nazionale sul Paesaggio, (con CD-ROM), Roma, 1999.
  • Maria Pia Guermandi e Valeria Cicala (a cura di), Un italiano scomodo. Attualità e necessità di Antonio Cederna, Bologna, Bononia University Press, 2007, ISBN 978-88-7395-211-4.
  • Maria Antonelli Carandini e Vanna Mannucci (a cura di), Antonio Cederna. Archeologo, giornalista, uomo, poeta, Roma, Edizione Palombi Editori, 2008, ISBN 978-88-6060-138-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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