Antonio Cederna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Antonio Cederna
Antonio cederna.jpg

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature X
Gruppo
parlamentare
Sinistra Indipendente
Collegio Roma
Incarichi parlamentari
  • vicepresidente della VIII commissione lavori pubblici (4 agosto 1987 - 22 aprile 1992)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico SI
Titolo di studio Laurea in archeologia classica
Professione giornalista e scrittore

Antonio Cederna (Milano, 27 ottobre 1921[1]Sondrio, 27 agosto 1996[1]) è stato un giornalista, ambientalista, politico e intellettuale italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Giulio Cederna e di Ersilia Gabba, fratello della giornalista Camilla Cederna e padre di Giuseppe, Camilla e Giulio Cederna; nipote di Antonio, valtellinese di modeste condizioni, prima garibaldino e poi imprenditore di cotone a Milano. La madre Ersilia, figlia di Luigi Gabba, garibaldino e professore al Politecnico di Milano, è una delle prime donne in Italia a conseguire la laurea (in germanistica)[2].

Nel 1943, per sfuggire alla chiamata alle armi dell'esercito della Repubblica di Salò, si rifugia in Svizzera; viene arrestato e internato nel campo di lavoro forzato di Buren. Nel 1945 riesce a rientrare in Italia.

Si laurea in Archeologia classica all'Università di Pavia nel 1947 con una tesi sulla scultura tardo-romana e consegue il diploma alla scuola di perfezionamento di Roma nel 1951. Abbandona quasi subito però l'archeologia per dedicarsi con passione e impegno a campagne di stampa volte a sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi inerenti alla salvaguardia del territorio, del patrimonio naturale e culturale italiano.

L'attività di giornalista e di scrittore[modifica | modifica wikitesto]

« La lotta per la salvaguardia dei valori storico-naturali del nostro paese è la lotta stessa per l'affermazione della nostra dignità di cittadini, la lotta per il progresso e la coscienza civica contro la provocazione permanente di pochi privilegiati onnipotenti. »

(Antonio Cederna, Salvaguardia dei centri storici e sviluppo urbanistico, in Casabella 250, 1961)

La tesi della scuola di perfezionamento, una relazione sui risultati di uno scavo effettuato insieme all'archeologo Lucos Cozza a Carsoli, viene pubblicata su importanti riviste specialistiche. A seguito di ciò Elena Croce lo chiama a collaborare alla rivista Lo spettatore italiano occupandosi prevalentemente di critica d'arte[2]; un suo articolo viene notato da Carlo Antoni, che lo segnala a Mario Pannunzio. Da questo momento, è il 1950, Cederna inizia a collaborare con il settimanale Il Mondo[3]. Il primo articolo per Il Mondo è del 2 luglio 1949[2].

Nell'Italia della ripresa economica e della ricostruzione sono sempre più grandi le minacce al patrimonio artistico, storico e paesaggistico italiano: Cederna abbandona l'archeologia e si dedica alla denuncia sistematica dell'attività di rovina dei beni culturali e del territorio italiani. Si dedica alla difesa dei centri storici italiani (Roma, Milano e Venezia) dagli sventramenti e dalla speculazione edilizia selvaggia, è a favore della costituzione del Parco dell'Appia Antica a Roma, a rischio cementificazione e della tutela dei parchi nazionali e delle coste valorizzando le zone umide da svantaggiose opere di bonifica.

« Oggetto privilegiato di annientamento sono le "zone umide", lagune, paludi, laghi, acquitrini e stagni costieri: quegli ambienti cioè che sono più ricchi di vita e di sostanze organiche, quindi i più produttivi della terra, oltre ad essere un insostituibile laboratorio vivente per la ricerca scientifica. In tutto il mondo è in atto un'autentica riabilitazione delle paludi[...]; da noi invece la "Direzione Generale delle Bonifiche" del Ministero dell'Agricoltura e Foreste ha per lungo tempo continuato imperterrita, tramite gli appositi enti di bonifica, a trasformarle in campi di grano o di barbabietole, contro ogni logica economica. Il fatto che quegli ambienti, se ben sfruttati, possono fornire una produzione di pesce per ettaro superiore a qualsiasi reddito agricolo; che siano indispensabili all'autoregolazione dei corsi d'acqua e quindi alla prevenzione di alluvioni, inondazioni, straripamenti; che svolgano un'importante funzione termoregolatrice del clima e per la conservazione delle falde freatiche; che siano luogo di sosta per le correnti migratorie di innumerevoli specie di uccelli[...]; che oltretutto possono essere utilizzate per i più vari usi del tempo libero, e via dicendo; tutto ciò non dice nulla ai nostri ostinati, anacronistici seguaci della battaglia del grano di infausta memoria. »

(Antonio Cederna La distruzione della natura in Italia p. 56, 1975)

Scrive su Il Mondo fino a quando il giornale non chiude (1966). Dal 1966 al 1969 scrive sulle riviste Abitare e Casabella, dal 1967 al 1981 sul Il Corriere della Sera, poi, tra il 1981 e il 1996 collabora con La Repubblica e L'Espresso[2].

Pubblica molti libri sulla distruzione del patrimonio artistico, storico e paesaggistico italiano: I Vandali in casa (Laterza, 1965), La distruzione della natura in Italia (Einaudi, 1975), Mussolini urbanista (Laterza, 1980), Brandelli d'Italia (Newton Compton, 1991).

All'opera di giornalista e scrittore affianca l'attività di divulgatore con la partecipazione a convegni, manifestazioni e campagne politiche.

L'attività politica e istituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1955 è tra i fondatori di Italia Nostra, di cui è poi consigliere nazionale (dal 1960), presidente della Sezione Romana (dal 1980[4]), e socio onorario.

Negli anni settanta fa parte della VI sezione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. È consigliere comunale di Roma dal 1958 al 1961 e dal 1989 al 1993 e deputato della Sinistra Indipendente dal 1987 al 1992, in parlamento contribuisce alla stesura di leggi per la difesa del territorio e la tutela del patrimonio naturale, come la legge per Roma Capitale e la Legge Quadro sulle aree naturali protette[3].

Il Parco dell'Appia Antica[modifica | modifica wikitesto]

Via Appia antica nei pressi di Quarto Miglio.

Tra le sue battaglie, quella per la tutela dell'Appia Antica è stata un fil rouge durante tutta la sua esistenza: ad essa ha dedicato più di 140 articoli. Nel 1993 viene nominato Presidente dell'Azienda Consortile per il Parco dell'Appia Antica[5], e si batte duramente perché il progetto del Parco possa decollare. Gli viene offerta da un vasto schieramento democratico e ambientalista la candidatura a Sindaco di Roma, ma rifiuta[3].

Muore il 27 agosto del 1996; sei mesi dopo, il 9 marzo 1997, viene festeggiata la prima domenica a piedi sull'Appia[6].

L'Archivio Cederna[modifica | modifica wikitesto]

Da novembre 2008 la villa di Capo di Bove, situata nell'omonimo sito archeologico lungo la via Appia, ospita l'Archivio Antonio Cederna[7]; lo compongono materiali che coprono un arco temporale che va dagli anni 1940 agli anni 1990: la corrispondenza ufficiale e personale, fotografie, appunti manoscritti, articoli, mappe e planimetrie, documenti inediti. È conservata qui anche la sua biblioteca: 4.000 volumi di archeologia, urbanistica, architettura, ambiente, storia di Roma, storia dell'Arte, legislazione sulla salvaguardia di beni storico-artistici e paesaggistici[8].

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Sposato nel 1956, ha avuto tre figli: Giuseppe, Camilla e Giulio[2]. Era fratello della scrittrice e giornalista Camilla Cederna.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte
— Roma, 28 marzo 1994.[9]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1970 ha ricevuto il Premio Saint-Vincent per il giornalismo.

La città di Milano gli ha dedicato dei giardini pubblici [10] .

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Biografia di Antonio Cederna, Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna. URL consultato il 16 luglio 2010.
  2. ^ a b c d e Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ufficio Centrale per i Beni Ambientali e Paesaggistici; Centro di Documentazione Antonio Cederna, Beni culturali, urbanistica e paesaggio nell'opera di Antonio Cederna, 1921-1996, Prima Conferenza Nazionale sul Paesaggio, (con CD-ROM), Roma, 1999.
  3. ^ a b c Biografia di Antonio Cederna, Parco Regionale Appia Antica. URL consultato il 16 luglio 2010.
  4. ^ http://www.italianostra.org/nostre_pubblicazioni/images/centri_storici_citta_indice.pdf
  5. ^ bilancio def
  6. ^ Parco Regionale Appia Antica - Sito ufficiale
  7. ^ La sede - Archivio Antonio Cederna, Archivio Antonio Cederna. URL consultato il 18 maggio 2012 (archiviato il 13 aprile 2013).
  8. ^ Archivio Cederna, Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. URL consultato il 18 maggio 2012 (archiviato il 13 aprile 2013).
  9. ^ Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte: Antonio Cederna Presidente di Italia Nostra
  10. ^ Vittorio Sgarbi, Intitolati ad Antonio Cederna i giardini di via Principe Eugenio. Sgarbi: “Un luogo che ricorda il suo impegno per l’ambiente”, su comune.milano.it, 30 maggio 2007. URL consultato l'11 maggio 2016 (archiviato l'11 maggio 2016).

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Cederna, I vandali in casa, Bari, Laterza, 1956.
  • Antonio Cederna, I vandali in casa, 2ª ed., Bari, Laterza, 2007, ISBN 978-88-420-8050-3.
  • Antonio Cederna, Mirabilia Urbis: cronache romane, 1957-65, Torino, Einaudi, 1965.
  • Antonio Cederna, La distruzione della natura in Italia, Torino, Einaudi, 1975.
  • Antonio Cederna, Italo Insolera; Fulco Pratesi, La difesa del territorio. Testi per Italia Nostra, Milano, Mondadori, 1976.
  • Antonio Cederna, Mussolini urbanista, Bari, Laterza, 1979.
  • Antonio Cederna, Mussolini urbanista. Lo sventramento di Roma negli anni del consenso, 2ª ed., Corte del Fontego, 2006, ISBN 978-88-95124-01-8.
  • Antonio Cederna, Brandelli d'Italia. Come distruggere il bel paese: sventramento di centri storici, lottizzazioni di foreste, cementificazione, Roma, Newton Compton, 1991.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Pia Guermandi, CEDERNA, Antonio, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2013. URL consultato il 4 agosto 2014.
  • Gabriella Gallerani e Carlo Tovoli (a cura di), In nome del Bel Paese. Scritti di Antonio Cederna sull'Emilia-Romagna (1954-1991), Bologna, Quaderni IBC, 1998.
  • Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ufficio Centrale per i Beni Ambientali e Paesaggistici; Centro di Documentazione Antonio Cederna, Beni culturali, urbanistica e paesaggio nell'opera di Antonio Cederna, 1921-1996, Prima Conferenza Nazionale sul Paesaggio, (con CD-ROM), Roma, 1999.
  • Maria Pia Guermandi e Valeria Cicala (a cura di), Un italiano scomodo. Attualità e necessità di Antonio Cederna, Bologna, Bononia University Press, 2007, ISBN 978-88-7395-211-4.
  • Maria Antonelli Carandini e Vanna Mannucci (a cura di), Antonio Cederna. Archeologo, giornalista, uomo, poeta, Roma, Edizione Palombi Editori, 2008, ISBN 978-88-6060-138-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF: (EN34468918 · ISNI: (EN0000 0000 8370 939X · SBN: IT\ICCU\CFIV\032074 · LCCN: (ENn80057111 · GND: (DE133965996 · BNF: (FRcb12020012v (data)