Casabella

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Casabella
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StatoItalia Italia
Linguaitaliano e inglese
Periodicitàmensile
Generearchitettura, urbanistica e design
Fondazione1928
Sedevia privata Mondadori, 1 - Segrate (MI)
EditoreArnoldo Mondadori Editore
Diffusione cartacea40.000 (2017)
DirettoreFrancesco Dal Co
ISSN0008-7181 (WC · ACNP)
Sito web
 
Tre numeri della rivista

Casabella è uno storico periodico di architettura, urbanistica e design a cadenza mensile, edito da Arnoldo Mondadori Editore.

Fondata nel 1928 a Torino come La casa bella, il nome della rivista fu modificato più volte: Casabella-Costruzioni nel 1938, Costruzioni-Casabella nel 1940, Casabella Continuità dal 1953 al 1965.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla fondazione alla seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

La testata ebbe origine con il nome La casa bella e nacque a Torino a inizio Novecento; il primo numero della rivista titolava La casa bella, rivista per gli amatori della casa bella, aveva cinquanta pagine e costava appena 8 lire.[1] Nel 1928 la redazione della rivista venne trasferita a Milano e Guido Marangoni ne assunse la direzione. Nel 1933 con la direzione di Giuseppe Pagano Pogatschnig, già collaboratore di Edoardo Persico, la rivista cambiò nome in Casabella e fu edita da Editoriale Domus.[2] Dal 1938 cambiò nuovamente il nome e divenne prima Casabella-Costruzioni, per poi diventare, due anni dopo, nel 1940, Costruzioni-Casabella. Con la direzione di Giuseppe Pagano ed Edoardo Persico nel 1935 la rivista affrontò i temi dell'architettura razionalista, criticando l'architettura fascista[3].

Dal n. 97 del gennaio 1936 la rivista fu diretta solo da Giuseppe Pagano e sono gli anni più difficili. L'iniziale entusiasmo verso un'architettura d'impronta moderna capace di dialogare con i temi mondiali si spegne osservando la deriva monumentale enfatizzata da Marcello Piacentini e intrapresa dai gerarchi di quel periodo. L'editoriale “Potremo salvarci dalle false tradizioni e delle ossessioni monumentali” del gennaio 1941 n. 157 determina una rottura con un richiamo ufficiale di Gherardo Casini direttore generale della stampa. Richiamo che Pagano non volle ascoltare scrivendo un successivo articolo “Occasioni perdute” che costò il sequestro del seguente numero di febbraio[4].

Nel 1943 Giuseppe Pagano viene più volte imprigionato, il 9 novembre del 1944 fu deportato nel campo di concentramento di Mauthausen dove morì il 22 aprile 1945 tredici giorni prima della liberazione del campo. La rivista sospende le pubblicazioni per decreto del Ministero della Cultura Popolare nel dicembre del 1943.

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1946, grazie all'editore Gianni Mazzocchi (il fondatore di editoriale Domus, la storica casa editrice della rivista Domus) riprendono le pubblicazioni, escono tre numeri di Costruzioni tra i quali il numero monografico di dicembre numero 195/198 sull'ultimo direttore, deceduto in prigionia, ad opera degli amici Franco Albini e Giancarlo Palanti. Segue un nuovo periodo d'inattività dal 1947 al 1953[5].

Ritrova la sua regolare pubblicazione nel gennaio del 1954 diretta da Ernesto Nathan Rogers (già direttore dal 1946 al 1947 di Domus), che ne modifica il nome in Casabella Continuità. Nel 1964 dopo trent'anni la rivista non sarà più edita dal gruppo Editoriale Domus, perché verrà rilevata da Giorgio Fantoni e Mimmo Vitta Zelman della Gorlich e diretta da Alessandro Mendini[6].

Nell'agosto del 1965 con il neo direttore Gian Antonio Bernasconi la rivista torna a chiamarsi soltanto Casabella (nome ancora in vigore).

Gli anni settanta: il periodo radicale[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni settanta il periodo è influenzato dai movimenti del cosiddetto "radical design", la rivista è diretta da Alessandro Mendini fino al 1976[7]. Nel 1977 cambia editore Gruppo Editoriale Electa e passa la direzione a Tomás Maldonado dopo un breve passaggio come direttore di Bruno Alfieri nel 1976.

Dagli anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo del 1982 la direzione passa a Vittorio Gregotti e nel 1988 entra nella società Elemond. Dal 1996 il direttore è Francesco Dal Co, nel 2002 cambia l'editore Arnoldo Mondadori Editore che assorbe il Gruppo Editoriale Electa[8]. Dal 2009 la rivista è passata da 10 a 12 numeri l'anno[9]. Nel 2010 viene inaugurato a Milano uno spazio espositivio dedicato alla rivista con il nome Casabella Laboratorio, in cui vengono organizzati eventi e conferenze[10].

Nel primo numero del 2012 n. 809 cambia l'impaginazione con una maggiore attenzione ai servizi fotografici e inaugura una nuova rubrica merry-go-round riprendendo un editoriale del 1952 di George Howe del primo numero di «Perspecta», una rivista ideata per gli studenti dell'Università di Yale.[11]

All'inizio del 2015 la rivista avvia il progetto Casabella-Formazione, con il quale creare un'offerta culturale ricca di incontri e workshop per i propri lettori. Nel gennaio 2017 cambia grafica e copertina[12].

La rivista Casabella nel corso della sua storia ha avuto come collaboratori editoriali molti architetti, designer e critici di fama mondiale tra cui: Joseph Abram, James Ackerman, Nicholas Adams, Giulio Carlo Argan, Gae Aulenti, Reyner Banham, Pietro Maria Bardi, Eugenio Battisti, Leonardo Benevolo, Carlo Bertelli, Oriol Bohigas, Massimo Bontempelli, Tilmann Buddensieg, Massimo Cacciari, Guido Canella, Germano Celant, Giorgio Ciucci, Jean-Louis Cohen, Alan Colquhoun, Claudia Conforti, Hubert Damish, Giancarlo De Carlo, Renato De Fusco, Irenio Diotallevi, Gillo Dorfles, Robin Evans, Bruno Fortier, Paolo Fossati, Kurt Forster, Kenneth Frampton, Alfonso Gatto, Siegfried Giedion, Raffaello Giolli, Jacques Gubler, K. Micheal Hays, Bernard Huet, Italo Insolera, Giovanni Klaus Koenig, Mario Labò, Juan José Lahuerta, Jacques Lucan, Cyril Mango, Tod Marder, Franco Marescotti, Robert Maxwell, Anna Maria Mazzucchelli, Robin Middleton, Antonio Monestiroli, Winfried Nerdinger, Christian Norberg-Schulz, Joan Ockman, Werner Oechslin, Adriano Olivetti, Carlo Olmo, Enzo Paci, Roberto Pane, Ivo Pannaggi, Enrico Paolucci, Wolfgang Pehnt, Edoardo Persico, Agnoldomenico Pica, Attilio Podestà, Franco Purini, Carlo Ludovico Ragghianti, Colin Rowe, Joseph Rykwert, Giuseppe Samonà, Claude Schnaidt, Dario Scodeller, Vincent Scully, Bernardo Secchi, Salvatore Settis, Ignasi de Solà Morales, Micheal Sorkin, Harald Szeemann, Manfredo Tafuri, Francesco Tentori, Christof Thoenes, Giulia Veronesi, Anthony Vidler, David Watkin, Rudolf Wittkower, Bruno Zevi...

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ B. Coda N., R. Fraternali, C. L. Ostorero, 2017, pp. 31-32.
  2. ^ Sergio Chierici, Omaggio a Gianni Mazzocchi, nel centenario dalla nascita, VirtualCar, 5 dicembre 2006
  3. ^ Grande Libro 2016, p. 224
  4. ^ Giancarlo Palanti, Notizie storiche, Costruzioni/Casabella, dicembre 1946, Casabella n. 195/198, pp. 5-6
  5. ^ Storia della rivista, su casabellaweb.eu. URL consultato il 22/07/18.
  6. ^ Grande Libro 2016, p. 224
  7. ^ Grande Libro 2016, p. 224
  8. ^ Storia della rivista, su casabellaweb.eu. URL consultato il 22/07/18.
  9. ^ Grande libro della stampa italiana 2018, p. 228
  10. ^ Grande libro della stampa italiana 2018, p. 228
  11. ^ Redazionale, Una nuova CASABELLA, Casabella blog, 10 gennaio 2012
  12. ^ Grande Libro 2016, p. 224

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiara Baglione, Casabella 1928-2008, Electa, Milano 2008.
  • B. Coda Negozio, R. Fraternali, C. Ostorero, Alla scoperta della Torino Liberty : 10 passeggiate nei quartieri della città, Torino, Edizioni del Capricorno, 2017.
  • Grande libro della stampa italiana e dell'informazione online, Genesis srl, 2016.
  • Grande libro dell'informazione: stampa e online, Supplemento di Prima Comunicazione, Genesis, 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]